Scrivere di vino, tenuto presente che questo - il vino - è spesso il frutto della fatica di qualcuno, comporta una certa responsabilità, almeno quando chi ne scrive ha la pretesa (o la presunzione) di fare cultura del vino. Con queste persone sono quasi otto anni che proviamo a raccontare quello che incontriamo nei nostri calici anche se non è sempre facile farlo con vivo trasporto. Capita, intendiamoci ma è più l'eccezione che la regola. Questa sera per esempio, degustavo a cena un vino che pochi giorni prima avevamo valutato in sede di commissione degustatrice per il nostro servizio gratuito "l'azienda del mese" e mi sono fermato a pensare di come sia difficile poter valutare con la dovuta attenzione un vino quando questo faccia parte di un momento di "lavoro", in una giornata che spesso prevede una serie di degustazioni multiple, figuriamoci le batterie da concorso dove i campioni non sono decine ma centinaia.
E' il mestiere che ci siamo scelti e lo portiamo avanti con il massimo dello zelo e dello scrupolo possibile. Ogni volta. Aziende grandi e piccole, note e sconosciute, non importa. Il grosso problema è un altro, in parte tecnico, in parte emozionale. Quello che puoi scrivere di un vino durante una seduta di degustazione professionale, è una semplice indicazione di quello che il vino è in grado di esprimere ma, per le modalità con cui viene assaggiato ed il tempo che è possibile dedicare ad ogni singolo assaggio, resta pur sempre un giudizio sommario, superficiale. Non è possibile pretendere la completezza, la comprensione di ogni sfumatura.
Questa sera, dicevo, degustavo una delle 16 bottiglie degustate una settimana fa in "batteria". Una bottiglia che non passa rapida tra un sorso e l'altro ma sosta, termina e riprende, di calice in calice, sino al termine della bottiglia quando va bene. Già questo - vedere se la bottiglia si fa bere o meno - non è facilmente verificabile nelle degustazioni di gruppo e in batteria, non ci si possono bere 16 bottiglie di vino in un pomeriggio come è invece ben possibile bere mezza o tre quarti di bottiglia in una serata. E' inevitabile che il rapporto, la relazione che si crea tra il vino e il suo degustatore, in questa seconda ipotesi, è molto più intenso e diretto, più lungo e duraturo.
Se un vino è imbevibile resta imbevibile ma se un vino ha qualcosa da raccontare, delle doti che magari vengono fuori alla distanza, questo è possibile verificarlo solo attraverso una degustazione del secondo tipo, edonistica se vuoi, ma di certo più "empatica" rispetto all'inevitabilmente più fredda degustazione "di lavoro". Tutto ciò per dire che si fa sempre del nostro meglio ma che sono la minoranza il numero dei vini, delle aziende e delle persone con le quali è possibile portare il rapporto più a fondo, dalla semplice conoscenza superficiale, sommaria, all'intenso trasporto e fusione che accompagna una serata.