Bloggo anch'io, no tu no
Perché non è il caso di fasciarsi la testa sulla questione Blog.

Su Aristide, si moltiplicano i commenti relativi al recente incontro tra produttori e comunicatori / blogger a Soave. Il punto nodale è : perché un produttore dovrebbe (o non dovrebbe) aprire un blog ? Quali le finalità e i vantaggi ? Quali le difficoltà e gli oneri ? Ciclicamente si torna sull'argomento, segno del grande interesse che circonda blog, blogger e affini. Mi perdonerà Giampiero se rilancio ed amplio quanto già si stava commentando altrove ma gli argomenti sul piatto sono di tale interesse e così attinenti con quanto occupa le mie giornate che il desiderio di uno spazio più ampio si è fatto esigenza.
Occorre prima di tutto sgombrare il campo da una serie di possibili e frequenti equivoci sulla natura e sull'esigenza di ub blog.
1) Il blog aziendale è indispensabile
Falso, il blog è soltanto utile e non rappresenta certamente l'unica strategia possibile. Prima di aprire un blog, cominicamo ad aprire e rispondere alla posta elettronica con regolarità.
2) Il blog deve essere il canale principale di comunicazione tra azienda e consumatore
Falso, il blog può esserlo per molti ma non necessariamente è la soluzione migliore per ognuno. E' necessario aver qualcosa da dire e occorre saperlo trasmettere in un modo che possa interessare chi ci legge. Non tutte le aziende / persone hanno qualcosa da dire. Non tutte le aziende / persone sono in grado di scrivere in modo adeguato.
3) Il blog è difficile da usare
Falso, in 10 minuti è possibile imparare ad usare una qualsiasi piattaforma di blogging, basta averne la voglia ed il tempo.
4) Il blog deve essere gestito dal proprietario dell'azienda
Dipende. E' una grande azienda o una piccola azienda ? La proprietà ha le capacità ed il tempo per farlo con continuità ? Nella maggior parte dei casi può essere vero e meglio ma laddove non vi siano le capacità e/o il tempo può essere possibile studiare soluzioni adeguate anche attraverso la mediazione di terzi. L'importante è saperli scegliere questi comunicatori aziendali. Ci sono un mucchio di persone in gamba là fuori.
5) Il blog costa troppi soldi
Falso. La piattaforma di blogging non è la cosa che costa di più, anzi, può ben essere quella che costa di meno o non costare affatto. Quello che costa sono tempo e risorse.
6) Bisogna avere qualcosa da dire
Vero, indispensabile
7) Bisogna saperlo dire con un linguaggio corretto e comprensibile
Vero, indispensabile.
8) Per gestire il blog occorre costanza
Vero, molta costanza.
9) E' necessario essere esperti della materia / settore di cui si vuole parlare
Mi sembra scontato
10) Blog is king ?
Falso. Content is king. Il blog è uno strumento ma ce ne sono molti altri per esprimere chi siete e cosa fate. L'importante è farlo e i modi sono tanti.
11) Il blog fa aumentare le vendite? (di Gianpaolo Paglia)
Bada che la risposta non è facile, perché se fosse un no secco, bene farebbero la maggior parte dei produttori, almeno i non geeks, a tenersene alla larga. Quindi? se dovessi io risponderei così. Aumenta le vendite? Direttamente crdo di no. Fa bene all'azienda? Io credo di sì, e tanto.
Vediamo allora di approfondire.
Blog. Si tende spesso, da parte della blogosfera (quando non mi piace 'sta parola, chi ne inventa un altra ?) e dei comunicatori approdati alla rete di recente e magari proprio attraverso il blog (senza passare dal via, per intenderci) a dare eccessiva importanza a quello che in fondo non rappresenta altro che uno degli innumerevoli strumenti a disposizione di chi oggi in rete desidera assumere un ruolo attivo e non passivo (email, sito, usenet, forum, siti, blog, chat, instant messengers, comunità, social netoworks..).
Non vorrei che adesso tutti i vignaioli dovessero, in quanto tali, inventarsi per forza efficaci comunicatori, letterati, egocentrici shampisti (con tutto il rispetto per gli/le shampiste). Un conto è lavorare (anche solo d'intenti e strategie da demandare ad altri) per la propria comunicazione - e va benissimo - un conto è decidere di farla direttamente : non tutti ne hanno la capacità e non ci trovo nulla di strano. Non vi sentite adatti per il blog, non siete out, non temete. E' solo un'opportunità in meno ma è anche tanto tempo in più per fare altre cose. E' come se in questo nostro mondo - quello del vino intendo - i calzolai dovessero per forza esser bravi anche ad impastare le pizze. Può essere ma non è detto. Certo, poi ci sono splendide eccezioni ma, ripeto, tali restano.
Il lavoro che deve fare chi comunica credo sia informativo : mettere sul piatto quel che c'è e che si può fare. Una volta certi che le aziende abbiano il quadro ben chiaro, abbiano compreso le possibilità, lasciamole però libere di scegliere se il blog è effettivamente la via che fa per loro. Non si tratta di fare un passo indietro, credetemi, solo di interpretare determinate priorità più volte espresse da tante aziende perché non è detto che dietro ad una grande o piccola azienda si celi sempre un grande comunicatore. A volte - ma sono sempre eccezioni - basta lasciar parlare solo la qualità dei loro vini ed è più che sufficiente.
[Aggiornamento : ho inserito un ulteriore commento all'ottimo post di Giampiero Nadali che forse spiega ancor meglio il mio punto di vista sul tema]
[Immagine dal mitico : Gapingvoid.com]
Commenti
Filippo, hai dimenticato un punto, piccolo ma essenziale (per i produttori s'intende): Il blog fa aumentare le vendite?
Bada che la risposta non è facile, perché se fosse un no secco, bene farebbero la maggior parte dei produttori, almeno i non geeks, a tenersene alla larga.
Quindi? se dovessi io risponderei così. Aumenta le vendite? Direttamente crdo di no. Fa bene all'azienda? Io credo di sì, e tanto.
Postato da : gianapolo | 06.03.07 23:24
Gianpaolo, hai ragione. E' una specie di viral marketing il blog, e i risultati di questo sono quasi impossibili da quantificare. Ma la presenza dell'azienda nella "blogosfera" diventa sempre piu' necessaria. Il tuo blog e' un bell'esempio, un modello per gli altri produttori, ma tu hai la passione di comunicare e il talento per farlo, i quali non hanno tutti, come dice Filippo.
Quelle altre aziende, meno comunicative, dovrebbero aggiungere uno staff "strategico" di comunicatori per ciascuno dei mercati che spettano entrare.
Le vendite? E all'estero? Ah, occorre pazienza. E un sacco di tattici marketing per stimolare conoscenza, preferenza, e vendita. Come lo sai e come lo fai.
Postato da : Terry Hughes | 07.03.07 04:16
@ Gianpaolo
Giustissimo, detto fatto ! Chi ha detto che i punti debbano essere i "soliti" 10 ;-)
Ad ogni modo, sono perfettamente d'accordo che il blog abbia esattamente la funzione che dici se correttamente utilizzato e cioè di creare relazioni che sono poi funzionali alle vendite. In pratica la stessa cosa - o quasi - che partecipare ad una fiera. Meno diretta perché non c'è il contatto umano ma più profonda talvolta perché consente di raccontarsi con un'estensione ed una profondità che in fiera non è mai possibile. Per una volta però, provavo a mettermi nei panni del vignaiolo che passa veramente la giornata in vigna o di quello che pur con buone capacità comunicative non ha il tempo di seguire questo canale. Il messaggio è : non siete tagliati fuori dal mondo solo perché non avete un blog, se lo avete e lo sapete usare, è meglio !
Postato da : Filippo Ronco | 07.03.07 11:16
Bravo Filippo, una sintesi da manuale!
Lizzy
Postato da : Lizzy | 07.03.07 12:42
Ciao
io non ho un blog e non sò se mi piacerebbe averlo, ci sono alcuni problemi da superare esempio:
Il tempo, io faccio parte di quei vignaioli che gestisce tutta l'azienda da solo o quasi
La capacità di comunicare (media dei compiti di italiano 5 1/5)
Ma voi sottovualutate una cosa che FA BENE LEGGERLI poi per comunicare la propria presenza secondo me anche un commento ogni tanto non fa male.
Luciano
Postato da : luciano | 07.03.07 14:11
Bella Fi', soprattutto la numero 1 ;-)
Personalmente credo una cosa: non so se all'azienda, ma certo credo che il blog faccia bene a chi lo fa, il che sarebbe ragione piu' che sufficiente per farlo e per continuare a farlo. In modo un po' analogo alla biodinamica, in questo.
(nelle more del preview e' uscito il commento di Luciano che condivido)
Postato da : filippocintolesi | 07.03.07 14:20
Anzi, Luciano, ribadisco: non c'entra nulla (se non a spiegare la propria ritrosia personale) la proficienza con l'italiano. Si scrivono strafalcioni anche con con il nove in italiano al classico. Anche i comunicatori di professione ne scrivono, o comunque fanno un po' di cazzotti con la sintassi. Forse che glielo facciamo notare? Forse che non li leggiamo con piacere? No davvero. Ha ragione Filippo quando dice che content is king. Non importa il modo anche naif in cui uno si esprime.
Postato da : filippo | 07.03.07 14:23
Il mio punto di vista è quello di giovane produttrice nonchè neo (non è nemmeno 1 anno) blogger; premesso questo, devo dire che il mio piccolo blog sta diventando per me una bella finestra sul mondo, che mi sta consentendo di instaurare relazioni che mi arricchiscono come produttrice e persona.
Non credo che il blog aumenti le vendite; il mio no di certo visto che al momento non faccio riferimento al nome della mia azienda nè al suo sito "istituzionale".
Però proprio per questo mi offre preziosi spunti per riconsiderare il rapporto produttore-consumatore in un'ottica meno strettamente economica.
Non credo che i vantaggi si debbano identificare solo con un aumento tangibile delle bottiglie vendute. Il bello del prodotto vino sta nel suo essere anche culturale, perciò il suo valore non è sempre quantificabile tramite voci del bilancio!
Postato da : Val | 07.03.07 14:27
beh, dai non esageriamo...
d'accordo il content, ma non dimentichiamo che anche la forma vuole (un po', non dico tanto) la sua parte...
detto questo, nessuno pretende di scrivere come fosse un Nobel della letteratura.
Ma almeno come un alfabetizzato - livello scolastico: facciamo la terza media? - sì.
L.
Postato da : Lizzy | 07.03.07 14:41
Sto lavorando sul rifacimento del nostro sito aziendale e l'idea del blog mi è passata per la testa...ma magari più in là.
Per ora credo sia importante dare un sito più fruibile, utile, semplice da navigare, meno istituzionale, meno "finto-depliant", meno...bruttino!
Il blog è sicuramente uno strumento da non sottovalutare, ma se per la mia come per la maggior parte delle aziende, non si riesce a comunicare come si dovrebbe (per ora ;D) attraverso il sito, come si può pensare di saltare questo importante mezzo e di passare direttamente al blog?
... ci vorrebbero giornate di 34 ore...
MA SE NON RIESCO NEANCHE A PRENDERE PARTE COME VORREI AL VOSTRO DI BLOG...posso sperare di riuscire un giorno ad aprirne uno tutto "mio"?
duplicato di me stessa cercasi...magari così ci si riesce!
Un plauso a chi ce la fa!
A presto! ;P
Postato da : Veronica | 07.03.07 14:49
Lizzy, sei sicura? Ogni tanto non mi dispiacciono le boutades, ma quella non voleva proprio esserla. Io sono abbastanza convinto invece che, soprattutto su una cosa specifica e tecnica come il vino, saremmo tutti interessati soprattutto al contenuto. A prescindere dalla forma piu' o meno corretta della lingua. Ma diro' di piu'. Una delle cose che non mi da' pace, e che contribuisce a dilazionare il confezionamento del mio materiale da pubblicare online (rispetto al quale ritengo che valga come piu' che passabile alternativa un "manning" del mio email aziendale che sarebbe meglio chiamato piantonamento), questa spina che mi tormenta e' il problema del far parlare le persone che realmente fanno le cose. Materialmente. Nel mio caso si tratta di una persona senza la quale quello su cui voglio poi lavorare personalmente non esisterebbe ancora nemmeno in fotografia. Farle parlare letteralmente, in alcuni casi, perche' non esiste proprio la velleita' di farle scrivere (e de-scriverle non ha nulla di cio' che voglio fare). In questo senso l'idea che potrebbe "do the trick" e' quella del v/podcasting, ed e' quello che voglio fare. Questo introduce una barriera tecnica in ingresso un po' piu' alta rispetto a quella del blog, ma l'immediatezza che si guadagnerebbe al prezzo di una mediazione umana e' grande a mio parere.
Non so: io ragiono molto secondo i miei standard personali, e mi trovo a pensare le cose secondo il modo in cui piacerebbe a me trovarle. Io vorrei sentir parlare chi le viti le governa, le pota, le lega, le rama, le zolfa eccetera. Vorrei sentire dalla loro voce i vari perche' e perche' non.
Postato da : filippo | 07.03.07 15:10
Veronica! Ma lo sai che la tua e' un'idea assolutamente geniale? Te la ricordi quella favola (vado a braccia, emerge dalle nebbie dei miei ricordi delle elementari) dei monaci seduti alla tavola per mangiare e dotati di cucchiai troppo lunghi per poterli usare senza darsi fastidio reciprocamente? Come risolsero il problema? Imboccandosi a vicenda! Lo sai che questo potrebbe essere veramente un trucco fantastico? Dico davvero: cercare di mettere in condizioni un altro produttore di raccontare la nostra storia. Commissionarci il racconto a vicenda! Tu mi spieghi che storia e' la tua e io la racconto. Io spiego a te che storia e' la mia e tu la racconti, eccetera. Con le mille varianti possibili. Un enorme fecondissimo casino! Let's do it!
Postato da : filippo | 07.03.07 15:16
io penso che il blog è molto importante, ma non è la cosa più importante in questo momento. voglio dire che oggi i problemi sono molto più grandi dello scegliere se aprire un blog o meno. In Italia tutti sappiamo fare il vino, e solo pochi lo sanno vendere. non credete? si pensa a mettere un grande prodotto all'interno della bottiglia, e poi si pensa poco o si dà poco credito a quello che viene dopo. Già prima di valorizzare un blog, bisognerebbe più valorizzare internet. Tutti vorrebbero un sito, ma poi nessuno si impegna veramente a crearne uno davvero efficace. Chi vende il vino all'estero è chi sa pubblicizzare il suo prodotto in maniera ottimale. Bisogna investire investire investire sulla pubblicità e sui mezzi di comunicazione. Non bisogna solo spendere fior di milioni per un filtro tangenziale, ma bisogna spendere anche qualche migliaia di euro per un buon sito internet, che dia l'impressione al navigatore di visitare dal vivo la cantina. E' facile a dirsi e difficile a farsi, perchè tanti pensano che non serva a niente. Intanto produttori come Giordano hanno creduto nelle offerte televisive, hanno investito, e adesso raccolgono i propri frutti. Poi viene il blog. Uno strumento utilissimo, per essere a stretto contatto con i propri clienti o semplici curiosi. Che serve anche a togliere questo velo mistico che si forma attorno ai produttori, un pò chiusi, silenziosi, che sembrano quasi sacri. Potrebbe diventare anche uno strumento di ricerca del mercato e naturalmente, rispondendo a quello che si domandava prima, chi risponde ai blog, chi sa rispondere, e impara, può riuscire, se pur in maniera relativa, ad aumentare le proprie vendite. In base alla grandezza aziendale naturalmente. Poi penso anche che sia bello e quasi eccitante rispondere alle domande di chi visita il tuo sito. spiegandogli come fai il tuo vino, ascoltando le sue polemiche o le sue domande, il tuo lavoro può diventare molto più stimolante e inoltre ti spinge a fare sempre meglio, perchè sai che il tizio che hai incontrato la sera prima sul blog, assaggerà il tuo vino. Ma ripeto, secondo il mio umile parere di produttore ci sono fattori molto più importanti da tenere a vista. non vi pare?
Postato da : francesco | 08.03.07 00:11
@ Luciano
Dici bene, un commento ogni tanto già fa molto. Se non altro, sei "nel giro" e non è poco.
@ Filippo Cintolesi
Mi piacerebbe "averlo detto io" che content is king, a quest'ora sarei miliardario. Il fatto è che è verissimo ed è la base anche della visibilità online. Da qui si comprende come anche il blog, possa essere utile tecnicamente per aumentare il traffico oltre che le relazioni. Quanto alle "voci" di chi il lavoro lo fa, ti prendo in parola. Se mi mandi le registrazioni io te le metto online.
@ Veronica
Mi sembra già un primo importante passo quello che stai intraprendendo. Avanti così !
@ Francesco
Mettiti d'accordo con te stesso. Prima ci elogi la comunicazione, poi ci dici che ci sono cose molto più importanti. Allora è sicuro, prima di tutto ci vuole qualcosa di buono da offrire e qualcosa di interessante da raccontare ma poi è importante farlo sapere. Si tratta solo del decidere come ma mi pare che sul se siamo tutti d'accordo.
Postato da : Filippo Ronco | 08.03.07 00:27
Francesco, è vero quello che dice Filippo, prima dici che non è una priorità, e poi ne elenchi benissimo i punti d'interesse (che bada, non sono gli stessi del sito internet).
E' una cosa che ho già sentito, anche al convegno di Soave: non ho ancora un sito ben fatto, figurati se mi faccio il blog, prima devo sistemare il primo, e forse poi passerò al secondo.
Questa storia delle priorità non c'entra, sono due cose diverse. Per la prima direi che ti serve comunque un appoggio tecnico esterno, a meno di non essere bravi e avere tanto tempo a disposizione per farselo da solo il sito. La seconda è già lì disponibile, bisogna solo allungare la mano. Il fenomeno blog dei produttori nasce con l'azienda sud africana stormhoek che non ha neanche il sito internet e che comunica magistralmente (oltre ad aver triplicato le vendite in tre anni).
Postato da : gianpaolo | 08.03.07 06:39
Ciao
La maggior parte dei miei colleghi sono influenzati dal mercato(si piangono sopra o si accontentano) ma non si rendono conto che siamo noi a dover influenzare il mercato. Ovvero il problema dipende da altri e non si pongono come causa e da questo circolo vizioso non si esce.
Eccoli che non hanno un sito web, non aprono la posta in ultimo quando aprono explorer o vanno a visitare siti hard o scaricano film e se vedono il tuo sito l'unica cosa che sanno dire è "ma quanto ti è costato" meno qualche fenomeno che sa dire "io, 5000 euri per il vinitaly! ma vendo il vino a 50c meno .....", per il cambiamento si deve aspettare la nuova generazione.
Spero che tutti trovino la loro possibilità ma nello stesso tempo spero che la mia strada sia quella giusta altrimenti "pal.. sull'incudine e giù si martellate".
Saluti a tutti
Luciano
Postato da : luciano | 08.03.07 14:10
Il che (il commento di Luciano) mi da' modo di desumere che partecipare al Vinitaly costa 5000 euro. Spero che sia uno scherzo. Di pessimo gusto.
Postato da : filippo | 08.03.07 14:53
caro filippo, luciano ha perfettamente ragione. i 5000€ sono solo per lo stand, per non entrare nel resto. e non è solo il Vinitaly che impone cifre simili, ma anche altre manifestazioni. Quello che dico io che il blog non fa da solo la comunicazione, ma ne è, e può diventare sempre di più parte integrante della comunicazione. noi adesso stiamo usando un blog per discutere, parlare, scambiarci riflessioni. Ma se tu Filippo non avevi l'idea di creare un ottimo sito internet, e all'interno di metterci un blog, non saremmo qui adesso. Naturalmente a priori hai impostato tutto un discorso di comunicazione mi pare.
Postato da : francesco | 08.03.07 15:14
Colgo l'occasione per precisare che un filippo sono io (e il breve commento al commento di Luciano e' mio), un altro e' Filippo Ronco.
Sara' il caso che la smetta di firmarmi soltanto col nome altrimenti creo confusione.
Ne approfitto per una domanda a tutti i lettori: come mai il blog dei produttori non e' frequentato (e quelli dei ristoratori e degli enotecari non mi pare versino in migliori condizioni)? Non mi riferisco solo al fatto che i produttori (e mi ci metto dentro) non lo usano, ma al fatto che i lettori, il pubblico non lo ha mai granche' commentato. E' possibile che l'assenza di commenti sia uno (dico uno) dei motivi per il suo scarso uso da parte degli autori.
Postato da : filippocintolesi | 08.03.07 15:56
Caro Filippo, mentre aspetto la risposta degli altri amici produttori, vorrei darti il mio punto di vista su quanto hai appena chiesto. No, secondo me non c'entra nulla il fatto che i post non siano commentati. Il commento sul post è generalmente associato ad una conoscenza più o meno approfondita delle tematiche e degli autori che seguono il blog. In un blog di gruppo come quello di cui stiamo parlando (il blog dei produttori di vino e olio, ma lo stesso vale anche per quello degli enotecari, dei ristoratori e così via), per ottenere commenti devono produrre contenuti. Non solo. La questione commenti è il primo problema che un blogger si pone (di solito) quando inizia a scrivere. Ebbene : è fisiologica l'assenza di commenti su un blog, soprattutto su un blog personale, nei primi mesi di vita. E' il periodo durante il quale uno studia, legge, considera, valuta, prende le misure. E' il periodo, inoltre, durante il quale si stabiliscono le "relazioni" di cui tanto di è parlato qui ed altrove. Ecco, potremmo riassumere dicendo che senza relazioni non ci sono commenti. E' un po' come pretendere di entrare in un bar diverso dal solito e pretendere di mettersi a conversare con il barista come facciamo solitamente nel bar solito. Di solito non va così.
Postato da : Filippo Ronco | 08.03.07 16:20
Signori,
d'accordo, "content is king".
Ma se il content lo scrive un semi-analfabeta della lingua italiana, per un po' cerco di decifrarlo, poi lascio perdere
E il gioco è bell'e finito. La comunicazione ha fallito il suo scopo, almeno con me.
Non sto facendo l'apologia dello stile letterario: sto solo dicendo che il contenuto va espresso in una forma almeno accettabile!
Il vino NON è un prodotto/argomento dei più semplici e facili: se comincio a rendere difficile la vita del lettore con un linguaggio involuto, sgrammaticato o altro, proprio quando sto cercando di spiegargli come faccio il vino, quanto resiste il lettore stesso?
E' come leggere i blog (dei produttori) in lingue diverse dalla propria: o hai una buona conoscenza della lingua del caso, termini tecnici compresi, o non capisci nulla.
E cambi pagina.
Ripeto: il contenuto è fondamentale. Ma anche la forma è importante.
Un blog come questo, come Aristide, Poggioargentiera o Diarioenotecario si leggono perché dicono cose sempre nuove, interessanti, in maniera semplice e gradevole.
E' tanto difficile prendere esempio da loro?
Postato da : Lizzy | 09.03.07 13:20
In qualità di produttrice, lancio un sassolino riguardo al tema "content is king"...
Che cosa si aspetta un fruitore dal blog di un produttore di vino? Secondo voi si possono individuare tematiche interessanti versus noiose?
Postato da : Val alias nellabottepiccola | 09.03.07 14:40
@ Lizzy
Secondo me ci sono due forme e due momenti della comunicazione (almeno due). La prima è istituzionale (aziendalese), formale, corretta, la seconda è informale, diretta, schietta, magari imprecisa ma umana. Nella prima modalità è indispensabile la perfezione anche nella forma, nella seconda, sebbene sia un plus, non credo sia l'aspetto fondamentale. Pensa per esempio a questo o quell'amico che conosci per i suoi piatti, per il suo vino, per la sua simpatia, che è stato in grado di comunicare con te non tanto per la forma e la precisione del suo linguaggio quanto per la sua capacità di coinvolgerti e di trasmetterti.
Con questo non voglio dire che l'una forma debba sostituire l'altra o viceversa, no di certo, sono entrambi essenziali secondo me. Tra l'altro occorre anche vedere a chi ci si vuole rivolgere con l'una e con l'altra o se, comunicando nell'unico modo possibile si metta comunque in conto di perdere alcuni (tipo te). Scelte o limiti ?
Postato da : Filippo Ronco | 09.03.07 18:46