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Considerazioni sul Cortese "biodinamico" Tenuta Grillo

Recentemente, un caro amico-collega mi ha chiesto un'opinione in merito al Cortese della Tenuta Grillo, il vino che ha vinto uno dei 2 premi della rassegna "Vini d'autore" svoltasi a Villa Porticciolo - Rapallo lo scorso ottobre. Ed inoltre un'opinione sulla tecnica enologica dei "biodinamici". Rispondo direttamente nel Blog, per poter eventualmnte aprire
un piccolo dibattito su questa tipologia di vini....

Dunque, per metodo di produzione biodinamico non si fa riferimento ad un disciplinare di produzione ben preciso...o meglio, potrebbe esistere qualcosa per quel che concerne il lavoro in vigna... (concimi naturali uniti a rituali che appartengono più alla scienza dell'occulto che all'enologia), ma per quel che riguarda il lavoro in cantina possiamo definire il metodo biodinamico come una filosofia che ha ultimamente conquistato alcuni produttori.
In parole povere, questi metodi prevedono il non utilizzo delle barriques, dei lieviti selezionati, dell'anidride solforosa.
Nel caso del cortese, questi metodi vengono seguiti, ed inoltre possiamo aggiungere che questo prodotto viene ottenuto da basse rese in vigna, affinamento in acciaio e botte grande, LUNGHE MACERAZIONI, e non viene filtrato.

Cosa comporta tutto ciò?
Si ottiene un vino con un estratto più elevato e più ricco in polifenoli, e quindi una colorazione più intensa, aromi differenti, una maggiore struttura, una maggiore persistenza gustatativa e teoricamente una maggiore longevità.
Per contro questo metodo tende ad eliminare gli aromi varietali dell'uva , lasciando spazio a quelli fermentativi e di affinamento, ma soprattutto senza una opportuna protezione (anidride solforosa) il vino oltre che ad inbrunire tende rapidamente all'ossidazione.

Il mio parere personale in merito alla degustazione.....
....il colore è un giallo dorato intenso, limpido ma non perfetto; al naso colpisce per i suoi profumi di camomilla e di "cipria", ha buon equilibrio gustativo unito ad una "grassezza" sorprendente...
Si tratta di un vino che va degustato con attenzione, un prodotto "sui generis" che come un libro di Bukowsky va letto "tra le righe". Un vino che a modo suo ha fatto una scommessa con un "signore di nome tempo"....viene prodotto con macerazioni lunghe come se fosse un rosso di razza, ma non viene praticamente protetto da conservanti....e quindi quale sarà la sua sorte visto che sono già evidenti alcune note ossidative? Riuscirà pertanto il nostro "eroe" solo con le sue "spalle larghe" a reggere la naturale evoluzione imposta dal "Sig.Tempo"?

Questa è la scommessa (e quindi la sfida) che i produttori "biodinamici" hanno lanciato al vino del "2000", un vino a loro detta troppo omologato, troppo globalizzato, un vino che non rispecchia la tipicità di tutti i nostri differenti terroir.
Come ogni scuola di pensiero che produce qualcosa di buono (e così pare), diamo loro il giusto spazio e guardiamo insieme quel che sarà il futuro di questi prodotti.

Commenti

Scusa Filippo, ma c'è un po' di confusione nel tuo post. Cerco di chiarire (anche a me) le idee.
-Il metodo biodinamico prevede anzi regole severissime in vigna più che in cantina.
-In cantina la solforosa (magari poca) è ammessa dalla biodinamica. Chi ne fa completamente a meno, anche in fase pre-imbottigliamento, lo fa per scelta personale.
-Nessuna regola biodinamica vieta la barrique. Se mai può essere consigliato usare i metodi "della tradizione", se esistono.
-Quindi anche le macerazioni fermentative dei bianchi, di cui sono fan, non sono prescritte in alcun modo dalla biodinamica, anche se può diventare quasi naturale farle dove rappresentano la tradizione.
Sul resto sono d'accordo. Vini di questo tipo fanno tirare fuori "il manico" del produttore.

Luk

Il post non è mio Luk ma di Marco Quaini che penso saprà certo darti risposta.

Vedo con piacere che l'argomento, di grande attualità susciti diverse curiosità. Dunque:
- E' molto difficile stabilire quale sia la corrente giusta in merito ai metodi biodinamici. Se ci rifacciamo a quelli del precursore Joly, si fa principalmente riferimento alla tecnica viticola più che a quella enologica, e troviamo indubbiamente regole severe sulla lavorazione in vigneto, ma senza dubbio molte di queste non sono ancora attendibili da un punto di vista scientifico.
Esistono al momento altre correnti, nate principalmente da un protocollo di produzione che soprattutto per motivi di marketing, va contro tendenza a quelle che sono le tecniche in cantina degli ultimi decenni, come ad esempio l'utilizzo della barrique, o l'utilizzo della solforosa.
A questo punto, la riflessione nasce spontanea...sono tutti da considerarsi metodi biodinamici, oppure no?
In attesa di una regolamentazione inerente a questo metodo di produzione, dobbiamo essere noi ad interpretare ciò sia giusto considerare biodinamico.
- per quanto riguarda le macerazioni nella vinificazione in bianco, non mi riferivo tanto ai "tradizionali" metodi biodinamici, quanto più precisamente alla scelta tecnologica della Tenuta Grillo per la produzione del Cortese.
In sintesi condivido quanto segnalato da L.Risso, in quanto la biodinamica non dovrebbe in nessuna interpretazione sconfinare eccessivamente in cantina, ma dovrebbe limitarsi a quello che è la lavorazione in vigna! Ricordo,...e non smetterò mai di dirlo, che un grande vino si produce in vigna e non in cantina. In cantina possiamo solo fare danni, non di certo migliorare (naturalmente) le caratteristiche nobili dell'uva! Sarà pertanto a discrezione e al buon senso del produttore biodinamico, una volta prodotta un'uva di grande pregio "naturale", non andare a rovinare tutto in cantina aggiungendo al vino e al mosto un "minestrone" di preparati chimici.
Se vogliamo seguire una filosofia di produzione biodinamica, diamo maggiore autorevolezza a quella di Nicolas Joly, il quale per altro è il produttore che riesce forse ad ottenere i migliori risultati.

...errata corrige:

...che soprattutto per motivi di marketing, vanno contro tendenza...

Non sono affatto d'accordo che Joly sia "il produttore che riesce forse ad ottenere i migliori risultati". L'approccio bio-dinamico è diffusissimo in Francia (Alsazia, Borgogna, Bordeaux, Loira, Champagne ed altre regioni ancora). Come ho raccontato su Aristide, ci sono produttori che in Francia praticano la bio-dinamica da 30 anni senza dichiararlo. Joly risulta essere "autorevole" soprattutto per la sua abilità comunicativa e per il marketing assai ideologizzato della filosofia bio-dinamica. Per maggiori dettagli, mi permetto di segnalarvi, a titolo di contributo alla discussione e conoscenza, questo post:
http://www.aristide.biz/2005/04/villa_favorita_.html

Grazie dell'ospitalità.

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