Il casetta è Doc!

Una bella notizia.
Il fantasma si è materializzato.
L'uva che non c'era adesso c'è, con tutti i crismi.
Insomma - squilli di trombe - al vitigno casetta è stata riconosciuta la denominazione d'origine controllata, come recita il decreto del 7 novembre 2006 pubblicato sulla GU.
La notizia ci giunge dall'amico Albino Armani, produttore della Valdadige, che da anni lotta e investe di suo per ridare al casetta - il famoso "lambrusco a foglia tonda" - la dignità e il posto che gli spetta nell'olimpo delle uve autoctone italiane.
Noto anche come "maranela", secondo alcuni autori questo vitigno deriverebbe direttamente dalla domesticazione di viti selvatiche, mentre secondo altri sarebbe un lontano parente del petit verdot francese: attualmente è diffuso soprattutto nella bassa Vallagarina, nei soli comuni di Ala (TN) e Dolcè (VR).
Quando mi racconta dei suoi ricordi d'infanzia, scanditi dai tempi dei vigneti e dalle stagioni dell'uva, Albino non manca mai di ricordare come questo strano "lambrusco a foglia tonda" fosse tenuto in gran conto dai contadini del posto, come e a volte di più dell'altro, quello a foglia frastagliata, oggi più noto come enantio, vitigno-principe della Doc TerradeiForti.
Tanta stima tuttavia non salvò il "foja tonda" dalla dimenticanza in cui cadde quando altri più "moderni" vitigni cominciarono a diffondersi in Valdadige: un po' alla volta, di quella strana uva non si ricordò più nessuno, e nessuno si preoccupò più di coltivarla e vinificarla.
Nessuno, eccetto Albino Armani, e con lui un altro giovane produttore suo amico, ricercatore presso l'Istituto di San Michele all'Adige: Tiziano Tomasi , che come lui decise di approfondire la conoscenza del casetta e d'intraprendere la pazzesca - e costosa - avventura del suo riconoscimento ufficiale: dall'iscrizione all'albo dei vitigni in poi. Un iter lunghissimo, snervante. Ma che non è bastato a scoraggiare Albino.
A distanza di quasi vent'anni da quei primi esperimenti, oggi il Foja Tonda è un casetta in purezza che esprime tutto l'orgoglio territoriale di questa "terra di passaggio" che è la fascinosa Valdadige: un vino di grande carattere, per comprendere e domare il quale ci sono voluti anni di prove, e al quale ancora adesso bisogna lasciare tempo.
Fin da subito però regala profumi fruttati e speziati intensi e complessi, nei quali alla prugna e alla marasca si fondono la noce moscata, il pepe nero, la cannella, il tabacco, e soprattutto il muschio fresco, a sottolinearne la rustica scontrosità. Tutti sentori che si ritrovano amplificati in bocca, dove l'acidità naturale e i tannini sono addomesticati da una fermentazione malolattica completa e i profumi evolvono nel tempo in aromi terziari ancora più ampi.
Certo, un casetta in purezza non è un vino "piacione": ma ha fascino da vendere, e promesse che col tempo non manca mai di mantenere.
Come un autentico gentleman di campagna.
ps: dimenticavo un particolare importante. In attesa che le guide del vino (al plurale) si diano una svegliata (o una calmata, a seconda dei casi) ricordo che la Guida Vini Buoni d'Italia 2007 ha "incoronato" questo vino col massimo riconoscimento.
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Lunga vita al re!
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Commenti
"...e soprattutto il muschio fresco, a sottolinearne la rustica scontrosità."
Ah si, mi fa pensare di Marlon Brando...eh eh eh.
This is very good news! Auguri ai proponenti del casetta.
Postato da : Terry Hughes | 23.11.06 14:46
E bravo Albino, alla fine ce l'hai fatta eh ! Complimenti vivissimi, tu e il tuo Foja vi meritate tutto questo. Avanti così.
Postato da : Filippo Ronco | 23.11.06 19:00
Lizzy, ma questo "foja tonda" ha qualche parentela con il "foglia tonda" che si trova in Toscana?
Postato da : filippo | 01.12.06 18:14
No. Come detto, al massimo è imparentato col petit verdot!
Postato da : Lizzy | 01.12.06 18:38