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Vocacibario

Vendemmia in Piemonte, numeri e dati, associazioni export 2015

di Virgilio Pronzati

MappaArticolo georeferenziato

La vendemmia in Piemonte è terminata.  Alla fine di ottobre c’è stata un’interessante anteprima sulla vendemmia 2015 a Barolo, formulata dall’Accademia del Barolo.  Una Docg di rilievo ma non certo la più grande.  Dai dati del 2014, il vigneto Piemonte è formato in prevalenza da vigneti di Barbera di cui Doc e Docg.  Di seguito, l’Asti e il Moscato d’Asti, Barolo, Piemonte, Langhe, Gavi e Monferrato.  Con superfici e produzioni minori altri pregiati Doc e Docg.  In testa per superficie vitata la provincia di Asti, seguita da quelle di Cuneo e Alessandria.  Tornando alla vendemmia, i riscontri fatti in tutta la regione sono oltremodo positivi. Un’annata di grande eleganza, qualitativamente eccellente, che promette vini importanti e longevi. Una vendemmia da 110 e lode.  

Si può considerarla tra le annate migliori degli ultimi vent’anni. Questo è quanto è emerso a Anteprima Piemonte Vendemmia 2015, l’annuale incontro promosso da Regione Piemonte, Consorzio Piemonte Land of Perfection e Vignaioli Piemontesi, ospitato nel Centro incontri della Regione Piemonte a Torino.  A parlarne, i vertici dei rispettivi consorzi e enti: Giorgio Bosticco (Piemonte Land of Perfection) Giulio Porzio (presidente Vignaioli Piemontesi), Gianni Marzagalli (presidente Consorzio dell’Asti), Filippo Mobrici (presidente Consorzio Barbera d’Asti), Pietro Ratti (presidente Consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Roero) e l’assessore Regionale all’Agricoltura Giorgio Ferrero. Eccone le risultanze.

L’agronomo Daniele Dellavalle e il giornalista Giancarlo Montaldo, direttore di Barolo&Co, hanno illustrato i dati sulla vendemmia 2015.

Una annata caldissima, con scarse precipitazioni e uve perfettamente sane e mature. Tra i vigneti del Piemonte, la produzione di vino è di 2,47 milioni di ettolitri, (+ 2,7% sul 2014). In Italia si stima una produzione di circa 46 milioni di ettolitri, con un aumento del 10% sul 2014. Dunque, una vendemmia di alta qualità per il Piemonte. Infatti, dalle analisi e valutazioni svolte tutti i vitigni sono collocati nella vetta della classifica, ovvero le 5 stelle dell’eccellenza a Barbera, Nebbiolo, Dolcetto, Grignolino, Cortese ed Erbaluce. Gli altri vitigni stanno nella sfera dell’Ottimo, con 4 Stelle. Il comparto vitivinicolo rappresenta la punta avanzata dell’agricoltura piemontese che si dimostra una realtà solida e vitale; un settore caratterizzato da fenomeni di rinnovamento, innovazione e di ricambio generazionale, soprattutto con l’inserimento di migliaia di giovani agricoltori e una crescita della componente femminile (sono 22.000 le aziende agricole condotte da donne); 1/3 dei 64.000 occupati in agricoltura sono donne.

A prezzi agricoli di base, il valore del vino raggiunge i 386 milioni di euro (circa il 10% della produzione agricola regionale). Le aziende vitivinicole sono 19.100 su 67.000 totali, mentre gli ettari vitati sono circa 43.000. Sono 54 le cantine cooperative che, con circa 12.000 soci, rappresentano 1/3 della produzione vitivinicola regionale. Di grande rilievo i dati sull’ export, che continua il trend positivo, nel 2014 si attesta su 1,04 miliardi di euro su un export agroalimentare complessivo di 4,7 miliardi di euro. Il valore dell’export di vino rappresenta circa il 22% dell’export agroalimentare piemontese e circa il 20% dell’export vini nazionale. Il Piemonte esporta circa il 60% della sua produzione, che in bottiglie sono: 56 milioni di Asti su 66 milioni totali; 23,8 milioni di Moscato d’Asti su 28 milioni totali; 10 milioni di Barolo su 13; 3 milioni di Barbaresco su 4,5 totali; 11 milioni di Barbera d’Asti su 22; 10,88 milioni di Gavi su 13,6; 2,2 milioni di Roero Arneis su 5,5; 1,8 milioni di Brachetto d’Acqui su 4,4 milioni. Il 70% è assorbito dai Paesi UE, il restante 30% dai Paesi extra UE.

Cresce anche il sistema delle strutture cooperative (circa 200 cooperative con 30.000 soci), e dei Consorzi di tutela e Associazioni di produttori che hanno contribuito a concentrare e rafforzare l’azione di marketing e soprattutto della promozione commerciale sui mercati esteri. L’esempio è Piemonte Land of Perfection, costituito dal 2011 da: Consorzio per la Tutela dell’Asti, Consorzio Tutela Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani, Consorzio Tutela della Barbera d’Asti e dei Vini del Monferrato, Consorzio Tutela del Gavi, Consorzio Tutela Brachetto d’Acqui e la Vignaioli Piemontesi. Quest’anno hanno aderito altri cinque Consorzi di tutela vini piemontesi: Il Consorzio Roero, il Consorzio Caluso Carema e Canavese, il Consorzio Freisa di Chieri e Collina Torinese, il Consorzio Alta Langa, il Consorzio Colli Tortonesi. Tutti insieme rappresentano oltre il 90% della produzione vitivinicola del Piemonte. L’assessore regionale all’Agricoltura Giorgio Ferrero: “Una vendemmia eccellente in un contesto virtuoso e di forti potenzialità per il comparto vitivinicolo che, per il suo peso economico-produttivo e per i suoi valori aggiunti, si conferma un elemento di punta e di traino per il Piemonte.


Il Piemonte all'estero

Ogni bottiglia di vino che va all'estero porta con sé, oltre alla qualità del prodotto, l’immagine di un territorio che è così proiettata in paesi lontani, portando nel mondo la bellezza di paesaggi modellati dalla vite. Tutto ciò lo si deve al lodevole lavoro svolto dai nostri produttori vitivinicoli e dalle loro organizzazioni economiche e professionali. Ad essi va il ringraziamento della Regione Piemonte e l’impegno nel dare continuità all’opera di sostegno del comparto vitivinicolo, in particolare con il Programma 2014-2018 dell’ OCM Vino, che anche nella campagna 2016 prevede un intervento finanziario di oltre 20 milioni di euro. Un sostegno che sarà ancor più forte con il nuovo Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020 del Piemonte, appena approvato dalla Unione Europea, con una dotazione finanziaria complessiva di 1.093 milioni di euro, dal quale si apriranno i bandi delle misure sulle quali potrà concorrere il comparto vitivinicolo, ovvero quella sui “Regimi di qualità delle produzioni”, quella sugli “Investimenti in immobiliazioni immateriali”, quella sui “Pagamenti agro-climatici- ambientali” e quella sulla “Agricoltura biologica”.

 

Il presidente del Consorzio Piemonte Land of Perfection Giorgio Bosticco: “Il vino è un comparto a più voci. Nel 2015 abbiamo ottenuto un importante risultato: tutti i Consorzi del vino riconosciuti sono entrati a far parte di Piemonte Land. È un segnale di unione importante. Chiediamo ora di assumere un ruolo di cabina di regia di tutte le risorse pubbliche spese nel campo promozione. Dal prossimo anno cambieremo anche la formula di Anteprima Vendemmia: mantenendo il fondamentale patrimonio di dati, che da vent’anni si raccolgono, vogliamo dare all’evento un respiro anche nazionale e internazionale”. 

Il presidente di Vignaioli Piemontesi Giulio Porzio: “Fare un vino è come fare un bambino: ci vogliono 9 mesi. S’inizia a gennaio con la potatura e si finisce a ottobre con la vendemmia. Bisogna tenerne conto per avere, alle fine, dei prezzi remunerativi. Non vanno dimenticati le piccole perle dell’enologia piemontesi, i vitigni minori come Grignolino Erbaluce e Ruché, che si ritagliano una loro piccola ma significativa nicchia di consumo. Negli anni abbiamo perso ettari di vigneti: dobbiamo chiederci come sarà il patrimonio di vigne UNESCO tra dieci anni e dobbiamo trovare gli strumenti da mettere in campo per creare reddito e far restare qui i giovani”.


Dati e valori del Piemonte vitivinicolo

43.553 ettari di vigneto, (circa il 7% del vigneto Italia), che comprendono i paesaggi vitivinicoli di Langhe-Roero e Monferrato, riconosciuti dall’UNESCO Patrimonio dell’Umanità.

Nel 2015 la produzione di vino stimata è di 2,47 milioni di ettolitri (+2,7% sul 2014). La produzione nazionale stimata è di 46,3 milioni di ettolitri (+10% sul 2014).   

19.100 le aziende agricole a indirizzo vitivinicolo.

280 imprese industriali produttrici di vini e distillati con circa 3.300 addetti.

54 Cantine cooperative con circa 12.000 soci (rappresenta circa 1/3 della produzione vitivinicola regionale)

386 milioni di euro il valore del vino ai prezzi di base agricoli (ex PLV) che rappresenta circa il 10% del valore dell’intera produzione agricola regionale. 1,04 miliardi di euro il valore dell’export di vino nel 2014 (+ 4% sul 2013); tale valore rappresenta circa il 22% dell’export agroalimentare piemontese e circa il 20% dell’export vini nazionale.  Il Piemonte esporta circa il 60% del vino; in bottiglie: 56 milioni di Asti su 66 milioni totali; 23,8 milioni di Moscato d’Asti su 28 milioni totali; 10 milioni di Barolo su 13; 3 milioni di Barbaresco su 4,5 totali; 11 milioni di Barbera d’Asti su 22; 10,88 milioni di Gavi su 13,6; 2,2 milioni di Roero Arneis su 5,5; 1,8 milioni di Brachetto d’Acqui su 4,4 milioni. Il 70% viene assorbito dai Paesi UE, il restante 30% dai Paesi extra UE.

18 vini a DOCG (calcolando l’Asti e il Moscato d’Asti, il Roero e il Roero Arneis) e 42 DOC (su 73 DOCG e 332 DOC nazionali), il più alto numero tra le Regioni, che coprono circa l’85% della produzione regionale; quasi tutta derivante da una ventina di vitigni autoctoni  storici, tra i quali, a bacca bianca: Arneis, Cortese, Erbaluce, Favorita, Moscato Bianco; a bacca rossa: Barbera, Bonarda, Brachetto, Dolcetto, Freisa, Grignolino, Malvasia, Nebbiolo, Ruché, Pelaverga.

Una legge regionale (la 39/80) sull’anagrafe vitivinicola e per il controllo e la repressione di frodi e sofisticazioni; con l’osservatorio vitivinicolo regionale, la revisione dell’albo dei vigneti e l’istituzione della fascetta regionale di garanzia per i vini DOC.

14 tra grandi e piccoli Consorzi di Tutela che coprono tutte le DOC e DOCG. 2 grandi Associazioni produttori; un consorzio per la promozione, costituito dai principali Consorzi di tutela dei vini. 

14 Enoteche Regionali e 33 Botteghe del Vino, riconosciute con legge regionale n. 37/80, che rappresentano circa 4.300 produttori espositori; che ospitano mediamente 1.000.000 di visitatori all’anno (metà dei quali stranieri).

7 Strade del Vino riconosciute.

Una grande attività sulla biodiversità, per la tutela, conservazione e valorizzazione delle centinaia di vitigni rari o in pericolo di estinzione. L’opera di selezione e sperimentazione ha portato anche al recupero e all’entrata in produzione di molti di questi vitigni autoctoni, tra cui: Bonaria, Avanà, Bourgnin, Pignolo, Spano, Gamba di Pernice, Albarossa, Nascetta, Bussanello, Timorasso.


Relazione Assessore Agricoltura Regione Piemonte Giorgio Ferrero

L’agricoltura e suoi prodotti agricoli e agroalimentari diventano elementi strategici in un quadro internazionale caratterizzato da una progressiva crescita demografica: sono infatti oltre 7 miliardi gli attuali abitanti del pianeta (erano 1 miliardo all’inizio del 1900); un quadro dove circa un miliardo di persone soffrono la fame o la mal nutrizione, ove permane o aumenta la precarietà produttiva per fenomeni climatici, ambientali, calamità naturali, per l’incremento di guerre e conflitti;  a ciò si aggiunge la profonda riconversione economica e sociale di grandi paesi come la Cina, l’India, il Brasile e di altri paesi ex terzo mondo, che da paesi prevalentemente agricoli sono diventati industriali e sono diventati importatori di prodotti agroalimentari di base, e con l’aumento del loro tenore di vita, e il desiderio di mangiare e bere bene, anche di prodotti di qualità; e citiamo ancora la tendenza di alcuni paesi a produrre carburanti utilizzando materie prime agricole (cereali, canna da zucchero, ecc.).

Non a caso negli ultimi anni, sono aumentate a livello internazionale le quotazioni e il valore delle derrate alimentari, e sono aumentate le esportazioni agroalimentari dei paesi avanzati come l’Italia dotati di forti strutture, alta innovazione tecnologica e quindi di grandi  capacità e potenzialità produttive, di marketing, con standard produttivi  nella quantità e soprattutto nelle qualità, infatti primeggiano i prodotti ad alto valore aggiunto e dei sistemi di qualità: DOC, DOCG, DOP, IGP, ecc. A questo proposito in Italia sull’agroalimentare permane il calo dei consumi sul mercato interno, ma continua il trend positivo sull’export.

Fenomeni, questi, che teoricamente dovrebbero portare a rivalutazioni e a maggiori remunerazioni delle materie prime e dei prezzi pagati al produttore; ma così non è, come vediamo dai prezzi irrisori (persino offensivi) pagati ai produttori, per tantissimi prodotti: Latte, Grano, Riso, Carni, Frutta, persino i prezzi delle uve. Ma ciò si spiega con i fenomeni speculativi e con gli effetti perversi di accordi politici e di commercio internazionali; questa situazione resta una contraddizione iniqua, ingiusta e insopportabile.

Contraddizioni a parte, ancor più in questi anni di crisi economica internazionale, il settore agricolo regge bene alla crisi. Al di la dei dati economici e produttivi, si sono stratificati fenomeni importanti, quali la tendenza, come scelta consapevole e di vita, di tanti uomini e donne, anche diplomati o laureati, e soprattutto giovani, di dedicarsi all’agricoltura come attività e come lavoro. Una tendenza e un processo che riconoscono finalmente all’agricoltura il giusto valore, la dignità che le spettano, e la giusta considerazione nella scala sociale.

In generale in Italia resta diffusa la piccola e media azienda agricola che restano l’ossatura del settore. Negli ultimi anni comunque sono scomparse tantissime aziende piccole e marginali, con fenomeni di accorpamento e crescita della superficie media, e un notevole ricambio generazionale.

Altro elemento importante è che l’Italia mantiene il trend positivo dell’export agroalimentare che nel 2014 registra un valore di circa 34,6 miliardi di euro, di cui 5,5 miliardi di euro in vino. Un trend positivo confermato anche dai primi dati dell’export del 1° semestre 2015 che registrano un + 8% sul 1° semestre 2014.

Sul contesto internazionale, per quanto riguarda il vino, dopo la vendemmia 2012,  definita “la più scarsa del secolo” per la quantità, 256 milioni di ettolitri (- 6% la produzione mondiale,  -8% quella italiana; - 12% quella piemontese), con la vendemmia 2013 come quantità in ambito  internazionale è ritornata a livelli normali (287 milioni ettolitri),  l’Italia risale ai 52,4 milioni ettolitri, il Piemonte 2,57 milioni ettolitri. La vendemmia 2014, ha registrato  una produzione mondiale  di circa 279 milioni di ettolitri; quella italiana  di 42 milioni di ettolitri; quella piemontese 2,4 milioni di ettolitri.

Sulla produzione mondiale, con 46,6 milioni di ettolitri su 279 milioni totali, l’Italia si colloca al secondo posto dopo la Francia come produzione di vino; si colloca a 4° posto come superficie a vigneto 792.000 ettari su 7,55 milioni di ettari totali dopo Spagna, Cina, Francia; come export l’Italia si colloca al 2° posto dopo la Spagna per volume (20,5 milioni ettolitri su 104 milioni totali) e al 2° posto, dopo la Francia, per valore (5,078 milioni di euro su 26 miliardi totali).

Le previsioni mondiali sui consumi di vino, nei prossimi 4 anni, prevedono una ulteriore riduzione in paesi come l’Italia e la Francia e un aumento dei consumi in Cina, USA, Regno Unito e Russia.


Valori del Piemonte

Sul ruolo dell’Italia in tale contesto, importante è il contributo del Piemonte, come dimostrano emblematicamente i dati del fatturato complessivo dell’agroalimentare e alimentare, che si mantiene intorno ai 12 miliardi di euro (circa il 10% di quello nazionale), e ancor più lo dimostrano i dati dell’export piemontese agricolo e alimentare che nel 2014 è stato di 4,75 miliardi di euro (di cui 1,04 miliardi è la quota vini); le esportazioni agroalimentari del Piemonte rappresentano il 14% dell’export agroalimentare nazionale e l’11% dell’export totale del piemontese; terzo dopo Mezzi di Trasporto e Macchinari Apparecchi.

Segnali positivi si registrano anche con i primi dati dell’export del primo semestre 2015 con un + 5%. Sull’export agroalimentare piemontese primeggiano i vini (1,04 miliardi euro, che raggiunge circa 1,4 miliardi nella voce statistica “bevande e distillati”), segue il riso con circa 360 milioni, i formaggi circa 250 milioni, la frutta con 100 milioni.

Al di la dell’indubbio alto valore economico, i nostri vini sono ambasciatori e simbolo delle qualità del Made in Piemonte e del Made in Italy; infatti, sulle tavole di tutto il mondo va circa il 60% del vino prodotto in Piemonte e in particolare:

56 milioni di bottiglie di Asti su 66 milioni totali;

24 milioni bottiglie di Moscato d’Asti su 28 milioni;

10 milioni di bottiglie di Barolo su 13 milioni totali;

 3 milioni bottiglie di Barbaresco su 4,5 milioni;

11 milioni di bottiglie di Barbera d’Asti su 22 milioni totali;

11 milioni bottiglie di Gavi su 13,6 milioni totali;

2,2 milioni di bottiglie di Roero Arneis (50% della produzione);

1,8 milioni di bottiglie di Brachetto d’Acqui su 4,4 milioni totali;

completano il quadro con quote minori: il Dogliani, il Dolcetto di Diano d’Alba, Colli Tortonesi, Roero, Alta Langa, Erbaluce, Ruchè, ecc.

I principali paesi importatori, in ordine decrescente, sono: Germania, Gran Bretagna, USA, Francia, Russia, Spagna, Svizzera, Giappone, ecc.

Il Piemonte si conferma tra le prime regioni per il valore delle sue produzioni agricole: 3,94 miliardi di euro, a prezzi di base, di cui il vino è circa il 10%. Ma lo è ancor più per i valori aggiunti riconosciuti alle sue produzioni per i  sistemi di coltivazione  e di allevamento, per la ricchezza di cultivar vegetali e di razze animali, per le caratteristiche pedoclimatiche e le bellezze  suo paesaggio agrario, per i diffusi sistemi di qualità dei suoi prodotti eccellenti, che hanno reso famosa la sua cucina ed enogastronomia, e che sono apprezzati in tutto il mondo.

Dunque, il settore agricolo ha saputo dimostrare di reggere bene alla crisi.

Anche il Piemonte rispecchia la tendenza nazionale su fenomeni di cambiamenti e ristrutturazioni: è calato il numero delle aziende agricole, attualmente sono 67.000 di cui quasi 20.000 sono ad indirizzo vitivinicolo,  è cresciuta la superficie media aziendale (circa 16 ettari); dunque, aziende più grandi e molto più ben strutturate, grazie al fenomeno di riaccostamenti, nuovi investimenti, un forte ricambio generazionale nella guida aziendale, ovvero l’insediamento di giovani agricoltori e una crescita della componente femminile (sono 22.000 le aziende agricole condotte da donne); 1/3 dei 64.000 occupati in agricoltura, sono donne; in definitiva si rafforza il quadro delle piccole e medie aziende che costituiscono l’ossatura dell’agricoltura piemontese, cresce la loro dinamicità e operatività sui mercati. Inoltre si può anche affermare che il Piemonte è un alto esempio di quella Agricoltura Famigliare, di quelle aziende a conduzione famigliare, che non producono soltanto derrate agricole, ma sono anche espressione di valori, di coesione sociale, custodi di identità e tradizioni, presidio e animatori di territori spesso destinati all’abbandono, alla marginalità e al dissesto idrogeologico.

In modo complementare, cresce, attraverso fusioni, accorpamenti, collaborazioni, investimenti, il sistema delle strutture cooperative (circa 200 cooperative con 30.000 soci), e dei Consorzi di tutela e Associazioni di produttori che hanno contribuito a concentrare e rafforzare l’azione di marketing e soprattutto della promozione commerciale sui mercati esteri


La vendemmia 2015

Per l’annata 2015, in Piemonte, la produzione complessiva di vino è stata di 2.466.919 ettolitri (+2,7% sul 2014), in linea con la tendenza produttiva internazionale che prevede aumenti della produzione della vendemmia 2015, rispetto al 2014. A livello U.E. si prevede un aumento del 2,7%. Per l’Italia si stima una  produzione di 46,3 milioni di ettolitri (+ 10% sul 2014).

La produzione regionale 2015 è così suddivisa:; in ordine decrescente c’è la provincia di Asti con 914.875 ettolitri, Cuneo con 876.500 ettolitri, Alessandria con 560.560 ettolitri, Torino con 59.192 ettolitri, Novara con 24.035, Biella con 23970 ettolitri, Vercelli con 5.915, VCO con 1.872 ettolitri. Come si può vedere, il Piemonte, con i suoi quasi 2,5 milioni di ettolitri, rappresenta appena il 5,6% della produzione nazionale: un dato significativo che ancora una volta conferma la scelta o meglio la vocazione del Piemonte a privilegiare le qualità sulle quantità.

Del resto, in Piemonte sono 43.553 gli ettari a vigneto (circa il 7% del vigneto Italia), tutti siti in media e alta collina, con alcune propaggini alpine e prealpine, dove è preponderante il lavoro diretto e manuale dell’uomo, con basse rese per ettaro (la produzione media per ettaro è di 70 quintali) che ne esaltano la qualità, già prevista nei disciplinari delle 18 DOCG (calcolando la doppia versione Asti e Moscato d’Asti, la doppia versione  Roero e Roero Arneis),(rileviamo anche l’entrata in produzione della versione “Nizza” del disciplinare DOCG Barbera d’Asti  Superiore), e 42 DOC, la più alta percentuale in assoluto rispetto alla produzione totale (su 332 DOC e 73 DOCG nazionali).

Come si potrà vedere in modo approfondito nella pubblicazione, qui presentata, sull’Annata vitivinicola in Piemonte, quella del 2015 è stata una annata favorevole dal punto di vista climatico, soprattutto per le ridotte precipitazioni e  le alte temperature che hanno preservato la sanità delle uve; dunque, si preannuncia una annata storica per i vini di questa vendemmia, tutti collocati nelle vette alte della classifica, ovvero tra le 4 stelle dell’ ”Ottimo” e le 5 stelle dell’ ”Eccellente”; e le eccellenze riguardano vitigni importanti come il Nebbiolo (Barolo, Barbaresco,ecc.), il Barbera, il Dolcetto, l’Erbaluce, il Cortese, il Grignolino. 


Nella foto: i relatori dell’incontro.

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Virgilio Pronzati, giornalista specializzato in enogastronomia e già docente della stessa materia in diversi Istituti Professionali di Stato...

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