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28.02.08

Tutti pazzi per il Rosso

via centrale di Montalcino, b.jpg

Il Brunello di Montalcino 2003? Boh.

Insomma.

Certo, per carità, a ben cercare qualche bella bottiglia in giro si trova...con un po' di fortuna e molta pazienza (sicuramente, quelle che io non ho avuto al momento degli assaggi del Benvenuto Brunello edizione 2008).

E poi, dai. Il Brunello di Montalcino è un po' come l'Amarone della Valpolicella: non sono vini che puoi affrontare a cuor leggero. Devi andarci preparato (psicologicamente).
Per questo – ma anche per distinguermi dai miei due compagni di viaggi&assaggi, impegnati con le decine di bottiglie di Brunello - ho scelto di assaggiare qualche Rosso di Montalcino.

Molti 2006, qualche raro 2005.

Per pigrizia (ovvio), ma anche per non lasciarmi condizionare da giudizi altrui, non mi ero preventivamente informata circa la valutazione ufficiale data alle annate in oggetto.

Così non potevo sapere che l'annata in questione è superstellata.

In molti siti - come in questo - gli elogi si sprecano.

Il che mette in seria difficoltà chi, come la sottoscritta, non è rimasta particolarmente impressionata dai vini assaggiati.

Dev'essere la mia cronica sfortuna : m'imbatto sempre nei prodotti meno entusiasmanti.
I vini di cui parliamo infatti erano tutti buoni, corretti, impeccabili, tipici: ma molto prevedibili.

In una parola: nessuno mi ha emozionato al punto da stamparsi in maniera indelebile nei ricordi.
(forse perchè l'emozione non si può valutare in stelle...)

Di seguito, le mie personali (e opinabilissime) impressioni.


Rosso di Montalcino 06 - Piancornello.
@@@
Il plus: i profumi balsamici e freschi
Il minus: l'alcol un po' asciugante nel finale d'assaggio

Rosso di Montalcino 06 - Siro Pacenti. @@@
Il plus: i profumi abbastanza dolci di frutta rossa (fragola, susina rossa)
Il minus: l'ingresso in bocca poco coerente con le promesse del naso, perchè è austero e sferzante.

Rosso di Montalcino 06 - Tenuta Le Potazzine. @@
Il plus: profumi fruttati molto eleganti, ma sottili
Il minus: esile in struttura e persistenza.

Rosso di Montalcino 06 - Terre Nere di Campigli - Vallone. @@@
Il plus: l'ingresso in bocca setoso, i tannini dolci
Il minus: poco persistente.

Rosso di Montalcino 06 - Uccelliera. @@@@
Il plus: i profumi molto ruffiani di cioccolato, tabacco, rovere, mora...
Il minus: chiude un po' amarognolo alla fine dell'assaggio.

Rosso di Montalcino 06 - Banfi. @@
Il plus: ingresso setoso in bocca
Il minus: corpo un po' (tanto) esile.

Rosso di Montalcino 06 - Corte Pavone. @@@
Il plus: buona bevibilità
Il minus: la struttura un po' fuggevole

Rosso di Montalcino 05 - Donatella Cinelli Colombini. @@@
Il plus: i tannini abbastanza setosi
Il minus: una sfumatura leggermente vegetale nei profumi disturba un po' il fruttato generale.

Rosso di Montalcino 06 - Il Poggione.
@@@
Il plus: tannini dolci in bocca
Il minus: profumi un po' sottili, poco evidenti.

Rosso di Montalcino 06 - La Palazzetta. @@@
Il plus: fresco e fruttato
Il minus: la struttura un po' esile fatica a controbilanciare l'alcol.

Rosso di Montalcino 06 - Lisini. @@@@
Il plus: l'ampio spettro di profumi fruttati e floreali, l'ingresso molto morbido in bocca
Il minus: struttura elegante ma un po' sottile.





25.02.08

Divisi e contenti

stretta di mano.jpg

Prendo spunto da alcuni editoriali comparsi in questi giorni su quotidiani del Nordest d'Italia: l'argomento è d'interesse generale, si può applicare a qualsiasi settore economico nazionale, ma a mio avviso riguarda da vicino anche il campo che più c'interessa...

Comincia il giornalista Roberto Morelli: "Diciamolo senza giri di parole: le aggregazioni non le vuole nessuno.
Abbiamo un bel dire che il Nordest deve fare fronte comune, che le divisioni territoriali sono una zavorra allo sviluppo e alla rappresentanza politica, che il proliferare di aeroporti, università, ex municipalizzate, porti, fiere, società autostradali, Camere di commercio e aziende di trasporto esprime e sprigiona la cultura della bocciofila anziché quella del mercato mondiale e della buona gestione della cosa pubblica. Lo diciamo tutti. Solo che non è vero
".

Continua Luca Visentini, segretario generale della UIL: "Il Triveneto è un territorio di satelliti senza stelle. La scarsa propensione delle piccole imprese ad aggregarsi e a fare rete si riflette sull’intero tessuto economico".

Gli fa eco un altro giornalista, Michele Scozzai: "Il Triveneto è diviso e contento. Lo è perché i localismi, le gelosie, i sospetti e gli antagonismi si sono insinuati nel Dna della nostra classe dirigente, e l’hanno contaminata in modo trasversale".

Sostituite le parole Nordest e Triveneto con l'espressione "il mondo del vino italiano": cambia qualcosa?

Dalle mie parti, quando qualche illuminato volonteroso lancia l'idea di una aggregazione, di una iniziativa collettiva, di qualcosa che coinvolga i protagonisti del settore vitivinicolo locale o regionale, viene subito inchiodato al muro dalla seconda domanda che i produttori gli rivolgono: "Chi partecipa?" (la prima domanda, ovviamente è: quanto costa?).

Perchè, a seconda di chi c'è - o non c'è - si decide se essere o meno della partita, a prescindere dalla validità dell'idea.

Piccolo compito del lunedì: citare qualche edificante esempio di appregazione nel mondo del vino (a livello istituzionale e non) che non sia rimasto solo sulla carta e abbia davvero prodotto qualcosa di tangibile...
(così, giusto per cominciare la settimana con una nota di ottimismo...)




20.02.08

Ancora sulle etichette

bott.+cel.jpg

E' uno degli argomenti all'ordine del giorno (insieme a quello dei tappi): quale etichetta per il consumatore?

Che cosa direbbe la signora Marisa se in retroetichetta trovasse indicazioni di tipo nutrizionale (che fanno tanto confezione di fette biscottate: grassi, calorie, carboidrati, ecc.)?

O di tipo salutistico (che fanno tanto pacchetto di sigarette: l'alcol fa male, bevine poco e con giudizio)?

O del genere tecnologico (che fanno tanto pubblicità d'automobili: questo vino è stato prodotto grazie ai modelli più avanzati di pigiadiraspatrici e rotomaceratori)?

Mentre le autorità s'interrogano su quello che dovrebbe riportare l'etichetta ideale, gli enti di ricerca s'ingegnano a proporre le soluzioni più creativo-innovative.

Una delle ultime proposte è dell'Istituto Superiore Mario Boella di Torino, e prevede di dotare le bottiglie di vino di una carta di identità elettronica, costituita da una semplice etichetta "intelligente" adesiva, capace di veicolare all'utente finale (consumatore, ristoratore, distributore che sia) numerose e più complete informazioni sul vino contenuto nella bottiglia.

Spiega un comunicato stampa: "La fruizione dei contenuti, in questa fase di transizione tecnologica, può avvenire attraverso due differenti tipologie di etichette (tag), barcode 2D ed RFID, in attesa della diffusione di telefonini dotati di lettori RFID presenti sul mercato ancora in numero limitato.

In questa fase il consumatore potrà accedere ai contenuti informativi semplicemente inquadrando il codice a barre bidimensionale con la fotocamera di un telefono cellulare dotato dell’applicazione di lettura, mentre il produttore o distributore potrà avvalersi già di apparati palmari o altro dispositivo di lettura opportunamente attrezzati per la lettura del tag RFID. (...)

Le etichette intelligenti porteranno sostanziali miglioramenti ai diversi attori della filiera.
Permetteranno ai produttori di:
· differenziare i propri prodotti, rendendo disponibili una serie di informazioni più ricche e interessanti sotto il profilo commerciale;
· identificare in modo univoco la propria produzione, accrescendo la garanzia anticontraffazione;
· rendere maggiormente visibile la qualità dei propri processi produttivi attraverso l’integrazione con il sistema di tracciabilità interno all’azienda, arrivando a seguire la bottiglia nel suo intero percorso dalla vigna fino al il consumatore;
· ricostruire la distribuzione geografica del consumo dei propri prodotti e su questa base effettuare azioni di marketing mirate;

Il sistema permetterà al consumatore di fruire di contenuti informativi aggiuntivi rispetto a quelli disponibili ad oggi sulle etichette, fornendo maggiori garanzie sia sulla qualità del processo produttivo, sia sull’autenticità del prodotto".

Ah, i bei tempi di quando il vino "si beveva" e basta...
Ora per godersi un bicchiere ti serve un'enciclopedia (elettronica) e una laurea al MIT.




18.02.08

Vino del blogger # 14: l'etichetta

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Pur non essendo una fedelissima di questa simpatica iniziativa (e non per pigrizia o disinteresse: per mancanza di tempo! Non si può fare tutto nella vita. Non nello stesso momento), il tema proposto da Alice e il vino mi da' l'occasione di affrontare un argomento cruciale del mondo del vino da un punto di vista di puro estetismo, lasciando altri, ben più accreditati di me, a divertirsi con le considerazioni "serie" cui l'oggetto predispone.

L'etichetta che ho scelto è una di quelle che a me, figlia e discendente di pittori (scusate lo spot autopromozionale! questa è l'ultima volta, prometto) piacciono di più.

Per il segno grafico - obiettivamente elegantissimo -, per la raffinatezza della carta (leggermente in rilievo, comunque piacevole al tatto) e per la sottile, maliziosa ironia che la pervade (oltre che, ovviamente, per la coerenza contenente-contenuto).

Parliamo dell'etichetta dell'Amarone "Manara" della Cantina "Valpolicella" di Negrar.

Disegnata dal celebre fumettista Milo Manara, è una label giocata su tre colori dominanti: rosso, nero e oro.

Le due figure starebbero a rappresentare la doppia anima, diabolica e angelica, sia dell'uomo (dipende dalla quantità di vino che beve), che del vino stesso: perchè di quest'ultimo si potrebbe dire quel che si dice del denaro, ricorrendo alla saggezza dei latini (e parafransando il famoso motto):

Si uti scis, servus est, si nescis, dominus (se lo sai usare è il tuo schiavo, altrimenti è il tuo padrone).

Il tutto su uno sfondo nero come la profondità dei profumi di questo Amarone, realizzato solo nelle annate migliori (quelle vere, non quelle giornalistico/promozionali/markettare), mentre il rosso del liquido potrebbe richiamare la passione del produttore (in particolare del suo enologo, uno dei migliori esperti in vini da uve appassite) e la passionalità che il vino Amarone della Valpolicella trasmette, quando è autentico (nelle annate, nelle uve e nella vinificazione).

Come per le cose davvero preziose, la "tiratura" di questo Amarone (cui si accompagna un altrettanto straordinario Recioto della Valpolicella) è limitata, e la confezione regalo (un cofanetto di legno rosso laccato) altrettanto bella.

Dimenticavo: la bottiglia - ultimo tocco sofisticato - è sigillata con ceralacca rossa.

Se avete un regalo da fare (o da farvi fare), ecco, questa potrebbe essere un'idea.




16.02.08

Appuntamenti sparsi

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Ecco qui qualche promemoria, pescato tra le decine di comunicati, inviti e suppliche (a partecipare) che giornalmente vincono la battaglia con il filtro antispam, e riescono ad infilarsi nella casella di posta elettronica (d'accordo, non sono spam. Però a volte ne hanno tutta l'aria...)

Domenica 17 e lunedì 18 febbraio il Consorzio del Vino Nobile di Montepulciano organizza l'Anteprima 2008 dell'omonimo vino.
Coinvolto l'intero territorio, saranno 34 le aziende presenti. Le degustazioni si terranno in una tensostruttura montata in Piazza Grande, poichè la sede consueta della manifestazione, la Fortezza, ospita al momento il set televisivo di una fiction di successo ( e dove arriva mamma Rai non c'è più posto per nessuno. Nemmeno per i padroni di casa).

Orari: 11.00 - 17.00 per entrambi i giorni.

Nell’adiacente Palazzo del Capitano, collegato alla tensostruttura con un tunnel coperto, i partecipanti alla due-giorni troveranno i servizi d’appoggio e potranno consumare il buffet con degustazione di prodotti tipici locali, in particolare salumi, formaggi e olio extravergine di oliva.

- Lunedì 18 febbraio alle 16, presso il Piano Nobile di Palazzo Pisani, a Lonigo (VI), si terra' una tavola rotonda sul tema "Vicenza e i Colli Berici: il nostro patrimonio, la nostra cultura, le nuove opportunità. Incontro con i responsabili regionali della promozione". A seguire degustazione di Vini e Prodotti tipici dei Colli Berici.

- Da venerdì 22 a lunedì 25 febbraio alla Fortezza di Montalcino torna Benvenuto Brunello.

- Sabato 23 febbraio, alle 17.30 presso la sala del Cinema Verdi di Breganze presentazione del libro "Mille anni di storia della viticoltura e del territorio nella zona di Breganze”, a cura del Gruppo di Ricerca Storica. Interverranno tra gli altri Antonio Calò (Presidente dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino), Pierluigi Bonotto (Gruppo Ricerca Storica) e Severina Cancellier (ricercatrice).




10.02.08

Ruberpan - il sogno rosso di un bianchista

Ruberpan 016, b.jpg

Mi disse una volta una anziano e saggio enologo della Valpolicella:
“Il vino rosso è come l'uomo:si arrangia da solo, vuole essere lasciato in pace.
Invece il vino bianco è come una donna: ha sempre bisogno di mille cure e attenzioni”.

Sarà anche per questo che è difficile essere un buon rossista – o un bravo bianchista?

E che succede quando si decide di cimentarsi in entrambe le tipologie, i bianchi e i rossi, rispettando la natura di ciascuno?

In Veneto i produttori di tale razza sono quanto mai rari, perché la tentazione di affrontare la produzione di un vino bianco con la forma mentis di un “rossista”, o viceversa, è radicata quasi ad un livello inconscio.

Per questo, quando un grande e apprezzato produttore di vini bianchi decise di dar seguito al sogno di realizzare anche un rosso, consapevole che quelle che erano la sua ammirata (e invidiata) esperienza e abilità di bianchista avrebbero potuto, in realtà, condizionare la nuova avventura, si fece da parte e lasciò che fossero soprattutto i suoi figli ad affrontare questa sfida.

Erano anni che sentivo Nino Pieropan – è di lui che stiamo parlando – parlare di un nuovo progetto: un vigneto in zona Doc Valpolicella, piantato a corvina, corvinone, rondinella (cui in seguito aggiunse la croatina, altro vitigno tradizionale veronese) per dar vita al “suo” Valpolicella.
Un Valpolicella come tanti valpolicellesi non sanno più fare: elegante, fine, fruttato-fresco, bevibile.

Prese così vita il progetto di Monte Garzon a Cellore d'Illasi: la collina, i vigneti, e poi anche la villa (Cipolla Pellegrini) e la cantina (completamente interrata). Tutti dedicati esclusivamente alla produzione di vini rossi ( altri dettagli li trovate qui)

Dal 1999, anno di acquisto del terreno (incolto) al 2008, anno di presentazione ufficiale delle prime bottiglie del nuovo vino, sono passati praticamente dieci anni.
Un decennio che ha permesso ai giovani Pieropan, i fratelli Dario e Andrea, di affinare la loro preparazione agronomica ed enologica, e al padre Nino di tener fede alla sua filosofia di produttore che non ha mai messo fretta al tempo, ma si è sempre concesso tutto quello che gli serviva per conoscere la natura - dei nuovi terreni, dei vitigni, e della loro interazione –, imparare ad assecondarla e poi provare, assaggiare, sperimentare, correggere, ri-provare...

Fino a quando il risultato finale non ha convinto tutta la famiglia: il vino era pronto per il suo debutto in società.

Così è nato Ruberpan, rosso veronese Igt,che alla sua prima uscita in commercio conta appena 6 mila bottiglie.
“Volevo creare un rosso importante, di territorio, con bella struttura, acidità...un vino da pasto, soprattutto. Che si lasciasse bere” dice Nino nel corso della serata conviviale di presentazione, tenutasi nello storico ristorante "Dodici Apostoli", dello chef Giorgio Gioco.

...Ripasso? ...uve appassite...? La famiglia Pieropan sorride e scuote la testa.
No, grazie.

Ma questo è un vero Valpolicella – obietta qualcuno tra i giornalisti – perchè ne avete fatto un vino a Igt?

“Quando nel '70 uscii con il mio primo Soave, venni accusato di non fare un Soave tipico” spiega Nino con semplicità
“Non ho voluto ripetere l'esperienza”.

(Hai visto mai che lo accusino di non saper fare un Valpolicella tipico, abituati come ormai siamo solo ai baby Amarone...).

Di questo vino abbiamo assaggiato le annate 2003 (la sola in commercio), 2004 e 2007 (ancora in lavorazione), mentre Andrea e Dario si alternavano nei racconti di campagna e cantina.
Dei vini in lavorazione parlerò quando saranno a disposizione del pubblico, del 2003 dirò che è un rosso di straordinaria bevibilità.

Proprio questa familiarità con la freschezza, e con la ricerca di una acidità ben integrata con la struttura (il Ruberpan non fa fermentazione malolattica), garanzia di piacevolezza di beva, è una sorta di marchio di fabbrica: l'unica concessione che i Pieropan fanno alla loro tradizione di grandi bianchisti.

Nel bicchiere il vino si presenta con un colore rubino scuro non denso, sfumato di rosso, e con profumi molto ampi e complessi di frutta rossa (ciliegia fresca) cui la permanenza di tre anni in tonneau e barrique ha regalato sentori di liquirizia, cuoio e tabacco.
L'ingresso in bocca è molto fresco, elegante ed equilibrato, con la frutta in evidenza – ancora la ciliegia – in una struttura adeguata (né troppa né poca), una bella persistenza e un retrolfatto coerente con le note olfattive.

Nel complesso, un vino da buona tavola “semplicemente” buonissimo, con un prezzo al pubblico intorno ai 12 euro.

Ma la collina delle meraviglie di Monte Garzon non darà origine solo ad un rosso IGT; nella serata del Ruberpan è stato presentato anche un Amarone della Valpolicella in nuce, come diciamo noi filosofi: “in potenza”.

E che già a questo primo assaggio ha incantato, sedotto e convinto tutti i presenti.

Ecco perciò un altro produttore della “Valpolicella allargata” - anzi, un noto produttore di Soave - che si mette a fare Amarone della Valpolicella, con un rigore e una qualità che la zona classica sembra star perdendo – rovinosamente – di vista...!

Ma di questo avremo tempo per discuterne.
Ora godiamoci il Ruberpan.

Senza fretta.





05.02.08

Il piccolo assemblatore

calice di rosso.jpg

"Il cinema è montaggio", diceva Sergei M.Eisenstein, regista russo (quello de "La Corazzata Potemkine", per intenderci).

"Il wine-making è assemblaggio" gli fanno oggi eco i neo-produttori d'oltreoceano.

E come da bambini alcuni di noi - compresa chi scrive - si divertiva con gli esperimenti de "Il piccolo chimico", così oggi i neo-wine lovers giocano a imitare enologi e produttori con i kit d'assemblaggio vini.

L'ultima uscita è la Fuseboxwine: un kit che promette di far vivere la più eccitante delle esperienze, trasformare un "buon vino" in un "grande vino".
Per far questo, bastano 6 bottigliette da 375 ml di vini assortiti della Napa Valley (Cabernet, Merlot, Cabernet Franc, Petit Verdot, Malbec), una bottiglietta di un "vino misterioso", un po' di attrezzi del mestiere (pipette, cilindri graduati, schede di valutazione, la Vinography Aroma Card, un cavatappi).

"Perfect for entertaining with friends", assicurano gli ideatori del giochetto.

A parte gli scherzi, quella dell'assemblaggio è davvero una grande arte, che può raggiungere livelli insospettati.
Praticamente ogni vino è frutto di un blend: si assembla il vino di più botti della stessa cantina, per esempio, o di botti e barrique.

Il bello viene quando il vino esce da cantine diverse: il produttore gira, assaggia, sceglie, assembla e (spesso) affina a casa sua.

E ovviamente imbottiglia con il suo marchio.

E, come si diceva nel post precedente, spesso è anche capace di intrattenerti per ore sulle peculiarità del suo terroir...

Niente di male, per carità. Tutto regolare, pacifico, assolutamente legale.
Non è questo il punto - e l'appunto.

Il punto - e il rilievo - è che difficilmente chi si è fatto un (bel) nome ammetterà di...ricorrere anche ad aiuti esterni, comprando il vino da altri.

Come facciamo allora, noi poveri consumatori sprovveduti, a capire se davvero tutto quel che finisce in bottiglia con il marchio di quel produttore, proviene proprio e soltanto dalle uve dei suoi vigneti e dalle botti (o dai vasi d'acciaio) della sua cantina?

Così....
;-)





01.02.08

Un blog per il Consorzio della Valpolicella

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La blogosfera si arricchisce di una nuova voce: quella del Consorzio Tutela Vini Valpolicella.

Dopo il Consorzio Tutela Vini Soave, anche quello della Valpolicella approfitta del restyling del sito istituzionale per aprire un canale diretto con gli eno-nauti; l'auspicio è che ne approfittino tutti, consumatori, operatori dei media, ma soprattutto produttori.

Solo così la discussione su (ed in) questa Doc - tra le più importanti in Italia - potrà farsi corale e costruttiva.
A mugugnare, criticare e lamentarsi tra pochi amici o al riparo delle botti e dei fermentini delle proprie cantine sono capaci tutti, ma non serve a nulla e a nessuno.

E' ora che anche sul piano delle rimostranze ci si assuma le proprie responsabilità e si passi dalla lamentela alla protesta.

Il tutto, ovviamente, se e quando si renda necessario.

ps: già che ci siete, date un'occhiata anche allo stesso sito web del Consorzio: non è ancora completo, ma a mio avviso è ben impostato e ricco di notizie e dati utili.

ps-2: dopo le emozioni degli ultimi giorni, VinoPigro si prende qualche giorno di tregua. Fate i bravi e non fate troppa confusione in giro.