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April 30, 2007

A Modest Proposal

Il destino del “Tesoretto” è stato deciso: il Presidente del Consiglio ha fatto il suo solito discorso borbottato, fumoso e ampolloso, dal quale si è capito con chiarezza che vi sarà un’equa spartizione di questo denaro in sovrappiù tra tutti i bisognosi su scala nazionale (senza peraltro ovviamente entrare nei dettagli, e così son capaci tutti). Eppure io un’idea alternativa l’avrei avuta per l’uso di questi soldini, un uso che sarebbe servito al Governo per attutire gli effetti più immediati di una misura che, nel breve periodo, potrebbe portare benefici a tutti secondo un meccanismo a cascata.

La misura si chiama BENZINA A UN EURO. Pensateci bene: senza perdere tempo a fare tavoli, controtavoli, convocare parti sociali, ingenerare litigi, da domani, per Decreto Legge, BENZINA A UN EURO. Il costo dell’avviamento dell’operazione lo si ripiana con il Tesoretto. Se la benzina ora costa 1,30 euro, con BENZINA A UN EURO ci si ritroverebbe un litro e mezzo di benzina regalato ogni cinque fatti. In pratica un euro e mezzo risparmiato su cinque pagati. In pratica 30 euro su 100. In pratica, chi fa qualche migliaio di chilometri al mese si ritroverebbe un gruzzoletto in tasca niente male. E che farebbe con codesti soldini? Li spenderebbe, è chiaro. Spendendo soldi lo Stato incassa tramite le tasse indirette. Ed ecco il ritorno nel medio termine delle mancate entrate.
BENZINA A UN EURO: non solo i privati automobilisti fanno benzina. Anche tutto il trasporto di merci basato sulla gomma (ce l'abbiamo, ce lo dobbiamo tenere, e chi riesce più a fare una ferrovia?) fa benzina, o gasolio che sia. E qui BENZINA A UN EURO abbasserebbe significativamente i costi di trasporto, trascinando dietro di sé un abbassamento del prezzo della merce trasportata. E anche il pensionato non auto munito è quindi sistemato, perché BENZINA A UN EURO genera benefici a cascata anche per lui in modo indiretto: le auto blu costerebbero meno, il carburante sprecato dalle auto di Polizia e Carabinieri per impressionare i cittadini comuni mortali con le loro sirene spiegate non inciderebbe così tanto sul budget dei corpi a difesa dello Stato. Si potrebbero così aumentare le pensioni a tutti, e chissenefrega degli scaloni.
Il vantaggio sarebbe anche per le imprese, altro che cuneo fiscale, che poi cosa fosse non si è mai capito. Risparmio sugli spostamenti significa più soldi in tasca all’azienda, significa investimenti, magari significa anche aumento di stipendi. Significa che il padrone è più ricco, e un padrone più ricco è un padrone più contento e tratta meglio i suoi dipendenti.
Sono dunque evidenti i vantaggi di BENZINA A UN EURO: non è che si farebbe molta più benzina, ma quella che già si fa costerebbe meno, creando tanti milioni di Tesoretti pronti a essere investiti proporzionalmente, secondo censo, in consumi o in risparmi, e lo Stato incassa sia da una parte che dall’altra.
Quindi, per rimettere in moto l’economia senza troppi mal di testa, la risposta è una sola: BENZINA A UN EURO. Crea entrate di ritorno senza fibrillazioni nella maggioranza e senza necessità di voti di fiducia. E anche l’opposizione, una volta tanto, applaudirebbe, perchè è impossibile essere contro BENZINA A UN EURO.
Per un Paese migliore, dunque, non c’è che una soluzione: BENZINA A UN EURO.

April 24, 2007

Finestre

La vita è difficile, e lo sappiamo bene. Ogni giorno nasconde un'insidia. Una delle più feroci si cela quotidianamente in uno degli elettrodomestici più diffusi: il Personal Computer.
Lui, in sé, può rompersi e basta, come gli altri elettrodomestici. Il pericolo viene invece dal programma che gli permette di vivere, e il pericolo è tanto più alto se, come quasi tutti noi, disponiamo di Windows.

E' quasi un monopolio, quasi è un eufemismo, naturalmente. L'ultimo aversario da battere fu, una quindicina di anni fa, OS/2, la proposta IBM di allora, che però arrivò troppo tardi. Da allora è stato un crescendo Rossiniano, con 95, 98, ME, 2000, XP, e oggi Vista. Ogni nuova versione è sempre stata sempre più famelica di risorse: e allora si cambia il computer. E la sicurezza? Da morir dal ridere. Chi ha un computer possiede anche un accesso a internet: bello internet, e i virus? I malware? Gli spyware? E allora compriamo l'antivirus. Non averlo equivale a cercarsi guai. La sicurezza dovrebbe essere l'obiettivo numero uno di Microsoft, ma forse lo è solo a parole. A ogni nuova versione di Windows, Service Pack inclusi, spuntano una, dieci, cento, mille nuove falle. I virus anche sfruttano i programmi più diffusi: Word ed Excel, con le loro macro, sono da tenere d'occhio; Outlook è un bersaglio privilegiato; Internet Explorer un disastro. E' una lotta impari. Chi ha un po' di cultura informatica può venirne a capo, sebbene con difficoltà: per gli altri l'inferno è dietro l'angolo. E vogliamo poi parlare di prestazioni? In qualche mese un computer nuovo, da fulmine di guerra diventa inesorabilmente lento. Poi scopri che, pronti via, quando cominci a lavorare hai già metà memoria piena di cose più o meno utili. Quando Windows comincia a pazziare è quasi impossibile capire il vero motivo: si può scegliere tra l'avventurarsi tra i vari forum e cercare qualche soluzione da chi ha avuto uno stesso problema, oppure rassegnarsi e subire. Chi lavora con un computer, alla fine, perde in produttività. E' un buco nero non facilmente misurabile. E' come avere una penna che scrive a intermittenza. Ormai siamo abituati a tutto, anche alle truffe. L'ultima che gira è basata su una mail, scritta in un italiano improbabile peraltro, con il logo di Poste Italiane, che invita a cliccare su un collegamento per verificare chissà quali dati. Solo uno sprovveduto può cascarci, ma è successo. La cosa irritante è che ne' il sito di Poste Italiane ne' quello della Polizia Postale, l'elite tecnologica della Polizia di Stato, riportano alcunché. Non possiamo fare altro che subire, quindi, oppure tentare un'alternativa molto poco pubblicizzata: si chiama Linux, è un sistema operativo gratuito scritto a tante mani da moltissimi "malati" di informatica sparsi per il mondo. E' più resistente ai virus di Windows, anche se non immune del tutto, ma una qualsiasi falla sfruttabile da un virus può essere riparata in tempi molto più rapidi. Un'opera benemerita che non ha voce da nessuna parte se non sulla stampa specializzata e su internet. E se in televisione si rinunciasse a parlare di Anna Maria Franzoni e di sabot, solo per una sera, e si concedesse un po' di spazio a questa discussione?

April 22, 2007

Strange days

"Viviamo strani giorni", come nella canzone di Battiato. Sarà il caldo fuori stagione. Secondo me è un punto di partenza non trascurabile per tentare di dare una spiegazione a tutte queste cose strane che stanno accadendo o che sono accadute negli ultimi giorni.

Vado a ruota libera: una barca che si chiama "Mascalzone Latino" (complimenti per la scelta!) mette sotto i neozelandesi alla Coppa America; Adriano viene squalificato per aver simulato una caduta in area di rigore, pere addirittura istigato dalla propria società, quella che fino ad alcuni mesi fa era un esempio di rettitudine sportiva e che gli altri erano tutti dei furbacchioni; Marco Tronchetti Provera è diventato uno degli uomini più odiati in Italia, dopo che un anno e mezzo fa era stato dipinto da tutti i mezzi di comunicazione - con alcune brillanti eccezioni - come un grande capitalista; il Cda Telecom, società indebitata, paga dividendi ed eroga stock option; il Limbo è stato abolito per decreto papale, non esiste più; il Cavaliere Nero va al congresso Ds senza scorta, non viene fischiato e ne esce vivo - ricordo che un importante dirigente di questo partito qualche anno fa auspicasse per Berlusconi un futuro da mendicante di strada -; Annamaria Franzoni, nonostante Vespa, sembra essere arrivata al capolinea; i partiti di Governo cambiano nome e, mentre alcuni si dividono, altri si riuniscono, parlando di Pantheon e cose ancora più stravaganti.
Si potrebbe andare avanti, ma la notizia più strana di questi giorni riguarda la già citata Franzoni o, per essere più precisi, il suo processo. Infatti, durante il servizio trasmesso nel corso del Tg2 dell'ora di pranzo ho appreso che tra i vari intervenuti c'era stata nientemeno che una scolaresca portata in gita al Tribunale da una garrula insegnante che si è guadagnata pure una bella inquadratura.
Sono proprio strani giorni: da studente ricordo di essere andato qualche volta a teatro, di aver visitato uno stabilimento di produzione della Coca Cola, di aver frequentato qualche museo. Nell'era dei Reality del resto - e la storia di Cogne è ormai da tempo un Reality, ma di quelli ormai in rapida decadenza -, la trovo una scelta normale: dal canto mio, sarebbe più normale che qualcuno nel Ministero che una volta si chiamava "della Pubblica Istruzione", prendere provvedimenti nei confronti di questa sventurata, trovandole senz'altro una collocazione più adeguata nella quale dare sfogo a questa genialità, lasciando la sua scolaresca nelle mani di persone magari più noiose ma sicuramente più adeguate al contesto che, ricordiamo, è pur sempre quello di una scuola, non di un Varietà.

April 18, 2007

L'Inferno del Nord

Domenica scorsa si è svolta la gara ciclistica che amo di più in assoluto: la Parigi-Roubaix. Perché amare una corsa assolutamente pianeggiante dove spesso è la fortuna - sotto la forma di minor numero di cadute o di minor numero di forature - che determina il vincitore? Oggi, mentre circolavo per Milano a cavallo del mio scooter, ho forse compreso uno dei motivi: immedesimazione.

Chi circola a Milano su due ruote fa tutti i giorni una Parigi-Roubaix: anche a Milano, infatti, c’è il pavè, e ce ne è moltissimo. E’ infido e sconnesso e in alcuni punti, come nella centralissima via Manzoni, ce ne sarebbe per fare un esposto contro chi manutiene la sede stradale. In caso di pioggia diventa scivoloso come una lastra di ghiaccio. In più, molto spesso è associato all’altrettanto infido binario del tram. E come sulle strade francesi, anche nell’inferno del Nord di Milano occorre avere molta attenzione e un pizzico di fortuna per arrivare al traguardo. Ma quando il pavé finisce comincia un altro inferno: già, perché anche quando uno pensa di essere approdato al più sicuro asfalto si rilassa e comincia a prendere tombini e buche, buche e tombini. La schiena ringrazia. Spesso evitare il tombino è impossibile, perché spostarsi di mezzo metro a destra o a sinistra per scansarlo significa entrare in rotta di collisione con qualcun’altro, e allora lo incassi tentando di minimizzare l'effetto. Quando piove, poi, le buche aumentano in numero e profondità e si riempiono. In pratica il rischio raddoppia. Lo scorso anno nella corsia preferenziale che collega viale Zara alla Stazione Centrale, dove passano autobus, filobus, taxi, pullman, auto autorizzate e moto, a seguito di alcune piogge intense si aprirono un paio di buche profonde una spanna. Non vennero ovviamente chiuse immediatamente, e non vennero neppure altrettanto ovviamente segnalate con sollecitudine. Già, perché se lungo le strade tra Parigi e Roubaix il pavé è accuratamente segnalato, a Milano ci vogliono giorni prima che qualcuno si renda conto che ci si potrebbe fare del male. Dove ci sono lavori in corso poi, in particolare attorno a casa mia stanno scavando per i lavori della metropolitana, le strade sono tutte un gran rappezzo, e i giganteschi camion pieni di terra che vanno e vengono - di quelli che il filtro antiparticolato lo hanno visto solo in fotografia - marcano accuratamente il loro passaggio. Una gran goduria insomma, alla quale nessuna amministrazione comunale fa caso. In fondo provo invidia per i ciclisti che sull’inferno del Nord francese corrono solo una volta all’anno, mentre c’è chi deve cimentarsi quotidianamente con l’inferno del Nord milanese e non viene neppure premiato in caso di vittoria.
PS I percorsi ciclabili, per chi le due ruote le spinge con le gambe, restano ovviamente un'utopia. Chissà se durante i viaggi nelle capitali europee, che periodicamente vengono fatti - a spese del contribuente si intende - per trarre ispirazione su come risolvere i problemi del traffico, qualcuno li ha mai notati. Milano=Congo, sperando che i congolesi non ne abbiano a male per il paragone...

April 16, 2007

Amici miei

Una domenica calda, quasi estiva, ha salutato sui principali telegiornali notizie davvero poco interessanti ma cavalcate con enfasi tale da farle sembrare di importanza capitale. Nell'ordine: il redazionale domenicale proveniente dal Vaticano sulle ottanta candeline di Papa Razzinghé (sul Vernacoliere lo chiamano così); il congresso del piccolo ma potente UDC (li avete visti i cartelloni pubblicitari con Pierfer in giubbotto di pelle? Imperdibile.); il congresso del piccolissimo e poco potente SDI, autore con i Radicali di una joint-venture per entrare in Parlamento (la Rosa nel Pugno) e assicurarsi poltrone e denaro pubblico. Tali fatti non potevano che relegare verso metà telegiornale alcuni avvenimenti davvero più significativi che si sono svolti un po' più lontano, precisamente a San Pietroburgo.

Che è successo a San Pietroburgo, allora? Due fatti: la seconda manifestazione del fine settimana contro l'amico Putin, la prima si era svolta sabato a Mosca in un clima diciamo poco rispettoso delle opinioni altrui; la visita dell'amico dell'amico Putin, ovvero nientemeno che il Cavaliere, che ha rinunciato a una trasferta a Messina in cui si sarebbe potuto godere il gran goal di Ronaldo per andare a far visita al suo grande amico Vladimir Vladimirovic.
Baci, abbracci, un grande amico davvero: il Berlusca a trentadue denti, l'amico Putin con il suo solito mezzo sorriso appena accennato, forse incapace di maggiori slanci emozionali derivanti dal suo quotidiano esercizio del potere, fatto di pugno di ferro. Quale è il problema, però? Che lui ci vende il gas, e se non facciamo i suoi amici è meglio che puntiamo tutto sul riscaldamento globale altrimenti l'inverno successivo lo passiamo battendo i denti. Ma questo, ormai, lo sanno tutti quanti ed è inutile fare esercizi di cerchiobottismo: un po' come i cinesi, che dobbiamo assecondare perché ci fanno fare i soldi, e che incuranti dei diritti umani gestiti con disinvoltura a casa loro si permettono, eccome se si permettono, di esercitare ingerenze e proferire minacce sui fatti di via Paolo Sarpi. Ma che ci volete fare, bisogna integrarsi ci raccontano, e allora facciamoci prendere in giro e porgiamo l'altra guancia.
Ma almeno nessuno va in giro a dichiararsi amico di Hu Jintao. Invece noi abbiamo il capo dell'opposizione, nonché depositario dei voti della metà degli italiani, che si dichiara amico (grande amico ha ribadito lo sventurato nell'odierna intervista) di uno che di fatto è un dittatore ma che non è bello dirlo in giro perché sennò ci chiude il gas. Da capo di un "coacervo" politico che si chiama Casa delle Libertà, fa un po' senso il fatto che il Cavaliere abbia per amico uno che l'unica libertà che conosce è quella per sé e per i propri amici. Urca, l'ho detta grossa: su questo punto, in fondo, sono veramente amici... anzi, fratelli!!

April 13, 2007

Trentino Top Wine

Con deprecabile ritardo (ma non sarà né la prima né l’ultima volta) vi voglio dare conto di qualche assaggio compiuto durante Trentino Top Wine, svoltasi a febbraio. E’ un appuntamento fisso da ormai qualche anno, un banco d’assaggio intelligente per fotografare in maniera abbastanza esaustiva (manca qualche mostro sacro, tipo Elisabetta Foradori, Tenuta San Leonardo, Pojer e Sandri, o qualche produttore interessante come Eugenio Rosi, ma va bene lo stesso) lo stato dell’arte del vino prodotto in provincia di Trento.

Trentuno in produttori, una sessantina i vini, a spaziare tra le molte tipologie prodotte in questo bellissimo comprensorio vitivinicolo. Quest’anno mi sono dedicato a tre tipologie in particolare, cioè Trento, Teroldego Rotaliano e Trentino Vino Santo. Vini dunque territoriali e, almeno per me, decisamente interessanti per diverse ragioni.
Non sono rimasto molto soddisfatto dei Trento: a eccezione di un paio di prodotti davvero validi perché vibranti, freschi e lunghi, il resto del panorama oscilla tra l’inseguimento allo stile ruffiano Prosecco-like, cioè residui zuccherini eccessivi e pesanti, e spumanti con poca sostanza, con qualche fuga un po’ sgraziata verso prodotti in cui c’è stato di mezzo il legno, ma che anziché dare la marcia in più ha lasciato dietro di sé vaniglia e sensazioni amare. Le belle sorprese si chiamano Balter (www.balter.it) - ampio, fresco, lungo ma anche di sostanza e dal bicchiere che ne tira subito un altro il suo Brut Riserva 2000 - e, soprattutto, Madonna delle Vittorie (www.madonnadellevittorie.it) - molto pulito, secco, preciso, dai deliziosi toni agrumati il Brut Riserva 2001 -. Una nota bizzarra è rappresentata dalle ben tre etichette che recano “Riserva del Fondatore”: si tratta forse della più alta concentrazione di riserve del fondatore sul suolo nazionale, e c’è da domandarsi il motivo, soprattutto quando ce ne è una che è molto più importante delle altre due... Altri Trento degustati: Abate Nero, Ferrari - F.lli Lunelli, Conti Wallenburg, Istituto Agrario San Michele a/A, Metius, Letrari, Cesarini Sforza Spumanti.
Veniamo al Teroldego Rotaliano, vino in grado di piacere senza essere spiegato, qualità certo non da poco. Se l’uva è ben matura e il vino è ben affinato, la versione “importante” di questo vino conserva un frutto carnoso ed entusiasmante arricchendosi di deliziose note di cioccolato, ma sempre con una adeguata freschezza di base. Per conseguire questo risultato le due premesse sopra enunciate devono però essere rispettate, altrimenti il vino rischia di presentare note verdi - su questo il Teroldego non perdona - oppure di essere uno dei tanti vini rossi affinati in legno. Purtroppo non tutti hanno centrato entrambi gli aspetti, ma d’altro canto le annate 2003 e 2004, quelle presentate, non si prestavano per motivi diversi tra loro. Mi è però molto piaciuto nell’occasione il vino di Cipriano Fedrizzi - il suo Due Vigneti 2004 non cerca di strafare, ha le giuste proporzioni, è fresco e lungo e ha un frutto perfettamente integro -, oltre al solito Zeni (www.zeni.tn.it) - il Pini è normalmente un grande Teroldego, e nonostante l’alcol in eccesso e l’acidità in difetto, regalo dell’annata, lo è stato anche nel 2003 - e a un particolare Endrizzi (www.endrizzi.it) - il Gran Masetto 2003 ha poco del Teroldego, essendo prodotto da uve sottoposte ad appassimento, ma è un vino davvero ben fatto, ricco, concentrato, potente ma in grado di non stancare -. Altri Teroldego degustati: Cantina Rotaliana Mezzolombardo, Marco Donati, Dorigati, Redondél, Villa Corniole, Mezzocorona.
Dulcis in fundo i Trentino Vino Santo, che si ottengono, ricordo, da uva Nosiola. Qui, ogni anno, c’è sempre almeno un produttore con cui litigare, visto che prima di versarti il vino nel bicchiere ti scruta tentando di capire se ne valga la pena o meno. Comprendo il sacrificio, visto il gran lavoro dietro a ogni bottiglia e visti alcuni soggetti che allungano il bicchiere per farsi versare questa preziosa rarità, ma le regole del gioco in un banco d’assaggio sono chiare, e non è tollerabile che a metà del banco stesso qualcuno abbia già esaurito il prodotto e a tre quarti cerchi di non fartelo assaggiare.
Molto buono comunque, tra i tre rimasti, quello di Giovanni Poli (www.poligiovanni.it) - annata 2000, dolcezza calibrata e note muffate che integrano un delizioso fruttato, vino dolce di sostanza e che non è per nulla stucchevole - che batte i troppo dolci 1997 di Pravis e Pisoni.

April 11, 2007

Sulla cattiva strada

Qualche anno fa era di moda lungo le autostrade una macabra cartellonistica che recava la fotografia di un borgo e una scritta sottostante che recitava più o meno così: "Ogni anno sulle strade si perde un Paese intero". Effettivamente la cosa non è poi così strana: una trentina di anni fa Eugenio Finardi cantava che amava la radio perché ci potevi fare tante cose. Oggi c'è l'automobile: ci si fa di tutto, si leggono libri, si concludono affari di lavoro, si leggono giornali e relazioni di ufficio, si fuma, si mangia, si telefona soprattutto. Soprattutto si telefona.

Vi ricordate qualche anno fa che casino era venuto fuori quando il solito intelligentone di turno aveva così sentenziato: "Basta guidare parlando al telefonino", promettendo multe salate? Serpeggiò il panico e con esso i viva voce, gli auricolari e chi più ne ha più ne metta. Io ne ho comperato uno e lo uso tuttora, ma devo essere rimasto uno dei pochi. Girando per Milano, infatti, dove c'è un semaforo ogni cento metri e l'imprevisto è faccenda ordinaria per cui ci vogliono riflessi reattivi come quelli di un felino, è facile trovarsi avanti un mezzo che non va nè forte nè piano, non fa uso degli indicatori di direzione, sta in mezzo alla strada e, in generale, non si capisce dove stia andando. Al volante c'è sicuramente uno che sta parlando al telefono e si sta facendo gli affari suoi, al punto tale da prendersi, ogni tanto, anche qualche semaforo rosso. Il fenomeno è diffuso, e ha interessato anche gli autisti degli autobus. In autostrada, poi, non è che le cose vadano poi meglio. Il pericolo è sempre dietro l'angolo, anche perché c'è molta gente che ormai vive attaccata al cellulare come un malato grave alla bombola di ossigeno. Il massimo qualche mese fa: uomo con braccio ingessato al volante, che direziona l'auto con il braccio ingessato e tiene il telefono con la mano attaccata al braccio sano.
Ormai l'automobile è diventata un mezzo che si guida senza coscienza del pericolo. Che fare? E che si può fare, nulla ovviamente, fintanto che le leggi restano sulla carta, gli auricolari nei negozi, i vigili al caldo e gran parte del popolo italico se ne sbatte del prossimo suo, quello che dovrebbe amare, con buona pace di chi afferma che non possiamo non dirci Cristiani...
PS Il bollettino di guerra sulle strade relativo alle vacanze di Pasqua segna più di quaranta morti e oltre un migliaio di feriti. Forse è ora davvero di fare in modo che ci si dia tutti una regolata.

April 9, 2007

Il ritorno del cloro al clero

Passata la Pasqua gabbato lo Santo. Ritornano le scritte minacciose contro l'Arcivescovo di Genova nonché presidente della CEI, Monsignor Angelo Bagnasco, ma la cosa non sembra fare notizia più di tanto. Secondo me è un errore, poiché, ma spero di sbagliarmi, prendere sottogamba apparenti piccole bravate che riguardano un argomento così controverso e in grado di scatenare reazioni ideologiche anche molto violente, come il rapporto Stato-Chiesa, vista l'attuale situazione poco chiara dei rapporti, e che nessuno cerca di chiarire, non credo sia saggio. O meglio, l'atteggiamento della Chiesa chiaro lo è: molto meno, direi, lo è quello dello Stato.

Del resto, il rapporto tra Stato e Chiesa sta assumendo il contorno di una farsa tragicomica, ed è del tutto lecito che ci sia qualcuno che ha poca voglia di ridere. Se la Chiesa, da un lato, ha tutto il diritto di esprimersi su tutto ciò che le pare e piace, dall'altro dovrebbe esistere uno Stato che, supposto laico, dovrebbe piazzare paletti ben fermi. Dico dovrebbe, poiché ormai la televisione nazionale propone ormai quotidianamente i redazionali provenienti dal Vaticano(almeno contribuissero alle spese del canone Rai), propinandoci in modo cadenzato e ossessivo l'anatema del giorno del Papa. E lo Stato che fa? C'è chi tenta di schivare, c'è chi fa da tappetino, c'è chi contesta con vigore anche eccessivo, c'è chi applaude fragorosamente e amplifica. I limiti tra Stato e Chiesa sono sempre più mobili e sfumati, si ha insomma l'impressione che ormai il Vaticano possa avere il potere di intervenire in maniera concreta sulle attività del Paese, ed è normale che qualcuno, non condividendo, possa decidere anche di andare oltre le righe scegliendo però il bersaglio sbagliato. Tutta questa confusione ritengo però abbia poco a che fare, da parte dei nostri politicanti, con la religiosità o con la confessione, ma esprima piuttosto squallide motivazioni opportunistiche, e per questo decisamente deprecabile. Insomma, ma ve la ricordate la fantastica gag di Giovanni Paolo II in parlamento a chiedere "un atto di clemenza" e tutti i parlamentari a far la gara a chi diceva di sì per primo per poi, morto Woytila e gabbato il futuro Santo, tutti (con qualche brillante eccezione) a far finta di dimenticarsene?
Il compito principale del governo di un Paese è gestire le cose con chiarezza, in modo tale che i governati abbiano una chiara visione delle cose, senza lasciarle all'onda emotiva del momento o all'opportuna opportunità. Purtroppo, da questo punto di vista, tra centrodestra e centrosinistra c'è davvero poca differenza, vuoi per incapacità (centrodestra), vuoi per non rischiare di compromettere precari equilibri interni (centrosinistra). Soprattutto, se nel nostro futuro non ci sarà più uno Stato laico preferirei saperlo per tempo, piuttosto che scoprirlo all'improvviso.

April 4, 2007

Mandiamolo a casa

Da tifoso del Milan ed ex elettore del centro destra, non posso che levare alto un grido di dolore per la rovina che il Cavaliere sta portando sia alla squadra del cuore che alla mia naturale collocazione politica in un contesto normale (perché questo centro destra non è normale, è una compagnia di saltimbanchi). Il Cavaliere è imbolsito, tira a campare, ha perso lo smalto e la grinta, vaga senza idee. E chi può dargli torto?

Si tratta ormai di un Signore agiato intorno ai 70 anni, che nella vita ne ha combinate di tutti i colori. L'unica cosa che sta aspettando, ne sono certo, è vincere le prossime elezioni per diventare Presidente della Repubblica. Da megalomane quale è sono sicuro che aspira a quella poltrona in maniera spasmodica e ossessiva. E se vincesse le prossime elezioni l'operazione potrebbe anche riuscirgli.
Il Cavaliere ha portato molta novità in Italia. Ha sparigliato tavoli e situazioni, a partire dal GIUOCO del calcio, fino alle stanze della politica. Era amico di Craxi? Da dove sono arrivati tutti quei soldi? Domande oziose per risposte scontate, ma fatemi il nome e il cognome di chicchessia che sia arrivato ai suoi livelli senza aver goduto di appoggi più o meno speciali. Chi crede nel potere senza compromessi e qualche marachella vive nel Paese delle Meraviglie. Almeno i suoi si conoscono. Ciò non significa che sia tutto condivisibile...
Ha uno score di 2 vittorie e 2 sconfitte nelle elezioni politiche. In un altro Paese sarebbe tornato da tempo a curare i propri affari e la propria squadra di calcio, forse sarebbe pure finito in galera. Ma qui da noi valgono più cento processi iniziati che una sentenza, così spesso le cose finiscono in prescrizione, oppure con assoluzioni che non si capisce se siano frutto di manipolazioni processuali o di veri abusi di potere nell'istituzione del processo stesso. Detiene un altro record: quello di essere stato primo ministro di un governo con ampia maggioranza, dico, non servivano neppure i Senatori a vita, e di non aver combinato nulla di decisivo. I condoni sono una vergogna. Le liberalizzazioni non le ha fatte. La pubblica amministrazione non è stata riformata. Mica male per uno che sembrava dovesse spaccare il mondo.
Ora tira a campare: si fa fare il letto con il baldacchino come quello dell'amico Putin, fa il cascamorto con le ragazze, grida al cielo che le elezioni gliele hanno fregate. E intanto i suoi uomini tirano pure a campare dietro un così comodo parafulmine a garantirli (ma non solo per il suo schieramento fa da parafulmine...). Ma pensate, tipi come Cicchitto, Schifani, Bondi, che fine farebbero senza di lui. Forse Elisabetta Gardini e Gabriella Carlucci farebbero ancora televisione. E non sarebbe male, tutto sommato.
Ha ragione Nanni Moretti, perchè Moretti è troppo intelligente. Berlusconi entrerà nei libri di storia, ci si ricorderà di lui. Lui ha cambiato il Paese, mica gli altri, piaccia o meno è così.
Ma adesso basta. Che se ne vada. Che lasci la politica e si goda quello che ha. E, come ultima cosa, rifaccia il Milan da capo a piedi. Vuole comprare Ronaldinho, pare. Lustrini e paillettes, per nascondere la mancanza di un'idea, di un progetto. La Roma GIUOCA benissimo con molti giocatori discreti, pochi buoni e un campione. La differenza è che lì c'è un'idea e c'è un progetto. Mandiamolo a casa, ha fatto il suo tempo.
Dimenticavo: buona Pasqua a tutti.

Il signor Rossi

C'è fermento intorno a Telecom. La vogliono vendere con tutti gli annessi e connessi. Arrivano offerte perfino dal Messico, pensate un po'. E lo Stato che fa? Si costerna, si indigna, si impegna, ma non sembra nè volere gettare la spugna nè mostrare dignità. L'italianità, dicono, va protetta. Ma solo quella della rete, che il resto vada ai messicani. Già, perché senza il controllo della rete che intercettazioni telefoniche si possono fare?

L'Italia è Paese di Santi, Poeti, Navigatori (satellitari) e Intercettazioni telefoniche, oltre che di conflitti di interesse. A parte quello che nessuno vuole risolvere del Cavaliere, l'anno scorso ha fatto capolino un'altro gustoso episodio di questa saga, solo che nessuno ha girotondato o invocato l'esproprio proletario. Ve lo ricordate Guido Rossi? Massì, proprio quello che attualmente ricopre il ruolo di Presidente di Telecom Italia. A un certo punto, dal nulla, viene nominato commissario straordinario della FIGC per riportare pulizia nel calcio. Guido Rossi è, giusto per gradire, amico personale di Massimo Moratti, Presidente dell'Inter, e ha ricoperto la carica di consigliere di amministrazione di FC Inter. Strano che in B ci finisca la Juventus e altre squadre finiscano penalizzate. E da dove viene fuori il polverone? Dalle intercettazioni telefoniche, naturalmente.
Ma vi sembra credibile tutta questa storia? Perché nessuno ha invocato il conflitto di interessi anche in questo caso?
Strano Paese l'Italia, dove si passa dal calcio alla telefonia, passando precedentemente per la difesa di Cesare Geronzi ai processi Cirio e Parmalat, senza colpo ferire. Il signor Rossi fa parte di quella casta di illuminati che passano da una poltrona all'altra, così diffusa nel nostro Paese.
La curiosità, oltre a vedere se il solito pool di banche dei soliti amici ritirerà l'usato garantito di Telecom trovando il modo di scaricare le passività sui propri correntisti, è vedere se il signor Rossi manterrà la poltrona, oppure se ce ne sarà subito una pronta altrove, magari da ministro...

April 3, 2007

Un mito che rompe

Harley Davidson significa cromature, giacche di pelle, stivali di cuoio e avere un'aria un po' alternativa.
Qualcuno definisce questa moto "un mito", e chi la possiede la definisce "uno stile di vita".
La cosa che mi sono sempre chiesto, da proprietario di un umile scooter da 150 cc, è la seguente: il mito giustifica il rumore insopportabile emesso da questi veicoli a due ruote solo un po' più belli degli altri?

Le HD le senti a distanza: non so quale sia il particolare meccanico che le rende così rumorose, ma credo che esista una legge, e nel Paese delle centomila leggi e degli Azzeccagarbugli ci sarà di sicuro, che normi la massima rumorosità possibile per un mezzo meccanico su strada.
E anche se la legge non ci fosse, perché la stragrande maggioranza della popolazione deve essere palesemente maltrattata da un così basso numero di appassionati di una motocicletta esteticamente bella ma acusticamente impossibile?
Forse perché in Italia è sempre la minoranza rumorosa che trionfa sulla maggioranza silenziosa?