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31.08.07

L'esperanto del vino

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C'è un post un po' datato ma di estrema attualità che ha scritto qualche tempo fa Luigi Odello del Centro Studi Assaggiatori, con cui abbiamo una collaborazione editoriale attraverso la rubrica su TigullioVino.it curata dalla brava Manuela Violoni, proprio sull'analisi sensoriale.
Bene, Luigi si chiede se forse non siamo tutti un po' vittime di quella subcultura enoica che siamo andati creando, volenti o nolenti, attraverso un linguaggio del vino chiaro a pochi ed ostico a molti, in cui spesso ci crogioliamo, persuasi di sapere e pigri verso lo sforzo di trovare forme nuove e migliori.

Molto di quel che Odello scrive è ben vero: la scrittura del vino è spesso autocelebrativa e "di nicchia", poco aperta al non addetto ai lavori, il vocabolario di base è piuttosto ristretto ed è facile descrivere più vini semplicemente cambiano l'ordine con cui vengono utilizzate le medesime parole. Va detto che non è affatto semplice scrivere di vino, tanto meno farlo cercando di rendersi comprensibili ai più. Le ragioni sono molteplici ma la principale credo sia la difficoltà di trasposizione di emozioni e sensazioni derivanti dall'assaggio e la necessità nel contempo, per farlo, di essere vincolati ad un vocabolario piuttosto rigido.

Penso si possano distinguere più aspetti : l'aspetto tecnico, l'aspetto emozionale e la variabile personale.
Ciascuno di questi tre aspetti contribuisce a dar vita alla descrizione di un vino e molto del peso che ciascuno di questi aspetti assume nell'arco di ogni singola degustazione - sia essa scritta o parlata - cambia radicalmente il risultato. Anche le variabili sono molte, prima delle quali il soggetto che degusta.

Se l'aspetto emozionale, se non adeguatamente dosato, può arricchire la descrizione di aggettivi spesso ridondanti e quello personale di iperboli e castronerie (nei casi peggiori), è anche vero che l'aspetto tecnico, quando ci siamo messi d'accordo su cosa vuol dire questo e su cosa vuol dire quello, risulta in effetti poco eludibile. Dire che un vino è acido non può essere canzonato se ci si intende sul fatto che un vino può ben essere acido. Dire che un vino è astringente o alcolico, idem. Sono valutazioni corrette se ci fermiamo alla sintassi. Potremmo discutere invece, sull'uso degli omologhi fresco, tannico, astringente, ecc. che sono di meno immediata comprensione per l'uomo comune.

Anche se molti termini fino a ieri sconosciuti o di certo poco utilizzati per descrivere un vino dall'uomo della strada, oggi sono stati sdoganati da trasmissioni televisive e riviste, non sarebbe male riuscire a trovare un esperanto del vino in grado di mettere d'accordo tutti sul cosa e sul come un certo "senso" vada trasmesso con la parola. Una lingua universale, quella del gusto, in grado di essere compresa da tutti.

30.08.07

VinoClic e la difficoltà di vincere le resistenze

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Luciano Pignataro e Duespaghi, l'altro social network italiano enogastronomico insieme a Vinix, vanno ad aggiungersi al già ampio gruppo di siti e blog italiani (e in piccola parte esteri) del network pubblicitario specializzato nel settore wine & food e noto con il nome di VinoClic. Nato nell'ottobre del 2006 dalla convinzione maturata dal sottoscritto che per vendere pubblicità online fosse indispensabile superare la straordinaria frammentarietà dell'offerta e fare piuttosto rete con un progetto comune, oggi VinoClic rappresenta la soluzione per chi, nel nostro settore, desidera fare pubblicità online.

Tra i grandi assenti del network - quelli che hai voglia a mandare mail per convincerli ma non se ne parla nemmeno, quelli che non hanno trovato interessante il progetto o non ti rispondono nemmeno alle mail, quelli che sono assolutamente contrari alla pubblicità (anche a quella tabellare, pfui!) salvo poi affidarsi a progetti di raccolta pubblicitaria di altre parti (basati sullo stesso identico modello), quelli che la pubblicità se la raccolgono da soli e son contenti così o quelli a cui, molto più semplicemente, sto un po' sui maroni, ricordo in ordine sparso :

- winenews
- vinit
- lavinium
- enotime
- vinoalvino
- winesurf

Eppure...
Eppure io e VinoClic abbiamo le braccia larghe: spero sempre in un ripensamento, in un passo avanti o indietro (a seconda di come la si veda) di questo o quell'altro editore perché sono convinto che solo un'offerta seria e compatta possa costituire un'arma sufficientemente potente per scalfire il muro di diffidenza e scarso interesse che solitamente separa l'inserzionista dall'investimento sul web. Fortunatamente, anche tra gli inserzionisti, c'è già chi si è accorto del valore di questo progetto, tanto è vero che il network ha praticamente coperto ogni spazio dai primi di settembre alla fine dell'anno. Poi si vedrà. Ce la giocheremo, prima di tutto, su quello che avremo dimostrato di saper fare.

Nel frattempo tengo molto a segnalare alcuni post del blog di VinoClic, che sono a mio avviso fondamentali per comprenderne l'etica ed il desiderio, profondo, di fare formazione prima ancora di vendere, desiderio che sta alla base di tutto il progetto:

Perché VinoClic ?
Perché contiamo qualcosa
Pubblicità, libertà e indipendenza
Un modo errato di concepire la pubblicità online
Due cosine che gli inserzionisti dovrebbero sapere
Budget online e repubblica delle banane

28.08.07

Weblin, una chat umana

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L'ultima trovata su internet si chiama Weblin.
In due parole, una chat umana, in realtà lo sdoganamento di Second Life di cui tanto si è parlato. Come funziona ? Semplice, si va sul sito, si scarica un piccolo programma da installare sul computer e ci si iscrive al servizio. Dopo l'iscrizione, su qualsiasi pagina navigheremo, verrà visualizzato un nostro avatar, una piccola immagine di 3 cm di altezza, personalizzabile che può muoversi, parlare (attraverso le classiche nuvolette tipo fumetto) ed interagire con altri utenti che stiano usando weblin e che siano presenti sulla stessa pagina. Al momento il servizio è ancora in fase di lancio ed è possibile trovare "gente" solo su grandi siti come per esempio Repubblica.it che lo ha promosso per prima in Italia. Vale una prova. Sicuramente le pagine "sotto" ai weblin passano in secondo piano. Da usare con cautela, crea dipendenza.


[Nell'immagine potete notare come la home di repubblica, vista con weblin attivo, sia popolata da un sacco di gente che parla, si muove, saluta, ride e manda a quel paese...]

26.08.07

Time out

E' ufficiale, dannazione : il mio fegato chiede Time Out.
Gli esami del sangue non lasciano spazio a dubbi, bisogna che mi dia una calmata. Peccato, proprio ora che cominciavo a prendere il ritmo, pensavo tra me e me uscendo dall'ospedale l'altro giorno. Insomma, la dottoressa è stata chiara, "lei, signor Ronco, deve stare 3 mesi senza vedere l'alcol neppure da lontano, poi si vedrà". Neanche il tempo di azzardare un "ma, veramente, sa... io col vino...". "Niente ma ! Dovrei dirle 6 mesi, facciamo 3 che mi è simpatico". Poi sono riuscito a corromperla con una sera bonus ogni 2 settimane, giusto la sopravvivenza dello spirito per intenderci. Meno male che ho una grande squadra su cui poter contare.

Ad ogni modo, mi sono già organizzato.
In questi 3 mesi cecherò di copiare tutte le mie vecchie degustazioni in un apposito archivio su vinix. Ho appena cominciato ed è un piccolo toccasana ripercorrere con il cuore e con la mente, rileggendoli, le emozioni di tanti assaggi. Non è come bere veramente ma meglio che niente no ?

25.08.07

Agosto, inutile agosto

Il 4 agosto - un sabato - scadeva una fattura da me emessa.
La fattura era già di suo a 90 gg - "sa, noi paghiamo solo così..." - e poco importa il fatto che io avessi già anticipato il 70% della stessa come pagamento ai miei editori, in fondo, sono problemi miei, mica dell'azienda che mi deve pagare, ci mancherebbe. Scrivo all'azienda per rammentare il saldo e mi fanno capire che lì "fino al 27 non c'è nessuno", di portare pazienza. Figurati, ho aspettato 3 mesi, cosa vuoi che sia un mese in più. Sicuramente la fattura verrà saldata a tempo debito, non ho dubbi e tutti saranno felici e contenti, quelli che hanno aspettato che non devono più aspettare e quelli che hanno fatto aspettare per averci guadagnato. Ma perché siamo schiavi di questo modo stupido di lavorare dove è una prassi consolidata lucrare sul ritardo dei pagamenti ? Io sarò un animale in via di estinzione ma quando devo pagare una fattura la pago quasi sempre in anticipo o, al più tardi, il giorno stesso della sua scadenza.

Il 27 l'Italia pare riprenda a muoversi.
Agosto, inutile agosto.

22.08.07

To cork or not to cork ?

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Il tappo.
Se ne è parlato molto in questi giorni sulle varie sfere d'informazione del vino. In particolare sul ng (newsgroup) it.hobby.vino, e in un post su vinix.
La questione iniziale è : come lo tappiamo il vino stante la crescente carenza di sughero di qualità e la fallibilità del materiale (leggi, sentore di tappo) ? E' un argomento che si ripresenta ciclicamente ma che adesso può essere forse affrontato in modo più complesso dal momento che esistono ormai numerose chiusure alternative.

Io sono un romantico del sughero. Il fascino, la storia, la tradizione, la classe, la perfetta simbiosi con il vetro che porta con se questo tipo di chiusura del vino è tale che difficilmente si può pensare di abbandonarla in quattro e quattr'otto a favore di qualche nuova (silicone, vetro, vite) o vecchia chiusura come a corona per esempio. Però ? Però non per tutti è così. Il ristoratore e l'enotecaro che devono cambiare la bottiglia difettosa, il produttore soggetto a lamentele, il consumatore schifato dalla visione del silicone e via dicendo, le problematiche sono differenti.

Partiamo da un dato di esperienza : un vino chiuso con un tappo a corona non evolve o evolve in modo molto più lento rispetto a un vino chiuso con un ottimo tappo di sughero. Ho stappato proprio l'altra sera a casa di amici - in mancanza d'altro - una Barbera frizzante del 2003 sigillata - è il caso di dirlo ! - con tappo silicone + tappo a corona. Vino immutato rispetto all'identico esemplare assaggiato 4-5 anni prima e non si trattava certo di un vino da invecchiamento. Viceversa, un vino tappato con un tappo di sughero evolve nel tempo. Non sono un fisico né un chimico per cui non so dirvi se questo processo che coinvolge il colore, i tannini e nel complesso il gusto del vino sia dovuto - in tutto o in parte - ad eventi endogeni (interni alla bottiglia), o esogeni (esterni alla bottiglia) come per esempio aria che penetra lentissimamente attraverso la porosità del sughero. E' vero però che il Querciabella 1997 stappato immediatamente dopo al Barbera aveva tutte le caratteristiche tipiche del lungo affinamento in bottiglia chiusa con tappo di sughero di qualità.

Quindi non è che una chiusura va bene e l'altra va male.
Si tratta di capire cosa si vuole fare con questo o quel vino e con questo o quel tappo. Bisognerebbe spostare il problema e non pensare più ad una chiusura di tipo universale e valida per ogni vino ma specifica per ogni tipologia / utilizzo che si desidera fare con un certo tipo di vino. Per mio suocero, che stappa "frizzantini" di continuo - così li chiama lui - acquistati dall'amico, dimenticati in cantina e prelevati con 3 cm di polvere sopra da quella specie di sgabuzzino che pomposamente - insieme - chiamiamo cantina, si dividono tra quelli chiusi con tappo a corona - che sono semplicemente perfetti e simili a loro stessi anche dopo anni - e quelli che ha chiuso con tappo in plastica o in sughero nello stesso periodo, spesso ossidati o del tutto imbevibili.

Quindi se il tipo di chiusura ha un ruolo nella buona riuscita / conservazione / evoluzione / immutabilità di un vino, è forse il caso di smettere di domandarsi *se* una chiusura sia migliore di un'altra e cominciare a chiedersi *quando* questa o quella sia migliore e per chi.

21.08.07

Potere alla Terra

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Leggevo oggi un post di Beppe Grillo sulla relativamente breve distanza che ci separa dalla dead line del petrolio.

"Ci aspetta - scrive Grillo - dopo la linea rossa, un neo feudalesimo. La terra, le comunità, gli animali, le relazioni, le capacità individuali diventeranno importanti. In attesa di una nuova fonte di energia universale di cui, forse, faremmo volentieri a meno.".

Visione apocalittica o preconizzazione del futuro prossimo ? Già, perché se non nei 15/30 anni ipotizzati da Grillo, al più tardi nel giro di una quarantina d'anni il petrolio finirà o diventerà comunque antieconomico estrarlo e al di là delle considerazioni economico sociali - ritorno al feudalesimo - riflettevo sul cambiamento globale nell'assetto delle necessità, delle priorità e quindi dei valori che un cambiamento di tale portata potrebbe portare in assenza di valide alternative.
Da meditarci su.


[ Foto fonte : http://www.ecceterra.org]

Vinix senza pubblicità ?

Da oggi si può.

18.08.07

Skype is back

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Negli ultimi due giorni Skype, il servizio di messaggistica e telefonia peer to peer più famoso del mondo ha avuto qualche problema. La notizia è ormai arcinota sul web ed ha fatto il giro di tutta la rete alla velocità della luce. Ciò che ha colpito - e lo stupore dovrebbe far riflettere - è il fatto che a parlarne siano stati anche i media mainstream come per esempio alcune delle maggiori testate carta/web italiane : kataweb, Corriere.it, Repubblica.it, Repubblica.it solo per citarne alcuni.

Prima a diffondere la notizia la blogosfera : la notizia è immediatamente rimbalzata da un capo all'altro del mondo espandendosi a macchia d'olio e coprendo in poche ore, ogni angolo del pianeta ulteriore riprova - ce ne fosse bisogno - che le fonti alternative sono sempre più fonti per i media mainstream. La cosa importante è che la situazione pare essere tornata alla normalità per quasi tutti gli utenti. Avevo già invitato, qualche tempo fa, a sfruttare skype, specialmente da quando vinix ne ha sposato alcune delle funzioni sociali (aggiunta di contatti direttamente dal web). Torno a farlo in queste ore, complice la pubblicità che ha avuto forse anche verso pubblici nuovi e diversi, per spronare vigorosamente tutti coloro che ancora non lo stanno usando a sfruttarlo come strumento di lavoro quotidiano. Gratuito, non dimentichiamolo.


Piccolo hint : nel caso aveste una piattaforma un po' vecchiotta, segnalo che skype gira a meraviglia anche su windows 98.

12.08.07

Alcool nel sangue, ma davvero l'effetto è uguale per tutti ?

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Qualche giorno fa Aristide si è occupato delle nuove sanzioni che - salva redazione ed approvazione del regolamento di attuazione che ancora pare non ci sia - andranno ad aggiungersi al novero delle restrizioni / punizioni / limitazioni alle quali è soggetto l'abitante dello Stato Italiano. Ora, da idealmente anarchico - ma rispettoso dell'altrui diritto - quale sono, è chiaro che la nuova ondata di provvedimenti agostani non incontri il mio entusiasmo seppur comprenda le finalità che, secondo i propri estensori, queste nuove sanzioni dovrebbero perseguire. Ora, riflettevo su un fatto. Conosco moltissime persone che, bevuti 2 bicchieri di vino, diventano immediatamente incapaci di contenere le proprie emozioni, tanto che iniziano a ridere o a piangere o a fare entrambe le cose contemporaneamente, senza alcuna possibilità di controllarsi. Per esempio mia moglie. Ne conosco altre che bevuta una discreta dose di vino durante i pasti - mezza bottiglia o più - sono perfettamente in grado di deambulare e compiere ogni normale attività del quotidiano, forse con un mezzo sorriso in più ma davvero, a occhio, per nulla incapaci.

Prima che chiunque mi assalga. Premetto : è sbagliato. Con alcool nel sangue non si guida, lo dice il legislatore. Ma quanto ? Esattamente quello previsto dal codice della strada ? Quello 0,5 ? Si perché è questo il punto, il quanto. Ma anche il chi. Se mia moglie beve due bicchieri di vino è davvero meglio che non si metta al volante, su questo non ci piove. Ma se uno è in grado di metabolizzare o "reggere" meglio l'alcool nell'immediato e nel lungo periodo o se - meno tecnicamente - subisce comunque un minor impatto da parte degli effetti dell'alcool, è giusto che sia sottoposto a limiti così stringenti (almeno per lui) ?

Capisco anche questo : la norma è prevista per tutti al ribasso. Meglio prevenire che curare, ecc. ecc. Eppure...visto e considerato che durante l'esame della patente e i relativi rinnovi è prevista la visita medica obbligatoria, perché non estendere gli esami previsti da questa visita con un controllo preciso su quanto quello specifico individuo è in grado o non è in grado di poter reggere ? Perché sono convinto che se una persona può essere incapace di guidare o diventare un pericolo per gli altri anche con meno di 0,5 grammi / litro nel sangue (e allora la norma andrebbe rivista al ribasso), un'altra persona può ben essere normalmente vigile con 0,5, 0,8 e oltre nel sangue. Credo - non sono un medico - che la massa corporea e numerose altre variabili incidano sulla capacità di assunzione o meno.

Allora l'idea potrebbe essere questa : tutti soggetti al limite dello 0,5 e punto.
Se però qualcuno, per diverse ragioni, anche di lavoro, dovesse avere la necessità di estendere questo limite a uno 0,1-0,2 in più - il quantum è ovviamente da stabilire da parte di esperti medici - dovrebbe poter avere la possibilità di auto-sottoporsi ad una visita suppletiva, a pagamento, a suo carico, per poter ottenere un apposito patentino aggiuntivo che gli consenta di guidare dopo aver bevuto fino alla quantità limite di volta in volta determinata scientificamente. Tutto questo, chiaramente, sempre che sia possibile farlo, appunto, scientificamente. Non sono forse previste visite speciali per determinati lavori ? Qualche medico all'ascolto sa dirmi qualcosa in proposito ?


[Fonte immagine : http://www.petitchaperonrouge.com]

07.08.07

Beta testing : il sito dell'azienda Paolo Scavino

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Si è parlato molto in questi giorni, del nuovo sito dell'azienda vitivinicola Paolo Scavino, quasi fosse un "evento" che un'azienda si fa o rifà il sito. Purtroppo non dovrebbe essere un evento ma in Italia lo è e ce la teniamo così. Sono parzialmente giustificati i toni entusiastici di alcuni, se non altro per il fatto che il sito è stato realizzato come un vero progetto editoriale, con la collaborazione di uno specialista per i testi (Michele Marziani) e di uno per le foto (Davide Dutto) ed è encomiabile lo sforzo di qualsiasi azienda che investa due lire per stare al passo ed offrire qualcosa di utile ai propri estimatori, appassionati e clienti. Il chiacchiericcio mi ha indotto a fare un sopralluogo e qui di seguito mi permetto di sottolineare alcuni aspetti positivi e negativi a mio avviso degni di nota, sia pur rilevati a seguito di una visita forzatamente breve.

A livello macroscopico si nota subito che tutte le pagine hanno il medesimo tag title il che non è necessariamente un male ma senz'altro non è un bene. Forse si è voluto spingere solo il nome dell'azienda (che infatti esce bene su google) ma è anche un po' tautologico spingere per una chiave che è già il mio marchio no ? Ad ogni modo, con questa scelta per esempio, si è penalizzata l'indicizzazione per molte altre parole che magari agli Scavino non interessano perché l'importante è la poesia, non discuto quindi la scelta, mi limito solo ad un'osservazione asettica.

Sempre circa l'indicizzazione è da notare come, essendo tutti gli ottimi testi in formato esclusivamente grafico, questi non verranno indicizzati. Peccato perché si nota che sono curati, attinenti, rilevanti e potrebbero senz'altro contribuire al buon posizionamento per molte parole chiave. Magari anche qui è stata una scelta per non consentire di poter esportare i testi che, come sappiamo, in questo caso sono d'autore. Molto chic, poco 2.0. Tra l'altro pensa alla miriade di persone che ogni giorno magari hanno bisogno di copiare i dati di questo o quel vino, dove finirebbero e di come si moltiplicherebbero i rimandi all'azienda ed al prodotto... così invece bisogna fare tutto a mano e la diventa dùra.

Nella home c'è uno scrolling obbligato verso il basso (anche per le alte risoluzioni), assolutamente evitabile dal momento che c'è un sacco di spazio non sfruttato nella zona sottostante. Mancano i tag keyword e description e mi pare che questa mancanza sia estesa a tutto il sito, sia la parte italiana che la parte inglese. Va bene che parliamo di lavori menosetti da artigiano ma sono le fondamenta dell'indicizzazione se sono fatte come si deve. Sempre all'ingresso, non c'è testo ma almeno c'è un tag alt sull'immagine (bonus !).

Belle, anzi bellissime le immagini ma già dopo essere entrato nel sito non ho avuto ancora alcuna informazione se non l'anagrafica dell'azienda. Fastidiosissimo a mio gusto, il sistema di visualizzazione del testo a scorrimento. Se c'è una cosa che non sopporto è il testo che si muove se muovo il dito sul touchpad. Ripeto, a mio gusto. Bello - perché semplice e pulito - l'effetto grafico colorato sui menù ma mi sarei limitato a quello lasciando almeno i testi di Michele in formato non grafico. Il tocco con flash è fine comunque, lo si nota.

Bella e d'impatto l'idea di collegare le immagini ai contenuti. Una scommessa non semplice che, nel complesso, mi sembra ben riuscita. Curate e complete le schede dei vini e dei vigneti anche se le renderei accessibili - magari in forma ridotta - anche sul sito ancor prima di scaricare il pdf dettagliato. Originale e utilissima l'idea del commento alle annate e molto ben fatta anche la galleria fotografica. Avrei qui aggiunto un tasto avanti - indietro sulle foto per non dover chiudere e riparire ogni volta per ogni singola immagine. Magari uno slideshow "on demand" non guasterebbe.

Non c'è molta possibilità di interazione ma non mi sembra fosse nell'animo del progetto che è più di racconto che di interazione. Extrabonus: la mail non è messa lì per metterla, la prenotazione della visita in cantina si può fare anche con questo mezzo di comunicazione e non è poco, credetemi.

Cosimo Mele all'uncinetto

Inauguro con questa segnalazione la nuova categoria "Perle" : robe che vedo o leggo in giro e che mi hanno travolto, nel bene o nel male. L'amico Dante De Benedetti, in arte JF Sebastian, sul suo blog ROTFL! fa l'uncinetto alle dichiarazioni di Cosimo Mele: si, l'Onorevole.

A trenta secondi dalla fine

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L'altra sera, divano, dopo una giornata a spasso tra sentieri dolomitici e invitanti profumi di selvaggina in altrettanto accoglienti rifugi. Insieme ai due amici che ci hanno accompagnato in montagna per quei 7 giorni stiracchiati di vacanza cominciamo a guardare un film cult : "A 30 secondi dalla fine", con uno strepitoso Jon Voight nel ruolo dell'evaso. E' un film vecchiotto (della metà degli anni '80) ma bello crudo, appassionante. Per farla breve, siamo sul più bello quando, di punto in bianco, senza alcun preavviso, il film viene letteralmente tranciato dal telegiornale ladino delle 22 e 10 per riprendere una mezz'ora più tardi. Ci guardiamo nelle palle degli occhi ammutoliti, quando constatiamo che il film, nel frattempo, aveva tranquillamente proseguito il suo corso sulla tv nazionale "normale". Mi chiedo se anche ai trentini che quella sera stavano guardando il film - che per combinazione lunare era programmato sulla rete 3 - non siano girati vorticosamente i garbasisi ? Ma, ditemi, per davvero in Trentino Alto Adige, boiata o film cult, non ci sono cazzi, alle 22.10 telegiornale ladino e chi s'è visto s'è visto ?!

06.08.07

Digital divide, un problema del tutto evitabile

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Stavo leggendo questo articolo di Massimo Mantellini e una volta ancora si rafforza il fastidio nei confronti di quella sorta di "cartello" tra operatori delle telecomunicazioni (mobili e fisse), che impedisce la realizzazione di un sogno che ha davvero ben poco di irrealizzabile. Da diversi anni, una volta al mese, con regolarità, mi intrattengo una ventina di minuti al telefono con un esperto commerciale dell'area business di Vodafone - il mio operatore mobile - cercando di comprendere perché non esista ad oggi una FLAT decente e vera, in grado di non farti spendere 4 euro all'ora, di darti un tot di traffico e poi segarti le gambe per ogni MB in eccesso o i minuti contati oltre i quali paghi una follia. L'operatore è sempre più imbarazzato e ha sempre meno argomenti. Di lì a poco cederanno mi dico sempre. C'è qualcosa di buono da parte di Wind ma devo andare a studiare prima di crederci.

Nel complesso la fonia mobile in particolare ci sta facendo forzosamente assistere ad un tristissimo ritorno alla preistoria che mi riporta al 1996 quando mi collegai per la prima volta ad internet con una dialup da 250 mila lire annue di canone e l'ansia dei minuti che passavano come secondi di fronte a quel prodigio tutto nuovo. Sono appena rientrato dalle "ferie" in montagna (7 rosicatissimi giorni) e non ho potuto evitare di connettermi quasi tutti i giorni spendendo oltre 100 euro in una settimana per le connessioni effettuate in quel breve arco di tempo. Non ho potuto fare a meno di sottostare a questo finto mercato, ed è su questo che stanno giocando.


[Immagine da thejournal.com]

03.08.07

Vino dei Blogger # 9

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Chi legge queste pagine sa che non sono un grande amante di tutte quelle iniziative a catena che solitamente nel mondo dei blogger vanno sotto il nome di "meme" ma il tema del "Vino dei blogger" lanciato questo mese dal blog "Il Maiale Ubriaco" è forse uno dei più stimolanti : il vino come emozione. Sono moltissimi i vini che mi hanno procurato un sincero trasporto e che fin dal primo assaggio si sono impressi indelebilmente nella mia memoria, scolpiti. Per questo pezzo ero tuttavia indeciso tra due vini in particolare : un grande Pinot Nero di Borgogna (il miglior Pinot Nero mai bevuto fino ad oggi, di Millot) ed un Barbaresco del 1969 di Vietti bevuto immediatamente dopo la faticosa conquista della laurea in legge. Ho optato per il secondo forse perché associato ad un ricordo così lieto e liberatorio come la FINE degli studi "istituzionali". E' una degustazione un po' risalente, perdonate eventuali errori di "gioventù".

Barbaresco Cascina Masseria di Barbaresco del 1969, prodotto dall'azienda Vietti di Castiglione Falletto in 2250 esemplari. Passata dalle mani del produttore alla meticolosa custodia in cantina climatizzata per oltre trent'anni, questa favolosa bottiglia n. 1323, perfettamente conservata, temeva di far la fine di altre compagne, magari confinate a vita come cimelio "da collezione" che, come tale, non sarebbe mai stata degustata, rendendo vana ogni ragion d'essere. Fortunatamente, iddio ha voluto che cotanto bene, non finisse nelle mani di chissà quale avido collezionista, bensì, per vie traverse, nella disponibilità di chi oggi ne scrive, rispettoso e riverente difronte a tale prodigio della natura.

Quando ci si trova davanti ad esemplari di così lungo invecchiamento (nell'anno di vendemmia di queste uve il sottoscritto non era ancora venuto al mondo...), è comprensibile un minimo di timore relativamente all'incidenza del lungo tempo trascorso dall'imbottigliamento sulla materia prima. Mistero che non fa che rendere ancor più "sacrale" il momento dell'apertura che - in questi casi - ha già di per sé un non so che di "religioso". Nessun problema con l'estrazione del tappo - a differenza di quanto accadutomi recentemente con un Barolo del 1960 - ancora perfettamente intatto, a riprova dell'estrema qualità del sughero utilizzato e della cura nella conservazione. Meditino, a tal proposito, i giovani sommelier, quando ai corsi AIS insegnano che i tappi dopo 13/15 anni si sgretolano e vanno sostituiti. Questo ne ha più di 30 ed è perfetto. Così, solo per dire.

Lo versi finalmente nel calice - il migliore possibilmente, che l'occasione merita - e già resti stupefatto. Il colore è ancora perfettamente integro, certo, ampiamente aranciato - è normale - ma senza alcun cedimento all'unghia, limpido (tanto buona è stata la conservazione) e di buona consistenza. Lo porti al naso e ti inebria. Il lievissimo accenno di ossidazione iniziale svanisce immediatamente dopo breve ossigenazione - nel calice, ampio, e non nel decanter che sarebbe un assassinio ! - e lascia spazio a sentori ampi ed intensi che ricordano il frutto rosso, ormai trasmutato in qualcosa di estremamente più complesso ed interessante. Lo annusi e lo riannusi, quasi fossi un felino, ed è un susseguirsi di sensazioni terziarie evolute ma incredibilmente integre: in particolare vi scorgi il tabacco, il ricordo del frutto sotto spirito (mirtillo, lampone) e il goudron, il tutto in un quadro di estrema eleganza e finezza. Nessuna puzza, nessun difetto olfattivo.

A questo punto passi all'assaggio. La prima cosa a stupirti è la freschezza di un vino che ha passato i trent'anni di invecchiamento da un pezzo: un'acidità assolutamente piacevole e bilanciata che rende la beva - se ce ne fosse bisogno - ancor più accattivante. Poi il frutto, ancora perfettamente presente ed integro, molto evoluto, terziarizzato e geometricamente "fuso" al tannino ormai integralmente precipitato ed alla morbidezza, per uno splendido equilibrio ed un ottima piacevolezza di beva. Ciò che impressiona - su tutto - è la lunghezza, pressochè infinita. Un sorso equivale a minuti di persistenza aromatica intensa, accentuata dai continui ritorni in via retronasale. Eccellente da solo come compagno da meditazione - o da sbronza, non avendo grossi progetti per il giorno seguente - ho preferito abbinarlo ad un brasato al nebbiolo. Inno al vino "di una volta", alla tradizione e al territorio, espressione fedele delle potenzialità del nebbiolo, del saper fare in vigna oltre che in cantina. Probabilmente è introvabile. Se tuttavia qualcuno avesse la fortuna di custodirne gelosamente un esemplare in cantina, consiglio di resistere almeno ancora quattro o cinque anni per valutarne l'ulteriore - sicura - evoluzione. Ma per carità, bevetelo.

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