S.Giorgio, le fave e gli Arusnati

San Giorgio sulle pietre.
Su un mucchio di pietre, simili a quelle sistemate nel piccolo spiazzo accanto alla Pieve longobarda, o del gruppo di case che si stringe intorno ad essa. In gand o ganne - da cui l'appellativo dialettale ingana...poltron, per il suo apparire a portata di mano quando invece è ancora distante - sarebbe infatti la vera origine del nome di questo paese arroccato sulla collina che sovrasta Sant'Ambrogio, e dal quale nelle giornate più belle lo sguardo spazia sul lago di Garda e oltre, verso l'Appennino.
Abitato in età pre-romana dagli Arusnati, per almeno quindici secoli fu centro religioso di primaria importanza, ma ancora oggi non è chiaro da dove venisse questa popolazione.
Forse erano etruschi, forse addirittura neo-sumeri.
E forse erano gallo-celtici: un'origine che sembrerebbe confermata dalla tradizione del consumar fave, cibo povero dei poveri, ma anche cibo dei morti, trait d'union tra il mondo dei vivi e quello dei defunti, simbolo d'immortalità.
Sopravvissuta alle nebbie (metaforiche) del passato, ma anche a quelle (reali) dell'autunno valpolicellese, la Festa de le fae è un rito che ha superato i secoli e le mode, e che ogni anno San Giorgio Ingannapoltron rivive la seconda domenica di novembre, omaggio a S.Martino ma anche a certe radici pre-cristiane che nulla hanno da invidiare e da imitare a certe mode d'oltreoceano, fasulle e pretestuose come le loro zucche di plastica e i loro fluorescenti scheletri made in China.
Così anche il prossimo 11 novembre (qui il programma della giornata) nella piazza del paese si ripeterà l'antico rito: a mezzogiorno, dopo la S.Messa e la benedizione del pane della festa (lo sponghè, tradizionale panino dolce e morbido, ricoperto di granella di zucchero), dal pentolone posto sulla piera de le fae verrà distribuita la minestra di fave ai capifamiglia del borgo, chiamati per nome, cognome e soprannome; ciascuno riceverà mestoli di brodo e di fave in base al numero dei familiari.
Il resto è per i foresti, gli "stranieri" che vengono da "fuori", fosse anche il paese sottostante.
Il lauto - si fa per dire - pasto è completato da altri frutti di stagione: caldarroste e torbolin, il vino nuovo - bianco o rosso - ancora torbido e un po' dolce, oltre ai consueti vini locali: Valpolicella, Amarone, Recioto.
In tema anche la colonna sonora della giornata, a cura di un gruppo di musiche e danze popolari.
Certo, il paese è piccolo e in quest'occasione scoppia di gente: ma un comodo servizio di bus navetta (gratuito) dal quartiere della fiera di Sant'Ambrogio ovvia alla seccatura di cercarsi un parcheggio dove non c'è posto.
Per chi a San Giorgio non è mai stato, la sua Festa de le fae rappresenta insomma una buona occasione per riscoprire tradizioni autentiche e alternative a mode d'importazione e impostazione consumistica (te lo do io, Halloween...!) oltre che un'ottima scusa per prendersi un primo assaggio del vino che sarà...









