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Sud Africa, come fare profitti con l'enoturismo e promuoversi all'estero

di Fabio Ciarla

MappaArticolo georeferenziato

Argentina, Cile, Australia e ovviamente California, ognuno di questi nuovi territori del vino ha apportato qualcosa all’enologia mondiale, lo stesso si può dire del Sud Africa, che in realtà vanta radici viticole profondissime (parliamo addirittura del 1600, la tradizione vinicola più antica fuori dall’Europa). Ma in questo caso un viaggio tra le cantine di Stellenbosch, città del Capo e Franschhoek insegna soprattutto una cosa, come rendere l’enoturismo un fenomeno di massa, redditizio e utile per lo sviluppo del settore e dell’intero Paese.

E non parliamo di numeri secondari, il Sud Africa è il settimo Paese al mondo per produzione vinicola e conta circa 600 aziende vinicole, la maggior parte delle quali attrezzatissime per l’accoglienza con sale degustazione, personale adeguato e ampia disponibilità per assaggi a prezzi minimi. La qualità del prodotto non manca, al di là dei concorsi internazionali rimane il fatto che in Sud Africa si coltivano circa 30 varietà di vitigni e si produce un blend autoctono molto interessante e proprio per questo apprezzato, il Pinotage, con uve Pinot noir e Cinsaut.

Il sistema enoturistico non si regge solo sulle iniziative di singoli privati, per quanto queste spazino dai tour guidati in vigna e in cantina ai ristoranti tra le barrique o ai picnic sull’erba, ma approfitta ovviamente anche della predisposizione di adeguata segnaletica e della diffusione di materiale pubblicitario per le singole zone ad opera di organismi pubblico/privati di interesse generale.

Gli esempi sono di vario tipo, dalla storica Groot Constantia, l’azienda più antica del Sud Africa e apprezzata addirittura da Napoleone, a mezz’ora d’auto da Città del Capo fino ad arrivare sulla “Wine Route”, lunga oltre 850 km, che porta i turisti stranieri e i tanti locali verso le colline di Stellenbosch e Franschhoek e poi ancora più a est. Attorno a queste due piccole cittadine, sede universitaria la prima con relativo centro di studio sull’enologia (dove lavorano anche ricercatori italiani), ruota il centro dell’enoturismo sudafricano, con centinaia di aziende raccolte in un territorio grande forse come una sola delle DOC italiane più famose.

Il territorio è obiettivamente di notevole bellezza, anche in inverno (agosto 2012 nel mio caso) il fascino delle colline è notevole. I paesaggi che si susseguono e variano incredibilmente a breve distanza sono forse una delle caratteristiche principali del Sud Africa. Nonostante il tempo, piovoso, e il giorno infrasettimanale, le cantine che abbiamo visitato erano comunque - con nostro grande stupore - tutte pronte ad accoglierci con i loro vini, un camino acceso e magari un tagliere di formaggi.

Il meccanismo insomma è così rodato che, pur essendo tutte vicine e quindi con un’offerta concentrata, le cantine di Stellenbosch e dintorni non hanno problemi di bilancio a tenere aperta e attiva una zona di accoglienza, con sale di degustazione molto curate e personale pronto a dare spiegazioni (o a vendere gadget). Il concetto di fondo è quindi legato alla redditività di questo approccio, che è per forza di cose alta se non nel breve periodo almeno in quello medio lungo.

Ci ha impressionato infatti il costo davvero basso di questi servizi. La degustazione media, 3 vini a 4 euro più o meno, potrebbe essere in linea con il costo della vita in Sud Africa (più basso del nostro di un buon 20% nelle zone turistiche – ad esclusione del Parco Kruger – che va scendere nelle zone meno frequentate) ma non lo è affatto se rapportata al costo del vino locale.

Consigliati da persone del luogo, abbiamo sicuramente scelto cantine di un certo livello (che saranno oggetto di un approfondimento successivo) ma difficilmente si sono trovate bottiglie vendute dal produttore sotto i 9/10 euro (con i rossi si partiva da cifre ancora più alte). Il che, rapportato con i costi dei nostri vini in cantina, equivale ad un prodotto di buona se non ottima qualità. Il prezzo è quindi porta d’ingresso fondamentale per incentivare gli enoturisti a visitare le cantine sudafricane, dove in alcuni casi si può anche mangiare (come è successo a noi) davanti ad un camino acceso mentre fuori imperversa un temporale.

Certo esistono anche in Sud Africa offerte diverse, con strutture di altissimo livello e decisamente costose, che abbinano alle vasche in acciaio resort di lusso e boutique di alta moda, altre storiche e dalla vista meravigliosa, oppure piccole ma nuove ed eleganti. Difficile, per un appassionato di vino, non cercare di portare a casa un pezzo di questa esperienza meravigliosa, che siano gadget o bottiglie da mettere in valigia o, magari, due o tre indirizzi dove trovare quel vino nei Paesi di provenienza. Si realizza così la perfetta unione tra ricavo immediato e promozione in tutto il mondo.

Il gioco si regge dunque e il motivo è che, grazie a questo continuo andirivieni le persone escono da una cantina e si infilano in quella vicino, degustano, assaggiano, parlano con i produttori, vedono le vigne e, alla fine, comprano. In alcuni casi si arriva al 60% della produzione venduto direttamente in azienda! Cifre alte, altissime, da sogno per un produttore del vecchio continente. Per arrivare a questi livelli, ammesso che il nostro mercato e la nostra cultura siano adatti a un sistema di questo tipo, o almeno per migliorare la redditività dell’enoturismo tricolore, bisogna quindi imparare e sperare che il classico ragionamento da “cane che si morde la coda” non intervenga a limitare gli sforzi delle singole aziende.

Di certo serve una strategia generale che promuova l’enoturismo su un territorio, una Doc o una strada del vino, ma le aziende devono farsi trovare pronte o stimolare il cambiamento con sale degustazioni adeguate, strutture pulite e attive, i giusti bicchieri per la degustazione, personale capace e padrone almeno della lingua inglese oltre a costi bassi per permettere ai turisti di fare un “giro”.

Si, perché il tutto si regge solo se l’enoturista che vuole visitare un territorio è messo in grado di fermarsi in più aziende senza spendere una fortuna, altrimenti non sarà in grado di comprare (avendo speso tutto in degustazioni) oppure si fermerà solo in un’azienda e a quel punto non si innescherà il meccanismo virtuoso di promozione dell’intero percorso.

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Nato nel mondo del vino ho scelto il giornalismo, la comunicazione, come mia professione e passione principale. Poi, con il tempo e le esperienze, le...

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