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30.09.07

La conoscenza non ha confini

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Non siamo mai stati meglio, eppure per certi aspetti stiamo sempre peggio.

Parliamo di salute, ovviamente.
Il progresso medico ha portato alla sconfitta di malattie un tempo mortali, ma con il progresso tout court si sono affacciati anche una serie di accidenti nuovi di zecca, molti dei quali tuttora letali.

"Luoghi comuni", dirà qualcuno.
"Di qualcosa si deve pur morire" (altro luogo comune), dirà qualcun altro.
D'accordo. E se nel frattempo cercassimo di vivere il meglio possibile?

Vogliamo cominciare a porci qualche domanda sul nostro rapporto - distorto, disgregato, schizofrenico - con natura, paesaggio, ambiente, agricoltura, senza per questo venir subito tacciati di essere necessariamente dei fanatici verdi, stregoni del bio, oscurantisti anti-OGM, o altro?

Così, giusto per amor di discussione...

Per tutti gli interessati all'argomento, ecco un'occasione d'oro.

Dal 30 novembre al 1 dicembre, a Verona, in Sala Respighi, presso il Centro congressi della Fiera, l'associazione culturale VinNatur di Angiolino Maule , già organizzatrice dell'evento omonimo a Villa Favorita (che prossimamente si terrà nei giorni 6 e 7 aprile 2008), mette in pista "La conoscenza non ha confini - Convegno sulla viticoltura naturale" .

Spiega il comunicato stampa inviatoci dal presidente di VinNatur, Angiolino Maule:

"L’idea di organizzare questo convegno, indirizzato a produttori e appassionati di vino, è nata dalla collaborazione ed amicizia instaurata con Paillard e dall’esigenza, sempre più urgente, di fare chiarezza in merito di agricoltura, o meglio viticoltura, naturale.
Il suo scopo è quello di aprire nuovi orizzonti alla scienza e all’attività dell’uomo, orizzonti più vicini alla natura in cui viviamo.
Nei due giorni si succederanno quattro relatori francesi ed uno italiano che illustreranno le proprie esperienze e i propri studi di specializzazione, nella speranza che questo possa essere utile ad una crescita e ad un miglioramento del vino e dei viticoltori.


A lui fa eco lo stesso Pierre Paillard:
"Da qualche anno constatiamo una accelerazione nei cambiamenti e un aggravamento delle malattie del vivente.
Allo stesso tempo registriamo la crescente difficoltà delle scienze classiche, ma anche di quelle alternative, di rispondere con pertinenza a queste sollecitazioni.

Noi siamo impotenti solo quando ci arrendiamo; certo, lo scientismo dominante cerca di chiuderci in un vicolo cieco, ma in verità non esiste il “pensiero unico”, solo la scienza (con maggiore coscienza) può aiutarci.
Esistono delle vie feconde che ci offrono delle soluzioni efficaci. Lo scopo del nostro convegno è di scoprire quali sono queste alternative ancora poco diffuse, ma molto promettenti.

Abbiamo invitato delle persone piene di conoscenza, originali, che sono in grado di dare risposte a molte questioni, e soprattutto il loro metodo d’indagine ci può servire da ispirazione.

Ascoltiamole e facciamo loro delle domande senza imbarazzo.

Questo perché la salute dei nostri terreni e la qualità del nostro vino sono in pericolo, e ciascuno è responsabile del proprio destino."

Questo il programma dell'evento:
Primo giorno, venerdì 30 novembre:

Ore 14 Angiolino Maule presenta il convegno
Ore 14.30 Pierre Paillard presenta i relatori
Ore 15 Hervé Detomasi presenta i suoi lavori
Ore 16 Iero Demetrio presenta i suoi studi
Ore 17 Domande e dibattito
Ore 17.30 fine dei lavori del 1° giorno e sintesi

Secondo giorno, sabato 1 dicembre:

Ore 9.30 Christian Marcel e la cristallizzazione Sensibile
Ore 11 Domande e dibattito
Ore 12 pranzo a buffet
Ore 14 Michel Barbaud e le sue tecniche
Ore 15 Domande e dibattito
Ore 15,30 Anne-Marie Lavaysse presenta la sua esperienza
Ore 16.30 Domande e dibattito
Ore 17 Sintesi finale

"Quando l'ultimo albero sarà stato abbattuto, l'ultimo fiume avvelenato, l'ultimo pesce pescato, l'ultimo animale libero ucciso, Vi accorgerete che non si può mangiare il denaro. (Orso in piedi, Capo Sioux)

Saranno due giorni densi e intensi.




26.09.07

Valpolicella, il Ripasso è legge

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Io lo ricordo bene: da poco vivevo in zona (primi anni '90) e alcuni produttori mi parlavano di "ripassare" il vino Valpolicella sulle vinacce di Amarone o Recioto "per conferirgli più struttura, aromi, lunghezza".
Cosa vuoi, il Valpolicella d'annata è un vinello da 12,5 gradi alcol, quando va bene.

E a quei tempi invece andavano di moda bombe alcoliche nere e dense come l'inchiostro mescolato a melassa.

Vendemmia 1995: dalla sera alla mattina (o quasi), l'universo mondo dei wine lovers (& consumers) scopre che prima della B di Brunello e Barolo viene la A di Amarone.
Punteggi, premi, bicchieri, stelle, vendite, prezzi: tutto ad un tratto esplosero insieme, toccando quote stratosferiche.
Un carnevale da perderci la testa.

Cosa che in effetti è successa alla maggior parte dei produttori.

Improvvisamente, tutti si scoprirono valenti appassitori di uve e produttori di Amarone. Il Valpolicella Ripasso? Sorrisetto di compatimento: "è come fare il the con una bustina usata...".

Chi disprezza compra, cari miei.

Oggi, il produttore che osa non fare Valpolicella Ripasso è più raro di una farfalla a dicembre.

Perchè il Ripasso, meglio noto come "baby Amarone", somiglia tanto-tanto al fratello maggiore, ma costa (appena un po') meno. Una pacchia, per i fan dei super rossi.
Fu così che l'atteggiamento di malcelato disprezzo di alcuni si tramutò in totale ed entusiastico apprezzamento: il Valpolicella Ripasso? se non ci fosse bisognerebbe inventarlo.

Veniamo ai nostri giorni. Sulla GU n.221 dello scorso 22 settembre leggiamo:
"Le tipologie di vini "Valpolicella", "Valpolicella" classico, "Valpolicella" superiore, "Valpolicella" classico superiore, "Valpolicella" Valpantena, "Valpolicella" Valpantena superiore possono utilizzare l'indicazione "ripasso" qualora i vini di dette tipologie siano sottoposti al metodo di elaborazione previsto al successivo art. 5.

ovvero,
"possono essere rifermentati sulle vinacce residue della preaparazione dei vini "Recioto della Valpolicella" e/o "Amarone della Valpolicella". Il quantitativo dei vini delle tipologie sopra elencate, destinate alla produzione delle tipologie riportanti la menzione "ripasso", non possono essere in volume superiori al doppio del volume di vino ottenuto dalle vinacce delle tipologie "Recioto della Valpolicella" e/o "Amarone della Valpolicella" impiegate nella rifermentazione.
"

Insomma, il Valpolicella Ripasso ora è legge. Con l'accettazione della richiesta di modifica del disciplinare di produzione si è posto il sigillo ufficiale alla nascita di una tipologia di vino che prima non c'era - anche se tutti la facevano.

E tuttavia, proprio il successo commerciale dell'Amarone e del Ripasso e l'insaziabile ingordigia dei loro produttori sta provocando sconquassi nel mercato dei prezzi delle uve, e non solo.

Chi possiede uva idonea all'appassimento è come se avesse fatto bingo al gratta e vinci.
Vuoi che qualcuno non cerchi di approfittarne? Mica viviamo in un mondo (solo) di santi, poeti e navigatori.

Ed ecco allora che, come si mormora in giro, giungono uve da ogni dove.
Già appassite, in cassetta, così fai meno fatica.
Vengono dalla vicina zona del cugino lacustre, ma anche da qualche altro ameno luogo più distante... ve l'ho già detto, le uve adorano passare le vacanze in Valpolicella.

E se tra qualche anno vi capiterà un Amarone o un Valpolicella Ripasso (appunto), che vi sembrerà parlare un dialetto curioso, un misto di veronese e qualcos'altro, bevetelo contenti: sarà un vino ancora più internazionale e al passo con i tempi.
Precursore, magari, di quella Igt Italia che tanti invocano.

Terroir, tipicità, tradizione...lasciamole ai francesi.

Noi, in Valpolicella, continuiamo a fare gli indiani... scusate, gli italiani.




25.09.07

Uno spot Soave - parte IIª

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Mentre al Consorzio del Soave cominciano a raccogliere i primi, doverosi allori, a beneficio di chi non c'era - ma avrebbe voluto esserci/non gliene frega nulla, ma è ugualmente curioso/vorrebbe fare la stessa cosa, o qualcosa di analogo - eccovi il racconto della genesi di questo spot.

Tre anni di gestazione, un concorso di idee, 8 agenzie partecipanti, 24 progetti, 8 selezionati, 1 solo vincitore, 1 giorno di riprese, 40 persone coinvolte nelle riprese: il tutto per 15 secondi. Criticata (e criticabile) fin che si vuole, ma la pubblicità è una faccenda maledettamente seria.

Anche quando si presenta "lieve" come questo spot che altro non è che l'ennesima versione riveduta e corretta del mito immortale e sempre attuale di Giulietta e Romeo, in chiave moderna e con bottiglia al seguito.

Per dovere di cronaca, come anche risulta da qualche commento al post precedente, dirò che la faccenda non è stata del tutto indolore. Non tutti i produttori soci del Consorzio erano d'accordo con l'iniziativa dello spot televisivo, memori dell'effetto-Tavernello di certe pubblicità tutt'altro che esaltanti.

E il Consorzio e i suoi vertici, al solito, hanno vissuto giorni di passione.
Alla fine però ha prevalso il buon senso - o forse semplicemente la maggioranza: e lo spot è una realtà.
Particolarmente macchinoso (democratico?) il sistema adottato per decidere quale, dei 24 progetti presentati, avrebbe avuto l'onore dei ciak.

Dopo la selezione ad opera di un ristretto gruppo di lavoro nominato dal Consorzio, gli 8 spot semi-finalisti son stati presentati ad un panel test di consumatori rappresentativo del pubblico (televisivo e non), e quindi parecchio eterogeneo per età, interessi, eccetera.
Al termine della visione di ogni spot, gli spettatori hanno risposto ad un elaborato questionario dal quale si doveva desumere la percezione del vino che risultava dalle immagini.

Un lavoro molto complesso di decrittazione dei risultati ha portato a 4 gli spot finalisti, in seguito sottoposti ad uno studio di fattibilità da parte di una commissione interna del Consorzio.

Scelto lo spot - e l'agenzia che doveva realizzarlo, in questo caso la milanese Bcube, in collaborazione con lo Studio Poletto di Verona. Copy e art director Fabio Andreini e Matteo Fabi, rispettivamente, direzione creativa di Luciano Nardi, regia di Riccardo Struchill, direttore della fotografia Francesco Carini. Casa di produzione Central Groucho di Milano - alle riprese (location, Villa Bongiovanni di Locara di S.Bonifacio. A scanso di mal di pancia da sospetti di favoritismi vari) è stato dedicato solo un giorno.

Una quarantina le persone coinvolte, 4 gli attori in gioco.
Ai quali, come già detto altrove, non era nemmeno richiesto di saper recitare...perchè la vera guest star era un'altra.

Se anche la sua performance (sulle tavole) sarà piaciuta agli italiani, lo sapremo tra qualche mese...




23.09.07

Uno spot Soave

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Ditelo, vi mancava: un motivo nuovo di zecca per maledire gli spot che interrompono i film.
Da oggi l'avete: per circa un mesetto potrete prendervela, tra gli altri, anche con il Soave, inteso sia come vino - oggetto dello spot - sia come Consorzio di tutela del medesimo, in quanto responsabile di questa operazione.

Bando agli scherzi: la cosa è seria e importante. Per la prima volta una Doc veneta - che s'identifica con un vino in particolare - si lancia in una campagna promozionale lunga e perigliosa (e costosa).

Ci sono voluti ben tre anni per arrivare a convincersi che era giunto il momento di tentare un colpo gobbo a livello di comunicazione: tre lunghi anni in cui produttori e istituzioni - la campagna pubblicitaria è sostenuta direttamente dai produttori e cofinanziata dal Ministero delle Politiche Agricole nell’ambito del contratto di filiera Territori Divini - hanno discusso all'infinito sul perchè, il percome e il perquanto.

L'esito di tanto lavoro è stato presentato di recente in anteprima a Soave, nel corso di una serata condotta dall'inviata del programma di Rai 1 Festa Italiana ed ex Miss Cinema Veneto 2003 Emanuela Gentilin, (carina, spigliatina, nazional-popolare quel giusto che serve ad una trasmissione dove la domanda di prammatica è l'ostica chi-sei-cosa-fai-da-dove-vieni. Interrogativo che ha posto, presumo automaticamente, anche l'altra sera).

A beneficio di chi non c'era, dirò che la serata è stata interessante, gradevole, divertente. A volerli cogliere, infatti, non sono mancati gli spunti comici.

Come quando l'attore che interpreta Romeo ha dimostrato tutto il suo talento teatrale (ha studiato a Milano, dice) faticando non poco a mettere in ordine soggetto-predicato verbale-complemento oggetto per rispondere alle domande della Gentilin, o come quando la sua partner, interprete di una Giulietta in chiave moderna, ha dimostrato senza ombra di dubbio che per lavorare in pubblicità non è necessario saper parlare (recitare? eeh, che pretese!).

Dello spot non dirò nulla: dura appena 15 secondi, prima o poi vi capiterà di vederlo, facendo zapping tra Canale 5, Rete 4 o Italia 1.

Ma le perle di saggezza migliori le ha elargite la responsabile di Publitalia che ha seguito l'operazione:
"Non c'è nessun mezzo come la TV capace di trasmettere suoni e immagini". E da una scatola o qualcosa di simile, pensate che roba. Ah, i miracoli della tecnica moderna!

"Non c'è nessun mezzo come la TV in grado di lanciare un prodotto su vasta scala. La gente crede nella TV: se deve scegliere un media, sceglie la TV perchè la trova simpatica e innovativa". Ah già, dimenticavo: volendo, si può accendere e spegnere usando un'altra scatoletta con tanti bottoncini colorati. Telecomando, lo chiamano.

E dopo essere stati edotti e rassicurati sugli straordinari poteri di questa magica invenzione, eccovi la ciliegina finale.

Alla domanda del sindaco di Soave, Lino Gambaretto, a Emanuela Gentilin su come avesse saputo dell'esistenza del paese, e della sua Festa dell'Uva, alla quale domenica scorsa hanno dedicato una diretta, la bella conduttrice l'ha guardato un po' sorpresa:

"Come ho fatto a saperlo? Ma...c'è Internet, no?".

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18.09.07

Vini passiti, stranezze d'OCM

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L'Unione Europa è il maggiore di tutto, nel mondo del vino: maggior produttore, maggior consumatore, maggior importatore e maggiore esportatore.

Perciò di vino dovrebbe intendersene, capirne, almeno un po'.

E invece, a leggere la proposta di regolamento del Consiglio relativo all'Organizzazione comune del mercato vitivinicolo, sembrerebbe proprio che non sia così.

Ferme restano le buone intenzioni - di cui peraltro sono lastricate ben note strade - che sottostanno a questo tentativo di riforma, e che vanno dallo sforzo di incentivare uno sviluppo agricolo (in generale) sostenibile, all'obiettivo di rendere le aziende più competitive, passando da una maggiore attenzione ai consumatori e da una semplificazione burocratica, a leggere il testo con i suoi numerosi capi e ancor più numerosi articoli, si scoprono alcune - diciamo così - stravaganze.

Come quella che dedica ai mosti (allegato IV: categorie di prodotti vitivinicoli) ben 5 articoli (mosto di uve, mosto di uve parzialmente fermentato, mosto di uve concentrato, MCR, eccetera) e uno solo al "vino di uve stramature".

Proprio così: la millenaria tradizione europea di vini passiti, dolci e non, liquidata in una ventina di righe.

"Vino di uve stramature".

E tanti saluti agli italici Recioto, Amarone, Sfursat, a certi vini greci e spagnoli. Vini da uve appassite, e non semplicemente "stramature".

Dettagli, si dirà. Se cominciamo a regolamentare anche questa categoria, non si finisce più. E poi, la nuova OCM vino vuole andare nella direzione proprio di una maggior semplificazione burocratica o nominale.

Ebbene, come giustamente sottolinea l'Associazione nazionale delle Citta del Vino, i vini passiti non si identificano con i vini da “uve stramature”.
E' vero che in Italia si è arrivati a distinguere i vini passiti e a definirli dal punto di vista normativo solo un anno e mezzo fa e dopo un duro lavoro delle Città del Vino e della Fondazione Centro Nazionale Vini Passiti, con sede a Montefalco (Perugia), con il nuovo Testo Unico sul vino.
E quindi non avremmo titolo per far la predica al legislatore europeo.

Ma, dato che un bel po' di lavoro ormai è già stato fatto, perchè non tenerne conto anche in questo testo?

Il nostro è il Paese maggiormente interessato alla produzione di vini passiti, una tipologia che troviamo anche in altre aree del Mediterraneo, come la Grecia e la Spagna. La nuova Ocm però rischia di confondere i consumatori e di esporre i passiti a concorrenza sleale.

Per questo, sostiene Città del Vino, sarebbe opportuno aggiungere anche la categoria dei passiti, già previsti dalla legge italiana (vedi L.82 del 20/2/2006 “Disposizioni di attuazione della normativa comunitaria concernente l’OCM vino”): i vini da uve stramature sono tecnicamente un'altra cosa da quelli realizzati con l'appassimento.

Riusciremo a far valere anche queste - legittime - ragioni?




16.09.07

Backstage: un giorno sul set di "Orizzonti"

accordi per le riprese, b.jpg

Metti una domenica di settembre calda e soleggiata.
In giro feste dell'uva, della vendemmia, dell'aia, sulle colline, tra i filari, e chi più se ne inventa più ne metta.
Come dire, l'imbarazzo della scelta.

Metti però, qualche giorno or sono, la mail di un amico regista: "Ti chiederei di segnalarmi cantine e vitigni (da sballo possibilmente, belli da filmare) per potermi muovere senza troppi problemi...l'autore mi ha chiesto di realizzare un servizio in cui si possa partire dalla vendemmia, vederne la pigiatura e tutto il processo produttivo, parlare della vinificazione e di tutte le peculiarità (quali sono le esigenze, cosa chiede il mercato, come si trasforma l'uva in vino, insomma, ottenendo un prodotto sempre più buono...)
Mi aiuti??"

Ed ecco che, magicamente, l'imbarazzo della scelta su come passare la domenica non c'è più...

Una cantina bella e scenografica, dove all'occorrenza si lavora la domenica come se fosse lunedì (nel senso che tutto funziona), immersa in un ambiente altrettanto spettacolare: la scelta è pressocchè obbligata.

Albino Armani si muove davanti alla telecamera con la stessa disinvolta tranquillità con cui si aggira tra i suoi fermentini e le barrique.

Girare con lui, credo, è stata praticamente una passeggiata, per l'amico regista Flavio Pedrotti di "Orizzonti di LInea Verde" di Rai 1 e i suoi collaboratori, Andrea e Paolo.

La Conservatoria dei vecchi vitigni, la sala dei fermentini, bottaia e barricaia, il laboratorio, la Corte del Foja Tonda: questo il set della puntata. La sceneggiatura? A "Orizzonti" si recita a soggetto: concordato il tema, vai a ruota libera.
Non sono ammesse incertezze: se sei un talento naturale si capisce subito, e se sei una zappa...anche.
Ma Albino si è dimostrato quello che già sapevamo essere: un comunicatore eccellente. Collaborativo, paziente, preparato.

Come documentano le immagini che seguono...
..dopo gli accordi di massima (v.foto d'apertura) si passa subito all'azione: Paolo sistema il microfono

microfono, b.jpg

...e Andrea gira le prime scene all'esterno...
riprese in Conservatoria, b.jpg

...per finire in bellezza nella sala di affinamento, davanti ad una bella e grande botte di Foja Tonda...
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Il servizio è stato poi completato con altre riprese dentro e fuori l'azienda, per meglio illustrare il percorso dell'uva dal vigneto al bicchiere.

Il tutto in un'atmosfera molto rilassata, di grande semplicità e divertimento, affatto "divistica": i lustrini e le nevrosi di certi programmi non fanno parte del dna di "Orizzonti".

Sarà per questo che gode di un successo e di un seguito sempre crescenti, che rischiano di surclassare persino quelli dello stesso programma maggiore?

Comunque sia, complimenti a tutti: al padrone di casa - pardon, d'azienda - e al suo staff (moglie compresa!), all'operatore Andrea (il quale, preso dall'entusiasmo per la bellezza dell'ambiente, non smetteva più di fare riprese) e al suo assistente Paolo (senza il quale, tarare luci e suoni non sarebbe stato così semplice e veloce), e soprattutto a Flavio, che ha dimostrato tutto il suo consumato mestiere di "director" proprio non...intervenendo.
Del resto, il lavoro più complesso (e delicato) toccherà proprio a lui: munito di forbici e colla (metaforiche), dovrà montare il servizio e concentrare in 4 minuti oltre quattro ore di girato.

In enologia questo lavoro di concentrazione e affinamento darebbe luogo ad un ottimo passito.
E in televisione??
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13.09.07

Appuntamenti di settembre

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Settembre è un bel mese, se il meteo è favorevole e non devi ricominciare la scuola; ottimo per andarsene finalmente in ferie, per chi invece rimane a casa e ha già ripreso il lavoro è un periodo che offre ancora splendidi week end soleggiati da trascorrere scorazzando su e giù per l'italico stivale, a caccia di sagre, feste & affini.

Ve ne proponiamo qualcuna, a tasso alcolico variabile.

Prima, un piccolo quiz: domenica 16 si svolgerà la più antica Festa dell'Uva d'Italia. Edizione n.79. Dove? Indovinate.

Secondo: se non avete voglia di fare questo piccolo sforzo di fantasia e/o documentazione, ecco qualche alternativa.

- dal 15 al 23 settembre 2007 il Consorzio GardaColline-GardaHills ha identificato alcuni eventi che si svolgono nelle colline e che già attraggono un pubblico diverso, ed ha affiancato a questi una degustazione di prodotti d¹eccellenza del territorio, in un particolare allestimento scenico. In questo periodo, i ristoranti proporranno un menù consigliato con piatti della tradizione culinaria abbinati a vini del Garda, che pongono questo territorio collinare ai vertici della cucina nazionale. Si comincia sabato 15, a Valeggio sul Mincio, con la Festa del Torbolin, e si prosegue in giro per i comuni gardesani con eventi e manifestazioni cultural-enogastronomico-spettacolari. Tutte le info sul sito dedicato.

- “Gambellara Wine Festival” 2007: inizio con la cena di gala giovedì 20 settembre e che vedrà come protagonisti i piatti vincitori del concorso “Metti l’uva Garganega a cena con i vini Gambellara D.O.C.”, in cui i cuochi si sono sfidati per abbinare in modo originale l’uva Garganega ai prodotti della cucina vicentina. Durante la cena, ospitata nell’incantevole scenario della palladiana Villa Bongiovanni a Locara di San Bonifacio, si potranno degustare i migliori Recioto e Gambellara Classico selezionati nella Mostra–Concorso organizzata dal Consorzio Tutela Vini DOC Gambellara, che saranno poi premiati durante la serata. La partecipazione alla serata di gala è libera previa prenotazione all'Associazione Strada del recioto e dei Vini di Gambellara DOC (tel/fax 0444/444183). Si continua poi domenica 23 con l'inaugurazione, alle 10,30 a Palazzo Cera, della Mostra dell’Uva e del “Gambellara Wine Festival”, giunto alla settima edizione.

- a Malcesine, nei giorni 29-30 settembre, torna "Ciottolando con Gusto", il gioco-evento che permette di scoprire, attraverso una insolita caccia al tesoro, i preziosi prodotti del Lago di Garda.

Coinvolti nella manifestazione ben 20 locali del centro storico di Malcesine, ognuno dei quali offrirà ai "ciottolatori" una ricetta studiata appositamente per l’occasione in abbinamento ai vini delle più interessanti aziende vitivinicole del territorio . I menu proposti spazieranno fra tre diversi temi: salato, piccante e dolce, e tutte le proposte coniugheranno i sapori del lago con la fantasia degli autori.

Acquistando al costo di 30 euro un unico biglietto valido per i due giorni dell'evento, i visitatori riceveranno un coupon a settori, che darà diritto a 10 creazioni gourmet, a scelta fra gli abbinamenti creati dai locali per l’occasione, e la mappa per intraprendere questo originale gioco, grazie alla quale tutti i golosi potranno perdersi fra le vie di Malcesine "ciottolando", ovvero camminando sulla tipica pavimentazione a ciottoli da cui prende nome l’evento.

A guidare il percorso dei buongustai saranno i volti dei veri protagonisti dell'evento, ovvero i ritratti fotografici di tutti gli Osti di Malcesine, realizzati in maxi-formato dall’artista Tiziano Cristofoli.

Inoltre ad animare il cuore della cittadina ci saranno anche gli spettacoli degli artisti di strada, i concerti e gli eventi organizzati per l'occasione. (Per informazioni: Istituzione Malcesine Più Tel: 045 7400837).

- preferite le bollicine? Nei giorni dal 22 al 24 settembre è di scena a Erbusco il Festival del Franciacorta. Oltre cento etichette di Franciacorta pronte ad accogliere il pubblico nella splendida cornice di Villa Lechi di Erbusco, Brescia.

- e per altri suggerimenti, restano validi i consigli del bottegaio qui a fianco...




11.09.07

2007, vendemmia avara

siccità nel Soave, b.jpg.

Un inverno caldo, un aprile estivo, un luglio soffocante e secchissimo, un agosto grandinato, attacchi di peronospora come incursioni di talebani in Afghanistan; violente, mirate e a sorpresa.

Quest'anno è successo di tutto, più o meno. Le viti non capivano più niente, e noi con loro.
Come che sia, ecco le previsioni Ismea-UIV, fresche di comunicato.

La campagna vitivinicola 2007/2008, dopo il primato della precocità, potrebbe annoverarsi nelle statistiche anche come la più scarsa degli ultimi trent’anni in termini produttivi.

E’ quanto emerge dalla seconda ricognizione effettuata congiuntamente da Ismea e Unione Italiana Vini, che attesta la produzione a 43,5 milioni di ettolitri, con una flessione del 12% rispetto all’annata precedente (49,6 milioni di hl).
Questo dato – specifica Arturo Semerari, presidente Ismea - elaborato nella prima settimana di settembre, rivede verso il basso le nostre stime di inizio estate, che comunque avevano già evidenziato un calo produttivo, in quanto la prolungata assenza di precipitazioni, congiuntamente ad altre avversità atmosferiche, ha influito notevolmente.
Dopo le anomalie legate alle temperature decisamente sopra la media, sia in inverno sia in primavera, anche l’estate ha portato il suo buon carico di problemi ai vigneti, spaccando in due l’Italia. Le regioni settentrionali, infatti, hanno avuto un agosto costellato da numerose precipitazioni anche a carattere temporalesco, con grandinate a macchia di leopardo, mentre al Sud il clima ha continuato ad essere caldo e siccitoso
”.

Le operazioni vendemmiali, in linea con quanto già previsto agli inizi dell’estate, hanno preso l’avvio in tutta la Penisola nella prima metà di agosto. L’anticipo di 15-20 giorni, stimato mediamente per le prime fasi fenologiche, si è sostanzialmente mantenuto anche per l’invaiatura.
La campagna attuale – spiega Andrea Sartori, presidente dell’Unione Italiana Vini - per volumi produttivi potrebbe essere paragonata a quella del 2003, ma al di là di questa similitudine, che potrebbe assegnare la maglia nera all’una o all’altra, le due annate hanno avuto un decorso molto differente.
Mentre infatti nel 2003 la flessione produttiva era quasi interamente attribuibile a un’estate torrida estesa a tutta la Penisola, che aveva anticipato la maturazione e innalzato la gradazione delle uve, l’annata 2007 è stata caratterizzata da una precocità già nelle primissime fasi, mentre il clima di agosto, piuttosto instabile soprattutto al Nord, non ha favorito le alte gradazioni delle uve.
Le regioni settentrionali, infatti, sono state investite da parecchie manifestazioni temporalesche accompagnate anche da grandinate, rendendo peraltro difficoltoso l’ingresso nelle vigne per le operazioni vendemmiali; al Sud invece i problemi sono arrivati dal caldo, anche se non sono mancate le grandinate
”.

Sul fronte fitosanitario da segnalare i gravi problemi legati alla peronospora che già agli inizi di luglio avevano fatto temere per un netto ridimensionamento della produzione siciliana. Nel mese di agosto si sono verificati attacchi di questo patogeno anche in altre aree del Sud, mentre al Nord si è avuta una limitata presenza di oidio.

Scendendo nel dettaglio regionale, si osserva come le flessioni produttive, sebbene di diversa intensità, siano una componente comune a tutta la Penisola. Poche, infatti, sono le regioni che si sono mantenute in linea con le produzioni dello scorso anno, e solo per il Friuli Venezia Giulia si stima un incremento. In generale, tuttavia, i problemi maggiori si riscontrano nel Meridione.

Consoliamoci, comunque: nel resto del mondo non va meglio.




06.09.07

Saccola, il Durello nero

pistoniere e trombino,b.jpg

Tra gli innumerevoli sodalizi a sfondo enoico, ce n'è uno, fondato sette anni fa, che come molte cose nate per caso, scherzo o scommessa, è attivo e vitale: il Club Giornalisti Amici del Durello.
Se si è giornalisti (o wine blogger) e soprattutto si ama (e si consuma, e si promuove) questo particolarissimo spumante veronese, si è iscritti d'ufficio al Club, e altrettanto automaticamente si è invitati ogni anno alla giornata "Durello&Friends".

Un po' gita sociale, un po' momento di conoscenza e approfondimento del territorio di produzione del Durello, all'appuntamento di quest'anno hanno partecipato una quarantina di colleghi, di varie testate (cartacee, televisive, on line).

Dopo l'evento in Villa, la caccia ai fossili nella “pesciara” di Bolca, l’incontro col mito dei Cimbri e con le malghe del Monte Veronese, dopo la scoperta delle erbe officinali della Lessinia e dell’ ”Altopiano” di Brenton, la settima volta del Durello e i suoi amici si è svolta in alta Val d'Illasi, a Badia Calavena, tra storie di antiche abbazie, pistonieri (v.foto), pietra focaia, piatti di bogoni (chiocciole) e gnocchi di montagna accompagnati da Durello e...Saccola.

Ovvero, quello che con una leggera forzatura markettara potremmo definire "il Durello nero" (versione tranquilla).

Si tratta di un vitigno a bacca rossa presente, sia pure marginalmente, nella vallata di Illasi e in genere nell'area di produzione del Durello, e più di questo a rischio di estinzione.

Il motivo? E' un'uva poco produttiva - peccato mortale negli anni della viticoltura di quantità - che da ' origine ad un vino poco colorato, leggero e fresco - peccato mortale nei nostri anni di viticoltura di qualità e vini neri, marmellatosi e alcolici.

Per questo ad oggi sono pochissime le aziende che lo coltivano.

Da un punto di vista dell'analisi genetica, l'uva saccola presenterebbe affinità con un biotipo della varietà pavana, un tempo tra le uve più diffuse nel Trentino e nel Veneto. Nella sola Valsugana a fine '800 si producevano 80 mila hl di vino da quest'uva, che ricorda molto la schiava.

Grazie ad un importante lavoro di ricerca e di zonazione da parte del Consorzio di Tutela del Vino Lessini Durello, in collaborazione con Veneto Agricoltura, con l’Istituto Sperimentale di Conegliano ed il Centro per la Sperimentazione in Vitivinicoltura di Verona, la degustazione della giornata ha avuto per protagoniste tre microvinificazioni di saccola.

L'impressione che ne ricaviamo è quella di un vino color rubino scuro non troppo denso, con riflessi viola, profumi più o meno intensi di fiori scuri (viola, rosa), piccoli frutti rossi e soprattutto spezie (pepe bianco e nero), che in bocca offre un'acidità spinta, ben bilanciata però da sensazioni sapide e piacevolmente amarognole.

Un vino nel complesso abbastanza persistente, con una struttura adeguata: nè troppa, nè poca.
E un grado alcolico da...birra (o quasi): 11,5% vol.

"E' un vinello" ha mormorato con aria di sufficienza qualcuno dei colleghi presenti.
"Vivaddio!" ho ribattuto.

Certo: la saccola è un vino leggero. Che però potrebbe avere davanti a se' un futuro...rosa.
Come rosato, appunto.
Che c'è di sbagliato, o di riduttivo, in questo?

Un vino che si può bere al pasto di mezzogiorno senza rischiare nè la patente nè l'abbiocco!
Da una piccola, semisconosciuta e quasi estinta uva di montagna - il vigneto più alto da cui venivano le uve dei campioni è posto a 600 m.slm - un vino con un suo carattere: un po' spigoloso, rustico, speziato, indocile.

Come i Lessini. Come la durella.

Non è poco.




04.09.07

Lui, lei, l'altro, l'altra, le uve, il vino...

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Più o meno un anno fa, Villa Novare Bertani, sede di rappresentanza della storica cantina, si trasformava nel set di una fiction televisiva per il primo canale nazionale tedesco Ard.

Titolo definitivo del film, "Liebe Auf Den Dritten Blick".

Poichè del tedesco capisco e parlo a malapena "buongiorno", "buonasera", "grazie" e "scusi", mi fido della traduzione che mi hanno fatto e dirò che il tutto significa "Il risveglio della Bella Addormentata".

Però l'omonima fiaba non sembra c'entrare molto.

Molto in sintesi, si tratta del classico triangolo che diventa un quadrato, e siccome la matematica non è un opinione nemmeno quando ci sono di mezzo i sentimenti, alla fine vivono tutti felici e contenti: lui, lei, l'altro, l'altra e i viticoltori.

Sì, perchè il bello dei 90 minuti di questo film è che si svolge in Valpolicella, tra le meravigliose sale di Villa Novare ad Arbizzano e i suoi vigneti.
Co-protagonisti della storia sono infatti una coppia di produttori, Bartolo e Isabella Lampedusa (evidentemente, nell'immaginario collettivo d'oltralpe, un cognome merdionale fa molto più "italiano" di uno settentrionale) che stanno cercando un valido rappresentante per i loro vini: in lizza, ovviamente, i due interpreti principali (e rivali in amore), Jochen e Anton.

La trama, onestamente, non sembra brillare per particolare fantasia, e le forzature nella sceneggiatura non mancano - si va da un misterioso ictus ad un ancor più improbabile trauma, entrambi legati al mondo del vino e della viticoltura - ma sicuramente la mia è solo un'impressione esterna: quando vedremo la fiction, la troveremo meravigliosa e originale.

Una cosa comunque è certa fin d'ora: la location è straordinaria.
Speriamo che l'abbiano esaltata come merita.

Dimenticavo: il film andrà in onda i Germania venerdì 28 settembre alle 20.15, e contemporaneamente sarà trasmesso anche in Austria, Svizzera e Italia via satellite.




02.09.07

Vendemmia 2007 (grandinata permettendo)

siccità, b.jpg

Variabilità climatica.

E' questa la chiave di lettura della vendemmia 2007, a prescindere da quello che si sente e si sentirà dire in giro, e di quello che si legge e si leggerà da qui a ottobre, quando al consueto appuntamento del Seminario Ratti si avranno finalmente i dati definitivi di Assoenologi.

Per il Veneto però, da alcuni anni la locale sezione di questa associazione organizza a Soave un Focus vendemmiale, nel quale gli addetti ai lavori - agronomi ed enologi - fanno il punto della situazione, zona per zona, cercando di trarre indicazioni operative per il campo e la cantina.

Quest'anno, ironia della sorte, l'incontro si è tenuto giusto 24 ore dopo una disastrosa grandinata, che ha gettato alle ortiche fior di statistiche e previsioni.

Mentre i tecnici di Regione e Consorzi fanno la conta dei danni, eccovi un piccolo saggio di quello che si è rovesciato a Verona e dintorni (sulle colline, soprattutto) nel giro di pochi minuti.

Variabilità climatica, si diceva. Un inverno mite, un aprile caldo - il più caldo degli ultimi 50 anni - un luglio afoso e bollente, che ha scottato uomini e uve (v.foto d'apertura). E pioggia con il contagocce.

No, non possiamo dire che il 2007 è un'ottima annata. Non per tutti, almeno.

Le stagioni non sono più quelle di una volta (non è un luogo comune, questa volta è la verità): piaccia o no, bisognerà ripensare tutta la nostra viticoltura, a partire dai portinnesti.
E rassegnarsi, sempre più spesso, a portare in cantina uve calde.

Ma torniamo alla cronaca: quest'anno nel Veronese, ai problemi consueti di un mercato dei prezzi delle uve sempre sull'orlo di una crisi di nervi, si aggiungono quelli della disponibilità di materia prima (ovvero, di uva) da mettere in appassimento: la grandinata infatti ha colpito scientificamente le aree collinari più alte, bombardando vigneti celeberrimi, soprattutto della Doc Valpolicella.

Autorità e istituzioni si sono attivate immediatamente, profondendosi in dichiarazioni rassicuranti: la zona produttiva è ampia, la grandine ha interessato solo pochi, pochissimi vigneti, i nostri produttori sono gente seria, la selezione sarà ancora più accurata...
In una parola: l'Amarone della vendemmia 2007 (in commercio nel 2010) si farà, e sarà ottimo, come sempre.
(se però sarà anche abbondante, qualche interrogativo, personalmente, lo avanzerei...ma si sa che i giornalisti sono tutti malfidenti).

Qualche dato interessante, emerso dal Focus di Soave:
in generale, tutte le tipologie di uve registrano basse acidità, anticipi vendemmiali, una sanità eccellente, una qualità mediamente buona, con qualche punta di eccellenza.

Chi si sta comportando meglio in questo contesto sono le uve bianche delle Doc Custoza e Valdadige, dalle quali si prevedono vini straordinari per profumi, struttura e complessità, quelle dell'area gardesana (molto bene sia le rosse della Doc Bardolino, sia gli internazionali della Doc Garda).

Doc Soave: la grandinata ha interessato circa il 15% dell'area produttiva, nella parte a nord est (dati del Consorzio). Particolare interessante, i danni più evidenti risultano sui vigneti allevati a parete, mentre le tradizionali pergole con le loro masse fogliari hanno attutito molto l'impatto dei proiettili di ghiaccio.

La raccolta delle uve garganega comunque, già prevista in anticipo, verrà ulteriormente accelerata.
I parametri analitici fanno prevedere vini Soave di collina dai marcati aromi speziati e balsamici, mentre i vini di pianura si presenteranno più larghi e fruttati.

Doc Valpolicella: l'annata si presenta in generale buona. I dati raccolti parlano di gradazioni zuccherine analoghe a quelle del 2006, acidi un po' più bassi, valori di ph leggermente inferiori a quelli dell'anno scorso, e un marcato "effetto annata" sugli antociani: in parole povere, l'andamento stagionale non ha favorito la sintesi del colore nelle bacche di corvina e corvinone, mentre la rondinella si è comportata meglio. Le scottature subite da molti grappoli comporteranno per queste uve una perdita di colore fino al 22%: una situazione che richiederà una selezione ancora più certosina.

Pertanto, se gli Amarone o i Valpolicella Ripasso del 2010 si presenteranno neri come l'inchiostro...
beh, vedete un po' voi. Come dicevo, appartengo ad una categoria notoriamente malfidente.

Per concludere, ecco le previsioni nazionali:
"Questa del 2007 sarà una delle vendemmie più scarse, presentando un decremento del 13% rispetto al 2006, e fra le più anticipate degli ultimi 70 anni - ha detto il presidente nazionale di Assoenologi, Giancarlo Prevarin - Il decremento produttivo ha la sua punta massima al Sud: solo nel 1957 si produssero in Italia circa 43 milioni di hl di vino.

La qualità è ottima per le uve precoci, da più che buona a ottima sulle altre.

Il mercato vede prezzi in rialzo un po' per tutte le tipologie, con aumenti che vanno dal 5 al 10%, in Veneto occidentale i rialzi si piazzano tra il 10 e il 30%, ma certi prodotti - come il Prosecco - registrano fino al 100% di aumento".

Sarà per questo che certa gente cerca di taroccare alcune precise tipologie di vino e non, che so, Custoza, Orvieto, Bianco di Pitigliano, Castelli Romani... ?