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il Gavi a Palazzo del Principe

di Virgilio Pronzati

Un vino piemontese con radici liguri.  Chi per primo ha fatto conoscere il Gavi nel mondo è la famiglia Soldati, proprietaria della Tenuta La Scolca di Rovereto di Gavi.  Frazione, considerata un vero e proprio cru dell’intera zona di produzione.  La Scolca dal suo inizio al presente, oltre che creare il proprio e legittimo reddito, ha valorizzato l’intero territorio, ha fatto proselitismo, facendo nascere e crescere molti dei migliori produttori gaviesi.  Le vicende del Gavi sono strettamente legate a Genova. 

Gavi per secoli fu avamposto genovese. Il Novese col Gaviese appartenne per circa 50 anni a Genova.  A riportarla in loco nel 1859, fu Urbano Rattazzi, importante uomo politico alessandrino. Fondata nel lontano 902 (i primi documenti dell’insediamento umano in loco risalgono a quell’anno), Gavi nei secoli successivi, come altri comuni, conobbe miserie e nobiltà. Una delle più grandi aziende di Gavi, la Tenuta Giustiniana che nel 1625 appartenne alla famiglia genovese Giustiniani. Negli anni fine ’70 e inizio anni 80, fu di proprietà del senatore genovese Carlo Pastorino. Lo stesso per altre aziende: nobili e ricchi genovesi avevano fatto erigere le loro tenute da usare come residenze estive o per particolari evenienze.  Oggi quelle stesse tenute producono Gavi e altri vini.

L’uva “courteisa” che un tempo era consumata anche a tavola per la sua piacevolezza, era ed è prettamente destinata alla vinificazione. Il suo nome è derivato dalle caratteristiche del vino: delicatamente profumato, di giusta gradazione alcolica, di equilibrata struttura e d’invitante beva, senza cadere nella semplicità.  Umanizzandolo, è come una persona gentile, discreta, alla buona ma sicuramente intelligente.  In un passato recente, è stato il vino bianco italiano tra i più presenti e conosciuti all’estero, in particolare nei pranzi o cene ufficiali che il Governo italiano, offriva a Capi di Stato, ministri ed altri ospiti stranieri illustri. Non a caso, alcuni anni fa, è stato servito al G20 di San Pietroburgo, il Gavi Docg Bruno Broglia 2011. Decisamente una scelta azzeccata.   Al contrario, come si è letto in un tweet fatto da Enrico Letta, che per il vino rosso è stato scelto un Bordeaux.  Forse non sa che i nostri più blasonati rossi piemontesi e toscani sono ai vertici delle guide di settore, e presenti nelle carte di ristoranti di fama mondiale.     

La prima denominazione, la Doc, il Gavi (o Cortese di Gavi) l’ottenne 43 anni fa nel 1974 (DPR del 26 giugno del 1974.  Mentre la Docg gli fu conferita nel novembre del 2010.  Con quest’ultima sono cresciute le tipologie ma è diminuita la resa delle uve per ettaro.  La zona di produzione del Gavi Docg comprende i seguenti undici comuni in provincia di Alessandria:  Gavi, Carrosio, Bosio, San Cristoforo, Parodi e parte dei Comuni di Novi, Serravalle, Capriata, Francavilla Bisio, Pasturana e Tassarolo.

Il vitigno impiegato e il Cortese. La resa di uve per ettaro e gradazione alcolica: per i tipi Gavi Tranquillo, Frizzante e Spumante non deve superare i 95 quintali per ettaro, e l’alcol minimo 10,5%.  Per la tipologia vigna la resa massima è di 85 quintali per ettaro con la stessa alcolicità. Mentre la Riserva e Riserva spumante classico il limite è di 65 quintali per ettaro con minimo 11% di alcol.

Ecco le varie tipologie: Gavi o Cortese di Gavi Tranquillo; Gavi o Cortese di Gavi Frizzante; Cortese di Gavi Spumante; Gavi o Cortese di Gavi Riserva e Gavi o Cortese di Gavi Riserva Spumante metodo classico.  Il Riserva deve avere un anno d’invecchiamento di cui sei mesi in bottiglia. Il periodo d’invecchiamento decorre dal 15 ottobre successivo alla vendemmia al 14 ottobre dell’anno seguente. Mentre l’immissione al consumo è consentita dal1° novembre dell’anno successivo alla vendemmia. Il Riserva spumante metodo classico deve avere 2 anni d’invecchiamento di cui 18 mesi di permanenza sui lieviti, a decorrere dal 15 ottobre successivo alla vendemmia.  Come per tutti i Docg, il Gavi nelle sue tipologie deve necessariamente essere imbottigliato nella zona di produzione.   

La sua zona di produzione comprende oltre 1.500 ettari distribuiti in undici comuni della provincia di Alessandria e la produzione si avvia a superare i tredici milioni di bottiglie prodotte da circa 440 aziende tra produttori, vinificatori e imbottigliatori.  Un trend in buona crescita, passando dagli 8 milioni di bottiglie nel 2002, ai 13 milioni di bottiglie nel 2016. Non solo. L’85/% va all’estero, con un indotto di circa 55 milioni di fatturato. Un dato di crescita dovuto in gran parte al continuo livello qualitativo raggiunto e, per l’opera di tutela del Consorzio del Gavi.  Wine Spectator, la bibbia americana del vino, ha dato ben 90/100 al Gavi Lugarara 2011.  Fatto positivo, la nascita in loco e l’insediamento di famiglie note o famose nel campo dell’economia come Bonomi (Fondo Investindustrial e presidente della Popolare Milano) e Giorgio Rossi Cairo (fondatore di Value Partners). Quest’ultimo, acquistando 12 anni fa La Raja gestita con i suoi figli, è  produttore di Gavi. 

Tornando al titolo, l’evento Tutto il Gavi a Genova promosso dal Consorzio di Tutela del Gavi lo scorso 12 giugno al Palazzo del Principe ha riscosso un meritato successo.  Nelle suggestive sale dello storico edificio genovese, sono affluite diverse centinaia di visitatori tra cui noti ristoratori e enotecari liguri, sommelier Ais e Fisar, Assaggiatori Onav, enoappassionati e giornalisti del settore e non. Oltre settanta etichette comprendenti le quattro tipologie, che presentavano l’ottima l’annata 2016.  Vini che evidenziavano al naso profumi floreali e fruttati, sapidità, freschezza, pienezza e persistenza in bocca, riscuotendo l’apprezzamento sia dei tecnici che dei consumatori.  Durante la serata, altri due motivi d’interesse. L’incontro tra il pubblico e il presidente del Consorzio Maurizio Montobbio, Davide Ferrarese agrotecnico della denominazione del Gavi, Francesco Bergaglio Direttore della Comunicazione e i sommelier  Paolo Novara e Antonio del Giacco rispettivamente delle delegazioni di Alessandria e Genova, condotto dal giornalista Mauro Boccaccio. Ognuno portando un bagaglio conoscitivo, che ha divertito e interessato un folto (e stoico) pubblico, costretto per mezzora a temperature da sauna. Il secondo, la competizione tra le focaccia genovese e quella di Gavi, vinta per 69 a 52 da quella genovese. 


Nella foto del Consorzio del Gavi: il folto pubblico. 

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