" /> A Modest Proposal: March 2007 Archives

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March 23, 2007

Tutti a casa!!!

Ho visto un uomo in televisione uscire da un aereoplano e alzare le braccia al cielo. Pensavo fosse un campione olimpionico, il capitano di una squadra di calcio, un premio Nobel.
Poi ho capito: era il Mastrogiacomo di ritorno dall'Afghanistan. Un trionfo.

Che storia bizzarra è stata. Rapito dai Talebani, quelli che cannoneggiarono a suo tempo un Patrimonio dell'Umanità, quelli contro i quali si è mossa una guerra, quelli che coltivavano il papavero e si arricchivano con la droga. Sempre quelli. Non ho ancora capito se sono dei briganti in cerca di ricchezza e avventura oppure dei sofisticati terroristi. Le informazioni arrivano sempre in maniera parziale sia nei contenuti che nell'interpretazione dei contenuti. Di fatto ora c'è chi vorrebbe trattare con loro. Di fatto c'è una Nazione formalmente in guerra con loro che ha trattato unilateralmente con loro per mezzo di un chirurgo. Di fatto la stessa Nazione ha una classe politica che dice di fare la guerra, poi finge di farla, poi la usa come strumento per gestire le proprie meschine beghe interne, salvo poi tirare diritto quando le acque si placano e far finta di nulla, come se nulla fosse successo.
Quella nazione è l'Italia. Ogni volta è la stessa storia. Andiamo in guerra ma non ci andiamo. Portiamo le armi ma non spariamo. Aiutiamo la popolazione e poi ci rapiscono. Facciamo manifestazioni contro la guerra e poi ci rimaniamo. Chi ci capisce più qualcosa?
Torniamocene insomma a casa, da ogni scenario di guerra in cui siamo. Non siamo in grado di fare la guerra. Non siamo in grado di sopportarne il peso. Non siamo in grado di essere leali con gli alleati. Non siamo in grado di avere una linea coerente, limpida e rispettabile. Così come questo Governo, così il precedente. Mandiamo i soldati a stanare i mafiosi, piuttosto. Non se ne può più di avere chirurghi che giocano a fare i servizi segreti, di una vita politica perennemente in scacco intorno alle regole di ingaggio e ai rifinanziamenti delle missioni. Perché fare la guerra è una cosa seria e, come canta Edoardo Bennato, "buffoni e burattini non la faranno mai".
E tutti a casa pure i soldati delle basi Nato sul suolo italico, di Vicenza e non, così elimineremo un altro motivo per far casino e ci concentreremo sulle cose che contano davvero, altrimenti non potremo fare altro che parlare solo di barbieri e ricariche...

March 21, 2007

Prozac e privacy

L'Italia è un Paese strano: nel riportare la notizia relativa alla morte di un gruppo di persone non manca mai il totale parziale relativo ai bambini. Se poi a farli morire è qualche azione militare statunitense o israeliana il loro totale parziale assume rilevanza particolare. L'atteggiamento italico verso i più piccoli è schizofrenico: oscuriamo i loro volti nelle fotografie sui giornali - per la tutela della loro privacy - e, allo stesso tempo, li si dimentica ore e ore davanti a un computer o a programmi televisivi assortiti.

I bambini sono il nostro futuro, ed è per questo che allora gli riserviamo un trattamento speciale: non solo non sappiamo se negli anni a venire potremo garantir loro un'adeguata copertura rispetto a lavoro e Stato sociale, ma li lasciamo privi di guide e limiti. Ai bambini tutto è concesso, crescono senza nessun senso del limite. Diventano ingovernabili, ingestibili, indomabili. Chi prova a dar loro uno scapaccione si deve vergognare come un ladro: chi vorrebbe far loro un complimento deve trattenersi per non passare per un pedofilo. I genitori li coprono e li giustificano oltre ogni logica. Se diventano però troppo turbolenti possono creare problemi: una volta li si definiva un po' vivaci. Oggi vengono classificati diversamente: iperattivi. Il nome della loro malattia somiglia a un codice fiscale: ADHD (Attention deficit hyperadivity disorder). E come li trattiamo gli iperattivi? A colpi di psicofarmaci.
La somministrazione di psicofarmaci ai bambini è aumentata del 280 percento negli ultimi cinque anni. Il dato è spaventoso. Questo trattamento speciale è riservato agli iperattivi: siccome non siamo in grado di curarli ricercando le cause del loro malessere li impasticchiamo. La logica non fa una grinza. E' la soluzione più pulita e facile, molto meglio che andare a cercare le cause. Ma per ricercare le cause bisogna forse smuovere troppe cose, bisogna coinvolgere i genitori, analizzare le dinamiche di questa società, insomma, fare troppa fatica. Meglio dunque sedare che curare, ancora meglio che prevenire...

March 19, 2007

Una vita da Marco Travaglio

Marco Travaglio è bello, intelligente, arguto, colto, possiede proprietà di linguaggio e un certo charme che ti conquista, pur mantenendo sempre quell'aria eternamente velenosa.
La sua vita e le sue fortune dipendono strettamente da un uomo solo: Silvio Berlusconi.

Pensateci un attimo: cosa sarebbe Marco Travaglio senza Silvio Berlusconi? Di che vivrebbe? Di cosa potrebbe parlare? Perché dovrebbero invitarlo in televisione oppure dargli spazio sui giornali?
Giulio Andreotti è stato per decenni la ragione di vita di tanti altri Travaglio prima di lui: oggi Andreotti è fuori moda, è stato pure assolto nei mille processi in cui era stato coinvolto, in cui di volta in volta è stato colluso con la mafia, mandante di omicidi, tanto da guadagnarsi una canzone da Francesco Baccini. Oggi Andreotti è un Senatore a vita che ha perfino votato diverse volte a favore dell'attuale compagine governativa. Ha contribuito a far cadere il Governo? Chissenefrega, e dagli piuttosto a Turigliatto.
Se lo senti parlare Travaglio ti convince subito: i suoi argomenti sono solidi, le sue teorie sono plausibili, le sue fonti assolutamente certe. Potrebbe perfino convincerti che il Papa è in realtà al soldo dell'Islam, oppure che Michele Santoro vota Forza Italia.
Travaglio è la punta di un iceberg fatto da tante persone che hanno costruito le proprie fortune, grandi e piccole, grazie al solo fatto che esista Silvio Berlusconi. Ripeto, che ne sarebbe di lui se il Cavaliere si ritirasse dalla politica e decidesse, finalmente e con buona pace per chi vorrebbe come me votare centrodestra essendo sicuro di non avere per Premier uno che si fa solo gli affari suoi, di ritirarsi in una delle sue modeste magioni sparse sul globo terracqueo?
Forse potrebbe dedicare le proprie energie per scrivere memorabili pagine sull'attuale Premier e sulle sue stravaganti operazioni quando presiedeva l'Iri (per non parlare delle sedute spiritiche). Oppure capire quanti soldi pubblici siano stati dirottati nel corso degli anni a supporto della Fiat e dei suoi proprietari. Potrebbe dedicarsi a tante cose, ma non sarebbe più Marco Travaglio, sarebbe solo uno dei tanti orfani di un'ossessione. Forse è meglio, ripensandoci, che Berlusconi continui a guidare il centrodestra da par suo: in fondo, sostiene lo sventurato, che sarebbe del centrodestra senza di lui? E in fondo, sostengo io, che ne sarebbe di Marco Travaglio? Perché se Travaglio non ha in bocca Berlusconi perde l'aura magica, perde l'infallibilità, perde il suo personaggio. Diventa uno dei tanti... un po' più bravo di altri ma solo uno dei tanti...

PS Tanto per sgombrare il campo dagli equivoci, io faccio parte di quelli che vorrebbe che Berlusconi si dedicasse ad altre cose: magari a rafforzare il Milan...

March 17, 2007

Oggi scrive... Paolo Massone: Tocai lu fundo

Vorrei ritornare sulla diatriba Tocai, e precisamente riguardo la sentenza del Tribunale amministrativo del Lazio, che “vieta” l’uso del nome “Friulano” in etichetta.
Riassumiamo: gli Ungheresi gonfiano il petto, tirano in ballo la Storia e ottengono il veto all’uso del nome del vitigno per altri paesi.

I produttori Friulani e Veneti inghiottiscono a fatica questo amaro boccone; i primi cercano immediatamente di sfruttare il tempo di uso temporaneo Tocai, e molto intelligentemente sposano allo stesso: “Friulano”: le loro radici.
Non so quanti produttori condividano il mio pensiero, ma personalmente amo tutti quei prodotti alimentari, vino soprattutto, che sposano il nome del territorio di produzione, quindi a mio giudizio per il Tocai Friulano questa graduale trasformazione la vedevo in modo del tutto positivo. FRIULANO è diretto e riconduce alla zona di produzione; fine della confusione con altri vini Italiani e stranieri = concetto di Terroir. E questi anni di doppio nome hanno consentito di far capire a tutti che “Friulano” è il vecchio Tocai.
Mi piacciono meno le soluzioni Venete, un vino non si può chiamare con una frase. Friulano mi piaceva assai!!
Il TAR del Lazio avrà indubbiamente applicato la legge; ma in questo caso è in discussione, un prodotto con alle spalle una tradizione secolare; sarà pur possibile applicare una deroga. Sarà pur possibile trovare il modo di denominare questo tradizionale ed edonistico prodotto alimentare: “FRIULANO” così come i loro produttori.
Le vigne ci sono, i produttori anche; risultato di questo connubio è il vino: “tocai Friulano” denso di contenuti e orfano di nomi.
Salute a tutti
Paolo Massone (Az. Agricola Bellaria - Casteggio - PV)

Nota di Riccardo Modesti
In attesa che lo "stellone" italico chiarisca la questione è arrivato il solito colpo di deroga: i più curiosi possono seguire questo link http://espresso.repubblica.it/dettaglio-local/Il-ministero:-nel-2007-si-continua-con-Tocai/1532707. E' una vera vergogna che un vino così affascinante sia in balìa degli eventi... ma la colpa non è solo dello Stato... almeno per questa volta.

March 16, 2007

Pacchetto di mischia

E così mi hanno fregato anche la nazionale di rugby. E' andata proprio così. Hanno vinto due partite e la politica se li è già fagocitati. Si scopre che il Premier è un grande appassionato dello sport della palla ovale. Chissà se questa mossa gliela ha suggerita il suo portavoce. Sircana, si chiama, anche se di questi tempi, a fare il suo nome, si rischia di finire male. A proposito di Sircana: io so che ci faceva nella via dei transessuali. Se mi seguite ve lo racconto...

Ma prima mi piacerebbe fare due considerazioni ulteriori: la prima è che se a essere sbertucciato dai media è l'antipatico Re d'Italia, quello che spara ai bagnanti, tutti ridono e nessuno si preoccupa della liceità di pubblicare le intercettazioni telefoniche (se poi è il marito di Anna Falchi ancora più divertente, perchè lui voleva comprare il Corriere della Sera, non nel senso di una copia del giornale ma dell'azienda Rcs); la seconda è che non si capisce mai se le intercettazioni telefoniche che vengono pubblicate siano uscite di straforo da qualche tribunale, e in tal caso perchè nessuno paga mai per questi fattacci, oppure si tratta di materiale pubblico perchè depositato agli atti.
Ora posso dirvi che faceva Sircana: raccoglieva idee per il prossimo discorso di Prodi. In epoca di Dico non si può mai dire...
PS Forse Sircana si era perso e chiedeva semplicemente la strada. Tutti lo hanno dimenticato, ma nei dodici punti di Prodi (a rugby 12 punti=4 calci piazzati), Sircana aveva acquisito superpoteri. Non sarà forse per questo che il signorile Portavoce dall'aria un po' tetra è stato catapultato nell'occhio del ciclone???

March 15, 2007

Come ti cucino il porco?

La legge elettorale vigente è una porcata, secondo il Senatore della Repubblica Roberto Calderoli. Molto bene direi, visto che la legge elettorale è la regola numero uno sulla quale poggia la rappresentanza popolare. Capire come mai un ex Ministro della Repubblica l'abbia fatta approvare anche con il proprio voto, con questi presupposti, rimane un mistero degno di una trasmissione di Carlo Lucarelli.

Ebbene, visto che è una porcata ora tutti si affannano a volerla cambiare, e considerato che in Italia altri problemi non ce ne sono (sembrerebbe), le energie per trovare una nuova ricetta per cucinare il porco (la legge elettorale) si sprecheranno da qui al momento in cui, finalmente, ogni schieramento politico potrà mettere il proprio ingrediente in detta ricetta. Negli ultimi mesi se ne sono sentite di tutti i colori, con denominatore comune l'ispirazione ad altri sistemi di voto già in essere in altre nazioni. A parte che non si comprende il motivo per cui dovremmo copiare qualcosa fatto da altri per la propria realtà politica nazionale, visto e considerato che noi italiani siamo consapevoli e compiaciuti della nostra originalità, fa un po' sorridere il fatto che in Italia la legge elettorale sia oggetto di continui cambiamenti e rimescolamenti secondo l'aria che tira. Altro fatto singolare è che i sistemi di voto per le elezioni regionali, comunali ed europee siano anch'essi differenti, con la logica conseguenza che ogni volta che si va a votare occorra ogni volta fare mente locale su quale sia il sistema utilizzato in quel momento.
Ma perchè non è possibile trovare un sistema che valga per tutte le elezioni, magari europee a parte, che possa sopravvivere nel tempo? Perchè in altre nazioni non c'è tutto questo periodico affannarsi intorno alla regola cardine della rappresentanza popolare? Perchè solo da noi la legge elettorale è diventata l'ennesima merce di scambio tra politici ormai autoreferenziali? E soprattutto, perchè l'elettore deve essere sempre trattato come l'ultima ruota del carro?

Per ulteriori dettagli, suggerisco la visione della seguente pagina Web
http://it.wikipedia.org/wiki/Sistema_elettorale

March 12, 2007

Antonio Russo: chi era costui?

Già, chi era Antonio Russo? Era un giornalista. Era perchè è morto nell'ottobre 2000, in Georgia. Chi l'ha ucciso? Nessuno lo ha mai scoperto. Che faceva laggiù? Faceva il giornalista e ficcava il naso in faccende ad alto tasso di rischio. Laggiù non si scherza. Si muore e basta.

Quante manifestazioni sono state fatte per lui con battage mediatico su scala nazionale? Zero. Quanti sindaci di Roma lo hanno ricordato? Zero. Non girava per l'Iraq, neppure per l'Afghanistan. Trasmetteva corrispondenze su Radio Radicale. Tanto bastava per ignorarlo.
Antonio Russo aveva seguito anche le guerre nella ex-Jugoslavia. Quando i serbi invasero il Kosovo lui era là. Sparì per qualche giorno, si pensò al peggio, poi riemerse dal nulla. Raccontava la guerra, la raccontava per davvero. Quando quella guerra finì se ne cercò un'altra da raccontare e andò in Cecenia. Altra storia da non raccontare. Di quella storia ci hanno raccontato che i russi erano i buoni e i ceceni, che sono perfino musulmani in gran parte, i cattivi. Pare che avesse scoperto che l'esercito russo utilizzasse armi chimiche e proiettili all'uranio arricchito. Lo hanno ucciso e fatto sparire il materiale che aveva raccolto. Si sospetta che a ucciderlo siano stati i servizi segreti russi. Quella volta, però, senza l'aiuto della radioattività, ma solo con le botte. Ora tutti lo hanno dimenticato e i suoi assassini non sono stati mai scoperti. Oggi Putin arriva in Italia: previsti incontri con il Premier, il Presidente, il Papa. Ci porta il gas, che Dio lo benedica...

March 10, 2007

Palla rotonda e palla ovale

L'Italia è "le roi du ballon ronde": ha vinto i campionati mondiali in Germania, giocando così così ma con grande carattere. L'Italia è il Paese per cui per una partita di calcio si devono mobilitare ingenti forze di forza pubblica. L'Italia gioca anche a rugby, da qualche anno meglio del solito, quest'anno ancora meglio. Oggi l'Italia ha battuto il Galles al termine di una partita appassionante, bellissima, tirando fuori non solo il carattere ma anche parti del corpo anatomicamente affini ai genitali.

E' la prima volta che l'Italia vince due partite nel torneo che, quando ero piccolo, era delle Cinque Nazioni: Inghilterra, Francia, Galles, Scozia e Repubblica di Irlanda. Quando ero piccolo le partite le commentava Franco Rosi, non spiegava le regole, non si capiva nulla, ma si percepiva una sensazione positiva davanti a questi energumeni che, oltre a darsele di santa ragione ma sempre con lealtà, si battevano come leoni appresso a una palla morfologicamente incontrollabile. Oggi giochiamo anche noi, è il torneo delle Sei Nazioni, e l'Italia è una vera squadra che compete ad alto livello. Un suo titolare fa anche pubblicità televisiva. Il gioco, quando compreso nelle sue regole, è bellissimo. L'Italia gioca allo stadio Flaminio di Roma, uno stadio piccolo da far tristezza se paragonato a Murrayfield, Twickenham, Parco dei Principi, Millenium Stadium, Lansdown Road. La sua piccolezza rappresenta la cifra nazionale in questo sport. E' però affollato da veri appassionati, oggi li ho invidiati.
Meno da invidiare gli abitanti di Mantova: oggi giocavano Brescia e Juventus, seconda divisione. Forze di polizia in assetto di guerra, città blindata, addirittura un luna park chiuso con danno economico per chi ci lavora dentro. Quale è il senso di tutto ciò? Cercando una risposta che non troverò mai, resta la soddisfazione per quella sporca ultima meta a pochi minuti dalla fine, quella che ha finalmente fatto dell'Italia della palla ovale una cosa di cui essere fieri.

March 8, 2007

IGT Umbria Trebbiano Spoletino 2005 - Novelli

Il panorama vitivinicolo umbro, che ha come portabandiera indiscusso un vino rosso, il Sagrantino di Montefalco DOCG: eccezion fatta per il celebre Cervaro della Sala e qualche altro prodotto, è comunque poco conosciuto per i suoi vini bianchi.
Ora però è disponibile una bella novità anche su questo fronte: si chiama Trebbiano Spoletino, vitigno a bacca bianca riscoperto e riproposto dall'azienda Novelli, sul quale essa sta investendo in modo interessante e oculato.

Il vino non rappresenta il core business per Novelli, realtà che ha diversi interessi nel campo dell'agroalimentare, ma il progetto, nel quale è stato coinvolto il luminare Attilio Scienza, merita attenzione.
Ottenuto da un vigneto allevato a spalliera con potatura a cordone speronato, il Trebbiano Spoletino di Novelli è, come tutti i trebbiani, varietà a maturazione tendenzialmente tardiva. Viene vinificato in acciaio e sosta sui lieviti per 5/6 mesi prima di essere messo in bottiglia.
Si tratta di un vino a produzione confidenziale, 3.500 bottiglie destinate però a diventare 180.000 a regime, ma dagli indubbi pregi: il primo, che forse è il più importante, è la sua singolarità, il suo essere qualcosa di diverso dal solito.
Fresco nel colore e nella tonalità, lo si ritrova fresco al naso, dove è pulito, intenso e ricco di sfumature. In bocca mostra corrispondenza con l'olfatto, ha buona struttura, gustosa vena sapida e giusta persistenza.
Il prezzo in cantina è di 8 euro: lo stesso prezzo viene applicato acquistandolo mediante il sito aziendale.

Per ulteriori info: www.cantinanovelli.it