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I vini da inchino

Quando parliamo di vino, è sempre bene tener presenti due presupposti. Da un lato stiamo parlando di una cosa "leggera" e quindi che deve essere associata ad un momento di piacere o, se non altro, di relax se possibile. Dall'altro parliamo di una cosa estremamente soggettiva e quindi, quel che piace a me può ben far schifo a te e non ci piove. Saltuariamente - sempre più di rado purtroppo - mi capita tuttavia di imbattermi in una particolare categoria di vini che mi fanno ricordare come sia possibile andare oltre il buono oggettivo o soggettivo: sono vini che potremmo classificare come "vini da inchino".

Come riconoscere un vino da inchino ?
Di solito costano moltissimo ma con un po' d'occhio e un enotecario compiacente non è raro trovarne anche a prezzi molto abbordabili, diciamo sotto ai 10 euro. Sono quei vini che ti fanno sorridere quando li accosti al naso, che ti dano gioia di vivere quando li bevi (si, questi vini si bevono, non di degustano) e che ti strizzano l'occhio ad ogni sorso accompagnandoti anche in due soli, tu e lui, fino a che la bottiglia non giunge al termine. Sono quei vini, tra l'altro, che solitamente piacciono anche a tua moglie, perfino se tua moglie è astemia.

E' quello che mi è capitato ieri sera con una splendida bottiglia di un semplicissimo quanto perfetto Sudtiroler Doc St. Magdalener Classico di Stefan Ramoser millesimo 2005, un produttore Stefan che ho conosciuto tempo fa per il suo ottimo Lagrein Dunkel.

Non so se sono io che con gli anni sono diventato fastidiosamente riluttante nei confronti di una certa tipologia di vini o se effettivamente è diventato difficile trovare calici che regalino vera gioia. Mi rendo conto in ogni caso che mai nessuno scrisse frase migliore di questa "la vita è troppo breve per bere del vino cattivo (lessing)" è che, a mio modo, mi sto rapidamente adeguando.

Quando sono triste o giù di corda, vado in enoteca - bé, già andare in enoteca mette il sorriso - e compro una bottiglia di Pinot Nero altoatesino (Gottardi, Laimburg, Castel Juval, Tramin), se ho un po' più di soldi - rarissimo - di ottimo borgogna. Dopo qualche anno di degustazioni alle spalle, mi rendo conto che ci sono vitigni che, se interpretati da mano fine, incontrano decisamente il mio gusto in modo particolare ed hanno come uno strano potere persuasivo che mi costringe a terminare la bottiglia. Il Pinot Nero, senz'altro. Ma anche il Fumin, la Granaccia (o grenache o garnacha, a seconda...), la Schiava, il Casetta, il Groppello, il Rossese, il Teroldego. Poi è chiaro, ci sono Nebbiolo, Lagrein, Montepulciano, Sangiovese, Aglianico che emozionano in modo eccezionale ma l'amore ed il trasporto totale lo provo in particolare per questi vitigni che a mio avviso hanno un'anima, un che di originale.

Ecco, questo St. Magdalener, semplice se vuoi, ne è un esempio, con una freschezza ed un'integrità di frutto da mettere in ginocchio chiunque si trovi al suo cospetto. Autentica gioia di vivere.

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