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Il caso del falso pinot grigio...e dei giornalisti che non sanno leggere

Tutti abbiamo i nostri nervi scoperti, compresa chi scrive.
Uno dei miei punti più deboli riguarda la professionalità dei giornalisti.
Che spesso è poca, oppure latita, o ancora è taroccata. Come il pinot grigio del post precedente.

Su L'Arena di Verona di domenica 3 novembre viene riportata la notizia che questo piccolo semisconosciuto blog ha dato, con un anticipo di 24 ore abbondanti, a proposito dell'operazione "pinot grigio taroccato".

Per istinto (giornalistico), sono portata a osservare il massimo rispetto nei confronti del lavoro altrui, soprattutto quando questo lavoro è un comunicato stampa ufficiale.

Bene, anzi malissimo. Cosa infatti ti va a scrivere il redattore di turno, edotto sulla vicenda dallo stesso comunicato?
Ecco qui:
"Falso Pinot grigio sarebbe stato stappato nelle nostre case, acquistato a un prezzo ingiusto poichè quel vino non sarebbe stato quello che avremmo creduto di acquistare, ben 220mila litri che sono stati sequestrati dai carabinieri del Nas assieme a documenti probanti la frode in commercio".

Ora, rileggetevi il mio post, dove viene riportata senza cambiare una virgola la nota ufficiale emessa dall'ICRF e dal NAS:
" Gli investigatori dell'ICRF e dei NAS, sotto la direzione del Sost.Proc. della Rep. di Verona dott. Pier Umberto Vallerin, hanno perciò posto sotto sequestro 210 mila litri di vino contraffatto; l'azione tempestiva dei due organi di Polizia Giudiziaria ha permesso di bloccare le operazioni di imbottigliamento, cosicchè nemmeno un litro di falso pinot grigio è stato posto in commercio" (il grassetto è mio).

Pazienza per lo svarione sul quantitativo di vino sequestrato - i litri sono 210 mila, e sono già tanti, che bisogno c'era di 'arrotondare' la cifra a 220?

Ma sparare in prima riga d'articolo che "falso pinot grigio sarebbe stato stappato nelle nostre case, acquistato ad un prezzo ingiusto", laddove il comunicato afferma che nemmeno un centilitro è finito in bottiglia, beh, signori, questo non è uno "svarione".

E' incompetenza professionale.

Perchè ad un giornalista non sarà magari chiesto di saper scrivere come se fosse un premio Pulitzer, ma di saper leggere, almeno questo sì.

Leggere e rileggersi: nel prosieguo dell'articolo infatti si dice che "Il pubblico ministero Pier Umberto Vallerin ha disposto il provvedimento coercitivo reale, che ha permesso di bloccare le operazioni d’imbottigliamento, impedendo la vendita del falso Pinot Grigio".

Oh, insomma: 'sto pinot grigio taroccato, è finito in vendita o no?? Quando si dice la chiarezza di idee (e d'informazione)...

Ultima nota di colore: qualcuno avrà notato che i giornali escono con gli articoli non firmati. E' una forma di protesta, dicono.

In casi come questo, è un'autentica salvezza (per il giornalista), dico io.

ps: a proposito di scioperi della stampa: gli editori vogliono fare i giornali senza i giornalisti.
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E noi faremo i giornalisti senza i giornali.
Lunga vita ai blog (e ai bloggers)!

Commenti

Caspita Lizzy, questa è grossa. Immagino che tu non ci metta molto a capire chi ha scritto l'articolo, anzi, lo saprai già di certo. Al di là di questo comunque, il dato rilevante mi sembra un altro, la stampa c.d. "ufficiale" si serve - bene o male, come abbiamo visto dipende dal livello di professionalità di chi attinge - dalla blogosfera. Una blogosfera, nel campo del vino, che mi sembra essere sempre più "sulla notizia", sempre più attenta e propositrice, sempre più promotrice di interessanti dibattiti quando non si tratti di veri e propri scoop, come nel tuo caso. Avanti così Lizzy.

Magari la stampa "ufficiale" si servisse della blogosfera, Filippo. Probabilmente prenderebbe meno "buchi" (internet è al momento il medium più veloce). Ti dirò: in questo caso sono stata fortunata, perchè ho potuto usufruire di una "corsia preferenziale" per avere la notizia prima di altri. Ti assicuro però che il comunicato stampa arrivato a me è lo stesso mandato a tutti i giornali. Al di la' della tempestività dell'informazione, la cosa grave a mio avviso è un'altra, e cioè il maledetto vizio di "colorire", "romanzare" i fatti anche laddove non ce n'è bisogno, anzi si rischia di far capire al lettore roma per toma. Come sai, una vecchia ma mai superata regola giornalistica ci insegna che ogni pezzo deve avere la struttura di una piramide rovesciata: la notizia va sparata nelle prime 5 righe, perchè il tempo d'attenzione del lettore medio non supera i 30 secondi. E se nelle prime righe tu dai un'informazione scorretta, fuorviante, come in questo caso, hai sbagliato tutto.
In questo caso, trattandosi di un documento ufficiale, ad uso della stampa per di più - cioè redatto in modo tale da poter essere usufruibile immediatamente, senza rimaneggiamenti di sorta - bastava fare un bel copy&paste (copia&incolla).
Come si dice dalle mie parti, "gnanca boni de copiar"! Nemmeno capaci di copiare...

:-(

Ennesima dimostrazione di incompetenza professionale di un oscuro/a giornalista. Ennesima dimostrazione di manipolazione a fini di basso scandalo. Ennesima dimostrazione che conviene leggersi direttamente le fonti del comunicato, piuttosto che i rimaneggiamenti di redazione. Ennesima dimostrazione che i blog sono una potenziale alternativa ai "main stream media".
Avanti così.

Sul tuo post scriptum: penso che uscire senza la firma sia una protesta non solo inutile, ma anche dannosa per chi non ha la fortuna di essere assunto e viene pagato "al pezzo".
Per il resto, concordo.

"Un giornale senza firme è francamente illeggibile". La frase è attribuita a Umberto Eco e molti colleghi la considerano l'uovo di Colombo. In realtà, come dici tu, serve a poco o nulla. Certo, è un segnale o, se vuoi, un modo più "originale" di altri per protestare (dicono...).
Ma io stessa ho tolto, già da un anno o quasi, la mia firma da molti articoli che mando al quotidiano con cui collaboro (sempre meno...), per protesta contro il medesimo.
Reazioni zero.
E dunque...?

:-/

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