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La comunicazione del vino, quella nuova

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Come ampiamente annunciato,, nei giorni scorsi si è tenuta a Bergamo la seconda edizione di “Emozioni dal Mondo: Cabernet e Merlot insieme”, il concorso enologico internazionale dedicato al taglio bordolese, organizzato dal Consorzio Tutela Valcalepio e patrocinato da OIV. Al termine, la Fiera di Bergamo ha ospitato il convegno “La comunicazione del vino, quella nuova”.

Al tavolo dei relatori erano presenti pressoché tutti i mezzi di comunicazione, passati presenti e futuribili; dalla stampa (Flavio Grassi de Il Mio Vino Professional) alla TV (Stefano Cantiero, giornalista di Mondo Agricolo di Telearena), alla radio (Alessandro Maurilli, Radio Rai 1), dall’adv tradizionale (Elisabetta Frigerio di Robilant&Associati) all’analisi della comunicazione (Manuela Violoni, Centro Assaggiatori di Brescia), da Internet (Filippo Ronco, editor di Tigulliovino) alla comunicazione nella GDO (Francesco Cargo per Finiper) a quella istituzionale (Luca Pollini, Progetto Vinoè), a quella di servizio per il consumatore (Morena Lussignoli per Altroconsumo).

Uno spettro di possibilità e modi di trasmettere il messaggio-vino e il prodotto-vino quanto mai completo e variegato. Tutti di grande interesse i temi affrontati, e di cui sicuramente verrà dato spazio su diverse testate, dato anche il discreto numero di giornalisti italiani ed esteri presenti.

Qui riporto solo alcuni flash:
“Non potendo far sentire allo spettatore i profumi del vino, né addentrarmi in tecnicismi, devo far emergere dalla trasmissione la poesia del vino, l’emozione che lo stesso produttore prova nel fare il suo lavoro, e il suo legame con il territorio, perché il vino traduce sempre un luogo, una cultura, una tradizione, una storia…Per questo mi piace capire quanto il produttore si senta legato alla sua terra” (S.Cantiero)

“In televisione si fa comunicazione verticale: un’azienda, un territorio. In radio la si fa orizzontale, coinvolgendo cioè più persone, cercando di stimolarle ad approfondire ciò di cui si parla. Ciò che noi con la radio cerchiamo di fare è creare dei viaggi mentali per l’ascoltatore. Il pubblico della radio è più mirato di quello della TV, che è aperta a tutti. Per questo, paradossalmente, è più facile parlare di un vino in radio: perché il pubblico che ascolta è meno massificato e tra conduttore e ascoltatore si crea un rapporto di fiducia”. (A.Maurilli)

“Perché investire on-line? Perché c’è meno affollamento pubblicitario che sugli altri media, la pubblicità costa meno, è interattiva ed è misurabile. Si può scegliere il proprio target, modificare il messaggio in corso di campagna, entrare in sinergia con l’offline. Persino i blog aziendali possono essere usati come strumenti di marketing relazionale, per instaurare col pubblico un rapporto alla pari” (F.Ronco)

“Vini e descrizioni degli stessi: due mondi a se’ stanti? A volte parrebbe di sì. Per essere davvero utili, le descrizioni dei vini devono rispecchiare ciò che la gente comune avverte nel bicchiere, e permettere di distinguere un vino dall’altro. Viceversa, nelle brochure aziendali le descrizioni dei vini sono spesso troppo preoccupate di riflettere i luoghi comuni dell’eccellenza, mentre quelle delle guide specializzate sono fin troppo…liriche. Lo stesso vale per etichette e retrotichette delle bottiglie: è vero che devono trasmettere i valori dell’azienda, ma è uno sforzo inutile se tali valori non sono condivisi da chi legge…” (M.Violoni)

In fatto di comunicazione, come si evince da un veloce passaggio della recente trasmissione radio “Job 24” dedicata ai mestieri e alle professioni del vino, c'è chi sostiene (ma ancora una volta a farlo è un giornalista) che si parla ormai troppo ( e magari male...) di “ciò che sta dentro al bicchiere” e troppo poco di “ciò che sta fuori”: l'azienda, il lavoro in campagna, il territorio.
E alla luce di quanto emerso al convegno di Bergamo, è fin troppo chiaro che giornalisti e comunicatori (due professioni che s'incontrano, a volte si sovrappongono, ma non dovrebbero mai confondersi!) hanno il loro bel daffare. Signori, poche storie: stiamo sbarellando tutti un po', dobbiamo tornare in carreggiata. Per rientrare velocemente nei ranghi, abbandonando protagonismi di varia natura e atteggiamenti da enosnob, sarebbe utile ogni tanto mettersi dall'altra parte della cattedra e ascoltare il mondo della produzione con tutti gli annessi e connessi. Quella di Bergamo poteva essere un'ottima occasione, dato che nonostante le numerose relazioni c'è stato tempo per un bel dibattito con il pubblico.

Ma i produttori non c'erano.
Quello che poteva trasformarsi in un costruttivo dialogo tra le parti, alla fine ha mancato l'obiettivo principale, mettere produttori e mezzi di comunicazione gli uni di fronte agli altri . E stavolta non certo per colpa di giornalisti e/o comunicatori, e neppure degli organizzatori. 042.gif

Evidentemente, questo della comunicazione del vino, vecchia o nuova che sia, è qualcosa che sta a cuore solo ai comunicatori stessi.

Commenti

Massì! Piantiamola con i convegni auto-referenziali. Nessuna colpa agli organizzatori, per carità.
Hai ragione a sottolineare che occorre "ascoltare il mondo della produzione". Ma non vorrei che - tra gli "annessi e connessi" - si finisca per udire solamente i gorgoglii di pance troppo piene.

Cara Lizzy, per il prossimo meeting di TigullioVino.it vorrei realizzare una vera e propria tavola rotonda tra produttori e giornalisti. Pochi giornalisti con le idee chiare, che si mettano a confronto con alcuni tra i produttori più noti del paese, con le idee altrettanto chiare. Mi aiuti con Giampiero ad organizzarlo ?

@Giampiero: sono d'accordo con te (tanto per cambiare). Per questo ho deciso che alla prossima lamentela di un produttore-o-chi-per-esso che cominci con un "sì, però, voi giornalisti dovreste..." parto con un diretto. Anzi due; uno allo stomaco e uno al mento dell'interlocutore.
@Filippo, ottima la tua idea. Circa l'organizzazione, non posso assicurarti nulla. Giugno è un mese tremendo, per me. Troppi impegni, concorsi, viaggi...

@Filippo: parliamone.

Alcuni produttori sono poi arrivati e non solo dalla Valcalepio. Ma avete ragione: erano comunque troppo pochi e questo mi è dispiaciuto perché si è trattata di un'occasione mancata per loro. Potevano ascoltare la viva voce di giornalisti e comunicatori e confrontarsi con loro. Ma non l'hanno fatto. Interessante l'idea di Filippo, peccato che sia solo a giugno prossimo. Aspetteremo. Un saluto a Lizzy, Giampiero e Filippo e grazie di essere venuti e intervenuti.

Scusate, ma mi sono scordato un dettaglio importante, un commento all'idea di Filippo. Intorno a quel tavolo non andrebbero messi soltanto produttori e giornalisti, perché la comunicazione del vino non passa certo tutta nelle mani della stampa, ma anche attraverso la GDO, i comunicatori, le agenzie di ADV, eccetera. Quindi mi permetto di sottolineare la necessità di mantenere un confronto allargato, coinvolgendo i vari canali, come fatto a Bergamo.

Scusate se faccio il difensore del diavolo ma i produttori lo sapevano????e se si molti forse sono ancora alle prese con la vendemmia o pensate che sia puro menefreghismo????
susy

I produttori erano stati invitati uno per uno, credo. E comunque, se sapevano del concorso - e lo sapevano, al punto che hanno partecipato - sapevano anche del convegno.
Il fatto è che temo sia proprio così: il tema non li tocca, non gli interessa. Preferiscono criticare guide e giornalisti piuttosto che mettere in discussione il rapporto che instaurano (o non instaurano) con essi.

Cara Lizzy, ricordo, a un certo punto del dibattito post convegno che hai sollevato una domanda : "quali sono le critiche che ricevete più spesso dai produttori" ? Intervennero i colleghi di televisione e radio ma rinuncia a dire la mia che ti dico adesso.

Non credi che il motivo fondamentale della mancanza di dialogo tra chi produce e chi comunica (o fa informazione), sia la mancanza di fiducia ? Una mancanza di fiducia derivata da anni di prese in giro, di falsi voti, di convenienze e connivenze ?

Parlo, se non altro, dei più piccoli e rassegnati. L'esperienza di Guelfo - sia vera o sia falsa, non voglio entrare nel merito - insegna.

Caro Filippo,
non nego che una certa diffidenza-timore-sfiducia o simili abbia finito per ingenerarsi, nei produttori.
Però, cavolo, quanti sono in Italia? Migliaia, centinaia di migliaia? e tutti-tutti-tutti hanno avuto brutte esperienze con la categoria dei giornalisti/comunicatori?? Se fosse così, noi giornalisti dovremmo cambiare mestiere, o dedicarci a qualche altro argomento. E loro dovrebbero letteralmente arrangiarsi a comunicare il vino, senza chiedere aiuti di sorta se non quello del redazionale a pagamento.
Una situazione che vedrebbe perdenti entrambe le categorie...

Cari tutti,
vi ho letto attentamente e vi rispondo con lo spirito di chi, una volta tanto, si è goduto il convegno dalla poltrona. E' vero, c'è del nostro nell'evento, ma impegnato come sono stato nel concorso, quando mi sono seduto ne sapevo più o meno come tutti gli altri. E quindi, non avendo meriti da rivendicare, posso dire con tranquillità che mi è piaciuto. Ieri sono stato al seminario Ratti e con alcuni colleghi siamo entrati nell'argomento da voi trattato: comunicazione, giornalisti e produttori. Le lamentele sui produttori non si contano e alcune non si potrebbero neppure scrivere su un blog.
Molte delle lagnanze che le due categorie si rivolgono reciprocamente sono sicuramente dovute anche alla politica degli editori, altre a un giornalismo a volte approssimato, altre ancora al fatto che i produttori di comunicazione sanno davvero poco. Se ne rendono ogni giorno conto gli uffici stampa che si vedono valutati attraverso lo spazio sui media che ottiene un evento, che subiscono l'impietosa domanda "quello è venuto, come mai non ha scritto?"
Come se chi va a una manifestazione firmasse automaticamente un contratto in cui si impegna a scrivere. Quando mai? E per fortuna che alcune volte le dita vengono trattenute, perché si dovrebbe scrivere male di certe organizzazioni. Un collega ieri raccontava che ha partecipato a una manifestazione organizzata da un ente prestigioso in cui i giornalisti la sera prima si sono dovuti pagare la cena. E quante volte si frequenta un evento dove nessuno a pensato di preparare la cartella stampa e il materiale iconografico?
Quì ci voglio mettere anche i consorzi di tutela, che dei produttori sono i rappresnetanti.
Insomma, io credo che il mondo enologico abbia bisogno di formazione nel campo della comunicazione e che i giornalisti (non tutti, ovviamente) necessitino di consocenze enologiche. Ben vangano quindi incontri come quello proposto da Filippo Ronco e dibattiti, ma perché non organizzare proprio corsi di comunicazione per i produttori tenuti dai giornalisti? E perché non organizzare approfondimenti per i giornalisti?
Su quest'ultimo punto Fijev Italia sta varando un programma importante per i suoi associati per il 2007. E' un programma che nasce dalle esigenze espresse dagli stessi e quindi è colorato da una prospettiva rosea. Perché tutti insieme non pensiamo ai produttori?

Caro presidente,
grazie per il tuo intervento, che mette in luce alcuni veri problemi di fondo: la scarsa conoscenza dei produttori del mondo dell'informazione, e dei giornalisti di quello della produzione del vino.
Come dici tu, e sottoscrivo,
dovrebbero tornare a scuola gli uni e gli altri.
Da parte mia sono sempre pronta e disposta a farlo, e credo anche molti miei colleghi: il guaio è che non mi pare che esista altrettanta buona volontà da parte dei produttori. "Sa, mi piacerebbe, ma non ho tempo...". Non c'è mai tempo, per queste cose.
Così le aporìe - uso un termine filosofico: significa "carenze, lacune", insomma buchi - rimangono.
E va beh, continuiamo a pensare ai produttori; speriamo che prima o dopo anche questi pensino a noi, e a quanto riescono a renderci difficile questo nostro infame, bellissimo mestiere, già complicato di suo.

Vi segnalo il mio modesto commento sull'argomento sul blog di Carlo Odello: http://www.comunicazioneimpresa.com/2006/10/la-comunicazione-del-vino-quella-nuova-un-primo-bilancio-finale/

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