Auguri 2008

Nadalin e Ratafià.
Potrebbe sembrare una formula magica, e forse lo è: la formula della dolcezza per chiudere il 2007 e iniziare il 2008 nel migliore dei modi.
Un dolce tipico veronese e un vino, ugualmente tradizionale, francese.
Perchè Francia e Verona, oggi come nel passato, hanno sempre avuto stretti rapporti.
Il nadalin è il dolce del Natale, com'era facilmente intuibile, ma posso assicurare che è perfetto durante tutte le festività: dunque notte di S.Silvestro e Capodanno compresi.
Le sue origini sono medievali, al punto che il pandoro - la cui ricetta risale all'Ottocento - è considerato la sua più fortunata evoluzione.
Gli storici dicono che gli ispiratori furono gli Scaligeri: nel Natale del 1260, il primo della loro signoria, incaricarono un pasticcere di inventarsi un dolce che simboleggiasse la grandezza della città.
L'anonimo pasticcere eseguì e fu tale il successo della sua creazione da farla diventare il dolce cittadino natalizio per eccellenza.
Gli ingredienti del nadalin sono semplici e la lavorazione non è difficile.
Per quattro persone occorrono:
500 g di farina bianca
170 g di burro
40 g di pinoli
150 g di zucchero
4 uova
20 g di anice
50 g di lievito di birra
5 g di zucchero vanigliato
5 g di sale
Facoltativo: vino passito bianco.
Come si fa:
si versa sul tavolo la farina a fontana, si mettono al centro tutti gli ingredienti (eccetto i pinoli), eventuale vino compreso, poi si impastano con molta cura e si lascia lievitare il tutto in luogo tiepido, coperto da un panno, per almeno tre ore.
In seguito si mette la pasta in uno stampo profondo a forma di stella e la si cosparge di pinoli.
Cuocere a fuoco medio in forno per almeno 50 minuti, al termine dei quali il dolce va cosparso di zucchero a velo.
Tradizione vorrebbe che il nadalin si offra e si consumi accompagnandolo con una tazza di cioccolata calda o con un Recioto della Valpolicella; ma, come detto, si può osare un Ratafià dallo Champagne, un vino dolce fortificato abbastanza raro, che solo pochi champagnard producono, in quantità limitate.
Uno di questi è l'amico Francis Boulard: il Ratafià assaggiato in questi giorni di chiusura d'anno è infatti suo.
Da uve pinot meunier (un vitigno considerato minore), Francis ha tratto un vino dal colore oro intenso e brillante, e i profumi di frutta esotica molto matura (banana, datteri), insieme a miele e a uva passa.
In bocca il vino - che è fortificato con acquavite o brandy - si rivela molto equilibrato: acidità, zuccheri, alcol appaiono ben bilanciati tra loro, regalando eleganza e persistenza ad ogni sorso.
Tornano anche al gusto i sentori della frutta matura, arricchiti nel retrolfatto da qualche ricordo di frutta secca (noce).
Nadalin e Ratafià: un abbinamento forse insolito, molto latino, europeo, anzi: mediterraneo.
Con l'augurio che anche le politiche vitivinicole dei nostri rispettivi governi, italiano e francese, sappiano trovare nei mesi a venire ai comuni problemi terreni di intesa altrettanto soddisfacenti...
Buon 2008 a tutti!







