Viaggiatore Gourmet, un caso.

Sta impazzando sul web (siti, blog, forum, newsgroup) un'accozzaglia di critiche più e meno condivisibili sul lancio da parte di Viaggiatore Gourmet, il blog di Claudio Sacco, di un'iniziativa che mira a creare una sorta di Club "privilege" per coloro che entreranno in possesso di una card del club stesso. La cosa che ha fatto scalpore è il fatto che al progetto abbiano aderito diversi ristoratori italiani stellati, cosa che da alcuni è stata giudicata come squalificante per i ristoratori stessi ma che per altri, come per il sottoscritto, rappresenta null'altro che la necessità da parte dei ristoratori di ampliare il parco clienti in grado di coprire il costo di un pranzo o una cena in uno di questi templi del gusto.
Sul punto, riassumo brevemente il mio modestissimo parere, riutilizzando uno dei commenti da me inseriti sul blog di Piero Pompili alias Muccapazza28, ristoratore e manutentore del blog "Il Gastronomo Riluttante". Qui uno dei post più dibattuti del web sul tema.
Abbiamo un tizio che da circa un anno ha aperto un blog e si è messo a girare in lungo e in largo per stellati. Robe di classe, da gente col grano, che tuttavia lui, ragazzotto semplice, ha il paradosso di rendere molto più terrene ed avvicinabili al pubblico, incredulo di fronte alle foto che porta a casa di ritorno da ogni sua incursione gastronomica in quel luccicante mondo.
Ecco, la forza di VG (Viaggiatore Gourmet) sta proprio lì in quella semplicità priva di sovrastrutture e di mediazioni. Almeno, questo è quello che a me personalmente ha più colpito : solcare le soglie dei miti con naturalezza, viversi l'esperienza - qualche volta con una certa soggezione, mi pare lo abbia ammesso lui stesso - e riportarne al pubblico - qualsiasi pubblico - il suo spaccato visivo.
E' 1 modo.
Non c'è il romanticismo forse, non si scende nell'analisi gastronomica di alto livello, non ci sono finezze letterarie. Sembra più un *servizio* così come sui servizi (coccole comprese e dettagli apparentemente insignificanti) il tizio si sofferma al termine di ogni sua disamina. I pregi e i difetti, avete mai letto ? Anche lì, dove aspetteresti l'anelito del critico gastronomico, trovi uno spaccato freddo, crudo ma al contempo fedele di quello che è stata l'esperienza - grezza e rustica se vuoi, di poca poesia - del nostro.
Questo è quel che differenzia VG dal resto della critica gastronomica, nel bene e nel male. Un report di uno qualunque, uno "come noi" (dove "noi" sono quelli che si riconoscono o si vorrebbero immedesimare in VG). Continuo a non vederci nulla di ridicolo. Tutt'altro.
Commenti
Bene, ammiro e promuovo il lavoro di Sacco, autore di un Blog carico di notizie interessanti e, non solo a mio umile parere, ma di tanti colleghi giornalisti più titolati dello scrivente e da professionisti del settore; insomma, un modo egregio per dare una spinta dinamica, di qualità alla ristorazione. Spesso, qualcuno dimentica, che è l'economia che muove il tutto non la visione contestuale di un settore, ahimè, un pò in crisi. Eccellente iniziativa.
Postato da : Stefano | 23.06.07 12:19
Bè, forse tu ti sbilanci un po' troppo Stefano : non facciamo l'errore di confondere una difesa da attacchi pluridirezionali - non richiesta per altro -con una volontà di elogio tout court che non mi sembra di aver espresso.
Postato da : Filippo Ronco | 23.06.07 12:39
Una delle critiche suonava così: non si può essere critici gastronomici e poi fare affari con i ristoranti.
Secondo me invece il discorso corretto è questo: non si può vendere un prodotto editoriale di critica gastronomica e fare affari con i ristoranti. Perché in quest'ultimo caso si cerca di fare affari con i due attori: il lettore ed il ristorante.
Ma se tu non fai affare con il lettore, e scegli di farlo con il ristoratore (ed il lettore lo sa), allora questo è un problema del lettore se darti la fiducia oppure no.
Questo è internet, questi sono i blog. Io lo so che chi scrive il tal blog non è "l'esperto" che scrive la guida, ma lo leggo ugualmente, se mi va, e magari ne leggo altri 10 come lui, e traggo le mie conclusioni. Che questi dieci si arrangino per fare dei soldi a me non scandalizza, starà a me giudicare di volta in volta a chi "concedere" il mio bene più prezioso, che non sono i miei soldi ma in questo caso il mio tempo. Se il tizio che scrive di ristoranti fino ad ora mi piaceva, proprio perché "non del settore", una volta che comincia a lucrarci mi sembra meno credibile, passo oltre. Questo è un suo problema, dovrà essere lui in grado di far convivere i soldi con la sua passione. Ma intanto a me di soldi non è costato nulla, e questo lo rende eticamente "impermeabile".
Dal momento che mi chiedi un centesimo per darmi il tuo parere allora le cose cambiano, io pretendo.
Postato da : gianpaolo | 24.06.07 19:17
... e siamo completamente d'accordo Gianpaolo. Hai sintetizzato il problema meglio di chiunque altro fino ad ora. Ci si è avvicinato Massimo Bernardi sul blog di mucca - ammesso che MB sia lui - ma tu lo hai fatto ancor meglio. Lasciamo al lettore la questione, non riguarda - secondo me - la critica gastronomica.
Postato da : Filippo Ronco | 24.06.07 19:42
Io sono d'accordo con chiunque esprime il proprio pensiero senza posizioni totalitarie..se qualcuno vuol fare un pò di business che lo faccia è da vent'anni che seguo il settore cibo e mai nessuno è campato di sole chiacchiere..poi, credo che ci sia posto per tutti e per idee differenti. Buon lavoro.
Postato da : stefano | 02.07.07 16:40