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Di che tappo sei?

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Certo che una volta la vita, il mondo, tutto, era più semplice.
Entravi in un ristorante, in una trattoria e un solerte cameriere ti domandava se volevi bere vino. Sì, certamente.
"Bianco o rosso?" era la domanda successiva - e definitiva.

Oggi invece quella che dovrebbe prospettarsi come una delle esperienze più piacevoli e foriere di longevità - la mia nonna diceva sempre che "a tavola non s'invecchia", perciò da lei pranzi e cene duravano dalle 4 alle 6 ore - rischia di trasformarsi non solo in una specie di verifica della tua cultura (o ignoranza) enoica, ma anche in uno spiacevole interrogativo esistenziale.

Ai nostri giorni infatti la scelta dei vini infatti non è più di tipo binario (acceso-spento, 0 e 1) ma a risposte multiple.
Perchè in carta solitamente ci sono i vini a Doc, Docg, Igt, (e va bene), bianchi-rossi-rosati-frizzanti-secchi-dolci (e va bene), giovani, di mezza età, maturi e anziani (e va ancora bene), italiani e stranieri. Tutti questi elementi poi possono essere combinati tra loro in mille modi, seguendo le regole basic dell'insiemistica imparata alle scuole medie (vino rosso-giovane-fermo-italiano; vino rosso-giovane-fermo-straniero; vino rosso maturo-fermo-italiano. Eccetera).

Ma le variabili non si fermano qui. Tra un po' ci sarà un'altra opzione: "con quale tappo, signora?".
Tappo? che c'entra il tappo? Invece c'entra.

Come riporta un articolo di Focuswine, il master of wine David Gleave, direttore generale della Liberty Wines di Londra, (nota casa d’importazione specializzata in vini italiani), ha scritto al nostro Ministro per le Politiche agricole una lettera in cui chiede espressamente la revoca del decreto che obbliga l’uso del tappo di sughero per i vini Docg.

In pratica, Gleave chiede di lasciare ai produttori italiani la scelta del tipo di tappo da usare nell’imbottigliamento dei vini di maggior pregio.
Il manager britannico è infatti del parere che, in generale, i clienti della sua ditta sono favorevoli all’uso del tappo a vite e non riescono a capire perchè gli italiani si ostinino a usare il tappo in sughero (con tutti i problemi che comporta) per vini come il Chianti o il Gavi di Gavi.

Tale scelta, dice Gleave, penalizza i produttori italiani, perchè i loro concorrenti esteri possono scegliere il tipo di tappo che ritengono più idoneo per i loro vini, " tenendo presente che è prerogativa del cliente decidere quale vino e quale tipo di tappo preferisce”.

Perciò, prepariamoci.
La prossima domanda che ci faranno quando andremo al ristorante sarà sulle nostre preferenze in materia di tappi: li vogliamo di sughero, di vetro, a vite, tecnici (birondellati, agglomerati), di plastica....?

Ah, com'era semplice la vita una volta.

ps. A parte gli scherzi, questa delle chiusure è uno dei molti rompicapi che affliggono i produttori. In proposito, può essere utile fare il punto della situazione e dare un'occhiata a quel che c'è sul mercato, con relativi pregi e difetti. Un'occasione è offerta dal seminario di Vinidea, che si terrà in date diverse in Friuli, Piemonte, Veneto e Toscana.

Commenti

Grazie per la citazione, Lizzy.

Ti segnalo, sul tema DOCG e chiusure, anche il commento di Maurizio Gily che abbiamo a suo tempo pubblicato su InfoWine: http://www.infowine.com/default.asp?scheda=3406

In effetti quello della scelta della chiusura è un vero e proprio punto critico, perché rischia di vanificare (o permette di esaltare) tutto il lavoro fatto in vinificazione. Anzi, per citare Richard Gibson (www.scorpez.net), relatore ai nostri seminari: "Il processo vinificazione non è completo finché il consumatore non apre la bottiglia!".

Con tutte le incognite a livello di trasporto e conservazione che questo comporta.

A presto

Giuliano Boni

Il bravo Maurizio - direttore tra l'altro della testata "Vignaioli Piemontesi" - dice delle cose assolutamente inoppugnabili: quale chiusura è più opportuna per i nostri vini? Il fatto è che non riusciamo a liberarci dal ricordo, dall'impressione (anche solo psicologica) che collega "certe" chiusure a "certi tipi di vino". Anche il tappo corona, per esempio, sarebbe un'ottima chiusura , ma con quale coraggio lo proporremmo per un vino Doc, dopo che per anni è stato (e in molti casi è ancora) sinonimo di vino di bassissima qualità?

L.

Hai centrato il punto: è un problema d'immagine, non di validità o meno dal punto di vista tecnico di una determinata chiusura.

E qui sta il limite dell'attuale legislazione italiana, come denunciato negli interventi di Gleave e Gily, che appunto non va a sindacare sulle qualità o sui limiti della prestazione fornita da un certo otturatore, quanto piuttosto sulla sua immagine.

Senza neanche porsi il problema se un'immagine svilita (a torto o a ragione) nel mercato interno lo debba essere necessariamente su quello internazionale.

Giulo

Il coraggio non sara' necessario; appassionati stufi di vini che sanno di tappo (e che devono versare nel' lavandino) esigeranno chiusure diverse.

Troppe bottiglie costose sprecate perche sapevano di tappo! Pare che dal 8% al 10% di bottiglie sanno di tappo (TCA)... Ho ancora da assaggiare un' vino rovinato da chiusure a corona, in vetro, tappo di plastica. Se bisogna cedere all' eleganza, la chiusure di vetro forse e' quella miglore. In Piemonte, per esempio, si potrebbe partire con chiusure a corona (o vetro) per tutti i vini tipo Dolcetto, Barbera, Nebbiolo e tutti i bianchi; e per me, sarei molto piu' tranquillo pure con tale chiusure per un Barolo.

Il tappo di sughero e' un bellissimo ricordo, romantico e tradizionale, pero' rovina un' mare di vino e non ne vale la pena!
Non nego che ci sia un "rito" che si attinge alla degustazione di una buona bottiglia (che, da secoli incomincia con il cavatappo) pero' c'e' pure il bel' bicchiere di cristallo, l'abbinamento con il cibo giusto, e sopratutto, la buona compagnia! Il vino che sa' di tappo non va bene in bicchieri di cristallo, con alcun' cibo, ne con la buona compagnia...

L'unico mio rammarico e' che, da giovane, mi riccordo un bellissimo gioco di carte che si chiamava "tappo" che non sarebbe piu' lo stesso.

Marco

Caro Marco,
anch'io giocavo a "tappo"!
Ricordi (di anni spensierati) a parte, bisogna essere realisti. Qualche anno fa, per il mio compleanno un caro amico ed eccellente enologo specializzato in spumanti, mi regalò una riserva di uno spumante trentino metodo classico. Sapeva di tappo!! Non vi dico la sua faccia quando se ne accorse. "Vent'anni buttati", è stato il suo commento.
E' davvero un problema, e vi dirò che in percentuale ho perso più spumanti che vini fermi a causa di questo maledetto sentore da TCA.
Anche a me piacciono molto i tappi in vetro, però comportano altri problemi, d'imbottigliamento e tenuta nel tempo.
Rimane il tappo a vite.
Chi comincia a provarlo con un Amarone?

L.

Questione perenne, che "ha gambe," come si dice in inglese. Sono d'accordo con Marco -- il tappo di sughero non vale la pena e, come racconti tu Lizzy, ci delude, e a un costo da far piangere.

Io dico di si' alla chiusura a vite. Nonostante il romanticismo (sbagliato), il vero "mystique" del vino sale dalla terra e dalla perizia del vignaiolo, non dalla chiusura!

Caro Terry,
è vero che il mito del vino nasce dalla terra e dalla perizia del vignaiolo, ma non possiamo sottovalutare "la vita" che il vino trascorre in bottiglia. Che può essere più o meno lunga. I problemi nascono proprio quando è lunga-lunghissima.
Pensa ad un Amarone della Valpolicella (per non parlare di un Barolo o simili).
Riuscirebbe a maturare bene con una chiusura a vite?
Bisognerebbe provare...
c'è qualche produttore coraggioso che se la sente??

Lizzy:

Penfold's (Australia) esperimenta da piu' di vent' anni con chiusure alternative per i loro grandi vini d'invecchiamento (incluso il "Grange") trovando che l'invecchiamento di questi rossi e' un' po' piu' lento, ma piu' consistente e senza brutte sorprese.
Chateau Margaux chiude una parte del' loro ottimo secondo vino: "Pavillon Rouge" con chiusure a vite. Angelo Gaja (nonostante il fatto che usa tappi GIGANTESCHI per i suoi migliori vini rossi) mantiene una bella "libreria" di vini (barbareschi, baroli e "sori") per riferimento storico i quali, fra quelli di recente vendemmie, hanno chiusure a vite!

Saluti da Chicago,
Marco

leggete un articolo del wwf sulla conservazione delle sugherete e capirete lo sbaglio nell'abbandonare il sughero ...grazie e smaltite il tappi sintetico.....fra 100 anni lo ritroverete in qualche discarica....grazie....

io sono per il tappo di sughero...se nn sapete bere bevetevi un tavernello tanto non sa di tappo...(ah il cervello ve lo siete già bevuto)
tappo sintetico= derivato del petrolio..

Ognuno è libero di fare le scelte e le considerazioni che ritiene più opportune.
Ma non è autorizzato a insultare chi non la pensa come lui.
Perciò caro Andrea, se vuoi continuare a postare commenti su questo blog, vedi di evitare grossolane ironie, che niente aggiungono al tuo pensiero.

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