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28.02.07

Pastoncino di lunedì 5 marzo

vigneti di carmenere, br.jpg

Nel gergo giornalistico, il pastone è un articolo ottenuto da un impasto di notizie, commenti e dichiarazioni su uno stesso argomento o da una sola città.

Nel nostro caso l'argomento è ovviamente il vino, e quelle che seguono sono, in ordine sparso (e sia pure provenienti da luoghi diversi), un po' di notiziole che si sono accumulate nella memoria del nostro pc negli ultimi giorni, e che ci dispiaceva buttare come mozzarelle scadute.

Cominciamo con una bella notizia: l'azienda Inama di S.Bonifacio ha completato il programma di conversione alla conduzione biologica dei suoi vigneti situati sui Colli Berici.
Inama è un nome prestigioso nel panorama viticolo nazionale e internazionale; il suo titolare, Stefano Inama , è un personaggio che vale la pena conoscere - personalità intellettualmente libera, anticonformista, dotato della tranquilla serenità di chi fa quello che gli piace, sa di fare del suo meglio, i risultati gli danno ragione e se ne infischia allegramente di quello che pensano gli altri.
I suoi vini sono inconfondibili come lui, anche perchè nascono in vigneti spettacolari: come appunto quelli di carmenere, sui Colli Berici. Da vedere soprattutto in autunno, quando le foglie s'incendiano di un impressionante color fucsia.

- Fumetti e vino, umorismo e cultura a Bordighera
Dal 20 al 25 aprile 2007 a Bordighera (Im) via alla seconda edizione promossa dal Comune in collaborazione con la Confcommercio della Provincia di Imperia: “Vino e vignette”, cinque giorni all’insegna del buon vino e del divertimento.
Altre info qui.

- Ogm: Toscana delusa.
"Siamo profondamente delusi per questo primo esito della discussione sulla introduzione di una soglia di contaminazione Ogm nel biologico ma anche altrettanto convinti di voler continuare con determinazione questa battaglia" ha detto Susanna Cenni, assessore all'agricoltura della Regione Toscana, capofila del network di 40 regioni europee Ogm free, dopo il voto odierno della Commissione agricoltura del Parlamento europeo in materia di biologico. "Aspettiamo comunque con fiducia il responso dell'aula, augurandoci che vi sia maggior attenzione verso il futuro di un settore, quello del biologico, per il quale l'introduzione di una soglia di contaminazione dello 0,9 per cento nelle produzioni, ipotizzata nel regolamento in discussione, avrebbe effetti disastrosi. "Qualunque sia l'esito finale noi continueremo questa battaglia contro gli ogm nel biologico senza lesinare energie, forti anche della posizione del governo italiano, che è di piena contrarietà rispetto a questo aspetto del regolamento".

- Facciamoci una bistecca.
Agricultura.it rivela uno studio condotto dall’Università di Siena e dall’ISVEA: Chianina e Vino Nobile per combattere cardiopatie e cancro.
Una bistecca di carne Chianina, taglio Fiorentina, meglio ancora se abbinata ad un bicchiere di Vino Nobile di Montepulciano, fanno bene all’organismo e aiutano a prevenire e in certi casi curare cardiopatie e cancro. Lo rivela ad agricultura.it uno studio condotto dall’Università di Siena e coordinato da Bruno Frediani, primario e docente di Reumatologia, che con l’aiuto di esperti ed enologi del settore (Isvea: Servizi analitici di eccellenza per i settori enologico viticolo, ed il comparto alimentare) è giunto a una prima conclusione: vino e carne chianina fanno bene.

Soprattutto se il vino è il Nobile di Montepulciano, la cui uva - prugnolo gentile, una varietà di sangiovese - è risultata più ricca in polifenoli del Chianti e del Brunello: più di 3,1 grammi/litro, mentre il Brunello 2,8 g/l e il Chianti 2,5 g/l.

Per quanto riguarda la carne di manzo, e in particolare la Chianina, l’indagine ha messo in evidenza che questa ha all’interno della parte magra un alto contenuto di acidi grassi polinsaturi omega-3, notoriamente importanti per la prevenzione dell’arteriosclerosi. E’ quindi da sfatare, secondo gli scienziati dell’Università di Siena, il mito che la carne faccia male.

-Ultima in ordine di tempo, la modifica al disciplinare di produzione del Valpolicella è operativa: il 1 marzo è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il parere del Comitato nazionale per la tutela e la valorizzazione delle denominazioni di origine e delle indicazioni geografiche tipiche dei vini, che da' il via libera all'indicazione in etichetta della parola "Ripasso" relativamente alle tipologie di vini «Valpolicella», «Valpolicella» classico, «Valpolicella» superiore, «Valpolicella» classico superiore, «Valpolicella» Valpantena, «Valpolicella» Valpantena superiore.
Maggiori dettagli qui.




27.02.07

Il Barbaresco secondo A.Masnaghetti – seminario all’Hotel Borghetti

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Ci fu un tempo, in Valpolicella (nemmeno troppo lontano), in cui i giornalisti del vino erano rari come le farfalle a novembre; l’Italia vinicola era compressa tra Piemonte e Toscana, e a noi del Veneto non ci filava nessuno.
Poi venne il 1995, e un certo Luigi Veronelli, e dopo di lui fu tutta un’altra cosa.

Al punto che oggi, per quanto sempre benvenuti e bene accolti da aziende e Consorzio Tutela Vini Valpolicella, i giornalisti eno-qualcosa italiani ed esteri devono spesso mettersi in fila, prendere appuntamento e aspettare il proprio turno.
Le aziende sono tutte impegnate a far soldi – scusate, vino - , e di starli ad ascoltare quando vengono a parlare, non ha più molta voglia nessuno.

Insomma, come si dice, un giornalista che arrivi in Valpolicella per la prima volta fa notizia.
Ma se è la volta n.2873 non è più una notizia: è routine.

Esistono però alcune voci critiche che fanno sempre “audience”, ed è un piacere andare ad ascoltarle - fosse anche la volta n.3476 - persino quando parlano degli altri, e non di noi.

Alessandro Masnaghetti è una di queste voci: torna non per un convegno “tecnico” sui vini della Valpolicella, bensì per una serie di seminari aperti a tutti che si terranno nell’accogliente Hotel Borghetti, alle porte di Verona, imbocco della Valpolicella per chi viene dalla città.

Bergamasco d’origine, in tasca una laurea in ingegneria nucleare mai davvero sfruttata (per ora…domani, considerati i rapidi progressi della tecnologia enologica, chissà…!), Masnaghetti è uno dei giornalisti e critici enologici più stimati, competenti ed equilibrati, a livello sia italiano che internazionale. Per anni collaboratore di Veronelli, ha curato un paio di edizioni della guida dei vini de L’Espresso, per poi passare alla direzione di una propria rivista bimestrale (disponibile solo per abbonamento: per informazioni fax 0546 40275 mail).): Enogea, diventata ormai un punto di riferimento serio e accreditato per gli abitanti del pianeta Bacco, siano essi produttori, comunicatori, consumatori e affini.

Ciò premesso, come detto, Alessandro torna in terra veronese, per un ciclo di seminari dedicati a grandi denominazioni italiane ed estere.

Il primo appuntamento è per sabato 3 marzo, alle 17.00: tema, “Il Barbaresco”.
Questa l’articolazione della serata:

Ore 17.00: Prima parte TEORICO-DIVULGATIVA.
Viaggio virtuale nel territorio. Riconoscimento dei Cru dei quattro comuni della denominazione attraverso mappe e foto dettagliate. Discussione sul valore –storico e produttivo- delle vigne più importanti. Riflessione sui singoli terroirs. Coinvolgimento degli ospiti in sala.

Ore 19.45: Seconda parte, SENSORIALE. Banco d’assaggio dei Barbaresco, scelti come naturale espressione dei temi analizzati durante la prima parte dell’incontro.

Ore 21.00: Terza parte: ENOGASTRONOMICA.
Cena con abbinamento al Barbaresco in compagnia di Alessandro Masnaghetti presso il Ristorante della Casa (per chi ha preventivamente deciso di parteciparvi).

Gli altri seminari saranno dedicati al Barolo, al Chianti Classico, al Bordeaux e al Sauternes.

Totale, cinque viaggi imperdibili, in compagnia di una delle guide più esperte.

Per info e prenotazioni: fax 045 942367 - e-mail: stefano@hotelborghetti.com





25.02.07

Foja Tonda vino dei blogger # 4: tiriamo le somme

Az.Armani, blog.jpg

Niente da dire: è stato un successo.
L'aver proposto la degustazione dello stesso vino - ignoto ai più - ha scatenato l'entusiasmo e la fantasia critico-enologica dei wine-blogger, con risultati decisamente positivi e di grande interesse per tutti.

Da parte mia, non posso che complimentarmi con i numerosi partecipanti e soprattutto, ancora una volta, con l'azienda Armani, che nelle persone del titolare Albino Armani e della sua longa manus commerciale Giampiero Sappa, ha accettato molto sportivamente (e con una buona dose di coraggio/incoscienza) di mettersi in gioco, dando in pasto – scusate, in assaggio – ad una categoria di critici fuori dagli schemi, indipendenti/irriverenti ma assolutamente sinceri come i wine-blogger il proprio gioiello.

Ché tale è il Foja Tonda.

Tra richieste-spedizioni-degustazioni-recensioni, c'è voluto più di un mese prima di giungere al dunque, ma alla fine eccoci qua: in rigoroso ordine sparso (e sperando di non aver dimenticato nessuno), queste sono le recensioni sul FT:
www.maisazi.com;
www.quintomiglio.com;
www.aristide.biz;
www.esalazionieticliche.spazioblog.it
www.thewineblog.net;
www.imbottigliatoallorigine.com
www.simplicissimus.it
e persino, "fuori concorso", www.nanopausa.com

C'è chi è rimasto colpito favorevolmente dal colore, chi dal profumo - fruttato, balsamico, speziato, "tabaccoso" - chi ha avanzato qualche perplessità sul suo presentarsi piuttosto brusco, poco friendly, come un rustico gentleman di campagna.

O meglio, come ha suggerito qualcuno cercando un paragone nel mondo del cinema, come una sorta di young Marlon Brando. (e a cavallo di una moto, per di più!)

Comunque lo si voglia valutare, che piaccia molto o poco, il Foja Tonda non è un vino che lascia indifferenti: è un vino che intriga, incuriosisce, smuove, fa discutere ("meglio giovane o invecchiato?").

Sicuramente non ha ancora raggiunto una sua maturità, un'identità ben definita; il lavoro non è finito.

Ma le basi sono gettate, e sono ottime.

Tutto questo naturalmente io lo sapevo già: sono anni che bevo il Foja Tonda.
E vi posso assicurare che il "ragazzo" è cresciuto. E bene.

Tuttavia, se qualcuno fosse interessato ad un veloce excursus nel tempo che fu (com'era il Foja Tonda "da bambino"?) , non è escluso che la (pazientissima) azienda Armani non metta in cantiere una giornata di approfondimento su misura (nostra) su questo suo vino, del quale può ormai vantare alcune annate.

Sarebbe un'occasione imperdibile per venire a conoscenza di come tutto ha avuto inizio, e di come, da ricordi personali del produttore, si sia arrivati alla riscoperta di un vitigno - il casetta - di cui si era persa la memoria e alla creazione di un vino, il Foja Tonda, che da tempo ha iniziato con successo il suo viaggio sulle tavole del mondo.

Ultimo: il testimone. A qualcuno dovrò pur passare l'incarico di stabilire il prossimo vino dei blogger, no?
Ebbene: il prossimo vino lo stabilirà...la moglie di Luk! (e di conseguenza lo stesso Luk, di www.thewineblog.net).

A questa signora infatti non può che andare il mio plauso: preferire il Foja Tonda a illustri Barolo e Brunello è segno di ammirevole anticonformismo...
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ps: dimenticavo: naturalmente Albino Armani & C. saranno presenti al prossimo Vinitaly...





15.02.07

Wine Events

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Di seguito, alcuni appuntamenti in calendario nelle prossime settimane.

24-25-26 febbraio dalle 14 alle 20 inaugurazione della nuova cantina dell'az.agricola Zymé di Celestino Gaspari e Francesco Parisi. Dalla consulenza alla pratica, la ricerca dell'autoctono. La pietra arenaria si trasforma in cantina dove i vini di questa nuova realtà produttiva, maturando, si evolveranno respirando (incredibilmente) la vita del mare che milioni di anni fa ne fu grembo.
In Loc. mattonara, S.Pietro in Cariano (VR) (E-mail: info@zyme.it, tel.045-7501305, o anche 335-240288)

Il 2 marzo, presso la Casa del Vino - sede del Consorzio Tutela del Soave, imperdibile appuntamento con il mondo dei blog:" World Wine Web, il vino incontro il mondo dei blog". Relatori illustri del giornalismo, del wine-blogging e della produzione vinicola a confronto, moderati dal giornalista Nicolò Regazzoni.

13- 15 marzo
, presso il Quartiere Fieristico di Piacenza, 5° edizione della manifestazione ENOFORUM, organizzata in collaborazione tra SIVE (Società Italiana di Viticoltura ed Enologia) e Vinidea srl. I dettagli qui.

Sempre a Piacenza, il 16-18 marzo , in Corso Vittorio Emanuele (al n° 93, primo piano) presso ANGLOMANIA Language School, Corso d'inglese tecnico. Come si dice "tralcio" in inglese? E pigiadiraspatrice? E vinacciolo, franco-cantina, innesto, cordone speronato? Conoscere è meglio che improvvisare. L'ottimo collega Matteo Marenghi, agronomo-giornalista del settore vitienologico, promuove questo corso per operatori del vino tenuto da insegnanti madrelingua. Tre giorni di full immersion per non trovarsi più in imbarazzo o in difficoltà quando si esce dai patri confini e bisogna affrontare il mondo la' fuori. Per info: cell. 348-8548250, tel. scuola 0523-315684; e-mail: anglomania@anglomania.191.it

VinoPigro si prende qualche giorno di vacanza-studio in Nord Italia. Per ulteriori info, o qualsiasi necessità, rivolgetevi pure alla bottega qui a fianco.




13.02.07

Are you ready for nano-wine?

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Gli ogm? Preistoria.

La nuova frontiera dell'agroalimentare è l'infinitamente piccolo: le nanotecnologie. Mini-micro componenti più piccoli di almeno 2000 volte lo spessore di un capello umano, grazie ai quali si potranno realizzare anche i sogni enogastronomici più folli e allucina(n)ti.

Roba da spedire Ferràn Adrià ed epigoni dritti nel reparto anticaglie.

Per limitarci al solo settore del vino, giganti del food come l'americana Kraft (quella delle sottilette, per intenderci) stanno progettando un liquido incolore, inodore e insapore zeppo di nanocapsule che una volta a casa potranno essere attivate (grazie ad un apparecchietto a microonde appositamente progettato. E non è escluso che sia proprio la Kraft a venderlo) per dar vita ad una “bevanda” con il colore, il sapore e il profumo che decideremo noi – volendo, anche con i nutrienti, le vitamine e i sali minerali che vorremo attribuirgli.

E' la realizzazione del sogno di Willy Wonka, il padrone della famosa Fabbrica di Cioccolato, che favoleggiava di un chewingum al sapore di lasagne al forno, arrosto con le patate e crostata di frutta (in sequenza), in grado di sostituirsi ad un pasto completo da tre portate.

Sai la comodità, e soprattutto il risparmio di tempo?

Un vino alle nanocapsule sarebbe ovviamente totalmente programmabile: si potrebbero stabilire a priori la gradazione alcolica, i profumi, la struttura e tutto il resto.

Grazie a ciò, si potrebbe dire definitivamente addio anche agli attuali problemi da TCA, TBA, ocratossine, Brett e maledizioni (del vino) assortite.

E' lecito presupporre che un vino così possa essere fatto anche sulla Luna: le nanotecnologie non hanno bisogno di terreno, natura, uva. Un bel risparmio di tempo e fatica.
(non di denaro però: questi giocattolini costano una cifra, e più son piccoli più costano).

Si manderebbero a spasso agronomi ed enologi e si assumerebbero eserciti di fisici e ingegneri.

Tutto bello, tutto sano, tutto auspicabile, dunque?

Beh, no.

E' vero che l'applicazione delle nanotecnologie al settore alimentare risolverebbe alcuni problemi – per esempio, è allo studio un tipo di etichetta che ti avverte quando il latte sta diventando yogurth, e devi sbrigarti a finirlo. Per il vino, si è pensato a nanocapsule in grado di fargli cambiare colore, trasformandolo da rosso a bianco.

Ma è altrettanto vero che la gente – se debitamente informata – opporrebbe a questi nano-foods una resistenza ancora maggiore di quella che già oggi oppone agli alimenti da Ogm.

E non solo la gente comune – della cui retrograda ignoranza sono accusati, tanto per cambiare, i soliti giornalisti-terroristi che con i loro articoli su questi argomenti alimentano le paure più irrazionali, anziché rassicurare tutti.

Anche gli stessi scienziati nutrono forti dubbi circa la sicurezza di questi nano-cosi.

“La materia si comporta in maniera diversa quando si trova in nano-scala – dice per esempio il dott. Kees Eijkel della Dutch Twente University – Ciò significa che vi sono associati rischi diversi. Ma noi non sappiamo a quali rischi possiamo andare incontro e le attuali leggi sull'introduzione di nuovi processi nella produzione del cibo non ne tengono conto”.

Tanto per fare un esempio, l'alluminio è assolutamente stabile “in scala naturale”, ma diventa esplosivo se ridotto a nano-livelli.

A lui fa eco il collega Qasim Chaudhry del British government's Central Science Laboratory: “A me piacerebbe bere un bicchiere d'acqua e sapere che il contenuto finisce nel mio stomaco, e non nei miei polmoni.
Noi stiamo dando a elementi chimici molto tossici la possibilità di attraversare le membrane cellulari, e di arrivare dove non sono mai arrivati prima. Dove andranno a finire? E' stato dimostrato che nano-particelle inalate vanno dritte al cervello. I benefici sono davvero maggiori dei rischi? Chiediamocelo”.

Concludiamo:

1) E' giusto che la ricerca vada avanti. Anche quella...nana.

2) Laddove però è applicata al settore alimentare, precauzioni, dubbi e cautele vanno moltiplicate all'ennesima potenza. E a volte è meglio fare un passo indietro, piuttosto che uno avanti...dritto nel fosso.
La storia racconta che il comandante del Titanic, avvertito che si stavano avventurando in acque a rischio iceberg e che sarebbe stato opportuno rallentare la velocità, non volle ascoltare nessuno: “avantituttaperDio!”.
Sappiamo com'è finita.

3) A volte si ha l'impressione che la gente vada a caccia di passerotti col cannone. Se il vino rosso non piace, non serve prenderne uno con nano-capsule cangianti.

Basta aprire una bottiglia di vino bianco.




11.02.07

Anteprima Amarone 2003, la cortesia del tempo

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Nei giorni scorsi si è tenuta a Verona, nelle nobili e affrescate sale di Palazzo Verità Poeta, la quinta edizione di Anteprima Amarone, dedicata quest'anno all'annata 2003.
Come sempre, ovvero da quando il Consorzio Tutela Vini Valpolicella ha lanciato questa manifestazione, nella giornata riservata alla stampa le degustazioni sono state precedute da una conferenza stampa dei vertici del Consorzio stesso, che hanno spiegato nel dettaglio le caratteristiche della vendemmia 2003, da un punto di vista sia agronomico che enologico.

Non ho assistito alla conferenza, nè mi sono preoccupata di leggere i materiali contenuti in cartella stampa prima di metter mano al bicchiere. Lo farò, con calma, in un secondo momento.

Per una volta ho voluto calarmi nei panni del consumatore appassionato e...basta.
Quello che assaggia perchè l'Amarone gli piace. E basta. Di acidità, lunghezze retrolfattive, longevità del vino et similia gli importa punto o poco.

Nella saletta riservata ai colleghi, in compagnia di un paio d'intemperanti, divertiti (e divertenti) implacabili critici enologici (questo e questo, per la cronaca) ho assaggiato in maniera assolutamente casuale alcuni Amarone 2003.

Dopodichè, ho fatto un altro breve giro ai banchi d'assaggio dei singoli produttori, e scambiato qualche chiacchiera con i colleghi, soprattutto stranieri.

I quali, a onor del vero, erano tutti piuttosto soddisfatti da quanto avevano nel bicchiere, sia pure senza eccessivi entusiasmi (meno male. Ci mancava solo che qualcuno mi tirasse fuori la favola della "vendemmia del secolo").
Morale della storia, anzi degli assaggi?

La Valpolicella dell'Amarone continua il suo trend positivo.
I suoi produttori hanno imparato a lavorare molto bene. Soprattutto in cantina.

Ne deriva che la qualità si sta appiattendo verso l'alto, e diventa sempre più difficile trovare un Amarone che si stagli contro lo sfondo come un grattacielo si erge tra case e palazzi. Meglio così (...oppure no?).
(precisazione doverosa: non tutti i produttori hanno partecipato all'evento. Quintarelli e Dal Forno per esempio non c'erano).

Come ho detto, non ho ascoltato la presentazione ufficiale. Però l'estate del 2003 la ricordo bene.
Un caldo africano, torrido, secchissimo.
Gli uomini boccheggiavano; le viti pure. Molti grappoli non giunsero mai a maturazione. La vite si rifiutava di lavorare con quelle temperature, e senz'acqua.

I più accorti procedettero allora ad un diradamento mirato: eliminarono alcuni grappoli, rinunciando ad una parte della produzione, nella speranza che almeno i sopravvissuti arrivassero a completare il ciclo.
(per questo, per chi non lo sapesse, o l'avesse dimenticato, l'annata 2003 fu piuttosto magra, la più scarsa dell'ultimo trentennio dopo quella del 2002).

Chi se la cavò meglio furono i vigneti collinari, quelli posti su suoli in grado di economizzare l'umidità (come i terreni argillosi, che meglio la trattengono) e quelli con l'irrigazione di soccorso. In questi casi, altitudine, microclima, giacitura, geologia ed esposizione (= "vocazionalità") e... tecnologia aiutarono a salvare la situazione.

Acidità bassine, gradazioni altissime. Con queste premesse, quella del 2003 fu una vendemmia precocissima: lo stesso dicasi della pigiatura delle uve messe ad appassire, onde evitare di ritrovarsi con Amarone della Valpolicella stile "Recioto scapà". In cantina, gli enologi diedero prova di tutta la loro competenza per ricavare alla fine dei prodotti assolutamente dignitosi.

Al punto che, signori, l'Amarone 2003 è già tutto venduto.

Per questo alcune altre aziende hanno scelto di non partecipare all'Anteprima Amarone 03: inutile mettere all'assaggio un prodotto già finito. Se ne riparlerà l'anno prossimo, con la più abbondante annata 2004.

Veniamo agli assaggi: tutti si posizionano su punteggi più che soddisfacenti, sia pure senza particolari sorprese o entusiasmi.

Molti Amarone erano "prove di botte": sicuramente evolveranno, e in meglio. Hanno solo bisogno di tempo (la solita fretta degli uomini...!).

Alcuni, per contro, ci sono apparsi già pronti, perfetti. Fin troppo.

Tanti ci sono apparsi squilibrati: sull'alcol (soprattutto), ma a volte anche sugli zuccheri. Concentrati e potenti, pagano sul fronte dell'eleganza, ma soprattutto della bevibilità.
Le gradazioni? Tutte alte, sempre più alte, come c'era da aspettarsi. Pazienza.

Con punteggi da 1 a 5 (suff., discreto, buono, ottimo, imperdibile) ecco i miei personali (e pochi) assaggi.
Alcuni hanno una nota di merito in più: un particolare carattere da me avvertito che rende il vino più interessante.
Come un colpo di pennello che illumina di una luce inaspettata il dettaglio di un quadro.

Accordini Stefano - Amarone Acinatico 2003: @@@
Cav.G.B.Bertani - Amarone d.Valpolicella Villa Arvedi 2003: @@@@ (la nota in più: una certa florealità un po' decadente che si esprime soprattutto nei profumi)
Ca' Rugate - Amarone della Valpolicella 2003: @@@
Cantina "Valpolicella" di Negrar - Amarone d.Valpolicella (prova di botte): @@@ (la nota in più: una nera, succosa liquirizia)
Le Salette - Amarone d.Valpolicella "Pergole Vecie" 2003>: @@@ (la nota in più: un sentore goloso di marmellata di ciliegie, noccioli compresi)
Roccolo Grassi - Amarone d.Valpolicella 2003 @@@ (la nota in più: un magnifico, robusto quadrettone di...cioccolato fondente)
Speri Viticoltori - Amarone d.Valpolicella 2003: @@
Tommasi Viticoltori - Amarone d.Valpolicella 2003: @@@
Trabucchi - Amarone d.Valpolicella 2003: @@@
Tezza - Amarone della Valpolicella 2003 "Brolo delle Giare": @@ (la nota in più: i fiori. Gli stessi di Bertani. Ah, la Valpantena..!)
Viviani - Amarone d.Valpolicella 2003: @@@@

Ultimo: l'annata 2003 è stata calda, caldissima, siccitosa e molto sana. Questi sono i fatti.
Ma non è stata "una grande annata".

"I bei tempi andati..." !
Il tempo è sempre buono quando è "andato".
Che sia così anche per la valutazione delle annate?

Allora d'accordo: il 2003 è stato per l'Amarone della Valpolicella una grande annata. Courtesy time. Scrivetelo in etichetta, per favore.




08.02.07

La prossima uva (di moda)

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Lo scorso mese si è tenuto a Sacramento (California), come ogni anno, il congresso degli Stati Generali dell'industria vinicola nordamericana. Tre giorni intensi di dibattiti, discussioni, conferenze, incontri, parties. Tre giorni durante i quali raramente il bicchiere dei presenti restava vuoto (così racconta il collega che ha seguito i lavori).

Di cosa si è parlato nel più importante consesso della produzione vinicola dell'emisfero occidentale?

I viticoltori hanno discusso dell'efficienza dei trattori, i winemakers di nuovi lieviti e nuovi sistemi di tappatura, i titolari di aziende e grandi compagnie hanno fatto i pavoni con giornalisti e affini, discutendo di prezzi delle bottiglie, sconti e nuovi sistemi di etichettatura.

Proprio come avviene in qualsiasi altra occasione similare, in qualsivoglia altro angolo di mondo.

Nihil novi sub soli.

E tuttavia, un interrogativo tormentava sottilmente, in maniera più o meno scoperta tutti i presenti:
quale sarà la prossima uva di moda?
Il primo che l'indovina fa bingo.

Saperlo è d'importanza vitale: perchè la Natura, nonostante l'umano impegno e i progressi di scienza&tecnica (viticole ed enologiche), continua ostinatamente a rifiutarsi di collaborare, e se ne infischia di allinearsi con i ritmi dell'industria.

Ci vogliono dai 3 ai 4 anni perchè le uve di un nuovo impianto entrino in produzione: intanto però i gusti dei consumatori sono già cambiati almeno una ventina di volte (come gli aggiornamenti di certi software. Se la Natura fosse un computer, sarebbe tutto più semplice).

Non resta allora che...tirare a indovinare. E sperare di azzeccarla.
Di seguito, ecco i pronostici di alcuni dei partecipanti al congresso:

"Io punto sullo Chenin Blanc, perchè è elegante, fruttato e delicato" (Jordan Ferrier, winemaker).

"Viognier è un'uva magnifica da lavorare e un vino delizioso da bere.
Il guaio è che la gente non sa come si pronuncia" (Ann Matson, direttore vendite e marketing).

"Riesling e Gamay. Crescono bene nella regione del Niagara, sono facili da bere e versatili, possono accompagnare gli aperitivi come un pasto completo" (Natalie Spytkowsky, consulente).

"Saranno i blend l'uva del futuro. Stanno diventando sempre più di moda. Gli enologi hanno un sacco di strumenti a loro disposizione per creare profili aromatici personalizzati a seconda del tipo di consumatore. Oggi un sacco di vini sono in realtà degli uvaggi, e la gente non lo sa" (Gary Patterson, direttore generale).

"I vini che andranno per la maggiore saranno quelli di pronta beva. Meno del cinque per cento delle persone mette in cantina i suoi vini. Abbiamo tutta la tecnologia che ci serve per fare vini da consumare subito" (Barry Jackson, proprietario e winemaker).

Insomma: tutto e il suo contrario.

Peccato che all'evento californiano non fosse presente nessun cineasta: perchè l'ultima volta che si è decretato il successo (in America soprattutto) di un vitigno e di un vino è stato grazie ad un film.

Forse dovrebbero chiedere a Hollywood, quale sarà la prossima uva da piantare.
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05.02.07

Welcome, Mariann!

MFischer Boel.jpg

La notizia è troppo simpatica per non darla subito.
La signora Mariann Fischer Boel, Commissario Europeo per l'Agriocoltura e lo Sviluppo Rurale, è on-line.

E non con il solito sito, tradizional- istituzionale e paludato, nossignori.

Con un allegro e personalissimo blog.
La signora insomma, è una wine&food&agricultural blogger.

La trovate all'indirizzo http://blogs.ec.europa.eu/fischer-boel.

Il suo è una specie di “diario di lavoro” che consentirà di conoscere da vicino le posizioni della Commissione da lei presideuta. La signora Fischer Boel vi commenterà le sue esperienze di responsabile dell’agricoltura europea - come le visite negli Stati membri e gli incontri con gli agricoltori, ed esprimerà il suo punto di vista sul dibattito in Europa e sulle notizie relative al suo settore.

Evidentemente (a differenza dei soliti produttori di vino italiano che dicono di non riuscire nemmeno a leggere il giornale), un Commissario europeo di un piccolo dicastero di niuna importanza come l'agricoltura ha un sacco di tempo libero... può perfino dedicarsi a internet e bagatelle similari.

(E vi prego, questa volta, di cogliere l'ironia!)




AAA, Autoctonissima e Anteprima Amarone

Filare con neve, b.jpg

Due eventi al prezzo di uno, venerdì 9 febbraio. Una piccola maratona fra vini rossi che vale la pena di fare.
Si comincia ad Avio (TN), alla mattina, con un convegno dedicato agli autoctoni della Terradeiforti, la nuovissima Doc veneto-trentina da poco riconosciuta come entità indipendente - e non più, semplicemente, come una sottozona della più ampia Doc Valdadige.

A Palazzo Venturi di Avio, sede C.R. Bassa Vallagarina (p.zza Roma), alle 9.30 si comincia con i saluti introduttivi di Tiziano Mellarini, ass.turismo agricoltura e commercio della Prov. di Trento, del suo omologo veronese Dionisio Brunelli e di Paolo Castelletti, presidente del Consorzio Tutela Vini Terradeiforti.

Alle 10 le relazioni vere e proprie:
Vini di confine - di Vasco Senatore Gondola, storico;
Autoctono: essere o non essere? - di Attilio Scienza, Univ. Studi di Milano;
Casetta ed Enantio: il caso Terradeiforti - Marco Sabellico, Gambero Rosso.

Moderatore dell'incontro, il giornalista e scrittore Franco de Battaglia. Al tutto dovrebbe poi seguire il dibattito con il pubblico che si auspica numeroso.

La “Terradeiforti” è un territorio ai confini delle province di Trento e Verona (1.300 ettari di vigna — 20 cantine — 1.000 viticoltori), che dopo un decennio di determinato e intenso lavoro ha inteso intraprendere un progetto di tutela e valorizzazione, a partire dal riconoscimento di una denominazione di origine che appare strettamente legata ai suoi due vitigni autenticamente autoctoni, enantio e casetta, entrambi derivanti da viti lambrusche locali.

Ancora un secolo fa queste due varietà rappresentavano il 65 per cento della viticoltura della valle e fino alla 1ª Guerra Mondiale (parte della zona era territorio austriaco), questi vini erano esportati ed apprezzati in molti Paesi europei. Successivamente, il pinot grigio e, prima ancora, lo chardonnay, in nome della modernità e del reddito garantito, soppiantarono le due varietà locali. Da qualche anno, stimolate dal Consorzio di Tutela Vini, le aziende locali hanno reinterpretato questi prodotti che stanno regalando grandi soddisfazioni qualitative.

Per questo il territorio intende avviare una valorizzazione di questi due autentici vitigni autoctoni a cominciare proprio da Autoctonissima '07.

Conclusa questa prima parte, il tempo di un panino al volo da qualche parte e poi via, direzione Verona, dove, nell'auditorium del Palazzo della Gran Guardia a partire dall 15.30 è in programma il convegno introduttivo di Anteprima Amarone 2003.
Tema di quest'anno, il "Modello Valpolicella: sostenibilità e sviluppo di un terroir".

A quattro anni di distanza dall’incontro che ribadì la storicità culturale e l’unicità della tecnica dell’appassimento, il Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella in questo appuntamento si propone di analizzare la realtà enologica alla luce delle nuove istanze: la sostenibilità, la ricerca di un equilibrio tra esigenze produttive e ambientali, la definizione di uno stile che affermi, una volta di più, la personalità del terroir della Valpolicella. Interessanti i relatori chiamati a parlare: dopo i consueti saluti delle autorità e degli enti patrocinatori dell'evento, dalle 15.30 in poi sarà la volta di:

Emilio Pedron, Presidente del Consorzio per la Tutela dei Vini Valpolicella
Valpolicella: prospettive per un territorio

Giacomo Mojoli, Portavoce Slow Food:
Il valore aggiunto dell’ “imperfezione”

Cristina Mottironi, docente all’Università Bocconi di Milano:
Un modello per lo sviluppo del turismo enogastronomico

Paul White, giornalista enologico, Nuova Zelanda
Terroir agli antipodi

Eberhart Spangenberg, importatore, Germania
La visione tedesca del modello Valpolicella

Carlo Petrini Presidente Internazionale Slow Food
Gestire il limite

On. Guido Tampieri, Sottosegretario di Stato al Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali
Conclusioni.

Moderatore, l'amico e collega Fabio Piccoli.

La pratica, come sempre, viene dopo la teoria: le degustazioni dell'Amarone della Valpolicella 2003 si apriranno (su invito, che potete richiedere al Consorzio, tel.045-7703194) a qualche centinaio di metri dalla sede del convegno, a Palazzo Verità Poeta.

La presentazione vera e propria dell'annata 2003 infatti si terrà il giorno dopo, in questo Palazzo, a partire dalle 10.00: i giornalisti accreditati potranno disporre di salette riservate con servizio sommelier. L'alternativa è la degustazione libera, ai banchi degli stessi produttori.
Le sale dell'Amarone si apriranno poi al pubblico domenica 11, dalle 10 alle 18.

Al termine di tale week end ad alto contenuto alcolico, il consiglio è sempre il solito.
Pensate al vostro fegato, alla vostra salute e a quella degli altri (e ai punti della patente).

Non azzardatevi a degustare a stomaco vuoto, non rimettetevi in cammino se non avete mangiato regolarmente. Prendetevi tutto il tempo che serve per smaltire gli assaggi.

E, soprattutto, don't drive drunk. Pensate che con i soldi risparmiati di una eventuale multa stratosferica per guida in stato di ebbrezza potrete comprarvene più d'una, di quelle bottiglie di Amarone...




03.02.07

Tutti contro Elena: la rivolta delle Ciudades del Vin

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Il fatto:
Nei giorni scorsi, l'annuncio del ministro della sanità spagnolo Elena Salgado di proibire per legge la pubblicità di tutti i vini, compresi quelli a denominazione d'origine, aveva sollevato un coro di proteste da parte del mondo produttivo.

Tra i primi a reagire, il consigliere per l’agricoltura in Estremadura Josè Luis Quintana, che dichiarò che il vino è un alimento e quindi come tale non può essere criminalizzato. Anche il Ministro per l’agricoltura spagnolo aveva preso le distanze dalla proposta della collega, facendo sapere, per voce del suo segretario generale Josep Puxeu, che la considerava “eccessiva”.

Ora scendono in campo anche le Città del Vino spagnole: la Asociaciòn de Ciudades del Vino (Acevin) ha infatti annunciato che il prossimo 16 febbraio, durante la giunta esecutiva dell’Associazione, tutti i territori associati prepareranno una richiesta formale per chiedere che il progetto di legge annunciato dal ministero spagnolo non vada avanti.

Inoltre a metà febbraio, a Tenerife, durante l’assemblea di Recevin, la rete europea delle Città del Vino, di cui è presidente il sindaco di Conegliano (Tv), Floriano Zambon, saranno discusse azioni comuni per portare il tema del giusto rapporto vino/salute all’attenzione dei governi e della Commissione Ue.

Dopo l’annuncio del ministro spagnolo si era espresso anche il ministro italiano per le Politiche Agricole, Paolo De Castro, ricordando gli effetti salutistici di un consumo moderato di vino. A loro volta, le Città del Vino italiane avevano invitato le loro omologhe spagnole a prendere posizione contro l’intenzione del loro Ministero di inserire anche i vini nella “lista nera” delle bevande alcoliche da limitare ai giovani.

“Bene ha fatto il ministro De Castro a ricordare che il vino se consumato con moderazione fa bene alla salute – ha detto il presidente di Città del Vino, Valentino Valentini -. Proprio su questo tema ci stiamo impegnando con l’Associazione Vino e Salute, interna a Città del Vino, per sviluppare la ricerca scientifica sulle proprietà benefiche e alimentari del vino e per promuovere azioni di educazione al gusto”.

Il commento
Al di la' delle preoccupazioni, doverose e legittime, nei confronti di un'autentica e grave piaga sociale come quella dell'alcolismo, due domande mi sorgono spontanee.

La prima: come mai solo negli ultimi anni - ovvero da quando il prodotto- vino si è rivelato davvero importante ai fini dell'economia di un paese produttore, generando fatturati considerevoli - le autorità statali si accorgono di avere nell'alcolismo un problema sociale così impellente ed esteso?
Prima erano tutti morigeratissimi consumatori modello?

La seconda: per scoraggiare la produzione e il consumo di alcol a livello istituzionale si può agire solo su due leve: quella legislativa (con leggi, regolamenti, decreti o chi per essi di tipo repressivo-intimidatorio-proibizionista) e quella fiscale. Leggasi tasse, balzelli, gabelle.
Dove - o a chi - potrebbe andare questo fiume di denaro, qualora si riuscisse a generarlo? In settori meritori come la ricerca scientifica, i trattamenti degli Alcolisti Anonimi o che altro?
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Allo stato attuale delle cose, sono domande cui non riesco a trovare risposte.
Per questo me le pongo.


Ultima considerazione: le istituzioni non ce l'hanno con il "vino" in se' e per per se', chè anzi (probabilmente) lo apprezzano.
Un bicchiere di quello buono piace a tutti, e se è dolce piace perfino agli astemi dichiarati.

Il problema è che contiene alcol, il padre di tutti i vizi e i mali.

Ah, poter disporre di vini a basso contenuto alcolico...o che ne siano addirittura privi....




01.02.07

Ciò che le cantine non dicono

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"Vergognati”.
Così terminava una lettera inviata all’autorevole rivista Decanter e pubblicata sul finire del 2006. L’invito a vergognarsi era rivolto dal lettore a David Wollan, reo di voler sostituire le macchine alla natura, alle conoscenze e all’abilità dell’uomo nel fare il vino. Wollan è infatti promotore di un geniale strumento chiamato Memstar AA (da notare, sul loro sito, l’efficace animazione): nient’altro che l’ultimo modello di applicatore dell’osmosi inversa.
Una specie di desalinizzatore ad uso enologico, nel quale al posto del sale dall’acqua, si estrae l’alcol dal vino. Se ne toglie un po’, poi si rimette tutto insieme, a posto, e nessuno si accorge di niente.

La pratica, nel Nuovo Mondo, è legale e diffusa. Di questi macchinari si sono infatti dotate le più grandi aziende australiane, neozelandesi, californiane, sudafricane, cilene e canadesi (le più piccole si stanno attrezzando).

Cosa fa di preciso questo Memstar AA? Come detto, sottrae l’alcol al vino. Non tanto, giusto quel po’ che serve per trovare il più corretto equilibrio gustativo (sweet spot).
Un vino morbido, rotondo, piacevole, bevibile, non troppo alcolico, nel quale vengano preservati tutti i profumi e i sapori che gli spettano. Il vino ideale. Che il vino di qualità (!) vada costruito a partire dal vigneto, è una favola alla quale solo certi nostalgici del Vecchio Mondo si ostinano a credere (ancora per poco, probabilmente).

Perché oltreoceano il vino è una commodity. Anzi, una hot commodity, che solo nel 2006 ha visto la nascita di oltre 1000 nuove aziende nel Nord America. E allora, se il clima non è adatto (perché troppo caldo), la terra neppure e i vitigni nemmeno (ma vanno di moda), al diavolo la Natura; give the people what they want. Il vino si fa lo stesso.

Con l’apparecchio di Wollan, il wine-maker (mai termine in questo caso è più azzeccato) può scegliere tra differenti livelli di alcol per un particolare tipo di vino, nel senso che può toglierne o aggiungerne a seconda dell’obiettivo.

Sarebbe bello poter dire che quest’ultimo è proprio quell’equilibrio che la natura matrigna stenta a regalarci. In realtà, le motivazioni sono meramente mercantili: in certi Stati, l’alcol è soggetto a tasse pesanti. Più un vino è alcolico, più è tassato. Di qui la necessità di sottrarre anche solo mezzo grado ad ogni bottiglia – quando se ne fanno milioni, ciò si traduce in un mucchio di soldi risparmiati.

“Sono le tasse il grande driver del cambiamento” sentenzia il pragmatico Wollan.

Certo che, se le cose fossero così pacifiche, nessuno avrebbe problemi a dichiarare il fa-e-disfa che combina in cantina. Invece, guarda un po’, questa idea del vino puzzle sembra non andare molto a genio nemmeno ai consumatori del Nuovo Mondo.

Il lettore che ha scritto a Decanter, infatti, è neozelandese.

E le aziende che costruiscono e forniscono questi e altri graziosi gadget da cantina, come Cone Tech o Vinovation, interrogate dal giornalista ficcanaso di turno, si sono rifiutate di fare il nome di qualche loro cliente.

Chissà perché.
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Evidentemente, ci sono innovazioni di cui andare fieri, e da sbandierare ai quattro venti, e altre che…invece…

ps 1: Questi e altri strumenti sono presenti da tempo – a puro scopo sperimentale e/o di ricerca, sia chiaro - anche in aziende italiane.

Il trucco insomma c’è, ma non si vede (e soprattutto non si dice).

ps 2: tempo un anno (forse meno), e salteranno fuori i soliti illuminati che pretenderanno a gran voce la legalizzazione di questa e altre pratiche analoghe anche in Italia, in nome del solito "abbattimento dei costi per fare più reddito ed essere più competitivi".