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31.07.07

Vinibuoni d'Italia: le Corone Venete

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Come corrono i giorni, eh? E' già tempo di guide del vino.

Mentre una parte del mondo si gode le ferie, una parte ritorna dalle ferie, una parte...parte e basta (per le ferie), c'è chi, sul pianeta Bacco, imperterrito continua a lavorare.
Stappa bottiglie, riempie bicchieri, guarda, fiuta, degusta, compila schede.

Mestieraccio, quello dei guidaioli del vino. Che quest'anno, per una serie di motivi indipendenti dalla mia volontà - e da quella delle guide stesse - mi sono risparmiata.

Questo però non vuol dire che, data la mia assenza, i colleghi delle guide si siano dati tutti alla pazza gioia e siano partiti per mare-montagna-laghi-mete più o meno esotiche.

Siamo tutti necessari, nessuno indispensabile.

Gli assaggi sono stati fatti comunque, le valutazioni sono state espresse, le schede compilate. Per la gioia dei critici dei critici (del vino), dei consumatori e di blogger assortiti, le guide dei vini 2008 usciranno.

Tutte.

I primi a tagliare il traguardo dei risultati sono stati i degustatori di ViniBuoni d'Italia, la guida del Touring Club a cura Mario Busso e Luigi Cremona, che hanno già svolto il loro compito e assegnato le "corone" 2008.
Appena 210 su circa 14 mila vini assaggiati, come c'informa la newsletter "L'Acino Parlante" di uno dei coordinatori regionali, Bernardo Pasquali.

E come già lo scorso anno, eccovi come antipasto i nuovi "re" veneti:

- Valdobbiadene Doc Prosecco Dry Primo Franco 2006 - Nino Franco
- Valdobbiadene Doc Prosecco Extra dry Dei Casei 2006 - Adami
- Valdobbiadene Doc Prosecco Brut Vecchie Viti 2006 - Ruggeri
- Valdobbiadene Doc Prosecco Superiore di Cartizze 2006 - - Col Vetoraz
- Prosecco Superiore di Cartizze Dry 2006 - Adami
- Lugana Doc Le Creete 2006 - Ottella
- Soave Doc Borgoletto 2006 - Fasoli Gino
- Soave Doc Classico Calvarino 2005 - Pieropan
- Soave Doc Classico Il Roccolo 2006 - Le Mandolare
- Soave Doc Classico La Froscà 2006 - Gini
- Soave Doc Classico Monte Fiorentine 2006 - Ca’ Rugate
- Soave Doc I Tarai 2005 - Corte Moschina
- Veneto Igt Refosco dal Peduncolo Rosso Kreda 2005 - De Stefani
- Valpolicella Doc Classico 2006 - Venturini
- Valpolicella Doc Classico Superiore 2005 - San Rustico
- Valpolicella Doc Classico Superiore 2004 - Zenato
- Valpolicella Doc Superiore 2004 - Roccolo Grassi
- Valpolicella Doc Superiore Mithas 2003 - Corte Sant’Alda
- Amarone della Valpolicella Doc Costasera 2004 - Masi
- Amarone della Valpolicella Doc Selezione Antonio Castagneti 2004 - Tenuta Sant’Antonio
- Amarone della Valpolicella Doc 2003 – Ca’ Rugate
- Amarone della Valpolicella Doc Classico Vigneto Il Fornetto 2001 - Stefano Accordini
- Recioto di Soave Docg Classico Le Sponde 2005 - Coffele
- Recioto della Valpolicella Classico Doc Pergole Vecie 2004 – Le Salette
- Recioto della Valpolicella Classico Doc 2003 - Santa Sofia
- Marca Trevigiana Igt Raboso Passito - Cecchetto

Non avendo partecipato alle degustazioni, non posso riferire come si sono svolte le sessioni di assaggio, o quanti erano i campioni presentati: un confronto con le "corone" dello scorso anno permetterà di fare a ciascuno le considerazioni che preferisce.

Oppure di non farne nessuna.

Al di la' di questo, ci piace essere i primi - o quasi - a congratularci con i nuovi "re"....
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27.07.07

Operazione Prosecco Sicuro: gli indagati

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Un detto popolare sostiene che "a smuovere un sasso saltano fuori un sacco di vermi", e in effetti i protagonisti della recente operazione "Prosecco Sicuro" sono più d'uno.

Tutti coinvolti, a vario titolo, in un complesso ma efficace meccanismo finalizzato alla frode in commercio nel settore vitivinicolo.

Stando a nostre attendibili fonti, i personaggi in questione sono Corvasce Tommaso (nato a Barletta, BA), Tosanotti Antonio (di Montebello della Battaglia, PV), Ciani Alfeo ( di Faenza, RA), Lovat Alessio (di Conegliano, TV), Barbieri Chiara Maria (di Massa), Minno Gaetano (di Cisternino, BR) e Marcheselli Clearco (di Bologna).

In seguito ai rilievi dell'attività investigativa congiunta del Corpo Forestale dello Stato e dell'Ispettorato centrale per il Controllo della Qualità, i signori suddetti avevano messo in piedi un’organizzazione che si avvaleva di società costituite ad hoc le quali effettuavano, solo sulla carta, (cioè documentalmente), vendite di vini con false attribuzioni sia dell’indicazione IGT, sia di quella varietale “pinot grigio” e “prosecco”; tali vendite fittizie venivano fatte ad altre ditte, che usavano la falsa documentazione commerciale proveniente dalle prime per spacciare come pregiati "Pinot Grigio" e "Prosecco" del Veneto un non meglio identificato vino da tavola bianco.

L'organizzazione funzionava bene: il presunto capo Tommaso Corvasce reclutava le persone che dovevano rappresentare legalmente le società costituite per compilare i documenti accompagnatori e fiscali fasulli, sceglieva gli autotrasportatori che dovevano provvedere allo scambio dei documenti di accompagnamento del vino in itinere, e individuava anche i titolari di cantine (già attive) che, avvalendosi della falsa documentazione accompagnatoria, costituivano dei carichi contabili fittizi di Prosecco e Pinot grigio Igt, nei quali veniva magicamente trasformato del comune vino bianco. Ultimo passaggio, venivano coinvolte anche cantine che dovevano provvedere alla distribuzione del prodotto contraffatto sia in Italia che all'estero.

Gli altri indagati collaboravano con Corvasce in vari modi: c'era chi costituiva società fantasma come I Mulini, la cui unica attività era l’emissione di documentazione accompagnatoria e fiscale relativa a vini di qualità (Prosecco e Pinot grigio), senza che a tali documenti corrispondessero reali forniture di prodotto, chi si preoccupava di scegliere i collaboratori che compilassero i documenti di accompagnamento, chi procurava all'organizzazione le strutture e le attrezzature necessarie. C'era chi acquistava il vino bianco (di provenienza ignota) da trasformare in Pinot grigio o Prosecco, e chi si occupava di far distribuire il prodotto (fasullo) finito.

Eccetera.

Nel complesso, tutti gran lavoratori.

Peccato che - probabilmente - abbiano agito un pochino al di fuori della legge...
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Aggiornamento: l'informazione non sarebbe completa se, accanto ai nomi degli indiziati non facessimo anche quelli delle "vittime", ovvero di quelle aziende (clienti intermedi o finali) che hanno acquistato i vini fasulli, evidentemente tratte in inganno dalla falsa documentazione presentata.

Per limitarci al solo 2007 (ricordiamo che la frode va avanti da oltre due anni), tra queste aziende troviamo nomi anche illustri, italiani e stranieri: Sektkellerei Schloss e Sektkellerei Herres (Germania), Gallo (USA), Rossetti Vini(Cerreto, FI), Shenk Italia Srl (Bz), e Le Terrazze della Luna (TN).




24.07.07

Valpolicella, la Strada del Vino che non c'è

veduta da S.Giorgio, b.jpg

Nel mondo del vino - e dell'agroalimentare in genere - ci sono Strade e strade.

Le prime sono quelle che funzionano.

In Italia, le Strade del Vino riconosciute sono 139. Di queste, solo 18 possono dirsi tali a pieno titolo. Perchè sono "vive": attive e "camminate".

I turisti del vino in Italia sono quasi cinque milioni.
A quanti di questi piacerebbe camminare anche per valli e colline della Valpolicella?
Chissà se lo sapremo mai.

Perchè è pur vero che anche la Valpolicella ha la sua brava Strada del Vino. Dal 2002, per la precisione.
Ma è altrettanto vero che finora la sua attività di promozione-comunicazione-sostegno allo sviluppo enoturistico del territorio è stata ben poca cosa.
Ciò che finora si è percepito, dall'esterno - il cosiddetto sentiment, termometro degli umori del consumatore finale: fallibile e opinabile, ma sempre importante - è stata un'azione contraddistinta da un'alta litigiosità interna e da basso spirito imprenditoriale.
Grande confusione di idee e scarsa voglia di impegnarsi in prima persona, dedicare del tempo, impiegare competenze e risorse.
E questo senza voler togliere nulla agli sforzi di coloro (pochi) che si sono impegnati fin da subito per dare alla Strada qualche chance di riuscita.

C'è chi confonde la Strada del Vino con la segnaletica, e s'incavola perchè la Valpolicella non ha ancora i cartelli che servono, laddove servono.
Amici miei, i cartelli sono solo uno dei problemi, e forse nemmeno il principale. Perchè per arrivare al successo enoturistico occorrono essenzialmente tre cose: diversità dell'offerta, organizzazione di vendita e di accoglienza, notorietà (come insegna questo libro)

Sulla notorietà forse ci siamo: qualcuno avrà pur sentito parlare dei vini Amarone, Recioto, Valpolicella. Delle ciliegie, dell'olio, del miele...Dico "forse", perchè la cosa va verificata.

Anche sulla prima, un po' ci siamo: la Valpolicella è ricca di ville venete (la maggior parte delle quali private e non visitabili. Pazienza), pievi, paesaggio (fatte salve lottizzazioni varie e speculazioni edilizie assortite).

E' sulla seconda che siamo messi maluccio.
Ristoranti e alberghi non mancano, ma di far sistema neanche parlarne.

Perchè "non c'è tempo" per far niente. Non c'è mai tempo (e voglia), per queste cose.

C'era una volta per esempio, la bella iniziativa de Le tavole della Valpolicella, un'associazione di ristoratori locali che si proponeva di "promuovere ogni iniziativa che favorisca lo sviluppo, la divulgazione la promozione delle attività enogastronomiche della Valpolicella e la valorizzazione degli aspetti culturali ad esse correlati, incentivando iniziative fra operatori locali singoli o associati..." Eccetera.

Promuovere. Favorire.
Hai tu visto qualcosa, negli ultimi anni? Poco o niente (e quel che fanno, non lo comunicano).

Torniamo alla Strada.
Nata - evidentemente - sotto una stella infausta, dopo anni di letargo ora sta attraversando il suo ennesimo momento di crisi: l'ultimo presidente ha dato da poco le dimissioni, e ora la palla è passata in mano ai vicepresidenti in carica, in attesa che l'assemblea dei soci decida come procedere (ammesso e non concesso che i soci abbiano voglia, e tempo, di partecipare all'assemblea... ).

Il tutto in un clima di demotivazione generale, indifferenza, stanchezza, delusione, polemiche.

Domanda: ma serve a qualcosa (o a qualcuno) una Strada del Vino Valpolicella siffatta?

Turismo - ed enoturismo - sono uno sport di squadra: si vince solo lavorando insieme in armonia.

Una frase, quest'ultima, che nel linguaggio quotidiano del mondo del vino valpolicellese compare di rado.

Voglio chiudere comunque con un nota positiva: tra le 18 Strade del vino italiane "che funzionano", una Strada veronese c'è.
E' questa.

Con la speranza che, presto, sia raggiunta nell'olimpo delle migliori anche da quest'altra.




21.07.07

Un blog per il Bardolino

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Doveva succedere, prima o poi.

Dopo i wine-blog d'informazione e opinione, quelli di aziende e produttori, quelli di Consorzi di Tutela, ora è il turno nientemeno che dei blog delle denominazioni d'origine (controllate e/o garantite). Volute e curate dalla base: produttori o consumatori che siano.

Perciò, buona ultima nel mondo della blogosfera enoica -ma repetita iuvant semper...(il semper è mio) - , do anch'io il mio più caloroso e soddisfatto benvenuto al blog del Bardolino,voluto e curato dall'amico giornalista enogastronomico Angelo Peretti.

Ci voleva, questa iniziativa.
Perchè sono anni che del Bardolino si (s)parla a destra e a manca, e intanto non si muove foglia.
Anzi, no: in effetti qualcosa si muove.

Le uve.

Quelle del Bardolino, poche o tante, ogni anno si concedono un viaggetto. Corto-corto: appena qualche chilometro, ed eccole villeggiare nelle altrettanto amene plaghe della Valpolicella. Ci si trovano così bene che non tornano più indietro.

Succederà così anche quest'anno: a dispetto di una favorevole situazione pre-vendemmiale, qualcuno già lamenta che in Amaroneland non c'è abbastanza uva. Niente paura: i "cuginetti" del Bardolino verranno in soccorso anche stavolta del povero Valpolicella. Il quale, per chi non lo sapesse, nasce dalle stesse uve: corvina, rondinella, corvinone...
cambia la resa per ettaro stabilita dai disciplinari di produzione, cambiano i terreni, e, vivaddio, cambia anche il vino - e non solo per il nome.

Quando sono fatti con tutti i crismi, un Bardolino è un Bardolino, e un Valpolicella è un Valpolicella.
Se li conosci, non li confondi facilmente.
Invece...

Torniamo a noi: la cruda verità è che stiamo parlando di due vini in crisi. Il primo lo è da anni, e il secondo...anche.
Solo che si rifiuta di ammetterlo.
Sta di fatto che di Valpolicella "fresco" in giro non se ne trova più. A costo di ripetermi, si è creato un vuoto - una lacuna, un cratere - in un mercato molto delicato, critico, soggetto a pressioni concorrenziali fortissime; quello del "vino da buona tavola quotidiana". Corposo, fruttato, con una gradazione alcolica ragionevole, accettabile, "umana".

Così era un tempo (non troppo distante) il Valpolicella. Non lo è più.

Se ci fosse il Bardolino, il posto lasciato vacante da questo vino l'avrebbe già occupato lui. Invece se lo stanno disputando altri (i soliti). Mentre il Bardolino sta alla finestra, a interrogarsi su cosa farà da grande.

Si vede che ai produttori va bene così.

A noi "formiche col megafono" però, "così" non va affatto bene. E allora suscitiamolo, 'sto dibattito sul Bardolino.

Fuori il rospo.

Produttori, consumatori, appassionati del Bardolino di ogni lingua e latitudine, smettetela di lamentarvi: fatevi sentire, dite la vostra. Il blog di Angelo è il vostro speaker's corner.

C'è il mondo la' fuori ad ascoltarvi; e scusate se è poco.

p.s.: chissà che in tal modo a qualcuno non venga in mente di aprire un blog anche sul Valpolicella...




18.07.07

Le Voci del Vino...di Matelica

Foto Fontana e Torre civica, b.jpg

Anche le denominazioni d'origine compiono gli anni. E per il Verdicchio di Matelica Doc quest'anno le candeline sono ben 40.

Per celebrare questo importante traguardo -tracciando nel contempo anche qualche bilancio... - l’intera città di Matelica ospiterà per l’intero mese di luglio, una serie di eventi e di incontri culturali dedicati al suo importante vino, raccolti all’interno della rassegna “Le voci del vino. Quarant’anni di Verdiccio di Matelica doc”, voluta e organizzata dal Consorzio Tutela Verdicchio di Matelica DOC e dal Comune di Matelica in collaborazione con Fondazione Aida di Verona ed il contributo di personaggi del calibro dei giornalisti quali Maria Grazia Capulli, Carlo Cambi, Massimo Di Cintio e dell’enologo Roberto Potentini.

In programma cinque appuntamenti con ospiti d’eccezione ed esponenti di spicco del mondo del giornalismo, dell’arte, dello sport, della cultura, dello spettacolo, della politica e dell’imprenditoria.

Ognuna delle cinque serate (con inizio alle ore 21) si svolgerà in luoghi caratteristici della città (una anche nella piazza di Cerreto d’Esi) e sarà dedicata ad un tema diverso: satira e giornalismo, attualità, sport e bon ton.

Tra gli ospiti Valerio Staffelli, Andrea Vianello e Maurizio Mannoni, Bruno Pizzul e Lamberto Sposini, Antonio Caprarica e Rosanna Cancellieri i quali, nel corso di ogni appuntamento, degusteranno i vini di due diverse cantine presentati dal Dott. Armando Maria Corsi, e saranno coinvolti in piacevoli chiacchierate e dibattiti sul tema prescelto di volta in volta.

L’evento principale è fissato per sabato 21 luglio, giorno del “compleanno”, nella piazza Enrico Mattei di Matelica, con lo spettacolo comico di Pino Insegno e Roberto Ciufoli dal titolo “Vieni avanti cretino”, al quale seguirà un grande aperitivo “collettivo” in compagnia degli artisti e quindi la Notte Bianca del Centro Commerciale Naturale di Matelica.

Come detto però, accanto alle parole dei salotti, ci sarà spazio anche per quelle di un convegno, dal titolo "I vini a denominazione di origine nel mercato globale", in programma presso il Centro Italiano di Analisi Sensoriale di Matelica il 6 luglio 2007 dalle ore 15,00 alle 18,00. Moderatore dell'ìincontro sarà l'enologo Alberto Mazzoni, vice presidente nazionale di Assoenologi

Più curiosa la Festa degli Spaventapasseri Scacciaguai, in programma il 14 e 15 luglio a Braccano, organizzata in accordo con il Comune di Matelica, la Pro Loco e i produttori di vino.

Nel borgo famoso per i murales dipinti da artisti e da studenti delle accademie d’arti italiane, tutti i braccanesi lavoreranno insieme alla creazione di una trentina di spaventapasseri alti 2 metri, che svetteranno in ogni angolo del paese. Durante la festa, agli affamati verranno serviti pesce fritto, porchetta, e verranno preparati cocktail al Verdicchio e persino il gelato al Verdicchio.

Queste le cantine che aderiscono all’iniziativa:

Cantine Belisario di Matelica (MC);
Fattoria La Monacesca di Matelica (MC);
Pro.Vi.Ma. di Matelica (MC);
Azienda agr. Filippo Maraviglia di Matelica (MC);
Vinicola Gagliardi di Matelica (MC);
Fattoria dei Cavalieri di Matelica (MC);
ColleStefano di Castelraimondo (MC);
Azienda agr. Pagliano Tre (Terra Vignata) di Matelica (MC).




12.07.07

Operazione Prosecco Sicuro

Dal Prosecco in lattina a quello fasullo: non c'è pace tra le colline di Conegliano e Valdobbiadene
Scoperti in tutto il Nord Italia oltre 24 mila ettolitri di vino contraffatto, e sequestrati più di 3500.

Nuova brillante operazione congiunta del Corpo Forestale dello Stato e dell'Ispettorato centrale per il Controllo della Qualità (ex-Repressione Frodi); dopo oltre due anni di indagini, a coronamento di una complessa e paziente attività di intelligence – che è consistita in appostamenti, pedinamenti, verifiche incrociate presso enti e trasportatori – gli uomini del C.F.S e dell'I.C.Q, sono arrivati nei giorni scorsi a identificare e smascherare una organizzazione dedita alla contraffazione di vini pregiati come il Prosecco Igt del Veneto e della Marca Trevigiana e il Pinot Grigio delle Venezie.

L'indagine è stata disposta e coordinata dalla Procura della Repubblica di Pordenone e ha visto collaborare in sinergia gli investigatori dei due organi di Polizia Giudiziaria.

Nel corso delle indagini è stata accertata la commercializzazione illecita di oltre 24 mila ettolitri di prodotti vinosi contraffatti dal 2005 ad oggi; ìnfatti al momento del blitz, l'organizzazione era ancora attiva e anzi stava preparando l'immissione sul mercato di ulteriori ingenti masse di vino “taroccato”.

Al momento, nel registro degli indagati risultano iscritte otto persone, tutte denunciate a piede libero.
I reati che vengono loro contestati sono: associazione per delinquere, frode in commercio aggravata, falso in atto pubblico, emissione di fatture per operazioni inesistenti.

Sono ancora al vaglio degli inquirenti alcune posizioni dei singoli partecipanti.

Sempre nel corso dell' “Operazione Prosecco Sicuro” è stato colto in flagrante un “corriere” che stava trasportando documenti e fatture false tra due cantine implicate nella truffa: i documenti sono saltati fuori grazie ad una accurata perquisizione della sua auto.

Altre perquisizioni domiciliari a carico degli indagati hanno permesso di rinvenire e sequestrare moltissimo materiale comprovante la truffa, tra cui più di 500 documenti in bianco (destinati a diventare bolle false), registri e timbri relativi ad una ditta inesistente, che emetteva la falsa documentazione accompagnatoria, valuta italiana ed estera, documenti bancari vari e soprattutto agende personali e appunti su cui erano annotati i movimenti del vino.

Complessivamente, sono stati sequestrati:
900 hl di vino presso la ditta VIVE di Azzano Decimo (PD);
500 hl di prodotto presso la NUOVA COMMERCIALE di Ovada (AL);
300 hl presso una ditta di Ponte di Piave (TV);
1220 hl presso una ditta di Trebaseleghe (PD);
600 hl presso una ditta di Treppo Grande (UD).

Totale: 3520 hl.

L'Operazione Prosecco Sicuro ha visto impegnate in questi mesi pattuglie miste CFS-ICQ nelle province di Prodenone, Udine, Alessandria, Treviso, Padova, Verona, Vicenza, Trento, Bolzano, Firenze.




06.07.07

Vini poco amati (e poco comunicati)

Recioto Masi 1977, b.jpg

Ho sempre pensato che in Italia esistano tre categorie di persone particolarmente vituperate, ovvero:
- i politici;
- i medici;
- i giornalisti.

A pari merito arrivano poi sindacalisti, avvocati e/o i magistrati, le forze dell’ordine, eccetera.

Il mondo del vino – per tanti altri aspetti a world apart – non fa eccezione, tuttavia se deve puntare il dito contro qualcuno per additarlo alla pubblica riprovazione, scartando i medici (i quali anzi, si sono spesso rivelati una categoria amica), arriva addirittura a invertire gli addendi (chè tanto il risultato non cambia) e a indicare prima nei giornalisti, e poi nei politici la fonte di tutti i suoi guai.

E va bene.

Se per anni abbiamo inflitto a schiere di inconsapevoli appassionati vinoni esagerati, muscolosi, iperalcolici e marmellatosi, preferibilmente rossi, è colpa di noi giornalisti. Soprattutto dei critici delle guide, i nuovi maitre a penser dell’attuale filosofia enologica.

Se per anni abbiamo esaltato i cavalieri erranti, altrimenti detti vitigni internazionali, di fatto costringendo schiere di inconsapevoli produttori a piantarli ovunque, anche laddove sarebbe stato molto più sensato (e perfino redditizio) piantar cavoli o patate, è colpa di noi giornalisti.

Se per anni abbiamo esaltato i miracoli della barrique, di fatto costringendo le inconsapevoli schiere di produttori di cui sopra a svenarsi per rinnovare ogni anno l'intero parco legni della loro cantina, è colpa di noi giornalisti.

Ed è sempre colpa di noi giornalisti (a volte vagamente definiti solo “comunicatori”) se ora la gente aborrisce i vini legnosi-superalcolici-marmellatosi-preferibilmente-rossi-e-da-vitigni-internazionali e ricerca invece i vini-meno-alcolici-di-puro-acciaio-magari-bianchi-fruttati-e-da-vitigni-rigorosamente-autoctoni.

Ok. Sicuramente qualche colpa l’abbiamo anche noi. Prima tra tutte quella di scrivere quello che la gente vuol leggere, e di dire quello che i produttori vogliono sentirsi dire.
E’ un circolo vizioso, ma funziona così. Le voci fuori dal coro esistono, ma se le filano in pochi, non fanno testo e vengono isolate in fretta.

Ora però che ci siamo tolti la trave dal nostro occhio,vogliamo parlare della pagliuzza che sta in quello dei nostri amici produttori? Lo spunto lo traggo da un articolo dell’amico e collega Angelo (v.qui).

I rosati italiani non vengono comunicati. Né in Italia né, a maggior ragione, all’estero.
Perché i produttori per primi li amano poco.
Perché ci credono poco.
Perché sono figli di una enologia …minore (??).

I rosati non sono l’unico caso, ovviamente. Quando si parla di vini-poco-amati, a me viene subito in mente il Valpolicella d’annata e soprattutto il Recioto della Valpolicella.
Poco o nulla prodotti “perché il mercato non li chiede”. E non li chiede perché non li conosce, perché i produttori non li comunicano.

Bene: a parte questi casi, quali altri vini a vostro avviso sono poco-amati e/o comunicati?

Proviamo a liberarequesti parenti poveri della nostra enologia dalle soffitte in cui la pigrizia (o l'ignavia) di tanti (produttori, giornalisti, distributori, buyers eccetera) li hanno cacciati.
Il mercato è grande: non esistono solo gli scaffali di supermercati ed enoteche, nè solo i tavoli dei ristoranti.

Per chi ancora non l'avesse capito, con la grande rete si possono fare pesche quasi....miracolose.
Di vini di cui non si è mai sentito parlare, ma che esistono e aspettano solo di finire sulla nostra, di tavola.

Fuori le idee.
(E voi, piccoli produttori di ignoti prodotti, fatevi trovare...così ci incontreremo a metà strada, e nessuno farà troppa fatica)