
Curiosità, coscienza del territorio, apertura al nuovo (e orgoglio dell'antico), voglia di mettersi in gioco sperimentando e confrontandosi col mondo.
Sono questi i tratti distintivi dell'azienda Ca' Rugate, impersonati in particolare dal giovane Michele Tessari, enologo e portavoce dell'azienda stessa.
Ca' Rugate, nata poco più di vent'anni fa, è oggi una tra le migliori realtà di riferimento sia della Doc Soave che di quella della Valpolicella; malgrado la vocazione sostanzialmente "bianchista" dell'azienda, infatti, anche i rossi della Valpolicella firmati da Michele e dal suo staff sono vini di ottima fattura, e quel che più conta, pienamente aderenti al "modello" originario, privi di discutibili ammiccamenti a tendenze di gusto più internazionali.
Questo però non vuol dire che la famiglia Tessari sia chiusa al confronto col resto del mondo, anzi: più i competitors sono affermati e di alto livello, più si divertono a sfidarli.
Una dimostrazione di ciò si è avuta nei giorni scorsi, con una degustazione organizzata in collaborazione con Slow Food e interamente dedicata ai vini dolci nostrani e internazionali: sei grandissimi vini, autentici miti dell'enologia nazionale ed estera, messi a confronto con uno dei gioiellini della casa, il Recioto di Soave DOCG "La Perlara" 1996.
Gli sfidanti, raccontati dal giornalista Nicola Frasson, responsabile per il Veneto della celebre Guida SF-GR, erano nientemeno che:
- Ben Ryé Passito di Pantelleria 2004 - Donnafugata
- Betsek Tokaji Aszù 6 puttonyos 1993 – The Royal Tokaji Company
- Kanzemer Altenberg Riesling Beerenauslese 1989 – M.Von Othegraven
- Lur-Saluces Sauternes 1996 – Chateau d’Yquem
- Recioto della Valpolicella Classico 1995 – Quintarelli Giuseppe
- Porto Vintage 1985 – Taylor’s
Per chi, come la sottoscritta, ha sempre amato il Recioto (bianco o rosso che sia) e i suoi fratelli/cugini/assimilati, l'occasione era imperdibile: e la degustazione è stata all'altezza delle aspettative.
Lo dimostra il fatto che, alla fine della serata, gran parte dei miei bicchieri conservava a malapena il profumo di quel che aveva contenuto.
A caldo, o quasi, ecco qualche personale (e opinabile) commento sui vini proposti.
- Ben Ryè 2004: icona della produzione dei passiti del Sud Italia, ha dimostrato una dolcezza misurata, una buona acidità (merito dell'annata fresca), un'ottima bevibilità. Al naso e in bocca albicocca secca, pasticceria, mandorle.
Recioto di Soave Docg "La Perlara" 1996. Undici anni e non sentirli, o quasi. Penalizzato all'inizio da note di smalto, aveva semplicemente bisogno di "svegliarsi" dal lungo sonno della bottiglia, per rivelare un naso fruttato di albicocca frutta secca e fichi, che in bocca viravano verso note più mielose. A bicchiere vuoto ha regalato perfino qualche ricordo di legno odoroso (per la precisione cirmolo, per chi lo conosce...).
Betsek Tokaji Aszù 6 puttonyos 1993: il colore ricorda lo zucchero caramellato che inizia a scurirsi, profumo e gusto invece rimandano alle croste di torte appena sfornate e ai datteri freschi. In bocca rivela un'inaspettata freschezza e acidità, bella morbidezza, una sensazione di velluto. E' morbido, lungo e abbastanza equilibrato, ma in fondo in fondo non emoziona. Ci piace, ma senza scosse.
- Kanzemer Altenberg Riesling Beerenauslese 1989 . Ha quasi vent'anni questo Riesling tedesco giallo dorato intenso. Il bouquet da idrocarburo è appena venato da una sfumatura sbarazzina di..mentuccia fresca. Curioso, curioso. Ma in bocca torna serio: è discretamente equilibrato, e ha un'acidità quasi agrumata.
- Lur-Saluces Sauternes 1996 : "Ogni ceppo, un bicchiere", si dice del Sauterne più famoso del mondo. Dal bicchiere, il profumo tipico dei vini da muffa nobile ha qualche rimando a note di pasticceria e agrumi disidratati, e una freschezza "verde" che si ritrova anche in bocca. Elegante, nobile, intriga con grande discrezione.
- Recioto della Valpolicella Classico Quintarelli 1985.. Un'emozione. Assaggiare un vino di Giuseppe Quintarelli è un'esperienza che non può mancare nel bagaglio di conoscenze di un appassionato.
Nel bicchiere si presenta di un rubino scuro non troppo denso, con profumi che rimandano alla polvere di caffè e di cacao. In bocca è straordinario: cioccolato fondente, ciliegia sotto spirito, e un sottofondo di rosmarino che ho sempre ritrovato in tutti i vini di Quintarelli e che ormai rappresenta, almeno per me, una sorta di marchio di fabbrica.
Anzi, di territorio.
Di una bevibilità da manuale, ritrovo in questo il vero Recioto della Valpolicella, lontano anni luce da certi marmellate concentratissime, dolcissime e iperalcoliche degli ultimi anni.
- Porto Vintage 1985 : una tipologia di vino dolce che ho sempre apprezzato moltissimo. Purtroppo questo non è il migliore tra i molti assaggiati. E' buono, dolce, fruttato...e basta.
Al termine della degustazione, Michele ha offerto agli attentissimi (e soddisfatti) presenti anche un paio di "fuori programma": due spumanti.
Uno tedesco (Hans Schmidtt, Riesling Brut 1994) e uno italiano (Gatti, Franciacorta).
Due ottimi esemplari di bollicine che hanno chiuso in bellezza una "dolce" serata tra amici.
A corollario di quanto assaggiato e descritto, una riflessione.
Come giustamente ci ha fatto notare lo stesso Nicola Frasson, quelli passiti (in Italia e non) sono vini "antichi".
Vengono realizzati secondo tecniche spesso plurisecolari, che oggi troveremmo assurde, antieconomiche, spesso ai limiti del masochismo - si pensi alla produzione del Tokaji - ma che nessuno osa discutere (o cambiare).
E sulla loro produzione è difficile perfino avere dei dati precisi, aggiornati.
Eppure sono vini straordinari: vengono dal passato ma non vi appartengono, e rispondono ad uno dei bisogni più radicati e primordiali dell'essere umano: la fame di dolce .
Per questo - consolatori e gratificanti, amichevoli, intriganti e seducenti come sono - quelli dolci e/o passiti sono i vini ideali per... convertire gli astemi.
Chissà se, prima o poi, i produttori lo capiranno.