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28.11.07

Miniscanner per bottiglie

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In tema di regalistica natalizia - e non solo: si possono fare regali anche in occasione del compleanno, dell'onomastico, dell'anniversario-di-qualcosa - ecco un oggettino simpatico, ideale per i fanatici dei gadget tecnologici: il miniscanner per bottiglie.

Lo propone la IntelliScanner Corporation, azienda specializzata nella fornitura di codici a barre per qualsivoglia uso, professionale o domestico: i suoi scanner - Mac e Window compatibili - permettono di organizzare/catalogare tutto, dalla biblioteca di casa al magazzino di un negozio, e qualsiasi oggetto: libri, Cd, Dvd e, ovviamente, bottiglie.

L'oggettino nella foto si chiama Intelliscanner Mini ed è utilissimo ovunque ci sia qualcosa da organizzare, tracciare o condividere: è piccolo, leggero e "Macworld Best of Show 2007".

Nel caso del vino, passandolo sopra il codice a barre dell'etichetta permette di sapere tutto - o quasi - di quella bottiglia: vitigno, azienda, paese, regione, tipologia, colore e altro.

E se la bottiglia non ha il codice a barre (che in Italia è tipico dei prodotti destinati al canale moderno, ma in genere assente in quelli di fascia alta)? poco male.
Le informazioni che non già non possiede precaricate nel suo ricco database, va a pescarsele - sa lui dove - direttamente su Internet.

E già che c'è, e se proprio uno è curioso di sapere come il vino che sta esaminando viene valutato dai critici più alla moda, si collega automaticamente al sito di R.Parker o Wine Spectator e compie la sua ricerca.

Le notizie che è in grado di fornire però non finiscono qui: l'Intelliscanner Mini infatti è in grado di calcolare il periodo di maturità ottimale della bottiglia esaminata, di memorizzare punteggi e note di degustazione, trovare vini in base a determinati criteri e soprattutto condividere il tutto on line, nel più rassicurante spirito del Web 2.0.

(Sempre che si possieda un iPhone, naturalmente).

La versione-regalo, comprensiva di scanner, istruzioni, un bel pacchetto di codici a barre autoadesivi da personalizzare con le specifiche delle proprie bottiglie eventualmente sprovviste dei medesimi, confezionato in una accattivante scatola in legno, costa intorno ai 200 dollari, cent in più, cent in meno.

Con il cambio attuale dell'euro, è un affare, per noi.

Ps: tutto questo, com'è lecito aspettarsi, è tarato sul mercato del vino che circola negli States...




26.11.07

Il degustatore? lo certifica R.P.

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Il guaio dei protestanti, in genere, è che prendono le Sacre Scritture alla lettera. Sempre e comunque.

Così, il biblico "crescete e moltiplicatevi" deve aver indotto l'ineffabile Number One della critica enologica mondiale a trovare il sistema per "moltiplicarsi" (appunto) in modo rapido, efficace, ma soprattutto remunerativo (per lui).

Fiato alle trombe, Parkers' Fan di mezzo mondo: con la collaborazione/complicità di Kevin Zraly ("the best known wine educator on earth", mica scherzi), il Sommo ha messo a punto il Wine Certification Program.

Ovvero come imparare a degustare secondo i criteri di Parker, il suo gusto, la sua mentalità.
Il corso, in tre livelli, è strutturato (anche) on line.

Insomma, da oggi nasce la Scuola di Pensiero Enoico Robert Parker.

Gli USA si allineano all'Italia: da noi ci sono gli Slow Food, i sommelier, i veronelliani - e soprattutto i maroniani.

Da loro ci saranno, d'ora in poi, i parkeriani.

Finalmente la responsabilità di sostenere l'omologazione del gusto in campo enologico, e di incoraggiare/indurre un certo tipo di produzione, non sarà più imputabile ad una singola persona, ma ad una intera schiera.

Un bel progresso, decisamente.




21.11.07

Arezzo Wine

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Si apre un'altra finestra sulla promozione/comunicazione del vino di qualità.

Questa volta ad Arezzo, dove dal 30 novembre al 2 dicembre si terrà Arezzo Wine, mostra mercato del vino dove s'incontreranno domanda ed offerta, ma anche servizi, collezionismo e arte.

Arezzo Wine si presenterà al grande pubblico con l'intento di coniugare passato, presente e futuro del grande e variegato universo vitivinicolo.

Ci informa il comunicato stampa della manifestazione:
"E’ un dato di fatto incontrovertibile che il vino rappresenta per l’economia nazionale la prima voce dell’export , e la tre giorni aretina, coinvolgendo un vasto pubblico di addetti ai lavori, produttori, importatori, distributori, ristoratori, tecnici, giornalisti e opinion leaders, oltre a rafforzare lo scambio commerciale ed arricchirlo con la mostra scambio di vini d’epoca, proporrà interessanti ed irrinunciabili momenti di discussione e riflessione.

Nell’apposita area recettiva denominata “area forum”, a partire da venerdì 30 novembre, si alterneranno esperti di varie discipline. Si inizia col parlare di tecnologie partendo dal presupposto che il turismo del vino costituisce una opportunità fondamentale per promuovere il territorio, oltre che essere un validissimo strumento per lo sviluppo economico (...)

Quando si parla di nuove tecnologie applicate al settore enologico, un ruolo di grande interesse lo riveste l'e-commerce (...) Ma i riflettori di Arezzo Wine saranno puntati anche sulle tecniche di vinificazione e sui territori, sul vino come cultura nonché come investimento (...).

Questo e altro ancora sarà discusso nei forum di Arezzo Wine, senza dimenticare che un posto importante è riservato alla degustazione. Guidati dall’AIS, si potranno degustare oltre 500 vini provenienti da ogni angolo del pianeta".

MANIFESTAZIONE: Arezzo Wine. Il vino ieri, oggi, domani
LUOGO: Arezzo, Centro Affari e Convegni
DATA: dal 30 novembre al 2 dicembre 2007
ORARI: Venerdì 30 novembre, ore 11-19 (riservato operatori professionali)
Sabato 1 dicembre, ore 10-19 (aperto al pubblico con biglietteria e operatori professionali con accredito)
Domenica 2 dicembre, ore 10-19 (aperto al pubblico con biglietteria e operatori professionali con accredito).

Altre info su: www.arezzowine.it




19.11.07

Appuntamenti in libreria

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Si avvicina la "stagione dei regali", da fare e da farsi.

E un "classico" sempre in voga è ovviamente il libro.
Qui di seguito diamo notizia di un paio di appuntamenti con autori di libri enogastronomici, molto diversi tra loro, ma entrambi interessanti.
Avete di che scegliere, a seconda dei vostri impegni - e dei vostri gusti letterari.

Dopo il successo riscosso a Treviso - e la recente degustazione di bollicine proprio a Verona - i vini dell’Alto Adige tornano in riva all'Adige, e non solo: danno appuntamento ai loro numerosi estimatori anche a Mantova.

Ad accompagnarli nel viaggio che li vede protagonisti nelle principali librerie italiane, il gastronauta Davide Paolini che presenterà per la prima volta il suo nuovo libro: “Le ricette della memoria e l’arte di fare la spesa” edito dalla Sperling & Kupfer, e presto in libreria.

Il primo appuntamento sarà venerdì 23 novembre dalle 18.00 alle 20.00 presso la Libreria Dodici, nel centro storico di Verona, punto di incontro di artisti e scrittori.

Mentre sabato 24 novembre dalle 18.30 alle 21.30 sarà Mantova ad ospitare i vini altoatesini e il gastronauta nella “librogusteria” il Pensatoio. Qui Davide Paolini racconterà questo suo ricettario di ricordi e di sapori che porterà i partecipanti ad un percorso del gusto introdotto ed esplorato in compagnia del personal cooker, Clara Zani.

“Le ricette della mia memoria sono adatte a vini riconoscibili – afferma Paolini - da non essere interpretati da uno psichiatra, dove i profumi sono autentici , cioè a dire che non abbiano subito particolari trattamenti ( trucioli etc ) ma abbiano al tempo stesso una loro personalità e una facile adattabilità agli accostamenti. Queste caratteristiche spesso le trovo nei vini dell’ Alto Adige”.

Da un titolo all'altro: "Vino e Seduzione- Diario di un bevitore colto e avveduto" è invece l'intrigante promessa del libro scritto da Gian Paolo Bonani e edito da Iacobelli. La presentazione è in programma venerdì 14 dicembre alle 18, presso l'Azienda agricola La Musella a S.Martino Buonalbergo (VR).

Insieme all'autore interverranno il giornalista Lucio Bussi, caposervizio redazione economica del quotidiano l'Arena - e noto appassionato, nonchè esperto, di vini - e la sottoscritta.

L'ingresso ovviamente è libero.
(Fuor di metafora: siete tutti invitati)




18.11.07

Bollicine su Trento, i brindisi del cinema

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La prima volta fu "Bollicine su Trento - Manifesti dello spumante italiano", nel 2004.
Una bella mostra ottimamente realizzata nelle sale dell'appena restaurato Palazzo Roccabruna, nel cuore della città - e anche occasione per una imperdibile verticale di spumanti trentini degli ultimi 20 anni.

Ora si replica: dal 22 novembre al 6 gennaio a Trento si brinda. Con i suoi spumanti e quelli dei film.

“Cinema…Cin Cin! Bollicine su grande schermo” è infatti il tema scelto dalla Camera di commercio di Trento, che insieme a esaExpo organizza l'evento.
Un suggestivo percorso nella storia del cinema attraverso i brindici, un “cin-cin” ideale visto attraverso le sequenze di molti film, dove la presenza delle bollicine suggella un incontro, una passione, un accordo o anche un addio.

L’esposizione è costruita attorno al video (di soli 10 minuti) appositamente ideato e realizzato per l’occasione dal regista romano Corrado Farina, che coglie gli attimi e i gesti del brindisi in pellicole indimenticabili come “Sabrina”, “Amarcord”, “La cena delle beffe”, “C’era una volta in America”, “Colazione da Tiffany”, “Novecento, eccetera.
Quasi un secolo di cinema con le situazioni più disparate e, soprattutto, interpreti che hanno fatto la storia del cinema, nei suoi diversi generi (comico, umoristico, drammatico, avventuroso, fantastico…).

Fanno da contorno alle immagini in movimento, in una mostra allestita nelle sei sale del primo piano del palazzo, i grandi manifesti cinematografici, opera dei maggiori cartellonisti italiani, selezionati in sintonia con gli spezzoni originali raccolti nel video. Ci saranno anche alcuni celebri costumi di scena.

Ovviamente, in concomitanza con la mostra, l’Enoteca di Palazzo Roccabruna proporrà una rassegna dello spumante Trento Doc metodo classico che sarà animata da degustazioni, laboratori enogastronomici, seminari, approfondimenti, incontri con opinion leader (il programma completo si trova qui)

Tra i numerosi appuntamenti in cartellone, ne citiamo uno in particolare: venerdì 23 alle 11 il convegno “Prospettive future della viticoltura trentina alla luce delle variazioni climatiche”
(relatore: Attilio Scienza, prof. ordinario di Viticoltura presso il Dipartimento di Produzione Vegetale della Facoltà di Agraria dell’Università degli Studi di Milano) nel Palazzo della Camera di Commercio di Trento (in foto d'apertura) in via Calepina 13.




15.11.07

Operazione "Bicchieri puliti"

Questo post riportava la notizia di un sequestro avvenuto in Veneto di 900 mila bottiglie false di vini italiani a Doc.

A distanza di due anni da quell'operazione, l'indagine è risultata priva di fondamento, e di conseguenza archiviata.

Onde evitare che il perdurare delle informazioni relative a quel fatto danneggi ulteriormente le persone che erano rimaste coinvolte, e che sono risultate del tutto estranee ai fatti loro contesti, il testo è stato rimosso.




12.11.07

SIMEI-ENOTIVIS 2007

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Da una fiera all'altra.

Dall'aria di Merano, tagliente come un rasoio di cristallo, ai miasmi industriali della capitale lombarda.

Si apre oggi fino a sabato 17 nel nuovo quartiere fiera di Rho-Pero la ventiduesima edizione del SIMEI - Salone Internazionale macchine per Enologie e Imbottigliamento.

Su un'area complessiva di oltre 80.000 metri quadri, (padiglioni 9-11-13-15, collegati tra loro) troveranno posto i più moderni prodotti e strumenti italiani ed esteri delle macchine per la produzione, l’imbottigliamento e il confezionamento delle bevande, del vino e dei liquidi alimentari.

Una fiera decisamente tecnica, da addetti ai lavori - enologi, produttori, imbottigliatori & affini - di scarsissimo - anzi, pressocchè nullo - appeal per chi preferisce invece eventi più glamour e mangerecci (come questo, per esempio).

Non a caso i giornalisti e i comunicatori che frequentano questo salone generalmente sono diversi da quelli che si occupano di enogastronomia.

Eppure.

Sapevate, per esempio, che il problema principale dei tappi cosiddetti tecnici sono le (eventuali) cessioni di sentori di plastica o resine nel vino? Certo che lo sapevate. Bene, al Simei verranno presentate le ultime novità in materia: tappi in grado di proteggere il vino sotto tutti i punti di vista.

E sapevate che prossimamente le cantine potrebbero riempirsi di colore? Prendete i vasi vinari, altrimenti detti fermentini. Oggi sono cilindri infiniti che svettano verso il cielo nel loro accecante color grigio acciaio inox, ma provate a dargli una robusta mano di colore: giallo, rosso, verde, blu... Tutto un altro effetto.

Anche questi - e alcune interessanti varianti sul tema - saranno esposti al salone, proposti da Albrigi Tecnologie .

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Ancora: in materia di chips (di cui nessuno parla più: evidentemente l'argomento non è più di moda) sarà possibile farsi una cultura sugli ultimi ritrovati che conferiscono al vino le caratteristiche organolettiche più trendy - sentori di boisé, caramello, caffè, vaniglia... - o sono in grado di correggerne eventuali difetti (note di riduzione/ossidazione).

E la prossima volta che vi troverete nel bicchiere un bel vino di un rosso scurissimo, quasi denso, provate a chiedere al produttore che tipo di tannino ha usato.

Ce ne sono alcuni imbattibili nel fissare il corredo antocianico e salvaguardare i profumi del vino.

Avendo nel mio background culturale una formazione (anche) scientifica e da laboratorio, lo ammetto: queste cose mi affascinano particolarmente, più dei piatti di famosi chef.

Il mondo del vino è bello e poetico: se ne discute, ci si arrabbia, si litiga, ci si appassiona.
Ma in genere si preferisce sempre parlare del vino fatto e finito.

A me piace parlare anche di quello che si fa al vino e nel vino ci finisce.

(Per questo andrò a Simei-Enovitis).





11.11.07

Ripensare Merano IWF&C.

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Assaggiare Merano in una giornata spazzata da venti siberiani.
Impresa impossibile: come al solito, non ho avuto modo nemmeno di guardarmi intorno.

Nè dentro, nè fuori il Kurhaus.
Poco, troppo poco il tempo che avevo a disposizione, troppa la confusione, poca, troppo poca la calma.

Travolti dal solito turbine di assatanati del vino, a Merano International Wine Festival & Culinaria - sempre più festival e culinaria, sempre meno international e wine - ci vai per incontrare persone, per dare un'occhiata in giro, per cercare di capire da che parte tira il vento (metaforico) del mercato.

Ma non per degustare in santa pace.

Certo, malgrado tutto qualche assaggio l'ho fatto: vini francesi. Il Pavillion des fleurs era forse l'unica sala del Kurhaus che si riempiva-vuotava ciclicamente, sicchè bastava avere un po' di pazienza e si riusciva ad assaggiare qualcosa senza finire direttamente tra le braccia del produttore dall'altra parte del tavolo, spinti dalla marea montante degli altri visitatori.

Lungi da me fare l'eno-snob, ovviamente. Ripeto: ho assaggiato. Poche cose, ma tutte magnifiche.

Champagne e Pinot nero, uno meglio dell'altro. Ne cito qualcuno, per dovere di cronaca: un particolarissimo Chenin Blanc di Patrick Baudouin (voto:@@@), lo Champagne-base del sempre bravo Francis Boulard (@@@), lo Champagne Carte Rouge di Fleury (@@@@), il tradizionalissimo Champagne Brut d'Autrefois di Corbon (@@@), e tre Borgogna del Domaine Louis Remy:il Chambolle Musigny Vielles Vignes 1999 (@@@@), il Clos de la Roche Grand Cru (@@@@), lo Chambertin Grand Cru '99 (@@@@).

A Culinaria ho dato giusto un'occhiata: olii, caffè, cioccolate, qualche salume, capperi, paste, formaggi, biscotti.
Il solito.

Fine dell'avventura.
Morale della giornata?

Cominciamo dai plus: il decentramento delle iniziative.
Dal salone dei biodinamici a Castel Katzenzungen a Prissiano (che non sono riuscita a visitare) al workshop con il tema: “Il Vino. Quali Valori?" organizzato presso l’ Hotel Steigenberger di Merano (che non ho frequentato) a VinoCulti a Tirolo (saltato anche quello), per non parlare del ricco menù di gastronomia e leccornie varie della Gourmet Arena. Tutte ottime iniziative che richiedevano però una permanenza ben più lunga e organizzata della mia.

I minus: tutto il resto.

Concludendo, è sicuramente un bene che un programma così ricco e fitto sia stato distribuito sul territorio: ma proprio la nuova connotazione che il Merano IWF&C sta assumendo porta a porsi un paio di domande.

La prima: che senso ha trasformare quello che era un evento d'eccellenza solo del vino in una copia - in piccolo e non troppo ben riuscita - del Salone del Gusto?

La seconda: non è un po' caro il biglietto per i disagi cui il visitatore/appassionato è costretto comunque a sottostare? Rispetto gli anni scorsi infatti, non ho notato evidenti segni di cambiamento/miglioramento all'interno del Kurhaus.
Eventi come questo attirano sempre migliaia di appassionati - allontanando, nel contempo, gli addetti ai lavori, che in tanto caos non riescono a lavorare, dicono.

L'organizzazione fa cassetta, naturalmente, ed è giusto che sia così, non è mica un ente di beneficenza.

Ma anche i produttori cominciano a tradire qualche segno d'insofferenza, quando un'iniziativa che si spaccia per elegante/esclusiva assume sempre più le connotazioni di una qualunque sagra paesana del vino (lustrini a parte).

Viceversa, sempre più interesse muovono i piccoli eventi - come il salone dei biodinamici, appunto - o quelli monotematici (dalle Giornate del Riesling di Naturno a quelle del Pinot Nero di Egna, dai Merlot d'Italia di Aldeno ai vini dolci di Villa Favorita).

Meno produttori, più spazi - e specializzazione.

Se si vuole fare davvero un servizio al vino, non vedo altra via. Non è più tempo di fiere massificanti/generaliste, sia pure sotto il segno della pre-selezione degli espositori, come dice d'essere questa di Merano.

Di Vinitaly in Italia ne basta uno. Il salone grande, insomma, l'abbiamo già.

Per i salotti c'è ancora posto.




08.11.07

Censurati?

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Ci hanno provato, al momento hanno dovuto ripiegare, ma state certi che non finisce qui: torneranno all'attacco.

Ce l'hanno con il web, ovviamente - storia vecchia -, con i siti e con i blog nella fattinspecie.

Non mi soffermerò sulle affermazioni dell'ineffabile genio della politica che ha avuto questa bella pensata; mi permetto solo di far presente che uno che sostiene che "la carta stampata va difesa" ha qualche problema di conoscenza/comprensione dei meccanismi dell'informazione in genere.

E delle tecnologie della comunicazione.

Che volete farci? Questo succede quando nelle stanze dei bottoni ci finiscono dinosauri scampati all'estinzione.

Ironie a parte, la minaccia che si sta profilando all'orizzonte è però un'altra: riguarda il vino e riguarda internet, o meglio i siti e i blog che ne parlano.

Da tempo il vino è sotto attacco, accusato di essere la causa prima di un numero imprecisato di guai, malattie e jatture sociali.

Il messaggio che le alte sfere politiche europee stanno cercando di far passare, neppure troppo velatamente, a forza di loghi, scritte, etichette e restrizioni è che il vino contiene alcol, l'alcol è una droga e la droga (notoriamente) fa male.

Perciò, tanto per cominciare, un sito, o un blog - come questo - che parli di vino andrebbe proibito ai minorenni (e in effetti, siti come questo già ti chiedono se sei o no maggiorenne prima di lasciarti entrare).

Secondo, i contenuti che veicola andrebbero costantemente monitorati.

In breve: vuoi vedere che ci riprovano con la storia dell'iscrizione al ROC (Registro Operatori della Comunicazione)?

E già che ci siamo, mettiamoci su anche una bella tassa: basta con 'sta storia dell'internet-tutto-gratis.
Chi vuole parlare di vino d'ora in poi dovrà pagare per farlo ("così gli facciamo passare la voglia di incentivare al consumo di una droga").

Tranquilli: quanto detto fin qui non è ancora accaduto.
Ma, da nostre informazioni, se le cose non cambiano ci sono buone probabilità che ciò accada.

Perciò prepariamoci: ci aspettano tempi difficili.




06.11.07

En voiture!

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Un sogno lungo 17 carrozze.

Tutte color blu Ming, con fregi dorati, lucidissimi.
A bordo, 11 carrozze-letto costruite a cavallo degli anni '20-'30 e perfettamente restaurate che trasudano storia, letteratura gialla, lusso e comfort. E, quanto ad eleganza, calore e buon gusto, il salone-bar e i vagoni-ristorante danno punti ai locali più in di mezzo mondo.

Un viaggio sul Venice Simplon Orient Express è un'esperienza che molti vorrebbero concedersi e pochissimi possono permettersi.

Al di la' del lusso e del trattamento da autentici principi riservato a bordo - tutto il personale è oltremodo competente, discreto, gentilissimo - viaggiare in treno - e su questo treno in particolare - è uno stile di vita, che nulla concede alla frenesia dei nostri giorni, alla bulimia da appuntamenti/impegni/responsabilità delle nostre giornate.

Sali sul VSOE e subito l'atmosfera cambia - quella puzzolente della stazione Santa Lucia di Venezia, da dove siamo partiti, la lasci giù al binario - il tempo sembra rallentare e quasi ti aspetti di trovare accomodato sui divanetti in velluto del salone-bar il mitico Hercule Poirot, impegnato nella ben nota indagine che proprio in questi spazi è ambientata.

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Letteratura a parte, il VSOE è stato il luogo scelto dall'organizzazione del Merano IWF& Culinaria per presentare ufficialmente la sedicesima edizione del salone.

Per la prima volta nella sua storia, non solo questo celebre treno del lusso ha ospitato una conferenza stampa - cui hanno assistito solo 2 italiani: gli altri giornalisti erano stranieri -, ma ha anche fatto da sfondo ad una degustazione di vini dell'azienda Capannelle di Gaiole in Chianti, serviti con l'aperitivo e poi in accompagnamento ad un pranzo decisamente all'altezza della situazione (e della fama del treno).

E proprio su questi vini, presentati dal sales manager dell'azienda Manuele Verdelli e dall'enologo Simone Monciatti, vale la pena spendere due parole.

Chardonnay Toscana 2005
: bel colore paglierino con sfumature gialle, offre profumi piuttosto severi, che tendono alla mineralità e alle erbe aromatiche dell'orto. Persistente in bocca, è molto equilibrato, elegante, morbido, con un interessante retrolfatto di salvia e pesca bianca. @@@

Solare 2000: da uve sangiovese e malvasia nera, si presenta di un rosso scuro intenso ma non troppo fitto, con sfumature rosse, profumi che ricordano la prugna, la viola, il rosmarino, i piccoli frutti del sottobosco e un sapore coerente, morbido, fruttato di mandorle amare e prugne, spezie (noci). Eccellente la bevibilità. @@@@@

Capannelle 1995; da sole uve sangiovese, all'epoca poteva essere solo un vino da tavola (e non un Chianti Docg). Annata storica per l'azienda, l'ultima in cui per la maturazione del vino si sono usati fusti in legno di castagno, è il prodotto con cui Capannelle si è fatta conoscere nel mondo. Colore rubino più fluido, con sfumature che l'età tende a virare al giallo, presenta profumi evoluti di frutta a bacca rossa, ma anche tabacco e cuoio scuro, liquirizia, una sfumatura (ovvio) di castagne. Severo al naso e in bocca, leggermente fumé, è lungo e caldo, e ancora molto vivo, grazie ad una robusta spalla acida che gli anni hanno solo ingentilito. Netto e pulito il retrolfatto, grande la bevibilità. @@@@

D'accordo: si è trattato di un'occasione unica, e sono contenta di avervi partecipato.

Però, che begli assaggi si farebbero in una location così, mentre da dietro il finestrino la laguna di Venezia cede il passo alle campagne veronesi, e poi a quelle del Nord Italia, prima di addentrarsi nei paesaggi francesi e oltre ancora, in quelli turchi...

Vi state chiedendo che c'entravano i vini di Capannelle con il VSOE? Il proprietario dell'azienda toscana, l'americano James B.Sherwood, è anche fondatore ed azionista del gruppo Orient-Express Hotels.
Il treno del lusso è casa sua (o quasi), e quindi ha pensato bene di invitarvi un ristretto gruppo di amici...del vino (e di presentare, giustamente, il suo).




04.11.07

Appuntamento a Naturno

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Dopo i fasti di DolceVI, continuano - per gioco, passione e lavoro - le occasioni di festa e/o degustazioni di vini.

Mentre dal 5 al 9 novembre gli amici della Maremma vanno alla conquista della Grande Mela, nella vecchia Italia mettiamo in agenda (almeno) due appuntamenti imperdibili: Naturno e Merano.

Del primo - di cui abbiamo avuto un lussuoso ed esclusivo assaggio pochi giorni fa - diremo poi, qui ci concentriamo sulle Giornate del Riesling Alto Adige Naturno, terza edizione della manifestazione e secondo concorso nazionale "monovarietale", ovvero interamente dedicato alla "regina delle uve bianche" (qui il programma, messo a punto dal comitato organizzatore, presieduto dall’estimatore Joachim Nischler e dall’esperto del settore Peter Dipoli, ritratti insieme agli altri nella foto d'apertura, in collaborazione con l’Associazione Turistica di Naturno, ).

Se il pinot nero è da sempre il banco di prova di ogni viticoltore, sua ineluttabile croce&delizia, sul fronte "bianchista" il riesling non è da meno.
"Si tratta - spiegano gli organizzatori delle giornate di Naturno - di una delle varietà di maggior pregio, estremamente esigente per quanto attiene alle condizioni climatiche e geologiche. Per questo motivo il riesling è presente soprattutto in aree di coltivazione a nord delle Alpi.
Viene coltivato in Alto Adige dalla metà dell’Ottocento e ha trovato due zone di coltivazione ideali soprattutto in Val Venosta e Val d’Isarco.

Il principale mercato dei vini bianchi altoatesini è quello italiano; soprattutto negli ultimi anni il Riesling è stato infatti scoperto anche dagli intenditori e appassionati italiani. La presenza delle condizioni di allevamento richieste da un Riesling di qualità rispetto a terreno e clima, consente all’Alto Adige di produrre con successo questa varietà pregiata. I risultati conseguiti negli ultimi Concorsi del Riesling, insieme ai riconoscimenti assegnati ai Riesling altoatesini dalle più importanti guide enologiche italiane, sono la migliore prova di tale successo."

Questa "festa del Riesling" sarà preceduta come già in passato dal Concorso Nazionale “Riesling Gold”, cui parteciperanno circa 40 aziende vinicole provenienti da varie zone di coltivazione italiane.
Lo scorso anno, il concorso aveva evidenziato il primato dell’Alto Adige e dei suoi Riesling.

I vini in gara saranno degustati da una giuria specializzata, composta da enologi e intenditori italiani ed esteri e presieduta da Armin Kobler, vignaiolo e ricercatore, che dovrà valutare la tipicità e la qualità dei campioni, premiando solo le tre produzioni migliori.

Il pubblico avrà poi a disposizione le giornate di domenica 11 e lunedì 12 novembre per assaggiare non solo i Riesling del concorso, ma anche alcune produzioni del Nuovo Mondo.

E' vero, sono anche i giorni di Merano International Wine Festival: ma organizzandosi con un po' di attenzione - e soprattutto, evitando di trasferirsi da un luogo all'altro in auto se non sono trascorse almeno tre ore dall'ultimo assaggio fatto (a stomaco pieno: a stomaco vuoto meglio aspettarne cinque!) - si riesce a godere di entrambe.





01.11.07

Il potere del gusto (e il gusto del potere)

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Jonathan Nossiter ne ha fatta un'altra delle sue.

E' riuscito a far incavolare persino il leader maximo degli enocritici, Robert Parker, che l'ha bollato di bigottismo e stupidità.
Probabilmente è riuscito a farlo arrabbiare persino più della sua non-autorizzata biografa Hanna Agostini.

Beh, direte, che ha fatto adesso 'sto Nossiter?

Ha pubblicato un libro: "Le Goût et le Pouvoir", nel quale prende le difese dei terroirs e attacca la globalizzazione/stantardizzazione/omogeneizzazione del gusto del vino, promossa, sostenuta e incoraggiata, a suo dire, dai "potenti del vino".
I critici enologici soprattutto, e comunque tutti coloro che da tale appiattimento dei gusti in qualche modo ci guadagnano: in soldi, fama, autorevolezza.

In una parola: potere. Appunto.

"Gli uomini di potere temono il gusto, perché l'espressione del gusto rimette il potere tra le mani dell'individuo, e lo allontanano dalle voci dell'autorità, della corporazione, dell'istituzione, dello stato (...).
Il politicamente corretto non è nient'altro che una soppressione deliberata dei gusti che ci sono propri."

Dal canto suo, Parker contrattacca affermando di star facendo la sua parte "per salvare il mondo dalla stupidità e dal bigottismo del vino di zeloti dalla mente ristretta".

Tra i due litiganti ci siamo noi: il mondo.

Quello che l'uno vuol salvare dall'omologazione del gusto, e l'altro dalla ristrettezza mentale di tutti gli oscurantisti fanatici dei terroir par suo.

L'interrogativo di fondo che possiamo estrapolare da questa gustosa vicenda (è sempre divertente quando certe star se le suonano, sia pure a distanza e solo sulla carta) è interessante e attuale: davvero l'autorevolezza che attribuiamo a certa critica enologica ci sta privando della nostra capacità di giudizio? siamo tutti così influenzabili?

Posso capire la preoccupazione di tanti produttori di assecondare, o comunque non scontentare, guide e guidaioli.

Ma i consumatori, sono parimenti ostaggio di questa situazione?

ps: dimenticavo. Dopo la categoria degli enologi-consulenti, la categoria dei giornalisti del vino e dei critici enologici è quella che meglio si presta a fare il piccione nello sport del tiro al medesimo.

Fatto deprecabile, sicuramente. Ma spesso (anche) meritato.