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31.12.06

Buon 2007!

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Un'altra preghiera, l'ultima (del 2006...).
E una constatazione, per cominciare nel migliore dei modi un anno nuovo di zecca: la felicità non è una stazione di arrivo.
E' un modo di viaggiare.
So, be happy, please.
Have a wonderful New Year!

"Signore, donami una buona digestione e anche qualcosa da digerire.

Donami la salute del corpo e il buon umore necessario per mantenerla.

Donami, Signore, un'anima semplice che sappia far tesoro di tutto ciò che è buono e non si spaventi alla vista del male, ma piuttosto trovi sempre il modo di rimettere le cose a posto.

Dammi un’anima che non conosca la noia, i brontolamenti, i sospiri, i lamenti e non permettere che mi crucci eccessivamente per quella cosa troppo ingombrante che si chiama «io».

Dammi, Signore, il senso del buon umore.
Concedimi la grazia di comprendere uno scherzo per scoprire nella vita un po' di gioia e farne parte anche agli altri. Amen!"

(Thomas More 1480 - 1535. Scritta per ingannare il tempo, in attesa di salire sul patibolo).




28.12.06

Operazione "San Leo": nuovo successo di NAS e ICRF

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Un'altra storia di anonimo vino da tavola magicamente trasformato in pregiato vino a Doc o a Igt; e, per nostra fortuna, un altro successo degli uomini delle forze dell'ordine.

A seguito di quanto scoperto grazie ad un lavoro certosino, costato mesi di pazienti indagini, pedinamenti, intercettazioni, accertamenti bancari e controlli e che ancora non può dirsi terminato, in questi giorni tre persone sono state arrestate dai Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Padova e dagli uomini dell’Ispettorato Centrale Repressione Frodi di Verona, in esecuzione dell'ordinanza di custodia cautelare disposta dal giudice per le indagini preliminari (GIP) di Verona, dott.ssa Rita Caccamo, su richiesta del Sostituto Procuratore dott. Aldo Celentano.

Le manette sono infatti scattate per Fattori Gianfranco - 53 anni, di San Bonifacio (Vr), suo figlio Cristian, 30 anni, e Visentin Rossano, 34 anni, di Padova.
I tre sono chiamati a rispondere a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata alla truffa aggravata, al falso e alla bancarotta fraudolenta, per molti episodi delittuosi commessi attraverso la ditta “Azienda Vinicola San Leo” di San Bonifacio.
Per gli stessi reati risultano inoltre indagati a piede libero altri due personaggi: Ferrari Diego, 58 anni, di Concesio (Bs) e l'anziano Tedesco Carmine, 83 anni, di Ozzero (Mi).

"La società San Leo, a partire da febbraio 2005, ha acquistato ingentissime quantità di vino da tavola, circa 20 mila ettolitri, senza pagarlo alle ditte fornitrici, per lo più cantine sociali del centro sud Italia - spiega una nota congiunta NAS- ICRF.
Una volta esaurito il suo compito, verso la fine del 2005, la società si è dileguata, così come il vino, che si pensa essere stato ceduto in nero a cantine locali prive di scrupoli, probabilmente riqualificandolo come pregiato vino a IGT del Veneto o DOC; le indagini in tal senso sono ancora in corso.

L’ inchiesta degli investigatori del NAS e dell’ICRF, coordinati dal PM Dott. Aldo Celentano, è consistita in pedinamenti, perquisizioni, sequestri, accertamenti bancari e intercettazioni telefoniche, ed ha preso le mosse da una precedente attività investigativa iniziata nel 2004 e conclusasi nella primavera del 2005 con l’emissione di otto misure cautelari personali nei confronti delle tredici persone indagate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Vicenza.

Nell’occasione Fattori Gianfranco venne arrestato, mentre al figlio Cristian venne notificato il divieto temporaneo di esercitare l’attività d’impresa. Per tale motivo Fattori Gianfranco rimase agli arresti domiciliari per tre mesi, dal 27 aprile 2005 al 22 luglio 2005, senza tuttavia, come successivamente accertato, rimanere inoperante.

In quell’occasione l’associazione criminosa aveva tuttavia scopi diversi; utilizzando il medesimo sistema di costituzione di società intestate a prestanomi infatti, veniva acquistato del comune vino bianco da tavola proveniente dal centro-sud Italia che in un secondo tempo, dopo una serie di cambi di documenti e aziende, veniva trasformato nel pregiato e costoso vino Pinot grigio I.G.T. del Veneto. Da quell’ esperienza Fattori maturò l’idea di mettersi in proprio, architettando la truffa ai fornitori, le consegne illecite di vino e la bancarotta finale della società. Non è ancora dato sapere - continua il comunicato - se in questa occasione il Fattori abbia o meno trasformato il comune vino da tavola in pregiati I.G.T. o D.O.C., ma di sicuro non l’ha pagato e, comunque, il prodotto è stato ceduto a, finora, sconosciute aziende, facendo perdere le tracce del vino acquistato con non si sa quale denominazione di qualità.

Dietro al paravento della società San Leo di San Bonifacio insomma, gli investigatori hanno svelato una vera e propria associazione criminale, i cui ruoli e compiti erano ben definiti: amministratore della società (ma solo sulla carta in quanto puro prestanome), risultava essere Visentin Rossano, disoccupato nullatenente di Padova; di fatto la mente dell’organizzazione era Fattori Gianfranco, che si avvaleva dell’opera di altri complici, ovvero del figlio Fattori Cristian per la gestione operativa della cantina e per i trasporti del prodotto (che avveniva tramite l’azienda di autotrasporti intestata al medesimo Cristian Fattori); del bresciano Ferrari Diego, che procurava false fideiussioni assicurative per raggirare i fornitori; e infine dell’anziano mediatore di Milano Tedesco Carmine, figura molto nota nel settore, il quale, grazie alle personali conoscenze delle cantine del meridione, garantiva la serietà e la solvibilità della ditta San Leo.

L’attività investigativa è durata circa un anno e costituisce l’ulteriore conferma dell’incisività delle azioni concertate fra l’Ispettorato Centrale Repressione Frodi e il Nucleo Antisofisticazioni e Sanità dell’Arma dei Carabinieri, organi di polizia giudiziaria preposti istituzionalmente alla tutela della salute e della lealtà commerciale nel settore alimentare".

Ai quali non possono che andare i nostri più sentiti plausi e ringraziamenti: per fortuna che ci siete, ragazzi...

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23.12.06

"Pianta castagnari"

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Tempo d'auguri.
Ma non i soliti: consumistici, scontati, privi ormai di significato e di calore autentico.
Pieni di banalità e conformismo, ma vuoti di fede.
I miei sono auguri controcorrente; una preghiera. Ribelle, insofferente, retrograda e passatista.
A molti probabilmente non piacerà; pazienza.
A me piace molto.
Perchè spesso mi sento ribelle, insofferente, retrograda e passatista anch'io.

Ama il Creatore.
Ama la terra.
Lavora gratuitamente,
conta su quello che hai e sii povero.
Ama qualcuno che non se lo merita.

Non ti fidare del governo,
di nessun governo,
e abbraccia gli esseri umani,
nel tuo rapporto con ciascuno di loro
riponi la tua speranza politica.
Approva nella natura quello che non capisci
E loda quella speranza,
perché ciò che l’uomo non ha razionalizzato
non ha distrutto.

Fai le domande che non hanno risposta.
Investi nel millennio.

Pianta castagnari.

(con questa preghiera, don Alberto Benedetti, scomparso nel 1997, el prete dal Sere', selvatico, anarchico, spiazzante, spirito libero come il vento dei suoi Lessini, "intelligentissimo, ma montanaro fino in fondo", colto e "brusco come le scogliere dei suoi monti", aveva l'abitudine di concludere le sue S.Messe.

Su di lui il "trovatore di Velo Veronese" Alessandro Anderloni, regista, direttore di coro e autore teatrale, ha scritto un libro straordinario, intenso ed essenziale, una delle più belle biografie che mi sia capitato di leggere: "Il prete dei castagnari", Ed.La Grafica, Vago di Lavagno, VR.
Non è una lettura consolatoria, ma la consiglio ugualmente a tutti i disillusi, i disincantati, i demotivati.

Si sentiranno meno soli ).




20.12.06

Vino dei blogger #3: Spumanti Italiani

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Tempo di feste, regali, brindisi eccetera eccetera.. Da incorreggibili conformisti quali siamo, è in questo mese soprattutto che concentriamo (ovviamente sbagliando, ma tant'è) i consumi di bollicine, ovvero di spumanti, Franciacorta, Champagne e compagnia spumeggiante.

Bene ha fatto perciò Max di Wino a scegliere come tema del mese gli spumanti italiani a buon prezzo. Perchè così mi permette di far opera di proselitismo a favore di uno dei miei prodotti preferiti: il Lessini Durello Doc Spumante Brut “Saxi” della Cantina di Montecchia di Crosara. (VR)

E’ infatti con questa tutt’altro che "facile" tipologia di spumanti - il Lessini Durello, appunto - che mi sono riconciliata con il mondo delle bollicine, con il quale avevo chiuso ogni rapporto in seguito ad un episodio negativo, protagonista uno spumante molto famoso (perchè molto pubblicizzato): una bottiglia di questo, evidentemente difettosa, anni fa mi rovinò una festa di S.Silvestro (imperdonabile!).

Ma veniamo al nostro: nasce da uve durella, un vitigno autoctono che vive bene in alta collina, tra le province di Verona e Vicenza, su terreni neri di basalto, minerali e d’origine vulcanica. Scontrosa, ruvida, con un’acidità che ti spacca il palato in due, la durella è ideale da spumantizzare: per addomesticarla però occorre farla convivere con pinot nero e chardonnay. In questo spumante questi ultimi sono presenti solo per un 15%.

Tralascio le note tecniche di vinificazione (è uno charmat) per venire al dunque: NON è uno spumante da brindisi.
Per fortuna.

E’ uno spumante da antipasti, aperitivi, persino da carne, pesce, piatti di pasta, verdure cotte, formaggi…insomma, uno spumante da pranzo (o da cena).
Colore paglierino brillante, sfumature dorate, spuma bianchissima, molto densa e compatta, perlage fine e persistente, profumi di fiori bianchi, frutta a pasta bianca e gialla (eh, lo chardonnay della cuveè…), ma anche agrumi (eh, la durella…), pasta di mandorle, pasticceria e cioccolata bianca.

In bocca entra morbido e freschissimo, la spigolosità della durella è ben bilanciata dalla struttura alcolica, rivelando uno spumante sostanzialmente equilibrato. Nel retrolfatto, tra un frutto e un fiore, si affaccia anche qualche foglia di salvia…
A me piace. Ve lo consiglio. Peccato che in giro per l’Italia (canale Horeca) si trovi con difficoltà (della serie: “non lo conosce nessuno – nessuno lo compra – nessuno lo chiede – sono costretto a farne poco”).

Reperibile nei locali che aderiscono al circuito “La Vineria”, viaggia sui 6-8 euro.

Come essere felici con poco…
Voto: 86/100




17.12.06

Questioni di etichetta

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Etichette: semplici, chiare, veritiere.

Le esigono a gran voce i consumatori, ma le chiedono con forza anche i produttori.
E finalmente qualcuno s'è deciso e ha lanciato una petizione on-line.

Succede negli Stati Uniti, dove si va sempre più rafforzando la convinzione che sia importante rassicurare i consumatori circa l'esatta provenienza geografica-territoriale dei vini, e che questa sorta di certificato di nascita debba comparire in etichetta.
Contestualmente, i nomi dei luoghi e delle regioni vinicole devono essere protetti da qualsiasi tentativo di appropriazione indebita.

“L'interesse del consumatore per l'origine geografica del vino è uno dei fattori determinanti nell'acquisto di una bottiglia – afferma Shannon Hunt del Centro per le Origini del Vino – dichiarare con onestà e precisione il luogo d'origine di un vino dovrebbe essere un diritto del consumatore garantito per legge.”

Per questo di recente la Corte Suprema americana e quella della California hanno legiferato in mod che sulle etichette si dichiari “solo la verità, tutta la verità, nient'altro che la verità” a proposito dell'origine delle uve di cui i vini dichiarano d'esser fatti.

“Al giorno d'oggi il vino è un'industria globale da 100 miliardi di dollari e i consumatori di tutto il mondo sono sempre più interessati a prodotti unici, autentici. Un'etichettatura accurata è cruciale per assicurare il cliente finale dell'unicità delle qualità di un certo vino e per aiutarlo a prendere una decisione d'acquisto consapevole” rincara la dose Linda Reiff, direttore esecutivo del Napa Valley Vintners “I consumatori hanno il diritto di sapere che ogni vino che porta il nome Napa viene davvero dalla denominazione Napa Valley”.

Secondo una recente indagine, l'85 per cento delle persone crede che la regione o il luogo di provenienza di un vino sia un fattore importante d'acquisto; l'81 per cento è d'accordo sul fatto che dovrebbe essere dichiarato in etichetta; addirittura, il 78 per cento è convinto che il luogo da cui provengono i vini sia determinante per la sua qualità.

Scopo della petizione Wine Place & Origins insomma è dar voce alla richiesta di tanti consumatori di vino circa una “maggiore autenticità” di ciò che mettono nel bicchiere.

A partire dalla zona di produzione.

Particolare interessante, finora hanno sottoscritto la petizione anche zone vinicole famose del Vecchio Mondo, come sette regioni dello Champagne francese, lo Jerez in Spagna, la regione portoghese del Porto, mentre negli USA hanno aderito all'iniziativa la californiana Napa Valley l' Oregon, il Walla Walla e lo Stato di Washington.

L'Italia no.

E' troppo occupata a imbottigliare Nero d'Avola in provincia di Trento, o Amarone della Valpolicella in provincia di Caltanissetta, e a mettere in discussione e a smantellare ( o a provare di smantellare) l'istituto delle Doc con i relativi Consorzi di tutela, retaggi medievali che non servono a nessuno - dicono - e che all'estero nessuno capisce.

Come largamente dimostra quanto scritto sopra.

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15.12.06

Operazione "Nozze di Cana": primo arresto

Sono giorni di super-lavoro, questi, per le forze dell'ordine - nello specifico: il Nipaf (Nucleo Investigativo di Polizia Ambientale Forestale) di Vicenza e di Verona, in collaborazione con l’Ispettorato Centrale Repressione Frodi del Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali, il Nas dei Carabinieri di Padova, il Noava del Corpo Forestale Regionale del Friuli e la Guardia di Finanza che interviene con una unità cinofila - impegnate nell'operazione "Nozze di Cana".

E' infatti delle ultime ore la notizia che è stato eseguito l'arresto di una delle persone coinvolte nella maxi-frode.

Si tratta del titolare di una delle aziende coinvolte nell'indagine, Alberto Balbusso dell'az. agricola Ronco del Breda di Montecchia di Crosara (VR).

Nei giorni scorsi le forze dell'ordine hanno sequestrato una parte del vino sfuso (vendemmia 2006): oltre 150.000 litri pronti per essere venduti come Prosecco 'Igt Colli Trevigiani' e 'Pinot Grigio' del Veneto.

Sono almeno tre mesi che gli investigatori sono sulle tracce di vini contraffatti: anonimi vini da tavola imbottigliati e venduti come monovarietali pregiati (Pinot Grigio, Pinot Nero, Prosecco). E tutto era cominciato a seguito di controlli sui contributi "Feoga" concessi all'agricoltura.

L'operazione, tuttora in corso, ha spaziato finora in Piemonte, Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia e Veneto, interessando oltre una decina di cantine e non si escludono ulteriori sviluppi nei prossimi giorni...




13.12.06

Tavola rotonda OCM vino

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L'argomento è di stretta attualità, sebbene destinato a non esaurirsi nel giro delle prossime settimane.
Perchè dell'OCM vino si parla già da parecchio, e per parecchio ancora se ne parlerà.

Per questo, sabato 16 dicembre, alle 15, presso il Salone Palladiano di Palazzo Thiene, sede storica della Banca Popolare di Vicenza, avrà luogo una Tavola Rotonda sull’Organizzazione Comune del Mercato del Vino, organizzata dall’Accademia Italiana della Vite e del Vino.

Parteciperà il ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali, on. prof. Paolo de Castro.

A distanza di sette anni dal varo della riforma comunitaria del mercato vitivinicolo, si ridiscute a Bruxelles di una nuova versione delle regole destinate a disciplinare il settore. Il 2007 sarà l’anno in cui si metterà a punto e si discuterà la nuova normativa, che entrerà in vigore l’anno successivo. Il provvedimento è importante perché il settore del vino riveste un ruolo trainante per l’agricoltura italiana e per l’export in generale.

L’incontro di Vicenza intende quindi portare un contributo alla discussione che si è accesa in tutta Europa, traendo spunto dal Documento di base varato dalla Commissione.

“Il contributo che tutti si aspettano dall’Italia, in quanto paese leader nel settore”, ha commentato il professor Antonio Calò, presidente dell’Accademia Italiana della vite e del Vino, “deve portare a una normativa semplice ed efficace, che possa essere recepita dai numerosi paesi che hanno aderito all’Unione Europea in questi anni. Momenti di riflessione e di confronto come quello in programma a Vicenza sono quindi indispensabili per l’analisi e l’approfondimento dei punti di vista delle diverse componenti del mondo vitivinicolo italiano”.

I relatori, tutti Accademici, saranno:
¨ Paolo Bedoni (Presidente Coldiretti)
¨ Federico Vecchioni (Presidente Confagricoltura)
¨ Piero Mastroberardino ( Presidente Federvini)
¨ Gianni Zonin ( Unione Italiana Vini)
¨ Mario Consorte (Presidente Assoenologi)
¨ Davide Gaeta (Consigliere Italiana Accademia della Vite e del Vino)
¨ Antonio Calò (Presidente Accademia Italiana della Vite e del Vino).

L’Accademia Italiana della Vite e del Vino è stata costituita il 30 luglio 1949 dal Comitato Nazionale Vitivinicolo con decreto firmato dall’allora Presidente della Repubblica, Luigi Einaudi, ed eretta a Ente Morale il 25 luglio 1952. L’Accademia attualmente comprende 555 membri suddivisi tra Onorari, Ordinari, Corrispondenti italiani, Corrispondenti stranieri e Soprannumero. Ciascuna categoria è a numero chiuso.

Amici produttori, non lasciatevi sfuggire questa occasione: chi può recarsi a Vicenza lo faccia.
Non permettete che, una volta di più, i massimi sistemi decidano sulla vostra testa ciò che ritengono sia meglio per voi.
Prima però, informatevi : leggete, studiate a fondo l'argomento. Sapere in cosa consiste l'OCM vino è un vostro dovere, prima che un vostro diritto. L'ignoranza non è una virtù.

E poi, intervenite in massa.




11.12.06

Antonio Di Lorenzo, giornalista del Durello 2006

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Come preannunciato, nei giorni scorsi si è tenuto il consueto appuntamento con il Premio "Giornalista del Durello dell'anno", promosso dal Consorzio di Tutela Vini Monti Lessini.

La cornice dell'evento è quella, prestigiosa per quanto un po' barocca, della Sala Rossa dell'Ammninistrazione provinciale di Verona, nella Loggia di Fra' Giocondo (piazza dei Signori, nota anche come piazza Dante).

L'occasione, gli auguri a...tutto Durello che da alcuni anni a questa parte il Consorzio fa alla stampa di settore e non, e in genere a tutti gli amici del Lessini Durello, questo straordinario quanto ancora poco conosciuto vino (spumante, tranquillo, perfino passito) da uva autctona veronese-vicentina (la durella, appunto).

Il giornalista del Durello 2006 è una firma illustre del quotidiano "Il Giornale di Vicenza": Antonio Di Lorenzo, al quale rinnoviamo le nostre più cordiali e sentite congratulazioni.
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Un premio che la giuria unica ha deciso di assegnargli all’unanimità per l’articolo “Il Durello fa squadra”, pubblicato da “Il Giornale di Vicenza” il 14 gennaio di quest’anno.

Scopo di questo premio, la cui prima edizione risale solo al 2001, è dare il giusto merito a quegli scritti e quei servizi radio televisivi che in qualche modo abbiano saputo evidenziare i tratti salienti sia della Lessinia, una terra aspra e a volte dura, sia del Lessini Durello, il vino che nasce su queste colline e che meglio di ogni altro prodotto locale è emblema di quest’area di alta collina.

Viene premiato un articolo, ma di Durello parla la continuità dell’attività professionale di Antonio Di Lorenzo, giornalista poliedrico di un quotidiano di informazione, con la passione aggiuntiva per l’enogastronomia, autore anche di numerose guide e monografie che esaltano il legame fra territorio, prodotto e buona tavola.
Ovviamente, il...trofeo non può che essere in linea con il premio: un Magnum di Durello di 12 litri millesimato 2000, finemente dipinto a mano dall’artista Sabina Mazzardo.

L'articolo che ha valso al collega Antonio il riconoscimento parla del Durello Spumante metodo classico, visto come espressione di identità storica e agricola, frutto della tradizione e di un territorio unico, e del quale appena tre produttori aderenti al Consorzio sono ambasciatori all’interno della sparuta schiera dei componenti l’Associazione Nazionale Italiana Metodo Classico Autoctoni (ANIMA).
Per il Durello, Di Lorenzo ha un’ammirazione sincera, giunta fino alla affermazione, storicamente ardita ma condivisibile sul piano sentimentale, che questo antico e straordinario vino sia stato quello che allietava le tavole di Montecchi e Capuleti.

Ma se uno solo è il premiato, molti sono stati i concorrenti al premio: "La quantità di materiale giornalistico raccolto, tutto di ottima fattura, è stata decisamente più consistente che nel passato - ha detto il presidente della giuria e del Club Giornalisti Amici del Durello, il giornalista Sebastiano Carron - così come è in aumento la produzione del Durello e il numero di aziende che lo imbottigliano".

Nelle precedenti edizioni, il premio “Giornalista del Durello” è stato assegnato a :
* 2001 - Sebastiano Carron
* 2002 - Sandro Sangiorgi
* 2003 - la sottoscritta
* 2004 - Fabio Piccoli
* 2005 - Stefano Cantiero (per la TV) e Bruno Donati (per la stampa).

L'edizione 2007 è già in pista. Perciò, illustri colleghi giornalisti, venite (in Lessinia), visitate, assaggiate, scrivete...
e descrivete.

Il Durello se lo merita.




08.12.06

Del cammino dell'uomo (e della vite)

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Pur lavorando da parecchi anni nel mondo del vino, capita anche a me di meravigliarmi ogni tanto per il carico di valore/i che vengono attribuiti al vino.
Il quale, è sì “qualcosa che si beve”, ma non è (solo e semplicemente) una “bevanda”.

Sui suoi significati simbolici (per non parlare di quelli religiosi) si sono versati mari di inchiostro (e si continueranno a versarne); per chi lo ama, non c’è niente di più piacevole, entusiasmante e interessante che parlare di vino (io riuscirei a farlo per giorni senza stancarmi/annoiarmi).

E tutto questo perché? Per gli addentellati politico-economico-finanziari che ne derivano? Può darsi.
Per gli aspetti creativo-comunicazionali che spesso comporta? Anche.

Credo però che tanto interesse per il soggetto “uva-vino” derivi soprattutto da più profondi, per quanto spesso inconsci, interrogativi di natura filosofico-esistenziale.
Che alla fine del percorso di conoscenza ci riconducono al…punto di partenza. Ovvero all’uomo.

Parlare di uva e di vino, insomma, è un po' come parlare di noi.

Nel tentativo di riavvolgere il nastro della storia e dell’origine dei vitigni, l’approccio scientifico multidisciplinare ha permesso di compiere notevoli progressi soprattutto negli ultimi anni; alla luce delle più recenti scoperte antropologiche, ampelografiche, genetiche, persino linguistiche si è visto che l'ipotesi classica, monocentrica, che vuole di origine orientale la maggior parte dei vitigni coltivati in Europa, oggi non regge più.

Si fa sempre più strada l’ipotesi policentrica, secondo la quale la pianta di Bacco ha avuto natali in luoghi diversi dell’Europa.

Di questo affascinante cammino (l’uomo e la vite insieme attraverso secoli e continenti…) ha tracciato il quadro a grandi linee il prof. Attilio Scienza, uno dei più accreditati esperti di vitivinicoltura a livello mondiale e direttore del dipartimento di produzione vegetale dell’Università di Milano, in una lectio magistralis avvincente come un romanzo d'avventura tenuta di recente a Villa Lebrecht, sede del corso di laurea in viticoltura ed enologia dell’Università di Verona.
“L’antropologia, scienza recente, da’ importanti contributi allo studio dell’origine dei vitigni – ha detto Scienza – Quella storica per esempio ci parla della circolazione delle tecniche viticole ed enologiche, mentre l’antropologia culturale riferisce delle relazioni tra mito, cultura, vita quotidiana”.

In tema d’origine dei vitigni coltivati si confrontano perciò due ipotesi antropologiche, quella indoeuropea di M. Gimbutas e quella indigenista di C.Renfrew; ma solo di recente quest’ultimo è riuscito a dimostrare la preesistenza di una viticoltura europea sulla quale in seguito si sarebbe innestata quella orientale.

“La vite non è stata portata passivamente da Oriente a Occidente – ha spiegato il docente – Si è spostata con la gente, con i popoli, e la’ dove quelli si fermavano anche la vite si fermava, e si incrociava con le viti del posto. Così avvennero le prime introgressioni, e si selezionarono solo quelle viti che meglio si adattavano ai vari luoghi”.

Particolare (a mio avviso) assolutamente affascinante, è che la vite si comportava esattamente come gli uomini.
Se l’integrazione tra le diverse comunità che entravano in contatto non andava a buon fine, non riusciva nemmeno quella tra le piante, e pur condividendo lo stesso territorio ciascuno - uomini e viti - se ne stava per conto suo.

Accadde così che vitigni originari della Georgia e arrivati nei Paesi Baschi, non riuscirono a incrociarsi con quelli indigeni a causa della resistenza dei popoli georgiani a fondersi con le comunità del luogo.
“Studiando la genetica, si scopre che anche le uve sono imparentate tra loro, sia pure con gradi diversi – ha continuato Scienza – Per questo si può dire dei vitigni quello che si dice dell’uomo: che le razze non hanno un fondamento biologico, ma solo culturale. In realtà, uomini e viti sono ‘tutti differenti, tutti parenti’ .”

Tra i molti pericoli che incombono sulla viticoltura oggi, uno dei più gravi e sottostimati è quello dell’annullamento intravarietale.

Perché negli ultimi anni si è insistito tanto, troppo, sul concetto di clone.

Viceversa, la ricchezza dell’Italia è data proprio dalla diversità all’interno delle stesse grandi famiglie di uve, perché ogni individuo ha qualcosa di particolare.

“Dobbiamo sviluppare questa conoscenza nei vitigni – ha insistito Scienza - . Per questo è importante scavare anche nella storia, nel passato dei vitigni selvatici.
E se davvero vogliamo fare dei vini l’espressione della nostra terra, dobbiamo pensare anche ad una enologia varietale, con contenuti sensoriali diversi da quelli dei vini da vitigni internazionali.
Adottare gli stessi strumenti e criteri tecnici che usano in altri paesi – ha concluso il ricercatore – va bene per fare dei prodotti internazionali, non per i nostri vini da vitigni autoctoni”.

Perchè un cabernet è diverso da una corvina.





06.12.06

Le stagioni del Durello in 300 scatti

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Non mi piacciono le autocitazioni/autopromozioni, per questo avevo archiviato sulla mia agenda questo evento come un dovere (per quanto piacevole) da compiere ma non da promuovere.

In realtà, è invece giusto che lo renda noto perchè giovedì 7 dicembre a Verona, nella Sala Rossa della Provincia (Loggia di Fra' Giocondo, piazza Dante) alle 16 si terranno ben due piccoli eventi.

Il primo mi riguarda direttamente, almeno in parte, ed è per questo che non volevo parlarne.
Il secondo invece riguarda un collega, ed è per questo che invece ho deciso di farlo.

Giovedì 7 dicembre è insomma un "Durello & Friend's Day" versione invernale (quella estiva è una goliardica giornata tra amici e colleghi nei territori di produzione, camuffata da educational, ovvero da qualcosa che si spaccia per un momento di studio e/o approfondimento).

Chi conosce quel particolarissimo vino spumante da uve autoctone veronesi-vicentine che è il Lessini Durello, sa che fin dalla costituzione del suo Consorzio di Tutela (o quasi) è sorto spontaneamente anche un Club di Giornalisti Amici del Durello, ovvero di penne (e telecamere) convinti e appassionati sostenitori di questo semi-sconosciuto prodotto.

Per premiare uno di noi, professionalmente impegnato nella diffusione del gusto e del piacere del Durello, Consorzio e Strada promuovono ogni anno un premio giornalistico nazionale, che quest'anno verrà consegnato appunto il 7 dicembre.
E in quell'occasione verrà presentato anche un nuovo splendido libro dedicato ai paesaggi del vino: "Le stagioni del Durello".
Un libro fotografico al 90 per cento, autore il bravissimo Claudio Portinari, e scritto al 10 per cento, autrice io.
Un libro insomma tutto da guardare e da sfogliare, presentato con una veste grafica extra-lusso e dimensioni extra-large.
Non un manuale, ma un volume di "rappresentanza", di quelli che fa la sua ottima figura sul tavolo del salotto, cambiando pagina ogni giorno.

Di cosa parla - anzi, cosa descrive - questo libro? Non il vino, ma i luoghi del vino, la gente del vino, i suoi usi e costumi, le feste, la vita quotidiana.
Storie ordinarie nella sempre nuova straordinarietà dei cicli naturali, lo svolgimento dei quali s'intreccia con i giorni dell'uva.
Ai momenti e agli eventi degli uomini si sovrappongono infatti i momenti e gli eventi dell'uva: chi ha mai visto il cosiddetto "pianto della vite"? e chi ha mai avuto il tempo di godere della fioritura della durella?
In due anni di pazientissimo e instancabile lavoro, Claudio è riuscito a cogliere e fissare questi attimi.

Inutile dire perciò che il libro è bellissimo.
E molto riposante. Potete perfino risparmiarvi la fatica di leggerlo...

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03.12.06

Il caso del falso pinot grigio...e dei giornalisti che non sanno leggere

Tutti abbiamo i nostri nervi scoperti, compresa chi scrive.
Uno dei miei punti più deboli riguarda la professionalità dei giornalisti.
Che spesso è poca, oppure latita, o ancora è taroccata. Come il pinot grigio del post precedente.

Su L'Arena di Verona di domenica 3 novembre viene riportata la notizia che questo piccolo semisconosciuto blog ha dato, con un anticipo di 24 ore abbondanti, a proposito dell'operazione "pinot grigio taroccato".

Per istinto (giornalistico), sono portata a osservare il massimo rispetto nei confronti del lavoro altrui, soprattutto quando questo lavoro è un comunicato stampa ufficiale.

Bene, anzi malissimo. Cosa infatti ti va a scrivere il redattore di turno, edotto sulla vicenda dallo stesso comunicato?
Ecco qui:
"Falso Pinot grigio sarebbe stato stappato nelle nostre case, acquistato a un prezzo ingiusto poichè quel vino non sarebbe stato quello che avremmo creduto di acquistare, ben 220mila litri che sono stati sequestrati dai carabinieri del Nas assieme a documenti probanti la frode in commercio".

Ora, rileggetevi il mio post, dove viene riportata senza cambiare una virgola la nota ufficiale emessa dall'ICRF e dal NAS:
" Gli investigatori dell'ICRF e dei NAS, sotto la direzione del Sost.Proc. della Rep. di Verona dott. Pier Umberto Vallerin, hanno perciò posto sotto sequestro 210 mila litri di vino contraffatto; l'azione tempestiva dei due organi di Polizia Giudiziaria ha permesso di bloccare le operazioni di imbottigliamento, cosicchè nemmeno un litro di falso pinot grigio è stato posto in commercio" (il grassetto è mio).

Pazienza per lo svarione sul quantitativo di vino sequestrato - i litri sono 210 mila, e sono già tanti, che bisogno c'era di 'arrotondare' la cifra a 220?

Ma sparare in prima riga d'articolo che "falso pinot grigio sarebbe stato stappato nelle nostre case, acquistato ad un prezzo ingiusto", laddove il comunicato afferma che nemmeno un centilitro è finito in bottiglia, beh, signori, questo non è uno "svarione".

E' incompetenza professionale.

Perchè ad un giornalista non sarà magari chiesto di saper scrivere come se fosse un premio Pulitzer, ma di saper leggere, almeno questo sì.

Leggere e rileggersi: nel prosieguo dell'articolo infatti si dice che "Il pubblico ministero Pier Umberto Vallerin ha disposto il provvedimento coercitivo reale, che ha permesso di bloccare le operazioni d’imbottigliamento, impedendo la vendita del falso Pinot Grigio".

Oh, insomma: 'sto pinot grigio taroccato, è finito in vendita o no?? Quando si dice la chiarezza di idee (e d'informazione)...

Ultima nota di colore: qualcuno avrà notato che i giornali escono con gli articoli non firmati. E' una forma di protesta, dicono.

In casi come questo, è un'autentica salvezza (per il giornalista), dico io.

ps: a proposito di scioperi della stampa: gli editori vogliono fare i giornali senza i giornalisti.
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E noi faremo i giornalisti senza i giornali.
Lunga vita ai blog (e ai bloggers)!




02.12.06

Operazione "tarocco": scoperto un traffico di pinot grigio falsificato

Operazione falso pinot grigio, 2 b.jpg

La notizia è di queste ore.
L'Ispettorato Centrale Repressione Frodi di Verona e i Carabinieri del Nucleo Antisofisticazioni e Sanità di Padova, nell'ambito di un'attività congiunta di controllo del settore vitivinicolo, hanno scoperto una frode concernente la contraffazione di uno dei vini più richiesti e di moda all'estero, soprattutto nel mercato statunitense: il Pinot Grigio Igt del Veneto".

Venduto come tale, si trattava in realtà di comune vino da tavola di qualità scadente.

"La falsificazione - fa sapere una nota ufficiale e congiunta dell'IRCF e NAS - avveniva materialmente presso un'azienda agricola di Sona (VR), il cui titolare, F.C., di 43 anni, dopo aver creato dei carichi contabili fittizi di vino "Pinot Grigio IGT del Veneto" nei registri ufficiali di carico/scarico della ditta, provvedeva all'emissione di documentazione accompagnatoria fasulla che scortava le cisterne dapprima presso due depositi posti in Monteforte d'Alpone (VR) e Gambellara (VI), e successivamente presso una grossa azienda della provincia di Venezia, dove il prodotto stava per essere imbottigliato e posto in commercio.

Alcune cisterne di prodotto contraffatto sono state consegnate anche ad una cantina sociale della provincia di Verona.

Gli investigatori dell'ICRF e dei NAS, sotto la direzione del Sost.Proc. della Rep. di Verona dott. Pier Umberto Vallerin, hanno perciò posto sotto sequestro 210 mila litri di vino contraffatto; l'azione tempestiva dei due organi di Polizia Giudiziaria ha permesso di bloccare le operazioni di imbottigliamento, cosicchè nemmeno un litro di falso pinot grigio è stato posto in commercio, scongiurando quindi un grave nocumento ai danni dell'ignaro consumatore".

Ovviamente, il titolare dell'azienda agricola veronese è stato denunciato per frode in commercio aggravata e falso ideologico, mentre è tuttora al vaglio degli inquirenti la posizione degli altri soggetti che hanno partecipato al circuito commerciale del vino contraffatto .

E, altrettanto ovviamente, simile operazione non avrebbe ottenuto lo stesso felice risultato se alla base di tutto non ci fosse stata l'azione congiunta e la collaborazione dei due corpi di polizia, NAS e Repressione Frodi del Mipaf.

Non è la prima volta che vengono contraffatti vini famosi e/o richiesti: il miraggio del guadagno facile e con poca fatica è sempre attuale.
Ma se da un lato questi fatti di cronaca (nera, per l'immagine del vino italiano) testimoniano che un'azione coordinata e vigile da parte degli organismi preposti ai controlli è sempre possibile ed efficace, dall'altro dovrebbero suonare alle orecchie di "chi di dovere" come un monito a rivedere tutto il pesante, ingombrante e per molti aspetti inutile castello burocratico.

Come può essere infatti che, anche ai giorni nostri, sia sufficiente un passaggio di carte, perchè un comune e scadente vino da tavola si trasformi per magia in un redditizio e pregiato vino a Igt?

E questa, temiamo, è solo la punta di un iceberg...