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Desperate Press Officiers

di Filippo Ronco

Schiere di addetti stampa confezionano ogni giorno quantità abnormi di non-notizie da inviare ai propri contatti on e offline. E' un sistema che si trascina, stanco, avendo quale unica linfa vitale il sorriso compiaciuto degli ignari committenti - per lo più soddisfatti - quando consultano le conseguenti non-rassegne stampa. Probabilmente sono convinti di aver diffuso in modo efficace il proprio marchio. Così è tutto un proliferare di aziende che vanno "alla conquista del mondo" che siglano "accordi storici", che "brindano" con questo o quel concorso canoro o di bellezza.

Ma non è solo colpa dei professionisti che anzi sono ben consci del fatto che la notizia spesso non vi sia. No, è semplicemente un modo poco produttivo ed efficace di concepire l'uso della stampa e delle pubbliche relazioni da parte dell'azienda. Anche perché laddove non vi è notizia, non bisognerebbe usare lo strumento del comunicato alla stampa.

Una brava professionista, provocatoriamente solleticata sul punto, mi ha dato una risposta sincera ed allo stesso tempo disarmante:

"Più che notizie da dare (e non ce ne stanno molte, ma la vita di un'azienda è fatta di queste cose, che peraltro costano un sacco di soldi e comunque fanno mercato) dobbiamo (parlo per la categoria) arrampicarci sugli specchi per far nascere qualche curiosità, per far sapere che le aziende esistono, per far sapere cosa accade in giro".

E' la verità. C'è una schiera di persone che letteralmente è costretta ad inventarsi le notizie perchè non ha nulla da dire. Ma quanto è colpa del contenuto e quanto del contenitore?

Si potrebbe provare a dedicare meno tempo alle non-notizie e un po' di più a mettersi in piazza in un modo nuovo, magari attraverso l'uso delle molteplici opportunità che la rete mette a disposizione. Passare dal generare attenzione al meritare attenzione è attività prodromica rispetto alla nascita di una relazione, l'importante è poggiare il tutto su qualcosa di concreto, magari senza rompersi troppo la testa con soluzioni difficili, partendo dalla condivisione del proprio vissuto quotidiano, con un giusto mix tra parola e ascolto.


Su questo tema, vedi anche:
I'm all ears, di Davide Cocco
Be good!, un mio pezzo di qualche tempo fa
Letto 428 volteLeggi tutto[3] commenti
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