" /> A Modest Proposal: May 2007 Archives

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May 16, 2007

Una vita da Giovanni Masotti

Non so se lo conoscete, ma si tratta di un autentico fenomeno.
Attualmente imperversa da Londra con le sue corrispondenze trasmesse sui Tiggì nazionali, prevalentemente all'ora di pranzo o giù di lì.
La cosa impressionante è che le sue corrispondenze sono quotidiane: altro che "Qui Londra, vi parla Sandro Paternostro"!!!

E di cosa ci parla il nostro Masotti? Beh, per fare corrispondenze quotidiane da Londra bisogna davvero spremersi le meningi. Il più delle volte si tratta di notizie del tipo "chissenefrega": quella di ieri si trattava del blog del principino William bla bla bla bla.
Del resto, le corde che il Masotti riesce a pizzicare meglio sono proprio queste: notizie di costume e di chissenefrega. Ogni tanto, ahilui, gli tocca parlare anche di cose serie, e lo vedi a disagio. Di tanto in tanto, poi, tanto per farsi bello con il nostro "establishment" si scatena contro Tony Blair, un genio prima di scendere in guerra in Iraq. Ora Blair fa sempre la figura dell'imbecille: stranezze della vita. Meno male che sta per lasciare Downing Street.
La cosa che però mi ha deluso è che pensavo di essere stato io lo scopritore di questo grande talento: in realtà, se in google mettete "Giovanni Masotti", scoprirete che sono ormai anni che il nostro imperversa sull'etere e che sono già stati in molti a tesserne le lodi. Il mio consiglio è, se non lo conoscete, registrarvi un Tiggì qualsiasi della fascia dell'ora di pranzo: lo troverete di sicuro, con qualche notizia irrilevante.
In fondo lo invidio: a me piace Londra, e potere vivere laggiù a spese del contribuente producendo contenuti informativi senza senso deve essere una gran pacchia. God save the Queen... and Giovanni Masotti, of course!!

May 11, 2007

Andate e moltiplicatevi

Tranquilli, non intendo parlare sull'ormai noiosissimo tema del "Family day" (chissà perchè in inglese, forse che "Giorno della famiglia" suonava da festa paesana?) e dell'Orgoglio Laico, di chi va o non va in piazza, di quello che dicono Prodi (nulla), Bindi o Rutelli. E non intendo parlare nemmeno del viaggio del Pontefice in Brasile, con discutibile diretta tivvù durante "Porta a porta", ma non discutibile per il Pontefice in sé (trasmettiamo le manifestazioni contro Berlusconi, e che sarà mai far vedere il Papa via satellite), quanto per l'untuosa, patetica e melliflua cronaca del Vespa nazionale e del suo codazzo. Una tristezza.

Siamo una nazione strana, l'ho già detto tante volte. Ci piace moltiplicare tutto, decentrare tutto, per potere poi dividere tutto e non raccogliere nulla. Abbiamo ben tre imbarcazioni, quasi quattro, impegnate nella Louis Vuitton Cup: siamo grandi, più grandi degli altri, sempre e comunque con le pezze al xxxx e finirà che nessuna barca manco a disputare la Coppa America arriverà. Ma non era meglio unire le forze, forse?
I corsi di viticoltura ed enologia a livello nazionale stanno proliferando come funghi: così ognuno si becca risorse per sé, sempre meno ma tutte per sé, con il risultato di dover contare gli euro per fare ricerca e sfornare centinaia di enologi all'anno. Toccherà emigrare, e fare come ha appena ricordato il presidente del Senato, Marini Franco (o Francesco?), "andare in giro a fare gli albanesi perché un tempo gli albanesi eravamo noi italiani".
E' appena uscito il rapporto ISMEA sul Vigneto Italia: abbiamo 477 denominazioni registrate. Chi, dunque, tra gli appassionati di vino non avuto mai il piacere di degustare un Verbicaro, un Bianco Pisano di San Torpé, un Cellatica, un Lago di Corbara o un Colli Lanuvini? Il numero delle denominazioni, peraltro, è in continuo aumento. I francesi, che sono notoriamente stupidi e incapaci nel vendere vino, stanno lavorando per diminuirle di numero, noi invece le aumentiamo. Del resto, su uno scaffale di Londra, a che servirebbe una bella IGT Italia? Meglio rischiare di avere un Controguerra, chiaramente DOC, e che diamine.
Sto mescolando troppe cose? Forse, ma l'elenco potrebbe continuare all'infinito. Siamo individualisti, è un fatto. E quindi moltiplichiamo, anziché cooperare, sperando di prevalere. In realtà aumentiamo l'entropia del sistema, il cui risultato tende verso lo zero assoluto.

May 5, 2007

Arti e mestieri

Poiché mi occupo di vino ho spesso a che fare con dei sommelier.
Il mio dizionario della lingua italiana, editore De Agostini, sostiene che un sommelier è "dal provenzale saumelier - conducente delle bestie da soma e in seguito domestico addetto alla tavola - chi, nei ristoranti e alberghi di lusso, è addetto all'approvvigionamento e alla cura delle cantine e assiste i clienti nella scelta dei vini; anche, assaggiatore professionista di vini".

Se confrontiamo questa definizione, peraltro credibile e sensata, con la realtà dei fatti, poiché è ormai più facile trovare un sommelier - visto che nell'accezione comune per definirsi tale, ormai, basta aver frequentato i corsi AIS, non necessariamente tutti e tre e non necessariamente dopo aver superato l'esame - che un piastrellista, abbiamo un problema. E' come se uno si definisse "un ingegnere edile" per il fatto di conoscere bene le quattro operazioni, le tabelline, magari usare una calcolatrice e avere osservato con grande attenzione la costruzione di un edificio o di un ponte sin dalle sue fondamenta.
Siamo tutti sommelier: dottori, medici, avvocati, programmatori di computer. Pochi però lo sono per davvero, e fanno cioè quel lavoro descritto dalla definizione del mio dizionario: per distinguerli occorre attaccare alla parola sommelier qualcosa tipo "professionista". Ma intanto, ora che hai sentito la parola "professionista", è andata come per il figlio di Troisi in "Ricomincio da tre", quello chiamato Massimiliano, che ora che l'hai chiamato ha già attraversato la strada e ha un futuro da scostumato.
Nel frattempo, dottori, medici, avvocati e programmatori di computer, ammaliati dalla apparente e stordente magica semplicità di un universo fatto di intensità, caratteristiche organolettiche, famiglie di profumi e persistenze, girano liberi per il mondo definendosi sommelier. Io, se fossi uno che la professione la fa per davvero, penso che mi sentirei un po' defraudato. Per non parlare della seconda opzione, "assaggiatore professionista": chi è costui? Di quali titoli deve disporre? Cosa lo distingue dall'"assaggiatore dilettante/amatoriale"?
Di fatto sommelier lo sono pure io, intendo dire quello finto, quello che paga per acculturarsi sul vino, quello che ha nell'armadio dei vestiti acconci all'associazione di cui fa parte e per la quale paga la quota, ma che non deve lottare con fornitori, portare una divisa, lavorare nei giorni e negli orari in cui gli altri si divertono.
Devo sentirmi un mistificatore? Voi cosa ne pensate? Aiutatemi a capire...