Il Vinitaly del giornalista

Per un giornalista del settore vitivinicolo, Vinitaly non comincerà tra pochi giorni.
E' già iniziato.
A gennaio, nel migliore dei casi, o addirittura in novembre (nel peggiore), con l'arrivo, via posta cartacea o elettronica, dei primi inviti e dei primi comunicati stampa.
Sia gli uni che gli altri hanno continuato a giungere, in maniera più o meno continuativa, anche nelle settimane successive: un rigagnolo di notizie (spesso, solo presunte tali) che però nel tempo si è via via ingrossato fino a trasformarsi, in questi ultimi giorni, in autentico e inarrestabile fiume in piena.
Allo straripamento “virtuale” si è poi aggiunto quello “reale”, fatto di telefonate – o recall che dir si voglia – che ricordano, invitano, pregano a recarsi a questa o a quella iniziativa/pranzo/cena/degustazione/presentazione.
Il risultato è che, quando Vinitaly apre finalmente i battenti, il giornalista enoico è già esaurito, e ha le scatole piene di tutto e di tutti.
All'inizio della mia carriera, Vinitaly era sinonimo di cinque eccitanti giorni di festa, in cui si incontravano un sacco di amici, si assaggiavano un sacco di vini e si facevano un sacco di incontri e di nuove conoscenze molto interessanti.
A distanza di quasi vent'anni da allora, Vinitaly è diventato sinonimo di un tour de force che inizia prima delle 6 (abito in provincia di VR, e vi lascio immaginare a quali peripezie si debba sottoporre chiunque voglia giungere alla Fiera in auto...) e finisce dopo l'una di notte, da giovedì a domenica.
Cinque giorni in cui bevo quasi esclusivamente acqua, non assaggio praticamente nulla di alcolico, sguscio tra uno stand e l'altro pregando che nessun produttore-amico mi veda perchè non avrei tempo nemmeno per fermarmi a salutarlo, e seguo un convegno dietro l'altro, spesso più convegni contemporaneamente – e rigorosamente agli angoli opposti del quartiere fiera, cosa che mi costringe a volate da centometrista - fiondandomi poi sul primo computer libero che mi capita a tiro perchè i pezzi devono uscire in tempo reale, o quasi.
Dopo una decina d'ore di questi ritmi, la ciliegina sulla torta è rappresentata dalle cene aziendali.
Posto che non posso andare alle 4-5 cene contemporanee a cui regolarmente mi invitano, ne scelgo una e prego il cielo che:
1)non sia a buffet, in piedi;
2)i posti a tavola non siano assegnati e inamovibili, ma si possa scegliere vicino a chi sedersi.
Infatti, dopo una giornata trascorsa ad ascoltare gente più o meno sconosciuta che parla di mercati, sondaggi, previsioni, vendite et similia, il peggio che possa capitarti è ritrovarsi a tavola con altra gente (altrettanto sconosciuta) che parla di vendite, sondaggi, previsioni e mercati, ovvero gli agenti della rete vendita dell'azienda che ti ospita...
Mi fermo qui per non sfatare definitivamente l'aura di mito che ancora ammanta noi giornalisti del settore, eletti privilegiati che in fiera entrano gratis (una delle rare volte in cui non ti chiedono di pagare per fare il tuo lavoro), parcheggiano davanti all'ingresso (e pazienza se per trovare posto devi alzarti prima dell'alba, dopo aver dormito sì e no 4 ore) e sono sempre invitati da qualcuno a pranzo e a cena (dieta? Salute? What??).
Amici wine blogger più autorevoli (e ascoltati) di me si sono già prodigati in consigli su come vivere al meglio la pur sempre straordinaria esperienza di Vinitaly.
Non potendo/sapendo aggiungere altro di meglio e/ o originale, mi limiterò dal basso della mia immodestia a dare qualche microconsiglio ai produttori, ai/alle p.r. delle aziende, e in genere a tutti coloro che, animati dalle migliori intenzioni, cercano in tutti i modi di agganciare anche noi giornalisti.
1) Non tempestateci di messaggi/comunicati/telefonate fatte in serie e a ripetizione sul nuovo vino che presenterete, sul vostro pranzo/cena aziendale, o sulla vostra posizione in Fiera: l'insistenza ci farà anche cedere, ma per esasperazione (o disperazione).
In ogni caso, la nostra (buona) predisposizione nei vostri confronti potrebbe risentirne parecchio, se ci sentiremo praticamente costretti a venire a trovarvi.
2) Non offendetevi se saltiamo appuntamenti o impegni che abbiamo già preso con voi. In genere non siamo così liberi (come sembriamo) di gestire le nostre giornate. Sul più bello che vorremmo andare da una parte, il giornale (o chi per esso: la radio, la televisione...) ci spedisce dalla parte opposta, a seguire qualcos'altro.
3)Anche se siete una griffe del vino, se possibile, non organizzate nulla di eclatante al Vinitaly, scegliete altri periodi (e altre location): quelli della fiera sono giorni così densi di eventi che si finisce per non riuscire a seguirne nessuno in maniera soddisfacente.
E' vero che è un momento in cui si hanno (quasi) a portata di mano i giornalisti di tutto il mondo: ma è anche vero che solo “i veri free lance” riescono a seguire quello che vogliono (e a “piazzarlo” ben remunerato su qualche testata: un'ottima abitudine che l'Italia non pratica più da saeculi saeculorom, se non in casi molto rari).
E “i veri free lance” sono più rari di un Sassicaia in saldo di fine stagione.
In conclusione, amici espositori: armatevi di santa pazienza.
Anche con noi giornalisti (noi faremo altrettanto, promesso).
Il Vinitaly è una dura prova per tutti.
Ma in fondo è anche divertente (e dura solo pochi giorni).
Forse per questo continuiamo ad andarci, voi e noi.






