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Back office

Manifestazioni enoiche, tra eroismi e reprimende

di Filippo Ronco

MappaArticolo georeferenziato

Ho vissuto un intero anno convinto di avere 37 anni mentre ne avevo 36. Questo la dice lunga sul tempo che mi prendo per me stesso. Non c'entra molto col prosieguo ma stavo pensando a questa cosa poco fa in bagno mentre mi lavavo i denti e prima di scrivere questo pezzullo mi andava di usarla come premessa. Siate indulgenti. Questa mattina mi chiama Peter Dipoli. Solo qualche anno fa per me sarebbe stato impensabile pensare che un produttore come Peter Dipoli potesse chiamarmi al telefono. Miti, con tutta la loro aurea di sudtirolesca inavvicinabilità e invece, eccolo lì a rimbrottarmi sui motivi per i quali non tornerà quest'anno a TerroirVino.

Riassumo molto una telefonata più lunga ma il succo è che non ritiene che a TerroirVino sia fatta una selezione degna della sua presenza, almeno per 2-3 aziende sulle oltre 130 presenti l'anno scorso (a suo giudizio) e che non è possibile "selezionare" (termine anche questo che trova sgradevole e poco pertinente applicato alla nostra manifestazione) soltanto basandosi sul calice e che occorre invece calpestare ogni centrimetro quadrato di suolo enoico.

Anche l'unconference della domenica non gli è piaciuta. Eccessivamente aperta ad interventi di tipo autopromozionale e di marketing e comunicazione e poco focalizzata sui temi di viticoltura, dice.

Ora, su alcune cose sono d'accordo - tipo il calpestare i suoli - su altre meno però c'è questa questione della "selezione" delle aziende a TerroirVino che mi sta molto a cuore e che volevo affrontare apertamente considerato il mazzo che ci si fa qui dietro. Vi risparmio il pistolotto sulla difficoltà di organizzare una cosa di questo tipo. Il punto centrale che vorrei pervenisse è che la selezione viene fatta, bene, male ma c'è è reale.

E' vero, non tutte le cantine le andiamo a trovare direttamente (molte le conosciamo di persona invece) ma con le risorse minime che abbiamo non ci sarebbe nemmeno possibile farlo. Cerchiamo di usare il massimo scrupolo in fase di assaggio, questo si. Cerchiamo di ottenere quante più informazioni possibli e di farlo in modo serio e competente da 10 anni e più, senza prendere un centesimo per questo naturalmente.

Alla fine dell'anno tiriamo le somme dei nuovi assaggi, confermiamo le aziende che riteniamo di dover reinvitare e soprattutto andiamo ad aggiungere tutte le novità (a volte molto poco conosciute se non del tutto sconosciute al mondo mediatico) incontrate o di persona o attraverso l'assaggio di campionature (sono quasi 50 quelle che TigullioVino assaggia mensilmente). Questo lavoro sfocia in una rosa sulla quale poi io lavoro nei mesi successivi per la realizzazione di quella lista che poi voi ritrovate a TerroirVino e che credo sia molto di più ormai da qualche anno che un mero banco d'assaggio.

Nella nostra rosa abbiamo tre gradi di qualità.

  • aziende a cui baceremmo i piedi purché ci degnassero di uno sguardo
  • aziende che abbiamo scoperto o di ottima qualità, più avvicinabili e che vengono con piacere
  • aziende che lavorano bene ma che non sono la nostra prima scelta

Ogni anno io mi metto di buona volontà partendo sempre dalle aziende che più stimo, sono le prime che vengono invitate ma puntualmente - come è normale che accada - moltissime non ci danno la loro disponibilità. E' normale, fisiologico, lo sappiamo e ce ne facciamo uan ragione. Molto onestamente e trasparentemente, non andiamo a raschiare il fondo del barile e non accettiamo le numerose richieste di partecipazione spontaneee che arrivano puntualmente.

No, si richiede sempre l'invio campionatura, l'assaggio, il superamento di determinate soglie qualitative. Forse non è molto ma è già qualcosa e posso garantirvi che lo facciamo veramente, credetemi è un lavoro!

Quello che capita, alle volte, è di ripiegare su un'azienda b) quando avremmo preferito un'azienda a) ma perché l'azienda a) ci ha dato picche e ribadisco, non è che l'azienda b) fa schifo, semplicemente nell'immaginario collettivo è più "normale" rispetto ad un mostro sacro.

Per grazia del cielo - ma anche per una buona dose di lavoro e scelte nostre - siamo riusciti a mettere in piedi una manifestazione senza "etichette". Ho sempre cercato di evitarlo. Una manifestazione laica, senza pregiudiziali, senza necessità di patentino, dove un Cappello di Prete (600.000 bottiglie) di Candido (per fare un esempio) ha pari dignità di esistere di un Voglar di Peter Dipoli. Abbiamo istituito anche un premio "grandi aziende" nella convinzione che questo aspetto andasse ribadito e che non si possa escludere una fetta di mercato da una manifestazione che abbia veramente a cuore l'espressione di territori vitivinicoli diversi prima ancora che di correnti o movimenti etici o di pensiero o filosofie produttive. C'è grande attenzione anche al lavoro delle migliori cooperative da sempre e per scelta. Ma non troverete consorzi, gruppi di aziende, agenti a rappresentare un'azienda. Chi viene invitato viene e ci mette la sua faccia, insieme alla nostra.

Sicuramente negli anni possiamo aver commesso degli errori ma credo anche che di anno in anno abbiamo sempre cercato di migliorare e soprattutto abbiamo spesso fatto da apripista a molte piccole aziende recensite da noi per la prima volta in rete, ancor prima che divenissero famose (me ne vengono in mente tante ma non ne citerò nessuna per non far torto a nessuno).

Insomma, tutto questa mappazza per dire che rigà, facciamo il meglio che possiamo ma abbiamo due mani o poco più, siamo con i nostri soli mezzi, non abbiamo sponsor, costi alti, tetti minimi di aziende da raggiungere per la copertura dei costi senza contravvenire alle regole qualitative che ci siamo dati (ben visibili sul sito di terroirvino). Insomma, equilibrismi eroici.

Resta il dispiacere per non aver soddisfatto a pieno un vignaiolo per il quale hai grande stima ma del resto questi vignaioli di cui abbiamo in molti grande stima spesso sono molto difficili da coinvolgere. Facciamo tutti quello che possiamo, non cheidiamoci troppo.

Letto 4826 voltePermalink[1] commenti

1 Commenti

Inserito da Luca Risso

il 22 febbraio 2012 alle 13:16
#1
Marò, tutto perché 2 aziende su 130 non gli garbavano?
LOL!!!!
Luk

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Filippo Ronco

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Laureato alla Facoltà di Giurisprudenza di Genova nel 2003, ho fatto pratica legale in uno studio per circa 2 anni ma non ho mai provato a dare...

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