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February 28, 2007

Pasticcio di porco

Dall'inizio della legislatura il Senato della Repubblica è il luogo dove prendono corpo le disfide più appassionanti riguardo la sopravvivenza del Governo. Come si sa, i numeri tra i due schieramenti sono molto vicini, e il ruolo dei Senatori a vita, da semplici comprimari, è divenuto cruciale in molte occasioni, soprattutto quando si materializzano i rimorsi di coscienza di alcuni esponenti della Sinistra più a sinistra.
Eppure, anche se pochi lo ricordano, sin dal suo insediamento il Senato è fuorilegge, a causa di un'interpretazione disinvolta della legge elettorale, quella che il sempre finissimo Senatore leghista Roberto Calderoli definì poco tempo fa come una "porcata".

E' ovvio che quando le Istituzioni giocano le partite usando altre regole non è bello che si sappia in giro: e così, a parte le azioni solitarie e poco pubblicizzate, come quella di Daniele Capezzone in sciopero della fame da oltre una trentina di giorni, la faccenda è passata sotto il solito silenzio, dimenticata. Pochi lo ricorderanno, ma una situazione analoga si verificò anche nella scorsa legislatura, allorquando la Camera dei Deputati entrò in esercizio con dodici seggi vacanti.
Analizzando il problema del Senato, tuttavia, non si può che solidarizzare con chi ha commesso l'errore: provate infatti a leggervi i termini della questione pubblicati alla pagina web http://www.radioradicale.it/la-legge-elettorale-e-i-pareri-dei-giuristi, e vedete voi se vi riuscite a raccapezzare...
Chiudo rapidamente ricordando che esiste un organo istituzionale chiamato Giunta per le elezioni che, con la sollecitudine del caso, si sta occupando della questione, senza ovviamente essersi pronunciata su una data limite per la decisione.
Ricordo anche, e chiudo davvero, che uno dei seggi in questione riguarda il famoso Senatore Franco Turigliatto, uno di quelli che ha detto "no" al Governo: chi la fa l'aspetti, dunque... e il pasticcio di porco è servito!!

February 19, 2007

Certe notti...

Si spengono le luci... si spengono i rumori... si spegne poco a poco tutta quanta la città...
Oh, ragazzi, ma vi rendete conto che nel nostro futuro molto vicino ci saranno notti rischiarate dal chiaro di luna, e se non c'è la luna ricominceremo, noi di città, a riprendere contatto con la notte nera come l'inchiostro???
Chi meno consuma, più risparmia e meno spende: si potrebbe così definire, in soldoni - tanto per restare in tema - il pacchetto presentato oggi dal Ministro nemico di parrucchieri ed estetisti, al secolo Pierluigi Bersani, insieme all'immancabile Alfonso Pecoraro Scanio - che con questa iniziativa oggi si è guadagnato doppio spazio sui telegiornali -, a Vincenzo Visco e al nostro Premier.

Stasera la luna ci porterà fortuna...
Risparmio energetico significa fare bene all'ambiente e al nostro portafogli, così ci ha spiegato il Bersani con una logica inappuntabile.
In cosa si tradurrà tutto ciò nella pratica? Nell'accensione della luce della cucina a giorni alterni, un giorno i civici pari e quello dopo i civici dispari? Nello spegnimento della linea aerea di Trenitalia mezz'ora al giorno? Nella chiusura anticipata dei locali notturni? Nella riduzione dei viaggi lungo la penisola - e anche fuori di essa - dei nostri governanti, itineranti come Madonne in processione?
Così, dopo averci insegnato che le risorse sono infinite e che qualunque cosa vogliamo possiamo ottenerla, e che quindi nella nostra casa c'è spazio per qualunque oggetto, più o meno importante, ma comunque in grado di succhiare energia elettrica, questo annuncio di Bersani, con Visco in sottofondo, non lascia certo molto tranquilli. Che si stia preparando un perfezionamento del redditometro calibrato sui consumi di energia elettrica, gas e acqua?
A questo punto, però, una domanda angosciante si fa strada nella mia mente.
Che ne sarà delle notti bianche?
Che ne sarà di questi "eventi" indispensabili nella vita di ogni società moderna che si rispetti, queste nottate fondamentali per il benessere collettivo...
E ora chi va a spiegare in giro che, magari, non si faranno più in ossequio a questo revival dell'austerity?
Forse, per una cosa così, ben varrebbe la pena di scatenare una nuova manifestazione di piazza...

February 16, 2007

A qualcuno piace caldo

E così, oggi venerdì 16 febbraio, anche l'austero capo del nostro Stato, il Presidente Giorgio Napolitano, si è fatto tirare per la giacchetta e si è pronunciato sull'argomento "cambiamento del clima".
Il pretesto non manca certo: oggi, infatti, ricorre il secondo anniversario della fase operativa dell'ormai noto "Protocollo di Kyoto", giornata che culminerà con un black-out volontario dalle 18.00 alle 19.00 per dare un piccolo segno che, se ci mettiamo tutti insieme a consumare meno energia, avremo un'ambiente migliore.

Effetto annuncio a parte, bisognerebbe realmente riflettere su quanto le Istituzioni stiano effettivamente facendo per ridurre le emissioni di gas serra, che non sono costituiti dalla sola CO2 come ci vorrebbero far credere, ma anche e soprattutto da vapore acqueo.
E' inutile che continuiamo a disprezzare gli Americani perchè non hanno voluto sottoscrivere il Protocollo di Kyoto: cosa abbiamo fatto noi italiani in tal senso, se non fare tante chiacchiere e niente distintivo, se non per sporadiche iniziative locali basate sulla singola intraprendenza?
Nella mia città, Milano, circolano ancora autobus che inquinano a manetta: il riscaldamento a gasolio è ancora diffusissimo, soprattutto negli edifici dello Stato e del para-Stato; circolano quotidianamente, e a qualunque ora, camion di varia foggia che un filtro antiparticolato penso non lo abbiano mai visto e mai lo vedranno. Ogni venerdì frequento un'aula universitaria dove fa talmente caldo che si rimane in maglietta e si apre la finestra, alla faccia del buonsenso e del risparmio energetico.
Serve dunque a poco scoprire l'acqua calda e propugnare azioni dimostrative che hanno il solo scopo di farci sentire in pace con la nostra coscienza, se prima le Istituzioni non provvedono a dare il buon esempio.
Ora, poichè il nemico è la CO2, e noi esseri umani produciamo CO2 attraverso il nostro metabolismo, perchè non organizzare la prossima volta un minuto di apnea in tutto il mondo?

February 14, 2007

Nel loro piccolo, anche le api si incazzano

Sensazionale notizia sparata oggi mercoledì 14 febbraio dal TG2 dell'ora di pranzo: la moria di api in corso negli Stati Uniti potrebbe essere frutto dei cambiamenti climatici in atto.
Se loro, le api, potessero sentire queste sciocchezze morirebbero davvero, ma dal ridere.

Stavolta tocca dunque a questi poveri insetti laboriosi essere sacrificati sull'altare del sensazionalismo catastrofista che cavalca senza ritegno l'argomento del clima.
Che il clima stia cambiando è fatto invero indubbio e facilmente documentabile: più difficile, viceversa, è provare che tutti i guai che affliggono il pianeta derivino strettamente da questo fenomeno.
Altro fatto tutto da dimostrare è la relazione tra cambiamento climatico e attività dell'uomo, argomento sul quale c'è troppa confusione alimentata anche dai media che pur di sparare sensazionalismo sarebbero disposti a fare carte false.
Ritornerò in un'altra occasione sull'argomento, comunque, perchè di carte false in giro ce ne sono davvero e anche troppe.
Torniamo alle api, però. La moria è davvero in corso, ma consultando diverse fonti sulla Rete che pubblicano la notizia, fonti a Stelle e Strisce intendo, non ho trovato nessuno che parlasse di questa bislacca teoria.
L'unico dato assodato è che il sistema immunitario degli esemplari colpiti sembra essersi improvvisamente indebolito per cause non ancora chiarite.
Si tratta dunque dell'ennesima sparata, il cui risultato è solo quello di ingenerare sempre più paura nel pubblico non informato.
Avere un'ambiente migliore è quanto mai giusto, soprattutto per noi che abitiamo il pianeta: avere un'informazione migliore, però, è doppiamente giusto.

February 13, 2007

PIL +2%: vado al massimo, vado a gonfie vele...

La notizia diffusa dal TG1 dell'una e mezzo di oggi, martedì 13 febbraio, relativa al buon andamento del PIL (+2%, ma chissà se sarà poi davvero così), non poteva passare inosservata, più che altro per le stupidaggini in arrivo da una parte e dall'altra della scena politica nazionale.

Cominceranno infatti una serie di comunicati e contro comunicati, di dichiarazioni e contro dichiarazioni, in cui ognuno cercherà di attribuirsi il merito di tale successo.
Il dato è stato diramato dall'Istat, ma si tratta comunque di una stima preliminare che utilizza alcune tecniche statistiche per andare a integrare tutti i dati mancanti nel calcolo del valore reale.
Inoltre, come riporta lo stesso Istituto, nel quarto trimestre 2006 "Il PIL espresso in valori concatenati con anno di riferimento 2000, corretto per gli effetti di calendario e destagionalizzato, è aumentato dell’1,1 per cento rispetto al trimestre precedente e del 2,9 per cento rispetto al quarto trimestre del 2005".
Fa però ridere già da subito il fatto che il Governo, in carica per sei mesi nel 2006, possa rivendicare qualunque tipo di paternità per questo risultato, a meno che le liberalizzazioni sui tassinari abbiano innescato un circuito virtuoso nell'economia nazionale, o che i denti aguzzi di Visco abbiano lavorato a livello di subconscio nella mente di molti furbacchioni sparsi per la Penisola, inducendoli a contribuire al bene comune.
Mi fa dispiacere dirlo, poiché il Governo precedente ha lasciato molto a desiderare su tante cose, ma è semmai più probabile che il dato in crescita sia dovuto a qualcosa fatto dal Cavaliere e Co, fatto più inconsapevolmente che in maniera conscia...
Molto più probabile, invece, è che l'imprenditoria italiana, quella della gente che si fa un mazzo così e che, secondo alcuni, le tasse non le paga mai, abbia ripreso a camminare, a credere in sè stessa, nonostante tutto, e che il buon andamento dell'economia mondiale l'abbia supportata.
C'è poco da esultare, visto che si tratta comunque di un risultato positivo ma minimo, anche se ai vanagloriosi di tutte le latitudini della politica questo poco importa in fondo...
Per chi volesse saperne di più: http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/stimapil/20070213_00/

Una vita da Pecoraro... purchè Scanio

Avanti, chi di noi non è a favore dell'ambiente, a favore della pace, contro le ingiustizie, contro la guerra e a favore delle energie rinnovabili?
E chi di noi non vorrebbe essere sempre bello, elegante e interpellato in televisione su tutto lo scibile umano?
Il nostro campione si chiama Alfonso Pecoraro Scanio, ed è l'attuale Ministro dell'Ambiente, oltre che leader dei Verdi, uno che con un poco percento di elettorato alle spalle è però riuscito a prendere piede sui media, soprattutto televisivi, in maniera travolgente.

A dire il vero, in televisione lo si nota molto di più per altre questioni, più che altro legate a politica estera e in chiave antiamericana, a eccezione di qualche uscita invero sempre poco originale negli argomenti sul problema del riscaldamento globale, invocando il trattato di Kyoto come l'autentica panacea di tutti i mali.
Fino a domenica sera il suo operato si era distinto su questi argomenti, con interventi sempre puntuali, dal ritmo incalzante, dalla logica ineccepibile.
Poi, domenica 11 febbraio, la metamorfosi tanto attesa: uno speciale TG1 dedicato alle fonti energetiche alternative, nel quale Pecoraro Scanio ha maramaldeggiato con il suo predecessore al Ministero, Altero Matteoli, mettendo in mostra tutto il suo campionario di qualità: verve, sorriso, sguardo fisso alla telecamera, aria seriosa...
E se il Ministro è uno dall'aria seriosa, si sa che Matteoli è uno dall'aria seria, che fa poco casino, che cerca di argomentare, che fa discorsi lunghi, che è pacato, che non spaventa nessuno con città sommerse e ghiacciai sciolti, che non promette fonti alternative miracolistiche... Come reggere, insomma, il confronto con il bell'Alfonso?
Ma c'è di più: l'altra notiziona che proietta Pecoraro Scanio tra i mattatori della politica italiana è il recupero del nobel Carlo Rubbia, cervello peraltro messo in fuga dall'Italia, che dovrebbe diventare consulente alle fonti rinnovabili per conto del Ministero.
Una cosa che pochi sanno, però, è che il buon Alfonso tiene fratello, e che fratello!!
Marco Pecoraro Scanio, a 41 anni, è infatti nientemeno che Senatore della Repubblica. La cosa che più mi ha stupito è che tra le sue indubbie attività espletate nel cosiddetto "impegno sociale", e tali da permettergli di compiere una così rapida carriera politica, c'è stata in passato anche quella di calciatore professionista.
Il buon Marco giocava infatti da centrocampista, e ha perfino militato in serie A con la divisa dell'Ancona.
Oggi cosa fa? Fa il vicepresidente della Commissione parlamentare che si occupa di industria, commercio e turismo (ma perchè non allo sport con Giovannella Melandri?), nonchè membro effettivo della "Commissione per la semplificazione della legislazione" (esiste anche questa...).
Insomma, è grande la vita da Pecoraro Scanio, ma un sassolino nella scarpa ce l'ho: non chiamatelo solo Pecoraro, come spesso accade forse per brevità giornalistica, visto che un altro doppio cognomista più famoso di lui in quanto marito di Afef ha subito spesso la stessa sorte. Insomma, Lui è Pecoraro Scanio, tutto insieme, senza se e senza ma...

Radicali liberi

I radicali liberi, intesi come specie chimica, fanno male all'organismo. I radicali in politica pure, perchè generano confusione. Ma di quali radicali stiamo parlando?
Abituati lungamente a dire Radicale e pensare a Pannella, nel corso degli ultimi mesi ci è stata tolta anche questa certezza granitica: è arrivata infatti la Sinistra Radicale.

Nuova specie politica? Assolutamente no, visto che si tratta di un simpatico sinonimo di Sinistra Comunista: solo che i Comunisti mangiano i bambini, i Radicali no. I Radicali, quelli veri intendo, sono casinisti, controcorrente, ma tollerati come si tollera un neo sul naso. La Sinistra Radicale italiana è un luogo geometrico della politica in cui convergono rifondaroli, comunisti italiani, verdi, antagonisti, movimenti, disubbidienti, e sono normalmente più tollerati.
E pensare che il termine Sinistra Radicale è tutt'altro che un neologismo, poichè nacque nel XIX secolo per distinguere i movimenti liberali progressisti da quelli liberali classici, entrambi opposti ai Conservatori. Liberali progressisti, dunque, il cui scopo era riformare la società attraverso riforme senza compromessi con impatti variabili sull'ordine sociale, e il cui nome divenne col passare del tempo, più semplicemente, Radicali.
Fu con la rivoluzione russa che il termine Radicale iniziò a essere usato per etichettare i movimenti legati allo spirito anarchico e comunista che furono i prodromi della rivoluzione stessa.
Nel mondo anglosassone la parola "Radical" fa riferimento agli estremi, destra o sinistra che siano: solo che in Italia l'artificio linguistico viene applicato solo a sinistra, mentre a destra ci sono solo dei fascisti.
A complicare ulteriormente le cose, da quando Oltretevere è sbarcato in forza nell'arena politica è entrato in voga il termine di "Cattolico Radicale".
Ora, qui la questione diventa ancora più complicata se non si sta attenti, perchè è noto che i Radicali, quelli di Pannella, sono notoriamente dei mangiapreti: immaginarsi quindi un cattolico radicale senza queste avvertenze d'uso diventa perciò uno sforzo che difficilmente porterà a un risultato plausibile.
Quindi occhio quando su giornali e telegiornali vi parleranno di radicali: la confusione è sempre in agguato, perchè Marco Pannella, Oliviero Diliberto e il nuovo fenomeno della politica italiana Paola Binetti sono persone molto diverse tra loro...

Proprio di pessimo gusto

Non mi è capitato spesso di ascoltare interventi di Carlo Petrini, ma quello di venerdì 9 febbraio a Verona, in occasione del convegno organizzato nell'ambito dell'Anteprima Amarone 2003, mi ha lasciato piuttosto perplesso.

Petrini, oltre a possedere indubbie qualità istrioniche, gode dell'aura dell'unto dal Signore. I meriti suoi e dell'organizzazione da lui fondata sono indubbi, ma talvolta anche i più meritevoli dovrebbero fare un po' di analisi critica retrospettiva rispetto al proprio operato.
In pratica, Petrini ha messo in guardia la Valpolicella dallo spremere come un limone il loro vino portabandiera, l'Amarone della Valpolicella, ponendo dinanzi alla platea lo spauracchio della cantina piena e delle vendite in picchiata, "come nelle Langhe e in Toscana".
Occorrerebbe ricordarsi del fatto che tale effetto possiede tra le proprie cause - ce ne sono molte altre, comunque, ma non sono oggetto di questo intervento - anche un'eccessivo "pompaggio" di queste zone di produzione, con conseguente perdita del senso della realtà sotto molti punti di vista, compiuto proprio dall'organizzazione di cui Petrini si fregia di essere il capofila.
Mi sembra proprio cosa di pessimo gusto andare in giro a sbertucciare chi è in difficoltà, dopo aver contribuito a crearla...

Amarone della Valpolicella 2003, prudenza...

Nell'ambito dell'Anteprima Amarone 2003 ho potuto sia ascoltare la presentazione dell'annata, descritta compiutamente in una sala invero un po' troppo angusta dal Consorzio per la tutela vini Valpolicella, che compiere una serie di degustazioni su una tipologia di vino che ammetto di conoscere molto poco.

Il quadro di insieme che ha caratterizzato il disgraziato 2003 come una grande annata sembrerebbe stare perfettamente in piedi: l'impressione di chi ha assaggiato due terzi dei vini in degustazione, cioè il sottoscritto, fa però fatica a trovare una corrispondenza uno a uno con tale quadro di insieme.
Nella descrizione dell'annata spiccano alcuni fatti legati all'anomalia dell'andamento climatico, quali diffusi aborto florali, che hanno reso i grappoli spargoli, nonché la grande sanità delle uve. Al gran caldo e alla lunga siccità, che hanno accelerato prima le fasi fenologiche e poi generato stress idrici e conseguenti arresti vegetativi, ha fatto seguito dal 20 agosto in avanti un rientro delle temperature nella media stagionale e qualche sporadica pioggia. Il dato complessivo della piovosità nell'anno 2003 è stato al di sotto dei 600 mm, contro i quasi 800 del 2001 e i quasi 1000 del 2000. Il dato della piovosità del settembre 2003 è stato nettamente inferiore rispetto alle tre annate precedenti. I quasi 1200 mm del 2002 possono aver contribuito, specie nei terreni argillosi, a costituire riserve idriche utili alla pianta per riuscire a sopravvivere durante il lungo periodo di anticiclone africano dell'estate 2003.
Perchè vi annoio con questi dati? Perchè l'annata 2003 è stata davvero eccezionale, dove però l'eccezionalità non fa necessariamente rima con la grande qualità. Un'annata del genere, quando arriva, è di difficile interpretazione: è facile rimanere abbagliati dai vantaggi apparenti, sole e caldo a sazietà.
E che sia stata un'annata anomala lo si è potuto riscontrare anche nel bicchiere: non si tratta di un peccato dei prodi viticoltori della Valpolicella, ma di uno schema che si è replicato un po' ovunque. Già questo basterebbe per essere prudenti.
Non la definirei quindi una grande annata, ma un'annata difficile: ottima per alcuni, buona per altri, complicata per altri ancora.
Tra gli assaggi che ho compiuto non sono comunque mancati i grandi acuti. Il grande Do di petto, secondo il parere di uno che ha già detto di non essere grande conoscitore di questi vini ma che a essi si è avvicinato con curiosità e senza preconcetti, è quello di Corte Rugolin, l'unico nel quale ho trovato davvero tutto: potenza ed eleganza, finezza ed equilibrio, freschezza e persistenza, e tanta armonia. L'ho assaggiato tre volte nel corso della giornata, e la prima impressione è stata comunque sempre confermata.
Appena sotto i vini di F.lli Tedeschi, validi tutti e tre con predilezione per il Capitel Monte Olmi, Corte Antica, Santa Sofia, Le Salette, Igino Accordini e Zenato. Un pelo sotto Aldegheri, Trabucchi, Venturini (versione "base"), Stefano Accordini, F.lli Recchia (la citazione vale per il particolare Enorama, firmato dal rampollo di famiglia Enrico Recchia alla sua primissima uscita), Roccolo Grassi, Tenute Galtarossa, Novaia, Mazzi Roberto, Carlo Boscaini e Valentina Cubi (notevole l'etichetta).
Elementi positivi: rarissimi i vini "internazionali", pochissimi i difetti, buona eterogeneità tra i diversi prodotti comunque riconducibile a una matrice comune, dosati i residui zuccherini, buona in media la conservazione della freschezza aromatica.
Elementi negativi: diffusi squilibri sulle sensazioni caustiche (leggi alcol), molte acidità in caduta libera (alcune di esse senz'altro corrette ma l'aggiustamento è percepibile), meno "polpa" di quanto ci si potesse aspettare.
Giudizio complessivo: tra il discreto e buono il livello medio; i produttori hanno dimostrato buona capacità tecnica di gestione del prodotto; tranne alcune eccezioni non dovrebbe essere un'annata in grado di grandi evoluzioni nel tempo.
Discorso in generale che non riguarda solo l'Amarone della Valpolicella: non sono un grande appassionato dell'annata 2003, nonostante in molti l'abbiano considerata o continuino a considerarla una grande annata: spero francamente, nonostante non siano mancati quelli comunque in grado di tirar fuori il grande vino, che sparisca dalla circolazione il più rapidamente possibile...
PS La prossima volta, se sarò nuovamente invitato, cercherò di assaggiarli tutti, ma non è facile... tanto di cappello a chi lo ha fatto, davvero.

Otto milioni di buone ragioni

Grazie all'invito di Clementina Palese e Fabio Piccoli ho potuto partecipare con grande curiosità all'Anteprima Amarone 2003, kermesse di presentazione dell'annata in uscita.
Vorrei nell'occasione soffermarmi su un dato piuttosto interessante, cioè quello relativo ai volumi di prodotto di questo vino che suscita eccitazione nell'immaginario collettivo, Amarone è un bel nome ed è centrato per il prodotto, ma che ne suscita meno quando si tratta di collegarlo a un territorio di produzione.

Un mio amico produttore mi ha infatti spiegato pazientemente che, in base ai risultati presentati lo scorso anno nella stessa occasione e relativi a un'inchiesta di mercato, l'associazione prodotto-luogo d'origine non è un dato così scontato tra i consumatori.
Tutto sommato è un peccato: la Valpolicella è una gran bella terra, e Verona non è poi così lontana. Sapendo di scrivere una cosa non originale, mi pare che il rischio sia quello di creare un "brand" piuttosto che un prodotto di territorio, con tutti gli svantaggi che ne derivano.
Otto milioni di bottiglie così non è poca roba, anche perchè quando saranno undici milioni quelle della vendemmia 2006 saranno anche di più, tutto prodotto posizionato in fascia alta di prezzo.
A differenza di chi ritiene che siano anche troppe, ma questo sarà il mercato a dirlo, la mia opinione è che bisognerebbe cominciare a investire sul binomio Amarone-Valpolicella a livello di comunicazione, non quella tra gli appassionati e i consumatori consapevoli ovviamente, loro lo sanno già, ma a livello di massa.
In pratica, bisognerebbe smettere di chiamare questo vino Amarone e basta ma abituarsi, in maniera ossessiva, a chiamarlo Amarone della Valpolicella, e bisognerebbe impegnarsi affinchè il messaggio si diffonda.
Lo stesso è da fare anche per il Ripasso, ma anche per il Recioto, perchè di Recioto ne esiste anche un altro, e la confusione è possibile.
Inoltre, la stessa campagna di comunicazione dovrebbe legare la Valpolicella a Verona, città conosciutissima perchè possiede simboli fantastici come Romeo e Giulietta e l'Arena.
Perchè non farlo? In fondo ci sono otto milioni di buone ragioni per pensarci...

Vera spia... o spia come noi?

Il bailamme che si scatena di tanto in tanto a proposito di una presunta attività spionistica al soldo del Kgb di illustri uomini politici italiani, oltre a generare noia non manca di tanto in tanto di creare situazioni divertenti e anche un po' paradossali.

Difficile, per esempio, credere che uno come Alfonso Pecoraro Scanio, visto che è stato fatto il suo nome, possa essere stato una spia: il mestiere di spia è duro, difficile, richiede qualità particolari. Oliviero Diliberto, invece, avrebbe un physique du role più plausibile, visto che per ragioni di immagine (presumo) deve sempre conservare un'aria truce tale da far ricordare qualche efferato torturatore visto in qualche film di James Bond.
Altrettanto difficile lo è crederlo, nonostante le accuse, per quanto riguarda il nostro attuale Primo Ministro, essere dalle qualità soprannaturali (e proprio per questo che gli sarebbe fregato di fare la spia) vista le sue capacità di inaffondabilità nel mare tempestoso della politica italiana ed europea.
Potrebbe essere più credibile, paradossalmente, per quanto riguarda il Cavaliere, vista la sua stretta amicizia con uno che dalle parti della Lubyanka, l'amico Putin per intenderci, ha lavorato e fatto pure una brillante carriera.
Qui però c'è un problema: la Commissione Mitrokhin, più in particolare il suo Presidente, Paolo Guzzanti.
Uno che ha messo al mondo figli come Sabina e Corrado, che piacciano o meno non si può negare la loro brillantezza e genialità, Corrado meglio di Sabina comunque, non si può credere che non si sia mai accorto che il simpatico Sgaramella (a proposito, che fine ha fatto?) fosse una specie di avventuriero (così ci hanno raccontato), o se se ne fosse accorto, non avesse da lui preso le distanze.
E allora delle due l'una: o Guzzanti ha perso il lume della ragione, o Prodi è stato effettivamente quello che si dice essere stato. Non credo ci sia altra scelta.
Forse però esiste una terza via: quella tracciata dal film "Spie come noi", famosa pellicola diretta da John Landis e interpretata da Chevy Chase e Dan Aykroyd in cui due spie pasticcione riescono loro malgrado a venire a capo di un intrigo internazionale.
Ecco, i pasticcioni, alla fine vincono sempre loro...

February 12, 2007

Disobbedite... e girerete il Mondo

"In mezz'ora" è il titolo della trasmissione televisiva in onda tutte le domeniche su Rai Tre al termine del telegiornale nazionale. E' condotta con piglio giornalistico serio e consapevole dalla "Anna Politkovskaja de Noantri", al secolo Lucia Annunziata, giornalista di primissimo ordine in grado di sbertucciare Berlusconi al punto da indurlo ad abbandonare il suo spazio preferito, ovvero il tubo catodico, e di far finta di incalzare Prodi mettendo in piedi un teatrino delle parti tanto effimero quanto fasullo. Tanto vale darci Santoro, e almeno sappiamo con precisione dove si andrà a parare, anche perchè sebbene fazioso è molto più bravo.

Si tratta di uno spazio televisivo, quello della Annunziata, di quelli definiti "di approfondimento", dove si alternano personaggi dell'agorà politico nazionale messi uno contro uno con la giornalista.
Questa formula è venuta meno nella puntata di domenica 11 febbraio, nel corso della quale si è parlato dell'ormai annosa questione che è conosciuta da tutti come "ampliamento della base USA di Vicenza": gli intervistati ieri erano infatti due, il primo era l'ex sindaco di Vicenza Achille Variati, area politica di riferimento Ulivo e i suoi fratelli, il secondo il capopopolo Luca Casarini, presentato come "leader dei disobbedienti del Nord-Est".
Di Casarini sappiamo più o meno tutto quanto, per cui evito volentieri di ricordarne le gesta. Quella del disobbediente è una figura quanto mai particolare, poichè basta definirsi tale per passare subito dalla parte della ragione. Io ricordo che quando ero piccolo e disubbidivo uno scapaccione non me lo levava nessuno.
Contenuti dibattuti nella trasmissione a parte, non si può che constatare il disappunto per continuare a vedere in circolazione via etere un personaggio che si permette il lusso di violare ripetutamente la legge adducendo motivi per lui sicuramente validi, ma che fanno decisamente a pugni con la legge stessa (tanto per restare in tema).
Finchè in questo Paese tali soggetti continueranno a circolare a testa alta, e saranno addirittura ospitati in spazi televisivi pagati con i soldi di tutti i contribuenti, è ben difficile pensare che si possa avere da parte della popolazione un senso dello Stato e delle Istituzioni di cui l'Italia ha bisogno come l'ossigeno.
Il problema non è infatti essere democratici, perchè è giusto dare voce a chi la pensa diversamente, ma su certe diversità c'è un limite che non si dovrebbe mai e poi mai superare.

Perchè questo blog??

Un caro saluto a tutti coloro che interagiranno con questo blog.
Perchè, dunque, anch'io non ho resistito alla tentazione di gestire un blog, visto l'affollamento di spazi di questa risma sulla Rete?
Un po' perchè mi sono lasciato convincere da cattive compagnie che frequento (Filippo Ronco, Carlo Odello e Alessandro Maurilli), un po' perchè volevo vedere di nascosto l'effetto che fa.
Più che di un effetto, parlerei di più effetti: da parte mia non posso nascondere una piccola mania di protagonismo latente nella mia persona; poi volevo constatare le possibilità di uno spazio in cui poter affrontare tanti argomenti cercando di ragionarci sopra. Questa seconda motivazione non può definirsi certo originale, visto chi già ha aperto blog e il lavoro egregio che fa.
Potrei essere uno dei tanti: speriamo allora di esserlo, ma tra i tanti che cercano di far circolare idee, giuste o sbagliate che siano...

Di cosa ci parlerai??

Da ormai alcuni anni a questa parte, chiusa definitivamente la mia attività di tecnico nel campo dell'informatica, mi occupo di vino. Tuttavia, il vino non è l'unica mia ragione di vita.
Dopo lunghe pensate, sono giunto alla conclusione che potrebbe essere interessante ragionare non solo di vino, ma anche di tante cose che ruotano intorno alla mia vita nonché alla vita di tutti quanti.
La mia seconda passione è la politica. Non la pratico, mi piace però ragionarci sopra. Sono, insomma, come i tifosi di calcio che si definiscono sportivi, anche se il gioco del pallone lo praticano altri. Ci sono tanti professionisti che si occupano di politica in maniera senza dubbio più informata e ragionata di quanto potrei fare io, però, perchè no?
E poi l'informazione, quella che non mi piace, quella che distorce la realtà, quella che serve solo a riempire degli spazi di contenuti inutili se non dannosi.
E poi mi piacerebbe parlare di tante altre cose, il nostro tempo è ricco di spunti di ogni genere, basta recarsi in un luogo affollato e nel giro di un'ora ci sarebbero già tanti di quegli spunti...
Dunque, perchè fermarsi al vino?

Quale è il tuo obiettivo?

Distruggere le armate viola...
E chi non ha mai giocato a Risiko, una volta nella vita??
Rispetto agli obiettivi ho tracciato le linee guida nella prima "entry" di questa sezione.
Vorrei soprattutto interagire con persone che hanno qualcosa da dire, ragionandoci sopra, tentando di non essere portatore di verità rivelate.
Vorrei fare in modo che dallo scambio di idee, che vorrei in questo "luogo" essere soprattutto civile, si potesse insieme affrontare punti di vista diversi e uscire tutti quanti un po' più "arricchiti" di prima.

E il titolo?

Mi chiamo Modesti, "A modest proposal" è un pamphlet di Jonathan Swift in cui l'ironia la fa da padrone, mettiamo insieme le due cose e il gioco è fatto. Non è facile trovare un titolo adeguato... credetemi.
Il sottotitolo è invece una trasposizione di quello originale del pamphlet in questione.
Ma per ulteriori dettagli vi rimando al link che vi incorporo qui di seguito... http://art-bin.com/art/omodest.html

E se pensassimo, tutti insieme, "chissenefrega"?

Vorrà dire che inserirò tutti i miei post nella rubrica appositamente creata allo scopo, "L'angolo del chissenefrega".

A proposito, spiegaci le rubriche...

I nomi delle rubriche, visto che sono allo "startup", sono suscettibili di modificazione qualora mi rendessi conto della loro inadeguatezza, così pure il numero delle rubriche potrà ampliarsi oppure ridursi secondo i casi e le necessità.

... e volentieri pubblichiamo è pensato come uno spazio in cui chi vorrà, e comunque subordinato al mio insindacabile giudizio (mamma mia!!), potrà pubblicare un proprio intervento.

Incontri enoici parlerà di persone e situazioni legate al mondo del vino con un alto grado di significatività... almeno per me.

L'angolo del chissenefrega si occuperà di argomenti che, dal mio punto di vista, risultano sovraesposti dal punto di vista mediatico, o più semplicemente poco interessanti dal punto di vista del beneficio sociale.

Il lillipuziano rappresenta un omaggio all'ispiratore del mio blog, Jonathan Swift, e al suo personaggio più noto, dopo Gulliver naturalmente. Sarà dedicata a chi pensa di pensare in grande...

L'importanza di essere avanti vorrebbe mettere in evidenza chi è "avanti" nel pensiero: qui, però, bisognerà leggere tra le righe...

Piccolo spazio degustazione è la rubrica in cui vi annoierò con le mie valutazioni sul vino in senso stretto, cioè nel bicchiere...

Rimembranze ci ricorderà della nostra memoria corta su fatti, cose e persone.

Scienza, non fantascienza avrebbe la pretesa di andare a mettere una serie di puntini sulle "i" rispetto ad argomenti scientifici proposti "un tanto al tocch", come si dice a Milano, ovvero in maniera approssimativa e populistica.

Strano... ma vero metterà in evidenza aspetti paradossali di persone, cose, pensieri, nomi, città, animali...

Una vita da..., infine, è dedicato a personaggi la cui vita è per me fonte di ispirazione, persone di pubblico dominio che un po' invidio per le loro qualità.

Ma che presuntuoso...

Forse lo sono davvero...

February 10, 2007

Luigi De Marchi - Il Blog del Solista

"Quella dominante è una cultura di coristi, dove i più cantano in coro le solite due o tre vecchie e noiose canzoni e dove i solisti hanno vita difficile. Questo blog è la testimonianza di un Solista sopravvissuto ai linciaggi e anche un grande "marameo" ai Ragazzi del Coro e ai Direttori d'Orchestra".

Questo è Luigi De Marchi, signori.

http://www.luigidemarchi.it/

Aristide

Giampiero Nadali ha messo in piedi un bel casino... nel miglior senso della parola, ovviamente.
Seguitelo!! Ha la passione dell'appassionato e il rigore dell'illuminista...

www.aristide.biz

Vino al vino

Quando si parla di vino, Franco Ziliani è il più bravo e il più informato di tutti...

www.vinoalvino.org

Il Blog di Beppe Grillo

Era grandissimo quando faceva il comico a tempo pieno.
Oggi non lo è da meno.

http://www.beppegrillo.it/index.html