L'ho scoperto prima io, ecchecavolo!

Ho sempre pensato che un cronista sia come un soldato; caschi il mondo, si resta al proprio posto di combattimento.
Per questo, oggi che il mondo - o almeno un pezzo considerevole - m'è davvero franato addosso, non posso venire meno al mio dovere di operatrice dell'informazione.
Anche perchè la notizia - per il settore vitivinicolo - è importante.
La rivista internazionale Nature ha pubblicato la prima analisi dettagliata del genoma della vite, progetto di ricerca cui ha lavorato un consorzio franco-italiano di ricercatori.
Mercoledì 29 agosto alle 10,30 in Sala Barbieri di Palazzo Giuliari, a Verona, si terrà la conferenza stampa per la presentazione dei risultati ottenuti e delle possibili applicazioni della ricerca.
(Per la cronaca, alla conferenza stampa saranno presenti il Rettore dell'ateneo scaligero (tra i protagonisti dello studio), Alessandro Mazzucco, il preside della facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali dell’Università di Verona Roberto Giacobazzi, e i docenti di Genetica Agraria Massimo Delledonne e Mario Pezzotti. Sono stati invitati inoltre Eugenio Caponi, vicepresidente vicario della Fondazione Cariverona, Andrea Sartori, presidente Unione Italiana Vini e Giorgio Pasqua, presidente della sezione Vino dell’Unione industriali di Verona).
A tale annuncio ha fatto immediatamente riscontro una vibrata presa di posizione dei colleghi ricercatori dell'Istituto di San Michele all'Adige, come riferisce una nota ANSA: «È un fatto pubblico che i primi a decodificare il genoma della vite sono stati i ricercatori dell’Istituto agrario di San Michele: i dati sono stati depositati dal 19 dicembre 2006 nelle banche dati internazionali e il risultato è stato annunciato alla comunità scientifica internazionale a San Diego il 14 gennaio 2007».
Lo ha detto questa sera (ieri per chi legge, ndr) l’assessore alla programmazione, ricerca e innovazione della Provincia autonoma di Trento Gianluca Salvatori in relazione alla pubblicazione sulla rivista «Nature» di un articolo che accrediterebbe la mappatura del dna della vite da parte di un consorzio franco-italiano, di cui fanno parte anche alcune università italiane fra cui Milano, Padova, Udine, Bari e Verona. «Già nel corso del primo semestre 2007 - ha aggiunto - è al lavoro un nuovo gruppo di ricerca, sempre a San Michele, per studiare le possibili applicazioni della ricerca, finanziata interamente dalla Provincia autonoma di Trento, sul versante del miglioramento genetico della vite».
A giudizio di Salvadori, «la celerità con cui il consorzio franco-italiano ha pubblicato il suo articolo risulta un pò sospetta, considerato che in realtà loro hanno ancorato solo due terzi del loro genoma, quindi in sostanza centrando due terzi del loro obiettivo.
La rivalità nel mondo scientifico non è una novità, ed anzi contribuisce all’avanzamento della ricerca. Ma resto perplesso quando vedo insinuarsi nelle dinamiche del lavoro scientifico scelte che poco hanno a che vedere con gli standard di deontologia scientifica, omettendo di riconoscere almeno l’attività dei ricercatori di San Michele e fondando le conclusioni di una ricerca su dati parziali».
"Parlarsi" prima, da colleghi a colleghi, no, eh?
Ah, già...dimenticavo.
Gli uni parlano francese, gli altri (spesso) tedesco.
E gli italiani in mezzo fanno colore.











