Battaglino, il ristorante della scapigliatura
“In tavola si trovavano la salsiccia cruda mangiata a metri, vitello tonnato, ravioli in scodella con la Barbera e ravioli al sugo, bollito con polenta e poi paste dolci, wafer e amaretti con il moscato” scriveva Giovanni Arpino rievocando ne “L’ombra delle colline”, uno dei romanzi più celebri, una cena dell’immediato dopoguerra a casa del nonno pasticcere in frazione San Matteo a Bra. Era, in una breve frase, uno stupendo condensato della cucina piemontese, quella più classica che quelli di una certa generazione non hanno ancora dimenticato. Ma anche uno spaccato di braidesità che il famoso scrittore e giornalista, di cui quest’anno ricorre il ventennale della morte, riprende poi in altri romanzi e racconti. Per citarne due “Gli anni del giudizio”, ambientato sempre nella Bra degli anni ’50 e che vede protagonista un sindacalista o nell’ “Uomo della conceria” laddove, scritto per il “Mondo” di Mario Pannunzio , narra delle concerie – le uniche industrie in provincia di Cuneo a produrre suola e pelli – che si trovavano… tra le caserme e la stazione ferroviaria e delle vicende umane dell’epoca.
Arpino fece parte, in gioventù, della scuola della cosiddetta Scapigliatura, un modo per andare contro un certo conformismo dell’epoca e quella scuola ha lasciato profonde tracce. Oggi gli “ scapigliati” sono rimasti pochi e fra i suoi più illustri rappresentanti c’è un ristoratore molto conosciuto ed apprezzato in Piemonte anche per il suo estro. Si chiama Beppe Battaglino ed è il patron” – anzi l’”animatore” come lo definisce la Guida Michelin – del ristorante situato in piazza Roma la cui storia corre parallela a quella di Bra a partire dal 1919 quando venne fondato dal nonno Sebastiano, fuochista sulle vaporiere che sferragliavano su e giù lungo i binari della leggendaria Cantalupo-Cavallermaggiore.
Lasciato il servizio per opposizione al fascismo, Bastian Battaglino fondò un osteria in via IV Novembre non lontano dalla stazione. Era il punto di ritrovo per ferrovieri, operai delle fabbriche e delle concerie che proprio a quel tempo stavano vivendo il periodo più fulgido, dei contadini che dalle Langhe e dal Roero scendevano a Bra per il mercato compreso- vista la presenza delle concerie - quello del bestiame . All’ “Osteria della Vezza” – così si chiamava inizialmente perché il “vecchio” Battaglino era originario di Vezza d’Alba e serviva in tavola, insieme al vinattiere Luigi Grimaldi anche lui ferroviere, quel “nebiolo” oggi rivalutato e divenuto docg – gli avventori si accontentavano di un succulento minestrone di trippe o, in altre occasioni più rare, di un piatto di bollito.
Le grandi qualità di chef di Sebastiano Battaglino, personaggio eccentrico, divennero in breve tempo molto note e il ristorante, trasferitosi nel frattempo in piazza Roma, cominciò a riempirsi di raffinati gourmet stimolati anche dal clima, a dir poco, cameratesco con i quali venivano accolti. Poi toccò al figlio Carlo, giramondo per indole (nei suoi tour conobbe anche, tra gli altri, Aristotele Onassis e divenne amico della grande Maria Callas) occuparsi del locale a cui aggiunse la passione per la lirica con la quale partecipò a “Lascio o raddoppia” nel 1959 e perse, purtroppo, per un soffio.
Oggi Beppe ha messo insieme lo stile goliardico del nonno del nonno e la passione per la lirica del papà. Un divertente intrattenitore che , in collaborazione con un’affiatata equipe (la moglie Maria Teresa, la figlia Alessia anche lei – guarda caso – con studi teatrali universitari a Milano, l’ormai “storica” cameriera Sabrina e le ottime cuoche) ha trasformato – insieme al fratello Nino morto prematuramente alcuni anni fa – in un inimitabile punto di riferimento soprattutto per quei buongustai che amano anche il piacere della buona compagnia.
I menù sono rimasti intatti nel tempo quasi a voler ripercorrere la storia di Bra del ‘900: salsiccia di carne di vitello di Bra, vitello tonnato, insalata di carne cruda (a richiesta), ravioli al sugo o con burro e salvia, tagliatelle, trippa, finanziera e soprattutto il bollito con le salse esaltato dallo stesso Giovanni Arpino che ogni tanto – durante le sue visite a Bra – capitava dentro il locale insieme ad amici fra cui “Cecu”, al secolo Francesco Rinaudi il protagonista de “L’Ombra delle colline” e rimasto oggi – ultraottantenne -l’unico rappresentante della generazione più vecchia degli “scapigliati”.
Non manca proprio nulla: Beppe Battaglino, oltre ad un ristoratore competente di cucina è anche un piacevole mimo, che con battute e divertenti esternazioni spesso senza né capo, né coda riconducibili al filone della comicità demenziale condite con brani di lirica improvvisati e cantati sul momento sprigiona un clima di piacevole follìa. Chissà, magari vedendolo, Mario Monicelli – regista di “Amici Miei” – ci farebbe un altro film. E, intanto, per chi va a mangiare buon appetito. Tel. O172-412509.
Commenti
Luciano,complimenti per il ritratto umano e i cenni letterari.
Postato da : Claudio | March 2, 2006 10:27 PM
Luciano mi fa piacere trovarti qui a scrivere in modo così piacevole della nostra bella città e della sua storia.
un saluto
Lilli
Postato da : lilli | March 4, 2006 08:38 AM
Que bueno veo que hay tres cosas que nos unen el vino la buena comida y el apellido , que buenoooo saludos
cristian
Postato da : cristian Battaglino | April 1, 2006 06:33 PM
ciao amici vorrei consigliare un posto che ho scoperto molto particolare si chiama renoir cafe di pogliano milanese, be qui la cucina ha la sua prerogativa nei piatti cotti al forno a legna si di pesce che di carne, ottimo davvero ed atmosfera romanticissima con musica al pianoforte. lo consiglio. ciao
Postato da : RICCARDO | October 5, 2006 02:50 PM