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Vini dal prezzo impossibile ?

E' ormai passato più di un anno da quando mi ripromisi di pubblicare un interessante email dell'amico Ugo Brugnara di Treviso - economo di professione, amante del vino nel cuore - e relativa risposta della destinataria delle sue riflessioni, la nostra brava e bella Elisabetta Tosi. Purtroppo l'incredibile mole di lavoro mi ha sempre obbligato a rimandare ma oggi - meglio tardi che mai - trovo ancora attualissimo quello scambio epistolare che vi ripropongo con piacere.

L'antefatto. A metà 2004, convinto della necessità di censire il livello qualitativo dei vini acquistabili nella grande distribuzione organizzata, decisi di coinvolgere Elisabetta in questo progetto, proponendo la rubrica "Il Vino nel Carrello".

Partimmo, volutamente puntando l'attenzione su vini dal prezzo bassissimo. Immediati furono i commenti dei lettori, tra i quali, uno dei più interessanti è senz'altro quello dell'amico Brugnara di Treviso. Riferendosi alla recensione di un Sangiovese di Romagna ad 1,29 euro la bottiglia da 0,75 l, l'amico Ugo è insorto con la lettera alla Redazione del seguente tenore :


Elisabetta buongiorno,
Non ci conosciamo e mi presento. Opero, alla meno peggio, nell'informatica e non l'amo. Amo, moltissimo , il buon vino. Abito vicino a Valdobbiadene e non apprezzo il prosecco. Il mio più caro amico produce un ottimo prosecco ma continuo a non apprezzarlo. Amo, svisceratamente, il vino rosso "grande" dove per grande intendo robusto, corposo, vellutato, strutturato ecc.. Amo, da ultimo, anche qualche riscoperta di vitigni autoctoni vedi il Barbarossa del Paradiso, oppure il raboso di Bonotto, oppure il recente Enantio ecc... Sono infine amico ed estimatore di Filippo Ronco con il quale ci sentiamo ogni tanto usando questo impersonale ma utilissimo e celere sistema di comunicazione.

Veniamo a noi. Anzitutto apprezzo la semplice linearità, la competenza e la discrezione con cui ella, signorina Elisabetta ( quale il civettuolo diminutivo?), si esprime negli articoli che leggo spesso nel sito di Tigullio vino. Apprezzo anche lo sguardo intelligente e simpatico che appare nelle fotografie allegate agli articoli. Detto questo veniamo al problema odierno: Sangiovese da pochi, pochissimi soldi. Premetto la mia totale, palese, ineluttabile, irreversibile avversità per tavernelli e castellini. Un po' aprioristica, certamente, ma giustificata dall'anonimato del gusto.

Detto questo, apprezzo che Elisabetta s'interessi e parli anche di questo aspetto dell'enologia. Io non voglio confutare il giudizio non negativo del prodotto, vorrei piuttosto confutare il prezzo con cui viene offerto. Immagino che stiamo parlando di una bottiglia da 750 cc vero?. Orbene io non credo che sia possibile coltivare, raccogliere, lavorare ed imbottigliare un vino decoroso e venderlo a 1 euro. Perchè presumo che i 29 centesimi siano di guadagno per il supermercato del sig. Rossetti. Orbene mi dicono i produttori locali, che per non rimettereci debbono ricavare lordo da un kg d'uva almeno 0,50 - 0,55 euro.

Sappiamo che per fare vino buono non si deve andar oltre i 60 - 70 q.li per ettaro, ma nel nostro caso poniamo che siano 130. Ciò implica una non eccelsa qualità. Va bene? Diciamo di sì, e quindi 1 kg d'uva viene a costare un po' meno, ovvero 0,45 euro. La resa è di circa il 70% quindi un litro di mosto costa 0,65 euro. Poi il lavoro in cantina, il cantiniere, l'enologo, la banca, gli ammortamenti, le tasse ecc. arriviamo a Natale che 1 litro di Sangiovese costa euro 0,90. Lo travasiamo, lo filtriamo, lo contabilizziamo e finalmente lo mettiamo in una bottiglia di vetro, con una etichetta bruttina e con un tappo di sughero di qualità NON scadente. Vogliamo dare un valore di 0,20 a tutto ciò? Orbene a questo punto una bottiglia da 0,75 viene a costare al produttore solo che euro 0,90 + euro 0,20 uguale euro 1,10.

Mettiamo che il trasporto lo paghi il produttore, mettiamo che Caviro guadagni almeno il 15%, una bottiglia viene venduta a euro 1,10 X + 15% = euro 1,27 X 20% di IVA = 1,52. Se mi dice, cara la mia Elisabetta, come fa il sig. Rossetti a venderlo sotto costo e a guadagnare qualche centesimo lei è brava. molto brava. Mi deve spiegare allora cosa ci mettono per renderlo bevibile ed apprezzabile. Uscendo a Ferrara sud e dirigendosi verso il centro della città estense, si può notare sulla Sx un enorme stabilimento chiamato Montedison. Che non sia l'artefice principe di questo rinnovato miracolo delle nozze di Cana? Scherzo naturalmente.

Chiaro che posso aver sbagliato ma è lecito che io mi chieda se il prezzo è giusto oppure se il prodotto è giusto. Credo che le due cose NON possano coesistere. Da qualche tempo bevo quotidianamente un rosso Conero di Moroder che mi faccio arrivare in dame da 5 litri. Lo pago 1,8 euro al litro ma non è imbottigliato, non è tappato, non è filtrato, ed è acquistato direttamente dal produttore. E' molto gradevole, ma 1.8 è diverso da 1! Buonasera, signorina Tosi e, a parte queste mie puerili osservazioni, complimenti per il suo lavoro. Ugo Brugnara.


Pronta l'acuta risposta della nostra Elisabetta Tosi :

Caro Signor Brugnara, La ringrazio per l'attenzione con cui segue il mio lavoro, e soprattutto dei complimenti (sempre graditi), anche se, mi spiace deluderla, non uso diminutivi particolari, nè civettuoli nè altro. Lei diceche un buon vino NON può costare così poco e se costa poco non può essere buono. Io - faccio sempre la parte della massaia - non so niente di rese ettaro, trasporti, bottiglie ecc. So però che nessuno sano di mente si mette in affari per rimetterci. Poco o tanto, chi compra e/o vende lo fa per guadagnare, chè a Babbo Natale ormai non crede più nemmeno mio figlio di otto anni.

I miei amici del settore mi dicono che il prezzo base di un (futuro) vino è determinato dalla quotazione delle uve alla borsa merci di ogni città, e quella, come tutte le borse (compresa la mia di povera massaia), va su e giù tutti i giorni, come in altalena. Quindi, al di la' delle rese/ettaro, è il prezzo all'ingrosso a ettogrado che conta, e qui mi fermo per non complicarci ulteriormente la vita. Se ha tempo e voglia, vista la sua invidiabile dimestichezza con i numeri, prenda un giornale, guardi la quotazione delle uve Sangiovese di Romagna Doc e cominci a fare qualche conto.

Tenga presente però che stiamo parlando di economie di scala: i costi di un produttore privato non sono gli stessi di una cantina cooperativa o di un industriale, perchè quelli solitamente sono ben più alti. Sempre i miei amici di cui sopra, mi dicono poi che il trucco sta nel formato della bottiglia, quello 0,75 che permette di guadagnare/risparmiare il 25% di tutti i costi. I conti infatti solitamente si fanno sul litro.

Il vino che ho recensito non è "emozionale", certo: però è decoroso, corretto, piacevole. Perciò mi dia una sola buona ragione per cui non dovrei comprarlo, e preferire magari un Valpolicella da 4 Euro: solo perchè lo fa la Caviro, la stessa di Tavernello e Castellino?

La domanda che io - da sempre - mi pongo è piuttosto un'altra: perchè certe (tante) bottiglie costano così tanto? Cosa paghiamo, in realtà? La qualità del vino, mi dirà lei. Il lavoro del produttore, i suoi costi, l'ammortamento dei macchinari, packaging e trasporti, comunicazione, marketing, ecc. Giusto. Tutte queste voci però sono quantificabili e, mi creda, nella logica dei grandi numeri si riducono ad abbastanza poco. Ciò che non è "quantificabile" invece è proprio la qualità. Come la valuto, come la misuro?

Altra domanda, attualissima: ma se certo vino costa così tanto, e oggi di soldi ne girano pochi, chi lo compra? Nessuno, o quasi. Per venderne di più allora si abbassa il prezzo, a parità di "qualità"; ma se ciò che ieri costava 120 euro oggi me lo ritrovo a 80, "cosa", in realtà, ho pagato in più fino a oggi? La poesia?
Se vuole comprare un Amarone Classico della Valpolicella senza accendere un mutuo in banca deve andare all'estero: perchè, se è vero che si tratta dello stesso vino, in Canada costa molto meno che a Verona, la sua stessa zona di produzione? Solo questione di tasse?

Mi fermo qui, argomenti di riflessione e discussione ce ne sono d'avanzo, mi pare.
Concludo con il suo assunto: o è sbagliato il prezzo del Brumale, o è "sbagliato" il vino. Boh. Mi sa che ci sbagliamo tutti e due, e che quella bottiglia in realtà doveva costare 2 Euro, ma l'hanno messa a 1,29 per liberarsene, caricando il mancato guadagno sul costo dell'etto di prosciutto che ho comprato due banchi più in la'... Sto scherzando, naturalmente. Valli a capire i supermercati! Se permette, però, io continuo la mia spesa e lei, se vuole, continui a seguirmi....

Commenti

Quando ho iniziato a usare i luoghi virtuali della rete ho cercato, quasi sempre, di evitare interventi polemici. Non e' solo questione di bon ton, credo sia proprio caratteriale: le asprezze mi deprimono, in misura maggiore quando ne debbo essere io l'artefice. Quindi, caro Filippo, io ti devo chiedere scusa anticipatamente, perche' sto per fare un intervento polemico. Davvero me ne dispiace, e me ne dispiace due volte, perche' ti stimo e mi sei simpatico, e da sempre seguo il lavoro che fai con Tigulliovino; proprio perche' ho un'alta opinione di te e del tuo lavoro sono doppiamente deluso dalla qualita' bassa dell'intervento che pubblichi qui sopra. Onestamente, queste mi sembrano chiacchiere in liberta', condite da una bella dose di incompetenza, e questa nel nostro ambito rappresenta letteralmente un flagello. E' terribile leggere interventi di gente incompetente che discetta sul vino, eppure questo accade, a volte; se di te e del tuo blog non me ne importasse nulla, certamente eviterei di intervenire e di scrivere 'sta verbosa filippica; ma siccome, come ho detto, ti stimo, non posso fare a meno di dirti quel che segue.

Andiamo per citazioni.

**Io - faccio sempre la parte della massaia - non so niente di rese ettaro, trasporti, bottiglie ecc. So però che nessuno sano di mente si mette in affari per rimetterci. Poco o tanto, chi compra e/o vende lo fa per guadagnare, chè a Babbo Natale ormai non crede più nemmeno mio figlio di otto anni.**
Bene, avere la socratica autocoscienza di non sapere dovrebbe avvantaggiarci, in partenza. Tuttavia, in questi casi, non dovrebbe neppure rendersi obbligatorio esprimere opinioni roboanti. Comunque sia, da quel che leggo si rende evidente che, siccome c'e' un guadagno, siamo a posto, l'aspetto qualitativo e' fatto salvo. Certo, avere pure conoscenza dei periodici scandali che ci affliggono, non sarebbe male, magari allargherebbe le porte della percezione e ci renderebbe un po' piu' abili a dar valutazioni, eh? Quanto alle logiche che regolano la GDO, invito a leggere con attenzione questo
http://www.antoniotombolini.com/simplicissimus/stories/2002/09/06/laGrossaDistribuzione.html
e a mandarlo a memoria.

**Il vino che ho recensito non è "emozionale", certo: però è decoroso, corretto, piacevole.**
Chi si contenta, gode: io, vedete, credo sia lecito, anzi, lecitissimo, accontentarsi di un vino da due euro. Ma pure di un vino da un euro. Ma pure da cinquanta centesimi. Eccetera. E' tutto lecito; quello che non va bene e' dare lezioni agli altri, in nome della mediocritas che non e' aurea, e' solo mediocritas. Io non bacchetto chi beve robe da due euri, ma non sopporto che un incompetente salga in cattedra e dica "mah, chissa' che avra' mai un vino per costare cento euri". Questo non lo tollero.

**La domanda che io - da sempre - mi pongo è piuttosto un'altra: perchè certe (tante) bottiglie costano così tanto? Cosa paghiamo, in realtà? [cut] Il lavoro del produttore, i suoi costi, l'ammortamento dei macchinari, packaging e trasporti, comunicazione, marketing, ecc. Giusto. Tutte queste voci però sono quantificabili e, mi creda, nella logica dei grandi numeri si riducono ad abbastanza poco.**
Ah, davvero? E chi lo decide, questo? Ah, gia', la logica dei grandi numeri. Che orrore. Andatela a spiegare a De Batte', la logica dei grandi numeri. Che vergogna.

**Altra domanda, attualissima: ma se certo vino costa così tanto, e oggi di soldi ne girano pochi, chi lo compra? Nessuno, o quasi.**
No, scusate, vedete di informarvi, prima di scrivere. Esistono robe costose, prodotte dai vostri amati industriali, che stanno al palo. Poi esiste il Baccan di Bruna , che costa dal doppio al triplo di un normale pigato, che e' introvabile. Vediamo di non esagerare con le banalita'.

**Ciò che non è "quantificabile" invece è proprio la qualità. Come la valuto, come la misuro?**
Ecco, questo e' il problema centrale. Uno che non sa rispondere a questa domanda, non ha gran che titolo per spiegarmi cosa e' buono e cosa e' cattivo.

**in realtà, ho pagato in più fino a oggi? La poesia?**
Esatto. Ma e' inutile spiegare, se non hai capito gia'.

**Se vuole comprare un Amarone Classico della Valpolicella senza accendere un mutuo in banca deve andare all'estero**
No, basta andare lontano da Verona. Solo la casalinga di Voghera compra l'Amarone a Verona, il Barolo a Serralunga e il Brunello a Montalcino. Vi hanno raccontato la storia del turismo del vino e voi, opla', dentro come pecore. Il prodotto del territorio, venduto nel territorio, normalmente costa di piu'; andate a vedere quanto costa, che so, Sandrone in una enoteca del Chianti: meno che a Barolo.

Conclusioni: la parte finale dello scritto e' la piu' condivisibile; date le differenti vedute, ognuno di noi dovrebbe andare per la sua strada. Ma cosi' come io non vado a fare il maestrino con la penna rossa per quei tragici incompetenti da supermarket, che neppure loro affliggano l'umanita' con le loro banalita' declinate come fosse il Verbo.

Caro Fiorenzo, grazie molte per le tue parole di stima verso il nostro lavoro che ho molto gradito. Vengo subito al punto.

Forse hai frainteso - probabilmente perché non lo abbiamo comunicato noi nel migliore dei modi - il senso della rubrica "Il Vino nel Carrello". Brevissimamente : si tratta di una rubrica che mira a presentare un quadro reale e veritiero di quanto l'utente comune (non esperto, non appassionato, non addetto ai lavori) possa trovare alla GDO. Non presentiamo in questa rubrica ciò che è buono e ciò che non lo è in una scala assoluta che abbraccia l'intero mondo del vino. Ci limitiamo piuttosto a prendere in considerazione il mondo della distribuzione organizzata italiano e darne uno spaccato reale, utilizzando una metrica di giudizio che si basa su quanto si può acquistare lì e solo lì, soprattutto entro spese - "da massaia" - di 2-3 euro a bottiglia. Questo il target.

Nessuno vuol dire al consumatore "che la merda è 'bona" (cit.). Con questa rubrica cerchiamo di attrarre l'attenzione su un certo tipo di pubblico e consumatore : un target che non ha una conoscenza approfondita, e che, in definitiva, cerca un semplice vino da tutti i giorni - senza infamia e senza lode, certo - comprabile con pochi spiccioli.

In un contesto di questo tipo parlare di qualità in senso assoluto trovo sia fuorviante. E' più logico parlare di vini corretti tecnicamente, così come fa Elisabetta, quando questo accade e non è sempre così.

Diciamo che è un lavoro sporco - e non particolarmente piacevole come puoi immaginare - ma che noi ci siamo messi a fare per spirito di servizio.

Circa l'intervento di Antonio Tombolini, che avevo già letto molto tempo fa, pur con la massima stima che nutro nei suoi confronti, non mi sento di condividerlo completamente. Tombolini è bravo ma non è la luce.

Ti dico come la penso.
Lui per esempio sostiene che la GDO compia un'azione mistificatoria quando sfrutta la qualità di prodotti acquistati in modo sporadico e casuale solo per patinare il resto della propria offerta, senza poi credere molto in questi prodotti e spingerli veramente perché ci crede.

Fin qui sono d'accordo, tuttavia, da un lato devo obiettare che la GDO non è tutta uguale, vi sono casi di supermercati in europa dove il reparto vini non ha nulla da invidiare all'enoteca, se non il fascino, sommelier compreso. Lì la proposta non è mistificatoria perché non risponde ad una trovata markettara di breve durata ma si configura piuttosto come vera e propria area specializzata interna al supermercato. Una GDO diversa e di maggior qualità, così come funzionano meglio i tram e le metropolitane.

Oltre a ciò - e questo forse è l'aspetto più rilevante - probabilmente io, te e Tombolini abbiamo una visione diversa della *funzione* della GDO.

Lui parla del falso aspetto democratico che la GDO sembra talvolta offrire ai propri clienti. Ci può stare. Io parlerei però anche e soprattutto di luogo che vive sul costante compromesso tra prezzo e qualità - mi riferisco sempre all'Italia - dove logicamente è sempre la seconda a rimetterci.

Non credere che il consumatore sia così stupido. Lo sa che andando in enoteca troverà maggior competenza, professionalità, accoglienza, qualità, prodotti, scelta, suggerimenti. Sa bene, tuttavia, che entrando al supermercato si *accontenterà* di una scelta più limitata e di un prodotto più scadente a fronte di una minor spesa.

Non ribadirmi subito dei tuoi vini a 5 euro ottimo q/p, del mondo stupendo da conoscere di volti e vini che stanno dietro le bottiglie sul tuo bancone. Io lo so. Il fatto è che non tutti vivono per la qualità. Molti si accontentano o convivono con la mediocrità.

Può essere per mancanza di mezzi o per scarso interesse / curiosità. Ecco, il mio intento era di focalizzare con questa rubrica, le persone del primo caso (la mancanza di mezzi). Messa così, l'aspetto democratico di un luogo - qualsiasi esso sia - che mi consente di spendere meno sia pur al compromesso di una minor qualità, calza già di più di prima. Anche se il massimo sarebbe massimo livello di qualità ottenibile uguale per tutti (ma questa è utopia).

Prima di chiudere questa mia lunga e noiosa replica, terrei infine a precisare un aspetto fondamentale del quale forse non hai tenuto conto.

Tempo fa osai scrivere che per me vino del vignaiolo e - al limite - vino industriale, debbono avere pari attenzione ed obiettività di giudizio al momento della degustazione da parte del tecnico.

Sinceramente, infatti, credo ci sia spazio per entrambi i soggetti - certo, così diametralmente opposti - ma è già qualcosa, per la massaia, poter entrare al supermercato e poter contare su una bottiglia di Trento Spumante Brut.

Ci sono produzioni industriali di tutto rispetto considerati i numeri. Perdonami ma Planeta per esempio che sicuramente avrai nella tua enoteca, sai quante bottiglie fa di La Segreta Rosso o Bianco ? Per me un vino del genere su tali quantità va premiato, sia che lo trovi in enoteca che nella GDO.

Certo, quel produttore ha fatto la scelta *etica* (chissà poi perché deve essere disonorevole passare alla GDO - vedi discorso europa che ho fatto più sopra) di non andare sullo scaffale del supermercato, ma tecnicamente, è una produzione paragonabile a quella di altri produttori normalmente presenti nella grande distribuzione.

Con la rubrica di cui si sta parlando, si cerca di trovare qualcosa di integro, bevibile e tecnicamente corretto anche sul grande scaffale e a prezzi bassissimi.

C'è un mercato per questo prodotto che io non rappresento ma che merita spazio e rispetto.

Un'ultima nota, davvero.
Mi citi De Batté. Lì più che la qualità bisognerebbe quantificare la fatica cosa che veramente non ha prezzo. Resto comunque dell'idea che sopra i 40-50 euro (ma sto già esagerando) vado a pagare qualcosa che non c'entra più alcunché con la qualità del contenuto della bottiglia. Il costo dello Sciacchetrà di De Batté ha piuttosto qualcosa a che vedere con il rapporto domanda (enorme) offerta (minima) che sta alla base di ogni legge di mercato.


Spero che Elisa e Ugo abbiano voglia di intervenire perché non solo sono due persone molto preparate ma anche particolarmente intelligenti e riflessive.

Ho parlato oggi con Angiolino Maule a Vini di Vignaioli. Credo che non sia persona accusabile di promuovere la bassa qualità. La sua opinione è che oggi i vignaioli guadagnino troppo con il vino e che per bonificare il panorama, l'attuale "crisi" dovrebbe durare almeno 5 anni. Lui è Veneto e ha fatto "nomi" di importanti produttori di Soave che guadagnano moltissimo con il loro vino. Sono andato a controllare su "Vigne&Vini" il costo all'origine del Soave: 88 euro all'ettolitro il classico e 58 il base!! Beh, mi sembra abbia ragione!

Luk

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