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Consuntivo Malvasia wine & tour 2008
Malvasia e Passito, le agricolture eroiche della Sicilia.

Agricoltura eroica. Sulle terrazze di Pantelleria, dove continuano a crescere le uve che daranno il Passito. A Salina, dove ogni anno si strappano ettari alle coltivazioni spontanee per far crescere il Malvasia. Lo spirito della tradizione sopravvive, con sacrificio e dedizione, nelle due isole del sole dove si producono due dei migliori vini liquorosi italiani. Tecniche a confronto nel simposio “Malvasie e Passiti nel terzo millennio. Culture e vocazioni di due territori”, che si è tenuto oggi nell’ambito della quinta edizione del Malvasia wine & tour, quest’anno a Salina. Mentre per il Malvasia si aspetta la Docg, a Pantelleria si cerca di aumentare la produzione, in contrazione da diversi anni. Il Consorzio di tutela del Malvasia delle Lipari ad agosto presenterà una prima bozza del disciplinare di produzione e poi comincerà l’iter per l’assegnazione del massimo riconoscimento da parte del ministero delle Politiche agricole. Ad annunciarlo è stato Nino Caravaglio, presidente del Consorzio di tutela che raccoglie dodici produttori dell’isola di Salina. Se la produzione di Malvasia è in continua espansione (si è passati dai dodici ettari coltivati dieci anni fa ai 75 di adesso), problema inverso a Pantelleria.

Dei cinquemila ettari coltivati a uva da vino di venti anni fa si è passati ad appena un migliaio, con una contrazione della produzione dai 450 mila quintali del 1973 (compresa di moscato e vini bianchi e rossi) ai 25 mila di quest’anno. Una serie di condizioni che ha imposto al Consorzio, che raccoglie cinque aziende rappresentanti l’85% della produzione dell’isola, l’elaborazione di un progetto per non perdere la coltivazione di uno dei prodotti tipici dell’isola assieme ai capperi. “La superficie verde di Pantelleria è per il 50% coltivata a vigneti – ha detto Lo Re – Non possiamo perdere una produzione che nel 2007 ha portato il fatturato a 4,5 milioni di euro, l’85% del Pil dell’isola, distribuendo ricchezza per 460 euro pro capite”. Tra le possibili nuove tecnologie che potrebbero aiutare la produzione c’è l’appassimento “controllato” presentato da Fabio Mencarelli, docente alla facoltà di Agraria all’università di Viterbo. “Ci sono varie tecniche per modulare l’appassimento – ha spiegato - con le tecnologie moderne si può tenere l’uva a temperature e umidità costanti. Niente parassiti, niente piogge. Un modo per mantenere alta la qualità del prodotto, evitando gli inconvenienti di un appassimento all’aria aperta”.