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    <title>Rotfl !</title>
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    <title>O Capitano, mio Capitano</title>
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    <published>2009-10-12T19:22:49Z</published>
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    <summary>A pochi metri da me, in una sala operatoria, il Capitano della prima squadra di pallacanestro che ho allenato sta lottando per sopravvivere. Io, invece, sono qui fuori, a pensare a quanto sono inutile ed a sperare di vedergli riaprire...</summary>
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        <category term="Fritto misto globale" />
    
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        <![CDATA[<p>A pochi metri da me, in una sala operatoria, il Capitano della prima squadra di pallacanestro che ho allenato sta lottando per sopravvivere. Io, invece, sono qui fuori, a pensare a quanto sono inutile ed a sperare di vedergli riaprire gli occhi.<br />
Saranno state le undici e mezza di stamattina. Arriva un sms: "buongiorno Dante, sono la mamma di DG, si ricorda di me? D è in fin di vita, posso chiamarla?"<br />
Da quel momento ricordo molto poco e, quel poco, vorrei non ricordarlo.<br />
Strano che, per sentirsi vicina una persona che si ha a pochi metri di distanza, si senta il bisogno di scriverne, ma... </p>]]>
        <![CDATA[<p>... penso a loro, a quei ragazzi nati nel 1973, che mi fecero passare, ormai non pochi anni fa, delle emozioni incredibili, come quello della finale per il titolo provinciale, il primo titolo che quella società avrebbe potuto vincere in una cinquantina d'anni di storia e che proprio i nati nel 1973, quelli che nessuno considerava, rischiavano di poter portare.</p>

<p>DG era il capitano di quella squadra. Lo era anche prima che io gli dessi la fascia. E' nato Capitano, lui.<br />
I ragazzi sono in spogliatoio: io sono fuori per lasciarli tranquilli tra di loro. Manca mezz'ora: entro e c'è un silenzio innaturale, una tensione che non ricordavo di avere mai sentito.<br />
Mi metto a dire sciocchezze, per cercare di farli ridere: DG mi guarda: "<em>coach, grazie del tentativo, ma sta gran voglia di ridere per ora non ce l'abbiamo</em>".<br />
Non mi sono mai dimenticato quel "per ora".<br />
Sta di fatto che giochiamo male, molto male: la tensione, in quelle partite, gioca spesso scherzi bruttissimi ed io ero inesperto e sicuramente avevo trasmesso tutte le mie paure sui ragazzi, che ne stavano risentendo.<br />
Alla fine del primo tempo, uno dei più brutti mai giocati a memoria d'uomo, siamo sotto di due punti (anche gli avversari erano tesi...) e ci troviamo in spogliatoio, a guardarci in faccia e cercare di capire per quale motivo stiamo giocando così male proprio nel momento più importante della stagione, quello per il quale stavamo lavorando, nello scetticismo generale, da tutto l'anno.<br />
Se fosse dipeso da me, quella partita non l'avremmo mai vinta, ma ci pensò DG: "<em>vabbeh, visto che qui qualcosa dobbiamo pur fare, date la palla a me, ci penso io</em>".<br />
Lo fece davvero: dieci punti nei primi due minuti del secondo tempo, andammo a più sei e, finalmente, mettemmo un tiro da tre. Più nove per noi, time out per loro che non sarebbero più rientrati in partita.<br />
I ragazzi si sciolsero, nonostante il loro allenatore: la partita finì con noi in controllo e, quando chiesi il cambio per fare uscire DG, mancavano pochi secondi alla fine. Fu uno di quei cambi che un allenatore chiede per permettere al giocatore di prendersi l'applauso di tutto il pubblico.<br />
Dal tavolo degli ufficiali di campo fischiarono per permettere il cambio: io indicai il suo numero di maglia segnalando che doveva uscire. Lui era in trance agonistica: non capiva perchè lo volessi togliere e mi guardò come se gli stessi facendo un torto. Durò un attimo: guardò il tabellone e si rese conto che la partita era ormai al sicuro, sentì l'applauso di tutto il pubblico, che si alzava in piedi per battergli le mani: sorrise e venne verso di me, con gli occhi già lucidi dall'emozione. Ci abbracciammo a lungo, in silenzio, poi gli sussurrai un "grazie" all'orecchio. <br />
D, gli anni passano ma la storia è sempre la stessa. Io sono qui fuori che guardo ed aspetto che sia tu a vincere le partite. Fai in fretta a chiudere anche questa: non sai quanto la tua squadra abbia ancora  bisogno di te.</p>]]>
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    <title>Striscia la notizia e l&apos;ABC...</title>
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    <published>2009-05-02T19:24:41Z</published>
    <updated>2009-05-03T17:31:49Z</updated>
    
    <summary>Parliamo un attimo della indecorosa gazzarra messa in piedi dal cosiddetto &quot;TG satirico&quot;? Provo a sottoporvi in ordine sparso alcune mie riflessioni: (a) i primi responsabili di questa cosa, prima ancora di quanto lo sia striscia la notizia, sono quelli...</summary>
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        <![CDATA[<p>Parliamo un attimo della indecorosa gazzarra messa in piedi dal cosiddetto "TG satirico"?<br />
Provo a sottoporvi in ordine sparso alcune mie riflessioni:<br />
(a) i primi responsabili di questa cosa, prima ancora di quanto lo sia striscia la<br />
notizia, sono quelli che hanno generato disinformazione di base. Parlo, in primis,<br />
della stampa specializzata, che ha permesso di far passare, nel linguaggio comune, definizioni stupide come "cucina molecolare", senza adeguatamente informare in merito alla loro totale inutilità (o, peggio, alla confusione che potevano generare). Cercare di farlo dopo che c'è stato il casino ricorda la storia dei buoi scappati;<br />
(ii) secondi responsabili di questa cosa siamo noi appassionati, che<br />
abbiamo smesso di discutere e che abbiamo abdicato alla nostra funzione<br />
di "loggionisti". Rispetto ai primi gloriosi anni di Internet (siamo già alla nostalgia dei primi anni di Internet, santa pace come passa il tempo...), la categoria di appassionati è divenuta sempre più simile ad una classe di semiprofessionisti (o, meglio, wannabe) del settore, col pessimo risultato di importare, in un mondo che dovrebbe vivere esclusivamente di pulsioni emotive, il politically correct, il volemose bene e l'accettazione acritica di tutto ciò che i "guru" della stampa specializzata ci ammannivano;<br />
(iii) la terza categoria di responsabili (o, meglio, di "irresponsabili"), è quella dei cuochi rosiconi, ai quali non è parso vero di potersi fare un pò di pubblicità o di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, meglio se mantenendo l'anonimato. Io li definisco i "collaboratori di<br />
ingiustizia". <br />
Su un terreno così fertile, dei marpioni come quelli di striscia hanno avuto vita molto facile. Hanno messo insieme un giornalista straniero, che della nostra cucina immagino abbia una profondissima conoscenza, alcune notizie messe lì a casaccio, uno "scienziato" che, senza contraddittorio, ha messo insieme una serie di sciocchezze che non si sentivano da parecchio, alcuni cuochi/delatori, qualche sana manciata di mala fede e... ecco fatto che si sono sistemati gli indici di ascolto per un paio di settimane.<br />
Chi non ha, per assurdo, nessuna responsabilità nella vicenda, sono i soggetti che rischiano di restarne danneggiati, ovvero i nostri migliori cuochi, a cominciare da Massimo Bottura, l'unico del quale siano state spese le generalità e che abbia ricevuto l'onore della visita a tellecamere nascoste, privilegio riservato, sino ad oggi, solo a finti medium, guaritori e simili.<br />
Alajmo, Bottura, Cracco, oltre ad essre l'ABC (questa la brevetto: se volete usarla dovete pagarmi le royalty...) della cucina italiana di oggi e di domani, sono dei grandissimi artisti, che se fossero francesi o spagnoli sarebbero considerati delle star e, ciò nonostante, vengono trattati in modo inadeguato dalla stampa specializzata (la quale è convinta di<br />
essere lei la parte importante dello show, mentre è il contrario: se non ci fossero gli Alajmo ed i Bottura, ai nostri guru toccherebbe di trovarsi un lavoro vero) ed aggrediti come se fossero dei banditi. <br />
Cosa bisogna fare ora? IMO un danno, grave, è stato cagionato ed un torto, ancor più grave, è stato fatto. Chi ha sbagliato, dovrebbe rimediare.<br />
Come? Ecco le mie idee:<br />
(I) la stampa specializzata, anzichè mettersi a fare inutili disquisizioni su cosa sia la cucina molecolare e che differenza ci sia tra quest'ultima e quella tradizionale, si cosparga il capo di cenere ed ammetta che "cucina molecolare" non vuole dire un beneamato accidente e che, comunque, nei ristoranti citati, i piatti portatio a tavola sono<br />
sanissimi. Spieghi che esiste solo una cucina, che poi puà essere fatta bene o fatta male e non esistono varie cucine e che quelle etichette buttate lì a casaccio sono solo un modo per fare titoli. Spieghi ancora che un conto è la tecnica utilizzata per cucinare ingredienti sani ed altro è cucinare ingredienti che sani non sono. Si schieri, infine, apertamente a favore della corretta informazione, iniziando dall'abolire quelle stupide etichette come "cucina molecolare", che servono, come dicevo, solo a creare casino ed a cercare di far vendere qualche copia in più:<br />
(ii) gli appassionati ricomincino a discutere e, vivaddio, la discussione è fatta di contrapposizioni, anche violente, sulle idee. Sarà belllo scambiarsi indirizzi di ristoranti, ma discutere di ristorazione è un'altra cosa. Come delle persone che si definiscono<br />
appassionate possano avere cessato di discutere e si siano appiattite come se dovessero vendere spazi pubblicitari non riesco a capirlo. Internet darebbe (nel senso che questa facoltà non è più sfruttata come invece lo era sino a qualche anno fa) la possibilità di una vera contrapposizione dialettica tra informazione professionale ed amatoriale: quest'ultima, però, si è messa a scimmiottare la prima, col risultato che tutti si riempiono, ridicolmente, la bocca di parole come "territorio" (se avessi un euro per ogni volta che l'ho visto tirare in ballo a sproposito ora sarei miliardario in euro...), o etichette come "cucina molecolare", contribuendo alla demotivazione del lettore ed alla disinformazione dilagante;<br />
(iii) quanto ai collaboratori di ingiustizia... beh, questi non possono fare niente... l'oblio sarà il loro meritato destino. Credo che chi si incappuccia per parlare male del suo mondo (fingendo paura non si sa di cosa: non mi risulta che di teste di cavallo nei letti di cuochi ne siano mai girate molte...), o chi si mette a dare, senza argomentare ed in assenza di contraddittorio, dei pagliacci ai cuochi migliori del mondo e d'Italia, non meriti altro e, soprattutto, non meriti alcuna seconda chance. Io li ho cancellati e spero che qualsiasi appassionato faccia altrettanto. Da Iannone si mangia bene? Pazienza: sono certo che da Bottura si mangi infinitamente meglio. Su cosa baso questa certezza? Cultura, intelligenza, educazione, intuizione, senso artistico. Uno dei due li possiede, l'altro no e, senza quelle caratteristiche, di grande cucina non ne puoi fare. <br />
Striscia la notizia, infine, cosa dovrebbe fare?<br />
In primo luogo le sue scuse a Bottura, che merita quelle oltre ai ringraziamenti di ogni appassionato (anche di chi da lui non è mai stato). In secondo luogo, avere un pochino di coerenza e rifiutare i soldi di sponsor come la panna Hoplà ed il nettare degli dei (Gran Soleil... what else?). In terzo luogo, dire dove sta cercando di arrivare, almeno si discute di questo senza tirare in ballo chi non c'entra. Troppo facile? Probabilmente... del resto, come si dice in USA... "when everything else fails... follow the instructions".<br />
Insomma... ripartire dall'ABC... sarebbe così difficile?</p>]]>
        
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    <title>Darwin Awards - 2008 Edition</title>
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    <published>2009-01-07T08:18:22Z</published>
    <updated>2009-01-07T16:19:31Z</updated>
    
    <summary>Beh, se non lo diamo a questo tizio, il Darwin Award per il 2008 appena concluso, a chi dobbiamo darlo? Non preoccupatevi, il tipo seminudo (ciò che vedete non è la faccia...) è vivo e già minaccia, almeno secondo il...</summary>
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        <![CDATA[<p>Beh, se non lo diamo a questo tizio, il Darwin Award per il 2008 appena concluso, a chi dobbiamo darlo?</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="0106091vail3.jpg" src="http://www.tigulliovino.it/rotfl/0106091vail3.jpg" width="500" height="395" class="mt-image-none" style="" /></span></p>

<p>Non preoccupatevi,  il tipo seminudo (ciò che vedete non è la faccia...) è vivo e già minaccia, almeno secondo il sito "thesmokinggun.com", iniziative legali, non si sa bene fondate su cosa...<br />
In ogni caso, tornando ai Darwin Awards, voi immaginate di essere a sciare e, a un certo punto, di vedere che, da una seggiovia, viene tirato giù un uomo di quarant'anni, completamente quanto insipiegabilmente nudo "dalla cintola in giù", mentre un bambino lo guarda come se avesse appena visto un UFO...<br />
Non vi verrebbe da chiedervi come diavolo ci sia finito, nudo sulla neve di Vail e con la necessità di essere estratto dalla seggiovia, quel tizio?</p>]]>
        <![CDATA[<p>Beh, diciamo che ve lo chiedereste, sennò il post finisce qui e buonanotte...<br />
Allora, pare che il tizio (mi riferisco a lui in questo modo perchè è riuscito a rimanere anonimo e si sa solo che ha 48 anni...) abbia preso regolarmente la seggiovia (e, quindi, darei per scontato che, almeno in quel momento, i pantaloni non fossero abbassati).<br />
Pare, inoltre, che, una volta salito sulla seggiovia in compagnia di questo ragazzino, il sedile abbia più o meno ceduto... dico più o meno perchè in realtà il problema pare che sia stato che il sedile, di quelli che si ripiegano su loro stessi, pare che non fosse nella posizione "abbassata" in cui avrebbe dovuto essere, tanto che il tizio ci è mezzo scivolato dietro, sino a perdere l'equilibrio ed a rimanere incastrato, a testa in giù e, ora, inspiegabilmente privo di pantaloni, tenuto attaccato alla seggiovia solo da uno sci, in questa simpatica posizione...</p>

<p><br />
<span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="0106091vail1.jpg" src="http://www.tigulliovino.it/rotfl/0106091vail1.jpg" width="500" height="395" class="mt-image-none" style="" /></span></p>

<p><br />
Ora, io non ho davvero idea di quando e come questo Darwin Award si sia trovato coi pantaloni abbassati, ma rimanere un quarto d'ora a testa in giù, con lo sbarabaus di fuori, il sedere in bella (si fa per dire) vista, incastrato tramite uno sci in una seggiovia ed essere riportato giù dal pronto intervento davanti a tutti... beh, se non è da Darwin Award questo...<br />
 </p>]]>
    </content>
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    <title>(In)natural Born Killers</title>
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    <published>2009-01-06T21:58:34Z</published>
    <updated>2009-01-06T22:41:49Z</updated>
    
    <summary>Vale il solito discorso di Pirandello e della finzione, che per essere credibile deve &quot;sembrare&quot; vera, mentre la realtà può tranquillamente essere inverosimile, perchè tanto&quot; è&quot; vera... Allora, leggiamo cosa ci dice il Secolo oggi... &quot;Un bimbo di quattro anni,...</summary>
    <author>
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        <![CDATA[<p>Vale il solito discorso di Pirandello e della finzione, che per essere credibile deve "sembrare" vera, mentre la realtà può tranquillamente essere inverosimile, perchè tanto" è" vera...</p>

<p>Allora, leggiamo cosa ci dice il Secolo oggi...</p>

<p><em>"Un bimbo di quattro anni, arrabbiatosi perchè la baby sitter inavvertitamente gli aveva pestato un piede, ha imbracciato il fucile del padre e le ha sparato ferendola a un braccio."</em></p>

<p>Ovviamente, se avessero provato a scriverci un film, su una cosa del genere (prima che accadesse, ovviamente), non avrebbero trovato nessuno disposto a produrlo...<br />
Quattro anni... no, dico... quattro anni. Avete presente cos'è un bambino di quattro anni? Non sa ancora camminare bene, come cavolo ha imparato a sparare, per di più con un fucile, sta creatura?</p>

<p><em>"Lo ha riferito stamane la polizia dell'Ohio. La vittima, Nathan Beavers, 18 anni, è stata ricoverata in ospedale, leggermente ferita a un braccio e al costato dallo sparo."</em></p>

<p>Una che di cognome si chiama "castori", peraltro, molto sveglia non dev'essere... per quanto sia un bambino prodigio, ci avrà messo un attimo a prendere in mano il fucile e sparare, no? Nel frattempo, magari... fare qualcosa?</p>

<p><em>"Secondo la polizia, anche un altro adolescente sarebbe stato colpito."</em></p>

<p>Insomma, una mattanza fatta da un bambino di quattro anni...</p>

<p><em>"I testimoni"</em></p>

<p>Si, perchè c'erano anche dei testimoni, ma il bambino di quattro anni è stato più veloce di tutti...</p>

<p><em>"hanno dichiarato alla polizia che il bambino era arrabbiato perchè la baby sitter gli aveva inavvertitamente pestato un piede."</em></p>

<p>Commenti? Il bambino si è arrabbiato, ha preso un fucile e si è messo a sparare, che c'è di strano? Nemmeno Quentin Tarantino si era spinto così in là...</p>

<p><em>"L'incidente"</em></p>

<p>Qui ci risiamo con la mia avversione nei confronti di alcuni giornalisti: ma perchè lo chiamano incidente? Sanno cosa vuol dire? Se un essere vivente, per quanto di quattro anni, si arrabbia, prende un fucile e spara, non è un "incidente"...</p>

<p><em>"è avvenuto in una casa mobile di Jackson dove la Beavers accudiva diversi altri bambini e adolescenti."</em></p>

<p>A parte che "accudiva", considerati i risultati, mi sembra davvero una parola grossa... ma, a parte questo, a me, una timida domanda verrebbe: si può sapere che cavolo di faceva un fucile carico in un locale pieno di bambini piccoli?</p>

<p>Nella foto: la copertina del testo d'esame per l'ammissione alla scuola media nello Stato dell'Ohio</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="natural_born_killers_ver2.jpg" src="http://www.tigulliovino.it/rotfl/natural_born_killers_ver2.jpg" width="335" height="505" class="mt-image-center" style="text-align: center; display: block; margin: 0 auto 20px;" /></span></p>]]>
        
    </content>
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    <title>No, dai, questo è troppo...</title>
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    <published>2009-01-05T22:20:34Z</published>
    <updated>2009-01-06T21:58:22Z</updated>
    
    <summary>Ci sono cinque gradi sotto zero, ho appena disimballato (&quot;sballato&quot; faceva troppo Gioventù Bruciata...) ed installato la nuova macchina del caffè (il che, considerato che non bevo caffè, rende già la giornata abbastanza singolare), guardo Milano rianimarsi (si fa per...</summary>
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    </author>
    
        <category term="Fritto misto globale" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.tigulliovino.it/rotfl/">
        <![CDATA[<p>Ci sono cinque gradi sotto zero, ho appena disimballato ("sballato" faceva troppo Gioventù Bruciata...) ed installato la nuova macchina del caffè (il che, considerato che non bevo caffè, rende già la giornata abbastanza singolare), guardo Milano rianimarsi (si fa per dire... cerchiamo di esere ottimisti...) per la fine delle vacanze.<br />
Domani è pure festa...</p>]]>
        <![CDATA[<p>Insomma: è una di quelle giornate nelle quali non dovrebbe succedere nulla di memorabile, eppure... la vita non sai mai cosa ti riserva ed anche in unmomento così, puoi trovarti a mettere in discussione anche quelli che ormai ritenevi dei principi che, immutati, ti avrebbero tenuto compagnia per tutta la vita.<br />
Per formazione culturale e, ora, anche professionale (anche se bisognerebbe stabilire quale delle due cose sia conseguenza dell'altra...), ho sempre difeso la libertà, di chiunque, di dire e fare, nei limiti del lecito (so che questo inciso potrebbe svaccare tutto, ma lasciamo perdere i casi estremi e diciamo che ci siamo capiti...), tutto ciò che vuole.<br />
Due delle mie frasi preferite sono di Voltaire (Disapprovo quello che dite, ma difenderò fino alla morte il vostro diritto di dirlo" e ""È meglio correre il rischio di salvare un colpevole piuttosto che condannare un innocente") e rappresentano, davvero, il mio pensiero.<br />
Quindi, non mi sarei mai aspettato di mettermi a sperare nella soppressione, almeno in Italia, della libertà di stampa.<br />
Capita, però, che, complice la serata da "cazzeggio", apra il sito di Tuttosport e che, la mia vita, venga assalita da dubbi, a cominciare dal titolone.</p>

<p><strong>"Personaggio dell'anno: Del Piero-Obama ultima sfida"</strong></p>

<p>Eh?<br />
No, non può essere, avrò letto male...<br />
Tolgo lo sguardo dal video del computer, faccio il refresh della pagina, timidamente guardo di nuovo verso il video, come un giocatore di poker che sta "spulciando" le carte... e...</p>

<p><strong>"Personaggio dell'anno: Del Piero-Obama ultima sfida"</strong></p>

<p>Ossantapace, lo sto leggendo di nuovo... temo di non avere le allucinazioni e proseguo nella "lettura" (si, lo so, è una parola grossa, ma non me ne viene una diversa, quanto meno di quelle che possono essere scritte su un blog...).</p>

<p>Ecco il testo. Ditemi voi se la Costituzione si deve preoccupare di tutelare ste cose....:</p>

<p><em>"Il sondaggio proposto da Sky ha messo in lizza 400 personaggi. Nel tabellone "tennistico..."</em></p>

<p>Sarò un precisino, ma questa, come direbbe il Trio Medusa, è proprio una "ca...", ma una vera "ca...". <br />
Io, il sito di Sky, non sono andato a vederlo: francamente mi è bastato leggere ste cose per avere la nausea, ma un tabellone "tennistico" di 400 concorrenti non si è mai visto...<br />
Voi saprete come funziona un tabellone tennistico... sono scontri ad eliminazione diretta...<br />
Perchè i conti tornino, il totale dei concorrenti dev'essere il risultato di "due elevato ad una potenza"... (, 2, 4, 8, 16, 32, 64, 128, 256, 512 e così via...), sennò i conti "non tornano"...<br />
Ora, come fanno ad eserci quattrocento concorrenti? Il primo turno, vabbeh, da 400 si passa a 200. Il secondo, il terzo ed il quarto turno vabbeh, ce la si fa... da 200 a 100, da 100 a 50, da 50 a 25... ma, poi,  come si va avanti? 25 diviso due, fa... 12,5... passi per i dodici, ma quel virgola cinque, poveretto, che ne sarà di lui?<br />
Insomma... quel tabellone io non lo vado a vedere, ma la fesseria resta scritta... e, purtroppo, non è la prima e non sarà l'ultima della pagina...</p>

<p><em>"il capitano bianconero ha sconfitto la cantante Giusy Ferreri."</em></p>

<p>Come... personaggio dell'anno? Giusy Ferreri? Ma... il gattino Virgola non partecipava? Chi lo ha eliminato? Ma chi li ha scelti i 400 potenziali "personaggi dell'anno? L'orso Yoghi?</p>

<p><em>"Il presidente Usa preferito al tragico avvenimento 2008: il rogo della Thyssen."</em></p>

<p>Eh? Personaggio dell'anno... un rogo? Obama preferito ad un rogo? Solo il Ku Kux Klan poteva votare contro una simile soluzione...</p>

<p><em>"Il 6 gennaio il verdetto finale"</em></p>

<p>Come diceva Marina Massironi... "Rabbrividiamo..."</p>

<p>Poi si passa all'articolo... potevo risparmiarmelo e risparmiarvelo?</p>

<p>"T<em>ORINO, 3 gennaio - La sfida è lanciata. Del Piero presidente degli Stati Uniti e Obama nuovo capitano della Juve. Del Piero alla Casa Bianca. Obama a Vinovo. Del Piero che ospita Silvio Berlusconi nel salone ovale per discutere di abbronzatura e calcio. Obama che all'Olimpico, di fronte ai tifosi inneggianti scudetto e Champions, urla: yes, we can.</em></p>

<p>Ma... vi rendete conto?</p>

<p><em>"Massì, si può. Sarebbe quantomeno divertente. E' il nuovo che avanza, no?"</em></p>

<p>Qualcuno sa come si fa a dire di no ad una pagina web?</p>

<p><em>"Ebbene, il fenomeno Barack, che il mondo doveva conquistare, si trova a sfidare nientemeno che Alessandro il calciatore di trentaquattro anni rinato a nuova vita pallonara. "Il Protagonista dell'anno": è il titolo dell'ultimo sondaggio che il numero dieci va ad affrontare. Per cercare di vincerlo, naturalmente."</em></p>

<p>Non so voi, ma io a questo punto stavo per spaccare il computer... Per evitare di farlo adesso, salto direttamente al finale dell'articolo...</p>

<p>"<em>Obama, invece, ha superato un altro evento - invero tragico ­del 2008 appena andato agli archivi: ovvero, gli operai della Thyssen, un dramma torinese. Erano quasi tutti tifosi della Juve, i morti ustionati. Un episodio tragico sul luogo di lavoro, le morti bianche che sembrano non aver fine nel nostro Paese</em>."</p>

<p>Ora, lasciamo perdere il cattivo gusto e la mia voglia di fare interdire chi si permette di scrivere cose del genere, mischiando valori con sciocchezze, ma... secondo voi, se Voltaire fosse vivo, leggendo ste cose, davvero direbbe ancora che si farebbe ammazzare per difendere il diritto di scrivere cose del genere, o si metterebbe, fischiettando, a fare zapping sui canali delle televendite aspettando un futuro migliore?</p>]]>
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    <title>Uomini e cani</title>
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    <published>2008-12-29T22:23:25Z</published>
    <updated>2008-12-31T19:53:03Z</updated>
    
    <summary>No, non sto parlando di cuochi e critici, come forse qualche malizioso poteva pensare leggendo il titolo del post, ma di una regola del giornalismo: la notizia non la fa un cane che morde un uomo, ma un uomo che...</summary>
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        <![CDATA[<p>No, non sto parlando di cuochi e critici, come forse qualche malizioso poteva pensare leggendo il titolo del post, ma di una regola del giornalismo: la notizia non la fa un cane che morde un uomo, ma un uomo che morde un cane.</p>

<p>Ora, partendo da questa massima, oggi ho letto una notizia che è davvero rara quanto e più di "un uomo che morde un cane".</p>

<p>Eccovi il link: http://www.sportmediaset.it/gossip/articoli/articolo19260.shtml</p>

<p>Si parla, come potete leggere, di Ancelotti (l'allenatore del Milan) e della sua travagliata vita sentimentale. E' sposato, Ancelotti ed ha due figli ma, qualche tempo fa, pare inizi una "storia parallela" (tra l'altro, questo aggettivo, molto usato, è secondo me molto inappropriato: "parallele", sono due linee che non si incontrano mai, mentre la storia è piena di convergenze ed intersecazioni, continuando a prendere in prestito termini dalla geometria) con una donna rumena che, come vuole la prassi, è molto più giovane di lui. <br />
Sino a qui, niente di strano: siamo nell'ambito giornalistico dei cani che mordono uomini. Chi se ne frega, al limite sarà questione buona per gli avvocati.</p>

<p>Che succede, però? Succede che la storia, dopo avere seguito uno sviluppo assolutamente banale, culminato con l'uscita di casa di Ancelotti, il quale si trasferisce, qualche mese fa, a casa dell'amante, tale Marina Cretu, subisce una clamorosa impennata.</p>

<p>Si legge, infatti, al link che ho postato sopra, che l'amante, ormai divenuta ufficiale, di colpo lascia il suo compagno, con la seguente dichiarazione:<br />
""<em>Ho scoperto che mi diceva bugie". E infatti la Cretu racconta che Ancelotti continuava a sentirsi e e a vedersi, di nascosto, con la moglie. Non solo: racconta di essere stata talmente esasperata da arrivare a chiamare la moglie e venire così a sapere che la signora Ancelotti ignorava la sua presenza e aspettava presto il ritorno a casa del marito.</em></p>

<p>Ora, al di là della comicità dell'ultima frase (che la moglie ignorasse la presenza di un'amante pare strano... pensava che il marito fosse andato a comprare le sigarette?), la novità assoluta nella storia delle relazioni è data da un fatto, per me, senza precedenti.<br />
Sono figlio di un'avvocatessa che ha appena ricevuto la medaglia d'oro (mamma... complimenti!) per i cinquant'anni di professione, buona parte dei quali passati a fare separazioni e divorzi. Io, anche di mio, ne ho sentite un pò di tutti i colori, ma è la prima volta in vita mia che sento di una storia che finisce perchè... <strong>l'amante si lamenta che "lui" sente di nascosto la moglie...</strong><br />
Ma che ne è del rispetto dei ruoli?</p>

<p>Ok, a meno che, domattina, uscendo di casa, mi dovesse davvero capitare di vedere un uomo che morde un cane per il 2008 è tutto.<br />
Ancora tanti auguri a tutti per un felice 2009.</p>]]>
        
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    <title>Storia (orgogliosamente non illustrata) della rivoluzione dell&apos;alta cucina italiana</title>
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    <published>2008-12-29T21:52:45Z</published>
    <updated>2009-01-01T00:53:45Z</updated>
    
    <summary>Lo confesso: dopo quasi trent&apos;anni di peregrinazioni per ristoranti, spesso di &quot;alta cucina&quot; (lasciatemi mettere le virgolette, per favore, poi proverò a spiegare la loro ragion d&apos;essere...), trovo davvero inutile mettermi ancora a fare l&apos;ennesima &quot;recensione&quot; di un locale. Si...</summary>
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        <![CDATA[<p>Lo confesso: dopo quasi trent'anni di peregrinazioni per ristoranti, spesso di "alta cucina" (lasciatemi mettere le virgolette, per favore, poi proverò a spiegare la loro ragion d'essere...), trovo davvero inutile mettermi ancora a fare l'ennesima "recensione" di un locale. Si sa che non scrivo quasi più di ristoranti, dato che cerco di farlo solo quando ho qualcosa di nuovo da dire o da proporre o, quanto meno, quando mi viene da dire qualcosa in modo diverso da "tavoli ben apparecchiati e distanziati, molta attenzione ai prodotti del territorio, ottima carta dei vini, bagni puliti ben curati, conto sui 50 euro"...</p>

<p>Non vuole, questo, essere un post sulla nostra devastata critica enogastronomica (lo scempio che i gornalisti hanno combinato riguardo a Gualtiero Marchesi ha ormai aperto gli occhi a chiunque fosse in grado di aprirli), per cui mi limiterò a dire che è demoralizzante osservare come, mentre il mondo (anche della ristorazione e non solo) è cambiato completamente, le "recensioni" sono ora esattamente com'erano trent'anni fa (un po' come le comiche di Stanlio ed Ollio), mentre, grazie al cielo e come dicevo, la ristorazione darebbe spunti per discorsi molto più interessanti.</p>

<p>Il colpo decisivo, in questo mio "rigetto recensorio", lo ha dato la lettura della prefazione, scritta da Mario Soldati, al libro (del 1971) <em>"mangiare e bere all'italiana</em>": ha quasi quarant'anni e la sua lettura, consigliatissima, dovrebbe mandare in depressione (se almeno di questo fossero capaci) i vari Poldo & Co...</p>

<p>La spinta a scrivere me l'ha data un'esperienza, fatta circa un mese e mezzo fa, alle Calandre, nella quale, ovviamente secondo me, ci sono tutti gli elementi perchè si possa parlare della nuova "Rivoluzione" dell'alta cucina in Italia. <br />
Visto che parliamo di "nuova" rivoluzione, forse vale la pena di parlare un attimo di quella precedente, i cui effetti stiamo ancora vivendo, anche se nessun critico ve lo dirà mai.<br />
Premetto, in primo luogo, che sto parlando di "alta cucina" e non di "ristorazione di lusso" (i due concetti, anche se spesso vengono accostati, sono ben differenti), per cui non mi riferisco a ristoranti, anche bellissimi e dove si mangia (oggettivamente) molto bene (per esempio il Pescatore di Canneto), che con l'alta cucina hanno però poco a che fare (mentre sono esempi eccellenti di ristorazione tradizionale, di lusso, di ottimo livello).</p>

<p>Riandiamo, quindi, per capire la prima rivoluzione, agli anni settanta, ovvero al punto più basso della storia della cucina italiana. In quel periodo, vengono infatti abbandonate, in nome di una curiosa idea di modernità allora in auge, le tradizioni (un po' di tutto...) e, con riferimento alla cucina, i piatti tradizionali. Nelle grandi città chiudono le trattorie, sostituite dai ristoranti toscani (o pretesi tali) e dai primi fast food. Siamo in pieno oscurantismo gastronomico al quale, oggi, possiamo solo invidiare una categoria di giornalisti e scrittori (oltre al ricordato Soldati, Veronelli, un giovanissimo e coraggioso Raspelli e pochi altri) ai quali i soloni attuali non dovrebbero essere nemmeno accostati, pena imputazione per blasfemia di chi provasse a farlo.</p>

<p>Al ristorante si va, negli anni settanta, per riempirsi la pancia (ristorazione tradizionale) o per fare colpo su qualcuno (ristorazione di lusso), ma la qualità del cibo e dei piatti è, sempre e comunque, sconfortante.<br />
Non esiste, in un simile quadro, l'alta cucina e, obiettivamente, dire che esista una "cucina" tout court è un atto di ottimismo poco giustificato.</p>

<p>In questo tetro scenario, la luce viene portata, oltre che da quel manipolo di giornalisti/scrittori di cui sopra, da Gualtiero Marchesi, persona di cultura e sensibilità superiore, il quale "inventa" l'alta cucina italiana, ovvero cerca di far capire agli italiani alcune cose, che poi sono state e sono tuttora le basi dell'alta cucina: (a) la cucina non è solo (o può non essere solo) assemblare ingredienti, ma può anche essere una forma di espressione culturale e di tensione artistica: un piatto può non limitarsi a sfamare, ma può anche far pensare, sorridere, commuovere. Quando è tale, la cucina non è più "solo" cucina, ma è "anche" alta cucina; (b) al ristorante ci si può andare  non solo per riempirsi la pancia, ma anche per pensare; (c) l'espressione artistica che viene veicolata tramite l'alta cucina si basa sì sulla composizione di ingredienti, ma anche di colori, di immagini e di richiami ad altre arti più tradizionali. Il piatto (inteso come oggetto, non come preparazione) non è più un recipiente, ma una "tela", una parte dell'"opera" (che, invece, è il "piatto" inteso come pietanza).<br />
Per far capire queste cose, Gualtiero Marchesi ha dovuto provarle un po' tutte. Ha messo l'oro sul risotto, una vera opera d'arte, ovviamente bollata come una turbata per far parlare di sé facendo una cosa originale ma priva di senso (il tempo poi ha dimostrato la differenza tra un'opera d'arte ed un "hambook" qualsiasi). Ha "aperto il raviolo", tornando alla tradizione (a quei tempi "ravioli" andava inevitabilmente insieme ad "alla panna" e c'è voluto Marchesi per toglierci dalla viscida schiavitù di quel condimento), ma allo stesso tempo distinguendosene, un po' come fece Magritte con il quadro della pipa (che non era più tale) o Fontana con il suo primo taglio. Ha composto piatti/quadri di rara bellezza, sapore e valore culturale ed artistico. Ha accostato consistenze, temperature, sapori, in modo sino a quel momento a noi sconosciuto.<br />
Ha ridotto le porzioni, "imponendo" il concetto per cui "buono" e "bello" non hanno niente a che fare col "tanto".<br />
Ha realizzato opere che ora si definirebbero "installazionI" fatte per vivere pochi minuti, ma anche per generare, in quei pochi minuti, sempre nuove sensazioni (viene in mente la Marinella di De Andrè che "come tutte le più belle cose, vivesti solo un giorno, come le rose").<br />
Da allora, grazie a Marchesi, esiste l'alta cucina in Italia. Prima di lui, come abbiamo visto, il diluvio. Da allora, la cucina italiana non è più quella di prima. <br />
"Questa" è stata la prima rivoluzione o, meglio, questi sono stati i risultati tangibili della prima rivoluzione.</p>

<p>Da allora, i cuochi, anche grandi, che abbiamo avuto in Italia, sono sempre rimasti nel solco tracciato da Marchesi: i "quadri" sono stati più o meno belli, le composizioni più o meno ispirate, gli accostamenti di sapori, di temperature, di consistenze, più o meno riusciti, le tecniche, più o meno tradizionali o innovative.</p>

<p>Ora, che succede, a distanza di trent'anni, in una nebbiosa serata di ottobre (mese, notoriamente, indicato per le rivoluzioni...) alle Calandre?<br />
Succede che, tra i vari piatti, sempre dal buonissimo allo straordinario, ne passa uno che è stato, per me, il primo "raviolo aperto" non ideato da Marchesi, la prima grande novità dopo quelle portate dal Maestro di Erbusco (con felice coincidenza, tra l'altro, nel menù compariva un dessert denominato "Cannolo aperto, dedicato a Gualtiero Marchesi"). Mi arriva, quindi, in tavola un piatto di spaghetti con interiora di seppia, parmigiano, al profumo di zenzero.<br />
Non "sapeva" molto di zenzero quel piatto, ma il "profumo" era davvero quello dello zenzero, molto intenso... ma, mi chiedo, come avrà fatto?</p>

<p>Chiedo e la risposta è qualcosa del tipo: "guarda che è una domanda meno banale di quanto pensi" (congiuntivo, non indicativo... come: "ma cosa fa, ragioniere, mi dà del tu?" "Ma no, ragioniere, congiuntivo... batti lei...).<br />
Mah... non capisco ma mi adeguo, come avrebbe detto un personaggio (Ferrini?) di Quelli della Notte. Sta di fatto che quel piatto era straordinario.<br />
Insisto: se la domanda non è banale, perché dovrebbe esserlo la risposta? Ne parlo con Massimiliano Alajmo, il quale mi spiega che usa delle "essenze", che realizza, assieme ad un maestro profumiere. Le sue preparazioni (o, meglio, "alcune" di esse), quindi, "profumano" anche di qualcosa che nel piatto non c'è o, se c'è, lo è in misura più o meno ridotta rispetto a quanto il profumo farebbe pensare.</p>

<p>E' anche questa una rivoluzione, la seconda alla quale mi capita di assistere qui in Italia: una pietanza non è più (o può anche non essere più) solo un insieme di ingredienti, il cui risultato viene messo in un piatto, ma un'opera "multisensoriale", fatta di combinazioni di sapori, colori, immagini, temperature, consistenze e, ora, profumi. Una mela, per seguire un esempio di quelli fattimi, potrà avere il suo sapore, ma il profumo di zenzero, di cannella, di limone o altro (viene in mente la rosa di Shakespeare... forse quel verso non sarebbe stato scritto...).</p>

<p>Ora, mentre sono curioso di vedere cosa si inventeranno i blogger per evitare di nuovo il confronto con l'italiano (per la descrizione dei piatti hanno optato per le foto, strumento tremendamente inadeguato per restituire una visione realistica di qualsiasi immagine artistica, ma molto comodo per chi con la nostra lingua fa a cazzotti da sempre), dato che tramite un blog, far passare i profumi non è al momento possibile... sta di fatto che le sensazioni, le emozioni (termine tremendamente abusato quando si parla di alta cucina e che con essa non ha nulla a che vedere, ma diciamo che ci siamo capiti...), i pensieri, passeranno anche per sensazioni olfattive, in modi che per ora non riusciamo nemmeno a pensare.</p>

<p>Quindi, mentre la nostra sclerotica "critica gastronomica", continua a descrivere, come punto più elevato delle sue "recensioni", i bagni dei locali, l'alta cucina è ad una svolta, che l'allontana, la rende ancor più autonoma e marcata, dalla "semplice" (si fa per dire, ovviamente) cucina (che, pure, può essere buonissima).</p>

<p>Per chi ne avesse modo, andate alle Calandre e cercate, nei menù, i piatti che hanno nel loro nome "al profumo di..." (di recente ricordo dei mandarini al profumo di zenzero, delle pennette al nero di seppia e parmigiano al profumo di anice stellato, uno straordinario, davvero straordinario, risotto al profumo di mandarino). Sarete tra i primi consapevoli testimoni di qualcosa che è destinato a diventare un nuovo modo di intendere la cucina (questa volta non solo "alta"...).</p>

<p>Ok, come sempre grazie a chi ha avuto lo stomaco forte di arrivare sino a qui. Buon anno a tutti e... ora e sempre... Viva la Rivoluzione!</p>]]>
        
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    <title>Esiste ancora la speranza? (note a margine di un intervento di Gualtiero Marchesi)</title>
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    <published>2008-06-20T11:18:42Z</published>
    <updated>2008-06-22T12:05:07Z</updated>
    
    <summary>Sono una persona prolissa: me lo dicono tutti, deve quindi esserci qualcosa di vero in tutto ciò... Ho diverse cose da dire: ogni tanto capita anche a me. Sarà, quindi, il caso di evitare premesse e/o (come fa figo scrivere...)...</summary>
    <author>
        <name>JFSebastian</name>
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        <![CDATA[<p>Sono una persona prolissa: me lo dicono tutti, deve quindi esserci qualcosa di vero in tutto ciò...<br />
Ho diverse cose da dire: ogni tanto capita anche a me.<br />
Sarà, quindi, il caso di evitare premesse e/o (come fa figo scrivere...) preamboli, sennò finisce che scrivo un libro...</p>

<p>Avrete letto tutti (vabbeh... quasi tutti... mi rendo conto che sia una notizia che interessa solo gli appassionati di ristorazione...) la notizia riguardante la rinuncia di Gualtiero Marchesi alle "stelle Michelin", come gesto asseritamente polemico nei confronti di chi giudica il suo lavoro. Il pezzo più interessante precedente alla conferenza stampa del Maestro, mi è sembrato quello uscito sul Sole, ovviamente di Davide Paolini (vorrei inserire il link, ma è cambiata l'interfaccia che devo usare per inserire post su questo blog, per cui, grazie ai miglioramenti tecnologici, non riesco a fare quasi più nulla, ivi compreso, per l'appunto, inserire un link... se volete leggere l'articolo di Paolini, quindi, inserite su google la ricerca "paolini marchesi sole" e cliccate sul primo link che compare...).</p>

<p>Oltre a dare la notizia ed a commentarla molto brevemente ed in modo piuttosto asettico, Paolini riporta, molto opportunamente, anche dei sintetici commenti di quelli che sono, forse ed assieme alla sua, i tre personaggi che più "contano" tra gli addetti ai lavori (ovvero i direttori delle tre Guide principali).</p>

<p>Come sempre quando si muove una persona molto colta ed intelligente (a scanso di equivoci, parlo di Marchesi...), nascono spunti molto interessanti dei quali discutere. Secondo me, in questa fattispecie, il tema centrale non è il cosiddetto "rifiuto" di Marchesi in sè, quanto l'analisi delle ragioni che l'hanno portato a questa scelta e, visto che si tratta di posizione decisamente contraria alla critica enogastronomica, dello "stato dell'arte" dell'evoluzione della medesima critica.</p>

<p>Seguendo quella, secondo me, efficacissima tecnica di commento abituale su Usenet, che è il cosiddetto "quoting", riporto qui di seguito i passi del pezzo di Paolini, interpolandoli con le mie opinioni:</p>

<p><em>"Da sempre conosciuto come il "maestro", ma in futuro potrebbe venir chiamato anche Celestino V, cioè il Papa del gran rifiuto."<br />
</em></p>

<p>Cominciamo parlando del ruolo del critico. Non ho, come unico hobby, la cucina, per cui leggo critici di molte altre materie. Credo non mi capiti mai, nemmeno tra i giornalisti sportivi che, pure, occupandosi di materia per definizione leggera, avrebbero anche diritto ad effettuare citazioni culturali anche non particolarmente "in topic", di registrare un'approssimazione come quella che si può trovare in chi scrive di ristoranti.  <br />
Non è, per un critico, obbligatorio fare delle citazioni ma, se le fa, il minimo è pretendere che siano attinenti al discorso...<br />
Ora, Celestino V, lo sappiamo, è il Papa che è stato consegnato all'eterna notorietà da Dante Alighieri, che lo ha "sbattuto" tra gli ignavi, nell'anti-inferno. Già il ruolo, forse, avrebbe dovuto far capire al giornalista che l'accostamento con Marchesi, uno che sta nel cielo più alto della storia e dell'attualità della ristorazione italiana, era quanto meno sballato, ma si vede che non ci ha pensato...<br />
L'errore è ancor più profondo se si pensa ai versi di Dante, alle ragioni per le quali Celestino V lo troviamo lì, nell'anti-inferno anzichè in Paradiso, come ci si aspetterebbe per qualsiasi Papa. Celestino V era, infatti, quel Papa che rinunciò (unica cosa in comune con Marchesi, ma mi pare un pò poco... anche il marito di un paio di post fa aveva rinunciato agli arresti domiciliari ed era tornato in galera per stare lontano dalla moglie, se ci si vuol fermare al rifiuto...) ad essere tale e, a seguito di ciò, venica definito come segue da Dante:</p>

<p><em>"Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,<br />
vidi e conobbi l'ombra di colui<br />
che fece per viltade il gran rifiuto." </em></p>

<p>Il "gran rifiuto" fu fatto per "viltade", per codardia... ecco perchè Celestino V è stato messo lì, in mezzo agli ignavi, nell'anti-inferno... questo, Paolini, lo sapeva o lo ricordava? Ora, per quanto si possa essere detrattori di Marchesi, c'è una cosa (per la verità ce ne sarebbero molte... ma limitiamoci a questa) che al Maestro nessuno, proprio nessuno può negare ed è il coraggio. Marchesi ha passato la vita ad aprire strade, col macete in mano, tirandosi dietro ogni volta schiere di timidi e codardi, di opportunisti e di "furbini". Marchesi sembra il personaggio della canzone "My way" di Sinatra. Marchesi è, per la cucina italiana, ciò che gli eroi del Risorgimento sono stati per la storia d'Italia: lui "l'ha fatta" la cucina italiana... altro che ciò che Celestino V è stato nella storia del papato. <br />
Credo non ci sia personaggio storico (e sì che ne aveva tanti a disposizione, il giornalista) che sia più lontano dalla figura di Marchesi di quanto lo sia quella di Celestino V...<br />
Perchè do tanta importanza ad un elemento apparentemente così marginale come questo incipit dell'articolo? La ragione è semplice: la "critica" (se il suo scopo è quello di commentare "qualcosa", mettendone in luce pregi e difetti) ha alcuni doveri, tra i quali il principale è che deve essere fatta in modo competente e culturalmente corretto. Accostare Marchesi a Celestino V, culturalmente, è un'affermazione che non sta in piedi.</p>

<p><br />
<em>Si tratta di Gualtiero Marchesi, famoso chef-patron, anima della cucina italiana, da poche settimane tornato nella sua Milano dove ha aperto un ristorante - il Marchesino - in un luogo mitico quale la Scala, salutato da tutti come il ritorno del figliol prodigo.</em></p>

<p>Al di là del fatto che non mi risulta (ma magari mi sbaglio ed all'Albereta ora c'è un fast food...) che Marchesi abbia abbandonato Erbusco per tornare a Milano, ma che abbia semplicemente aperto un locale al quale dedicherà una parte del suo tempo, mi permetto di rilevare che anche l'accenno al figliol prodigo è, culturalmente, un accostamento privo di qualsiasi valido appiglio, come chiunque ricordi la relativa Parabola può facilmente rilevare.</p>

<p>"<em>Ebbene Marchesi ha preso una decisione clamorosa: la restituzione delle stelle (due) alla guida Michelin, nonché il rifiuto di venir giudicato con i voti da tutte le guide gastronomiche</em>."</p>

<p>Chiariamolo subito. Per me ha fatto benissimo, come del resto quasi sempre nelle scelte estreme che hanno caratterizzato la sua vita di artista/cuoco/innovatore. Cosa penso delle Guide non sto a ripeterlo per l'ennesima volta, ma se fossi un cuoco, non dico come Marchesi... basterebbe essere un cuoco, odierei l'essere giudicato (i) con le modalità usate dalle Guide e (ii) da una categoria di "critici" impreparata come quella attuale.<br />
Mi pare, infatti, che la qualità della critica gastronomica sia, ad oggi, nel punto più basso della sua curva (mentre, per converso, è nel punto imbarzzantemente più alto per quanto riguarda la quantità...).<br />
Prima ancora che uscisse l'articolo di Paolini, c'era stato un segnale inconfutabile della mediocrità assoluta dei nostri "critici" (l'ennesimo...), quando uscì, sul blog di un giornalista del Gambero Rosso del quale ora mi sfugge il nome, il risultato di un sondaggio, fatto "tra addetti ai lavori", in merito a quali fossero i "50 ristoranti italiani più importanti nella storia" (o qualcosa di simile).<br />
Per chi abbia un minimo di cognizione della "storia" (se vogliamo chiamarla tale, ma questo sarebbe un altro discorso) della ristorazione in Italia, i risultati sono stati a dir poco sconcertanti... mancavano pietre miliari della "rivoluzione gastronomica italiana", come Villa Mozart, la Locanda dell'Amorosa, la Scaletta, il Savini, il Sole di Ranco, l'Amelia di Mestre, i Balzi Rossi, giusto per citarne alcuni, mentre comparivano locali che, con la "storia", non hanno (almeno ad oggi: il futuro, per citare una canzone, è un'ipotesi...) nulla a che vedere (il Combal.0, Cedroni, Uliassi che pure è un posto dove si mangia benissimo, la Francescana, Villa Crespi... ma che c'entrano con la "storia"?).<br />
Sembra il risultato di uno di quei sondaggi tra tifosi di squadre di calcio, del tipo... chi è il più grande giocatore della storia del calcio italiano... nel quale i risultati sono cose del tipo "Baggio, Inzaghi, Del Piero", perchè chi risponde non conosce l'esistenza di gente tipo Valentino Mazzola, Meazza, Rivera, Riva, Bettega, etc...<br />
C'è, infatti, una seconda caratteristica che un critico deve avere, oltre alla cultura: la conoscenza storica della materia ed il risultato di questo sondaggio mi pare molto eloquente nel testimoniare l'assoluta impreparazione della categoria dei critici anche sotto questo punto di vista.<br />
Proseguiamo.</p>

<p>"<em>Insomma non vuole più essere giudicato da critici di cui, a quanto pare, non condivide le valutazioni.</em></p>

<p>Sbagliato. Non solo questo non è ciò che ha detto nella sua conferenza stampa, ma sarebbe, storicamente, un momento molto strano per fare una cosa del genere con una simile motivazione: sono anni che le Guide non trattano così bene Marchesi... due stelle, un'ottima recensione di Paolini (parlo del 2007) trattato molto bene anche dalla Guida del Gambero Rosso... il problema non è certo quello del non condividere le valutazioni.<br />
Marchesi ha detto due cose, una esplicitamente ed una in via implicita.<br />
Ha detto a chiare lettere che non gli piacciono i voti: io dico da anni che sono la negazione stessa della funzione critica, come potrei non essere d'accordo? Ma ve lo vedete un libro di un critico d'arte che dà i voti ai quadri? Una recensione di una rappresentazione teatrale fatta con un voto? <br />
Implicitamente, ma nemmeno tanto, ha poi detto che la critica è analisi, non sintesi. La critica è approfondimento, commento, spiegazione. Questo, Marchesi, che è uomo di cultura superiore, lo sa bene e, giustamente, non accetta, intellettualmente, l'idea di un artista soggetto al giudizio di critici che sono, nel migliore dei casi, capaci di compilare recensioni che contengono solo un elenco di piatti, due annotazioni su come è fatto un locale e due altre sciocchezze ininfluenti, oltre all'immancabile "voto", sotto forma di numero, stella, forchetta, cappello, canguro, sole o altra roba. Cosa si direbbe di un critico musicale che, andato ad assistere ad un'opera lirica, la recensisse facendo l'elenco dei cantanti, descrivendo i colori delle poltrone, la pulizia dei bagni e dando un voto finale? Nel migliore dei casi si direbbe che non è un critico, esattamente come non lo sono quasi tutti quelli che, in Italia, si definiscono tali.<br />
La risposta è che senza voti non si vende? Benissimo, ma allora si risponda a queste due domande: (a) questo impedirebbe di scrivere recensioni davvero "critiche" nel senso più nobile del termine? (b) per quale motivo Marchesi dovrebbe essere interessato alle vendite delle Guide, quando esprime un suo giudizio?<br />
La terza qualità, oltre alla cultura ed alla conoscenza storica della materia, indispensabile per un critico, infatti, è la competenza nella materia. Ha tutte le ragioni del mondo, Marchesi... chi, tra i critici nostrani, è in grado di dire, senza andare in cucina, come lo stesso Marchesi ha, grosso modo, fatto un piatto, quali siano i suoi elementi salienti, quali i pregi, quali i possibili difetti? Che io sappia, uno solo (che, poi, non lo faccia è un suo limite...). In trent'anni di Guide non ricordo di avere mai letto una scheda che suggerisse un cambiamento ad un piatto, una miglioria, che esaltasse un passaggio tecnico di un piatto... niente di niente (anzi, mi correggo, forse qualcosa del genere nei primi anni lo si leggeva,,,).<br />
Per scrivere schede come quelle che, a migliaia, affollano le pagine della moltitudine di Guide in edicola, non serve essere competenti, basta saper muovere a tempo le mandibole e disporre di buona dentatura, oltre che di un bloc notes. Per fare ciò che fa Marchesi serve una vita. Che il Maestro non accetti questo tipo di giudizi, mi pare il minimo. Ecco ciò che, implicitamente ma nemmeno troppo, Marchesi ha detto.</p>

<p><em>"E lo spiegherà oggi a Milano durante una conferenza stampa."</em></p>

<p>In raltà Marchesi ha detto cose diverse dal "non condivido i giudizi". Ha detto che non li accetta. Questo, per chi conosce l'italiano (e Marchesi lo conosce benissimo) è ben diverso. Se uno scrive (come per esempio fatto dallo stesso Paolini nel 2007) che, in buona sostanza, Marchesi è bravissimo, non credo che quest'ultimo possa "non condividere", non avrebbe nessun senso. Ma, allo stesso tempo, lui questi giudizi non li accetta: non sono giudizi dati con competenza e, quindi, per un artista ed uomo di cultura come lui, non sono giudizi accettabili.</p>

<p><br />
<em>Dure le reazioni al clamoroso gesto. </em></p>

<p>Ora veniamo alla parte più divertente (da un lato) e triste (dall'altro), del pezzo (parte sulla quale, peraltro, Paolini non ha nessuna responsabilità, limitandosi a riportare le opinioni di alcune importanti firme del settore).<br />
Divertente, perchè vedere come la "casta" reagisce alle critiche è sempre divertente... triste perchè lo è il vedere sragionare in modo così palese dei soggetti che, facendo di mestiere i critici, dovrebbero accettare di buon grado di essere sottoposti a giudizio.<br />
Il peggiore, inutile a dirlo, Vizzari, del quale vedremo anche una dichiarazione successiva.</p>

<p><em>«Noi le stelle le diamo e le togliamo. Non è che uno se le può togliere da solo»</em>,<em> ribatte Gian Paolo Galloni, responsabile della comunicazione della Michelin in Italia. </em></p>

<p>Meno male che una fesseria del genere proviene dal "responsabile per la comunicazione"... chissà altri soggetti meno qualificati cosa avrebbero detto... Non so quanti anni abbia questo Galloni, nè cosa capisca di cucina, di ristorazione o di altro, ma so, per certo, che non presta il dovuto rispetto all'uomo grazie al quale lui, ora, ha un lavoro. Pensare che Marchesi abbia l'idea di cancellare le stelle vuol dire non avere capito nulla di ciò che lui ha detto e, soprattutto, pensare che un uomo di tale cultura ed intelligenza possa aver detto una cosa così priva di significato. Marchesi (e, come vedremo, grazie al cielo non è il solo) ha lanciato un allarme. Ha detto che non esiste, in Italia, una critica accettabile e che lui, come artista, non si riconosce in una stampa così inutile ed appiattita, incapace di esprimere una sola critica che sia una (infatti, la soluzione escogitata dai "critici" è quella di non parlare mai male di nessuno...). Marchesi, che ha fatto la cucina italiana, che ha formato cuochi ed ha aperto strade, non tollera lo stupro che i mercanti (i critici...) stanno facendo del Tempio (la ristorazione italiana) e, con il suo consueto coraggio (altro che Celestino V...), lo dice.<br />
Abbia, il responsabile della comunicazione della Guida Michelin Italia, la saggezza di capire le critiche e cerchi di migliorare il suo prodotto.<br />
Ma il peggio deve ancora arrivare:</p>

<p><em>Quella di Marchesi «è una richiesta irricevibile», aggiunge Enzo Vizzari, curatore della Guida dell'Espresso. Che sottolinea: «Siamo giornalisti ed esercitiamo il diritto di cronaca e quindi non abbiamo bisogno nè del permesso nè di alcuna autorizzazione. Ho il massimo rispetto per Marchesi, ma la sua decisione la respingo al mittente».</em> </p>

<p>Mi permetto, per completezza, di aggiungere un altro commento di Vizzari, successivo alla conferenza stampa di Marchesi e rilasciato alla Granello di Repubblica:</p>

<p><em>"Giudico la richiesta irricevibile, Marchesi si è reso conto che non ce la fa più a lavorare a certi livelli. Faremo comunque le recensioni sia del Marchesino sia dell'Albereta perché sono pubblici esercizi ed esiste la libertà di stampa"</em></p>

<p>Ma Vizzari (ricordo ancora quando si presentò sul forum di Esperya definendosi "enogastronomo manager"...) capisce ciò che legge e sa di cosa parla? In sintesi, ditemi se un "critico" può:<br />
(i) confondere la cronaca con la critica. Lui dice che, in quanto giornalista, esercita il "diritto di cronaca", mentre Marchesi parlava della "critica" che, ovviamente, non ha nulla a che fare con la cronaca. Questo dovrebbe saperlo sia in quanto giornalista sia in quanto critico. Pare, però, che non sia così...<br />
(ii) dire che la posizione di Marchesi dipende dal fatto che quest'ultimo si sarebbe "<em>reso conto che non ce la fa più a lavorare a certi livelli</em>", invece, è abuso (e non certo esercizio) del diritto di critica. Una reazione isterica, per buttarla in vacca. Vada a mangiarci, Vizzari, da Marchesi, prima di dire certe sciocchezze. Io ci sono stato un paio di mesi fa ed è stata un'esperienza di altissimo, grandioso livello, espressione di un nuovo "periodo" della vita professionale di Marchesi. <br />
Rispondere a Marchesi in questo modo è solo un'infamata, non un giudizio;<br />
(iii) atteggiarsi, poi, ad eroe del giornalismo, manco fosse uno di quei fotografi che vanno in guerra per realizzare dei reportage, è solo indice di carenza di senso del ridicolo. Ma quando mai Marchesi ha detto che intende impedire di fare le recensioni? Quando mai ha detto che ostacolerà il lavoro della stampa, tanto da rendere necessaria l'invocazione dell'esercizio del diritto di cronaca?<br />
Ovviamente, in tutto ciò, non si scorge nemmeno l'ombra di una riflessione sulle ragioni che possono avere portato Marchesi a fare la sua scelta...<br />
Purtroppo anche Bonilli, per solito apertissimo ad ogni sollecitazione critico, aveva in un primo momento (poi, vedremo, che il suo atteggiamento è cambiato, aprendo finalmente un nuovo orizzonte di speranza per la disastrata critica gastronomica italiana), reagito al pari del resto della casta...</p>

<p><em>Sullo stesso tenore le parole di Stefano Bonilli, curatore del Gambero Rosso: «Mi colpisce e imbarazza. Penso che in certi momenti occorra avere la grandezza di sapersi ritirare».<br />
</em></p>

<p>La pochezza di questa reazione fa il paio con quella precedente.</p>

<p><em>All'onor del vero non si tratta della prima clamorosa rivolta contro le guide gastronomiche. Marchesi è stato preceduto, a Parigi, da Alain Senderens, tre stelle Michelin. È evidente che, spesso, esiste un grande gap tra il valore attribuito alla propria cucina dagli chef rispetto alle votazioni della critica, accusata, di avere simpatie o antipatie.<br />
</em></p>

<p>Questo forse è vero, ma non è certo il problema di Senderens o di Marchesi, che dalle Guide sono stati osannati.<br />
Ciò che sorprende, oltre alla mancanza delle caratteristiche fondamentali (cultura, conoscenza storica e competenza), è l'incredibile presunzione dei nostri "critici", i quali non si pongono nemmeno il dubbio che Marchesi possa avere delle ragioni, che loro possano meritarsi una simile presa di posizione. Loro, in quanto portatori (come vedremo tra poco) dell'unica e grande "Verità", non sbagliano per definizione e, se il più grande cuoco della storia italiana dice qualcosa che non gli va bene, non lo si commenta nemmeno, gli si dà dell'antidemocratico, del rincoglionito e gli si consiglia di ritirarsi...<br />
Complimenti...</p>

<p><em>La verità è che</em></p>

<p>Ooooooooooohhhh... che bello! Finalmente qualcuno che ci spiega cos'è la verità... Se ne sentiva la mancanza, di qualcuno che possedeva la verità e stavolta non si è fatto nemmeno annunciare dall'Arcangelo Gabriele...<br />
Sentiamo, quindi, qual è la "Verità"... leggiamo in devoto raccoglimento... in attesa che qualche critico ci dica anche quali sono la "Via" e la "Vita"...<br />
 <br />
<em> non esiste oggettività del gusto, checché si racconti.</em> </p>

<p>Ossantapace... quindi la verità è che... non esiste una verità... ci voleva un critico, per dire sta cosa?<br />
Questa frase è, invece, il presupposto per la frase successiva: "quindi, smetto di fare il critico, perchè è solo questione di gusti, ognuno ha il suo...".<br />
Alcune domande:<br />
Se non esiste oggettività del gusto, come mai per tutte le Guide i migliori ristoranti sono, salvo poche differenze, grosso modo sempre quelli?<br />
Se non esiste oggettività del gusto, come si può dare un voto? <br />
Se non esiste oggettività del gusto, come si può muovere una critica o dire che una cosa è "meglio" di un'altra?<br />
Perchè esiste oggettività in molti altri settori (pittura, scultura, letteratura, etc...), nelle quali il "gusto" è rimesso alla vista o all'intelletto e non esiste nel "gusto" inteso come palato?<br />
Non sarà semplicemente che i critici, essendo impreparati, non conoscono (al contrario dei critici di altri settori) le regole per giudicare se una cosa è fatta "oggettivamente" bene o male?<br />
Possibile essere ancora fermi al "non è buono ciò che è buono ma è buono ciò che piace"? E' una sciocchezza... piuttosto, volendo parafrasare, dovrebbe dirsi che "<strong>è buono ciò che buono e piace ciò che piace</strong>". Compito della critica, quindi, sarebbe, come in ogni altra area, spiegare perchè un piatto è "buono" e perchè "non lo è". Poi, che "piaccia" o meno, è cosa rimessa al palato di ciascuno, ma per fare questa valutazione non c'è mica bisogno dell'indicazione di un critico e, soprattutto, deve essere chiaro che può non piacere qualcosa di oggettivamente buono e che può piacere qualcosa di oggettivamente non buono. Il compito della critica si dovrebbe arrestare a ciò che è oggettivo: per il "soggettivo" ciascuno pensa per sè...</p>

<p><em>Dunque i giudizi positivi o negativi sono sempre soggettivi. </em></p>

<p>Altri due gravissimi errori, che negano l'essenza stessa della funzione critica:<br />
(i) dire che i propri giudizi "critici" sono "soggettivi", vuol dire togliere a detti giudizi qualsiasi attendibilità;<br />
(ii) parlare di giudizi negativi, considerata l'attuale critica enogastronomica, è un'astrazione del pensiero... chi se la ricorda, una critica negativa degna di questo nome, pubblicata da una Guida, con riferimento ad un locale di livello almeno medio?</p>

<p><em>Se l'esempio di Marchesi e di Senderens dovesse avere proseliti si scatenerebbe davvero una controriforma gastronomica. </em></p>

<p>Lo volesse il cielo...<br />
Una volta fatte queste considerazioni, però, va detto che, per fortuna, c'è anche chi rimedita le proprie posizioni e ne sa trarre intelligentissimi spunti.<br />
Un paio di giorni dopo, infatti, Bonilli scrive sul suo blog un pezzo che avrei voluto scrivere io. Lo trovate a questo indirizzo (prometto che prima o poi imparerò ad inserire i link anche con questa nuova interfaccia...): http://blog.gamberorosso.it/bonilli/archives/2008/06/sulle_guide.html<br />
Bonilli, evidentemente sollecitato anche dalla posizione di Marchesi, dopo avere ripercorso brevemente (ma con estrema efficacia) la storia dell'editoria critica enogastronomica, prosegue con:</p>

<p><em>Come si vede quando si usa il termine "le guide" quasi sempre con un'accezione negativa o comunque riduttiva, si perde di vista la loro vera storia, ricchezza e complessità perché le guide non sono puri elenchi ma un modo di catalogare e comprendere l'esistente, non sono puri elenchi ma hanno fatto la storia dell'enogastronomia e sono state "i libri di testo" di tutti ma proprio tutti coloro che scrivono e parlano di ristoranti, prodotti, vini, territorio, qualità. E' una storia dell'enogastronomia che viene ulteriormente arricchita nel 1978 con la nascita di Vini d'Italia di Gambero Rosso e Slow Food, arricchimento che si completa nel 1990 con l'uscita di Ristoranti d'Italia del Gambero Rosso e Osterie d'Italia di Slow Food. Sempre nel 1990 esce una guida fondamentale per chi vuole orientarsi in modo serio e professionale, è la Grande Enciclopedia Illustarta della Gastronomia curata da Marco Guarnaschelli Gotti.L'elenco potrebbe comprendere altri titoli ma questi sono quelli che più hanno segnato il mio percorso.<br />
</em></p>

<p>Tutto vero. Sono gli stessi "testi" che ricordo con emozione e davanti ai quali le pubblicazioni attuali sembrano espressioni di una decadenza barbarica.</p>

<p><br />
<em>E siamo all'oggi: le guide sono stanche, usurate dal tempo e dal proliferare dei titoli, in pochi casi frutto di un lavoro sul campo sia per mancanza di soldi che di persone adatte.<br />
</em></p>

<p>Niente da dire: chapeau.</p>

<p><em>Di libri e manuali nuovi non c'è traccia pur essendo gli scaffali delle librerie pieni come non mai ma di modesta produzione, il Web, pur con le sue mille possibilità, non ha ancora soppiantato la carta, i voti sono sotto accusa da parte di alcuni in un dibattito stucchevole che non tiene conto del gradimento dei più - le guide sono fatte per essere vendute - </em></p>

<p>Probabilmente, come dicevo prima, i voti sono, al momento, un male inevitabile e, in quanto tale, inutile parlarne ancora, almeno per ora. Si potrebbe però iniziare a scrivere cose più costruttive, più competenti, che siano uno stimolo per chi legge, esattamente come accadeva una volta, quando Bonilli e molti altri di noi leggevano alcune pubblicazioni affascinati dal mondo che ci veniva spiegato.<br />
Poi, col tempo, saranno i lettori a capire che il voto, in quanto tale, è una cosa inutile, al pari delle classifiche e di tutte le altre fregnacce che, oggi, in una situazione nella quale critici e lettori non hanno una competenza comparabile a quella dei cuochi, sono i gadget che rendono vendibile una Guida...</p>

<p><em>e il grande pubblico prende sempre più le distanze da un mondo i cui costi/prezzi sono impazziti.</em></p>

<p>O, magari, semplicemente evita prodotti che ormai sono sempre più tristemente uguali a loro stessi...</p>

<p><em>Non resta che ripensare e ripensarsi, un'impresa, a occhio, difficile ma anche intellettualmente molto stimolante specialmente se non la si tenta da soli :-)) come a dire Food 2.0?</em></p>

<p>Adoro quest'uomo! In bocca al lupo, Bonilli, con tutto il tifo del quale sono capace.<br />
Grazie, come sempre, ai due lettori che sono arrivati sino a qui...</p>]]>
        
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    <title>Vicino all&apos;ontano...</title>
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    <published>2008-06-20T05:59:10Z</published>
    <updated>2008-06-20T09:44:57Z</updated>
    
    <summary>Ci sono cose che, chissà perchè e chissà come, si fissano nella memoria, nonostante siano assolutamente prive di rilievo e siano molto risalenti nel tempo. Qui si va, direi, verso la fine degli anni sessanta. Ero ancora piccolo ed alla...</summary>
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        <![CDATA[<p>Ci sono cose che, chissà perchè e chissà come, si fissano nella memoria, nonostante siano assolutamente prive di rilievo e siano molto risalenti nel tempo.<br />
Qui si va, direi, verso la fine degli anni sessanta. Ero ancora piccolo ed alla TV c'erano solo i (due) canali RAI (la TV Svizzera avrebbe iniziato ad essere ricevibile a Milano solo dopo qualche anno).<br />
L'offerta dei programmi era, quindi, molto limitata e quei pochi eventi, ripetuti nel corso degli anni, erano molto attesi e molto chiacchierati.<br />
Uno degli appuntamenti principali dell'anno era il varietà del sabato sera abbinato alla Lotteria di Capodanno. All'epoca, si chiamava "Canzonissima". Era una trasmissione che durava qualcosa più di due ore e riempiva il sabato sera da ottobre sino alla puntata finale, quella dei sei gennaio, nel corso della quale avveniva anche il sorteggio dei biglietti vincenti.<br />
Come per tutte le trasmissioni importanti dell'epoca, il seguito di pubblico (considerato il monopolio) era assicurato e vedere Canzonissima era "quasi" un dovere. I presentatori... ricordo più o meno i soliti, Baudo, Corrado (grandissimo) Vianello e Mondaini (strepitosi), la Carrà, etc... <br />
Si trattava di una gara canora ad eliminazione: ogni puntata un tot di artisti cantavano una loro canzone e venivano votati sia in studio sia dal pubblico a casa (che doveva dare i voti comprando le cartoline per la Lotteria). Da quella trasmissione uscirono alcuni grandissimi successi, come Lisa dagli occhi blu, Erba di casa mia, etc... e... basta sennò vengo preso dalla nostalgia e parto con altri ricordi.<br />
Per "riempire" la serata, c'erano anche altri punti fissi, oltre alle canzoni: l'odiato e noiossimo (e da me mai compreso) balletto e gli sketch comici, che vedevano ogni anno protagonista qualche comico che, per tutte le settiman, era ospite fisso.<br />
Ricordo uno dei De Filippo che faceva "Pappagone" (un personaggio con cirillo in testa, che storpiava le parole e che lanciò il tormentone della carta d'identità storpiata in "d'indirindindà") e vari altri (Ric e Gian, Cochi e Renato, sempre che la memoria non m'inganni) e, tra questi, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.<br />
Gli sketch di questi ultimi (che ricordo soprattutto per i titoli dei loro film, soprattutto il geniale "Esorciccio") non mi hanno mai divertito un granchè ma, per quello strano fenomeno che descrivevo all'inizio, un pezzettino mi è rimasto in memoria, come se fosse un file salvato su un hard disk senza che sia possibile cancellarlo (auspicando che la formattazione del mio hard disk sia il più lontana possibile...).<br />
Ciccio sta dettando a Franco una lettera e, come sempre, ogni tre parole, ci si ferma per delle incomprensioni, fatte di giochi di parole. Ad un certo punto Ciccio detta... "mi trovavo vicino all'ontano". Franco si blocca e... "Ciiiiiiiiiccio, ma come è possibile... o "vicino" o "lontano"...". La cosa continuava per una ventina di secondi, sino a quando emergeva il qui pro quo e lo sketch proseguiva...<br />
Ieri mi trovavo a Bolzano per un impegno di lavoro e, come sempre quando passo di lì, stavo facendo il mio giro tra i vari "pusher" (una gastronomia dove hanno straordinari formaggi, salumi e canederli, la pasticceria Sacher, un negozio specializzato in the, etc...).<br />
Ormai avevo finito e, erano circa le 11, mi trovavo nella gastronomia, che però non aveva un tipico pane nero a fettine che di solito compro in quantità industriali. Il titolare mi dice che lo ha "nell'altro negozio" e che potrebbe averlo nel pomeriggio. Gli dico che a quell'ora sarò già ripartito, perchè, una volta finito lì, passerò in albergo (ero all'Hotel <strong>Luna</strong>) a ritirare la macchina e partirò. Gli dico, quindi, forse in un modo gergale ma l'albergo era proprio a due passi: "sarò già partito. <strong>Sono qui al </strong><strong>Luna</strong>, ritiro la macchina e parto". Lui ci pensa un attimo e mi dice che lo fa con urgenza e di ripassare pure, che ce la si fa...<br />
Lo ringrazio, davvero gentilissimo.<br />
Vado quindi all'hotel <strong>Luna</strong>, ritiro la macchina e dopo pochi minuti sono indietro... lui è ancora in negozio e mi guarda con aria stranita... come per chiedermi cosa ci facessi io lì alle 11.10... io ricambio lo sguardo e, con aria non meno stranita lo guardo come per chiedergli se aveva davvero già fatto avanti ed indietro.<br />
Lui mi chiede se mi sono dimenticato qualcosa... io gli rispondo che non mi sono dimenticato niente e volevo solo ritirare il pane...<br />
Lui mi guarda come se lo prendessi in giro e mi dice che ci vorrà un'oretta e mezza... <br />
Io lo guardo come se fosse lui a prendere in giro me e gli dico che mi aveva garantito che sarebbe stata una cosa di pochi minuti.<br />
Lui mi dice... "Ma no, guardi, si sbaglia, è stato lei a dire che sarebbe stato qui <strong>all'una</strong>"...</p>

<p>Nella foto: "Ciiiiiiiiiiccio"</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="francociccio01.jpg" src="http://www.tigulliovino.it/rotfl/francociccio01.jpg" width="266" height="161" class="mt-image-none" style="" /></span></p>]]>
        
    </content>
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    <title>Vantaggi dell&apos;essere single...</title>
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    <published>2008-06-06T09:42:30Z</published>
    <updated>2008-06-06T09:48:35Z</updated>
    
    <summary>&quot;(ANSA) - ISERNIA, 5 GIU - Evade dagli arresti domiciliari per tornare in carcere e sfuggire alla moglie. Si tratta di un pregiudicato napoletano di 45 anni. Ieri sera ha bussato al portone del carcere di Ponte San Leonardo di...</summary>
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        <![CDATA[<p><em>"(ANSA) - ISERNIA, 5 GIU - Evade dagli arresti domiciliari per tornare in <br />
carcere e sfuggire alla moglie. Si tratta di un pregiudicato napoletano <br />
di 45 anni. Ieri sera ha bussato al portone del carcere di Ponte San <br />
Leonardo di Isernia chiedendo agli agenti della Polizia Penitenziaria di <br />
rinchiuderlo in una cella perche' non sopportava piu' le invettive della <br />
consorte contro di lui. L'uomo era stato arrestato due anni fa per una <br />
rapina compiuta a Nola."</em></p>

<p>Servono commenti? Per me, che pure amo commentare ciò che leggo, è perfetta così...</p>]]>
        
    </content>
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    <title>Piccoli castori rosicano</title>
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    <published>2008-05-04T18:32:51Z</published>
    <updated>2008-05-05T14:24:24Z</updated>
    
    <summary>E’ diventato uno slogan pubblicitario, il motto di Oscar Wilde… “so resistere a tutto fuorché alle tentazioni”… Io sono un po’ così, lo ammetto, per cui risponderò al Rosicatore del Bosco, castoro in circolazione da qualche tempo su Internet, tale...</summary>
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        <category term="Gastronerie" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.tigulliovino.it/rotfl/">
        <![CDATA[<p>E’ diventato uno slogan pubblicitario, il motto di Oscar Wilde… “so resistere a tutto fuorché alle tentazioni”…<br />
Io sono un po’ così, lo ammetto, per cui risponderò al Rosicatore del Bosco, castoro in circolazione da qualche tempo su Internet, tale Tommaso Farina.<br />
Si tratta di un giornalista del Giornale (anzi, errata corrige, di Libero), che scrive di ristoranti e di ristorazione...<br />
</p>]]>
        <![CDATA[<p>Nel passato, il RdB (Rosicatore del Bosco), ha avuto modo di cercare di polemizzare col sottoscritto, scegliendo una poco comprensibile strategia per chiunque intenda dimostrare l’incompetenza dell’interlocutore, ovvero… limitarsi a cercare di delegittimarlo dicendo semplicemente che “ha torto”, diffamicchiando qua e là, ovviamente senza mai portare alcuna argomentazione.<br />
Non pago delle cattive figure rimediate, per esempio, su Peperosso, il RdB ha, quindi, pensato, anche qui con procedura piuttosto discutibile dal punto di vista logico, di rispondere sul suo blog al mio post sul Ciasal (locale che, ovviamente, lui da “esperto” non conosce, ma non fa niente…; peraltro, continuando a rosicare, nemmeno cita nel suo post il nome del locale che, invece, merita eccome di essere conosciuto). Non ha risposto sul NG (che afferma di avere letto), né sul forum del GR (che sicuramente ha letto), né qui… Con una propensione al dialogo ed al confronto che si commenta da sola, ha postato, sul suo blog, questo splendido contributo, che merita il titolo di “Rosicata allo Xilitol” (dopo la spiego…) al quale rispondo (ovviamente dove il discorso è nato… dove altro?). Tra virgolette riporto i passi del futuro Premio Pulitzer...</p>

<p>“<em>Vedete come va il mondo? Uno non fa nemmeno in tempo a distrarsi, e internet con la sua furbizia machiavellica gli squaderna innanzi l’amarezza del mondo che ci circonda. “</em></p>

<p>Al di là del traballante italiano, che non ci si aspetta da un giornalista, l’inizio è di quelli che fanno capire che non si ha a che fare con uno scienziato… (i) “Internet, con la sua furbizia machiavellica?” Da quando Internet è una persona o è dotato di furbizia? Ma, soprattutto… (ii) “gli squaderna innanzi l’amarezza del mondo che ci circonda”. A parte il verbo “squadernare”, ma… quando si parla di amarezza del mondo che ci circonda, pensereste mai che uno si riferisca ad una persona che parla di ristoranti? Io pensavo che l’amarezza del mondo che ci circonda riguardasse aspetti più seri, ma si vede che il RdB non vive in un mondo dove i bambini si ammalano, la gente perde la vita per la fame, ci sono guerre, etc…. Il RdB, per l’appunto, vive in un bosco e la sua unica dimensione è quella che riguarda “come si mangia al ristorante”… </p>

<p><em>“Mi riferisco al ben noto newsgroup it.discussioni.ristoranti, una tana di fini dicitori della recensione gastronomica che ogni tanto, seguendo non si sa bene quale revanscismo, precipita a capofitto in topiche clamorose.”</em></p>

<p>Anche qui definire confuse le idee e l’italiano sembra un complimento… la versione enogastrononica di Wil E. Coyote, infatti, insulta gratuitamente tutti i frequentatori del NG (del quale non ha ancora compreso la natura, dato che ne parla come se fosse una persona che “precipita a capofitto in topiche clamorose”) ed accusa… non si sa bene di cosa, dato che la lettura dei confusi passaggi successivi non dice nulla di nulla…</p>

<p><em>“Una è apparsa proprio ieri. Una pappardella di estenuante lunghezza”</em></p>

<p>Che il RdB si è letta tutta, figurarsi com’è combinato… Detto questo, capita, a chi ha cose da dire, di scrivere parecchio… forse un giorno anche il RdB proverà questo brivido…</p>

<p><em>“(in guardia!), che il senatore del gruppo, il noto (tra di loro) JFSebastian,”</em></p>

<p>Qui, povero, inizia a rosicare a nastro… per di più prendendosela con tutta la “comunità” del NG, la quale non si capisce cosa gli abbia fatto di male…</p>

<p><em>“ha voluto dedicare a un locale, magrittianamente titolandola “Non è una rece”.”</em></p>

<p>Qui, invece, con poco apprezzabile coerenza, fa la (solita) figura dell’ignorante, citando Magritte (che non c’entra nulla) a sproposito… (“Questa non è più una pipa” titolava infatti una sua famosa opera Magritte, ma questo non ha nulla a che vedere col titolo del mio post che voleva solo significare ciò che era davvero il contenuto, ovvero “non una rece”… vaglielo a spiegare… forse, se sapesse cos’è davvero una recensione, potrebbe capire la differenza ed eviterebbe di fare citazioni artistiche a sproposito).</p>

<p><em>“Il nostro guru di usenet”</em></p>

<p>Si, lo so, rischio di avere il suo fegato sulla coscienza, ma tanto, per quanto capisce di mangiare, lo avrà comunque già a pezzi di suo…</p>

<p><em>“ci tiene a segnalare a tutti un locale,”</em></p>

<p>Il che è proprio disdicevole, me ne rendo conto… Permettermi di segnalare un locale che le Guide non menzionano… ce n’è davvero di che parlare “dell’amarezza del mondo che ci circonda”…</p>

<p>“<em>impiegando metà del suo scritto a spiegare come e perché è riuscito a trovarlo senza usare le famigerate “Guide”, che, eccezion fatta per due o tre, sono solo<br />
in varia misura, espressione di un narcisistico parlarsi addosso, unicamente funzionale al “titillamento” di invadenti superego<br />
E attenzione, non sta parlando di se stesso.”</em></p>

<p>No, non parlavo di me stesso ma, come persino il RdB (qui ritratto dopo avere letto il mio post da lui commentato...)</p>

<p><img alt="dagariker6kn4zx0.jpg" src="http://www.tigulliovino.it/rotfl/dagariker6kn4zx0.jpg" width="400" height="290" /></p>

<p></p>

<p>ha capito, mi riferivo alla piattezza, all’uniformazione della critica enogastronomia, composta (con le rare eccezioni che ho indicato) da persone che, a mio parere, stanno rovinando il mondo della ristorazione italiana, essendo venuti meno alla loro vera funzione, quella principale, ovvero la “critica”.</p>

<p><em>“Prima di arrivare alle sue conclusioni, il Nostro però preferisce spiegare al colto e all’inclita il mondo della ristorazione italiana.<br />
ci sono, in Italia, tra quelli che conosco, tre ristoranti e non più di tre che “valgono il viaggio” (Calandre, Vissani, Marchesi, in ordine rigorosamente casuale[…])<br />
Ma poi viene il meglio, vengono i ristoranti che l’augusto palato ritiene quantomeno passabili, stavolta precisando che si tratta di umili opinioni:”<br />
</em></p>

<p>Ora attenzione, perché il RdB sta per mentire, sapendo di farlo (il che spiega perché si vergogni a venire a discutere in pubblico e si rifugi sul suo sito… sa bene che dal confronto uscirebbe a pezzi…)</p>

<p><em>“Si tratta, anche qui in ordine sparso, di nomi quali Pierangelini, Beck, Uliassi, Cracco, Ciccio Sultano, Don Alfonso, Pinchiorri e qualche altro che adesso mi starò dimenticando”<br />
</em></p>

<p>Fermiamoci qui: non è affatto vero che i ristoranti sopra citati sono stati da me indicati come “quantomeno passabili”. Si tratta di sonorissima palla, inventata dal RdB per cercare di dare sostegno alle sue opinioni. Li ho definiti, invece, come ristoranti che, pur valendo la visita, non “valgono il viaggio”. E’ molto diverso… si tratta dei migliori ristoranti italiani, a parte i tre che “valgono il viaggio” che, per l’appunto, per me sono solo tre. Il RdB è di manica più larga? Liberissimo, ma… chi se ne frega? Per me, che ho esperienza diversa (molto più ampia) di quella di Tommaso Farina, sono pochissimi i ristoranti che valgono un viaggio. Io, da Milano, parto volentieri per andare a Baschi, ma non parto per andare “apposta” da Uliassi dal quale, invece, vado di corsa se sono a meno di cento chilometri di distanza ed ho voglia di mangiare molto bene. Il RdB, quindi, come suo solito, inventa letteralmente le cose, riferendo solo ciò che gli pare…</p>

<p><em>“ (ma, sia chiaro, non ho in mente né Tamani, né il Pescatore, né  Cassinetta, né Cedroni, né Aimo e Nadia nè, ma questo mi sembrerebbe sin troppo scontato… il Sorriso, Paolo & Barbara, Perbellini, Scabin, etc…, atteso che questi ultimi rientrano, secondo me, nella fascia davvero men che mediocre della nostra ristorazione)<br />
Fascia men che mediocre della nostra ristorazione: il gastroguru usenettaro tromboneggia con sicumera.”</em></p>

<p>Ok, sin qui parrebbe tutto chiaro… ho indicato una prima fascia di ristoranti, che secondo me non valgono quello che costano (ma, avendo tagliato la frase precedente, ovviamente questo dal post del RdB non si può capire…) ed una seconda che, sempre secondo me, rientra in una fascia men che mediocre della nostra ristorazione. Cosa fa, a questo punto, il RdB? Butta tutto insieme, mettendomi nella penna cose che da questa non sono mai uscite… vediamo…</p>

<p>“<em>Ma il nostro c’è mai stato veramente in questi ristoranti, che rappresentano autentici gioielli, tesori della cultura culinaria italiana?”</em></p>

<p>Allora cominciamo a rispondere da qui… Ascolta, Tommaso Farina, io vado in questi locali da trent’anni… che mi dici, piuttosto, di te? Mi parli delle tue esperienze a Villa Mozart (che ovviamente sai cos’era)? Mi parli della tua prima esperienza a Cassinetta, dicendomi quando è avvenuta e cosa hai mangiato? Mi parli del Sole di Maleo, del Rododendro di Boves degli anni settanta, di quando sei andato da Vissani la prima volta, quando ancora non era un locale autonomo, della prima volta in cui sei stato al Sorriso? Mi parli delle tue esperienze gastronomiche all’estero? Dimmi qualcosa della cucina di Bocuse negli ultimi vent’anni, di quella di Veyrat, di Ducasse, poi passa alla Spagna e raccontami delle tue esperienze con la cucina iberica… Io, Tommaso Farina, come ben sai, visto che te l’ho già detto altre volte, sono in grado di raccontartele, queste cose: sono in grado di raccontarti l’evoluzione di trent’anni di Marchesi, 20 e più anni di esperienze da Aimo e Nadia. “Io”, come ben sai e come sanno tutti su Internet (e tu più di altri, considerata l’attenzione con la quale costantemente mi segui), queste cose le ho provate, le conosco. Tu? Che ne sai, tu, di ristoranti, Tommaso Farina? Invece che mettere (con poca furbizia, perché basta andare su google per rendersi conto che in questi ristoranti ci sono andato e ci vado) in dubbio che io vada in questi ristoranti, impara che gli interlocutori si rispettano. Poi si criticano le loro opinioni, ma gli interlocutori si rispettano. Io penso che tu e molti altri tuoi colleghi facciate molto male il vostro mestiere, ma mica vi critico come persone, né mi chiedo come vi permettete di scrivere certe cose, né metto in dubbio che andiate nei ristoranti dei quali parlate… Mettere in dubbio che io vada in questi ristoranti è una critica disonesta che, se fatta da una persona che di mestiere fa il critico, è il peggiore dei biglietti da visita. Ma proseguiamo… Parliamo di Cassinetta, Tommaso Farina? Io ci vado dagli anni settanta, quando ci si mangiava bene davvero… tu? C’eri, quando, negli anni novanta, il locale ebbe un peggioramento notevole? Io c’ero, ci ho (ahime) mangiato più volte e regolarmente pagato il conto, mi sono visto portare in tavola pane ancora congelato all’interno e piacevolezze del genere… tu dov’eri? Cosa facevi?<br />
Andiamo avanti…</p>

<p><em>“Il tizio, anni fa, senza vergognarsi”</em></p>

<p>Vergognarmi? Tommaso Farina… di cosa? Si deve vergognare chi ruba, chi è disonesto… non chi dice le sue opinioni. Di cosa mi devo vergognare io? Vediamo…</p>

<p><em>“definì “scialba” la cucina di Luisa Valazza.”</em></p>

<p>Beh, mi pare proprio un bel motivo per vergognarsi… ritenere “scialba” (ammesso che abbia usato questo termine: non ho voglia di cercare, ma il fatto che lo dica tu non costituisce riferimento attendibile) la cucina di una persona? Tommaso Farina, ma che dici? Io ci sono andato a mangiare almeno 15 volte (come sai…) al Sorriso… la prima era nel 1985. Nel luglio 1985, capisci? Ora, è lecito che io, dopo tutte queste esperienze, possa avere un’idea diversa dalla tua? <br />
Nell’immagine qui di seguito… il motto di una virtuale (per fortuna) redazione di un giornale diretta dal RdB</p>

<p></p>

<p><img alt="propaganda_corporate.jpg" src="http://www.tigulliovino.it/rotfl/propaganda_corporate.jpg" width="400" height="520" /></p>

<p><br />
“<em>Ora nel novero appaiono il Pescatore, Aimo e Nadia, il sommo Tamani, perfino Ezio Santin, un nome che nessuno, nemmeno quelli che discutono l’Ambasciata, osano mettere tra i minori.”<br />
</em></p>

<p>Tommaso Farina… l’italiano, dai…<br />
A parte questo:<br />
(i) i quattro locali che citi, non li metto affatto a fianco del Sorriso, ma semplicemente nella fascia di quelli che “non valgono ciò che costano”. Sei disonesto nel dire che li parifico al Sorriso… tra l’altro, un mio commento, per niente severo, sul Pescatore, lo trovi su google e risale a meno di due anni fa…<br />
(ii) E’ lecito avere un’opinione? Il fascismo è una brutta cosa in genere, ma che ne sia affetto uno che di mestiere vorrebbe fare il critico è gravissimo, perché mina l’essenza stessa di quella che, asseritamente, è la sua professione: se tu puoi dire bene o male di un ristorante, perché non dev’essere lecito che lo faccia anche un altro? Io penso che quei locali non valgano i soldi che costano. L’ho detto, lo ripeto, non me ne vergogno. Vuoi discutere di ciascuno di loro? Io ci sono stato decine di volte e sono in grado di motivare ciò che dico. Cosa vuol dire che “nessuno mette Santin tra i minori”? Si parla della storia della ristorazione? Chi nega, in tal caso, il ruolo di Santin? Si parla, come stavo facendo io, del rapporto qualità/prezzo attuale? Mi spiace, ma ribadisco ciò che ho detto: è un locale che ha prezzi troppo salati per ciò che offre oggi. Marchesi è molto diverso, per esempio… Marchesi ha avuto, ormai più di dieci anni fa, un periodo buio e ne parlavo come oggi parlo di Santin. Negli ultimi anni ha avuto un ritorno di creatività e di efficacia incredibile ed è tornato ad essere uno dei pochissimi che valgono il viaggio (la mia ultima visita, per tua informazione, risale a meno di un mese fa…). Che male c’è a dire che nella carriera di una persona ci possono essere alti e bassi? Oggi, Tamani non vale i soldi che costa… beh? Di cosa mi devo vergognare? Del fatto che tu la pensi diversamente? Strano modo di fare il critico…</p>

<p><em>“Leggendo queste cose, vi chiederete con quale sfacciataggine un figuro del genere”</em></p>

<p>Dal dizionario… “Figuro: Persona poco di buono, capace di cattive azioni”… Tommaso Farina, ma che stai a dì? Io un figuro? Ma fammi il piacere… Di cosa mi sarei macchiato, vediamo di quale cattiva azione sono stato capace…</p>

<p><em>“si permetta di giudicare il lavoro dei giornalisti del settore.”</em></p>

<p>Apperò… sono accusato di “permettermi di giudicare il lavoro dei giornalisti del settore”. Eccolo, il problema che ti fa rosicare… Non che io giudichi i ristoranti (sarebbe strano, visto che è lo stesso mestiere che fai tu), ma del fatto che io giudico i giornalisti… Allora te lo spiego, “con quale sfacciataggine mi permetto di giudicare il lavoro dei giornalisti di settore”. Io leggo e penso. Fine del discorso. Faccio quello che, immagino, facciano tutti i lettori… Che c’è di male nel giudicare ciò che scrivono i giornalisti? In trent’anni ne ho visti passare tanti e, chiunque abbia letto o sentito Veronelli, il primo Raspelli, l’inizio di Bonilli, ha ben presente cosa sia un vero giornalista enogastronomico. Poi, venuta la moda, c’è stata domanda crescente e, da passione, quella di critico dei ristoranti, è divenuto un mestiere. Ovviamente, allargando il numero dei critici, è diminuita la loro qualità (cosa successa anche in altri settori). In ogni caso, mi permetto, mi permetto eccome, di criticare la categoria dei giornalisti della ristorazione e continuerò a farlo. Con tua buona pace non puoi aspettarmi sotto casa con una squadraccia di amici e farmi bere l’olio di ricino e, quindi, se non ti va ciò che dico, non leggere: risparmia il fegato e rosica meno…</p>

<p><em>“Lui, che è tanto bravo, bello e informato, potrebbe prenderne il posto o chiedere di insegnare alle scuole di giornalismo.”</em></p>

<p>Permettimi un richiamo alla tua situazione attuale…</p>

<p> <br />
<a href="http://www.youtube.com/watch?v=o7oMEIeEM5c">http://www.youtube.com/watch?v=o7oMEIeEM5c</a></p>

<p><br />
Detto questo, la tua è una frase molto, molto, molto poco intelligente.<br />
Di mestiere, tu fai il critico, vero? Benissimo: cosa risponderesti ad un cuoco che, avendo letto una tua critica severa (anche se tu non ne fai, ma facciamo finta che tu sia davvero un critico…), ti dicesse “come ti permetti di criticare il lavoro dei cuochi? Perché tu, che sei tanto bello, bravo ed informato, non prendi il posto di qualche cuoco e vai ad insegnare nelle scuole di cucina”? Sarebbe un discorso stupido… io leggo e critico, sia perché esercito un mio diritto costituzionalmente riconosciuto (alla faccia tua e dei tuoi amichetti dell’olio di ricino), sia perché ritengo lecito avere opinioni, anche se diverse dalla tua…</p>

<p>“<em>Peccato che alle scuole ci insegni gente realmente autorevole come Paolo Marchi, e che i suoi colleghi siano gente che dicono pane al pane e vino,”</em></p>

<p>Maddai… pane al pane e vino al vino… se vuoi vedere qualcuno che lo faceva, vatti a leggere la rubrica del “faccino” che teneva su un quotidiano Raspelli molti anni fa… La critica gastronomica attuale (si fa per dire, lo è da molti anni…) si contraddistingue per un (per me) disgustoso buonismo, che invece è (assieme al lanciare mode) il vero male col quale avete sfondato il mondo della ristorazione… Ma quando mai, in Italia, un critico dice pane al pane e vino al vino? Posso avere dei link, delle citazioni?</p>

<p><em>“dando a ristoranti come il Sorriso e Aimo e Nadia il valore che in effetti hanno.”</em></p>

<p>Che, ovviamente, è quello che decidi tu… La verità “deve” essere la tua… ma, visto che ci siamo… qual è la verità, per es., sul Sorriso? Le tre stelle Michelin o quelle sono eccessive? Nemmeno i critici hanno, come vedi, la stessa opinione… possibile che la verità sia solo la tua? Fatti venire qualche dubbio, caro il mio squadrist… oops, volevo dire “critico”…</p>

<p><em>“Senza firmarsi con pseudonimi cinefili.”</em></p>

<p>Qui diventi ridicolo… Su Usenet è la regola, avere uno pseudonimo. Tutti quelli che sono interessati, conoscono la mia identità. Se sei l’unico che non la conosce, vai su google, digita il mio nick ed in meno di dieci secondi saprai il mio nome e cognome…</p>

<p><em>“Criticare i giornalisti è sempre legittimo, per carità.”</em></p>

<p>Ti contraddici… ricordi? Vediamo se sai rispondere a questa domanda… “chi, di recente, ha scritto sul suo sito, riferita a me, la frase: “come si permette questo figuro di giudicare il lavoro dei giornalisti del settore”?</p>

<p><em>“Certo, il valore della critica dipende anche dal carisma di chi la propone.”</em></p>

<p>Infatti mi sorprende vederti così preoccupato ogni volta che scrivo… rosichi in modo indecoroso e mi fai ritenere che la mia opinione sia molto più importante di quanto in effetti sia…</p>

<p>“<em>Ma alla fine va bene così. Che simili individui non vadano a certi ristoranti è solo un bene: lasciano più posto a noi</em>.”</p>

<p>Non preoccuparti: continuerò ad andarci… i ristoranti, per vivere, hanno anche bisogno di quei clienti che pagano il conto…</p>

<p>Nella foto: Tommaso Farina nel corso di un intervento ad un convegno di giornalisti dal Tema: "Il diritto di critica. Vantaggi e Svantaggi"</p>

<p><br />
<img alt="hitler55.jpg" src="http://www.tigulliovino.it/rotfl/hitler55.jpg" width="400" height="580" /><br />
</p>]]>
    </content>
</entry>

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    <title>Non è una rece: al Ciasal di San Giorgio al Tagliamento</title>
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    <published>2008-05-02T17:28:43Z</published>
    <updated>2008-05-02T17:31:27Z</updated>
    
    <summary>Ovvero… chi cerca trova. Di solito mi scuso della lunghezza dei miei interventi solo alla fine. Stavolta, invece, so già che scriverò molto, per cui inizio scusandomi e da subito ringraziando quei pochi coraggiosi che dovessero dedicare qualche minuto alla...</summary>
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        <name>JFSebastian</name>
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        <category term="Gastronerie" />
    
    <content type="html" xml:lang="it" xml:base="http://www.tigulliovino.it/rotfl/">
        <![CDATA[<p>Ovvero… chi cerca trova.</p>

<p>Di solito mi scuso della lunghezza dei miei interventi solo alla fine. Stavolta, invece, so già che scriverò molto, per cui inizio scusandomi e da subito ringraziando quei pochi coraggiosi che dovessero dedicare qualche minuto alla lettura di quanto segue…</p>

<p>E’ da parecchio tempo, ormai, che scrivo pochissimo, se non proprio nulla.<br />
Non si tratta (o, quanto meno, non si tratta solo…) di carenza di tempo o di latitare della passione, ma proprio del fatto che, non avendo avuto, a lungo, nulla da dire, ho preferito stare zitto.<br />
Sono, lo confesso, molto deluso dal panorama della ristorazione in Italia, specialmente di quella, teoricamente, di alto livello e (ma questa non è certo una novità) del livello del giornalismo di settore, ulteriormente (IMVVHO) abbassatosi...</p>]]>
        <![CDATA[<p>In questo periodo di silenzio, però, alcune “certezze” (se mi concedete di abusare di questo termine), me le ero pur fatte…<br />
(i)	ci sono, in Italia, tra quelli che conosco, tre ristoranti e non più di tre che “valgono il viaggio” (Calandre, Vissani, Marchesi, in ordine rigorosamente casuale o, forse freudianamente, dal più giovane al più antico, come al Maestro di Erbusco piace essere definito);<br />
(ii)	ci sono, in Italia, una decina di ristoranti di alto livello (sempre tra quelli da me conosciuti) e non più di una decina, che “valgono ciò che costano” e, quindi, che “valgono la visita” (anche se non il viaggio, sempre IMVVHO). Si tratta, anche qui in ordine sparso, di nomi quali Pierangelini, Beck, Uliassi, Cracco, Ciccio Sultano, Don Alfonso, Pinchiorri e qualche altro che adesso mi starò dimenticando (ma, sia chiaro, non ho in mente né Tamani, né il Pescatore, né Cassinetta, né Cedroni, né Aimo e Nadia nè, ma questo mi sembrerebbe sin troppo scontato… il Sorriso, Paolo & Barbara, Perbellini, Scabin, etc…, atteso che questi ultimi rientrano, secondo me, nella fascia davvero men che mediocre della nostra ristorazione);<br />
(iii)	ci sono, in Italia, alcuni locali in grado di far vivere ancora, nonostante non rientrino, per certi versi, nella “alta” ristorazione, delle esperienze di alto livello e mi riferisco, per esempio, ad Umberto a Mare ed al Rododendro;<br />
(iv)	ci sono, in Italia, una marea di ristoranti che non valgono ciò che costano e questo sta mandando in crisi l’intero settore e sta facendo passare la voglia, anche di appassionati, di sperimentare “nuovi posti”, dato che una fregatura, ormai, rischia di pesare sul morale molto più di quanto facesse nel passato, viste le ripercussioni che può avere sul bilancio familiare;<br />
(v)	ci sono, in Italia, almeno una decina di Guide in edicola, delle quali al massimo tre hanno una ragione di esistere, ciascuna per un diverso motivo (e mi riferisco alla Michelin, l’istituzionale per eccellenza, al GR, la “meno peggio” e più appassionata ed a Slow food, che cerca – non riuscendoci peraltro poi molto – di differenziarsi quanto a target). Le altre sono tutte, ovviamente in varia misura, espressione di un narcisistico parlarsi addosso, unicamente funzionale al “titillamento” di invadenti superego. Il massimo (o il minimo, forse sarebbe meglio) viene espresso dalla incredibile “Guida del Gambero Rozzo”, sulla quale, sul NG, ho scritto ciò che penso e che trovo frutto di una degenerazione che, spero, abbia con quella iniziativa toccato il fondo;<br />
(vi)	negli ultimi 35 anni, la consapevolezza del consumatore (medio e, a maggior ragione, appassionato) ha fatto passi da gigante, mentre l’approccio della critica, la tipologia delle recensioni ed anche lo scimmiottamento che noi appassionati ne abbiamo fatto su Internet, sono rimasti sostanzialmente immutati (in altri termini, dopo avere avuto un importantissimo ruolo nella formazione della consapevolezza degli appassionati, nella cultura media dei consumatori, la critica si è bloccata a guardare la propria immagine riflessa nell’acqua, mentre il mondo cambiava. Le recensioni sono ormai diventate inutili, per come sono fatte, tanto si assomigliano tra loro e per quanto poco dicono sui locali). Ciò, ovviamente, è dovuto anche al fatto che, mentre una volta i giornalisti “esperti” erano veramente tali ed appassionati, ora, con il moltiplicarsi delle pubblicazioni, il loro numero è cresciuto in modo inversamente proporzionale alla competenza del giornalista medio che, non avendo proprie opinioni, ma necessità di scrivere, utilizza frasi fatte, formulari precompilati e si mantiene nei comodi binari dell’ovvietà.</p>

<p>Mi rendo conto che le affermazioni di cui sopra dovrebbero essere argomentate e, se interesserà a qualcuno, sono ovviamente disposto a spiegare il perché ed il “percome” delle medesime, ma questo post vorrebbe solo essere un racconto di cosa si può ancora provare in un ristorante incredibilmente ignorato da tutte (no, dico… Tutte!) le innumerevoli Guide, per cui passo avanti…<br />
In un simile quadro, dicevo, ben lungi dal perdere la passione che ormai da trent’anni mi fa fedele compagnia (prossimamente, sempre se dovesse interessare, potrò raccontare di come tuttora si possa provare la pelle d’oca per una serata da Marchesi, da Alajmo o da Vissani…), ho cercato di imparare a selezionare ed a cercare di trovare, in un mondo divenuto qualitativamente più omogeneo (in senso positivo: ora si mangia mediamente molto meglio di quanto capitasse trent’anni fa) e banale (in senso, ovviamente, negativo, perché l’uniformazione ha “tagliato” anche le prestazioni migliori, non solo le peggiori), ciò che veramente vale la pena di essere trovato.</p>

<p>In mezzo a tutto ciò, ho avuto alcuni momenti che, per un verso o per l’altro, mi sono rimasti in mente.<br />
Il primo, mentre ero a Portogruaro (paese in cui c’è quella trattoria della quale ho più volte parlato, il “Venezia”, che viene tuttora ignorata ma che continua ad essere una delle proposte più interessanti, quanto meno della zona, oltre ad essere una specie di archetipo di cucina di pesce “del territorio”). Correndo da una parte all’altra ero, all’ora di cena, nei pressi di una pizzeria al taglio, l’”Acqua Alta” che aveva, disponibile per la lettura, una copia del GR (la rivista). Mentre aspettavo il mio triangolane di pizza per poi scappare di nuovo in macchina, ho letto cosa diceva Bonilli (uno dei pochissimi, forse l’unico, giornalista gastronomico italiano che, sempre IMVVHO, meriti di essere letto) nel suo “articolo del pollo”. L’ho trovato una sorta di ripetizione di quello sulla polpetta di qualche anno fa, ma mi è sembrata, tutto sommato, un’opportuna ripetizione, figlia di una coerenza che ti spinge ad insistere, se vedi che la strada sulla quale i tuoi lettori si dirigono è, secondo te, quella sbagliata.<br />
Il secondo, mentre guardavo con mia nipotina, del tutto ignaro dei possibili secondi significati, il film “Ratatouille”. Mi riferisco al finale ed al discorso, per niente dissimile da quello di Bonilli sui polli e le polpette, riguardante la riscoperta dei sapori dell’infanzia.<br />
Il terzo, infine, mentre ero a vedere “Caos Calmo”, con Nanni Moretti (guai a chi me lo tocca…). Ad un certo punto (lo racconto trattandosi forse di citazione meno nota delle prime due a chi legge questi spazi), Moretti è seduto, con un ospite straniero ad un bar dove fanno anche da mangiare. L’Oste/Barista chiede complimenti sul suo piatto (“glielo dica, al suo ospite, che di cose così in Francia non ne hanno…”), ma Moretti risponde qualcosa tipo… “no, sui broccoli c’è troppo pepe… i broccoli devono sapere di broccoli, ma lei è un insicuro e ci mette sopra troppa roba”.<br />
Li ho trovati tre punti di vista, di autorevolezza diversa ma comunque elevata (come sempre, quando è frutto di autentica passione), che dicevano in modo differente la stessa cosa: dalla cucina vogliamo anche i “veri” sapori, quelli che fanno parte della cultura che ci portiamo dentro, non solo la sperimentazione fine a sé stessa. La cucina è anche storia, non solo ricerca, è anche cultura e non solo sperimentazione.</p>

<p>L’ho trovato un punto di vista, sempre bene esposto, condivisibile e, forse, con l’unico limite di essere troppo “banale” ma, riflettendoci, la banalità non è un problema se ha ad oggetto dei concetti che, poi, non sono messi in pratica.</p>

<p>Di qui è partita la seconda fase delle mie riflessioni, ovvero quella ispirata dal seguente quesito… “ma possibile che, in Italia, non ci siano ristoranti dove i broccoli sappiano di broccoli, il pollo sia fatto come deve essere fatto ed i sapori siano solo frutto di ricerca?”</p>

<p>Vi risparmio altre riflessioni che ho fatto “random” (chiedendomi, per esempio, se questo non fosse il messaggio di fondo di un apparente “iperchimico” come Marc Veyrat quando, nella “Fattoria di mio padre”, ti fa, anzi, ahinoi… faceva…, vedere gli animali ed i loro prodotti mentre si mangiava, attraverso ampi finestroni, o quando ti faceva, prima di tutto, respirare il profumo della fattoria, “portandolo a tavola”, etc… O ancora chiedendomi se questo non fosse, alla fine, l’obiettivo del menù che Marchesi, il Grande Marchesi che anche tre settimane fa mi ha stupefatto con una cena che racconterò in altro momento, proponeva sotto il nome di “Oggi”… O, infine, pensando alle emozioni che ti danno il brodo del quinto quarto di Alajmo o i suo ravioli ripieni di brodo di gallina…), perché sennò del ristorante che mi ha dato la convinzione che in Italia la situazione sia molto migliore di quanto temessi finisco per parlare al decimo mega…</p>

<p>Sono, quindi, partito per la mia ricerca, facendo la cosa più ovvia che mi sia venuta in mente… se volevo trovare dei posti “diversi”, dovevo ignorare le Guide o, meglio, dovevo andare in posti non presenti sulle Guide.</p>

<p>Detto… fatto! Ovviamente (concedetemi questa piccola punta polemica, ma con tutte le Guide che ci sono, scoprire che molti locali che lo meriterebbero non ci sono fa cascare i denti…) il metodo ha funzionato.</p>

<p>Mi riferisco al Nord Est, zona che sto avendo modo di girare in modo abbastanza approfondito e nella quale alcuni amici (grazie Andrea!) si accollano il peso di indicarmi posti sempre nuovi ed accompagnarmici…</p>

<p>Ci sono molti locali nei quali vale la pena di andare, quasi sempre ignorati dalle Guide, ma oggi vi vorrei parlare di quello che, secondo me, più di ogni altro, rappresenta la risposta, per chi la sa ascoltare, ai discorsi di Bonilli, Moretti, Ratatouille.</p>

<p>Si tratta del Ciasal, a San Giorgio al Tagliamento, quasi sul confine tra Veneto e Friuli.</p>

<p>Difficile trasmettere sensazioni come quelle che si provano lì, perché si passa per stati d’animo e sensazioni di palato molto diverse.<br />
Diciamo, però, che il Ciasal è, per me, il simbolo di quello che la cucina italiana può (dovrebbe) essere e che magari è, ma noi non lo sappiamo perché abbiamo smesso di cercare. Qui, mi rivolgerei alle Guide… svegliatevi, per favore… usate i vostri mezzi per continuare a cercare, a conoscere, a proporre, a sperimentare. Direttori, ditelo ai vostri “ispettori”, che se cercano, trovano e di smetterla di andare a trovare solo l’amico, che gli parla del collega dal quale non vale la pena di andare o cose del genere… i ristoranti buoni ci sono, ma vanno trovati (quelli che vi vengono a cercare sono quasi sempre quelli che sono più attenti alla forma che alla sostanza).</p>

<p>Torniamo al Ciasal. Il posto è carino, quasi bello… in campagna, con un dehors molto carino, con una piccola sala (sino a non molto tempo fa una stalla) dedicata ad assaggio di vini, salumi, formaggi, insomma una specie di enoteca ed una piccola sala dedicata a ristorante in cui lavorano marito (cuoco) e moglie (sala). Legno ovunque. I due figli sono in giro per il mondo ad imparare la tecnica ed a migliorare quella del padre… attualmente uno è da Alajmo  e l’altro, già stato da Marchesi, non ricordo bene in quale parte del mondo si trovi…</p>

<p>Il titolare fa “cucina di campagna” (se gli chiedete dei piatti di pesce, vi risponde in semi-dialetto che… “io sono in campagna, non c’è mica il pesce, in campagna… quello è al mare…), parla molto volentieri in dialetto, assomiglia ad una specie di morphing tra Superpippo e Fernandel, ha più energia di una centrale nucleare, è di una simpatia devastante e contagiosa, passa i pomeriggi a cercare, sul vicino argine, delle verdure con le quali fare il risotto, che hanno nomi che esistono solo in dialetto, è innamorato delle tradizioni (mi sono venuti i brividi quando parlava del tesoro che esiste in un “cortile”… “la faraona, il coniglio, il pollo…”), è attentissimo alla tecnica, che sicuramente affina con delle dritte che gli danno i figli (“lavoro tantissimo con l’acqua, trattando le materie in acqua prima di cucinarle”), è maniacalmente attento alle materie prime (“la senape me la faccio io, se non ho tempo non c’è senape da me”), che, come detto, va anche cercando sull’argine (“oggi ho trovato i s-ciopettin”, che non si pronunciano come “sci”, ma con la s separata da “ciopettin” e che non c’è stato verso di sapere che nome avessero in italiano…), è disponibile a fare da mangiare qualsiasi cosa a qualsiasi ora, per un numero qualunque di persone (una sera, stava per chiudere, sono arrivate due persone che hanno chiesto un risotto e… “bon… fasemo!” è stata l’unica risposta).</p>

<p>Insomma, è la risposta vivente, anzi, la conferma vivente che la tradizione delle nonne, quelle che avevano quelle locande dove arrivavi e “qualcosa di buono” lo trovavi sempre, non si è affatto persa. Basta cercare…<br />
Non solo non si è persa, ma è affinata. Al Ciasal non si mangia (solo) genuino, ma si mangia (anche) benissimo, spendendo poco ed assaggiando la cucina più tradizionale, concetto sul quale (tanto ormai sto scrivendo solo per me stesso e per quel paio di persone che, dovendo espiare qualche colpa, si sono imposte di arrivare sino alla fine di questo post…) spenderei qualche riga.<br />
La tradizione, per me, non è solo il mangiare la bagna cauda a Torino, il radicchio a Treviso, etc…, ma anche mangiare i prodotti “quando per natura ci devono essere”… In altre parole, non è “tradizionale mangiare” il radicchio, anche se a Treviso, a giugno… sarà radicchio conservato come nel resto d’Italia…<br />
Al Ciasal, quindi, i piselli (o, meglio, i “pisei”, perché, da quelle parti, le “elle” non le pronunciano quasi mai…) si mangiano per venti giorni, che saranno “tra poco”… allo stesso modo, il risotto coi “s-ciopettin” dura meno di un mese, perché poi, sull’argine, loro non si trovano più…<br />
Ecco, la miglior tradizione, quella che ci fa tornare a quando la conservazione era rimessa, per l’appunto, alle “conserve” e non agli abbattitori ed ai congelatori…</p>

<p>Detto questo, al Ciasal, in diverse sortite, ho assaggiato la lingua, fatta come mai l’avevo mangiata prima, il pollo (Bonilli, se sei arrivato a leggere sin qui… vallo, o vienilo se ti va, ad assaggiare…), il coniglio, l’anatra, il maiale (la pancia del maialino… la fine del mondo, come del resto gli altri piatti…), i ravioli ripieni di coniglio, il risotto con gli asparagi selvatici (“quei un po’ amarognoli”) e tante altre cose ancora, tra le quali mi ha lasciato quasi interdetto il “grissino bollito”. Una pasta che ricordava i “bigoi”, con un condimento di verdure e piccolissimi pezzi di carne, tutti tostati, su un fondo bruno. La consistenza, però, era maggiore di quella dei bigoi ed il piatto godibilissimo. Non capendo, però, esattamente cosa fosse… “scusi, ma… che pasta è?” Risposta “fresca, qui fasemo solo pasta fresca”. Io… “si, ok, ma cosa intendiamo per fresca… è pasta all’uovo? Non mi pare proprio…” Risposta… “no, niente uovo, la pasta all’uovo deve essere vellutata… quello è un grissino bollito…”. Io, ricordando Verdone… “si, ma cioè… in che senso?” Risposta… “un grissino, come quelli che sono lì in tavola, con meno lievito e messi in acqua a bollire anziché in forno a cuocere…”. Non avevo parole… buonissimi.</p>

<p>Se vi capita di parlare con il cuoco-titolare, resterete sbalorditi dalla apparente semplicità dei concetti gastronomici che esprime, che però sono molto più profondi di quanto possano essere tutte le esternazioni di Scabin sul suo SSS (per il quale, confesso, ho ROTFLato per una settimana) o sul design.</p>

<p>Non vado avanti a raccontare i cento aneddoti che ho vissuto nelle serate che ho passato lì: vi invito a provarli ed a divertirvi, di un sorriso spontaneo e non indotto (penso alle risate preconfezionate dei palloncini di Scabin e lo compiango…).</p>

<p>La cucina italiana è viva e vegeta, può essere fantastica e può anche non essere sperimentazione. Nascere Gualtiero Marchesi o Massimiliano Alajmo è sicuramente anche un caso difficilmente ripetibile, ma la cucina italiana, dietro a loro, è molto meglio di quanto la pigrizia di critici narcisi possa fare sembrare.<br />
Che il Ciasal non sia su tutte le Guide in edicola è uno scandalo (attenzione, che io sappia non è nominato su nessuna Guida, ma faccio sin da ora ammenda nei confronti di chi ne avesse scritto): non perché, attenzione, il Ciasal sia ristorante da tre stelle (si spendono 30 euro di media…), ma perché testimonia la pigrizia di chi dovrebbe avere una missione: cercare posti del genere, additarli ad esempio, farli conoscere e sbattersi per far sì che questa cucina venga apprezzata e valorizzata.<br />
Il giorno che sulle Guide ci fossero cento locali come il Ciasal, la ristorazione e la cucina italiana si sarebbero guadagnate un pezzo di eternità e la critica gastronomica avrebbe svolto nel migliore dei modi la parte più nobile della sua funzione)<br />
Possibile che nessuno sia andato a trovare quest’uomo, grande, grosso, simpaticissimo, gentilissimo, bravissimo, che fa da mangiare benissimo e ne abbia poi parlato?</p>

<p>Concludo questo lunghissimo pezzo (adesso mi scuso con quei pochi giunti sin qui… grazie davvero per la pazienza), invitando chiunque ad andare al Ciasal ed a salire su una specie di immaginaria macchina del tempo gastronomica, vedendo con nostalgia ciò che eravamo, pensando con sollievo a ciò che siamo e guardando con maggior fiducia a ciò che saremo e che i nostri figli potranno essere<br />
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    <title>Lo so, è vecchia...</title>
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    <published>2008-03-30T17:16:35Z</published>
    <updated>2008-03-30T17:19:12Z</updated>
    
    <summary>... Ma ogni volta che devo spostare in avanti di un&apos;ora le lancette mi viene in mente......</summary>
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        <![CDATA[<p>... Ma ogni volta che devo spostare in avanti di un'ora le lancette mi viene in mente...</p>

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<img alt="cuoreoralegale.jpg" src="http://www.tigulliovino.it/rotfl/cuoreoralegale.jpg" width="155" height="110" /></p>]]>
        
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    <title>Il Gambero... Rozzo?</title>
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    <published>2008-03-27T11:09:00Z</published>
    <updated>2008-03-28T05:51:47Z</updated>
    
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        <category term="Gastronerie" />
    
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        <![CDATA[<p>So che sono sei mesi oggi che manco e che, quindi, questa cosa la leggeremo solo il webmaster ed io (nella più ottimistica delle previsioni), oltre a qualche spammer appassionato di penis enlarger, che cercherà di far passare per commento un suo post pubblicitario.<br />
Avendo in via di risoluzione (spero, argh...) un pò di problemi, ho di nuovo (spero anche questo ed ammesso l'abbia mai avuta, ri-argh...) la testa per scrivere qualche sciocchezza su questo blog che l'amico Filippo mi concede.<br />
</p>]]>
        <![CDATA[<p>Gironzolando per NG, sono venuto a sapere, con delicato ritardo, dell'esistenza di una sorta di Guida dei ristoranti denominata "Gambero Rozzo", coordinata, secondo ibs.it, da uno dei "massimi critici enogastronomici" d'Italia. Tale Carlo Cambi (da ora lo indicheremo anche come MCE).<br />
Ora, al di là del pessimo gusto di parafrasare il nome di un prodotto editoriale molto famoso per pubblicarne uno concorrente (ora so che la risposta sarebbe che questa guida non vuole fare concorrenza al Gambero Rosso... come se avessimo tutti l'anello al naso...), questa definizione mi ha ricordato una scena di un film di Mel Brooks, nella quale un tipo sta cospirando per uccidere un imperatore o qualcosa di simile (Giulio Cesare, Napoleone? Boh, non ricordo...). Mentre cospira, si lascia andare ad un monologo, qualcosa del tipo... "<em>il mio piano avrà successo e tutti mi conosceranno! Io sarò associato ai grandi della storia e tutto il mondo porterà eternamente rispetto per me e, per sempre,  rimarrà scolpito  nei libri di storia il mio nome... <strong>Pinco Pallino!</strong></em>"</p>]]>
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    <title>Stag - ioni</title>
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    <published>2007-09-28T02:18:37Z</published>
    <updated>2007-09-28T07:16:26Z</updated>
    
    <summary>Parliamo, del vero tormentone che, ciclicamente, si ripropone: ci sono ancora le mezze stagioni (non dite che non avevate capito il prezioso arzigogolo linguistico del titolo, perchè mi fareste fare un pessimo week end)? Non so, lo dicevo anche lo...</summary>
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        <category term="Il cielo sopra Milano" />
    
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        <![CDATA[<p>Parliamo, del vero tormentone che, ciclicamente, si ripropone: ci sono ancora le mezze stagioni (non dite che non avevate capito il prezioso arzigogolo linguistico del titolo, perchè mi fareste fare un pessimo week end)?</p>

<p>Non so, lo dicevo anche lo scorso anno di questi tempi, chi abbia messo per primo in giro questa bugia, presto divenuta l'archetipo di tutti i luoghi comuni, ma se un giorno lo becco gli faccio passare la voglia...</p>

<p>Allora, dopo che, negli ultimi 12 mesi, le quattro stagioni sono state più precise di quelle di qualsiasi pizza, l'altra notte, con precisione quasi cronometrica (il 22 settembre era passato al massimo da un paio di giorni...), la temperatura è scesa, ha piovuto qualche giorno ed ora ci sono dodici gradi ed un pallido sole, mentre sui marciapiedi si è posato un gran manto di foglie cadute.</p>

<p>Ero rimasto che si chiamava "autunno"... sbaglio?</p>

<p>Nella foto: altre grosse palle</p>

<p><img alt="rilevanti.jpg" src="http://www.tigulliovino.it/rotfl/rilevanti.jpg" width="140" height="140" /></p>

<p><br />
</p>]]>
        
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