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Vocacibario

Chianti Classico Collection 2020

di Virgilio Pronzati

MappaArticolo georeferenziato

L’Italia del vino può vantare due insuperabili primati. Il primo, avere realizzato la prima denominazione di origine al mondo. Nel 2016 sono stati festeggiati i Trecento anni del Chianti Classico. Confini, vitigni, comuni e tutela di questa grande zona citati nei bandi emessi dal Granduca Cosimo III de’ Medici nel lontano 1716. Quindi i primi modelli  di un disciplinare d’origine e di consorzio di tutela. Secondo, essere al vertice della produzione vinicola planetaria. In tempi più recenti, nel Decreto Ministeriale del 31/7/1932 che ne tutela la storica zona è aggiunto il suffisso Classico. Di seguito, il riconoscimento Doc col DPR del 9/8/1967, la Docg col DPR del 2/7/1984 e, nel 1996, il Chianti Classico diventa una Docg autonoma. Da decenni il Chianti Classico è una delle aree vitivinicole italiane più conosciute all’estero, dove c’è un naturale connubio tra territorio e vino. La sua area di produzione è situata tra Firenze e Siena, comprendente i comuni di Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Greve in Chianti e Radda in Chianti per intero e, in parte, quelli di Barberino Val d’Elsa, Castelnuovo Berardenga, Poggibonsi, San Casciano Val di Pesa e Tavarnelle Val di Pesa. 

Nel contesto del vino, questa regione non è seconda a nessuno. Storia, tradizione, ricerca e fattiva dinamicità, sono i fattori vincenti che ne hanno fatta la testa di ponte della nostra enologia. L’ultimo esempio, oltre il marchio dal Gallo Nero più ringalluzzito, l’importante modifica di alcune norme al Disciplinare di produzione approvate nel gennaio 2013, dall’Assemblea dei Soci del Consorzio Vino Chianti Classico. Un po’ quello che avvenne nel Medoc nel lontano 1885. Al vertice della piramide della qualità il Chianti Classico Gran Selezione. Vini prodotti da una sola vigna o da più vocati vigneti delle singole aziende, con minimo 30 mesi d’invecchiamento, di cui almeno 3 d’affinamento in bottiglia. La gradazione alcolica minimo del 13%, l’acidità totale minima 4,5% g/litro e l’estratto non riduttore minimo 26 g/litro. Inoltre, come per tutti i Docg, l’idoneità al consumo, previe analisi chimiche e organolettiche delle commissioni preposte. 

Al secondo stadio, nel mezzo della piramide, il Chianti Classico Riserva con due anni d’invecchiamento, di cui tre mesi d’affinamento in bottiglia, a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo alla vendemmia, con  gradazione alcolica minima del 12,5%. Alla base, il Chianti Classico Annata, che deve essere immesso al consumo dal 1° ottobre dell’anno successivo alla vendemmia, con gradazione alcolica minima del 12%. Mentre le norme nel vigneto sono: Sangiovese 80-100%, altri vitigni a bacca rossa ammessi dalla Regione Toscana massimo 20%, resa di uve per ettaro massimo 75 quintali (2 kg a ceppo). Tutto questo e non solo, è espresso al meglio nell’Anteprima Chianti Classico Collection che da ventisette anni si tiene della storica Stazione Leopolda di Firenze. Vetrina e degustazione unica al mondo, che richiama ogni anno il meglio della stampa specializzata mondiale e migliaia di visitatori che ruotano nel mondo del vino. Una duegiorni (lunedì 17 e martedì 18 febbraio) dei record: ben 198 i produttori e 480 Chianti in degustazione nelle tipologie Annata, Riserva e Gran Selezione, serviti impeccabilmente da una brigata di oltre cinquanta sommelier. Questo nella Collection, mentre ai banchi dei produttori tanti altri vini bianchi, rossi e Vin Santo Doc.

Entrando nel dettaglio, i quattrocentottanta Chianti Classico erano così suddivisi. Sessantasette dell’annata 2018 di cui 24 da botte;  Novantacinque dell’annata 2017 di cui 10 da botte; Trentasei dell’annata 2016 di cui 1 da botte; Undici dell’annata 2015; Tre dell’annata 2014; Uno dell’annata 2013, per un totale di 213 vini. Le Riserve: Ventinove del 2017 di cui 6 da botte; Ottantadue del 2016 di cui 4 da botte; Ventinove del 2015; Cinque del 2014;  Cinque del 2013; Due del 2012 e Uno del 2007, per un totale di 154 vini. Gran Selezione: Undici del 2017; Sessanta del 2016; Trentuno del 2015;  Uno del 2014; Sei del 2013; Quattro del 2012, per un totale di 113 vini. Considerazioni: i vini dell’annata 2018, tendente al buono, hanno espresso un’ottimo colore, profumi abbastanza intensi e in parte fruttati, dalla buona e fresca struttura ma in maggioranza di limitata armonia per l’ovvia giovane età. Dieci sopra la media. Passando a quelli dell’annata 2017, tra le più scarse produttivamente dell’ultimo mezzo secolo (circa 206.000 hl), ma di buona qualità, almeno un terzo era di ottimo livello; quarantuno tendenti al buono, discreti i restanti venticinque.

Dall’annata 2016 buona in qualità e produzione  (281.000 hl), vini in gran parte pieni, continui e tannici, che terranno nel tempo, ma pochi (una decina) di sufficiente armonia. Dalla buona e calda annata 2015 (300.000 hl) vini fruttati, caldi, pieni ma morbidi e poco freschi per limitata acidità fissa. Dall’abbondante e medio-buona annata 2014 (293.000 hl) tre vini discreti e beverini.  Discreto tendente al buono, l’unico vino della buona annata 2013 (258.000 hl). Passando alle Riserve, quella del 2017 ha confermato la qualità del millesimo, dando vini fruttati, sapidi, giustamente tannici, pieni e persistenti, di cui un terzo ottimi. Bene anche sull’annata 2016, già valutata favorevolmente, con vini che guardano al futuro, fruttati e speziati, sapidi e tannici, persistenti, di cui trenta tendente all’ottimo, venticinque sul buono, ventidue sul discreto e i restanti cinque disarmonici per tannicità e boisè.

Dal 2015 i riscontri più positivi. Fruttati, e speziati, un pò balsamici, caldi, pieni, e continui. Almeno la metà era di ottimo livello qualitativo. Una decina sul buono e discreti i restanti. Sorprese dal 2014: Malgrado l’annata, quattro dei cinque vini, sono risultati equilibrati, invitanti e piacevoli. Dal 2013 ci si aspettava qualcosa in più. Un’ottimo e quattro sul discreto. Bene anche la 2012 (buona con 233.000 hl): un’ ottimo e un buono. Ottimo ma maturo, l’unico 2007.  Infine i Chianti Classico Gran Selezione. Sette degli unici undici 2017 sono decisamente ottimi: ricchi al naso e in bocca, di già buon equilibrio e sicuro futuro. I restanti quattro, marcavano troppo boisè. 

Bene anche i 2016: sebbene i più numerosi, ben 25 sono risultati ottimi, sedici decisamente buoni, nove sul discreto-buono e dieci discreti.  Ottimali per colore, bouquet, struttura e complessità la maggior parte: Ancora un pò disarmonici e chiusi i restanti diciannove, in cui emergevano al naso ed in bocca le note legnose. Qualcosa in più dai precedenti, i 2015.  Fruttati, varietali, un pò balsamici, pieni ma snelli, sapidi e persistenti. Doti che calzano a pennello per tredici ottimi vini. Decisamente buoni altri undici e, sette, purtroppo, con nette note astringenti. Discretamente equilibrato, l’unico 2014. Dei sei 2013, ottimi la metà. Uno sul buono e due sul discreto per carenza di morbidezza.  Infine i 2012: dei quattro uno ottimo e tre sul buono per limitata armonia. 


Nella foto: Giovanni Manetti Presidente del Consorzio Chianti Classico

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Virgilio Pronzati, giornalista specializzato in enogastronomia e già docente della stessa materia in diversi Istituti Professionali di Stato...

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