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          Il vino del mese - Maggio 2004


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Barbera d'Asti Doc Collarino 2002
Azienda Agricola Franco Roero
Via Zucchetto 8, 14048 Montegrosso d'Asti (AT)
Tel. 0141.956160 Fax 0141.956160

Alcol : 14

Vigoria vegetativa: buona. Produttività: costante e abbondante. Non c'è dubbio, la barbera (intesa come uva) è figlia autentica della sua terra, ovvero del Piemonte contadino più schietto e generoso. Essendo il vitigno piemontese più diffuso, ha una potenzialità produttiva che potrebbe raggiungere tranquillamente i 60 milioni di bottiglie di vino a Doc. Cosa che ovviamente (fortunatamente) non succede. Resta il fatto però che il Barbera è uno dei vini più importanti nel panorama vitivinicolo italiano, oltre che oggetto di una (quasi) irrisolta, eterna questione linguistica: il barbera o la barbera?
Per quel che ci riguarda, entrambi: articolo maschile per il vino, femminile per l'uva, con tante scuse agli amici piemontesi che da sempre, per consuetudine, fanno esattamente il contrario.

Com'è noto, già nel solo Piemonte di Barbera ce n'è più d'uno: d'Asti, di Monferrato, d'Alba, dei Colli Tortonesi, delle Colline Novaresi e persino della Doc Piemonte. I primi due sono quasi parenti: hanno origine dalla stessa zona, ma presentano caratteri diversi. Spesso infatti il Barbera di Monferrato ricorda molto il tradizionale vino da vecchia osteria, cordiale, leggermente frizzante, di poche pretese ma decisamente piacevole. Più famoso il Barbera d'Asti, (a Doc dal 1970), che può presentarsi nelle versioni tranquilla, vivace e Superiore: quello che vi presentiamo questo mese è un esempio di come il duro lavoro di alcuni piccoli produttori, teso al miglioramento in campo e in cantina, ha potuto rendere questo vino uno dei più interessanti rossi piemontesi.

"Cellarino" ha un colore rubino tendente al violaceo, lucido ma non troppo denso, e profumi fruttati-floreali molto freschi e immediati che ricordano la mora nera, la viola. In bocca è scorrevole e vellutato, pieno senza eccessi, con grande equilibrio tannico-alcolico (attenzione ai gradi: 14° non sono pochi) e una buona sapidità. Affinato in botti piccole, pur essendo molto giovane (per il suo potenziale d'invecchiamento) non tradisce le consuete, noiosissime note dolciastro-vanigliate o brutalmente legnose tipiche dei vini barricati, ma un bel retrolfatto pulito e gradevole di legno di liquirizia, una buona bevibilità e un finale asciutto e persistente. L'abbiamo provato con spaghetti all'arrabbiata (non troppo piccanti) e spezzatino di manzo: perfetto.

Voto di TigullioVino.it (da 1 a 5 chiocciole) : @@@


Elisabetta Tosi