« Bere Spumante: le 5 sfere 2007 | Main | Chips: per molti ma non per tutti (i vini) »

Wine-kit: Federdoc al contrattacco

wine kit.jpg

La notizia è di questi giorni: sono stati trovati in vendita sui mercati del Nord Europa (un paese a caso: la Danimarca) dei wine-kit, ovvero tutto quel che serve (vigne escluse ovviamente) per farsi il vino in casa.

La cosa farebbe un po’ ridere, - a noi italiani ricorda tanto quelle bustine che una quarantina d’anni fa si aggiungevano all’acqua per renderla frizzante - , ma fuori dai nostri confini la cosa è maledettamente seria e lucrosa, soprattutto per chi questi kit li vende.

Perché non di soli merlot, zinfandel o chardonnay si tratta, ma anche di Barolo, Chianti e Valpolicella. L’Amarone fai-da-te insomma non è l’unico caso.
Interpellata sulla questione, la Federdoc aveva assicurato di essere già al corrente della cosa, e che anzi aveva informato anche le alte sfere del Mipaf.

Tutto sotto controllo, perciò, tranquilli.
Cioè, quasi. Non pretenderete mica che facciamo tutto noi, vero?
Datevi da fare anche voi, italiani all’estero. Guardatevi intorno, segnalateci la presenza di queste maledette scatole di montaggio (anzi, di assemblaggio) dei più celebri e preziosi vini italiani.
Questo il senso del messaggio che la stessa Federdoc ha lanciato ad alcuni Consorzi di Tutela italiani, tra i quali quello della Valpolicella.
In sostanza, una richiesta di collaborazione: italiani (e stranieri-amici-dei-vini-italiani) all’estero, siete i nostri occhi. Moltiplicate la vigilanza e segnalate, segnalate. Poi ci penseranno le autorità italiane a fare le debite rimostranze agli omologhi europei.
furiosi45.gif

Chi pensa che questa del vino fai-da-te sia l’ennesima americanata, ha perfettamente ragione. Basta fare un giretto su internet e i wine-kit saltano fuori come pupazzetti a molla da una scatola a sorpresa.
Incredibile (per noi) a dirsi, esiste perfino una rivista per questi home-winemaker.
Non si tratta però di una moda recente: i primi esemplari di kit risalgono nientemeno che ai tempi del Proibizionismo, per motivi che è facile immaginare. La mania, l’hobby, è però degli anni ’70, quando un certo Stanley Anderson di Wine-Art inventò il primo kit composto da succo d’uva concentrato e confezioni di acido, tannino, lieviti e nutrienti per i medesimi. Il Piccolo Chimico versione cantiniere, insomma. Oggi di questi kit ne esistono in commercio di ogni genere, con tutto quel che serve, chips compresi (nella confezione di cartone la barrique non ci sta).

Finora questi kit erano il passatempo di qualche “bello spirito” statunitense, ma adesso che la moda approda in Europa, forse è arrivato il momento di smetterla con i sorrisetti di compatimento e di prendere provvedimenti seri.

Perciò, armiamoci di santa pazienza (‘sta gente è davvero dura di comprendonio) e ricominciamo tutto daccapo: “dicesi vino una bevanda alcolica ottenuta esclusivamente dalla fermentazione alcolica (totale o parziale) di uva…” rassegnato.gif

Commenti

adesso che questo fenomeno è arrivato nelle nostre case facciamo dell'allarmismo ma in verità il fenomeno non è nuovo
sarà mezzo secolo circa che molti di quelli che si spacciano per grandi e abili produttori di ottimo vino usavano già tali sostanze. e allora dove stà la novità?

Posta un tuo commento