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Boroni Giovanni - Distilleria Genziana

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Boroni Giovanni - Distilleria Genziana
Fraz. Borzago 13/A Spiazzo (TN)
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Telefono Telefono: 0465.801521
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Indirizzo web Web: www.distilleriagenziana.it
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Indirizzo Email E-mail: info@distilleriagenziana.it
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L’azienda si trova in Trentino, nella Val Rendena. Si parte da Trento verso Ovest per una quarantina di chilometri lungo la SS237 fino a Bolbeno e poi ancora dieci chilometri verso nord fino a Spiazzo. Qui c’è la famiglia Boroni, che, da ricordi di famiglia e da accenni in libri dedicati alla Valle, distillava Genziana già nei primi anni dell'Ottocento. Nel 1849, anno di iscrizione alla Camera di Commercio e Artigianato di Trento. Nel 1852 il Comune di Pelugo autorizza la famiglia Boroni alla raccolta delle radici di Genziana. Cesare Boroni (bisnonno dell'attuale titolare) e poi il figlio Giovanni nella piccola distilleria in frazione Borzago attraverso continue sperimentazioni affinano il metodo per la distillazione delle radici, tanto da ricevere già nel 1920 il secondo premio alla prima Esposizione dell'artigianato e delle piccole imprese delle Giudicarie. Il nome deriva dal latino Judicium tramite il tedesco Judikarien e presumibilmente stava ad indicare un territorio di competenza di un ufficio giudiziario e sta ad indicare la zona del Trentino occidentale che comprende l'alto corso del Sarca, immissario del lago di Garda, dalla sorgente nell’alta Val Rendena fino alla forra del Limarò e del Chiese, fino al suo sbocco nel lago d’Idro.

La medaglia la si vede ancora oggi riprodotta sull'etichetta disegnata in quegli anni e usata come segno di continuità. Dopo Giovanni, i figli Cesare, Ernesto e Giulio hanno proseguito l'attività mantenendo lo stesso procedimento artigianale. Oltre alle radici di genziana, la famiglia Boroni cominciò a distillare, allo stesso modo, le radici di imperatoria e le bacche di ginepro. Nel 1972 motivi familiari costrinsero a chiudere la ditta ma Giovanni, figlio di Giulio, ha ripreso l'attività per non lasciare morire questa preziosa cultura ultra centenaria. Sono particolarmente toccanti i documenti storici tramandati che ricordano le vicende della famiglia e degli altri personaggi coinvolti nella raccolta della genziana e nella fabbricazione dell’acquavite.

A inizio Ottocento si legge in un documento comunale che un certo Martino Breitenbergher aveva ottenuto la licenza di fabbricatore di acquavite di genziana. Successivamente, il 4 maggio 1830 certa "Teresa vedova di Giuseppe Boroni, abitante di Bocenago, madre di cinque figli tutti minorenni, onde guadagnare il sostentamento per sè, e figli, esercita in tempo d'estate il mestiere di fabbricatore di acquavite di genziana (spirito acquoso che si ricava dalla radice di genziana). Essa tiene la sua capanna a tal uso eretta vicino ad una posizione montuosa detta stablo porcile, o Covel e dintorni che appartiene alla comune di Pelugo, ove si raccoglie la radice in discorso ed ove esercitò anche negli anni passati tale mestiere". Poi il documento continua: "è venuta in cognizione che la Comune di Pelugo abbia privatamente concesso l'uso di detta posizione, e per il medesimo scopo ad un forestiere e vedesi perciò esclusa dalla concorrenza, e posticipata qualunque terriera. Dessa come tale non reclama preferenza, ma offre un prezzo maggiore, ed in ogni modo, non potendo altrimenti ottenere il permesso di raccogliere la radice in discorso in quella posizione, si fa a supplicare la suddetta Imp. Regia Carica Giudiziale affinché voglia ordinare alla rappresentanza comunale di Pelugo di mettere in pubblico incanto un tale uso,affinché possa anche dessa concorrervi e se fin d'uopo con idonea sigurtà".

Alla stessa venne risposto però che quella zona di monte era stata locata per otto anni a certo Domenico Alberti di Verdesina, il quale lo scorso anno 1828 aveva dato, previo parere comunale, l'autorizzazione a quel forestiere a tal sopraccitato, cosicché tutto era in regola e quindi la Boroni per ottenere il permesso doveva rivolgersi al locatore Alberti stesso. Non sappiamo come finì la storia quell'anno, ma sicuramente sappiamo che ancora nel 1852 il "diritto di escavare e ridurre durante l'estiva corrente stagione tutte le radici di genziana che si trovassero sull'Alpe Covel" venne concesso a Giacomo e Giuseppe Boroni di Borzago, accordando loro anche il permesso di "costruirsi un piccolo casinello nel luogo detto Stablo Porcil per abitarvi". I Boroni e i loro eredi continuarono per tutto l'Ottocento ad ottenere quel permesso particolare. Nel 1884 venne data a Cesare Boroni, dietro il corrispettivo di 190 fiorini annui, ed ancore verso la fine del secolo essi estraevano le radici e continuarono a fabbricare acquavite.

La raccolta delle radici e delle bacche viene sempre fatta a mano selezionando le piante in modo da salvaguardarne il ciclo riproduttivo. Il taglio delle radici è un'altra fase importane e delicata del procedimento perché prepara il prodotto per la fermentazione. Fino agli anni' 50 questa fase era fatta completamente a mano con dei grandi e appositi coltelli; da allora e fino a oggi si usa un macchinario che aiuta nel taglio ma che richiede comunque grande attenzione e esperienza per ottenere il giusto risultato. Ogni successiva fase della lavorazione delle radici e delle bacche, dalla pulitura fino alla distillazione, avviene manualmente ed è il risultato di una esperienza centenaria. La distillazione è un procedimento lungo che dura giorni e notti. Nella nostra distilleria di famiglia con l'alambicco a bagnomaria che funziona ancora a legna questa fase richiede un continua e accurata sorveglianza.
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