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31.12.07

Auguri 2008

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Nadalin e Ratafià.

Potrebbe sembrare una formula magica, e forse lo è: la formula della dolcezza per chiudere il 2007 e iniziare il 2008 nel migliore dei modi.
Un dolce tipico veronese e un vino, ugualmente tradizionale, francese.
Perchè Francia e Verona, oggi come nel passato, hanno sempre avuto stretti rapporti.

Il nadalin è il dolce del Natale, com'era facilmente intuibile, ma posso assicurare che è perfetto durante tutte le festività: dunque notte di S.Silvestro e Capodanno compresi.
Le sue origini sono medievali, al punto che il pandoro - la cui ricetta risale all'Ottocento - è considerato la sua più fortunata evoluzione.
Gli storici dicono che gli ispiratori furono gli Scaligeri: nel Natale del 1260, il primo della loro signoria, incaricarono un pasticcere di inventarsi un dolce che simboleggiasse la grandezza della città.
L'anonimo pasticcere eseguì e fu tale il successo della sua creazione da farla diventare il dolce cittadino natalizio per eccellenza.

Gli ingredienti del nadalin sono semplici e la lavorazione non è difficile.
Per quattro persone occorrono:

500 g di farina bianca
170 g di burro
40 g di pinoli
150 g di zucchero
4 uova
20 g di anice
50 g di lievito di birra
5 g di zucchero vanigliato
5 g di sale
Facoltativo: vino passito bianco.

Come si fa:
si versa sul tavolo la farina a fontana, si mettono al centro tutti gli ingredienti (eccetto i pinoli), eventuale vino compreso, poi si impastano con molta cura e si lascia lievitare il tutto in luogo tiepido, coperto da un panno, per almeno tre ore.
In seguito si mette la pasta in uno stampo profondo a forma di stella e la si cosparge di pinoli.
Cuocere a fuoco medio in forno per almeno 50 minuti, al termine dei quali il dolce va cosparso di zucchero a velo.

Tradizione vorrebbe che il nadalin si offra e si consumi accompagnandolo con una tazza di cioccolata calda o con un Recioto della Valpolicella; ma, come detto, si può osare un Ratafià dallo Champagne, un vino dolce fortificato abbastanza raro, che solo pochi champagnard producono, in quantità limitate.

Uno di questi è l'amico Francis Boulard: il Ratafià assaggiato in questi giorni di chiusura d'anno è infatti suo.

Da uve pinot meunier (un vitigno considerato minore), Francis ha tratto un vino dal colore oro intenso e brillante, e i profumi di frutta esotica molto matura (banana, datteri), insieme a miele e a uva passa.
In bocca il vino - che è fortificato con acquavite o brandy - si rivela molto equilibrato: acidità, zuccheri, alcol appaiono ben bilanciati tra loro, regalando eleganza e persistenza ad ogni sorso.
Tornano anche al gusto i sentori della frutta matura, arricchiti nel retrolfatto da qualche ricordo di frutta secca (noce).

Nadalin e Ratafià: un abbinamento forse insolito, molto latino, europeo, anzi: mediterraneo.
Con l'augurio che anche le politiche vitivinicole dei nostri rispettivi governi, italiano e francese, sappiano trovare nei mesi a venire ai comuni problemi terreni di intesa altrettanto soddisfacenti...

Buon 2008 a tutti!




27.12.07

La foglia che non voleva acqua

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Oggi vi racconto una parabola, e vi propongo un piccolo gioco.
Cominciamo dalla prima.

"C'era una volta una pianta giovane, di belle speranze.
Aveva esattamente quattro foglie.

Quattro belle foglie lucenti di rugiada e di sole.

Un giorno, le quattro foglie fecero - è di moda - un brainstorming. Una riunione di gruppo.

Una di esse dichiarò che la sua vocazione era certo di stare unita all'alberello che nasceva, ma che d'ora in avanti aveva deciso di fare a meno dell'acqua.

Una questione di regime personale.

'Le compagne di gruppo studino il problema e, naturalmente, rispettino la sua libertà'.

Le altre tre foglie erano così piene di buona volontà che decisero di accettare la richiesta della loro compagna.

Si installò un ingegnoso sistema di ombrello: quando faceva bel tempo si chiudeva, appena minacciava pioggia lo si apriva.

Purtroppo l'alberello così promettente mostrò sintomi di deperimento e morì.

Tutte le foglie furono portate via dal vento.

Che cosa si sarebbe dovuto fare?
Chiedere alla foglia che non voleva acqua di andarsene altrove? Cercare un compromesso?
Vi sono gruppi nei quali, per rispettare la scelta di uno, viene sacrificata quella degli altri.

E il gruppo intero muore".

Fine della storiella.
Ed ora il gioco: citare almeno una situazione nel mondo del vino cui si attagli questa metafora...




22.12.07

Il Signore della mia fede

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Giunti al secondo Natale on-line, dopo tante chiacchiere, torniamo in questi giorni alla sostanza, all'essenzialità, a ciò che conta davvero.
Alle cose serie, quelle vere. Quelle che restano.
Perchè il resto, tutto il resto, è solo di passaggio. Come noi.
Buon Natale a tutti.

"Non credo nel dio dei magistrati,
nè in quello dei generali
o delle allocuzioni patriottiche.
Non credo nel dio degli inni funebri,
o dei prologhi delle costituzioni
e degli epiloghi dei discorsi eloquenti (...)

Non credo nel dio delle feste natalizie commerciali,
nel dio delle pubblicità sgargianti.
Non credo in questo dio fatto di menzogne
fragili come la terracotta,
non credo nel dio dell'ordine stabilito
sul disordine consentito.

Il Dio della mia fede nacque in una grotta.
Era ebreo: fu perseguitato da un re straniero
e camminò errante per la Palestina.
Si faceva accompagnare da gente del popolo.

Dava pane a chi aveva fame;
luce, a chi viveva nelle tenebre;
libertà, a chi giaceva in catene;
pace, a chi invocava da Lui giustizia (...)

Il Dio della mia fede
non è altri che
il figlio di Maria,

Gesù di Nazareth.

Tutti i giorni Egli muore
crocefisso dal nostro egoismo.
Tutti i giorni Egli risorge
per la forza del nostro amore
".

Frei Betto

(tratto da: Fr.Fernando, Fr.Ivo, Fr.Betto: "Il cantico nella fornace", EDB, Bologna, 1981)





19.12.07

Il Veneto, noialtri e il vino

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Gli italiani sono un popolo di scrittori, è cosa nota.
Ecco pertanto, fresco di stampa, un nuovo libro dedicato ad una delle regioni più produttive d'Italia.

Il libro "Il Veneto, noialtri e il vino" verrà presentato ufficialmente giovedì 20 dicembre in Sala Rossa (Loggia di Fra' Giocondo, Palazzi Scaligeri, piazza Dante, Verona) alle 18.

Introdurrano l'autore il giornalista Fabio Piccoli, il prof.Antonio Calò dell'Istituto Sperimentale per la Viticoltura di Conegliano Veneto e l'enologo Daniele Accordini, presidente della sezione Veneto Occidentale di Assoenologi.

Estrapoliamo dal c.s. dell'editore:
"Sono diversi anni che Andrea Zanfi sta tracciando un profilo non solo della migliore produzione enologica italiana, ma anche di quei vignaioli che, con le loro scelte aziendali, hanno saputo porsi all'attenzione del mercato nazionale e internazionale.

'Il Veneto, noialtri e il vino' è pertanto il sesto volume della collana editoriale della Carlo Cambi Editore dal titolo 'I grandi vini delle regioni d'Italia', nella quale si coniugano l'immagine del mondo vitivinicolo italiano di questo inizio secolo, con gli aspetti paesaggistici e ambientali che caratterizzano e differenziano ogni singola area produttiva.

'Il Veneto, noialtri e il vino' 'svela' 63 aziende vitivinicole e i vignaioli sono raccontati al lettore attraverso pennellate narrative capaci di cogliere gli aspetti che in qualche modo hanno caratterizzato e caratterizzano la loro vita e il rapporto che li lega al territorio che li circonda. Insomma, non soltanto la mera visione di un'azienda e dei propri
prodotti, ma soprattutto di ciò che sta 'dietro' al vino e alla sua realizzazione.

Un percorso che ha portato Andrea Zanfi a vivere una bellissima esperienza umana e sensoriale e a scoprire che il Veneto, regione di grande importanza nel panorama vitivinicolo nazionale, si è piano piano aperto, mostrandosi ricco, originale, con mille percezioni, alcune delle quali affioravano anche contrastanti man mano che il viaggio si prolungava nel tempo, e che fuoriuscivano spontanee durante le tante degustazioni effettuate dall'autore nelle decine e decine di aziende visitate (circa 100) o nelle lunghe chiacchierate con i vignerons e con i molti imprenditori veneti".

Se non sapete cosa regalare all'amico (o anche al parente) enofilo (e che ama leggere), questo libro potrebbe essere un'idea.




17.12.07

Semplicemente Piera

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Dalla Grande Distribuzione Organizzata all'Horeca.
Un bel salto, e in un momento abbastanza critico per il settore: secondo il Consorzio distributori alimentari, il più importante gruppo indipendente italiano di distributori di bevande, nei primi dieci mesi del 2007 si sono registrati consumi in netto calo in tutto il canale Horeca e prezzi in costante aumento, con prospettive che non lasciano ben sperare nemmeno per il 2008.

Ma chi non risica non rosica: ecco perciò che Martellozzo S.r.l., storica azienda veneta (ma da tempo operativa in Friuli), volta pagina e gioca la carta delle linee "top".

La nuova strategia coincide con la nascita di un nuovo brand "Piera Martellozzo-Semplicemente vino", un marchio che è anche una persona: Piera Martellozzo, appunto, dai primi anni '90 attiva nell'azienda di famiglia.

Chi meglio della diretta interessata può parlare della sua azienda e dei suoi progetti?
Ecco perciò l'intervista che la sig.ra Piera (che ringraziamo per la disponibilità in questi convulsi giorni pre-natalizi) ha concesso a VinoPigro.

Cos’è “PIERA MARTELLOZZO – SEMPLICEMENTE VINO”: un’azienda produttrice o semplicemente distributrice?
Entrambe le cose: la nostra azienda produce e distribuisce.

Da dove vengono i vostri vini, quante bottiglie producete e dove vengono vendute?
I nostri vini vengono dalle terre friulane, dalle cantine sociali e private che con noi collaborano costantemente a partire dal momento di raccolta delle uve fino all’imbottigliamento del vino.
Produciamo 9 milioni circa di bottiglie l’anno.
I nostri prodotti sono distribuiti in Italia, soprattutto nelle grandi catene della G.D.O., e all’estero in Germania, Austria, Svizzera, Portogallo, Norvegia, Estonia, Ex Unione Sovietica, Stati Uniti, Canada, America Latina, Corea.


Chi è il vostro consumatore ideale?

Il consumatore che punta alla qualità ma non perde di vista il prezzo, quello che è consapevole che per avere un ottimo vino non è necessario spendere sempre grandi cifre, quello che comunque ama esplorare il territorio alla ricerca di vini dal profilo varietale definito e riconoscibile.

Come pensa di raggiungerlo per comunicare con lui/lei?
Semplicità, onestà, tradizione, sono i valori che da sempre guidano la mia vita e il mio lavoro in azienda. Ho scelto la via della sincerità perciò questi sono i messaggi che voglio trasmettere al consumatore, che di me si può fidare perché ciò che dico corrisponde a ciò che sono.

Qual è la Sua strategia di marketing?

Intendiamo presidiare la nostra posizione nella G.D.O., conquistata grazie alla promozione dei vini da vitigni autoctoni e al vino biologico, ma soprattutto affrontare l’entrata nel canale Ho.re.ca., al quale dedichiamo le linee Terre Magre e I Cjamps, nonché due blend barricati. Per questo inizieremo ad investire una cifra importante in advertising, attiveremo un servizio di informazione stampa, potenzieremo il nostro sito e presidieremo eventi che ci garantiscano notorietà e visibilità.
Inoltre proseguiremo nella strategia perseguita fino ad oggi, vale a dire nello sviluppo di nuovi prodotti che anticipino l’evoluzione dei gusti del consumatore e continueremo nell’ ampliamento della rete commerciale internazionale in funzione della globalizzazione dei mercati.


Perché ha scelto di lavorare nel settore del vino?

Per passione, per cultura, per educazione: è stato mio nonno nel 1899 ad iniziare questa attività, poi mio padre, adesso io. Sono nata e cresciuta nella campagna veneta, poi sono stata adottata dalla terra friulana; è questo continuo contatto con la terra a generare l'entusiasmo e l’energia che infondo nel mio lavoro.

Semplice, chiara, diretta. E concreta.
Una vera "donna del vino", alla quale facciamo i migliori auguri per questa attività: difficile, rischiosa, entusiasmante come poche.




12.12.07

Vinopigro's Best Wine 2007

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Dicembre: tempo di regali, bilanci, auguri, buoni propositi, eccetera.
Cominciando da questi ultimi, m'impegno anche per il 2008 a scegliere di bere il meglio e, se è il caso, a farvene partecipi parlandone qui.

Passando invece ai regali e ai bilanci, ecco il mio personale elenco di the best of: lo fanno tutti, lo faccio anch'io.
Ma, naturalmente a modo mio: cioè il più pigro possibile.

Il criterio-guida di questa breve lista (nemmeno dieci vini, più qualche "parimerito", altrimenti detto ex-aequo) è infatti assolutamente personale e quindi altrettanto opinabile: si tratta di vini che, a memoria, mi sono piaciuti di più, principalmente per motivi edonistici e di gusto, ma anche psicologici, personali, emotivi.

E quando dico "a memoria", l'espressione va intesa alla lettera: significa "senza il soccorso di archivi cartacei o altro".

Nessun appunto, nessuna archiviazione: solo vini che, per un motivo o per altro, si sono naturalmente impressi nella mia memoria, guadagnandosi un posto tra i miei assaggi preferiti di quest'anno.

Coerentemente con questa mancanza di sistematicità e scientificità, anche le categorie sono decisamente empiriche: e non è detto che il prossimo anno siano le stesse. Anzi, sicuramente saranno diverse.

Così io non mi annoio, e chi legge nemmeno.

Ciò premesso, ecco il my best di Vinopigro:

Le bollicine:
Hispida Vino Bianco Spumante Brut 2006 - Castello di Lispida
Mi piace perchè: è uno spumante veneto da uve tocai in purezza (e non l'onnipresente prosecco, o la garganega) d'incredibile bevibilità, insolito al naso e in bocca, morbido, fresco, agrumato.

Parimerito: Il Carlino – Spumante Brut met. Charmat Collezione G.Trisciuzzi
Mi piace perchè: da uve pinot bianco (51%) e chardonnay (49%), è un ottimo spumante da tutto pasto, disimpegnato, fruttato, morbido ma non troppo, elegante senza affettazioni.

Il vino rosso:
Hausmannhof Riserva Alto Adige Pinot Nero DOC 2004 - Haderburg
Mi piace perchè: è elegante, sanguigno, speziato-fruttato, persistente. Un vino di straordinaria personalità.

Il vino bianco:
Manzanilla Sanlúcar de Barrameda Papirusa 2006Lustau
Mi piace perchè: per i nostri gusti, vini secchi come gli spagnoli Fino di Jerez sono pressocchè inavvicinabili. Ma dopo un viaggio-studio nella zona di produzione e soprattutto l'iniziazione a certa cucina spagnola, la prospettiva - e il giudizio - cambiano. Questo Manzanilla dai profumi tipici di lievito, il sapore secchissimo come una frustata, sa di crosta di pane e frutta secca, e ha un retrolfatto di straordinaria pulizia.
Accostato a crostini di pane con crema di castagne e bacalà mantecato nel corso di una memorabile degustazione di Sherry & Co. alla Taverna Kus di San Zeno di Montagna (VR) si è rivelato un'autentica esperienza.

Il vino dolce:
Pedro Ximenez Cardenal Mendoza
Altro vino spagnolo, distribuito in Italia da F.lli Rinaldi.
Mi piace perchè: è suadente, avvolgente, caldo, di una eleganza discreta ma di gran classe. Rotondo, pieno, appagante, morbido, (ecc, ecc...)...

Parimerito:
Merlino 06/92 Rosso Fortificato Dolomiti IGT - Pojer e Sandri
Mi piace perché: è l'esempio più brillante di come, da un iniziale fallimento, si possa arrivare ad un grande successo. E' un vino fortificato, buonissimo da bere e bello da pensare, che fa onore al suo territorio d'origine (e al suo produttore).

- Calissaja 99 – Pinot Nero Chinato Cascina Baricchi:
Mi piace perchè: amo il Barolo chinato, ma questo Pinot nero "corretto" con più di 20 tra spezie, radici, erbe e non so che altro mi intriga ancora di più...

Il vino veronese:
Valpolicella Superiore Ripasso "Ottomarzo" 2005 - distr. da Vin & Organic
Mi piace perchè: è un Valpolicella Superiore Ripasso. Uno "vero". Cioè un Valpolicella Superiore. Non un baby Amarone. Giustamente alcolico ma non troppo, strutturato ma non troppo, fruttato il giusto. E soprattutto bevibile.

Il vino estremo:
Serragghia Bianco Zibibbo Sicilia IGT 2006 - az. agr. Giotto Bini .
Mi piace perchè: l'ho bevuto due volte, e non sono stata in grado di riconoscerlo. Forse perchè ogni bottiglia è una sorpresa (è un biodinamico). Eppure quella totale dissociazione tra profumi e sapore (dolcemente golosi e accattivanti i primi, secco e austero il secondo) è inconfondibile. In realtà, non ho ancora deciso se mi piace davvero, o no. Perciò nel dubbio continuo a berlo.

Lo Champagne:
Cuvée Petraea XCVII-MMIII - Raymond Boulard
Mi piace perchè: quando vinco e voglio premiarmi, mi concedo un Krug. Siccome non vinco mai, il Petraea di Francis Boulard è un ottimo premio di consolazione.

Per quest'anno è tutto.

I più accorti tra gli eno-lettori avranno notato che alcuni dei miei vini compaiono anche in un'altra, ben più autorevole e documentata lista.
I motivi di tali ripetizioni possono essere molteplici:

1) Aristide e io frequentiamo gli stessi postacci (Vinitaly, Merano IWF, Fornovo, Villa Favorita, ecc.);
2) Le nostre occasioni di traviamento sono le stesse (degustazioni, pranzi e cene al ristorante, ecc.);
3) Eravamo insieme quando abbiamo assaggiato quei vini;
4) Io ho copiato la sua lista;
5) Lui ha copiato la mia lista, ma è stato più veloce a postare la sua;
6) I nostri amici produttori/sommelier/enotecari/ristoratori sono gli stessi;
7) Abbiamo gli stessi cattivi gusti.

Siete liberi di scegliere la spiegazione che preferite, e anche più d'una allo stesso tempo.
Poco o tanto, sono tutte vere.




08.12.07

Passiti d'Italia 2008: le 5 sfere

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"Bere Dolce", la famosa guida monotematica sui vini dolci italiani edita da Cucina&Vini, volta pagina e cambia marcia.
Ora si chiama "Passiti d'Italia" e non prende in esame soltanto i vini passiti dolci, ma anche quelli secchi.

Una tipologia, quest'ultima, nella quale, però, a voler essere onesti, non c'è (stata) gara.
Almeno in questa prima edizione della rinnovata guida.

Perchè, nonostante i molti tentativi di imitazione, il "vino secco da uve appassite" per eccellenza è e resta sempre quello: l'Amarone della Valpolicella.

Quest'anno il lavoro che si sono sobbarcati i curatori Francesco D'Agostino e Alessandro Brizi, con la loro squadra di degustatori esperti, è stato particolarmente oneroso.

La selezione ha richiesto otto lunghi mesi di assaggi: le degustazioni finali si sono tenute a Roma appena 2 giorni fa, il 6 dicembre.
Ecco perciò, in anteprima assoluta, i vincitori di questa prima edizione, cioè i vini che ottenendo la valutazione più alta si sono meritati le 5 sfere:

I Passiti dolci:

Colline Pescaresi Passito Rosso Clematis 2002 - Ciccio Zaccagnini
Alto Adige Gewürztraminer Vendemmia Tardiva Joseph 2005 - Hofstätter
Alto Adige Gewürztraminer Vendemmia Tardiva Terminun 2005 - Cantina Produttori Termeno
Freienfeld Weiss Vendemmia Tardiva 2005 - Cantina Produttori Cortaccia
Alto Adige Goldmuskateller Vinalia 2005 - Cantina Produttori Bolzano
Alto Adige Goldmuskateller Passito Serenade 2004 - Viticoltori Caldaro
Colli Orientali del Friuli Picolit 2005 - Rocca Bernarda
Colli Orientali del Friuli Rosazzo Riserva Picolit 2004 - Livio Felluga
Colli Orientali del Friuli Verduzzo Friulano Cràtis 2004 - Scubla
Tal Lùc 2005 - Lis Neris
Salina Malvasia Tenuta Capofaro 2006 - Tasca d'Almerita
Passito di Pantelleria Ben Ryé 2006 - Donnafugata
Moscadello di Montalcino Vendemmia Tardiva 2005 La Poderina - Saiagricola
Vin Santo di Montepulciano 1995 - Avignonesi
Aleatico dell’Elba 2004 - Acquabona
Umbria Passito 2003 La Palazzola - Grilli
Recioto di Soave 2006 Vicentini
Recioto di Soave Classico Le Sponde 2005 - Coffele
Veneto Passito Bianco Acininobili 2003 - Maculan
Recioto della Valpolicella Cl. 2006 - Brunelli
Recioto della Valpolicella Cl. La Rosta 2005 - Degani
Recioto della Valpolicella Cl. TB 2003 - Bussola

Più corta, com'era logico aspettarsi, la lista delle 5 sfere dei passiti secchi.

In giro per l'Italia i vini secchi da uve appassite sono pochissimi, e in Valpolicella, a dispetto dell'enorme produzione di Amarone - o forse, proprio a causa di questo - le bottiglie "top", emozionanti, sono sempre di meno.

Un fenomeno che può essere interpretato sia come un generale innalzamento della qualità media di questo tipo di vino, sia come un altrettanto generale appiattimento stilistico dello stesso.

Comunque sia, i vini passiti secchi (tutti veneti) che si conquistano le 5 sfere in questa rinnovata guida sono:

Breganze Rosso Crosara 2004 - Maculan
Amarone della Valpolicella Classico Campo Masua 2001 - Venturini
Amarone della Valpolicella Bosan 2000 - Cesari
Amarone della Valpolicella Classico Cinque Stelle Collezione Ca’ del Pipa 2003- Michele Castellani
Amarone della Valpolicella Classico Capitel Monte Olmi 2003 - Tedeschi
Amarone della Valpolicella Case Vecie 2003 - Brigaldara
Amarone della Valpolicella Vigneto Monte Lodoletta 2002 - Romano Dal Forno

Vino dell'Emozione 2008, il passito che ha incontrato il consenso incondizionato e unanime della squadra dei degustatori coinvolgendola in un assaggio indimenticabile è il Colline Pescaresi Passito Rosso Clematis di Ciccio Zaccagnini.

A tutti i selezionati, i nostri più vivi e soddisfatti complimenti.
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06.12.07

Piccole-medie aziende: aggregarsi, o...

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"Perché chi segue istituzionalmente le aziende vitivinicole, invece che scommettere su cavalli di battaglia già azzoppati in partenza, o intentare guerre demagogiche alle normative europee, non lavora alla concentrazione, perlomeno commerciale, delle produzioni della miriade di piccoli vitivinicoltori sul territorio per poter affrontare sia l’export sia la grande distribuzione nazionale? Chi avesse una buona risposta può girarcela, ci aiuterebbe a capire …"

Prendo spunto dalla conclusione di un ottimo editoriale dell'amico giornalista e consulente Matteo Marenghi (il testo completo è qui) per stimolare una riflessione, riguardante una fase cruciale della vita di ogni azienda: la commercializzazione dei propri vini.

A meno dell'apertura di nuovi, insospettabili canali di vendita, al momento le alternative per "piazzare" il vino italiano sono solo due: la grande distribuzione (leggi: super e ipermercati) e l'Horeca (hotel, ristoranti, catering, ma anche il dettaglio specializzato: enoteche, wine bar et similia).

Ora, è un dato di fatto che parlare ad un produttore medio-piccolo di "vendere al supermercato" il proprio vino equivale a fargli venire un attacco di orticaria.
Perchè (obietta subito il produttore) nei famigerati iper e super ci vanno solo le aziende monstre da milioni di bottiglie, le cantine sociali, gente insomma, che è sinonimo di grande quantità-bassa qualità (e basso prezzo).

E poi, il canale moderno non cerca la qualità, la territorialità, la personalità; cerca, pretende solo prodotti "da prezzo" e da "volume". In altre parole, milioni di bottiglie al prezzo più basso possibile.
Per non parlare dei fee d'ingresso: finire sullo scaffale non è mica gratuito. Soprattutto se sei sconosciuto ed è la prima volta che ti avventuri in questa autentica giungla.

No, meglio non mescolarsi con certi colossi: non si può attraversare l'oceano su una barchetta a remi - al massimo, su un Flying Junior - quando gli altri viaggiano su transatlantici.

Meglio continuare a tentare la carta di enoteche e ristoranti.
I quali, in patria almeno, rappresentano una torta sempre più piccola a fronte di un numero di "invitati" (le aziende che propongono i loro vini) sempre più ampio.

Viceversa, in patria come all'estero, fa notare Marenghi, "l’aumento costante e significativo degli acquisti di vino presso i supermercati è generalizzato, quindi non sperino i ‘vigneron’ di continuare a contare unicamente su ristoratori, wine-bar e privati; la portata del canale tradizionale si restringe inesorabilmente".

Da un lato dunque, anche le aziende dalle produzioni più limitate - ma non abbastanza da riuscire a vendere in loco, o poco distante, tutto il loro prodotto - dovranno guardare alle piazze estere, se vogliono sopravvivere: dall'altro, queste piazze appaiono popolate sempre più da supermercati che da ristoranti.

Esportare - ed entrare nei super - o cambiare mestiere.
Allo stato attuale delle cose, o sei grandissimo, o sei piccolissimo. Tertium non datur.
E per diventare grandissimi, quando si è piccoli, occorre aggregarsi. Metter da parte campanilismi e diffidenze, e far fronte comune.

E' questa la vera sfida dei prossimi anni.
Fare il vino "buono" ad un prezzo congruo - ovvero, il grande cimento degli ultimi anni - è già una questione superata ...




03.12.07

Il vino all'acido

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Ricordate il famigerato vino al metanolo della seconda metà degli anni '80, origine e causa di 19 morti avvelenati (e di altre 15 persone colpite da cecità)?

Ebbene, nel Terzo Millennio gira "roba" più forte.

Il vino all'acido cloridrico, per esempio. Con aggiunte di solforico.

La notizia è di queste ore: da nostre informazioni, gli uomini del Corpo Forestale dello Stato ( e dell'ICQ) di Verona hanno arrestato Bruno Castagna di Veronella (VR) e sequestrato un ingente quantitativo di una mistura - spacciata per "vino" - composta in parte da mosto (50 per cento), e per il restante da acqua, zucchero e dagli acidi suddetti.

E' opinione degli investigatori - ma le indagini sono ancora in corso e quindi il condizionale è d'obbligo - che il tutto venisse poi venduto sfuso come "vino da tavola" "bianco" e "rosso" a imbottigliatori che lo destinavano a supermercati italiani.

Maggiori dettagli nelle prossime ore.




02.12.07

Publigiornalisti

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In questi giorni si è tenuto (non-ricordo-più-dove) il congresso della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI), sindacato di settore al quale anch'io ogni tanto (ovvero: quando mi ricordo di foraggiarli col mio obolo) appartengo.

Tralascio ciò di cui hanno discusso e quanto è stato deliberato perchè di scarso interesse per molti: per i miei abituali cyberlettori e per migliaia di colleghi, le cui condizioni di lavoro e soprattutto remunerazione non cambieranno di una virgola.

Ciò che invece vorrei riportare alla vostra attenzione è l'articolo di uno di questi soloni dell'informazione tradizionale: la versione completa potete leggerla qui, io copio-incollo alcuni passaggi:

"Nelle redazioni è nata una nuova figura professionale, il "publigiornalista", ovvero un organismo geneticamente modificato ottenuto dall'incrocio tra il giornalista ed il copywrighter (...)
L'informazione giornalistica è sempre più assoggettata agli interessi degli inserzionisti, per cui i lettori sono stati trasformati in consumatori e la stampa in spazi di pubblicità occulta. E chi dovrebbe controllare non ha i mezzi per farlo o non lo fa (...)
Un tipico esempio di come gli inserzionisti sconvolgono il contenuto dell'informazione è il caso delle acque minerali
" . L'articolo continua sostenendo che, grazie alla pressione pubblicitaria esercitata dai produttori, per una spesa complessiva di 350 milioni di euro l'anno, si diffondono sulla stampa messaggi favorevoli al consumo di acqua in bottiglia, "mentre si tacciono i difetti e gli scandali del lucroso settore".

Qualcosa di ancora più grave si è verificato un paio d'anni fa con la storia dell'influenza aviaria, i cui pericoli sono stati ingigantiti ad arte (e in maniera assolutamente acritica, per non dire stolida) dai soliti mass media.

Ora, veniamo a noi, al mondo del vino.

Che i media tradizionali - riviste, ma anche guide - siano fortemente condizionati dalla pressione esercitata dai rispettivi reparti commerciali (detti anche "venditori di pubblicità) è storia nota. Così nota che non ci facciamo nemmeno più caso.

Sono giornalista da oltre vent'anni, e mai mi era successo di sentirmi suggerire (o respingere) articoli in funzione del gradimento (o meno) di chi vende pubblicità per le testate.

Mi è successo solo un paio di volte - statisticamente, una frequenza irrilevante - ma trovo significativo che sia successo proprio negli ultimi cinque anni, e non prima.

Questo vuol dire che molta informazione di settore - non voglio dire tutta - non è libera come dovrebbe/vorrebbe.

E soprattutto, cosa ben più grave - ma sulla quale la maggior parte dei soloni di cui sopra invece tace - non siamo liberi noi.

Perchè i primi a disattendere i dettami dell'Ordine dei Giornalisti, il suo tariffario nazionale, sono proprio gli editori.
I quali, come tutte le aziende finalizzate a guadagnare, tendono a tagliare le spese il più possibile, e a limitare (anzi, ad annullare) gli investimenti.

Nel giornalismo, una volta esclusi i mezzi tecnologici, "spese" e "investimenti" sono soprattutto persone.
Giornalisti, appunto.

Ai quali, nella gran parte dei casi, soprattutto se "esterni", "collaboratori" o "freelance" (in pratica, l'80 per cento delle persone), si assicura solo il minimo sindacale.

Detta brutalmente, ci pagano un tanto al chilo (di carta che riusciamo a riempire).

Una cifra che, in genere, è inferiore alla tariffa oraria di un operaio specializzato, ma ha un livello di tassazione degno del direttore generale di un'azienda.

Certo, ci sono le eccezioni.
Ma sono rare.

Chi si scandalizza per le commistioni pubblicità-informazione fa bene: è contro la nostra etica professionale, è una truffa ai danni del lettore.

Ma anche l'attuale sistema economico-finanziario del giornalismo italiano è assolutamente da deprecare, annullare, rifondare.

Perchè meno ci pagano, più siamo ricattabili. Più siamo ricattabili, meno saremo autorevoli/credibili.

Perchè quello che ci chiedono di continuare ad avvalorare, con il nostro lavoro, è una forma, più o meno scoperta, di sfruttamento. disapprova.gif

L'informazione libera? cercatela sui blog.

Ma fate in fretta.

L'Odg è un essere preistorico scampato non si sa come all'estinzione, e prima o poi si accorgerà che esiste anche questo mezzo, e pretenderà di irregimentarlo, codificarlo, regolamentarlo.

E per continuare a fare liberamente il nostro mestiere di operatori dell'informazione, e a scrivere quello che ci piace, quando e come ci piace, sempre nel rispetto del codice (civile e penale), dovremo inventarci un altro mezzo.

p.s: Il giorno che mi metterò a fare altro, anche con questo (e grazie a questo) blog, i miei cyberlettori saranno i primi a saperlo. Promesso.




01.12.07

Cristallizzazione sensibile (e altre avventure biodinamiche)

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Si è parlato anche di questo, al seminario "La Conoscenza non ha confini" organizzaro da VinNatur, tenutosi presso VeronaFiere.

E di energie: della terra, dell'aria, dell'uomo, del mondo, del suolo, del vino.

Un'iniziativa doverosa ("c'è troppa confusione in Italia sul concetto di bio: bio-logico, bio-dinamico, o altro" ha detto Angiolino Maule, produttore e presidente di VinNatur) e coraggiosa (vi hanno partecipato produttori da tutta Italia, piccoli, grandi, grandissimi, industriali e non, e non pochi giornalisti di settore. C'era persino qualche wine blogger).

Ma che, personalmente, spero sia solo la prima di una serie.
L'argomento della viticoltura non convenzionale (o non industriale) è infatti troppo complesso e ampio per poterlo esaurire in un giorno e mezzo di relazioni.
D'altra parte, lo stesso Maule ha dichiarato che "la biodinamica dovrebbe essere considerata un punto di partenza; invece molti produttori la considerano un punto di arrivo".

Per non parlare di quelli che la considerano un...punto vendita.
Perchè a molta gente, del bio-qualcosa piace soprattutto il risvolto commercial-markettaro-modaiolo.

Ciò premesso, uno degli argomenti più insoliti trattati nella due-giorni - che peraltro non ho potuto vivere fino all'ultimo - è stata la cristallizzazione sensibile; grazie a questa metodica (che il relatore del seminario, Christian Marcel, raccomanda di affiancare alle analisi tradizionali, non di sostituire ad esse) sembra che sia possibile prevedere eventuali problemi della vite e del vino (e non solo) o individuarne le cause.

Ciò grazie all'esame di un cristallogramma ottenuto con una soluzione a base di cloruro di rame.

Sempre il rame è poi l'elemento chiave di altri interventi, per esempio relativi alla gestione dell'acqua in un vigneto (cosa di cui ha parlato lo svizzero Hervè Detomasi, enologo e ingegnere in produzione vegetale).

Equilibri da ripristinare, energie da rivitalizzare, la comunicazione tra Uomo e Vite, l'alba del nuovo Umanesimo: da quel poco che ho potuto ascoltare, la biodinamica appare ai giorni nostri ancora troppo dipendente dalla filosofia steineriana che le ha dato origine.

Proprio questo aspetto ancora troppo filosofico-ideologico e troppo poco scientifico continua ad alimentare la diffidenza e lo scetticismo di tante persone: l'impostazione "non so come nè perchè, però funziona" non è più facilmente accettabile.

L'empirismo eretto a sistema insomma non può essere la sola via della viticoltura biodinamica; credo che l'indagine scientifica debba essere il naturale prosieguo dei numerosi punti interrogativi che la biodinamica pone.

Un vero peccato pertanto che al momento la scienza ufficiale sembri avere altri interessi da sviscerare....brevetti e ingegnerizzazioni varie &assortite rappresentano sicuramente un campo d'indagine più affascinante.

E, probabilmente, anche più remunerativo.

ps: ovviamente, continuerò a cercare e a bere vini biodinamici. I quali, quando sono buoni, sono spettacolari. Lo sono davvero: non so come, né perchè. E, a pensarci bene, non m'importa di saperlo.