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31.05.07

Corsi e convegni tra vitigni autoctoni e difetti dei vini

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Non di sole sagre, feste e fiere è fatta la quotidianità del mondo del vino.
Al contrario, le ore e i giorni sono scanditi dal lavoro: nel vigneto e in cantina.
Spesso, anche in laboratorio e nelle aule degli istituti di ricerca.
Di seguito, alcune importanti segnalazioni. Chi può, prenda nota e faccia tesoro di queste opportunità d'informazione, per quanto tecniche e rivolte soprattutto agli addetti ai lavori.

Il 1 giugno a Gambellara, presso la Casa Vinicola Zonin, alle 15.30, Vinidea organizza un incontro di grande interesse e importanza: "Legni alternativi: quali, come e quando".

Ovvero, si (ri) parla di chips, e dei "criteri di selezione, tecnica di produzione e corretto utilizzo dei derivati di rovere ad uso enologico".

Interverranno Franca Ciccarelli (Unione Italiana Vini) sulle norme che regolano l’utilizzo dei legni alternativi in Italia e Pascal Chatonnett (Excell Laboratoire & Conseil – Francia) sui "Parametri di fabbricazione dei prodotti alternativi alla barrique e loro influenza su composizione e qualità mirate all’applicazione su vino".

Un appuntamento imperdibile, per i produttori e...i consumatori che vogliano davvero saperne di più e meglio sull'argomento.

Sempre il 1 giugno, ma in Valdadige, presso l'azienda Armani, alle 17.00 si terrà un convegno promosso dal Consorzio Tutela Terradeiforti: "Autoctono, Biodiversità, Programmazione e Qualità Territoriale".
Interverranno, tra gli altri, Geremia Gios (Dipartimento di Economia, Università degli Studi di Trento), Micaela Vettori (Relazioni territoriali Istituto Trentino di Cultura, Fondazione Bruno Kessler) e l'on. Guido Tampieri, sottosegretario Mipaf.

Al termine, una degustazione “vietata” di vini scomparsi, provenienti dalla collezione di vecchi vitigni in via di estinzione dell’Istituto Agrario di S. Michele all’Adige (TN) e dalla Conservatoria di Albino Armani.

Dai convegni agli aggiornamenti (e approfondimenti) professionali veri e propri: tra i molti corsi proposti da Vinidea, due ci paiono di particolare interesse.

Il primo è dedicato al "Riconoscimento sensoriale dei difetti nei vini" e si svolgerà nella seconda metà di giugno in località e orari diversi, il secondo, ancora più specifico e in programma nella sola giornata del 19 giugno, tratta di: "Brettanomyces, deviazioni organolettiche legate ai fenoli volatili"

Bei tempi quando l'odore di cerotto, stalla o sudore di cavallo - oggi ben noto sintomo di "brett" - veniva scambiato per "tipicità"...

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28.05.07

Tre notizie

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Tre notizie: una buona, una cattiva, una così-così. Ovvero, potenzialmente cattiva, ma che necessita di verifiche ulteriori.

Cominciamo da quella decisamente cattiva.
L'italica creatività sembra non godere più del favore di una volta.

Il poderoso sforzo di fantasia che aveva dato vita ai nomi "Tai" e "Friulano" per il nostro perduto "Tocai friulano" sono stati infatti entrambi respinti: il primo - proposto dalla Regione Veneto - dal Comitato Nazionale varietà uve da vino, il secondo (sostenuto dalla Regione Friuli) da una sentenza del Tar del Lazio, e ora aspetta un nuovo pronunciamento nientemeno che dalla Commissione di giustizia europea - povera uva, povero vino, neanche fossero criminali di guerra.

E intanto il tempo passa, l'estate incalza, la vendemmia si avvicina...Finirà che in cantina porteranno uva N.N.
E berremo vino...boh?

Seconda notizia: buona. Almeno, le premesse sembrano buone, sul prosieguo, speriamo bene.
E' nato IS - Italian Style, il primo consorzio di internazionalizzazione cooperativa.
Lo hanno presentato a Roma i vertici di Fedagri-Confcooperative.

Italian Style è un consorzio per la promozione e la valorizzazione dei prodotti cooperativi agroalimentari nel mondo presieduto da Assunta De Cillis (direttore generale della Cantina Due Palme) e composto di 17 cooperative aderenti a Fedagri-Confcooperative, tra le più rappresentative del comparto agroalimentare italiano che insieme rappresentano circa 100 mila soci (92.688), 3 miliardi di euro di fatturato aggregato, di cui il 30% derivante dalla commercializzazione dei loro prodotti in oltre 50 Paesi del Mondo.

I dettagli dell'operazione si possono leggere qui.

La terza e ultima news rimbalza dall'amico Pier Francesco del blog il Vino Biologico: pare che la nostra salute non sia al sicuro nemmeno con i tappi a vite, così diffusi nel Nuovo Mondo e guardati con simpatia crescente anche da noi.

Secondo uno studio internazionale, nelle bottiglie con tappo a vite è stata rilevata la presenza di sostanze che alterano il sistema endocrino, correlate con il cancro. Sembra che la presenza di queste sostanze dannose sia legata al rivestimento di plastica che viene aggiunto al tappo di metallo per garantire il contenuto della bevanda.

La cosa, di per se' abbastanza seria, sembra necessitare però di ulteriori ricerche e/o verifiche.
Per gli amici del "bio", anche in questo caso, vale la regola di sempre: nel dubbio, astenersi.

E continuare a usare il caro, vecchio tappo in sughero.

ps: questo post è il 150° del presente blog. Nessun festeggiamento particolare, lo segnalo solo perchè mi piacciono le cifre tonde.




25.05.07

27 maggio: Cantine Aperte, il Po e altre storie

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Calendario ricchissimo di eventi anche domenica 27 maggio.

Innanzitutto, è Cantine Aperte. Non tutte le aziende, come al solito, aderiranno a questa bella iniziativa del Movimento Turismo del Vino, lanciata ben 15 anni fa, perciò è consigliabile informarsi prima "chi, dove, quando", magari dando un'occhiata qui.

Due le novità principali di quest'anno: Sapori in cantina, con degustazione di prodotti tipici, e il concorso "Vinofonino" per i fanatici dello scatto con il cellulare.

Inoltre anche per questa edizione Cantine Aperte risulterà come un’occasione in più per partecipare ad iniziative di solidarietà come “Wine for Life”: si tratta di un bollino presente sulle bottiglie, che i produttori hanno acquistato a 50 centesimi dalla Comunità di Sant’Egidio. Il visitatore acquistando questa speciale bottiglia sa che mezzo euro è già stato versato per combattere l’Aids in Africa.

Restando in tema, segnaliamo il triplice volto che "Cantine Aperte" avrà per la cantina La Vis-Valle di Cembra; tradizionale (con l'inaugurazione della nuova struttura Valle di Cembra - Cantina di Montagna e concerto corale alle 17), culturale (con il percorso “Il Vino Racconta” nella sede della La Vis) e turistico: per celebrare l’inaugurazione della Cantina Valle di Cembra, a quanti in giornata acquisteranno almeno 6 bottiglie a marchio Cembra, verrà data la possibilità in serata – condizioni climatiche permettendo – di vedere i vigneti terrazzati della Valle stando a bordo di una mongolfiera.

Ma domenica 27 è un giorno da segnare anche per un altro motivo: da Ferrara partirà infatti l'avventura di Michele Marziani e Stefano Rossini, che a bordo della pilotina Random navigheranno il Po alla scoperta di quel che resta della civiltà fluviale e dei suoi sapori.

Una ricerca etno/eno/gastronomica, raccontata on line, giorno dopo giorno, su sei blog che verranno aggiornati quotidianamente.

In undici tappe Michele Marziani - scrittore, giornalista, blogger - e Stefano Rossini - fotografo e giornalista freelance, specializzato in viaggi, collaboratore di “Italy Magazine”, rivista inglese interamente dedicata all’Italia - scenderanno verso le valli di Comacchio per poi risalire dal Delta fino a Cremona, attraccando nei diversi porti lungo il Po e proseguendo la loro ricerca con le biciclette imbarcate a bordo imbarcazione volutamente piccola e spartana per dare un segnale concreto di rispetto dell’ambiente fluviale.

“La civiltà è nata sull’acqua, le città sono sorte lungo i fiumi, eppure l’Italia, al contrario di gran parte del resto d’Europa si dimentica dei suoi fiumi, in particolare del più importante, del Po - dice Michele - Nel corso del Novecento lungo il Grande Fiume sono scomparse attività, lavori, personaggi, sistemi di pesca, prodotti alimentari, sapori, vitigni, pesci, leggende, ambienti acquatici, tutto in un batter d’occhio e in assoluto silenzio. Non abbiamo memoria della storia dell’acqua. Il nostro viaggio lungo il Po vuole andare alla scoperta di quel che resta di questa memoria”.

A conclusione di questa ricerca sul campo, a contatto con l’ambiente fluviale e con le persone che vivono, lavorano, producono e cucinano intorno al Po, Michele Marziani scriverà un libro che uscirà per i tipi dell’editore Guido Tommasi di Milano.

Il progetto è sostenuto dall’associazione culturale Random di Pizzighettone (Cr) che da subito ha creduto nell’idea mettendo a disposizione l’imbarcazione.

Le cronache del Viaggio lungo il Po si potranno leggere ogni giorno, dal 27 maggio al 7 giugno, su Internet, sui seguenti blog:

Appunti di Viaggio, Alieutica, Pedetemptim , Random, Certenotti, Mercoledì letterari.

Ai neo-esploratori fluviali i nostri migliori auguri di buona navigazione, buoni incontri, buone scoperte e ri-scoperte.

Con un po' di invidia...questo genere di avventure piace molto anche a VinoPigro.




24.05.07

Mai dire Napa!

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"I vini con il vitigno in etichetta sono vincenti, quelli che riportano DOC o AOC non li conosce/capisce nessuno.
Guarda come fanno le aziende del Nuovo Mondo, in Australia, America e dintorni".

"I vini con la denominazione d'origine in etichetta trasmettono maggior sicurezza e garanzia al consumatore, gli dicono che quel vino ha regole e storia alle spalle..."

Il diritto di contraddirsi, di affermare un concetto come verità assoluta, e (spesso) di smentirlo il giorno dopo, è una delle (affascinanti) prerogative del mondo del vino. Nazionale e non.

Uno dei punti cardini della nuova OCM vino, come si sa, è la semplificazione delle etichette; come ha avuto modo di spiegare Russell Mildon durante l'ultimo congresso nazionale di Assoenologi, l'intento della riforma è di giungere ad un solo sistema di etichettatura, che preveda , tra l'altro, stesse menzioni obbligatorie e facoltative per tutte le categorie di vino .

Ovviamente la cosa piace e non piace allo stesso tempo, e i distinguo, i "sì, però...", i "d'accordo, ma..." si stanno sprecando, soprattutto in Italia, dove è sempre ben vigile e attivo l'Ufficio Complicazione Affari Semplici.
Perciò, staremo a vedere come andrà a finire.

Spostiamoci adesso dall'altra parte dell'oceano: da San Francisco ci viene la notizia che la californiana Napa Valley sta studiando per i suoi vini da lanciare sul mercato europeo un nome ben preciso, che sia possibile apporre in etichetta solo di quelle bottiglie i cui vini vengono davvero e soltanto da uve della Napa Valley.

In pratica, i californiani hanno chieso all'UE di veder i propri vini "protetti" da una sorta di "indicazione geografica".
Desiderio più che legittimo: e infatti è stato accolto.

"E' stata una corsa folle - ha detto Doug Shafer, presidente di Shafer Vineyards, produttore a Napa Valley di vini di alta gamma - E' meraviglioso il fatto che abbiamo questa protezione".

E' la prima volta che il nome "Napa" riceve una protezione anche fuori dai suoi confini territoriali; in cambio, gli Stati Uniti chiederanno al Congresso di fermare quei produttori di casa loro che usano nomi storici (come Sherry, Champagne e Porto) per vini che le suddette zone di produzione le avranno viste, sì e no, in cartolina.

Ma questa pare una faccenda un po' più complicata da risolvere.

Concludiamo.

Da un lato gli europei si accapigliano sulla questione "semplificazione delle etichette", dietro la quale molti accarezzano la velleità di far piazza pulita delle denominazioni d'origine (garantite e non), passate, presenti e future, - contestualmente, in Italia si accende il dibattito sull'ipotesi di una sola, immensa IGT "Italia", a imitazione di Francia Spagna - , dall'altro i paesi neo produttori cominciano a chiedersi se per caso non sia opportuno fare un po' di ordine, e cominciare a parlare anche di "luoghi d'origine" di uve e vini.

Andrà a finire che fra qualche anno torneremo tutti ad apprezzare la dichiarazione in etichetta delle nostre care, vecchie Doc...
perchè ormai le avranno anche gli americani, e staranno continuando a vendere vagonate di vino ai quattro angoli del globo.

E l'esperto di marketing e/o comunicazione di turno sarà pronto a giurare che la chiave del loro successo è proprio lì.




21.05.07

Blauburgundertage - i colori del Pinot Nero

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Per chi ama il Pinot Nero, l’occasione era di quelle ghiotte.

Oltre 60 Pinot Nero – per la maggior parte italiani, con qualche guest star da oltre confine – in degustazione a Egna, il 18 e 19 maggio scorsi, per la nona edizione delle Giornate Altoatesine del Pinot Nero, precedute dal 6° Concorso nazionale Pinot Nero d’Italia (nella foto, la premiazione).


Sul concorso, le sue modalità di degustazione e i suoi partecipanti (di qua e di la’ del tavolo: ovvero, giudici e organizzatori) si parla con dovizia di particolari e notizie di prima mano in vari punti della rete (per esempio, qui, qui e qui).

In questa sede pertanto mi limiterò a riportare i risultati, e qualche personale annotazione sugli assaggi fatti.

Tra i ben 65 Pinot annata 2004 inviati da aziende sparse su tutto il territorio nazionale, il primo premio è andato ad un vino “bio”: il Blauburgunder DOC dell’azienda Stachlburg, che ha ottenuto il punteggio di 88/100; un Pinot Nero da vigneti della Val Venosta.

La seconda posizione è stata conquistata dal “Maso Montalto”, Pinot Nero Trentino DOC dell’Azienda agricola Lunelli, con un totale di 87 su 100.

Il podio per il terzo classificato è andato alla Cantina La Vis e Valle di Cembra, con il suo Pinot Nero DOC “Vigna di Saosent”, appartenente alla “Collezione Produttori”, che ha totalizzato un buon 86/100.

L’elenco completo dei vincitori si trova qui.

Prima di passare alle mie note sugli assaggi fatti, una premessa.

Da sempre nelle mie degustazioni mi capita, ogni tanto, di associare i profumi ai colori (più raramente, anche a note e accordi musicali).

Non sarà il più “scientifico” dei metodi descrittivi di un vino – per quanto, profumi e colori sono elaborati dallo stesso centro cerebrale, il sistema limbico - , però a conti fatti è facile e intuitivo.

E le probabilità che le persone abbiano l’esperienza di un certo colore (a patto di non esagerare con la puntualizzazione della sfumatura…!) piuttosto che di una certa sensazione odorosa, sono molto maggiori.

Ne consegue che quando si descrive un vino è più facile essere capiti.

Quelli che seguono perciò sono gli appunti redatti a caldo durante gli assaggi di una decina di Pinot Nero.
Prendeteli per quello che sono: impressioni soggettive di una degustatrice di parte.

Perché a me il Pinot Nero piace tantissimo. In tutte le sue forme.

Pinot Nero A.A. Riserva 2004 – Az.agr. Kränzel: naso verde foresta. Balsamico, di pino, fresco anche in bocca. Ricordi di legno odoroso (cirmolo). Elegante e lungo, buona bevibilità.

Pinot Nero A.A. Riserva 2004 – Az.agr.Brunnenhof-Mazzon
: profumi che stentano a emergere dal bicchiere; maggiore sicurezza e pienezza in bocca.

Carlotto Pinot Nero Filari di Mazzon 2004 – Az.agr. Ferruccio Mazzon: il più francese di tutti. Al naso e in bocca.

Pinot Nero Mazzon Riserva 2004 – Az.agr. Gottardi. Al naso e in bocca ricorda il precedente, ma lo batte in eleganza.

Pinot Nero A.A.2004 – Cantina Franz Haas: meno espressivo al naso, in bocca rivela la sua classe, ampia e complessa.

Pinot Nero A.A. 2004 – Maso Thaler; naso verde scuro. Profumi di erbe selvatiche, felci. Bocca coerente, è insolito e un po’ spiazzante. E per questo intriga.

Pinot Nero Alto Adige Riserva 2004 – Cantina Convento Muri-Gries: profumi rosso scuro.
Frutta dolce, sfumata di note balsamiche anche in bocca.

Pinot Nero A.A.dige Baron Von Kripp – Az.agr. Stachlburg: equilibrato, tipico, ma un po' fuggevole.

Pinot Nero Liytictarus – Castel Turmhof: naso grigio molto scuro e intenso. Liquirizia dolce nel bouquet, fruttato in bocca, ottimo da degustazione.

Pinot Nero A.A. Ludwig - Elena Walch: naso grigio perla. Corretto e pieno nei profumi e al gusto, punta sull’eleganza della mineralità.

Domaine Sylvie Esmonin – Gevrey-Chambertin V.V. : naso verde-argentato. Come i cipressi, cui si richiama sia nei profumi che in bocca.

Domaine Louis Boillot – Gevrey-Chambertin Les Champonnets : naso verde pisello. Fresco e sgranato. Bocca coerente.




18.05.07

Domenica 20 maggio: al nord, al centro, al sud

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Dove andare domenica 20 maggio?
Tra i numerosi eventi sparsi per l'italico stivale, segnaliamo tre appuntamenti.

Al Nord: a Soave, Festa medievale del Vino Bianco Soave e dell'Imperial Castellania.
Il programma è qui.

Da segnalare, in particolare, la cerimonia d'investitura di nuove Castellane e Spadarini di Suavia alle 10.30, al Castello, la rievocazione storica di antiche arti e mestieri lungo le vie del paese, il mercatino dell'antiquariato, il concerto bandistico alle 17.45 presso Borgo Rocca Sveva.

Al Centro: a Villa Le Corti, San Casciano in Val di Pesa si tiene Alla Corte del Vino, mostra-mercato ideata e diretta da Duccio Corsini, a cui aderiscono i maggiori produttori di vino della Toscana.

Giunta alla sua XI edizione, la manifestazione offre ad appassionati e curiosi l'opportunità di assaggiare, conoscere e acquistare direttamente dai produttori i grandi vini di Toscana, in una raffinata kermesse del vino, con un ricco programma di eventi, incontri e seminari di approfondimento.

Orari e ingressi: Sabato 19 e domenica 20 Maggio 2007, dalle 11.00 alle 20.00

Al Sud: a Napoli si apre alle 11 la Terza Edizione di VitignoItalia, il salone del vino da vitigno autoctono e tradizionale italiano.
Oltre 300 produttori nazionali e i più acclamati chef italiani per una tre giorni di vino ed alta gastronomia.

Per l'occasione, debuttano 3 nuove sezioni: VitignoBio dedicata alla produzione da uve biologiche e biodinamiche, VitignoSud che presenta le cantine di Israele, Libano, Tunisia, Spagna e Turchia, e la galleria Grandi Vini delle Piccole Vigne con una selezione di 18 cantine da amatori.

Raddoppiata la Lounge CookingforWine curata da Luigi Cremona, pronta ad accogliere i grandi nomi della gastronomia nazionale, VitignoItalia si presenta come la manifestazione leader del Mezzogiorno d’Italia, con un trend in crescita.

Tanti anche gli eventi collaterali che si terranno nello Spazio Incontri, nello Spazio Ais e nella Piazza delle Degustazioni nell’area di Regione Campania: tra questi, imperdibile alle 18.30 la tavola rotonda su "Internet e Vino", con la partecipazione di Alessandro Regoli di winenews, dell'amico giornalista Luciano Pignataro, di uno dei più autorevoli e seguiti wine-blogger d'Italia, Giampiero Nadali alias Aristide, e di Alessandro Alì, responsabile comunicazione dell'azienda Santa Margherita.

L'offerta insomma è ricca e interessante, il tempo si prevede buono, e alla tele non c'è niente che valga la pena guardare.

Tre buoni motivi per non passare la domenica chiusi in casa.




17.05.07

Quante ne sai...sul vino?

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Quanto è capiente una barrique?
Che tipologie di piante sono utilizzate per la fabbricazione di botti e tini di legno?
Che differenza c'è tra maturazione e affinamento?

Chi pensa di aver imparato ormai tutto sul vino, da oggi ha modo di verificarlo.
Oppure di divertirsi alle spalle dell'amico "esperto" che non perde occasione per far sfoggio di cultura enoica, sdottorando su abbinamenti gastronomici, disciplinari di produzione e vendemmie più o meno del secolo.

Autoctono-Vino ed eventi, una società specializzata nella selezione, valorizzazione e commercializzazione di vini derivanti esclusivamente da vitigni autoctoni italian, fondata da Christian Fabrizio e Antonio Cardetta, ha infatti edito lo scorso aprile il volumetto "Il Vino a Test", autori Paolo Krasnig (agronomo) e Ilaria Santomanco (sommelier e autrice di testi di argomento enologico), collana Alpha Test.

Il libro vuol rappresentare un nuovo modo di trasferire informazioni e nozioni relative al mondo del vino grazie alla didattica per domande: diviso in 2 sezioni (Apprendimento e Approfondimento, a loro volta articolari in capitoletti), procede per domande a risposta multipla.
Una sola è quella corretta (in genere: ma non sempre...), e la pagina seguente spiega perchè e percome.

I vantaggi di una simile lettura sono molteplici: per chi già conosce qualcosa della materia "vite-vino", è un modo efficace e veloce per impadronirsi di definizioni "didattiche" scientificamente corrette.

Per chi non ne sa nulla, è un modo semplice e disinvolto per avvicinarsi a concetti e termini poco familiari.

Come spiega lo stesso prof.Scienza nella prefazione, "oltre che per i consumatori, questo strumento didattico si rivelerà prezioso per i comunicatori del vino e tutti gli intermediari della vendita, ai quali è demandato, spesso senza una adeguata preparazione, l'importante ruolo di indirizzare correttamente le scelte dei consumatori"

A completare l'opera, insistendo sull'aspetto "serio" dell'argomento ma ludico nella sua trattazione, sparsi tra le pagine si trovano anche vignette umoristiche e giochini enigmistici.

Perchè il vino si beve, si gusta e s'impara anche per semplice diletto personale. E basta.

Ps: per la cronaca, il presente blog debuttava sulla rete giusto un anno fa.
Non scomodatevi, gli auguri di buon compleanno glieli ho già fatti io...




15.05.07

"Vai piano, goditi il paesaggio" (e il vino)

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Una degustazione con test alcolometrico finale; quanto a originalità di iniziative, il Consorzio di tutela del vino Soave è secondo a pochi, in Italia.

Eppure, la cosa è terribilmente seria e i primi a crederci sono proprio i vertici dell'ente.
Per questo, d'accordo con l'assessorato provinciale di Verona ai trasporti, hanno fatto propria la campagna di prevenzione degli incidenti stradali dovuti alla guida in stato di ebbrezza e lanciata dalla Polizia stradale .

Così lo scorso fine settimana, tra un assaggio e l'altro, una degustazione e un talk show (altri particolari qui e qui) aventi per unico tema i grandi vini bianchi d'Italia, c'è stato spazio anche per parlare di sicurezza sulle strade e di "bere moderato".

Si è così potuto constatare che anche gli operatori della Polizia stradale sono preoccupati per questa ondata di neo-proibizionismo nei confronti del vino, non meno di appassionati e produttori; e, al pari di questi, non la condividono: "Non siamo qui per demonizzare l'uso del vino, che fa parte dei piaceri della vita, ma per promuoverne un consumo corretto, che permetta di mantenere il controllo della propria persona" ha detto infatti il comandante della Polizia Stradale di Verona, Daniele Giocondi, nel corso della conferenza stampa di presentazione della manifestazione "Tutti i colori del bianco", programmata a Monteforte d'Alpone (Vr).

"Per questo istituzioni pubbliche, forze dell’ordine e i viti-vinicoltori si sono uniti su un fronte unico per sensibilizzare i giovani all’uso consapevole del vino e dell’alcool in generale. E noi approfittiamo anche di occasioni come questa manifestazione del vino per entrare in contatto con i cittadini e per mostrare come e cosa rilevano i nostri strumenti".

Detto, fatto: all'uscita della degustazione "Formidabili quegli anni", che ha visto sfilare sui tavoli di una cinquantina di persone ben 16 vini di vecchie annate presentati dai rispettivi produttori (si andava da un "giovane" "Terre Alte" 1997 di Livio Felluga ad un "maturo" "Palai Muller Thurgau" 1981 di Pojer&Sandri), un'auto della Polstrada e due poliziotti erano a disposizione di chiunque volesse sottoporsi alla prova dell'etilometro.

Gentilissimi, pazienti e cordiali, i due agenti (l'ispettore capo Andrea Scamperle, nella foto d'apertura al tavolo dei relatori della degustazione, e la sua collega) sono stati prodighi di spiegazioni e di ...test.
Risultati? abbastanza sorprendenti: quasi tutti i partecipanti alla degustazione hanno mostrato di avere un tasso d'alcol nel sangue bel al di sotto del limite di legge di 0.5%, a partire dal quale scattano sanzioni, ritiri patenti e grane (anche legali) varie.

"Certo, in questo caso siamo in presenza di un pubblico selezionato e responsabile" ha commentato l'ispettore Scamperle "...ma questa è anche la dimostrazione che si può godere del vino senza rischi per se' e per gli altri".

Insomma, un bere "etico" e moderato è possibile: a tutto vantaggio della sicurezza personale e altrui.

E anche dello stesso vino: perchè così lo gustiamo di più.




10.05.07

Calvarino Soave Classico: la verticale

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Il sogno di tutti gli scienziati più o meno pazzi (e dei visionari): la macchina del tempo.
Poter tornare indietro, vivere - o rivivere - ciò che è stato (o si è perso).
Bene. Qualcosa del genere esiste già. Da millenni.

Si chiama uva.
E nel vino che se ne ricava, è possibile ritrovare - a saperla leggere, interpretare - la memoria del tempo.
Il calore di un'estate, la pioggia di un autunno, il tepore di una primavera.

E' possibile avvertire la grandine, la siccità, la luce e il buio, il caldo, il freddo, il vento; sono tutti lì, imprigionati nel vino. Nei suoi colori, nei profumi, nel sapore.

Per questo la degustazione verticale di un vino è sempre un'esperienza di grande interesse e valore didattico.
E, quando questo vino è un paradigma del suo genere, è a dir poco un privilegio.


Venti, più un paio di "fuori programma": tante sono state le annate di Calvarino Soave Classico che Leonildo Pieropan ha messo a disposizione di un gruppo di giornalisti di una nota testata di settore.

D'accordo: il Calvarino non è un Soave come tutti gli altri.
E' un modello, e in quanto tale sono in molti a considerarlo inarrivabile.
E d'altra parte, non è fatto solo di uva garganega e trebbiano di Soave: è fatto di tutta l'esperienza, la passione e la tradizione di casa Pieropan. C'è la mano della natura e l'impronta dell'uomo, e viceversa.

Si fa presto, così, a dire "originale, unico, inconfondibile".

Tuttavia - e qui risiede, a nostro modesto parere, la grandezza "didattica" di questo vino - il Soave Calvarino rappresenta anche ciò che le uve di queste terre sono capaci di dare quando vengono gestite/trattate come Dio comanda.
Con tutte le cure, ma anche con solida conoscenza, rispetto, competenza, perfino ostinazione.

Niente di miracoloso, dunque: solo tanto lavoro, tanta pazienza, tanta umiltà. E volontà di far bene veramente.
Il resto sono chiacchiere, scuse, alibi.

Il Soave è uno dei più grandi vini bianchi del mondo, e questa verticale l'ha dimostrato.

Sarebbe ingiusto comprimere in poche righe le molteplici impressioni rilevate in quasi tre ore di un assaggio che è stato entusiasmante quanto impegnativo.

Qui perciò riporterò solo qualche nota, insieme ad alcuni commenti dello stesso produttore.

La prima: è gratificante constatare, un anno via l'altro, la coerenza stilistica di un vino. E' come un marchio di fabbrica, già al primo sorso capisci che è il Calvarino di Pieropan perchè rispecchia l'annata con saggezza e garbo: buona, eccellente, difficile o mediocre che sia stata.
Non trucca le carte.
"Abbiamo notato una certa ciclicità nel nostro vino: 1991-2001, 1992-2002, 1993-2003...le caratteristiche stagionali si ripetono, con poche varianti. E i vini di quelle annate finiscono per assomigliarsi in maniera sorprendente".

I profumi si evolvono: fiori e frutta nei primi anni entusiasmano, ma col passare del tempo cedono il passo a sentori più minerali, terragni (si può dire?). Ai profumi del soprassuolo si sostituiscono quelli del sottosuolo: vulcanici, tufacei. Scurissimi, come il basalto.

"Il 2003 è stata un'annata caldissima: non abbiamo nemmeno defogliato. Quell'anno l'uva migliore l'abbiamo colta dalla pergola, mentre l'anno successivo, più fresco, con buone escursioni termiche tra giorno e notte, è andata meglio con la spalliera. Il 2004 infatti esprime la sua potenzialità soprattutto in bocca, dove si rivela pieno, strutturato, lungo.
L'importante è riuscire a capire, a prevedere cosa succederà e agire in campagna di conseguenza. Perchè quando l'uva arriva il cantina, il più è ormai fatto".

2002 e 2001 sono state due annate non facili. La prima perchè molto piovosa, con attacchi di Botrytis. Raccolte più tardivamente, le uve hanno dato un vino dai profumi rotondi e tendenzialmente dolci senza esserlo davvero, sfumati di pesca bianca e mandorla. Dal canto suo, il 2001 ha concesso una vendemmia non perfettamente matura, che si riflette in un Calvarino dal naso più severo e scontroso, che in bocca chiude più amarotico degli altri.
"Non c'è niente da fare: riflette l'annata" dichiara serafico Nino Pieropan. E va bene così.

2000: l'annata del secolo, dicono. Mah! Certo, l'andamento era dei migliori: ma nella fase finale ha un po' ceduto. "Ph alti e acido malico basso". Promossa, ma con qualche riserva; perchè ha dato un Calvarino grassottello, piacevolmente fruttato (tutti i Calvarino lo sono: per contratto non scritto con Madre Natura!) e...basta. Scusate se è poco, comunque.

1999: "Annata molto positiva, ma non di grande spessore: gli acini grossi hanno dato molto mosto rispetto alla buccia. Ne è risultato un vino un po' diluito, rispetto il suo solito".

1998: la grandine di giugno ha lasciato il segno. Il colore è abbastanza intenso, dorato, i profumi ancora fruttati sono però disturbati da una leggera nota ossidativa.

1997: un'annata di grappoli spargoli. L'autunno fresco ha indotto a vendemmiare un po' più tardi, regalando un Calvarino dall'aromaticità evolutiva.

1996: ah, che bel naso! Intrigante e sorprendente, ha ricordi di miele grezzo e cera di favo, mentre al gusto si presenta austero, quasi teso, con una robusta spalla acida che gli regala freschezza, salinità, grande persistenza. Agrumi verdi ed erbe aromatiche si affacciano a fiotti dal bicchiere, rendendo affascinante questo giovane decenne. Tra il 1990 e il 2000, è questa l'annata che più ci ha impressionato.

E tuttavia, il Calvarino più rappresentativo arriva con la vendemmia precedente: il 1995. "E' il vino che meglio esprime il suo terroir, fatto di mineralità vulcanica ma anche di florealità..." E infatti è un vino complesso e sfaccettato, con profumi quasi lattei nella loro pienezza.

1994: annata più umida che fresca. L'uva raccolta in due momenti per rispettare i diversi tempi di maturazione dei filari ha dato un vino ancora floreale al naso, con note balsamiche. Più caldo il 1993; come dieci anni più tardi, si avvertono di più le note di frutta esotica e miele. Largo nell'ingresso in bocca, chiude però anche più rapidamente degli altri. Meno felici il 1992 e il 1991: ne risultano due Calvarino più... snelli dei loro fratelli.

1990: altra vendemmia del secolo. "Ci aspettavamo tanto da questa annata, invece ci pare inferiore al 1991, che tutto sommato è stata normale". In bocca e al naso, datteri, fiori, frutta gialla...

1989: annata simile a quella di dieci anni dopo. L'estate fresca e con poco sole ha costretto ad una vendemmia più avanzata. Il 1988 ricorda negli esiti il 1998, ma un tappo traditore regala dei sentori ossidativi estranei alla vendemmia e al vino...presenti invece, ma di tutt'altra qualità, nel 1987: signori, è l'età. E anche l'annata, che si ricorda difficile.

Piacevole e persino un po' languido il 1986... ma ecco il 1985, ancora bello pimpante: se il primo ricorda un ventenne dopo una nottata in discoteca, il secondo è un ventunenne sportivo che è andato a letto presto, e ora si presenta fresco e fruttato, teso e vivo e balsamico anche in bocca.

Fuori concorso, il 1978: dorato, evoluto, mette soggezione con quel bouquet così scuro, quasi da idrocarburo.

Morale della degustazione? tanto di cappello.

Ai vini, al territorio, al produttore: perchè anche la sapienza di chi lavora nel vigneto fa parte della grandezza di un cru.




06.05.07

OCM vino: la riforma delle contraddizioni

congresso, inaugurazione b.jpg

"Produrre per vendere nella logica dell'evoluzione della tradizione e della scoperta di nuovi mercati"; è stato questo il filo conduttore del 62° Congresso nazionale di Assoenologi.
Trattandosi di un congresso-crociera, le sessioni di lavoro si sono limitate alle ore del mattino, per riservare quelle del pomeriggio alle escursioni a terra (a Barcellona e ad Ajaccio).

Anche così però, si è lavorato, ascoltato e discusso parecchio. Soprattutto di Ocm vino (qui un primo utile approfondimento).

Sulla riforma del quale, dopo aver ascoltato gli illustri relatori italiani ed esteri, le nostre perplessità e i nostri dubbi sono, se possibile, aumentati.

Su una cosa sembrano essere tutti d'accordo, la Commissione Europea, i Paesi produttori e quelli non.

Così non si può più andare avanti.
I consumi calano, la pressione dei competitors del Nuovo Mondo si fa ogni giorno più difficile da sostenere, si produce troppo e male, i consumatori sono confusi da troppi messaggi contraddittori.

Cosa ancor più grave, la precedente Ocm (2000) è servita a ben poco: e il mondo del vino continua a dimostrarsi incapace di autoregolarsi.

Perciò una riforma è necessaria e improcrastinabile.
Quale, come, quando e quanta? Qui ovviamente le opinioni divergono. E molto.

Le linee generali della riforma, la posizione della Commissione, quella dei Paesi membri dell'UE e del nostro Mipaf sono stati illustrati da esponenti italiani ed esteri, mentre la posizione finale dell'Assoenologi è stata espressa dal past president Mario Consorte.

Nell'elenco che segue, ho cercato di riassumere a grandi linee le principali novità proposte dalla Commissione, e le relative posizioni di Assoenologi:

La Commissione propone:
1) Abolire i diritti d’impianto: per avere maggiore competitività sui mercati esteri.
2) Estirpare: per raggiungere l’equilibrio di mercato.
3) Abolire misure di mercato non efficaci, come le prestazioni viniche, lo stoccaggio pubblico dell’alcol, gli aiuti ai mosti, la distillazione di crisi.
4) Semplificare la classificazione dei vini in 2 sole categorie: vini con IG e senza IG, introducendo un solo sistema di etichettatura per tutti i vini.
5) Introdurre maggiore flessibilità nelle pratiche enologiche.
6) Proibire lo zuccheraggio (fanno eccezione gli spumanti).
7) Trasferimento fondi allo sviluppo rurale.
8) Sviluppare strumenti di promozione/informazione. Campagne su vino &salute.
9) Via libera all’introduzione di MCR da Paesi extra UE.
10) Introdurre standard ambientali dalla produzione alla trasformazione – per migliorare la salvaguardia ambientale.

Assoenologi sostiene:
1) ?
2) NO! Il calo dei consumi è sopravvalutato perché si basa su dati superati. Inutile perciò estirpare 400 mila ha di vigneto in Europa.
3) NO!Anzi, alcune di queste andrebbero rafforzate.
4) NO! all’indicazione di vitigno e annata anche per i vini da tavola e al radicale cambiamento della classificazione dei vini. OK alla sburocratizzazione.
5) NO! alla liberalizzazione indiscriminata di tutte le pratiche enologiche previste dall’Oiv. Molte di esse infatti andrebbero a favorire Paesi non tradizionalmente produttori, o privi delle caratteristiche peculiari necessarie per garantire un vino sano e naturale.
6) OK. L’arricchimento deve essere effettuato in tutta Europa solo con zucchero derivato dal vigneto o con tecnologie adeguate.
7) NO!
8) OK
9) NO!!
10) OK

Come si vede, sono più i punti di disaccordo di quelli di accordo.

I tempi però incalzano: stando all'agenda che si sono dati a Bruxelles, la proposta legislativa verrà presentata il prossimo luglio 2007, mentre la seconda parte dell'anno sarà dedicata alle negoziazioni.

Il che significa che moltiplicheranno carote per tulipani e divideranno per quote latte; il risultato sarà la nuova Ocm del vino. Miracoli della matematica politica comunitaria.
Il tutto si prevede operativo entro il 2008.

Tra le molte domande che mi si sono affacciate alla mente durante l'esposizione della riforma, due mi sembrano quanto meno curiose.

La prima: se uno degli scopi della riforma è "preservare le tradizioni nella produzione di vino in UE", come si trova scritto nei documenti ufficiali, che ci azzeccano i mosti più o meno concentrati e rettificati di Paesi extra-europei che si vorrebbero far arrivare in Europa?

La seconda: se si produce troppo, e si prevedono espianti a go-go, perchè si vogliono abolire i diritti d'impianto, permettendo così di trasformare in vigneti anche i campi da calcio?

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03.05.07

Vino del blogger # 6: Molinara Igt Veneto 2006

Aristide-il-saggio (e preveggente: è bastato parlare di estate anticipata che sono iniziati temporali, piogge e grandinate un po' ovunque, dopo mesi di siccità...) ha proposto per questa tornata del Vino dei blogger di scatenarci con i vini rosé: una tipologia che già da qualche tempo riscuote un buon successo, soprattutto in mercati "difficili" come quelli anglosassoni, e che da noi sta lentamente risalendo la china.

Il rosato che propongo è decisamente uno dei miei preferiti, e un autentico must, in casa mia, da marzo a settembre: perchè questo "Molinara Igt Veneto" 2006 è un vino "buono da bere e buono da pensare".

"Buono da pensare" perchè nasce dalla valorizzazione di un vitigno locale, al quale nessuno bada più, un'uva umile e bistrattata: la molinara, una cultivar che da anni in Valpolicella non piantano più, non raccolgono più, non vinificano più.
Un'uva insomma caduta letteralmente in disgrazia, a causa del suo scarso corredo antocianico (leggi: è poco colorata), dei suoi profumi sottili, del suo essere generalmente un po' "troppo poco"...in tutto.

E tuttavia, da quando l'hanno eliminata dal trittico del Valpolicella (originariamente e originalmente composto da corvina, rondinella e molinara), questo vino non è più lo stesso.
Sicuramente ha acquistato in importanza e struttura: ma ha perso in immediatezza e cordialità.

E' diventato quasi un vino snob: finchè c'era la molinara potevi dargli del "tu", adesso ti tocca sempre dargli del "lei".

La molinara infatti era il collante del trio: al vino assicurava sapidità, e nel tempo perfino stabilità gustativa ed equilibrio.
Tutte cose che ai Valpolicella di oggi, privi del pur minimo apporto di quest'uva, mancano clamorosamente.

Va perciò dato merito ai coniugi Franco e Monica Scamperle dell'azienda Le Salette di Fumane di essersi rifiutati di seguire acriticamente capricci e tendenze del mondo vinicolo: la Valpolicella espianta la molinara? E loro la tengono.

Anzi, la esaltano, vinificandola in purezza e realizzando un rosato da manuale.

L'uva è stata raccolta a metà settembre, pigiata e lasciata fermentare sulle vinacce per tre giorni, quindi - dopo una lieve sgrossatura - posta in acciaio fino a metà marzo.

Tutto qui.

Il risultato è un rosé dal colore rosso ciliegia, brillante e lucido, i profumi dolci di fragola schiacciata, lampone, mora rossa, ciliegia fresca, appena sfumati di florealità (rosa...rossa, ovviamente!).
Anche il sapore rispecchia ... la primavera-estate annunciata dalle note olfattive: il vino è fresco, accattivante, stupendamente bevibile, di giusto corpo, acidità, persistenza, equilibrio.

In bocca tornano fragole e lamponi, con una punta rinfrescante di "verde" (una ciliegia un po' asprigna o...non del tutto matura?).

E' insomma un vino semplice (nel senso più alto e nobile della parola) ma non sempliciotto; amichevole, vacanziero, allegro...
Soprattutto cordiale.
Un vino "buono da bere".

E anche da comprare (cosa che non guasta): il prezzo al pubblico infatti non arriva ai 5 euro.

Ha un solo difetto: non è molto diffuso, in giro per la penisola.
Perciò per averlo è meglio rivolgersi direttamente all'azienda, magari prenotandolo con un po' di anticipo.

Per qualche misterioso motivo, infatti, le scorte finiscono subito...

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01.05.07

62°Congresso Assoenologi: vita di bordo

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Civitavecchia: signori, si scende.

Si è conclusa così, con lo sbarco in questa cittadina, in una giornata malinconica di pioggia, la minicrociera iniziata a Savona (v.foto) in una mattina smagliante di sole, e che in tre giorni ha toccato i porti di Barcellona e Ajaccio.
A bordo della Costa Victoria, tra gli altri, erano presenti anche gli enologi che hanno partecipato al 62° Congresso della loro associazione e un manipolo di giornalisti scelti.

Sui lavori del congresso riferirò nei prossimi post.

Qui vorrei dare solo alcune brevi note sulla vita a bordo di questa nave delle Crociere Costa, a beneficio di chi non c'è mai stato, e magari accarezza l'idea di farlo...

Operazioni d'imbarco: sono analoghe a quelle per gli aerei. Lunghe e noiose. Armarsi di pazienza e soprattutto dei documenti necessari. Non pensiate infatti che una nave di crociera italiana "sia l'Italia": quando salpa per acque extraterritoriali diventa a tutti gli effetti un paese straniero, come hanno scoperto a loro spese quegli aspiranti crocieristi che avevano dimenticato a casa passaporto o carta d'identità, per se' o per i familiari...e che sono stati lasciati irrimediabilmente a terra.
Lo stesso dicasi per eventuali figli minorenni al seguito: se non sono debitamente registrati sui vostri documenti, li lasciano sul molo. E voi con loro.

Lingue: quelle parlate a bordo sono il francese, lo spagnolo, l'inglese, il tedesco. L'italiano lo parlano (tra loro) solo gli ufficiali, che con i sottoposti si rivolgono in inglese. E poichè il comandante solitamente non serve la colazione, meglio rivolgersi al/alla cameriere/a del vostro tavolo in una delle lingue suddette. Perchè, se gli/le parlate in italiano, riceverete in cambio solo un sorriso imbarazzato e uno sguardo perplesso. Il personale a bordo infatti è rumeno, armeno, cubano, filippino, peruviano, moldavo...(continua, continua...).

Fotografie
: se avete scelto di andarvene in crociera con l'amato bene, perchè "è terribilmente romantico ritrovarsi soli soletti in mezzo al mare, inondati dalla luce della luna", beh, avete avuto una pessima idea.

Primo, perchè non riuscirete mai a essere davvero soli, su una nave che porta tremila persone - praticamente un paese, ma concentrato nell'equivalente di un quartierino.

Secondo, perchè qualunque angoletto della nave abbiate scelto per starvene in santa pace, fosse anche una delle scialuppe di salvataggio, la dispensa della cambusa, la sala macchine, la lavanderia (ammesso che ci arriviate) o altro, troverete sempre ad attendervi, implacabile come un falco, un fotografo o un cineoperatore.

Pronto a immortalarvi lì sul posto, qualunque cosa stiate facendo.
I fotografi sulle navi da crociera sono in servizio 24 ore su 24, e hanno il dono dell'ubiquità.
Ovunque giriate lo sguardo, vi ritrovate sempre sotto l'obiettivo implacabile di una foto-telecamera.

Tempo mezz'ora poi, ed eccovi esposti in bella mostra - formato locandina, o video no-stop, a scelta - nella photo gallery della nave, che solitamente è quella che conduce ad un ristorante. Ovvero, un luogo ad altissimo passaggio e frequentazione. E tanti saluti all'intimità, al rispetto della privacy, eccetera.

Certo, potete sempre comprare gli scatti più compromettenti, l'intero rullino se volete. I malefici dello scatto facile sono lì per questo: per farveli comprare.
E, memori della fortuna dei tempi d'oro di certi fotografi, ve li faranno pagare. Carissimi, naturalmente. Così anche voi potrete dire ad amici e parenti di essere stati trattati come degli autentici Vip dello spettacolo o della politica (ricatti compresi).

Internet: al porto o in alto mare, i collegamenti funzionano. Sempre e comunque. Del resto, a 0,50 centesimi al minuto, i computer ve li farebbero funzionare anche se andassero a manovella.

Carta di credito: a bordo si può pagare - e, a bordo, tutto si paga - in contanti, ma la cosa inquieta un po' i padroni di casa.
I quali - per semplificarvi la vita, of course! - preferiscono che facciate ricorso alla Carta Costa. Una specie di carta di credito collegata alla vostra.

A fine crociera troverete un estratto conto delle spese effettuate.
E scoprirete così che un bicchiere di acqua costa quasi come uno di whisky (preso a terra). So, be careful! Soprattutto se avete con voi bambini piccoli, irresistibilmente attratti da videogiochi e slot machines del Casinò...nel quale, è vero, non sono ammessi per legge.
Alla sera, però.
Durante il giorno, i tavoli da gioco sono coperti, ma le macchinette funzionano. E gli agenti della Security sono occupati altrove...

Cibo: sulla nave sembrano esserci più cuochi e camerieri che marinai, perciò niente da dire: i pasti sono eccellenti, serviti in maniera impeccabile. Un consiglio alle signore: se fate colazione da sole, attenzione ai camerieri. Se vi trovano irresistibili, qualunque cosa chiediate ve la portano almeno due volte, per avere una scusa per avvicinarsi al vostro tavolo.

Vino: ahi, ahi! Il personale di sala è originario di paesi tradizionalmente non-produttori, e si vede.
Hanno imparato certe cose sul servizio in tavola e loro le eseguono, meccanicamente, senza farsi troppe domande.
Così, per esempio, hanno imparato che i vini bianchi vanno messi nella glacette, e in quella li mettono.
Peccato che nessuno, evidentemente, ha spiegato loro che nella glacette va messo anche il ghiaccio (si chiamerà così per qualche motivo, no?), per tenere fresca la bottiglia.

Per tutta la durata della crociera abbiamo bevuto vini bianchi a temperatura ambiente.
Con i rossi andava già meglio, ma con spumanti e vini dolci era un autentico disastro.
Poco male, comunque: la qualità delle bottiglie - offerte dai produttori - era media.
Non alta, nè bassa. Media.

Mi fermo qui, anche se avrei ancora qualche nota di colore da riportare, per esempio sull'organizzazione delle escursioni a terra, sui comportamenti di certi crocieristi, sulla pazienza stoica del personale di bordo nel trattare con questi...

Un commento finale? Molto spirito di adattamento, un portafoglio ben fornito, la compagnia giusta, e riuscirete a sopravvivere a qualsiasi crociera.

E perfino a divertirvi.