So bene come funziona il mondo della pubblicità, specialmente quando questa si intreccia malamente con i contenuti, non già come publiredazionale esplicito, che almeno è evidente per il lettore, ma in modo più subdolo, in un articolo che di solito funge da merce di scambio per i soldi investiti in inserzioni. Tu dai qualcosa a me ed io faccio qualcosa per te, qualcosa di molto lontano - purtroppo - dal simpaticissimo "tu mi dici quello che devo fare e io lo faccio" dell'ormai noto gruppo di comici sardi. Il desiderio, anzi l'esigenza di scrivere questo post, nasce a seguito di alcune polemiche sviluppatesi intorno all'ingresso di Luciano Pignataro all'interno del network pubblicitario VinoClic avanzate dal suo collaboratore (almeno fino a qualche tempo fa) Fabio Cimmino.
Ho sempre avuto grande ammirazione per Fabio, un po' perché da semplice appassionato quale era, ha saputo ritagliarsi, prima con WineReport, poi con altre collaborazione in rete fra cui quella con TigullioVino.it, per la rubrica Vini dal Centro Sud (da settembre affidata al bravo Ugo Baldassarre, per via della scelta di Fabio di abbandonare la rubrica per i molteplici impegni che lo vedevano coinvolto altrove), un po' perché attraverso i suoi scritti e le sue degustazioni, ha saputo raccontare e far conoscere a tanti lettori, eccellenti e poco conosciute realtà vitivinicole del meridione degne di nota, alcune delle quali sono poi entrate a far parte del nostro meeting annuale. Insomma, grande e immutato rispetto per lui e per quello che ha fatto per noi e per la rete in generale.
Di recente Fabio è intervenuto su questo blog per criticare aspramente la scelta di Luciano Pignataro di entrare a far parte del network VinoClic, un network che ho aperto nel novembre del 2006 e che si occupa di veicolare sul web pubblicità mirata di inserzionisti facenti parte esclusivamente del settore enogastronomico. Un network - questo forse lo sanno in meno - che si è dato al momento della sua costituzione, dei vincoli ben precisi per tutelare la libertà e la credibilità dei propri editori.
Tra i più significativi ricordo : la possibilità per gli editori di richiedere l'esclusione del proprio sito / blog da determinate campagne pubblicitarie - per es. alcuni editori non accettano sponsor vitivinicoli - l'attenzione con cui VinoClic seleziona i propri inserzionisti, la scelta della pubblicità tabellare (e solo quella) per slegare completamente la pubblicità dai contenuti, compresi i publiredazionali che, almeno per quanto riguarda l'attività di VinoClic, non sono nemmeno contemplati come mera possibilità.
Le critiche di Fabio, sia pur circoscritte alla scelta di Luciano Pignataro di passare da un sito sponsor free ad un sito con pubblicità, partono però a mio avviso da un presupposto vero in moltissimi casi ma del tutto falso nel caso nel caso di VinoClic. Di fondo, la preoccupazione è sempre quella : l'ingresso della pubblicità su questo o quel sito, ne comprometterà l'affidabilità, la credibilità, la libertà e l'indipendenza di giudizio ?
E allora voglio rivolgermi proprio a Fabio Cimmino ma con l'intento di rivolgermi a tutti coloro che siano diffidenti o, peggio, abbiano pregiudizi nei confronti di questo nostro progetto che tra i propri obiettivi fondamentali ha quello di fare formazione all'inserzionista prima di vendergli qualcosa e quello di rappresentare una rottura netta nei confronti di un sistema di pubblicità viscoso, misto e subdolo nei confronti dei lettori.
Il fine di questo post, al contrario di ciò che puoi pensare caro Fabio, non è di difendere Luciano Pignataro che è grande, grosso, vaccinato e certo in grado di difendersi - ce ne fosse bisogno - da solo. L'intento è un altro e ben più alto a mio avviso: il diritto di ognuno, di inserire pubblicità sul proprio sito, senza per questo essere denigrato o bollato come eretico, miscredente, corrotto, poco di buono o quanto di peggio possa venire in mente al crociato di turno. Pensate per un momento alle riviste cartacee. Quelle guadagnano sia dalla vendita in edicola (o per abbonamento) che dalla pubblicità tabellare o sotto forma di publiredazionale (salvo rarissimi casi tipo Porthos che, pensa te, fa parte del network per il sito internet, anche lui con vincoli strettissimi per i tipi di pubblicità ammessa). Su internet è diverso. Il sito non si vende. Al limite si vende la pubblicità, quando ci si riesce.
Il problema, caro Fabio, sono piuttosto i pregiudizi, le sentenze preconfezionate, gli estremismi, le caste chiuse, i settarismi, le divisioni tra buoni e cattivi, i predicatori. Francamente mi sono strarotto i garbasisi di queste insinuazioni striscianti - nemmeno poi tanto striscianti - secondo cui chi fa pubblicità è cattivo mentre chi non la fa (o dice di non farla) è bravo. Cerchiamo tutti di guardare un po' più in là del nostro naso, cerchiamo di capire due cose fondamentali :
1) che c'è chi ha impostato questo discorso in un modo etico e decoroso - non come keymart da tanto al mucchio - evitando di ospitare pubblicità di inserzionisti di cui deve parlare per lavoro e, nel caso, di mantenere la propria integrità comunque, verificalo tu stesso;
2) che c'è chi in rete lavora e campa, gente per cui internet non rappresenta un secondo lavoro, un hobby, una sola passione o un divertimento, un passatempo o uno sfogo personale. Un lavoro dico, quello con cui compri da mangiare e paghi i vestiti ai figli e un lavoro che io cerco di fare al meglio, nel rispetto dei miei editori e dei miei lettori, se possibile anche dei lettori degli altri.
Appurato il fatto che ogni singolo editore del network può stabilire di non accettare pubblicità da aziende vitivinicole, così come ha fatto Luciano, Aristide, Porthos, VinoPigro (per citarne alcuni) - andando più sul concreto, vorrei prendere in considerazione le campagne che ad oggi sono state ospitate dal network VinoClic per valutare insieme se possano essere campagne lesive del decoro, della credibilità, dell'affidabilità di uno o più siti del network medesimo.
Un master in enogastronomia
Un e-commerce di bistecche fiorentine toscane
Una cantina sociale
L'evento Naturalmente Vino
Un e-commerce di caffé pregiati
Un e-commerce di prodotti tipici lucani e campani
Un e-commerce e distributore di vini
L'area Vino di ebay
Il lancio del social network Vinix
Lo storico pastificio Garofalo
Uo studio di marketing enogastronomico
Un'azienda vitivinicola
e a breve stanno per partire altre campagne su :
Un film relativo ad amore, cucina e ristoranti
Un importante evento fieristico
Una nota guida ai vini
Ora, anche se tra queste attività pubblicitarie doveste trovare elementi in possibile conflitto d'interessi con i siti editori del network, vorrei che qualcuno mi indicasse, se lo trova, anche un solo articolo compiacente. E allora mi chiedo e vi chiedo, molte delle critiche e delle accuse che vengono spesso rivolte per partito preso ad iniziative legate alla pubblicità, non sono forse figlie di pregiudizi infondati ?