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30.06.06

Legni con la fedina penale pulita

Giuro che questa mi mancava. Proprio vero che non si finisce mai d'imparare.
Sapevate che anche nella categoria "legno" ce n'è di "onesto" - e, desumo, anche di "disonesto" - ?

Lo ha dichiarato nientemeno che la più autorevole associazione di categoria degli addetti ai lavori, l'Assoenologi.
Interpellati a proposito dell'uso dei trucioli di legno da mettere nel vino con la benedizione della legge italiana e quindi alla luce del sole - dopo che per anni sono stati messi nella clandestinità, ops, scusate! diciamo "a scopo di sperimentazione & ricerca" - per bocca del loro direttore generale Giuseppe Martelli, gli enologi italiani dicono
"sì all’utilizzo del legno nel vino", ma solo quello che definiscono “legno onesto”, ovvero doghe, chips e trucioli, "atti a cedere al vino solo le sostanze naturali contenute nel legno", proprio come fanno botti e barrique.

La "concia" insomma deve dare al vino aromi di vaniglia, rovere, al massimo noce di cocco (a dare tutti gli altri, di aromi, ci possono benissimo pensare i lieviti selezionati).

Il fatto che gli amici enologi per bocca del loro direttore generale si siano sentiti in dovere di fare questa precisazione ("legno sì, ma mi raccomando, che sia onesto!!") tuttavia m'inquieta un po'. Recusatio non petita, accusatio manifesta, dicevano i latini. Scusa non richiesta, accusa manifesta, diciamo noi.
Insomma, cosa vogliono indurci a pensare? che finora c'è stato anche chi usa trucioli taroccati che cedono al vino "sostanze naturali estranee al legno"? che all'estero li usano?
E ancora. Come si riconosce un "legno onesto"? In base a che cosa, ad un certificato di buona condotta?
Non affannatevi a rispondere. Pensateci su e basta.
Io mi prendo una pausa di riflessione. Al mare.




28.06.06

Ciao Cesare

Una notizia tristissima, giuntami proprio adesso. E' improvvisamente mancato Cesare Franceschetti, stimato e apprezzato rappresentante in Italia delle migliori case vinicole: Antinori e Krug erano tra i molti nel suo portafoglio clienti. Aveva solo 49 anni ma da sempre era attivo nel mondo del vino, in particolare nel canale dell'horeca.

Primo di quattro fratelli , Cesare era figlio del grande Nino Franceschetti, per molti anni enologo-principe dell'azienda Masi e in seguito consulente e amico di produttori oggi celeberrimi (tra i veronesi, Allegrini e Pieropan) che tanto devono anche al suo lavoro, alla sua amicizia e ai suoi consigli. Cesare avrebbe voluto studiare enologia, ma suo padre non era d'accordo: il brano che segue è tratto da un libro, una biografia dedicata allo stesso Nino, che Veronelli mi aveva commissionato...e che per tanti motivi - compresa l'improvvisa scomparsa del grande Gino - non ha mai visto la luce...

"Tirati su, praticamente, a pane e vino, c’era da aspettarsi che almeno qualcuno dei quattro ragazzi Franceschetti si sarebbe messo in testa di seguire le orme paterne, e infatti Cesare cominciò presto a manifestare il suo interesse per il mondo del vino. Ma suo padre non ne era affatto contento.

"Cesare era il mio specchio: mi osservava e imitava in tutto. E io ero preoccupato, perché sapevo quanta fatica costi affrancarsi dalla figura paterna. Per questo non volli che studiasse enologia, e quando terminò le superiori lo mandai a lavorare presso un amico che aveva un albergo. Dopo due anni tornò a casa: ‘voglio fare il rappresentante di vini’, mi disse, ‘almeno rimango nel settore che mi piace’. E così fu. Oggi è un grande professionista, e la sua forza è che vende il vino solo se gli piace davvero.
"
Cesare era anche molto attivo nelle iniziative, nella promozione: nel 1998 aveva fondato, insieme ad amici come Severino Barzan della Bottega del Vino di Verona, il Wine-Cellar Club, di cui era segretario. Un'associazione aperta a tutti gli appassionati e dedita, come si legge nello statuto, "all''educazione degli associati alla degustazione del vino, dei suoi derivati ed ai piaceri della tavola ed alla promozione e protezione dei valori enogastronomici". Sarà dura senza di lui. Anche perchè, per quel poco che ho avuto modo di conoscerlo e frequentarlo, Cesare era una persona allegra, attiva, generosa, intraprendente, sempre pieno di idee. Un appassionato ammirevole del Vino, con la V maiuscola e grandissimo degustatore . Alla sua famiglia, a suo padre Nino, ai suoi numerosi amici ed estimatori il nostro più partecipe cordoglio.

Ciao Cesare, oggi il mondo del vino ti piange.




25.06.06

Viaggio in Portogallo in 4 giorni e 21 lettere

visione Douro.jpg
Grazie ai buoni uffici della sezione Veneto Occidentale di Assoenologi, insieme ad un amico e collega del quotidiano locale (Lucio Bussi de "L'Arena" ) sono riuscita a infilarmi tra i 32 enologi veneti che di recente hanno partecipato ad un viaggio-studio di 4 giorni alla scoperta del Douro e dintorni. Migliaia i km percorsi e tante, troppe, le cose viste, assaggiate, conosciute, ascoltate. Quello che segue perciò – a puntate - è solo un bignami di quest’esperienza. Anzi, un alfabeto. Chi volesse saperne di più, mi scriva. E ora, vamos a empezar…

A come azulejos: L'azulejaria è l’arte decorativa tipica del Portogallo, e consiste nel dipingere con le tonalità del blu – azul - delle mattonelle di maiolica bianche (azulejos), seguendo un procedimento specifico. Le facciate di molte case e palazzi, la hall della stazione ferroviaria di Oporto, fontane e monumenti sono ricoperte di queste ceramiche, che fanno del Portogallo il paese blu.

e come Ambasciatore: Emilio Barbarani, veronese, è quello italiano a Lisbona, e siamo stati suoi ospiti a cena la nostra prima sera in Portogallo. Colto, raffinato, educatissimo, eppure simpatico e alla mano: un gentleman autentico, il miglior bienvenidos in Portugal che potessimo avere.

B come… baccalà e barcos. Il primo è tra i piatti nazionali portoghesi, cosa che fa sentire subito a casa un qualsiasi veneto. In questa regione infatti va forte il baccalà alla vicentina. Qui lo fanno alla portoghese, è un'altra cosa (credo) ma è buonissimo lo stesso. Le seconde invece sono delle pittoresche imbarcazioni cariche di botticelle, che si cullano sulle acque del fiume di Oporto. Un tempo venivano usate davvero per il trasporto del vino, ora sono un'attrazione turistica, e un'insegna pubblicitaria delle numerose celebri case vinicole di Porto che in questa città hanno ancora i magazzini.

C come...cicogne e Coimbra. Le prime nidificano volentieri sui tralicci dell'alta tensione, e fanno nidi così grandi che sembrano dischi volanti. La seconda è famosa e storica città universitaria, tra le più antiche del mondo, sede di otto facoltà: vi studiò perfino Fernando, che quando si trasferì in Italia cambiò nome in Antonio e divenne santo. Poichè ha origine gesuite, ancora oggi gli universitari si distinguono per una divisa che ricorda quella dei gesuiti: giacca e pantaloni neri per i ragazzi, camicia bianca e cravatta nera, giacca e gonna nera per le ragazze, camicia bianca e cravatta nera. Facevano caldo solo a guardarli.

D come... Douro, naturalmente. Bellissima regione, paesaggisticamente ed enologicamente parlando. Il Porto nasce qui. Si calcola, ma di preciso non lo sanno nemmeno i locali, che in questa zona si trovino non meno di 300 cultivar autoctone, bianche e rosse. Abbiamo visitato aziende con vigneti centenari, dove le uve bianche e rosse sono mescolate, raccolte insieme e vinificate separatamente. Il Douro rientra nel Cervim, il Centro internazionale della viticoltura di montagna, perchè davvero costringe ad una viticoltura eroica: le pendenze dei vigneti a rittochino richedono abilità da acrobati più che da agronomi. Qui 5 giovani produttori, i Douro Boys, stanno cercando di movimentare un po' un panorama enologico un po' troppo ingessato sul Porto e i suoi fasti, realizzando vini bianchi e rossi, tutti rigorosamente da vitigni portoghesi, da entusiasmare chiunque - e da far pensare a parecchi colleghi, soprattutto italiani.

E come...enologi. I miei compagni di viaggio erano tutti veneti, per la maggior parte veronesi. Ce n'erano della vecchia guardia, di quella nuova e di quella di mezzo, ma tutti pezzi grossi, ovvero direttori di cantine cooperative o titolari di aziende di prestigio. Oppure acclamati consulenti delle une e delle altre. Nel complesso un gruppo ben affiatato, e anche abbastanza disciplinato. Ogni giorno infatti siamo riusciti con cronometrica regolarità ad essere in ritardo sulle tabelle di marcia . (continua...)





21.06.06

TigullioVino Meeting, c'eravamo anche noi

A rigor di logica non dovrei parlarne, perchè lavoro da anni - con soddisfazione - con Filippo Ronco e quindi mi ritengo parte in causa nell'evento (anche perchè alcune delle aziende presenti le ho recensite io).
Nonostante ciò ne parlo perchè questa è la categoria "Conflitto d'interessi", perciò siete avvisati.

Ebbene, il famoso TigullioVino Meeting è stato un successo, anche se mi aspetto il commento del solito produttore (categoria "maicontenti") che troverà senz'altro qualcosa di negativo da far notare. Beh, dal mio modestissimo e opinabile punto di vista è andato tutto bene. Afflusso costante e imponente di pubblico dalle 15 in poi, atmosfera rilassata, ottima accoglienza, location fantastica (l'Excelsior Palace di Rapallo), organizzazione impeccabile. La temperatura era quella giusta, per gli umani e per i vini, e il ghiaccio per i bianchi o le bollicine sempre disponibile. Principesco anche il buffet.
Noi c'eravamo, ovviamente: c'era anche Antonio (Tombolini) e i suoi fantastici biscotti alle olive. E c''era il Blogger's Corner, ma è stato zittito all'istante: un altoparlante in un hotel a 5 stelle è gradito come una colonia di pulci su un cane col pedigree. C'erano Fiorenzo , Massimo ex-Peperosso e futuro non-sappiamo-bene-ancora-cosa, c'era la simpatica Slawka, e c'era ovviamente il grande Aristide, ovvero Giampiero Nadali, con il quale ho condiviso il viaggio Verona-Rapallo a-r e quindi parecchie ore di stimolanti e mai banali conversazioni. Abbiamo scoperto di amare (tra l'altro) la stessa musica, per cui mi azzardo a ipotizzare che andremo sempre (più meno) facilmente d'accordo.
Da un punto di vista eno-giornalistico, ho fatto degli ottimi assaggi, e posso affermare che si va sempre più diffondendo una consolante tendenza: la riscoperta del "vino del nonno". Rivisitato con le tecniche e i criteri agro-enologici di oggi. Qualcuno, insomma, comincia a sospettare che sull'onda dell'entusiasmo per la nuova enologia, il mercato globalizzato e il gusto internazionale, facendo piazza pulita di tutto ciò che sapeva di "passato", si è buttato via il bambino con l'acqua sporca.
E ora sta correndo a recuperare il bambino.




16.06.06

Un vino per un peccato

L'idea è simpatica, il filo conduttore di quest'anno intrigante. Da sei anni la Fondazione Aida organizza a Verona una bella iniziativa, tra il curioso, il culturale e il gossip: "Sorsi d'Autore".

Si tratta di incontri-chiacchierate con personaggi dello spettacolo, della musica, dell'arte, di quel-che-volete comodamente seduti sul palco allestito in qualche salotto buono della città o dei Comuni limitrofi, chiaramente all'aperto: ville, piazze, cortili e simili. A tutti, ospiti e pubblico, durante l'incontro vengono offerti calici "di quello buono" di aziende titolate come Zenato, Bolla, Bertani, Seiterre e simili.
Il tono - con il bicchiere in mano - non può che essere rilassato, la conversazione mai banale, i vini sempre eccellenti. Insomma, un modo intelligente e piacevole di trascorrere una serata. Di questi incontri se ne terranno da giugno a settembre - ad un paio di serate, il 2 e il 22 settembre, sul palco ci sarò anch'io, per presentare i vini delle aziende Tedeschi e Bolla - ma l'idea carina di quest'anno è il concorso "Un vino per un peccato". Inviando un SMS ispirato al vino e al peccato di ogni incontro al n. Vodafone 340 43 99 015, il più simpatico verrà scelto da una giuria di esperti e premiato. Questi i giorni utili per inviare il messaggio: 22/06 [tema: l'accidia], 13/07 [tema: l'ira], 15/07 [tema: l'avarizia], 18/07 [tema: la superbia], 30/08 [tema: la gola], 1/09 [tema: liberi o prigionieri da ogni peccato], 2/9 [tema: l'invidia], 21/09 [tema: la lussuria].

Perciò, prima di mandare la materia grigia in vacanza sforzatevi di trovare qualche frasetta ad hoc...
Premi in natura, ovviamente. Ovvero, bottiglie di vino (scelte tra le 104 che hanno vinto il Verona Wine Top di quest'anno e offerte dalla Camera di Commercio di Verona) e formaggio (gentilmente offerto da Vero Italiano).




15.06.06

La tentazione della dietrologia

Un semplice commento a margine di una manifestazione a sfondo vinicolo che anche questa volta si è rivelata per quello che abbiamo sempre sospettato che sia: una perdita di tempo.
Per molti, in aggiunta, una grossa delusione.

Qualcuno ha notato, giustamente, come, nonostante tutti gli sforzi degli organizzatori, l'evento sia stato clamorosamente ignorato dai più. Pazienza per politici e rappresentanti di governo vari, che l'hanno bellamente disertato: è noto che sono più lunatici e imprevedibili dei gatti siamesi. Ma la stampa...! I giornali hanno clamorosamente ignorato il tutto, relegando la cosa, al più, in qualche breve delle pagine interne.
Una sagra di paese avrebbe avuto un successo mediatico maggiore.
I dubbi sono d'obbligo: vuoi vedere che...qualcuno congiura contro...chissà cosa c'è sotto, anzi dietro...il sospetto è scontato...
A volte però la verità è così semplice da apparire disarmante e quindi insoddisfacente. In questo caso c'è poco da fare della dietrologia, anche se è il secondo sport nazionale (dopo il calcio).
E' una manifestazione di cui il mondo del vino non ha bisogno.
E ciò di cui non si ha bisogno si lascia perdere.

Anche se i parcheggi erano gratuiti.




14.06.06

WBA, quando il gioco si fa duro, i wine blogger cominciano a giocare

E' con grande piacere che annuncio ai miei 5 lettori la nascita ufficiale della WBA, ovvero la Wine Blogger Association.
Chi ha assistito alla tavola rotonda "Blog & vino: business, storie e opportunità" tenutasi a Verona durante il Vinitaly di quest'anno, se lo ricorda: era stato Franco Ziliani a lanciare l'idea di coordinare i wine bloggers in un'unica grande associazione.

Detto, fatto. I cybercittadini della grande rete non hanno nè i tempi della burocrazia italiana nè la lentezza di riflessi e di pensiero di tanta parte del mondo del vino. Così, nel giro di poche settimane l'idea è divenuta realtà. Degno di nota, attenzione e lettura soprattutto il Codice Etico WBA.

Agli amici della WBA i più sinceri auguri di buon lavoro dall'ultimo (per ora) nato tra i wine blog, che in quanto tale pensa che al momento sia meglio, per lui, starsene buono in un angolino a imparare dai "grandi"...




La sagra dell'ovvio

Si sta tenendo in questi giorni a Milano una manifestazione che vorrebbe destabilizzare il mondo delle fiere del vino, spostandone il baricentro da una città dove è radicata da 4 decenni a una più nota per la moda, la musica e molte altre belle cose, ma non certo per il vino.

Beh, possiamo dormire sonni tranquilli. Quello che si sta dicendo in questi giorni in questa capitale italiana dell'industria altro non è che la ripetizione con poche, scontate varianti di quanto è già stato abbondantemente detto altrove, e negli anni passati per di più.
Qualche esempio: è stata presentata una ricerca sulle chiusure delle bottiglie in cui si dice che il futuro è nei tappi a vite. Beh? dov'è la novità? Non solo la cosa è risaputa, ma è perfino già superata. Quegli stessi paesi che infatti dicono di volere solo tappi a vite per le loro bottiglie, alla luce di anni di esperienza stanno cominciando a fare marcia indietro, dopo aver scoperto che, soprattutto i vini rossi, non riescono a maturare, e si presentano mediocri e piatti. Tutto da rifare: vuoi vedere che il futuro è ancora nei cari, vecchi tappi di sughero? Con buona pace di David Skalli, perciò, che ha presentato la ricerca, per avere qualche dato veramente nuovo converrà aspettare il 28 giugno e il congresso internazionale dell'OIV in Spagna.

Seconda non-novità: una ricerca dell'Osservatorio marketing del vino della Bocconi scopre che i consumatori "sono sensibili anche ai costi e cercano il miglior rapporto qualità-prezzo che sembrano trovare nella fascia premium, che va dai 5 ai 12 euro, con tendenza al rialzo verso i 13-14 euro". Ma guarda un po', non l'avrei mai detto.

Terza non-novità: Civiltà del bere premia i 15 grandi artisti del vino in Italia. Domanda a bruciapelo: secondo voi chi sono? Esattooo! Cotarella Riccardo, Dal Forno Romano, Bernabei Franco, Tachis Giacomo, Voerzio Roberto, Maculan Franco...Ah, dite che sono già stati abbondantemente premiati in passato, e con essi i loro vini? Boh, si vide che il buon Pino Khail, direttore dell'illustre rivista, comincia a perdere colpi e non se lo ricordava più...avrà pensato che a questi illustri signori un premiuccio bisognava pur darlo...
o forse gli organizzatori della kermesse non sapevano che stavano scoprendo l'acqua calda, perchè questi grandi dell'enologia nostrana sono già stati premiati "enne" volte ...vedi cosa succede quando per vivere ci si occupa di altro, e non di vino?...

Quarta non-novità....ehi, ve ne andate di già? siete già stufi? anch'io, perciò finiamola qui.

Sono contenta di aver risparmiato i soldi del biglietto di treno e metrò per arrivare fino a Rho-Pero. Non mi sono persa niente che valesse il viaggio.




13.06.06

Grazie a tutti!

Non so in quanti siete, dall'altra parte dello schermo del pc: a giudicare dal numero di commenti che mi arrivano, avrei detto quattro o cinque.

Invece, caspita, siete tantissimi. Questo blog non ha nemmeno un mese di vita e già si è guadagnato la quinta posizione nella classifica dei "Top Five - I blog italiani più cliccati" riportata dal mensile "Il Mio Vino Professional". Alle spalle di un colosso (di fama) come Papero Giallo di Stefano Bonilli, di un solido riferimento come Aristide - la prossima volta che incontro Giampiero Nadali mi toccherà dargli del lei... -, di una vecchia (si fa per dire!) volpe come Franco Ziliani e di un'esperta di marketing del vino come Slawka.
Beh, è una soddisfazione. Come dicono in America, "grazie, siete un pubblico fantastico"!




12.06.06

Il vino è una bevanda come un'altra....

E quindi posso "correggerla" come mi pare. E' troppo acido? aggiungo zucchero. Troppo duro, tannico, astringente? Patrick Farrell ti risolve anche questo problema. Infatti ha inventato un aggeggio, il BevWizard Wine Enhancer, che sembra un tappo con versatore, ma in realtà contiene dei magneti in grado di "addomesticare" i tannini rendendoli più morbidi e accattivanti.

Bastano 30 dollari e un Barolo o un Amarone della Valpolicella troppo giovani, o un qualsiasi vino del Medoc - che se non ha almeno 10 anni ti staffila il palato come una carezza con la carta vetrata - diventano lisci come la seta, proprio "come se" fossero stati sottoposti ad un imprecisato numero di anni di invecchiamento/affinamento. Nulla di strano, nè di nuovo: prendiamo 'sta bevanda da uva fermentata e la trattiamo "come se" fosse vino. Viviamo nell'era del virtuale e quindi "virtualizziamo", rendiamo irreale e finto anche il vino. Lo stiamo già facendo - vedi l'uso dei chips. Perciò che c'è di male a chiedere di poter rendere più piacevole anche un vino da due soldi - pardon, due dollari - come il diffusissimo Two Buck Chuck, fingendo di bere un costosissimo Bordeaux? Dopotutto si vive anche di sogni e di illusioni. Soprattutto quando non possiamo permetterceli.
A ben vedere poi, è perfino piacevole, questo aggeggio. Fa una bella figura sulla bottiglia. Largo alle innovazioni!

ps.: il primo che afferma che il Nuovo Mondo è il paese del futuro dell'enologia, si becca un pugno sul naso.




10.06.06

L'uva è un frutto che si mangia. A tavola.

Premessa n.1: in questa sezione parlerò di vini, cantine, personaggi del mondo del vino e dintorni.
Alcuni di essi possono essere miei (cari) amici. Alcuni no. Con certuni posso perfino avere dei rapporti di lavoro. E forse no. A volte ne parlerò bene, e a volte no. Io voglio sentirmi libera di scriverne: voi sentitevi liberi, all'occorrenza… di leggere qualcos’altro.

Premessa n.2: in questi nostri tempi impazziti, forse fa bene ricordare che il vino viene da un frutto che si chiama uva, e che l'uva (da vino) si può mangiare anche così com'è, a tavola. Forse non con la pastasciutta, ma quasi. Dipende dalla pastasciutta.

La famiglia Speri di Pedemonte, storica dinastia di ottimi vignaioli della Valpolicella che nel tempo ci ha regalato - e continua a regalarci - vini fantastici, di recente ha sostenuto un progetto insolito e lodevole: un libro di ricette.
Si chiama "L'uva nel piatto" (Bibliotheca Culinaria) e porta la firma nientemeno di Bruno Barbieri.
Ora, io non mi occupo, professionalmente parlando, di gastronomia, ma di vigneti e cantine con annessi e connessi. Di prelibatezze culinarie non so nulla, mi basta poterle assaggiare ogni tanto . Ho avuto il privilegio di assaggiare alcuni piatti di Bruno, ed è stata un'esperienza fuori dal comune. Gli accostamenti di sapori e ingredienti che riesce a fare sono ...spaziali, da extraterrestri. Niente a che vedere con la visionarietà gastronomica di certi chef alla moda, però: qui si parla di cucina del territorio interpretata con un po' (un po' tanto) di fantasia e di classe. Il libro in questione, diversamente dai soliti, non propone abbinamenti cibo-vino, ma cibo-uva. E le uve sono quelle semisconosciute persino ai locali: varietà autoctone della Valpolicella come la cabrusina, la dindarella, la rossignola. "Dopotutto, perchè un chicco d'uva praticamente introvabile dovrebbe essere considerato meno di un tartufo?" si legge nel risguardo del volumetto, peraltro magistralmente reso dalla fotografia di Janez Puksic. "L'unica maniera per scongiurare l'estinzione di certi vitigni è portarli in cucina insieme a quelli celebri" sentenzia Carlo Speri il saggio. Farne vino non si può, ne verrebbero fuori dei prodotti poco in linea con i gusti attuali. E allora facciamone cibo. Ravioli con spinaci e uovo, uva Rossignola e miele di corbezzolo, per esempio. Oppure crispy di cotenna di maialino con Oseleta al profumo di alloro e gelato di salvia.
Le ricette sono di questa levatura, e le foto fan voglia solo a guardarle.
Oddio, forse non son piatti che riuscirei a fare tutti i giorni.
Ma qualche volta magari sì, per trattarsi da re con ingredienti da... popolani.




Premio Veronelli: nihil novi

Dico la verità, un po' delusa lo sono. Quando venni a sapere che era stato istituito il Premio Veronelli ero felice. Speravo, avendo conosciuto il grande Gino e avendo avuto la fortuna di lavorare con lui, in qualcosa di rottura. Un premio agli scomodi, un premio controcorrente, come lui sapeva essere. Un premio "spiazzante", come aveva saputo essere fino all'ultimo, quando appoggiò l'insolita follia del Critical Wine nei centri sociali.

Lo capivo, anche se in certi estremismi non lo seguivo. Di formazione filosofica entrambi - "sai figlia, tutti quelli che scrivono di vino dovrebbero essere laureati in filosofia", mi diceva sempre - non sempre mi trovavo d'accordo con lui. E non sempre lui si trovava d'accordo con me. Non vi dico le discussioni sul vino biologico, per esempio, che io sostenevo a spada tratta e lui criticava ferocemente, ma più per una questione nominalista che sostanziale.
Veniamo al premio. Bellissima e assolutamente condivisibile l'idea, anzi doverosa. Un omaggio a colui che ha di fatto iniziato la critica e l'informazione enogastronomica ci voleva. Però, accidenti, quante categorie. E quanti giudici. E quanti premiati. L'esito, fin troppo scontato, non lo capisco. Di emergenti autentici - se con questo termine intendiamo un autore semi-sconosciuto, ma degno di attenzione - non ce n'è uno. Mica è emergente, per fortuna sua, Luca D'Attoma! Riservato, schivo, eccellente enologo, questo sì, lo conosco e lo confermo. Ma non certo sconosciuto, anzi. E mica possono dirsi emergenti anche Licia Granello, Paolo Marchi, Manuela Piancastelli o Raffaele Alajmo...Comunque, al di la' di tutto, quello che mi stride un po' è quel senso, tutto sommato, di politically correct che emerge da questa lista. Mi ricorda tanto gli Oscar del Vino.
Degnissime iniziative entrambe, per carità. Ma Gino Veronelli era un'altra cosa. Era come uno che gira tutto l'anno in sandali o infradito. Quando se ne va, gli dedicano un premio. E chi vanno a premiare? il padrone delle Tod's.
No, Luigi Veronelli era un'altra cosa. Magari avrebbe chiesto di premiare gli scapigliati anarcoidi dei centri sociali, per esempio. Probabilmente non avrei condiviso nemmeno questo.
Però l'avrei capito.




07.06.06

Amarone Bertani, la nobiltà dei grandi

Anche se abito ad un tiro di sasso o poco più dalla splendida villa Novare di Arbizzano (Valpolicella - VR) mi capita piuttosto di rado di partecipare a verticali di vecchie annate della produzione Bertani. Perciò, ogni volta che mi si presenta l'occasione l'afferro al volo, anche se mi tocca piantare a metà un lavoro e farmi una corsetta in auto di una cinquantina di chilometri - come al solito, in quel momento ero dall'altra parte della provincia veronese.

La faccio corta. Approfittando di un educ-tour di una ventina tra giornalisti stranieri, importatori e buyer, in questi giorni a spasso per il Veneto tra Prosecco, Soave e Valpolicella, mi sono recata con loro alla degustazione, ospitata in villa, di 6 vecchie annate di Amarone Bertani. Anzi, di "Recioto della Valpolicella - Amarone", come si legge sulle etichette. La distinzione tra le due tipologie di vini è infatti storia (abbastanza) recente. A condurre la degustazione, oltre ai commerciali dell'azienda, il giovane enologo Cristian Ridolfi, attuale direttore tecnico e degno discepolo ed "erede" di un altro ottimo enologo, lui sì autentica memoria storica della Bertani, dal momento che ci ha lavorato per oltre vent'anni: Flavio Peroni, oggi libero (si fa per dire: è sempre incasinatissimo di lavoro) consulente.

Le annate in assaggio erano tutte targate 4 o cinque stelle. Ovvero le migliori. Tutti i vini si sono dimostrati di grande bevibilità e con uno stile "classico", dove alla concentrazione del frutto e del colore si è preferita l'eleganza.

1998: nel bicchiere rubino scuro non troppo denso, naso fresco di ciliegia, snche sotto spirito, un tocco di minerale, cioccolato sullo sfondo. Elegante e fine, in bocca appare meno fruttato e più evoluto, alcolico e un po' sottile, con un retrolfatto di frutta rossa. E' giovane, ne riparliamo tra cinque anni.

1990: Colore simile al primo, naso più sottile e speziato, con erbe aromatiche in primo piano (rosmarino) e pepe. In bocca è coerente: spezie, sottobosco, china. Elegante ed etereo.

"Non sempre la classificazione in stelle è significativa dell'aspettativa di longevità di un Amarone e della sua evoluzione nel tempo - ha spiegato Cristian - A volte infatti annate valutate a tre stelle si sono rivelate a distanza di anni sorprendentemente appaganti. Questo perchè l'Amarone della Valpolicella è pur sempre un vino estremamente complesso, nel quale entrano in gioco centinaia di elementi. Non tutti li conosciamo, e quindi è difficile prevedere con sicurezza il comportamento di tutte queste variabili. Certo, l'affinamento in legno ha la sua importanza: non a caso l'Amarone Bertani viene messo in commercio più tardi di tutti gli altri".

1985: colore rubino scuro con sfumature tendenti al mattone, profumi più golosi e dolci di legni esotici e frutta gialla (nespola), oltre che di ciliegia sotto spirito. In bocca rivela però un principio di stanchezza, anche se nel retrolfatto tornano note di tabacco, china, prugna appassita.

1981: il colore vira al rubino granato con riflessi mattone. I profumi ricordano ancora la confettura di prugna e la prugna sotto spirito, mentre in bocca s'impone la ciliegia sotto spirito e la cioccolata fondente, la radice di liquirizia e il legno di rosmarino, il cuoio e la china.

1971: il colore è sempre più granato, ma un tappo ...sfaticato ha lasciato passare più ossigeno del previsto. Il naso si presenta perciò più balsamico, con abbondanti note di noce e nocino - sembra un Porto di 30 anni. In bocca è lo stesso: si affacciano note chiare e calde di cuoio e tabacco.

1967: il granato ha ormai sfumature aranciate, ma i profumi sono incredibilmente freschi e "giovani": ricordano la frutta rossa (ciliegia, persino fragola), oltre alla prugna, al cioccolato fondente e al tabacco.

Morale della degustazione: non c'era un Amarone che non si sarebbe potuto bere a tavola, con facilità oltre che con rispetto. Le bottiglie stappate al momento - invece che un'ora prima... - si sono rivelate godibili subito. Quando il vino rispecchia l'uva da cui nasce, senza pretendere iperconcentrazioni (che all'atto pratico si rivelano difficili da abbinare, oltre che da ...bere) si ottiene un grande, nobile vino, che sfida il tempo e le mode.

Per fortuna che c'è Bertani.




06.06.06

...and the winner is...

In alto i calici, Sandro ce l'ha fatta!

L'Oscar del Vino al miglior giornalista, assegnato da Bibenda & C., quest'anno è andato proprio al curatore di Porthos, una delle riviste più controcorrente, filosofiche e veritiere nel fin troppo affollato, luccicante e spesso superficiale panorama dell'editoria enogastronomica. Lode al merito: per una volta, è stata riconosciuta l'autorevolezza e la competenza di un non-allineato. Personalmente, devo molto a Sandro. Ho frequentato un paio di suoi corsi, molti anni fa, e devo dire che, più che a degustare, mi ha insegnato a mettermi in discussione davanti ad ogni bicchiere. A non dare mai nulla per scontato, ad approcciare il vino "con la pancia", visceralmente e istintivamente, oltre che con la testa e il cuore.

Mi ha insomma trasmesso una delle cose più importanti nel mestiere di giornalista tout court: lo spirito critico.

Congratulazioni, Sandro. Per quel che può valere, un riconoscimento di questo genere è pur sempre l'equivalente di una metaforica, amichevole e incoraggiante "pacca sulle spalle". Alla quale mi unisco anch'io: avanti così!

ps: Forse non avranno la stessa risonanza mediatica di Bibenda, ma è un dato di fatto che tra maggio e giugno sono stati premiati per meriti professionali altri tre miei amici e colleghi: Franco Ziliani ha ricevuto il Cappero d'Oro a Castiglione Falletto, mentre Angelo Peretti e Fabio Piccoli hanno ritirato il Sirena D'Oro (annunciato già nel corso dell'ultimo Vinitaly) a Sorrento, per i loro servizi sull'olio d'oliva. A tutti loro il mio partecipe brindisi!




05.06.06

Appuntamenti golosi

Reduce da uno strepitoso viaggio in Portogallo, di cui racconterò qualcosa prossimamente, vi segnalo alcune occasioni golose in giro per l'Italia che si terranno nei prossimi giorni.

9-12 giugno, Polpenazze del Garda: 57ª Fiera del Garda Classico Doc. Cambia pelle le più tradizionale e conosciuta sagra popolare del territorio: al via il primo concorso enologico "Garda Classico" approvato dal Mipaf. Tante le novità per la manifestazione: prodotti tipici in centro storico e trenino-navetta per i visitatori.

17-18 giugno, a Treviso si potranno degustare i Campioni con il gran finale di “CALICI DI…VINI”.. E' la conclusione della Primavera del Prosecco. Collegato alle Mostre del Vino si svolge il “Gran Premio del Prosecco e dei Vini dell’Altamarca” attraverso il quale vengono alla fine selezionate le migliori etichette dell’annata e a metà giugno vengono festeggiate durante la serata di gala presso la Scuola Enologica I.S.I.S.S. “G. B. Cerletti” di Conegliano.

16 e 17 giugno a Cortona si svolgerà il galà dei vini con la presentazione in anteprima della DOC Cortona. A contorno, nella spettacolare cornice del Salone Mediceo di Palazzo Casali, si svolgerà un importane convegno dedicato al “Simposio etrusco” con comunicazioni sugli ultimi studi della viticoltura etrusca.