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29.10.07

S.Giorgio, le fave e gli Arusnati

S.Giorgio, 1 b.jpg

San Giorgio sulle pietre.

Su un mucchio di pietre, simili a quelle sistemate nel piccolo spiazzo accanto alla Pieve longobarda, o del gruppo di case che si stringe intorno ad essa. In gand o ganne - da cui l'appellativo dialettale ingana...poltron, per il suo apparire a portata di mano quando invece è ancora distante - sarebbe infatti la vera origine del nome di questo paese arroccato sulla collina che sovrasta Sant'Ambrogio, e dal quale nelle giornate più belle lo sguardo spazia sul lago di Garda e oltre, verso l'Appennino.

Abitato in età pre-romana dagli Arusnati, per almeno quindici secoli fu centro religioso di primaria importanza, ma ancora oggi non è chiaro da dove venisse questa popolazione.

Forse erano etruschi, forse addirittura neo-sumeri.
E forse erano gallo-celtici: un'origine che sembrerebbe confermata dalla tradizione del consumar fave, cibo povero dei poveri, ma anche cibo dei morti, trait d'union tra il mondo dei vivi e quello dei defunti, simbolo d'immortalità.

Sopravvissuta alle nebbie (metaforiche) del passato, ma anche a quelle (reali) dell'autunno valpolicellese, la Festa de le fae è un rito che ha superato i secoli e le mode, e che ogni anno San Giorgio Ingannapoltron rivive la seconda domenica di novembre, omaggio a S.Martino ma anche a certe radici pre-cristiane che nulla hanno da invidiare e da imitare a certe mode d'oltreoceano, fasulle e pretestuose come le loro zucche di plastica e i loro fluorescenti scheletri made in China.

Così anche il prossimo 11 novembre (qui il programma della giornata) nella piazza del paese si ripeterà l'antico rito: a mezzogiorno, dopo la S.Messa e la benedizione del pane della festa (lo sponghè, tradizionale panino dolce e morbido, ricoperto di granella di zucchero), dal pentolone posto sulla piera de le fae verrà distribuita la minestra di fave ai capifamiglia del borgo, chiamati per nome, cognome e soprannome; ciascuno riceverà mestoli di brodo e di fave in base al numero dei familiari.

Il resto è per i foresti, gli "stranieri" che vengono da "fuori", fosse anche il paese sottostante.

Il lauto - si fa per dire - pasto è completato da altri frutti di stagione: caldarroste e torbolin, il vino nuovo - bianco o rosso - ancora torbido e un po' dolce, oltre ai consueti vini locali: Valpolicella, Amarone, Recioto.

In tema anche la colonna sonora della giornata, a cura di un gruppo di musiche e danze popolari.

Certo, il paese è piccolo e in quest'occasione scoppia di gente: ma un comodo servizio di bus navetta (gratuito) dal quartiere della fiera di Sant'Ambrogio ovvia alla seccatura di cercarsi un parcheggio dove non c'è posto.

Per chi a San Giorgio non è mai stato, la sua Festa de le fae rappresenta insomma una buona occasione per riscoprire tradizioni autentiche e alternative a mode d'importazione e impostazione consumistica (te lo do io, Halloween...!) oltre che un'ottima scusa per prendersi un primo assaggio del vino che sarà...




25.10.07

Merlot&Merlot

Cantina Mezzacorona,b.jpg

Per una curiosa coincidenza, la seconda metà di questo mese ha richiamato l'attenzione di molti sul Merlot.
Da una parte, Emozioni dal Mondo, a Bergamo, per la terza volta ha proposto un concorso dove, insieme ai tradizionali tagli bordolesi italiani ed esteri, erano in gara anche singoli vini di merlot e cabernet in purezza.

Dall'altra, Merlot d'Italia, ad Aldeno, ripropone nella sua 8ª edizione - in programma dal 26 al 28 ottobre - un'ampia carrellata sullo stato dell'arte di questo vino, discusso, ripreso, sviscerato sotto tutti i punti di vista.

Invitata con l'amico wine blogger e compagno di enoiche avventure Giampiero alias Aristide a partecipare alle commissioni di degustazione del concorso "Merlot d'Italia", ho avuto così modo di provare una quarantina di Merlot (Doc, Docg, Igt), di annate più o meno recenti e provenienti dai quattro angoli dello stivale.

Al di la' degli esiti del concorso, che trovate qui, si è trattato di un'esperienza interessante, non solo perchè bene organizzata e priva di tempi morti - nella pausa pranzo abbiamo visitato anche le Cantine Mezzacorona, (v.foto) - ma soprattutto perchè mi ha dato modo di riflettere sullo "stato dell'arte" del Merlot, oggi, in Italia.

La prima volta che partecipai al concorso fu tre o quattro anni fa, e i campioni che assaggiai erano, per la maggior parte, dei cloni mal riusciti di Amarone.

O degli aspiranti cloni.

Merlot scurissimi, fitti, glicerinosi, con residui zuccherini molto alti, potenti, impressionanti, ma privi di grazia, eleganza, finezza. Merlot internazionali e internazionalizzanti, sicuramente, figli di mezzi appassimenti-stramaturazioni-ripassi-affinamenti in barrique e chissà che altro.

Ma dalla riconoscibilità e facilità di beva quasi nulle.

A distanza di qualche anno, e con qualche timore di dover ripetere l'esperienza, sono tornata ad Aldeno.
Bene, pericolo scampato!

I "nuovi" Merlot stanno riscoprendo frutto e freschezza.

I colori si sono schiariti, le sfumature tendono al viola (o tutt'al più al rosso molto cupo), la stoffa si è alleggerita, alla potenza di ieri si preferiscono profumi, persistenza e bevibilità. Un cambio di stile evidente, un trend percepibile.

Certo, ciascuno aveva una sua personalità, più o meno condivisibile: ne ho assaggiati di sfacciatamente ruffiani, dai profumi dolci di lampone e caramella (di cui, passatemi la malizia, sarei curiosa di conoscere la marca del lievito usato...), altri più austeri, con qualche ricordo ancora "verde" (scommetto che erano veneti...), altri un po' più prevedibili...

Però ce n'erano anche di fragranti, floreali-fruttati, giustamente morbidi e persistenti, coerenti nella corrispondenza naso-bocca.

Eccola qui, la parola magica, la vera chiave di lettura del vino di oggi e di domani.

Equilibrio.

Che vuol dire rispetto del vitigno d'origine, delle sue potenzialità, di quello che può dare senza forzature o alchimie di sorta. Rispetto del territorio in cui si è trovato a vivere e dell'annata messa in bottiglia.

Come accade per le persone, dovremmo imparare ad accettare i vini per quello che (i vitigni d'origine) sono, non per quello che vorremmo che fossero. "Migliorare" non deve essere sinonimo di "stravolgere".

Personalmente, non amo il Merlot. Gli preferisco altri vitigni e vini.

Ma quando ne incontro uno fedele a se stesso, gli rendo omaggio anch'io: è un gran vino.

P.s.: Non so quali vini hanno partecipato ai due concorsi, di Bergamo e Aldeno. E tuttavia, riscontro la presenza di almeno un campione che entrambe le competizioni hanno premiato: il Trentino DOC Merlot “Le Campagne” 2005, della Cantina sociale di Nomi.





22.10.07

Io? Mcr!

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"Siamo di fronte alla vendemmia più scarsa degli ultimi 60 anni".

Lo dice l'Assoenologi, nel rendere note le cifre (si spera) definitive della raccolta 2007.
"Si produrranno infatti circa 40.500 mila hl di vino, pari ad un decremento di oltre il 18% rispetto la scorsa campagna.
Per trovare una vendemmia inferiore a quella attuale bisogna tornare al 1948, quando si produssero 40,4 milioni di hl di vino".

La qualità: da ottima ad eccellente.

Al Nord bene le precoci, e benissimo tutti i rossi; al Sud, le uve che si sono salvate da fitopatologie varie&assortite daranno comunque dei vini molto interessanti.

Meno felici gli esiti del Centro, interessato da umidità primaverili e calori estivi. Dovrà accontentarsi di una qualità "solo" da buona a ottima.

Eccetera.
Questi i dati di rilievo dell'ultima campagna.

A questo punto, mi sorge spontanea una domanda, anzi due o tre.

La prima: se è vero che quasi ovunque si è registrata una qualità ottimo-eccellente delle uve, perchè il Mipaf ha comunque concesso l'uso del mosto concentrato rettificato, tradizionale espediente cui si ricorre nelle annate "sfavorevoli"?

La seconda: se è vero che c'è poca uva, con quali uve verrà fatto il Mcr di quest'anno? (detto altrimenti: perchè sprecare uva per fare Mcr?)

Last, but not least
: perchè non ci dicono mai quanto Mcr viene prodotto ogni anno?

Capita a volte di porsi delle domande oziose...ma forse questo l'ho già detto.

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18.10.07

Bere Spumante: le 5 sfere 2008

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Et voilà, ecco i migliori spumanti d'Italia 2008 secondo i degustatori di Bere Spumante, la guida monotematica edita da Cucina&Vini.

Dopo una selezione durata 5 mesi, si sono infatti svolte lo scorso 15 ottobre le degustazioni finali, che hanno portato all'elenco delle "5 sfere 2008", ovvero gli spumanti che hanno ottenuto la valutazione migliore tra tutti i vini italiani con le bollicine sottili.

Gli eccellenti di quest'anno vedono primeggiare ancora una volta la Franciacorta, seguita dal Trentino.
Dietro, tutte le altre regioni, Veneto compreso (patria dello spumante più venduto al mondo, il Prosecco)

· Trento Riserva Cuvée dell’Abate Brut 2002 - Abate Nero
· Valdobbiadene Prosecco Superiore di Cartizze Dry - Andreola Orsola
· Franciacorta Gran Cuvée Pas Operé 2001 - Bellavista
· Franciacorta Riserva Vittorio Moretti Extra Brut 2001 - Bellavista
· Valdobbiadene Superiore di Cartizze Dry 2006 - Bortolomiol
· Franciacorta Cuvée Decennale Brut 1996 - Ca’ del Bosco
· Franciacorta Satèn 2002 - Ca’ del Bosco
· Franciacorta Extra Brut 2000 - Ferghettina
· Alto Adige Riserva Hausmannhof Brut 1996 - Haderburg
· Gavi Soldati La Scolca D’Antan Brut 1995 - La Scolca
· Trento Riserva Brut 2002 - Letrari
· Franciacorta Ante Omnia Satèn 2002 - Majolini
· Trento Riserva Methius Brut 2001 - Metius
· Franciacorta Cabochon Brut 2003 - Monte Rossa
· Contea di Sclafani Almerita Brut 2004 - Tasca d’Almerita
· Franciacorta Comarì del Salem Extra Brut 2002 - Uberti
· Franciacorta Sublimis Non Dosato 2001 - Uberti
· Franciacorta Selezione Brut 2001 - Villa
· Franciacorta Selezione Satèn 2001 - Villa

Vino dell'emozione 2008, ovvero lo spumante che ha stregato il panel di degustatori capitanato da Francesco D'Agostino e Alessandro Brizi è il Gavi Soldati La Scolca D’Antan Brut 1995.




17.10.07

Si chiamerà "Tai"

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“E’ una vittoria del vino Veneto”.
Con queste parole il Vicepresidente della Giunta Regionale del Veneto, Luca Zaia, ha commentato l’approvazione da parte del Comitato Nazionale per la classificazione delle varietà di vite l’uso della denominazione “Tai” come sinonimo di Tocai.

“In Veneto – ha spiegato Zaia – si producono circa 300 mila ettolitri di vino da uve Tocai, dei quali 60 mila nella zona del Lison Pramaggiore, il resto nelle aree vocate delle province di Venezia, Treviso, Padova, Verona e Vicenza.
Avevo promesso che nessuno sarebbe restato senza nome e sono contento dell’esito della riunione di oggi”.

“L’approvazione dell’uso della denominazione Tai per il nostro Tocai – ha aggiunto il vicepresidente della Regione Veneto – è una decisione che ci aspettavamo da tempo, frutto di battaglie durate mesi e, a questo proposito, voglio ringraziare il dottor Ambrosio, capo del dipartimento delle Politiche dello Sviluppo, per essersi fatto portatore delle nostre istanze presso il Ministro De Castro”.
“La questione – ha concluso Zaia – aveva raggiunto toni accesi soprattutto con la Regione Friuli, con la quale auspico da oggi possano tornare rapporti sereni”.

Questo il comunicato ufficiale dell'assessorato regionale veneto all'agricoltura.
E pazienza se il nome, personalmente, mi richiama alla mente una compagnia aerea orientale, piuttosto che un vitigno o un vino.

D'accordo, direte voi, ma... il Tocai friulano?
Dopo tanto dibattere, discutere e arrovellarsi, si è deciso che si chiamerà così.

"Tocai Friulano".

Per ora.

Domani, chissà.




15.10.07

Gusti che cambiano

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Cosa ci piacerà nei prossimi anni?

Non illudetevi di poter rispondere "quello che mi pare", perchè è già tutto deciso, o quasi, dai trend watchers, ovvero da quei professionisti in grado di prevedere da che parte tirerà il vento, in tutti i campi.

In Italia figure così sono estranee ai libri paga delle aziende, e infatti queste suppliscono a tale lacuna con massicce dosi di "intuito imprenditoriale", volgarmente detto "tiro-a-indovinare".

E a volte ci azzeccano, a volte (spesso) no.

Senza pretendere, probabilmente, di essere dei trend watchers, i ricercatori del Centro Studi Assaggiatori di Brescia in dieci anni di test e questionari su migliaia di prodotti e decine di migliaia di consumatori, hanno realizzato una ponderosa banca dati, dalla quale hanno estrapolato alcune tendenze che potrebbero essere centrali negli anni a venire.

Lo studio è stato pubblicato sull'ultimo numero della rivista "L'Assaggio" (autunno 2007).

Qui anticipiamo alcune conclusioni.

1) le diversità di genere saranno sempre meno importanti. Già da tempo si nota una progressiva convergenza nei gusti di uomini e donne, e una scomparsa delle distinzioni tra prodotti di prerogativa maschile e femminile.
Con buona pace di chi continua a pensare che prodotti (e vini) women oriented siano una mossa furba.

2) aumenterà il livello di "scolarizzazione sensoriale". I consumatori saranno sempre più critici ed esigenti anche nei confronti degli aspetti sensoriali di cose e alimenti (vino compreso); si assisterà a un progressivo rifiuto degli aromi sintetici.
Quello alla banana, per esempio, che in natura possiede oltre 200 molecole, in laboratorio viene ricreato con l'uso di sole 9 molecole. Il risultato è che a livello subliminale non attiva le stesse sensazioni e le stesse emozioni dell'aroma autentico e quindi da' meno soddisfazione sensoriale.

3) A dispetto di ciò, aumenterà il livello di impoverimento delle "librerie" sensoriali delle persone. Il tempo a contatto con la natura (e i suoi odori/profumi) e i fornelli diminuirà ancora, e con esso la possibilità di fare esperienze dirette di certe sensazioni.
Il che significa che noi degustatori dovremo finirla una buona volta di descrivere i profumi di un vino parlando di "fiori di sambuco" a chi, del sambuco, conosce (forse) solo l'omonimo liquore di una nota marca pubblicizzata in tv.

4) Torna di moda il romanticismo, perciò largo agli aromi floreali: incontreranno sempre più il favore di uomini e donne.

5) Viceversa, andrà declinando la fortuna degli aromi fruttati: troppo presenti, troppo sfruttati, banalizzati, scontati...in una parola: stanno stancando.

6) Nella hit parade dei profumi, salgono in classifica gli aromi speziati e perfino i vegetali. Merito della globalizzazione culinaria, delle cucine etniche, delle contaminazioni cultural-alimentari, eccetera.
Gli aromi minerali? Sorry: n.p. (non pervenuti)...

7) Circa le tendenze dei sapori, l'amaro sarà sempre poco gradito, e così dicasi degli eccessi degli altri gusti. La parola d'ordine, domani come oggi, sarà equilibrio. Sempre di gran moda a livello tattile-gustativo, invece, la morbidezza (i produttori di merlot possono tornare a respirare...).

8) coerenza e ancora coerenza. Coerenza tra gli stimoli visivi e quelli degli altri canali sensoriali.
Negli ultimi decenni infatti la crescente abitudine a prodotti contenenti aromi e coloranti artificiali, a frutta e ortaggi visivamente perfetti ma insipidi, e ad una comunicazione visiva che dissocia le immagini dalle relative sensazioni tattili e olfattive, hanno portato ad una autentica dissociazione cognitiva.
Il nostro cervello riceve stimoli contrastanti e reagisce con sospetto, delusione e sfiducia.

In due parole: per anni ci hanno fatto vedere lucciole per lanterne. E' ora di riappropriarci di tutti i nostri sensi (e del loro corretto funzionamento).




13.10.07

I primi 30 secondi (e le prime 5 righe)

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...sono quelli che servono.

Una delle regole del giornalismo è che la notizia va "sparata" entro le prime cinque righe di un pezzo.
Il lettore infatti non ti concede più di trenta secondi di attenzione/concentrazione.

Se in quei trenta secondi riesci a catturare il suo interesse, andrà avanti nella lettura - sperando in cuor suo che sia comunque breve - altrimenti passerà oltre.


Ebbene, tale regola è una delle più disattese. Sulla rete soprattutto, e perfino nei blog, dove capita spesso d'imbattersi in post-lenzuoli che scoraggiano anche il più ostinato dei lettori.

Articoli che farebbero la loro ottima figura sulla carta stampata, ma che, dovendo leggerli su uno schermo (attenzione: la lettura verticale è più faticosa di quella orizzontale!) diventano autentiche punizioni.

Ciononostante, perfino i comunicati stampa e le notizie che ci arrivano per e-mail continuano allegramente a infischiarsene di questa piccola, fondamentale regola. E invece di sparare la notizia nei tuoi primi 30 secondi di lettura, - o nelle prime 5 righe - rimandando il tutto ad un approfondimento sul web, si ostinano a raccontartela in lungo e in largo.

Per la salute e il benessere degli occhi dei miei lettori, ho perciò deciso di adottare anch'io la regola delle "prime 5" (righe).
Ecco le prime 5 righe dei cs più interessanti delle ultime settimane:

- Il vino più amato dal fratello di Fidel Castro è italiano. Per la prima volta un vino made in Italy presente alla Fiesta del Vino a L'Avana. I complimenti della famiglia del Lider Maximo agli imprenditori padovani Barollo.

- La Versilia si prepara ad un autunno inebriante. La settima edizione di Spumantia® si terrà domenica 21 ottobre al Centro Congressi del Principe di Piemonte di Viareggio. La rassegna dedicata alle migliori bollicine d’Italia organizzata da AIS, Associazione Toscana Sommelier nella Delegazione Versilia è nata per presentare e promuovere al grande pubblico le eccellenze spumantistiche.

- L’invito è valido dal 22 al 27 ottobre. In cento enoteche, winebar, ristoranti sparsi in tutta Italia si rinnova la proposta di un vino autoctono, il Teroldego rotaliano D.O.C., detto il “principe” dei vini trentini".

- E' nato "Cinque Rose di Negroamaro", romanzo da bere ideato da Leone de Castris e scritto da Antonio Massara che racconta la storia della nascita del famoso Five Roses.

- Cinquanta Grapperie...di Trentino Grappa! Dal 19 al 24 novembre cinquanta enoteche, winebar ed osterie sparse in tutta Italia ospitano le degustazioni di Trentino Grappa.

- A partire dal mese di ottobre è disponibile sul mercato Tùran, il nuovo rosso di Tenute Silvio Nardi, prestigiosa casa vitivinicola di Montalcino che dal 1958 produce Brunello.

- Torna a Palermo Degustivina, Palazzo Butera, 16-17 novembre 2007. Degustivina è diventato ormai l’appuntamento siciliano per eccellenza per tutti gli amanti del vino di qualità.

...avete notato che in molti casi le righe sono meno di cinque (e la notizia c'è ugualmente)?
Dovreste ringraziarmi.

Vi ho risparmiato un po' di fatica in più.




10.10.07

Dolce(mente)Vi(cenza). E non solo

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...e poi dicono che quella dei passiti "è solo una nicchia".

In teoria, le nicchie non fanno grandi numeri, hanno scarso seguito, sono poco interessanti... insomma: "non fanno mercato". E dunque nessuno (o quasi) dovrebbe esserne interessato.

Ma questo solo in teoria, appunto.

In realtà, chi non l'ha mai avuto se l'è dovuto inventare, e chi l'ha sempre fatto l'ha riscoperto, e ora s'ingegna a farlo sempre meglio.

Parliamo del vino passito dolce, protagonista, a Villa La Favorita di Monticello di Fara - Sarego (VI) di una straordinaria 2 giorni: il 19 e il 20 ottobre saranno infatti di scena più di 250 vini dolci, portati da oltre 170 aziende dell’alta enologia internazionale.

Nome dell'evento, "DolceVi".

Quattordici le regioni italiane coinvolte (dal Piemonte alla Sardegna), che presenteranno in totale 2500 bottiglie da stappare, per un valore complessivo di almeno 60 mila euro (prezzo enoteca).
Il prezzo medio dei vini dolci e passiti presenti nelle sale delle degustazioni è di 25 euro la bottiglia, e il costo del biglietto al pubblico è di 15 euro.

Alla "cucina" dell'evento, oltre all'ideazione e alla regia del giornalista Bruno Donati, - già responsabile di altre due fortunate iniziative in terra veneta, "Bordolesi d'Italia" e "Tutti i colori del Bianco" - un nutrito parterre di enti, amministrazioni (Consorzi di tutela vari, Provincia di Vicenza, Vicenza Qualità, Camera di Commercio vicentina ecc.), istituzioni (AIS, Strade del Vino) e imprese.

A coloro che pensano che basti pagare 15 euro per assaggiare in santa pace tutto quello che vogliono, dirò che ciò sarà possibile... dopo i convegni. Ovvero, a partire dalle ore 14 di sabato 20 ottobre.

Sabato mattina alle 10 infatti è prevista la tavola rotonda dal titolo “E’ pieno boom di vini dolci. Come si è certi della qualità?”.
Parleranno Giancarlo Prevarin (presidente Assoenologi Italiani), Vincent Bouchard, Helga Gal, Donald Ziraldo (Inniskillin) , Fausto Maculan, Giancarlo Cavazza, Alberto Coffele, Gaspare Buscemi, Mario Pojer, Maria Cristina Geminiani, Barbara Tamburini, Silvia Scaglione, Josè Rallo.

Domenica mattina alle 10.30 il tema in discussione sarà invece più gastronomico:
270 vini dolci pronti da gustare. Come li abbiniamo?” . Al tavolo dei relatori, Franco Giacosa (enologo di casa Zonin); Adua Villa (sommelier de “La prova del cuoco”); Pierluigi Portinari, (ristorante La Peca); Sergio Dondoli, (mastro gelataio di San Giminiano).

Modererà l’incontro Francesco D’Agostino, vice direttore di Cucina & Vini e curatore della guida annuale "Bere Dolce".

Le porte di Villa La Favorita si apriranno sabato e domenica alle ore 10.00 e chiuderanno alle 20.00.

E per coloro che avessero - sissamai - programmato gli esami del sangue per lunedì 22, il mio consiglio è ... di lasciar perdere.
E di spostare il prelievo ad altra data.

C'è il rischio che, dopo siffatto week end, vi trovino la glicemia un po' alta...





07.10.07

La maledizione delle guide del vino

monumento ai contadini, b.jpg

Fatto n.1
Se c’è una cosa che invidio ai francesi – oltre allo Champagne, al paté di foie gras, all’organo di Notre Dame e ai campi di lavanda – è il loro senso del marketing.
Quello degli americani è efficacemente rozzo: ma i francesi ne hanno uno sottilmente (e maliziosamente) efficace.

Durante un viaggio nel Bordolese, qualche anno fa, ricordo che all’esterno di alcuni chateau spiccava un cartello: “I nostri vini NON sono stati recensiti da R.Parker”.
“Curioso – pensai – il critico enologico più influente e potente del pianeta li ignora, e questi se ne fanno un vanto…Boh”.

Fatto n.2
Quello che segue è un fatto realmente accaduto ad un amico produttore, raccontatomi da lui stesso. Il dialogo perciò è verosimile, non vero.

La scena si svolge presso la sua azienda, alla quale torna dopo una dura giornata di vendemmia, verso le 21.

“C’è uno straniero che vuol comprare del vino” lo informano i familiari.
Il produttore – stanco morto – si arma di pazienza e cortesemente chiede al forestiero quali vini vuole assaggiare.
Lo sconosciuto tira fuori un libro e lo sfoglia. Il produttore sbircia il titolo: è la guida di Robert Parker.

“Mi fa assaggiare…questo, questo…e anche questo” gli dice indicandogli i nomi scritti sulla pagina.
Il produttore obbedisce: porta le bottiglie, i bicchieri, stappa e versa.

Lo sconosciuto guarda, annusa, assaggia, e legge.

“Non sa di tabacco. Robert Parker dice che questo vino sa di ciliegia sotto spirito e tabacco”.
“Legga bene quello che c’è scritto: la recensione si riferisce all’annata 2003 di quel vino. Questo è un 2005”.
“Deve sapere di tabacco” insiste l’altro.
“Ma è un’altra annata! I vini cambiano sempre un po’, da un’annata all’altra”
“ E questo? Qui c’è scritto che è elegante e fruttato, che sa di prugna e cioccolato, e io non sento il cioccolato”.
“L'annata recensita da Parker è terminata, questa è quella successiva, e l’uvaggio è leggermente diverso; le proporzioni tra le uve non sono sempre le stesse tutti gli anni”.

La discussione continua un bel pezzo, con il forestiero da un lato che scuote la testa, insoddisfatto, e continua a leggere e ad assaggiare confrontando le sue sensazioni con le note di degustazione scritte sul Vangelo del vino secondo Parker - le quali, ovviamente, non coincidono - e il produttore dall'altro che non sa più a quale santo votarsi, per spiegare come mai i suoi vini hanno la bizzarra attitudine a divergere dal diktat parkeriano (e pensare che glieli ha valutati così bene! ingrati che non sono altro).

Alla fine, lo straniero decide di comprare solo 6 bottiglie, e contratta come un mercante arabo, tirando sul prezzo e litigando sull’IVA.
Esasperato, il produttore finisce per metterlo alla porta.

Il suo ultimo, grato pensiero è però per Mr.Parker:
“Accidenti a quella volta che i miei vini sono finiti sulla sua guida!”

…i francesi, che grandi maestri di marketing…
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03.10.07

L'importanza del contesto

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Capita a volte di porsi delle domande oziose.

Fateci caso: in genere di un vino vogliamo sapere tutto.
Da quali uve nasce, dove sono state allevate, come, da chi, la composizione del terreno, l'annata, l'azienda, l'agronomo e l'enologo, la vinificazione, l'affinamento...

Nei limiti del possibile, quando lo assaggiamo cerchiamo di tenere presenti tutti questi elementi.

Non è la stessa cosa infatti bere un Pinot Gris alsaziano, piuttosto che uno della Valdadige.
O un Pinot Nero dell'Alto Adige, piuttosto che un neozelandese o un francese.

E tuttavia, quando si descrive un vino, quante volte si specifica dove e in quale occasione si è bevuto quel bicchiere?

Quasi mai.

Questo vuol dire allora che è indifferente assaggiare un vino a casa, in orario di lavoro (e per lavoro), piuttosto che alla sera, in compagnia di amici al ristorante, o da soli, davanti al camino, o sulla terrazza panoramica di un bel ristorante, in compagnia dell'amato bene?

Il vino sarà buono - o cattivo, o indifferente - allo stesso modo?

Quanto incide il contesto - ambientale, emotivo, esperienziale - nella valutazione di un vino?

Capita a volte di porsi domande oziose...fortuna che sono in buona compagnia.




02.10.07

Vini veneti "categoria 3B" 2008

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...che meraviglia. Sembra un'uva da vino "categoria 3B", vero?

E infatti, lo è.

Sono grappoli di garganega Monte Fiorentine vendemmia 2007 - o meglio, erano. Prima di finire in tavola, intendo.
Una garganega bellissima e buonissima, che andrà a realizzare il prossimo Soave Monte Fiorentine "categoria 3B".

Quello attualmente in commercio, infatti - vendemmia 2006 - lo è già.

Tutto questo per dire "bravi!" ai produttori che quest'anno sono stati insigniti dei fatali Tre Bicchieri della Guida Gambero Rosso/Slow Food.

Una categoria sempre più affollata, questa degli eccellenti: quest'anno infatti i "tribicchierati" sono 305, ben 23 in più rispetto all'edizione 2007.

Segno che i produttori nostrani sono sempre più bravi? Diciamo di sì.
E qui mi fermo.

Venendo alla cronaca, quelle che seguono sono anticipazioni - relative solo al Veneto - che vengono da fonte (nel momento in cui scriviamo) non confermata. Ma poichè sono già comparsi sul giornale cittadino, e a firma di un collega assolutamente degno di fede, li diamo per buoni. I premi speciali invece li trovate già qui.

Per il Soave, si confermano "eccellenti" 3 etichette in più rispetto lo scorso anno:
- Soave Cl. Calvarino 2005 (Pieropan)
- Soave Cl. Monte Fiorentine 2006 (Ca' Rugate)
- Soave Cl. Monte Carbonare 2006 (Suavia)
- Soave Doc Vigneto Du Lot 2005 (Inama)
- Soave Cl. Monte Tondo 2006 (Monte Tondo)
- Soave Sup. Monte Ceriani 2005 (Tenuta Sant'Antonio)
- Soave Cl. Monte Grande 2006 (Pra)
- Soave Cl. La Froscà 2006 (Gini)
- Soave Cl. Sup. Le Bine 2005 (Tamellini)
- Capitel Croce Igt Veneto Bianco 2005 (Anselmi).

Veniamo ai rossi. Annata difficile, il 2003. Che ha fatto (almeno) una vittima illustre, l'unica assenza che spicca nella lista dei 3B come in un puzzle una tessera mancante.

A parte questo, la Valpolicella batte il Soave per una sola etichetta, segno che la situazione di eccellenza tra bianchi e rossi - e tra i bianchi ancora non c'è un vino che possa essere considerato l'equivalente dell'Amarone - si va equilibrando.

A giudicare dagli esiti, non sembra che i degustatori di GR/SF amino particolarmente i vini dolci del Veneto: nel Soave nessun Recioto è giunto in cima, in Valpolicella uno soltanto.
E del resto, i vini sono un po' come i figli: per farli (crescere) bene bisogna innanzitutto amarli...

Ecco l'elenco dei rossi "categoria 3B" 2008:
- Recioto Cl.Valpolicella Acinatico 2004 (Accordini Stefano)
- Valpolicella Cl.Sup. Caterina Zardini 2005 (Campagnola)
- Valpolicella Cl.Sup. 2004 (Roccolo Grassi)
- Amarone della Valpolicella Cl. Calcarole 2003 (Guerrieri Rizzardi)
- Amarone della Valpolicella Doc 2001 (Marion)
- Amarone della Valpolicella Cl. Case Vecie 2003 (Brigaldara)
- Amarone della Valpolicella Cl. 2003 (Allegrini)
- Amarone della Valpolicela Cl.2003 (Begali)
- Amarone della Valpolicella Cl.2000 (Bertani)
- Amarone della Valpolicella Cl.1998 (Quintarelli)
- Amarone della Valpolicella Cl. 2001 Mazzano (Masi).

Per la zona del Custoza, una sola conferma, quella del Custoza Superiore Amedeo 2005 (La Cavalchina).
Bardolino, purtroppo, n.p. Non pervenuto o, se preferite, non presente.

Completiamo il quadro regionale con i promossi del resto del Veneto:
- Breganze Cabernet Sauvignon Palazzotto 2005 (Maculan)
- Breganze Cabernet Vigneto Due Santi 2005 (Zonta)
- Rosso dell'Abbazia 2004 (Serafini e Vidotto)
- Merlot Doc Sassonero - Selezione Villa Alessi 2005 (Ca' Lustra)
- Colli Euganei Rosso Calaone 2005 (Ca' Orologio).

A tutti, i nostri complimenti.

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