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La comunicazione al contrario

Stamattina mi chiama la Publirama, la concessionaria di pubblicità che cura la vendita per il Secolo XIX.

Operatore : "Abbiamo visto che organizza una manifestazione a giugno e vorremmo proporle di dare visibilità alla stessa attraverso Il Secolo XIX".
Io : "La ringrazio molto per avermi contattato ma abbiamo già pianificato le attività di comunicazione e si svolgeranno esclusivamente online"
Operatore (stupito) : "Ma come, non crede che sarebbe importante comparire sul Secolo XIX ?"
Io : "Certo e confido che ciò accadrà dal punto di vista redazionale visto che la manifestazione non solo comincia ad avere un ruolo di rilievo a livello nazionale ma è di sicuro la più importante del settore che si svolge in Liguria..."
Operatore : "Mah, sa com'è - no non lo so ndr - acquistando pubblicità sul Il Secolo XIX sicuramente la sua manifestazione riceverebbe maggiore considerazione anche dal punto di vista redazionale..."
Io : "Ah, crede ? Mah le dirò, se non parlano di questa manifestazione nella loro terra sui loro giornali, i vostri giornalisti, contenti loro..."
Operatore : "Posso lasciarle comunque il mio numero di telefono ?"
Io : "Ma certamente, perché no, mi dica pure"

Ecco, la comunicazione al contrario.
Tu mi paghi e io parlo di te.
Ma il GIORNALISMO, quello vero, dove diavolo è finito ? C'è ancora qualcuno che lo fa seriamente ? Io se fossi un giornalista e se scrivessi di enogastronomia per Il Secolo XIX mi darei da fare per partecipare e recensire questa manifestazione - cosa che per altro è spesso accaduta anche in passato - che senso ha continuare con i vecchi modelli triti e ritriti, desueti, morti, defunti, sepolti del se tu dai qualcosa a me io do qualcosa a te ? Basta ! Se ti interessa ne parli se no no. Se ti interessa e ciò nonostante non ne parli, allora non c'è rimedio alla tua insipienza.

Tutto il contrario di VinoClic che vende SOLO tabellare e non mischia contenuti e pubblicità insomma.

Commenti

Ah! Sai come si chiama? "Supporto redazionale".
E' più fine di un publiredazionale. Da noi funziona così: se devo fare uno speciale che parla di... vino (non trattiamo l'argomento nella mia casa editrice) pesco più agevolmente i prodotti degli inserzionisti (i commerciali girano puntualmente la lista clienti ai redattori) piuttosto che di produttori a caso. Questa cosa, non pagata e non messa nell'offerta, di fatto "agevola" l'investitore e il suo prodotto. Che sa che, prima o poi, se investe sulla rivista, il suo prodotto andrà a finire in un redazionale puro. Si fa, l'ordine non dice nulla. Semplicemente si favorisce chi sgancia i danè...

Bah, io sono un romantico. Penso che se un giornalista ritiene degna di nota una cosa gli venga spontaneo parlarne. Magari poi lo fa anche, il problema è che spesso si scontra con la concretezza dell'impostazione editoriale di un giornale / prodotto editoriale.

Una volta a settimana, minimo, chiama qualche redattore di qualche rivista che si occupa di viaggi, alimentare, vino, ecc., per sapere se vogliamo cogliere questa "once in a lifetime opportunity", che poi sarebbe qualche articolo sulla maremma o i vini. Io dico sempre che mi dispiace, ma non facciamo publiredazionali, ancora prima che mi comincino a tenere al telefono per mezz'ora per spiegarmi perché dovrei sganciare dai 500 euro in su per un'articoletto.
Dal mio punto di vista la questione è questa: se devo pagarti per farti scrivere di me, allora vuole dire che quell'articolo non conta nulla per me. Tutte le cose buone scritte (e anche le meno buone), mi sono venute sempre a costo zero, ed in genere sono quelle che contano veramente. In altre parole, dal momento che mi chiedi i soldi, sono io che non voglio esserci nel tuo articolo, perché si vedrà lontano un miglio che puzza di redazionale.

Sono perfettamente d'accordo caro Gianpaolo. Che i giornalisti tornino a fare i giornalisti e che i venditori di pubblicità vendano la pubblicità !

Neanche negli USA sono tanto pushy e disonesti i giornalisti. Come dicono a Brooklyn, "It's skeevy." (Uvaggio di "schivare" e "schifo" credo ;) )

Filippo, tu contatta i giornalisti del Secolo, e vedi se gli interessa scriverne. Il fatto che abbia chiamato la pubblicità non vuol dire che i giornalisti non se ne occuperanno.
Comunque, anche a me, facendo un pezzo su un vino e telefonando al produttore, è capitato di dover sentire la disarmante domanda "Quanto devo pagare?", col produttore che rimaneva sbigottito alla mia ovvia risposta "Niente, signore".

E' proprio quanto cercavo di far capire al venditore...anche gli anni passati i giornalisti hanno sempre scritto della manifestazione, non vedo perché no quest'anno che si rivela più ampia e consolidata. A proposito, sarai dei nostri ? Nel caso accreditati online appena possibile :
http://meeting.tigulliovino.it

Ciao, Fil

Mi consolo perchè anch'io ricevo quotidianamente "offerte" di articoli a pagamento...puntualmente rifiutate ovviamente.
Oltretutto ogni volta mi chiedo se sia veramente possibile che il lettore medio non senta puzza di publiredazionale lontano 1 miglio, quando si imbatte in questi pezzi...

@ Val
Carissima, credo che il lettore delle riviste dove compaiono quel tipo di "articoli" sia proprio l'unico target presso il quale possono fare un qualche tipo di breccia - ammesso che sia possibile.

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