Vinicio Capossela, a un passo da te.

Ah ! Che bello quando capita, così di punto in bianco : la colossale figura 'emmierd è sempre in agguato. Non so quanti di voi conoscano Vinicio Capossela, non dico di persona ma se non altro per la sua musica, così eclettica e così colta, così jazz e così mediterranea. C'è chi lo ama e chi lo detesta. Io faccio parte del primo gruppo, un amore verso la musica certo ma anche verso il personaggio e lo stile di vita, libertino, sofferente e gaudente in cui mi riconosco non poco.
E' andata così.
Una sera, durante la pausa estiva, in quel di Patù, non distante da capo Leuca in Salento, seduto a cena nell'ottima locanda La Rua de li Travai, scorgo con la coda dell'occhio un personaggio che entra nel locale e passa veloce di fianco al mio tavolo, dirigendosi verso una seconda sala. Vinicio ! Esclamo verso i miei commensali. Tappati la bocca mi dicono, Vinicio ha 20 chili in più.
In realtà la bocca era già tappata per via delle melanzane - o melenzane, come si dice da quelle parti - di cui mi stavo ingozzando ma tant'è. Il tipo passa una seconda volta, giocherellando questa volta con la barba, poi quel cappello inconfondibile...Vinicio ! Esclamo sottovoce una seconda volta. Quasi devono trattenermi al tavolo con la forza. Stai tranquillo e finisci di cenare, non è Vinicio, magna e tasi, come dice tuo nonno veneto.
Termino la cena e mi sposto fuori del locale per consumare il vizio principe, quello della sigaretta dopo cena (l'unica del giorno per quanto mi riguarda, ma irrinunciabile). E' notte. Seduto sulla pietra calda in un angolino, carezzato da un vento, caldo anche lui, come i muri bianchi delle case che mi circondano, ascolto l'unica voce della piazza, che a due passi dal locale sembra trasformarsi in un cantiere. E' il patron, fuori anche lui per una boccata d'aria dopo la dura prova di questi giorni di medio agosto. Sento che parla del suo amico Vinicio Capossela e di come sia appena passato di lì a salutarlo.
Una musica che è nel cuore, necessitava una foto o un qualche minimo segno che comprovasse il contatto ed il vissuto di quel momento liturgico. Torno dentro, due parole ai compagni di viaggio increduli e via per il ristorante dove ho sentito essersi diretto il cantautore. Messo da parte ogni ritegno, probabilmente anche grazie alle due bottiglie dell'ottimo Cappello di Prete (Candido) che hanno accompagnato la cena, mi dirigo sicuro verso il locale e quindi verso il tavolo dove Vinicio Capossela stava cenando in compagnia di una ragazza dal bellissimo sorriso.
Ora, la scena, se il ristorante fosse stato pieno di gente, probabilmente sarebbe stata anche più eclatante ma vi assicuro che a ristorante semi-chiuso l'impatto sul sottoscritto è stato forse maggiore. Insomma, mi avvicino al tavolo dove Vinicio sta ultimando la cena, non faccio a tempo a rendermi conto che i due stanno forse discutendo, che la mia frase : "chiedo scusa, posso rubarle un solo istante ?", ha ormai preso la sua via. L'autore e con lui le sonorità che mi avevano accompagnato per altrettante sere d'estate e d'inverno - che' Vinicio non s'ascolta nella mezza stagione - rimane in perfetto silenzio. Il volto, coperto dalla folta barba e la chioma, coperta da un grande cappello che copre tutta la fronte e parte del viso, restano inclinati di 30 gradi verso il tavolo, immobili ma tesi, rigidi, fino all'esplodere in una lenta ma inesorabile scossa del capo in cenno negativo.
Prendo i miei stracci e, scusandomi, tolgo il disturbo.
Bello ogni tanto, tornare ragazzi.
Ciao Vinicio !
