Ricordando Gino

Un ricordo doveroso, e un ringraziamento tanto dovuto quanto tardivo.
E' forse la coscienza quella cosa che rimorde un po' alla Valpolicella del vino?
Perchè senza il grande Gino, e il suo "sdoganamento" di quest'area dal limbo dei "bravi ma sconosciuti", forse oggi anche l'Amarone non sarebbe il vino celebrato nel mondo che conosciamo.
Ricordare Luigi Veronelli ad un paio d’anni dalla sua inaspettata scomparsa (29 novembre 2004), e rendere omaggio alla sua figura di critico che tanto ha contribuito anche alla crescita qualitativa della produzione vinicola della Valpolicella , è l’obiettivo di “Omaggio a Gino”, un ricordo a più voci organizzato dal Consorzio Tutela della Valpolicella che si terrà martedì 7 novembre alle 17.30 presso il Relais Castrum di Castelrotto (S.Pietro in Cariano, Verona).
Aneddoti, considerazioni, riflessioni e ricordi su questa grande firma del giornalismo enogastronomico (primo autore italiano di guide ai vini e ai ristoranti) saranno il tema degli interventi di alcuni famosi e apprezzati giornalisti italiani di settore, amici e allievi: Gianni Mura, poeta e amico di vecchia data di Veronelli, giornalista di “La Repubblica” introdurrà Alessandro Masnaghetti, uno degli “eredi” spirituali di maggior spicco, già suo collaboratore e oggi direttore di una propria testata (“Enogea”) e Francesco Arrigoni, firma prestigiosa del “Corriere della Sera”, anch’egli formatosi alla scuola di Gino, come lo chiamavano gli amici.
Insieme a loro, Gian Arturo Rota, genero di Veronelli, per anni suo stretto collaboratore e oggi prosecutore del suo lavoro editoriale in veste di direttore di Veronelli Editore, cercherà di trasmettere al pubblico il Veronelli meno noto e più familiare, quello degli affetti e della vita privata.
Ho avuto la fortuna e il privilegio di lavorare con Luigi Veronelli per alcuni numeri della sua rivista. Proponevo gli articoli, e lui accettava. Anche quando non era d'accordo.
Ricordo per esempio le discussioni sul vino biologico, un argomento che mi ha sempre interessato e a cui volli dedicare uno dei miei primi articoli.
A Gino il termine "biologico" faceva ridere, e anche un po' arrabbiare. "Tutto il vino è, per sua essenza, biologico" mi diceva sempre. Ergo, o il vino è biologico, oppure non è.
Sapeva di parlare ad una che masticava di filosofia come lui - "tutti i giornalisti che scrivono o si occupano di vino dovrebbero essere laureati in filosofia" mi disse una volta - , sapeva che non potevo equivocare sul vero significato che attribuiva alla parola "biologico" (dal greco: "vita+parola", ma anche "vita+azione, fatto").
Malgrado questo, mi ha sempre lasciato carta bianca ed estrema libertà; ho sempre scritto quello che volevo, quando volevo. L'unico mio rimpianto, non essere riuscita a terminare in tempo (per lui) uno dei suo "Semi", un libro della collana dedicata ai "protagonisti della cultura materiale".
Ma se io gli devo molto, i produttori della Valpolicella gli devono decisamente di più: l'attenzione, la considerazione e il rispetto di tanta parte di quella critica enogastronomica che per anni ne avevano ignorato l'esistenza, perchè nell'Italia del vino degli anni '90 esistevano solo Piemonte e Toscana.
Un'attenzione e un rispetto che, poco o tanto, sono stati anche la chiave per aprire tanti mercati.
E poichè con i loro benefattori, passati e presenti, i produttori della Valpolicella non sono mai stati prodighi di gratitudine, l'auspicio è che questa serata induca tutti a riflettere: se qualcuno ti fa del bene, ringrazialo.
Con le parole e con i fatti, subito, adesso.
Non aspettare che se ne vada per sempre.










