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      <title>Rotfl !</title>
      <link>http://www.tigulliovino.it/rotfl/</link>
      <description></description>
      <language>it</language>
      <copyright>Copyright 2009</copyright>
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         <title>O Capitano, mio Capitano</title>
         <description><![CDATA[<p>A pochi metri da me, in una sala operatoria, il Capitano della prima squadra di pallacanestro che ho allenato sta lottando per sopravvivere. Io, invece, sono qui fuori, a pensare a quanto sono inutile ed a sperare di vedergli riaprire gli occhi.<br />
Saranno state le undici e mezza di stamattina. Arriva un sms: "buongiorno Dante, sono la mamma di DG, si ricorda di me? D è in fin di vita, posso chiamarla?"<br />
Da quel momento ricordo molto poco e, quel poco, vorrei non ricordarlo.<br />
Strano che, per sentirsi vicina una persona che si ha a pochi metri di distanza, si senta il bisogno di scriverne, ma... </p>]]></description>
         <link>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2009/10/o_capitano_mio_capitano.html</link>
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         <category>Fritto misto globale</category>
         <pubDate>Mon, 12 Oct 2009 21:22:49 +0100</pubDate>
      </item>
      
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         <title>Striscia la notizia e l&apos;ABC...</title>
         <description><![CDATA[<p>Parliamo un attimo della indecorosa gazzarra messa in piedi dal cosiddetto "TG satirico"?<br />
Provo a sottoporvi in ordine sparso alcune mie riflessioni:<br />
(a) i primi responsabili di questa cosa, prima ancora di quanto lo sia striscia la<br />
notizia, sono quelli che hanno generato disinformazione di base. Parlo, in primis,<br />
della stampa specializzata, che ha permesso di far passare, nel linguaggio comune, definizioni stupide come "cucina molecolare", senza adeguatamente informare in merito alla loro totale inutilità (o, peggio, alla confusione che potevano generare). Cercare di farlo dopo che c'è stato il casino ricorda la storia dei buoi scappati;<br />
(ii) secondi responsabili di questa cosa siamo noi appassionati, che<br />
abbiamo smesso di discutere e che abbiamo abdicato alla nostra funzione<br />
di "loggionisti". Rispetto ai primi gloriosi anni di Internet (siamo già alla nostalgia dei primi anni di Internet, santa pace come passa il tempo...), la categoria di appassionati è divenuta sempre più simile ad una classe di semiprofessionisti (o, meglio, wannabe) del settore, col pessimo risultato di importare, in un mondo che dovrebbe vivere esclusivamente di pulsioni emotive, il politically correct, il volemose bene e l'accettazione acritica di tutto ciò che i "guru" della stampa specializzata ci ammannivano;<br />
(iii) la terza categoria di responsabili (o, meglio, di "irresponsabili"), è quella dei cuochi rosiconi, ai quali non è parso vero di potersi fare un pò di pubblicità o di togliersi qualche sassolino dalla scarpa, meglio se mantenendo l'anonimato. Io li definisco i "collaboratori di<br />
ingiustizia". <br />
Su un terreno così fertile, dei marpioni come quelli di striscia hanno avuto vita molto facile. Hanno messo insieme un giornalista straniero, che della nostra cucina immagino abbia una profondissima conoscenza, alcune notizie messe lì a casaccio, uno "scienziato" che, senza contraddittorio, ha messo insieme una serie di sciocchezze che non si sentivano da parecchio, alcuni cuochi/delatori, qualche sana manciata di mala fede e... ecco fatto che si sono sistemati gli indici di ascolto per un paio di settimane.<br />
Chi non ha, per assurdo, nessuna responsabilità nella vicenda, sono i soggetti che rischiano di restarne danneggiati, ovvero i nostri migliori cuochi, a cominciare da Massimo Bottura, l'unico del quale siano state spese le generalità e che abbia ricevuto l'onore della visita a tellecamere nascoste, privilegio riservato, sino ad oggi, solo a finti medium, guaritori e simili.<br />
Alajmo, Bottura, Cracco, oltre ad essre l'ABC (questa la brevetto: se volete usarla dovete pagarmi le royalty...) della cucina italiana di oggi e di domani, sono dei grandissimi artisti, che se fossero francesi o spagnoli sarebbero considerati delle star e, ciò nonostante, vengono trattati in modo inadeguato dalla stampa specializzata (la quale è convinta di<br />
essere lei la parte importante dello show, mentre è il contrario: se non ci fossero gli Alajmo ed i Bottura, ai nostri guru toccherebbe di trovarsi un lavoro vero) ed aggrediti come se fossero dei banditi. <br />
Cosa bisogna fare ora? IMO un danno, grave, è stato cagionato ed un torto, ancor più grave, è stato fatto. Chi ha sbagliato, dovrebbe rimediare.<br />
Come? Ecco le mie idee:<br />
(I) la stampa specializzata, anzichè mettersi a fare inutili disquisizioni su cosa sia la cucina molecolare e che differenza ci sia tra quest'ultima e quella tradizionale, si cosparga il capo di cenere ed ammetta che "cucina molecolare" non vuole dire un beneamato accidente e che, comunque, nei ristoranti citati, i piatti portatio a tavola sono<br />
sanissimi. Spieghi che esiste solo una cucina, che poi puà essere fatta bene o fatta male e non esistono varie cucine e che quelle etichette buttate lì a casaccio sono solo un modo per fare titoli. Spieghi ancora che un conto è la tecnica utilizzata per cucinare ingredienti sani ed altro è cucinare ingredienti che sani non sono. Si schieri, infine, apertamente a favore della corretta informazione, iniziando dall'abolire quelle stupide etichette come "cucina molecolare", che servono, come dicevo, solo a creare casino ed a cercare di far vendere qualche copia in più:<br />
(ii) gli appassionati ricomincino a discutere e, vivaddio, la discussione è fatta di contrapposizioni, anche violente, sulle idee. Sarà belllo scambiarsi indirizzi di ristoranti, ma discutere di ristorazione è un'altra cosa. Come delle persone che si definiscono<br />
appassionate possano avere cessato di discutere e si siano appiattite come se dovessero vendere spazi pubblicitari non riesco a capirlo. Internet darebbe (nel senso che questa facoltà non è più sfruttata come invece lo era sino a qualche anno fa) la possibilità di una vera contrapposizione dialettica tra informazione professionale ed amatoriale: quest'ultima, però, si è messa a scimmiottare la prima, col risultato che tutti si riempiono, ridicolmente, la bocca di parole come "territorio" (se avessi un euro per ogni volta che l'ho visto tirare in ballo a sproposito ora sarei miliardario in euro...), o etichette come "cucina molecolare", contribuendo alla demotivazione del lettore ed alla disinformazione dilagante;<br />
(iii) quanto ai collaboratori di ingiustizia... beh, questi non possono fare niente... l'oblio sarà il loro meritato destino. Credo che chi si incappuccia per parlare male del suo mondo (fingendo paura non si sa di cosa: non mi risulta che di teste di cavallo nei letti di cuochi ne siano mai girate molte...), o chi si mette a dare, senza argomentare ed in assenza di contraddittorio, dei pagliacci ai cuochi migliori del mondo e d'Italia, non meriti altro e, soprattutto, non meriti alcuna seconda chance. Io li ho cancellati e spero che qualsiasi appassionato faccia altrettanto. Da Iannone si mangia bene? Pazienza: sono certo che da Bottura si mangi infinitamente meglio. Su cosa baso questa certezza? Cultura, intelligenza, educazione, intuizione, senso artistico. Uno dei due li possiede, l'altro no e, senza quelle caratteristiche, di grande cucina non ne puoi fare. <br />
Striscia la notizia, infine, cosa dovrebbe fare?<br />
In primo luogo le sue scuse a Bottura, che merita quelle oltre ai ringraziamenti di ogni appassionato (anche di chi da lui non è mai stato). In secondo luogo, avere un pochino di coerenza e rifiutare i soldi di sponsor come la panna Hoplà ed il nettare degli dei (Gran Soleil... what else?). In terzo luogo, dire dove sta cercando di arrivare, almeno si discute di questo senza tirare in ballo chi non c'entra. Troppo facile? Probabilmente... del resto, come si dice in USA... "when everything else fails... follow the instructions".<br />
Insomma... ripartire dall'ABC... sarebbe così difficile?</p>]]></description>
         <link>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2009/05/striscia_la_notizia_e_labc.html</link>
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         <category></category>
         <pubDate>Sat, 02 May 2009 21:24:41 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Darwin Awards - 2008 Edition</title>
         <description><![CDATA[<p>Beh, se non lo diamo a questo tizio, il Darwin Award per il 2008 appena concluso, a chi dobbiamo darlo?</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="0106091vail3.jpg" src="http://www.tigulliovino.it/rotfl/0106091vail3.jpg" width="500" height="395" class="mt-image-none" style="" /></span></p>

<p>Non preoccupatevi,  il tipo seminudo (ciò che vedete non è la faccia...) è vivo e già minaccia, almeno secondo il sito "thesmokinggun.com", iniziative legali, non si sa bene fondate su cosa...<br />
In ogni caso, tornando ai Darwin Awards, voi immaginate di essere a sciare e, a un certo punto, di vedere che, da una seggiovia, viene tirato giù un uomo di quarant'anni, completamente quanto insipiegabilmente nudo "dalla cintola in giù", mentre un bambino lo guarda come se avesse appena visto un UFO...<br />
Non vi verrebbe da chiedervi come diavolo ci sia finito, nudo sulla neve di Vail e con la necessità di essere estratto dalla seggiovia, quel tizio?</p>]]></description>
         <link>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2009/01/darwin_awards_2008_edition.html</link>
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         <category></category>
         <pubDate>Wed, 07 Jan 2009 09:18:22 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>(In)natural Born Killers</title>
         <description><![CDATA[<p>Vale il solito discorso di Pirandello e della finzione, che per essere credibile deve "sembrare" vera, mentre la realtà può tranquillamente essere inverosimile, perchè tanto" è" vera...</p>

<p>Allora, leggiamo cosa ci dice il Secolo oggi...</p>

<p><em>"Un bimbo di quattro anni, arrabbiatosi perchè la baby sitter inavvertitamente gli aveva pestato un piede, ha imbracciato il fucile del padre e le ha sparato ferendola a un braccio."</em></p>

<p>Ovviamente, se avessero provato a scriverci un film, su una cosa del genere (prima che accadesse, ovviamente), non avrebbero trovato nessuno disposto a produrlo...<br />
Quattro anni... no, dico... quattro anni. Avete presente cos'è un bambino di quattro anni? Non sa ancora camminare bene, come cavolo ha imparato a sparare, per di più con un fucile, sta creatura?</p>

<p><em>"Lo ha riferito stamane la polizia dell'Ohio. La vittima, Nathan Beavers, 18 anni, è stata ricoverata in ospedale, leggermente ferita a un braccio e al costato dallo sparo."</em></p>

<p>Una che di cognome si chiama "castori", peraltro, molto sveglia non dev'essere... per quanto sia un bambino prodigio, ci avrà messo un attimo a prendere in mano il fucile e sparare, no? Nel frattempo, magari... fare qualcosa?</p>

<p><em>"Secondo la polizia, anche un altro adolescente sarebbe stato colpito."</em></p>

<p>Insomma, una mattanza fatta da un bambino di quattro anni...</p>

<p><em>"I testimoni"</em></p>

<p>Si, perchè c'erano anche dei testimoni, ma il bambino di quattro anni è stato più veloce di tutti...</p>

<p><em>"hanno dichiarato alla polizia che il bambino era arrabbiato perchè la baby sitter gli aveva inavvertitamente pestato un piede."</em></p>

<p>Commenti? Il bambino si è arrabbiato, ha preso un fucile e si è messo a sparare, che c'è di strano? Nemmeno Quentin Tarantino si era spinto così in là...</p>

<p><em>"L'incidente"</em></p>

<p>Qui ci risiamo con la mia avversione nei confronti di alcuni giornalisti: ma perchè lo chiamano incidente? Sanno cosa vuol dire? Se un essere vivente, per quanto di quattro anni, si arrabbia, prende un fucile e spara, non è un "incidente"...</p>

<p><em>"è avvenuto in una casa mobile di Jackson dove la Beavers accudiva diversi altri bambini e adolescenti."</em></p>

<p>A parte che "accudiva", considerati i risultati, mi sembra davvero una parola grossa... ma, a parte questo, a me, una timida domanda verrebbe: si può sapere che cavolo di faceva un fucile carico in un locale pieno di bambini piccoli?</p>

<p>Nella foto: la copertina del testo d'esame per l'ammissione alla scuola media nello Stato dell'Ohio</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="natural_born_killers_ver2.jpg" src="http://www.tigulliovino.it/rotfl/natural_born_killers_ver2.jpg" width="335" height="505" class="mt-image-center" style="text-align: center; display: block; margin: 0 auto 20px;" /></span></p>]]></description>
         <link>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2009/01/meno_male_che_si_riprende_a_la.html</link>
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         <category></category>
         <pubDate>Tue, 06 Jan 2009 22:58:34 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>No, dai, questo è troppo...</title>
         <description><![CDATA[<p>Ci sono cinque gradi sotto zero, ho appena disimballato ("sballato" faceva troppo Gioventù Bruciata...) ed installato la nuova macchina del caffè (il che, considerato che non bevo caffè, rende già la giornata abbastanza singolare), guardo Milano rianimarsi (si fa per dire... cerchiamo di esere ottimisti...) per la fine delle vacanze.<br />
Domani è pure festa...</p>]]></description>
         <link>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2009/01/no_dai_questo_e_troppo.html</link>
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         <category>Fritto misto globale</category>
         <pubDate>Mon, 05 Jan 2009 23:20:34 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Uomini e cani</title>
         <description><![CDATA[<p>No, non sto parlando di cuochi e critici, come forse qualche malizioso poteva pensare leggendo il titolo del post, ma di una regola del giornalismo: la notizia non la fa un cane che morde un uomo, ma un uomo che morde un cane.</p>

<p>Ora, partendo da questa massima, oggi ho letto una notizia che è davvero rara quanto e più di "un uomo che morde un cane".</p>

<p>Eccovi il link: http://www.sportmediaset.it/gossip/articoli/articolo19260.shtml</p>

<p>Si parla, come potete leggere, di Ancelotti (l'allenatore del Milan) e della sua travagliata vita sentimentale. E' sposato, Ancelotti ed ha due figli ma, qualche tempo fa, pare inizi una "storia parallela" (tra l'altro, questo aggettivo, molto usato, è secondo me molto inappropriato: "parallele", sono due linee che non si incontrano mai, mentre la storia è piena di convergenze ed intersecazioni, continuando a prendere in prestito termini dalla geometria) con una donna rumena che, come vuole la prassi, è molto più giovane di lui. <br />
Sino a qui, niente di strano: siamo nell'ambito giornalistico dei cani che mordono uomini. Chi se ne frega, al limite sarà questione buona per gli avvocati.</p>

<p>Che succede, però? Succede che la storia, dopo avere seguito uno sviluppo assolutamente banale, culminato con l'uscita di casa di Ancelotti, il quale si trasferisce, qualche mese fa, a casa dell'amante, tale Marina Cretu, subisce una clamorosa impennata.</p>

<p>Si legge, infatti, al link che ho postato sopra, che l'amante, ormai divenuta ufficiale, di colpo lascia il suo compagno, con la seguente dichiarazione:<br />
""<em>Ho scoperto che mi diceva bugie". E infatti la Cretu racconta che Ancelotti continuava a sentirsi e e a vedersi, di nascosto, con la moglie. Non solo: racconta di essere stata talmente esasperata da arrivare a chiamare la moglie e venire così a sapere che la signora Ancelotti ignorava la sua presenza e aspettava presto il ritorno a casa del marito.</em></p>

<p>Ora, al di là della comicità dell'ultima frase (che la moglie ignorasse la presenza di un'amante pare strano... pensava che il marito fosse andato a comprare le sigarette?), la novità assoluta nella storia delle relazioni è data da un fatto, per me, senza precedenti.<br />
Sono figlio di un'avvocatessa che ha appena ricevuto la medaglia d'oro (mamma... complimenti!) per i cinquant'anni di professione, buona parte dei quali passati a fare separazioni e divorzi. Io, anche di mio, ne ho sentite un pò di tutti i colori, ma è la prima volta in vita mia che sento di una storia che finisce perchè... <strong>l'amante si lamenta che "lui" sente di nascosto la moglie...</strong><br />
Ma che ne è del rispetto dei ruoli?</p>

<p>Ok, a meno che, domattina, uscendo di casa, mi dovesse davvero capitare di vedere un uomo che morde un cane per il 2008 è tutto.<br />
Ancora tanti auguri a tutti per un felice 2009.</p>]]></description>
         <link>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2008/12/uomini_e_cani.html</link>
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         <category></category>
         <pubDate>Mon, 29 Dec 2008 23:23:25 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Storia (orgogliosamente non illustrata) della rivoluzione dell&apos;alta cucina italiana</title>
         <description><![CDATA[<p>Lo confesso: dopo quasi trent'anni di peregrinazioni per ristoranti, spesso di "alta cucina" (lasciatemi mettere le virgolette, per favore, poi proverò a spiegare la loro ragion d'essere...), trovo davvero inutile mettermi ancora a fare l'ennesima "recensione" di un locale. Si sa che non scrivo quasi più di ristoranti, dato che cerco di farlo solo quando ho qualcosa di nuovo da dire o da proporre o, quanto meno, quando mi viene da dire qualcosa in modo diverso da "tavoli ben apparecchiati e distanziati, molta attenzione ai prodotti del territorio, ottima carta dei vini, bagni puliti ben curati, conto sui 50 euro"...</p>

<p>Non vuole, questo, essere un post sulla nostra devastata critica enogastronomica (lo scempio che i gornalisti hanno combinato riguardo a Gualtiero Marchesi ha ormai aperto gli occhi a chiunque fosse in grado di aprirli), per cui mi limiterò a dire che è demoralizzante osservare come, mentre il mondo (anche della ristorazione e non solo) è cambiato completamente, le "recensioni" sono ora esattamente com'erano trent'anni fa (un po' come le comiche di Stanlio ed Ollio), mentre, grazie al cielo e come dicevo, la ristorazione darebbe spunti per discorsi molto più interessanti.</p>

<p>Il colpo decisivo, in questo mio "rigetto recensorio", lo ha dato la lettura della prefazione, scritta da Mario Soldati, al libro (del 1971) <em>"mangiare e bere all'italiana</em>": ha quasi quarant'anni e la sua lettura, consigliatissima, dovrebbe mandare in depressione (se almeno di questo fossero capaci) i vari Poldo & Co...</p>

<p>La spinta a scrivere me l'ha data un'esperienza, fatta circa un mese e mezzo fa, alle Calandre, nella quale, ovviamente secondo me, ci sono tutti gli elementi perchè si possa parlare della nuova "Rivoluzione" dell'alta cucina in Italia. <br />
Visto che parliamo di "nuova" rivoluzione, forse vale la pena di parlare un attimo di quella precedente, i cui effetti stiamo ancora vivendo, anche se nessun critico ve lo dirà mai.<br />
Premetto, in primo luogo, che sto parlando di "alta cucina" e non di "ristorazione di lusso" (i due concetti, anche se spesso vengono accostati, sono ben differenti), per cui non mi riferisco a ristoranti, anche bellissimi e dove si mangia (oggettivamente) molto bene (per esempio il Pescatore di Canneto), che con l'alta cucina hanno però poco a che fare (mentre sono esempi eccellenti di ristorazione tradizionale, di lusso, di ottimo livello).</p>

<p>Riandiamo, quindi, per capire la prima rivoluzione, agli anni settanta, ovvero al punto più basso della storia della cucina italiana. In quel periodo, vengono infatti abbandonate, in nome di una curiosa idea di modernità allora in auge, le tradizioni (un po' di tutto...) e, con riferimento alla cucina, i piatti tradizionali. Nelle grandi città chiudono le trattorie, sostituite dai ristoranti toscani (o pretesi tali) e dai primi fast food. Siamo in pieno oscurantismo gastronomico al quale, oggi, possiamo solo invidiare una categoria di giornalisti e scrittori (oltre al ricordato Soldati, Veronelli, un giovanissimo e coraggioso Raspelli e pochi altri) ai quali i soloni attuali non dovrebbero essere nemmeno accostati, pena imputazione per blasfemia di chi provasse a farlo.</p>

<p>Al ristorante si va, negli anni settanta, per riempirsi la pancia (ristorazione tradizionale) o per fare colpo su qualcuno (ristorazione di lusso), ma la qualità del cibo e dei piatti è, sempre e comunque, sconfortante.<br />
Non esiste, in un simile quadro, l'alta cucina e, obiettivamente, dire che esista una "cucina" tout court è un atto di ottimismo poco giustificato.</p>

<p>In questo tetro scenario, la luce viene portata, oltre che da quel manipolo di giornalisti/scrittori di cui sopra, da Gualtiero Marchesi, persona di cultura e sensibilità superiore, il quale "inventa" l'alta cucina italiana, ovvero cerca di far capire agli italiani alcune cose, che poi sono state e sono tuttora le basi dell'alta cucina: (a) la cucina non è solo (o può non essere solo) assemblare ingredienti, ma può anche essere una forma di espressione culturale e di tensione artistica: un piatto può non limitarsi a sfamare, ma può anche far pensare, sorridere, commuovere. Quando è tale, la cucina non è più "solo" cucina, ma è "anche" alta cucina; (b) al ristorante ci si può andare  non solo per riempirsi la pancia, ma anche per pensare; (c) l'espressione artistica che viene veicolata tramite l'alta cucina si basa sì sulla composizione di ingredienti, ma anche di colori, di immagini e di richiami ad altre arti più tradizionali. Il piatto (inteso come oggetto, non come preparazione) non è più un recipiente, ma una "tela", una parte dell'"opera" (che, invece, è il "piatto" inteso come pietanza).<br />
Per far capire queste cose, Gualtiero Marchesi ha dovuto provarle un po' tutte. Ha messo l'oro sul risotto, una vera opera d'arte, ovviamente bollata come una turbata per far parlare di sé facendo una cosa originale ma priva di senso (il tempo poi ha dimostrato la differenza tra un'opera d'arte ed un "hambook" qualsiasi). Ha "aperto il raviolo", tornando alla tradizione (a quei tempi "ravioli" andava inevitabilmente insieme ad "alla panna" e c'è voluto Marchesi per toglierci dalla viscida schiavitù di quel condimento), ma allo stesso tempo distinguendosene, un po' come fece Magritte con il quadro della pipa (che non era più tale) o Fontana con il suo primo taglio. Ha composto piatti/quadri di rara bellezza, sapore e valore culturale ed artistico. Ha accostato consistenze, temperature, sapori, in modo sino a quel momento a noi sconosciuto.<br />
Ha ridotto le porzioni, "imponendo" il concetto per cui "buono" e "bello" non hanno niente a che fare col "tanto".<br />
Ha realizzato opere che ora si definirebbero "installazionI" fatte per vivere pochi minuti, ma anche per generare, in quei pochi minuti, sempre nuove sensazioni (viene in mente la Marinella di De Andrè che "come tutte le più belle cose, vivesti solo un giorno, come le rose").<br />
Da allora, grazie a Marchesi, esiste l'alta cucina in Italia. Prima di lui, come abbiamo visto, il diluvio. Da allora, la cucina italiana non è più quella di prima. <br />
"Questa" è stata la prima rivoluzione o, meglio, questi sono stati i risultati tangibili della prima rivoluzione.</p>

<p>Da allora, i cuochi, anche grandi, che abbiamo avuto in Italia, sono sempre rimasti nel solco tracciato da Marchesi: i "quadri" sono stati più o meno belli, le composizioni più o meno ispirate, gli accostamenti di sapori, di temperature, di consistenze, più o meno riusciti, le tecniche, più o meno tradizionali o innovative.</p>

<p>Ora, che succede, a distanza di trent'anni, in una nebbiosa serata di ottobre (mese, notoriamente, indicato per le rivoluzioni...) alle Calandre?<br />
Succede che, tra i vari piatti, sempre dal buonissimo allo straordinario, ne passa uno che è stato, per me, il primo "raviolo aperto" non ideato da Marchesi, la prima grande novità dopo quelle portate dal Maestro di Erbusco (con felice coincidenza, tra l'altro, nel menù compariva un dessert denominato "Cannolo aperto, dedicato a Gualtiero Marchesi"). Mi arriva, quindi, in tavola un piatto di spaghetti con interiora di seppia, parmigiano, al profumo di zenzero.<br />
Non "sapeva" molto di zenzero quel piatto, ma il "profumo" era davvero quello dello zenzero, molto intenso... ma, mi chiedo, come avrà fatto?</p>

<p>Chiedo e la risposta è qualcosa del tipo: "guarda che è una domanda meno banale di quanto pensi" (congiuntivo, non indicativo... come: "ma cosa fa, ragioniere, mi dà del tu?" "Ma no, ragioniere, congiuntivo... batti lei...).<br />
Mah... non capisco ma mi adeguo, come avrebbe detto un personaggio (Ferrini?) di Quelli della Notte. Sta di fatto che quel piatto era straordinario.<br />
Insisto: se la domanda non è banale, perché dovrebbe esserlo la risposta? Ne parlo con Massimiliano Alajmo, il quale mi spiega che usa delle "essenze", che realizza, assieme ad un maestro profumiere. Le sue preparazioni (o, meglio, "alcune" di esse), quindi, "profumano" anche di qualcosa che nel piatto non c'è o, se c'è, lo è in misura più o meno ridotta rispetto a quanto il profumo farebbe pensare.</p>

<p>E' anche questa una rivoluzione, la seconda alla quale mi capita di assistere qui in Italia: una pietanza non è più (o può anche non essere più) solo un insieme di ingredienti, il cui risultato viene messo in un piatto, ma un'opera "multisensoriale", fatta di combinazioni di sapori, colori, immagini, temperature, consistenze e, ora, profumi. Una mela, per seguire un esempio di quelli fattimi, potrà avere il suo sapore, ma il profumo di zenzero, di cannella, di limone o altro (viene in mente la rosa di Shakespeare... forse quel verso non sarebbe stato scritto...).</p>

<p>Ora, mentre sono curioso di vedere cosa si inventeranno i blogger per evitare di nuovo il confronto con l'italiano (per la descrizione dei piatti hanno optato per le foto, strumento tremendamente inadeguato per restituire una visione realistica di qualsiasi immagine artistica, ma molto comodo per chi con la nostra lingua fa a cazzotti da sempre), dato che tramite un blog, far passare i profumi non è al momento possibile... sta di fatto che le sensazioni, le emozioni (termine tremendamente abusato quando si parla di alta cucina e che con essa non ha nulla a che vedere, ma diciamo che ci siamo capiti...), i pensieri, passeranno anche per sensazioni olfattive, in modi che per ora non riusciamo nemmeno a pensare.</p>

<p>Quindi, mentre la nostra sclerotica "critica gastronomica", continua a descrivere, come punto più elevato delle sue "recensioni", i bagni dei locali, l'alta cucina è ad una svolta, che l'allontana, la rende ancor più autonoma e marcata, dalla "semplice" (si fa per dire, ovviamente) cucina (che, pure, può essere buonissima).</p>

<p>Per chi ne avesse modo, andate alle Calandre e cercate, nei menù, i piatti che hanno nel loro nome "al profumo di..." (di recente ricordo dei mandarini al profumo di zenzero, delle pennette al nero di seppia e parmigiano al profumo di anice stellato, uno straordinario, davvero straordinario, risotto al profumo di mandarino). Sarete tra i primi consapevoli testimoni di qualcosa che è destinato a diventare un nuovo modo di intendere la cucina (questa volta non solo "alta"...).</p>

<p>Ok, come sempre grazie a chi ha avuto lo stomaco forte di arrivare sino a qui. Buon anno a tutti e... ora e sempre... Viva la Rivoluzione!</p>]]></description>
         <link>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2008/12/storia_orgogliosamente_non_ill.html</link>
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         <category></category>
         <pubDate>Mon, 29 Dec 2008 22:52:45 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Esiste ancora la speranza? (note a margine di un intervento di Gualtiero Marchesi)</title>
         <description><![CDATA[<p>Sono una persona prolissa: me lo dicono tutti, deve quindi esserci qualcosa di vero in tutto ciò...<br />
Ho diverse cose da dire: ogni tanto capita anche a me.<br />
Sarà, quindi, il caso di evitare premesse e/o (come fa figo scrivere...) preamboli, sennò finisce che scrivo un libro...</p>

<p>Avrete letto tutti (vabbeh... quasi tutti... mi rendo conto che sia una notizia che interessa solo gli appassionati di ristorazione...) la notizia riguardante la rinuncia di Gualtiero Marchesi alle "stelle Michelin", come gesto asseritamente polemico nei confronti di chi giudica il suo lavoro. Il pezzo più interessante precedente alla conferenza stampa del Maestro, mi è sembrato quello uscito sul Sole, ovviamente di Davide Paolini (vorrei inserire il link, ma è cambiata l'interfaccia che devo usare per inserire post su questo blog, per cui, grazie ai miglioramenti tecnologici, non riesco a fare quasi più nulla, ivi compreso, per l'appunto, inserire un link... se volete leggere l'articolo di Paolini, quindi, inserite su google la ricerca "paolini marchesi sole" e cliccate sul primo link che compare...).</p>

<p>Oltre a dare la notizia ed a commentarla molto brevemente ed in modo piuttosto asettico, Paolini riporta, molto opportunamente, anche dei sintetici commenti di quelli che sono, forse ed assieme alla sua, i tre personaggi che più "contano" tra gli addetti ai lavori (ovvero i direttori delle tre Guide principali).</p>

<p>Come sempre quando si muove una persona molto colta ed intelligente (a scanso di equivoci, parlo di Marchesi...), nascono spunti molto interessanti dei quali discutere. Secondo me, in questa fattispecie, il tema centrale non è il cosiddetto "rifiuto" di Marchesi in sè, quanto l'analisi delle ragioni che l'hanno portato a questa scelta e, visto che si tratta di posizione decisamente contraria alla critica enogastronomica, dello "stato dell'arte" dell'evoluzione della medesima critica.</p>

<p>Seguendo quella, secondo me, efficacissima tecnica di commento abituale su Usenet, che è il cosiddetto "quoting", riporto qui di seguito i passi del pezzo di Paolini, interpolandoli con le mie opinioni:</p>

<p><em>"Da sempre conosciuto come il "maestro", ma in futuro potrebbe venir chiamato anche Celestino V, cioè il Papa del gran rifiuto."<br />
</em></p>

<p>Cominciamo parlando del ruolo del critico. Non ho, come unico hobby, la cucina, per cui leggo critici di molte altre materie. Credo non mi capiti mai, nemmeno tra i giornalisti sportivi che, pure, occupandosi di materia per definizione leggera, avrebbero anche diritto ad effettuare citazioni culturali anche non particolarmente "in topic", di registrare un'approssimazione come quella che si può trovare in chi scrive di ristoranti.  <br />
Non è, per un critico, obbligatorio fare delle citazioni ma, se le fa, il minimo è pretendere che siano attinenti al discorso...<br />
Ora, Celestino V, lo sappiamo, è il Papa che è stato consegnato all'eterna notorietà da Dante Alighieri, che lo ha "sbattuto" tra gli ignavi, nell'anti-inferno. Già il ruolo, forse, avrebbe dovuto far capire al giornalista che l'accostamento con Marchesi, uno che sta nel cielo più alto della storia e dell'attualità della ristorazione italiana, era quanto meno sballato, ma si vede che non ci ha pensato...<br />
L'errore è ancor più profondo se si pensa ai versi di Dante, alle ragioni per le quali Celestino V lo troviamo lì, nell'anti-inferno anzichè in Paradiso, come ci si aspetterebbe per qualsiasi Papa. Celestino V era, infatti, quel Papa che rinunciò (unica cosa in comune con Marchesi, ma mi pare un pò poco... anche il marito di un paio di post fa aveva rinunciato agli arresti domiciliari ed era tornato in galera per stare lontano dalla moglie, se ci si vuol fermare al rifiuto...) ad essere tale e, a seguito di ciò, venica definito come segue da Dante:</p>

<p><em>"Poscia ch'io v'ebbi alcun riconosciuto,<br />
vidi e conobbi l'ombra di colui<br />
che fece per viltade il gran rifiuto." </em></p>

<p>Il "gran rifiuto" fu fatto per "viltade", per codardia... ecco perchè Celestino V è stato messo lì, in mezzo agli ignavi, nell'anti-inferno... questo, Paolini, lo sapeva o lo ricordava? Ora, per quanto si possa essere detrattori di Marchesi, c'è una cosa (per la verità ce ne sarebbero molte... ma limitiamoci a questa) che al Maestro nessuno, proprio nessuno può negare ed è il coraggio. Marchesi ha passato la vita ad aprire strade, col macete in mano, tirandosi dietro ogni volta schiere di timidi e codardi, di opportunisti e di "furbini". Marchesi sembra il personaggio della canzone "My way" di Sinatra. Marchesi è, per la cucina italiana, ciò che gli eroi del Risorgimento sono stati per la storia d'Italia: lui "l'ha fatta" la cucina italiana... altro che ciò che Celestino V è stato nella storia del papato. <br />
Credo non ci sia personaggio storico (e sì che ne aveva tanti a disposizione, il giornalista) che sia più lontano dalla figura di Marchesi di quanto lo sia quella di Celestino V...<br />
Perchè do tanta importanza ad un elemento apparentemente così marginale come questo incipit dell'articolo? La ragione è semplice: la "critica" (se il suo scopo è quello di commentare "qualcosa", mettendone in luce pregi e difetti) ha alcuni doveri, tra i quali il principale è che deve essere fatta in modo competente e culturalmente corretto. Accostare Marchesi a Celestino V, culturalmente, è un'affermazione che non sta in piedi.</p>

<p><br />
<em>Si tratta di Gualtiero Marchesi, famoso chef-patron, anima della cucina italiana, da poche settimane tornato nella sua Milano dove ha aperto un ristorante - il Marchesino - in un luogo mitico quale la Scala, salutato da tutti come il ritorno del figliol prodigo.</em></p>

<p>Al di là del fatto che non mi risulta (ma magari mi sbaglio ed all'Albereta ora c'è un fast food...) che Marchesi abbia abbandonato Erbusco per tornare a Milano, ma che abbia semplicemente aperto un locale al quale dedicherà una parte del suo tempo, mi permetto di rilevare che anche l'accenno al figliol prodigo è, culturalmente, un accostamento privo di qualsiasi valido appiglio, come chiunque ricordi la relativa Parabola può facilmente rilevare.</p>

<p>"<em>Ebbene Marchesi ha preso una decisione clamorosa: la restituzione delle stelle (due) alla guida Michelin, nonché il rifiuto di venir giudicato con i voti da tutte le guide gastronomiche</em>."</p>

<p>Chiariamolo subito. Per me ha fatto benissimo, come del resto quasi sempre nelle scelte estreme che hanno caratterizzato la sua vita di artista/cuoco/innovatore. Cosa penso delle Guide non sto a ripeterlo per l'ennesima volta, ma se fossi un cuoco, non dico come Marchesi... basterebbe essere un cuoco, odierei l'essere giudicato (i) con le modalità usate dalle Guide e (ii) da una categoria di "critici" impreparata come quella attuale.<br />
Mi pare, infatti, che la qualità della critica gastronomica sia, ad oggi, nel punto più basso della sua curva (mentre, per converso, è nel punto imbarzzantemente più alto per quanto riguarda la quantità...).<br />
Prima ancora che uscisse l'articolo di Paolini, c'era stato un segnale inconfutabile della mediocrità assoluta dei nostri "critici" (l'ennesimo...), quando uscì, sul blog di un giornalista del Gambero Rosso del quale ora mi sfugge il nome, il risultato di un sondaggio, fatto "tra addetti ai lavori", in merito a quali fossero i "50 ristoranti italiani più importanti nella storia" (o qualcosa di simile).<br />
Per chi abbia un minimo di cognizione della "storia" (se vogliamo chiamarla tale, ma questo sarebbe un altro discorso) della ristorazione in Italia, i risultati sono stati a dir poco sconcertanti... mancavano pietre miliari della "rivoluzione gastronomica italiana", come Villa Mozart, la Locanda dell'Amorosa, la Scaletta, il Savini, il Sole di Ranco, l'Amelia di Mestre, i Balzi Rossi, giusto per citarne alcuni, mentre comparivano locali che, con la "storia", non hanno (almeno ad oggi: il futuro, per citare una canzone, è un'ipotesi...) nulla a che vedere (il Combal.0, Cedroni, Uliassi che pure è un posto dove si mangia benissimo, la Francescana, Villa Crespi... ma che c'entrano con la "storia"?).<br />
Sembra il risultato di uno di quei sondaggi tra tifosi di squadre di calcio, del tipo... chi è il più grande giocatore della storia del calcio italiano... nel quale i risultati sono cose del tipo "Baggio, Inzaghi, Del Piero", perchè chi risponde non conosce l'esistenza di gente tipo Valentino Mazzola, Meazza, Rivera, Riva, Bettega, etc...<br />
C'è, infatti, una seconda caratteristica che un critico deve avere, oltre alla cultura: la conoscenza storica della materia ed il risultato di questo sondaggio mi pare molto eloquente nel testimoniare l'assoluta impreparazione della categoria dei critici anche sotto questo punto di vista.<br />
Proseguiamo.</p>

<p>"<em>Insomma non vuole più essere giudicato da critici di cui, a quanto pare, non condivide le valutazioni.</em></p>

<p>Sbagliato. Non solo questo non è ciò che ha detto nella sua conferenza stampa, ma sarebbe, storicamente, un momento molto strano per fare una cosa del genere con una simile motivazione: sono anni che le Guide non trattano così bene Marchesi... due stelle, un'ottima recensione di Paolini (parlo del 2007) trattato molto bene anche dalla Guida del Gambero Rosso... il problema non è certo quello del non condividere le valutazioni.<br />
Marchesi ha detto due cose, una esplicitamente ed una in via implicita.<br />
Ha detto a chiare lettere che non gli piacciono i voti: io dico da anni che sono la negazione stessa della funzione critica, come potrei non essere d'accordo? Ma ve lo vedete un libro di un critico d'arte che dà i voti ai quadri? Una recensione di una rappresentazione teatrale fatta con un voto? <br />
Implicitamente, ma nemmeno tanto, ha poi detto che la critica è analisi, non sintesi. La critica è approfondimento, commento, spiegazione. Questo, Marchesi, che è uomo di cultura superiore, lo sa bene e, giustamente, non accetta, intellettualmente, l'idea di un artista soggetto al giudizio di critici che sono, nel migliore dei casi, capaci di compilare recensioni che contengono solo un elenco di piatti, due annotazioni su come è fatto un locale e due altre sciocchezze ininfluenti, oltre all'immancabile "voto", sotto forma di numero, stella, forchetta, cappello, canguro, sole o altra roba. Cosa si direbbe di un critico musicale che, andato ad assistere ad un'opera lirica, la recensisse facendo l'elenco dei cantanti, descrivendo i colori delle poltrone, la pulizia dei bagni e dando un voto finale? Nel migliore dei casi si direbbe che non è un critico, esattamente come non lo sono quasi tutti quelli che, in Italia, si definiscono tali.<br />
La risposta è che senza voti non si vende? Benissimo, ma allora si risponda a queste due domande: (a) questo impedirebbe di scrivere recensioni davvero "critiche" nel senso più nobile del termine? (b) per quale motivo Marchesi dovrebbe essere interessato alle vendite delle Guide, quando esprime un suo giudizio?<br />
La terza qualità, oltre alla cultura ed alla conoscenza storica della materia, indispensabile per un critico, infatti, è la competenza nella materia. Ha tutte le ragioni del mondo, Marchesi... chi, tra i critici nostrani, è in grado di dire, senza andare in cucina, come lo stesso Marchesi ha, grosso modo, fatto un piatto, quali siano i suoi elementi salienti, quali i pregi, quali i possibili difetti? Che io sappia, uno solo (che, poi, non lo faccia è un suo limite...). In trent'anni di Guide non ricordo di avere mai letto una scheda che suggerisse un cambiamento ad un piatto, una miglioria, che esaltasse un passaggio tecnico di un piatto... niente di niente (anzi, mi correggo, forse qualcosa del genere nei primi anni lo si leggeva,,,).<br />
Per scrivere schede come quelle che, a migliaia, affollano le pagine della moltitudine di Guide in edicola, non serve essere competenti, basta saper muovere a tempo le mandibole e disporre di buona dentatura, oltre che di un bloc notes. Per fare ciò che fa Marchesi serve una vita. Che il Maestro non accetti questo tipo di giudizi, mi pare il minimo. Ecco ciò che, implicitamente ma nemmeno troppo, Marchesi ha detto.</p>

<p><em>"E lo spiegherà oggi a Milano durante una conferenza stampa."</em></p>

<p>In raltà Marchesi ha detto cose diverse dal "non condivido i giudizi". Ha detto che non li accetta. Questo, per chi conosce l'italiano (e Marchesi lo conosce benissimo) è ben diverso. Se uno scrive (come per esempio fatto dallo stesso Paolini nel 2007) che, in buona sostanza, Marchesi è bravissimo, non credo che quest'ultimo possa "non condividere", non avrebbe nessun senso. Ma, allo stesso tempo, lui questi giudizi non li accetta: non sono giudizi dati con competenza e, quindi, per un artista ed uomo di cultura come lui, non sono giudizi accettabili.</p>

<p><br />
<em>Dure le reazioni al clamoroso gesto. </em></p>

<p>Ora veniamo alla parte più divertente (da un lato) e triste (dall'altro), del pezzo (parte sulla quale, peraltro, Paolini non ha nessuna responsabilità, limitandosi a riportare le opinioni di alcune importanti firme del settore).<br />
Divertente, perchè vedere come la "casta" reagisce alle critiche è sempre divertente... triste perchè lo è il vedere sragionare in modo così palese dei soggetti che, facendo di mestiere i critici, dovrebbero accettare di buon grado di essere sottoposti a giudizio.<br />
Il peggiore, inutile a dirlo, Vizzari, del quale vedremo anche una dichiarazione successiva.</p>

<p><em>«Noi le stelle le diamo e le togliamo. Non è che uno se le può togliere da solo»</em>,<em> ribatte Gian Paolo Galloni, responsabile della comunicazione della Michelin in Italia. </em></p>

<p>Meno male che una fesseria del genere proviene dal "responsabile per la comunicazione"... chissà altri soggetti meno qualificati cosa avrebbero detto... Non so quanti anni abbia questo Galloni, nè cosa capisca di cucina, di ristorazione o di altro, ma so, per certo, che non presta il dovuto rispetto all'uomo grazie al quale lui, ora, ha un lavoro. Pensare che Marchesi abbia l'idea di cancellare le stelle vuol dire non avere capito nulla di ciò che lui ha detto e, soprattutto, pensare che un uomo di tale cultura ed intelligenza possa aver detto una cosa così priva di significato. Marchesi (e, come vedremo, grazie al cielo non è il solo) ha lanciato un allarme. Ha detto che non esiste, in Italia, una critica accettabile e che lui, come artista, non si riconosce in una stampa così inutile ed appiattita, incapace di esprimere una sola critica che sia una (infatti, la soluzione escogitata dai "critici" è quella di non parlare mai male di nessuno...). Marchesi, che ha fatto la cucina italiana, che ha formato cuochi ed ha aperto strade, non tollera lo stupro che i mercanti (i critici...) stanno facendo del Tempio (la ristorazione italiana) e, con il suo consueto coraggio (altro che Celestino V...), lo dice.<br />
Abbia, il responsabile della comunicazione della Guida Michelin Italia, la saggezza di capire le critiche e cerchi di migliorare il suo prodotto.<br />
Ma il peggio deve ancora arrivare:</p>

<p><em>Quella di Marchesi «è una richiesta irricevibile», aggiunge Enzo Vizzari, curatore della Guida dell'Espresso. Che sottolinea: «Siamo giornalisti ed esercitiamo il diritto di cronaca e quindi non abbiamo bisogno nè del permesso nè di alcuna autorizzazione. Ho il massimo rispetto per Marchesi, ma la sua decisione la respingo al mittente».</em> </p>

<p>Mi permetto, per completezza, di aggiungere un altro commento di Vizzari, successivo alla conferenza stampa di Marchesi e rilasciato alla Granello di Repubblica:</p>

<p><em>"Giudico la richiesta irricevibile, Marchesi si è reso conto che non ce la fa più a lavorare a certi livelli. Faremo comunque le recensioni sia del Marchesino sia dell'Albereta perché sono pubblici esercizi ed esiste la libertà di stampa"</em></p>

<p>Ma Vizzari (ricordo ancora quando si presentò sul forum di Esperya definendosi "enogastronomo manager"...) capisce ciò che legge e sa di cosa parla? In sintesi, ditemi se un "critico" può:<br />
(i) confondere la cronaca con la critica. Lui dice che, in quanto giornalista, esercita il "diritto di cronaca", mentre Marchesi parlava della "critica" che, ovviamente, non ha nulla a che fare con la cronaca. Questo dovrebbe saperlo sia in quanto giornalista sia in quanto critico. Pare, però, che non sia così...<br />
(ii) dire che la posizione di Marchesi dipende dal fatto che quest'ultimo si sarebbe "<em>reso conto che non ce la fa più a lavorare a certi livelli</em>", invece, è abuso (e non certo esercizio) del diritto di critica. Una reazione isterica, per buttarla in vacca. Vada a mangiarci, Vizzari, da Marchesi, prima di dire certe sciocchezze. Io ci sono stato un paio di mesi fa ed è stata un'esperienza di altissimo, grandioso livello, espressione di un nuovo "periodo" della vita professionale di Marchesi. <br />
Rispondere a Marchesi in questo modo è solo un'infamata, non un giudizio;<br />
(iii) atteggiarsi, poi, ad eroe del giornalismo, manco fosse uno di quei fotografi che vanno in guerra per realizzare dei reportage, è solo indice di carenza di senso del ridicolo. Ma quando mai Marchesi ha detto che intende impedire di fare le recensioni? Quando mai ha detto che ostacolerà il lavoro della stampa, tanto da rendere necessaria l'invocazione dell'esercizio del diritto di cronaca?<br />
Ovviamente, in tutto ciò, non si scorge nemmeno l'ombra di una riflessione sulle ragioni che possono avere portato Marchesi a fare la sua scelta...<br />
Purtroppo anche Bonilli, per solito apertissimo ad ogni sollecitazione critico, aveva in un primo momento (poi, vedremo, che il suo atteggiamento è cambiato, aprendo finalmente un nuovo orizzonte di speranza per la disastrata critica gastronomica italiana), reagito al pari del resto della casta...</p>

<p><em>Sullo stesso tenore le parole di Stefano Bonilli, curatore del Gambero Rosso: «Mi colpisce e imbarazza. Penso che in certi momenti occorra avere la grandezza di sapersi ritirare».<br />
</em></p>

<p>La pochezza di questa reazione fa il paio con quella precedente.</p>

<p><em>All'onor del vero non si tratta della prima clamorosa rivolta contro le guide gastronomiche. Marchesi è stato preceduto, a Parigi, da Alain Senderens, tre stelle Michelin. È evidente che, spesso, esiste un grande gap tra il valore attribuito alla propria cucina dagli chef rispetto alle votazioni della critica, accusata, di avere simpatie o antipatie.<br />
</em></p>

<p>Questo forse è vero, ma non è certo il problema di Senderens o di Marchesi, che dalle Guide sono stati osannati.<br />
Ciò che sorprende, oltre alla mancanza delle caratteristiche fondamentali (cultura, conoscenza storica e competenza), è l'incredibile presunzione dei nostri "critici", i quali non si pongono nemmeno il dubbio che Marchesi possa avere delle ragioni, che loro possano meritarsi una simile presa di posizione. Loro, in quanto portatori (come vedremo tra poco) dell'unica e grande "Verità", non sbagliano per definizione e, se il più grande cuoco della storia italiana dice qualcosa che non gli va bene, non lo si commenta nemmeno, gli si dà dell'antidemocratico, del rincoglionito e gli si consiglia di ritirarsi...<br />
Complimenti...</p>

<p><em>La verità è che</em></p>

<p>Ooooooooooohhhh... che bello! Finalmente qualcuno che ci spiega cos'è la verità... Se ne sentiva la mancanza, di qualcuno che possedeva la verità e stavolta non si è fatto nemmeno annunciare dall'Arcangelo Gabriele...<br />
Sentiamo, quindi, qual è la "Verità"... leggiamo in devoto raccoglimento... in attesa che qualche critico ci dica anche quali sono la "Via" e la "Vita"...<br />
 <br />
<em> non esiste oggettività del gusto, checché si racconti.</em> </p>

<p>Ossantapace... quindi la verità è che... non esiste una verità... ci voleva un critico, per dire sta cosa?<br />
Questa frase è, invece, il presupposto per la frase successiva: "quindi, smetto di fare il critico, perchè è solo questione di gusti, ognuno ha il suo...".<br />
Alcune domande:<br />
Se non esiste oggettività del gusto, come mai per tutte le Guide i migliori ristoranti sono, salvo poche differenze, grosso modo sempre quelli?<br />
Se non esiste oggettività del gusto, come si può dare un voto? <br />
Se non esiste oggettività del gusto, come si può muovere una critica o dire che una cosa è "meglio" di un'altra?<br />
Perchè esiste oggettività in molti altri settori (pittura, scultura, letteratura, etc...), nelle quali il "gusto" è rimesso alla vista o all'intelletto e non esiste nel "gusto" inteso come palato?<br />
Non sarà semplicemente che i critici, essendo impreparati, non conoscono (al contrario dei critici di altri settori) le regole per giudicare se una cosa è fatta "oggettivamente" bene o male?<br />
Possibile essere ancora fermi al "non è buono ciò che è buono ma è buono ciò che piace"? E' una sciocchezza... piuttosto, volendo parafrasare, dovrebbe dirsi che "<strong>è buono ciò che buono e piace ciò che piace</strong>". Compito della critica, quindi, sarebbe, come in ogni altra area, spiegare perchè un piatto è "buono" e perchè "non lo è". Poi, che "piaccia" o meno, è cosa rimessa al palato di ciascuno, ma per fare questa valutazione non c'è mica bisogno dell'indicazione di un critico e, soprattutto, deve essere chiaro che può non piacere qualcosa di oggettivamente buono e che può piacere qualcosa di oggettivamente non buono. Il compito della critica si dovrebbe arrestare a ciò che è oggettivo: per il "soggettivo" ciascuno pensa per sè...</p>

<p><em>Dunque i giudizi positivi o negativi sono sempre soggettivi. </em></p>

<p>Altri due gravissimi errori, che negano l'essenza stessa della funzione critica:<br />
(i) dire che i propri giudizi "critici" sono "soggettivi", vuol dire togliere a detti giudizi qualsiasi attendibilità;<br />
(ii) parlare di giudizi negativi, considerata l'attuale critica enogastronomica, è un'astrazione del pensiero... chi se la ricorda, una critica negativa degna di questo nome, pubblicata da una Guida, con riferimento ad un locale di livello almeno medio?</p>

<p><em>Se l'esempio di Marchesi e di Senderens dovesse avere proseliti si scatenerebbe davvero una controriforma gastronomica. </em></p>

<p>Lo volesse il cielo...<br />
Una volta fatte queste considerazioni, però, va detto che, per fortuna, c'è anche chi rimedita le proprie posizioni e ne sa trarre intelligentissimi spunti.<br />
Un paio di giorni dopo, infatti, Bonilli scrive sul suo blog un pezzo che avrei voluto scrivere io. Lo trovate a questo indirizzo (prometto che prima o poi imparerò ad inserire i link anche con questa nuova interfaccia...): http://blog.gamberorosso.it/bonilli/archives/2008/06/sulle_guide.html<br />
Bonilli, evidentemente sollecitato anche dalla posizione di Marchesi, dopo avere ripercorso brevemente (ma con estrema efficacia) la storia dell'editoria critica enogastronomica, prosegue con:</p>

<p><em>Come si vede quando si usa il termine "le guide" quasi sempre con un'accezione negativa o comunque riduttiva, si perde di vista la loro vera storia, ricchezza e complessità perché le guide non sono puri elenchi ma un modo di catalogare e comprendere l'esistente, non sono puri elenchi ma hanno fatto la storia dell'enogastronomia e sono state "i libri di testo" di tutti ma proprio tutti coloro che scrivono e parlano di ristoranti, prodotti, vini, territorio, qualità. E' una storia dell'enogastronomia che viene ulteriormente arricchita nel 1978 con la nascita di Vini d'Italia di Gambero Rosso e Slow Food, arricchimento che si completa nel 1990 con l'uscita di Ristoranti d'Italia del Gambero Rosso e Osterie d'Italia di Slow Food. Sempre nel 1990 esce una guida fondamentale per chi vuole orientarsi in modo serio e professionale, è la Grande Enciclopedia Illustarta della Gastronomia curata da Marco Guarnaschelli Gotti.L'elenco potrebbe comprendere altri titoli ma questi sono quelli che più hanno segnato il mio percorso.<br />
</em></p>

<p>Tutto vero. Sono gli stessi "testi" che ricordo con emozione e davanti ai quali le pubblicazioni attuali sembrano espressioni di una decadenza barbarica.</p>

<p><br />
<em>E siamo all'oggi: le guide sono stanche, usurate dal tempo e dal proliferare dei titoli, in pochi casi frutto di un lavoro sul campo sia per mancanza di soldi che di persone adatte.<br />
</em></p>

<p>Niente da dire: chapeau.</p>

<p><em>Di libri e manuali nuovi non c'è traccia pur essendo gli scaffali delle librerie pieni come non mai ma di modesta produzione, il Web, pur con le sue mille possibilità, non ha ancora soppiantato la carta, i voti sono sotto accusa da parte di alcuni in un dibattito stucchevole che non tiene conto del gradimento dei più - le guide sono fatte per essere vendute - </em></p>

<p>Probabilmente, come dicevo prima, i voti sono, al momento, un male inevitabile e, in quanto tale, inutile parlarne ancora, almeno per ora. Si potrebbe però iniziare a scrivere cose più costruttive, più competenti, che siano uno stimolo per chi legge, esattamente come accadeva una volta, quando Bonilli e molti altri di noi leggevano alcune pubblicazioni affascinati dal mondo che ci veniva spiegato.<br />
Poi, col tempo, saranno i lettori a capire che il voto, in quanto tale, è una cosa inutile, al pari delle classifiche e di tutte le altre fregnacce che, oggi, in una situazione nella quale critici e lettori non hanno una competenza comparabile a quella dei cuochi, sono i gadget che rendono vendibile una Guida...</p>

<p><em>e il grande pubblico prende sempre più le distanze da un mondo i cui costi/prezzi sono impazziti.</em></p>

<p>O, magari, semplicemente evita prodotti che ormai sono sempre più tristemente uguali a loro stessi...</p>

<p><em>Non resta che ripensare e ripensarsi, un'impresa, a occhio, difficile ma anche intellettualmente molto stimolante specialmente se non la si tenta da soli :-)) come a dire Food 2.0?</em></p>

<p>Adoro quest'uomo! In bocca al lupo, Bonilli, con tutto il tifo del quale sono capace.<br />
Grazie, come sempre, ai due lettori che sono arrivati sino a qui...</p>]]></description>
         <link>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2008/06/non_e_buono_cio_che_e_buono.html</link>
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         <category></category>
         <pubDate>Fri, 20 Jun 2008 13:18:42 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Vicino all&apos;ontano...</title>
         <description><![CDATA[<p>Ci sono cose che, chissà perchè e chissà come, si fissano nella memoria, nonostante siano assolutamente prive di rilievo e siano molto risalenti nel tempo.<br />
Qui si va, direi, verso la fine degli anni sessanta. Ero ancora piccolo ed alla TV c'erano solo i (due) canali RAI (la TV Svizzera avrebbe iniziato ad essere ricevibile a Milano solo dopo qualche anno).<br />
L'offerta dei programmi era, quindi, molto limitata e quei pochi eventi, ripetuti nel corso degli anni, erano molto attesi e molto chiacchierati.<br />
Uno degli appuntamenti principali dell'anno era il varietà del sabato sera abbinato alla Lotteria di Capodanno. All'epoca, si chiamava "Canzonissima". Era una trasmissione che durava qualcosa più di due ore e riempiva il sabato sera da ottobre sino alla puntata finale, quella dei sei gennaio, nel corso della quale avveniva anche il sorteggio dei biglietti vincenti.<br />
Come per tutte le trasmissioni importanti dell'epoca, il seguito di pubblico (considerato il monopolio) era assicurato e vedere Canzonissima era "quasi" un dovere. I presentatori... ricordo più o meno i soliti, Baudo, Corrado (grandissimo) Vianello e Mondaini (strepitosi), la Carrà, etc... <br />
Si trattava di una gara canora ad eliminazione: ogni puntata un tot di artisti cantavano una loro canzone e venivano votati sia in studio sia dal pubblico a casa (che doveva dare i voti comprando le cartoline per la Lotteria). Da quella trasmissione uscirono alcuni grandissimi successi, come Lisa dagli occhi blu, Erba di casa mia, etc... e... basta sennò vengo preso dalla nostalgia e parto con altri ricordi.<br />
Per "riempire" la serata, c'erano anche altri punti fissi, oltre alle canzoni: l'odiato e noiossimo (e da me mai compreso) balletto e gli sketch comici, che vedevano ogni anno protagonista qualche comico che, per tutte le settiman, era ospite fisso.<br />
Ricordo uno dei De Filippo che faceva "Pappagone" (un personaggio con cirillo in testa, che storpiava le parole e che lanciò il tormentone della carta d'identità storpiata in "d'indirindindà") e vari altri (Ric e Gian, Cochi e Renato, sempre che la memoria non m'inganni) e, tra questi, Franco Franchi e Ciccio Ingrassia.<br />
Gli sketch di questi ultimi (che ricordo soprattutto per i titoli dei loro film, soprattutto il geniale "Esorciccio") non mi hanno mai divertito un granchè ma, per quello strano fenomeno che descrivevo all'inizio, un pezzettino mi è rimasto in memoria, come se fosse un file salvato su un hard disk senza che sia possibile cancellarlo (auspicando che la formattazione del mio hard disk sia il più lontana possibile...).<br />
Ciccio sta dettando a Franco una lettera e, come sempre, ogni tre parole, ci si ferma per delle incomprensioni, fatte di giochi di parole. Ad un certo punto Ciccio detta... "mi trovavo vicino all'ontano". Franco si blocca e... "Ciiiiiiiiiccio, ma come è possibile... o "vicino" o "lontano"...". La cosa continuava per una ventina di secondi, sino a quando emergeva il qui pro quo e lo sketch proseguiva...<br />
Ieri mi trovavo a Bolzano per un impegno di lavoro e, come sempre quando passo di lì, stavo facendo il mio giro tra i vari "pusher" (una gastronomia dove hanno straordinari formaggi, salumi e canederli, la pasticceria Sacher, un negozio specializzato in the, etc...).<br />
Ormai avevo finito e, erano circa le 11, mi trovavo nella gastronomia, che però non aveva un tipico pane nero a fettine che di solito compro in quantità industriali. Il titolare mi dice che lo ha "nell'altro negozio" e che potrebbe averlo nel pomeriggio. Gli dico che a quell'ora sarò già ripartito, perchè, una volta finito lì, passerò in albergo (ero all'Hotel <strong>Luna</strong>) a ritirare la macchina e partirò. Gli dico, quindi, forse in un modo gergale ma l'albergo era proprio a due passi: "sarò già partito. <strong>Sono qui al </strong><strong>Luna</strong>, ritiro la macchina e parto". Lui ci pensa un attimo e mi dice che lo fa con urgenza e di ripassare pure, che ce la si fa...<br />
Lo ringrazio, davvero gentilissimo.<br />
Vado quindi all'hotel <strong>Luna</strong>, ritiro la macchina e dopo pochi minuti sono indietro... lui è ancora in negozio e mi guarda con aria stranita... come per chiedermi cosa ci facessi io lì alle 11.10... io ricambio lo sguardo e, con aria non meno stranita lo guardo come per chiedergli se aveva davvero già fatto avanti ed indietro.<br />
Lui mi chiede se mi sono dimenticato qualcosa... io gli rispondo che non mi sono dimenticato niente e volevo solo ritirare il pane...<br />
Lui mi guarda come se lo prendessi in giro e mi dice che ci vorrà un'oretta e mezza... <br />
Io lo guardo come se fosse lui a prendere in giro me e gli dico che mi aveva garantito che sarebbe stata una cosa di pochi minuti.<br />
Lui mi dice... "Ma no, guardi, si sbaglia, è stato lei a dire che sarebbe stato qui <strong>all'una</strong>"...</p>

<p>Nella foto: "Ciiiiiiiiiiccio"</p>

<p><span class="mt-enclosure mt-enclosure-image" style="display: inline;"><img alt="francociccio01.jpg" src="http://www.tigulliovino.it/rotfl/francociccio01.jpg" width="266" height="161" class="mt-image-none" style="" /></span></p>]]></description>
         <link>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2008/06/vicino_allontano.html</link>
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         <category></category>
         <pubDate>Fri, 20 Jun 2008 07:59:10 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Vantaggi dell&apos;essere single...</title>
         <description><![CDATA[<p><em>"(ANSA) - ISERNIA, 5 GIU - Evade dagli arresti domiciliari per tornare in <br />
carcere e sfuggire alla moglie. Si tratta di un pregiudicato napoletano <br />
di 45 anni. Ieri sera ha bussato al portone del carcere di Ponte San <br />
Leonardo di Isernia chiedendo agli agenti della Polizia Penitenziaria di <br />
rinchiuderlo in una cella perche' non sopportava piu' le invettive della <br />
consorte contro di lui. L'uomo era stato arrestato due anni fa per una <br />
rapina compiuta a Nola."</em></p>

<p>Servono commenti? Per me, che pure amo commentare ciò che leggo, è perfetta così...</p>]]></description>
         <link>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2008/06/vantaggi_dellessere_single.html</link>
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         <category></category>
         <pubDate>Fri, 06 Jun 2008 11:42:30 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Piccoli castori rosicano</title>
         <description><![CDATA[<p>E’ diventato uno slogan pubblicitario, il motto di Oscar Wilde… “so resistere a tutto fuorché alle tentazioni”…<br />
Io sono un po’ così, lo ammetto, per cui risponderò al Rosicatore del Bosco, castoro in circolazione da qualche tempo su Internet, tale Tommaso Farina.<br />
Si tratta di un giornalista del Giornale (anzi, errata corrige, di Libero), che scrive di ristoranti e di ristorazione...<br />
</p>]]></description>
         <link>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2008/05/piccoli_castori_rosicano.html</link>
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         <category>Gastronerie</category>
         <pubDate>Sun, 04 May 2008 20:32:51 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Non è una rece: al Ciasal di San Giorgio al Tagliamento</title>
         <description><![CDATA[<p>Ovvero… chi cerca trova.</p>

<p>Di solito mi scuso della lunghezza dei miei interventi solo alla fine. Stavolta, invece, so già che scriverò molto, per cui inizio scusandomi e da subito ringraziando quei pochi coraggiosi che dovessero dedicare qualche minuto alla lettura di quanto segue…</p>

<p>E’ da parecchio tempo, ormai, che scrivo pochissimo, se non proprio nulla.<br />
Non si tratta (o, quanto meno, non si tratta solo…) di carenza di tempo o di latitare della passione, ma proprio del fatto che, non avendo avuto, a lungo, nulla da dire, ho preferito stare zitto.<br />
Sono, lo confesso, molto deluso dal panorama della ristorazione in Italia, specialmente di quella, teoricamente, di alto livello e (ma questa non è certo una novità) del livello del giornalismo di settore, ulteriormente (IMVVHO) abbassatosi...</p>]]></description>
         <link>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2008/05/non_e_una_rece_al_ciasal_di_sa.html</link>
         <guid>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2008/05/non_e_una_rece_al_ciasal_di_sa.html</guid>
         <category>Gastronerie</category>
         <pubDate>Fri, 02 May 2008 19:28:43 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Lo so, è vecchia...</title>
         <description><![CDATA[<p>... Ma ogni volta che devo spostare in avanti di un'ora le lancette mi viene in mente...</p>

<p><br />
<img alt="cuoreoralegale.jpg" src="http://www.tigulliovino.it/rotfl/cuoreoralegale.jpg" width="155" height="110" /></p>]]></description>
         <link>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2008/03/lo_so_e_vecchia.html</link>
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         <category>Fritto misto globale</category>
         <pubDate>Sun, 30 Mar 2008 19:16:35 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Il Gambero... Rozzo?</title>
         <description><![CDATA[<p>So che sono sei mesi oggi che manco e che, quindi, questa cosa la leggeremo solo il webmaster ed io (nella più ottimistica delle previsioni), oltre a qualche spammer appassionato di penis enlarger, che cercherà di far passare per commento un suo post pubblicitario.<br />
Avendo in via di risoluzione (spero, argh...) un pò di problemi, ho di nuovo (spero anche questo ed ammesso l'abbia mai avuta, ri-argh...) la testa per scrivere qualche sciocchezza su questo blog che l'amico Filippo mi concede.<br />
</p>]]></description>
         <link>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2008/03/il_gambero_rozzo.html</link>
         <guid>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2008/03/il_gambero_rozzo.html</guid>
         <category>Gastronerie</category>
         <pubDate>Thu, 27 Mar 2008 12:09:00 +0100</pubDate>
      </item>
      
      <item>
         <title>Stag - ioni</title>
         <description><![CDATA[<p>Parliamo, del vero tormentone che, ciclicamente, si ripropone: ci sono ancora le mezze stagioni (non dite che non avevate capito il prezioso arzigogolo linguistico del titolo, perchè mi fareste fare un pessimo week end)?</p>

<p>Non so, lo dicevo anche lo scorso anno di questi tempi, chi abbia messo per primo in giro questa bugia, presto divenuta l'archetipo di tutti i luoghi comuni, ma se un giorno lo becco gli faccio passare la voglia...</p>

<p>Allora, dopo che, negli ultimi 12 mesi, le quattro stagioni sono state più precise di quelle di qualsiasi pizza, l'altra notte, con precisione quasi cronometrica (il 22 settembre era passato al massimo da un paio di giorni...), la temperatura è scesa, ha piovuto qualche giorno ed ora ci sono dodici gradi ed un pallido sole, mentre sui marciapiedi si è posato un gran manto di foglie cadute.</p>

<p>Ero rimasto che si chiamava "autunno"... sbaglio?</p>

<p>Nella foto: altre grosse palle</p>

<p><img alt="rilevanti.jpg" src="http://www.tigulliovino.it/rotfl/rilevanti.jpg" width="140" height="140" /></p>

<p><br />
</p>]]></description>
         <link>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2007/09/stag_ioni.html</link>
         <guid>http://www.tigulliovino.it/rotfl/2007/09/stag_ioni.html</guid>
         <category>Il cielo sopra Milano</category>
         <pubDate>Fri, 28 Sep 2007 04:18:37 +0100</pubDate>
      </item>
      
   </channel>
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