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30.05.06

Amici miei

Mi dicono che è buona regola ricambiare la cortesia di chi 'linka' - orribile neologismo internettiano per dire semplicemente che 'riporta il tuo collegamento' - al tuo sito, facendo altrettanto. Perciò ecco i link dei miei amici (italiani) e più in generale di siti che mi piacciono e/o frequento. In rigoroso ordine sparso, e ovviamente passibile di aggiornamenti.

www.aristide.biz il blog di un appassionato 'vero'. Informato, competente, equilibrato. Una sicurezza.
www.vinoalvino.org Il blog di Franco Ziliani: tempestivo, ironico, polemico (ma non sempre: diciamo spesso), in ogni caso imperdibile.
www.giornaleadige.it Info e gossip su Verona, la città di Vinitaly, e dintorni.
www.internetgourmet. it Qual'è l'olio del Garda più buono? e il Lugana (vecchio) più affascinante? e il ristorantino benacense più accogliente? Chiedetelo ad Angelo Peretti, lui lo sa.
www.gastronauta.it Il sito di Davide Paolini. A me 'mi' piace.
www.tommasofarina.com Il sito di un sommelier -gourmet.
www.porthos.it Ebbene sì, appartengo anch'io al (peraltro folto e ben frequentato) club di "sangiorgiani"...Sandro, la voce (a volte) scomoda del vino e non solo.
www.acquabuona.it Un sito che seguo da anni e continuerò a fare. Onesto, piacevole, documentato
www.vinealia.org. Ottimo il servizio di news, e le degustazioni, e tutto il resto.
www.vinit.net Altro sito di notizie e info varie.... Da consultare.
www.teatronaturale.it Un sito d'informazione, riflessione, cultura a 360 gradi per chi ama il nostro oro liquido, l'olio d'oliva.
www.cucinaevini.it Per tenersi informati di ciò che avviene nelle edicole, ecco i flash da una delle mie riviste preferite
www.vino-biologico.blogspot.com News e aggiornamenti dal vino bio.
www.marketingdelvino.it Tenersi aggiornati anche in materia di marketing dovrebbe essere d'obbligo per tutti: il sito di Slawka ci aiuta
www.winereport.com Da visitare di frequente il forum di Gremul, il chiaro, giuzzi e altri amici...




26.05.06

La Docg che non avremo

Un pensiero da qualche tempo mi inquieta. Come mai non si sente più parlare della Docg prossima ventura per l’Amarone della Valpolicella? I consumatori di mezzo mondo si meravigliano che ancora non l’abbia ottenuta, gli estimatori la chiedono a gran voce, l’ha auspicata persino Gianni Alemanno, oggi ex-ministro delle politiche agricole, quand’era nell’esercizio delle sue funzioni e a Verona ci capitava spesso e volentieri...
Insomma, tutti la vogliono, ‘sta benedetta garantita.
Tutti, eccetto i produttori stessi.
Ecco perché l’Amarone della Valpolicella non sarà mai un vino a denominazione d’origine controllata e garantita.

Succede come per i miei serial televisivi preferiti, “Alias” e “Desperate Housewives” : per mesi – ma nel caso dell’Amarone-serial si parla di anni – ne segui le vicende, appassionandoti sempre più, e poi, tutto ad un tratto, fine. Della puntata e della serie. La storia è lungi dall’esser conclusa naturalmente, ma intanto tu resti lì, con un palmo di naso. E adesso? Circa la pratica per la Docg di Amarone e Recioto della Valpolicella, le ultime notizie di corridoio davano la richiesta ormai giunta a Roma, e si favoleggiava di un incontro decisivo, che si sarebbe dovuto tenere a metà maggio o dintorni…
Bene.
Maggio è praticamente finito, l’incontro – questo lo so per certo – è avvenuto e …tutto tace. Pessimo segnale. Si dice che, nei mesi scorsi, il Comitato delle Doc sia stato sommerso da una valanga di ricorsi di produttori, se non peggio, contro una proposta di disciplinare che a qualunque persona dotata di buon senso appare come un regolamento illuminato, sia pure coraggioso, ma assolutamente logico e assennato, e agli occhi dei produttori della Valpolicella dev’essere sembrato invece un delirio di fanta-politica viticolo-enologica. Morale della storia, anzi del serial?

Mi sbaglierò, ma temo che sia fallito anche l’ultimo tentativo di difendere uno dei più grandi vini rossi italiani dalle mille insidie dei mercati internazionali (dove tutti si stanno scoprendo grandi appassitori di uve e produttori di vini ‘alla moda dell’Amarone’), oltre che dai colpi di testa dei suoi stessi produttori – se non di tutti, di molti –.
La risposta alla domanda che troppi si fanno da troppo tempo non può perciò essere che una sola: l’Amarone della Valpolicella non ha la “garantita” perché i produttori non la vogliono. Possiamo perciò rassicurare tutti coloro che lamentano che in Italia ci sono troppe Doc, Docg e Igt , che fanno solo tanta confusione agli occhi del povero consumatore; non saranno i produttori della Valpolicella ad aggravare questa situazione, rivendicando una nuova Docg.
Almeno questa è una buona notizia. O no?




24.05.06

Voglio la par condicio con la Coca Cola

Negli ultimi anni i produttori di barrique hanno subito un calo vistoso nelle vendite delle stesse: fino al 35 per cento. I vini al gusto di legno piacciono sempre meno: e allora, perché legalizzare adesso anche nei vini europei l'uso delle chips ?

Dopo anni di entusiasmo, il consumatore “avanzato” si è stancato di questa tipologia. Forse interessa a certi mercati nuovissimi, come quello cinese, che nel vino vedono innanzitutto uno status symbol occidentale e sono quindi disposti a ingoiare qualsiasi cosa.

A Bruxelles ci hanno forse preso per cinesi?

Esigo la par condicio. Quando la Coca Cola accetterà di modificare la formula della sua bevanda, adattandola di volta in volta ai gusti dei consumatori dei diversi mercati internazionali (come fa la Chupa Chups con i suoi celebri lecca-lecca a pallina), allora noi italiani accetteremo di fare il vino al gusto di banana, ciliegia, cocco o quel che sarà, come se fosse una bevanda industriale qualsiasi.
Ma finchè la Coca Cola intenterà cause legali miliardarie a chiunque si azzardi a mettere le mani sul suo tesoro, noi italiani siamo autorizzati a scendere in piazza e ad alzare barricate, inscenare manifestazioni, proteste e cortei a difesa della nostra cultura enologica, e a ribellarci contro chi cerca di spacciare un fermentato d'uva addizionato con i legnetti per “vino al gusto internazionale”. Anzi, per vino e basta. E non venitemi a dire che solo così si mette l'Italia in condizioni di competere con i paesi del Nuovo Mondo. Non sarà qualche manciata di legnetti a permetterci di rimediare ad anni di errori di marketing e di poca (o nulla, o mediocre) comunicazione.

Raccogliamo ciò che abbiamo seminato. Negli ultimi 10-15 anni ci siamo trastullati - produttori e comunicatori - soprattutto con i vini di fascia alta e altissima, quelli di cui è gratificante parlare perchè fanno fino, danno soddisfazione. E così abbiamo perso il controllo di quelli di fascia media e bassa, ovvero di quelli che "non fanno fino" a parlarne (e a scriverne) però fanno cassetta, perchè si vendono a milioni di pezzi (bottiglie o brik) nei supermercati di tutto il mondo. E i paesi nuovi produttori hanno approfittato della nostra defalliance. E adesso le regole del gioco le dettano loro. Per noi, riguadagnare il tempo e gli spazi perduti, sarà durissima.




22.05.06

100 Superwhite a Monteforte

campanile e doccione web.jpg

Si chiama "Tutti i colori del Bianco - 100 bianchi super star in verticale",
l'evento a carattere nazionale che avrà luogo il 27 e il 28 maggio a
Monteforte d'Alpone (VR), organizzato dal Consorzio Tutela Vini Soave e
Recioto di Soave.

Oltre 100 aziende produttrici di vino bianco
provenienti da tutta Italia prenderanno parte alla manifestazione all'interno del suggestivo chiostro medievale del Palazzo Vescovile di Monteforte. Dall'Alto Adige alla Sicilia, ogni cantina metterà in assaggio lo stesso vino prodotto in due annate differenti: il primo non dovrà essere più giovane dell' annata 2003, il secondo verrà scelto invece da
ciascuno dei produttori tra annate ancora più remote. Degustazioni a parte, l'appuntamento da non perdere è quello di sabato 27 maggio: alle 10 infatti si terrà una sorta di talk show a più voci nel quale saranno chiamati a intervenire giornalisti esperti di bianchi, ristoratori e produttori.
Poi, tutti ai banchi d'assaggio.




19.05.06

Giù le mani dalle scuole di enologia!

Ok, il tempo delle presentazioni è scaduto. Molte questioni urgono. Una di queste, a mio avviso molto seria, sembra però non trovare alcuna eco nel mondo vinicolo, e neppure in quello dei media di settore. Almeno finora.

Parliamo della riforma scolastica. Che la qualità dell'insegnamento italiano sia in caduta libera da molti anni, è una (mia) 'impressione condivisa anche da molti insegnanti. La nuova riforma Moratti, detta delle 3 I (inglese, informatica, industria. A cui sarebbe fin troppo facile aggiungerne una quarta: ignoranza!) tra le molte proposte sbagliate e/o inopportune e/o semplicemente stupide, ha inserito quella che prevede la trasformazione degli istituti tecnici in generici “licei tecnologici”, con nuovi programmi didattici. Suona meglio, vero? Peccato che tra le scuole a rischio di "trasformazione" ci siano anche quelle di enologia. Dieci gloriose e storiche istituzioni a specializzazione viticolo-enologica (da quella di Conegliano a quella di Alba, da San Michele all'Adige a Marsala, Siena, Avellino ecc.) in cui si sono formati la maggior parte dei migliori enologi e/o produttori oggi in attività. L'allarme è stato lanciato dalle Città del Vino al recente Biteg Forum 2006 di Riva del Garda: se la riforma Moratti diventa operativa, i futuri enologi potranno diventare tali solo nei corsi di laurea in viticoltura ed enologia. Che in Italia sono già più di 20. Le scuole di enologia insomma sparirebbero, con la sola eccezione di quella di San Michele all'Adige, protetta dalla legge provinciale n° 5 del 15 marzo 2005 sull’alta formazione professionale. Ma sarebbe l’unica.
Ora: agli attuali enologi noi giornalisti rimproveriamo sempre un sacco di cose e il loro contrario. Di non capire un accidente di marketing – o di capirne anche troppo; di non saper trattare con i media, il pubblico, i clienti – o di esserne fin troppo capaci; di essere troppo presenzialisti/divi/personaggi – o di non esserlo affatto. E via lamentando.
Di una cosa però non possiamo rimproverarli. Di non saper fare il vino. Quello lo sanno fare, eccome. Meglio di chiunque. Ebbene, queste persone, molte delle quali sono (anche) laureate, sono innanzitutto uscite da queste scuole, nelle quali per cinque, sei anni hanno vissuto tra cantine, vigneti, laboratori e aule, tutti i giorni per nove mesi l’anno. Una full immersion a tempo pieno che la nuova riforma pretenderebbe di sostituire con tre anni di Università, molta teoria, un po' di pratica. Stage, la chiamano.
Se gli istituti agrari con indirizzo in viticoltura ed enologia dovessero insomma sparire, anziché essere difesi, valorizzati, sostenuti come meritano, non sarebbe solo una “perdita culturale”. Sarebbe un disastro con immediati, prevedibili risvolti economici e occupazionali, di cui ci pentiremmo subito.




17.05.06

Benvenuti

Benvenuti,
questo è il mio "author's corner". Siete liberi di mettervi semplicemente seduti ad ascoltare, ma se volete potete intervenire nelle conversazioni, commentare, raccontare qualcosa di voi...
Il tutto con educazione, moderazione e civiltà. Urbanitas, la chiamavano i latini.
In questo blog troverete ciò che molto difficilmente trovereste nei media ai quali collaboro abitualmente: il mio pensiero.

Questo perchè, professionalmente parlando, mi considero una giornalista e non un'opinion leader; il mio compito è dare-fare informazione, non dire la mia.
Se questi miei scritti potranno essere di utilità per qualcuno, ne sarò felice.
Se vi indurranno a fermarvi un attimo per riflettere o per approfondire un argomento, ancora meglio; avrò raggiunto il mio scopo, quello di regalarvi un attimo di otium.
Perchè, come diceva Cicerone, "un uomo che non può permettersi un momento di ozio, non è un uomo libero".
Benvenuti in quest'angolo di libertà.




Soave, Festa dell'Imperial Castellania

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Grande festa del vino e della storia, domenica 21 maggio a Soave. Il programma completo lo trovate qui
Tema di quest'anno, "vino e salute", ospite d'onore il prof. Alberto Bertelli, ricercatore presso il dipartimento di Morfologia Umana dell’Università di Milano e presidente della Commissione “Vino e salute” dell’OIV, oltre che responsabile scientifico di “Enotria” 2006, l’annuario edito dall’Unione Italiana Vini e dedicato proprio a questo argomento.

Tema di quest'anno, "vino e salute", ospite d'onore il prof. Alberto Bertelli, ricercatore presso il dipartimento di Morfologia Umana dell’Università di Milano e presidente della Commissione “Vino e salute” dell’OIV, oltre che responsabile scientifico di “Enotria” 2006, l’annuario edito dall’Unione Italiana Vini e dedicato proprio a questo argomento. Bertelli è lo studioso italiano che più di ogni altro negli ultimi anni ha indirizzato la sua attività nell’evidenziare gli aspetti salutistici del vino bianco, e in occasione di questa giornata terrà una breve relazione sullo stato dell'arte delle ricerche mediche sui risvolti salutistici del vino.




Qualcosa (di me) che non sapete...

Veronese, giornalista per vocazione, indipendente per scelta (sono allergica agli orari d’ufficio/redazione). Laureata (col massimo dei voti) in filosofia, dopo anni di lavoro giornalistico in radio, tv, carta stampata (ricco e articolato curriculum professionale offresi se interessati), approdo al mondo del vino e della viticoltura.
Nel quale finalmente mi fermo.
Per ora.
Domani, si vedrà.

Qualcosa che mi piace: gli spaghetti al pomodoro fresco e la cioccolata. Non insieme, però.

Qualcosa che ammiro: il sense of humour e l’autoironia. Sono sempre segno di grande, raffinata intelligenza. E cultura. Ed educazione.

Qualcosa che non sopporto: l’ignoranza, la prepotenza, la disonestà. Soprattutto quella intellettuale.

Qualcosa che so fare: scrivere. Ma soprattutto so ascoltare.