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Intervista a Cipresso

Qui di seguito, alcune delle domande (e risposte) dell'intervista che questo mese Alessandro Maurilli ha destinato a Roberto Cipresso, winemaker con base a Montalcino. La sua carriera, cominciata nel 1986 a Montalcino, lo ha visto in giro per il mondo. Successi a Montalcino con alcuni grandi Brunello, ma anche negli States. Nel 1999 fonda Winemaking, la società con sede a Montalcino da dove si sono sprigionate le filosofie di Cipresso circa il modo di interpretare il territorio ed il vino. Vi ripropongo quindi i passaggi più interessanti.

D. Lei ama definirsi un winemaker nel senso di una persona che aiuta i produttori a realizzare dei grandi vini. Alla fine questi vini sono il prodotto che vuole lei, o è quello che pensavano i produttori per i quali lavora?
R. Il mio mestiere è quello di fare vino per dei clienti che devono diventare amici e complici per arrivare a dare espressione a un prodotto.

D. Quindi qual è la sua filosofia, se si può così dire, del fare vino?
R. In realtà io sono un po' come un architetto. Spesso i produttori mi chiamano perché cercano dei prodotti "alla moda" cioè molto vicini all'uomo, al consumatore. Io cerco normalmente di parlare con il mio interlocutore, di creare un rapporto di squadra e quindi, una volta comprese le sue esigenze, cerchiamo di capire come un vino possa assomigliare a chi lo richiede non snaturando la territorialità di questo prodotto.

D. Spesso però i suoi vini non rispecchiano puramente le caratteristiche di un dato territorio. O viceversa danno risalto alla varietà a scapito del territorio. Come spiega questo?
R. Io penso che il vino debba esprimere delle sensazioni. Io credo o nella varietà o nella territorialità. Terroir. Questa la parola. Se io prendo un merlot e lo porto in un territorio forte prevarrà il territorio sulla varietà. Al contrario se io porto una varietà dalle caratteristiche spiccate su un territorio debole avrò l'estremizzazione della varietà. Madame Leroy dice che il più grande Pinot nero è quello che non sa di Pinot nero, riferito alla Borgogna, dove cioè il territorio è fortissimo e "annulla" le caratteristiche di una varietà così forte come il Pinot nero.

D. Mi faccia capire. Lei quindi pensa che la territorialità non possa andare d'accordo con la varietà. Allora come spiega il fatto che i grandi vini italiani, per esempio, rivendichino la loro origine territoriale?
R. Le faccio un esempio. Pensi a un'opera teatrale. Se vado a vedere un'opera leggera l'attore e la sua bravura saranno i protagonisti. Ma se io vado a un'opera forte di concetti, il grande attore sarà colui capace di annullarsi di fronte all'imponenza dei testi. Per il vino è la stessa cosa. Cioè laddove la varietà si trova di fronte a un territorio di carattere si annulla a suo vantaggio e viceversa. L'uno rendendo complementare l'altro però.

D. E allora tutte le parole sull'autoctono in Italia? Crede quindi che sia inutile fare un discorso di ripristino dei vitigni nel loro territorio d'origine?
R. Io credo che sia un errore e un concetto banalizzato. L'autoctono in realtà, in questo momento, vuole essere una risposta al mercato. Cioè dopo l'internazionalizzazione torniamo all'autoctono perché siamo stufi dei soliti vini. Io credo non vada percepito così. Parliamo ancora di varietà. Gino Veronelli diceva sempre che l'autoctono come il cabernet vivono di un territorio. E' il vino che si vuole come risultato la risposta.

D. Lei ha fatto un vino per una famosa pornostar. Pubblicità o cosa altro?
R. In realtà le notizie date non hanno mai detto che la ormai ex pornostar è la moglie di uno dei più grandi collezionisti e commercianti di vino al mondo, Daniel Oliveros. Sua moglie, che allora faceva ancora la pornostar, qualche anno fa ha deciso di entrare in questo settore per crearsi un futuro e non era un settore a caso vista l'attività del marito e la sua grande conoscenza del vino. Così rivolgendosi a me le ho proposto di venire nel mio Circo per assaggiare alcune varianti. Da qui è nato il progetto dei sogni. Il Sogno 1 era sul Cesanese, il Sogno 2 sulla Falanghina, il terzo sarà una barbera. Lo scoop non mi riguarda. Non ho bisogno di pubblicità, o di questo tipo di pubblicità.


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