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29.03.08

Il Vinitaly del giornalista

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Per un giornalista del settore vitivinicolo, Vinitaly non comincerà tra pochi giorni.
E' già iniziato.
A gennaio, nel migliore dei casi, o addirittura in novembre (nel peggiore), con l'arrivo, via posta cartacea o elettronica, dei primi inviti e dei primi comunicati stampa.

Sia gli uni che gli altri hanno continuato a giungere, in maniera più o meno continuativa, anche nelle settimane successive: un rigagnolo di notizie (spesso, solo presunte tali) che però nel tempo si è via via ingrossato fino a trasformarsi, in questi ultimi giorni, in autentico e inarrestabile fiume in piena.

Allo straripamento “virtuale” si è poi aggiunto quello “reale”, fatto di telefonate – o recall che dir si voglia – che ricordano, invitano, pregano a recarsi a questa o a quella iniziativa/pranzo/cena/degustazione/presentazione.

Il risultato è che, quando Vinitaly apre finalmente i battenti, il giornalista enoico è già esaurito, e ha le scatole piene di tutto e di tutti.

All'inizio della mia carriera, Vinitaly era sinonimo di cinque eccitanti giorni di festa, in cui si incontravano un sacco di amici, si assaggiavano un sacco di vini e si facevano un sacco di incontri e di nuove conoscenze molto interessanti.

A distanza di quasi vent'anni da allora, Vinitaly è diventato sinonimo di un tour de force che inizia prima delle 6 (abito in provincia di VR, e vi lascio immaginare a quali peripezie si debba sottoporre chiunque voglia giungere alla Fiera in auto...) e finisce dopo l'una di notte, da giovedì a domenica.

Cinque giorni in cui bevo quasi esclusivamente acqua, non assaggio praticamente nulla di alcolico, sguscio tra uno stand e l'altro pregando che nessun produttore-amico mi veda perchè non avrei tempo nemmeno per fermarmi a salutarlo, e seguo un convegno dietro l'altro, spesso più convegni contemporaneamente – e rigorosamente agli angoli opposti del quartiere fiera, cosa che mi costringe a volate da centometrista - fiondandomi poi sul primo computer libero che mi capita a tiro perchè i pezzi devono uscire in tempo reale, o quasi.

Dopo una decina d'ore di questi ritmi, la ciliegina sulla torta è rappresentata dalle cene aziendali.
Posto che non posso andare alle 4-5 cene contemporanee a cui regolarmente mi invitano, ne scelgo una e prego il cielo che:
1)non sia a buffet, in piedi;
2)i posti a tavola non siano assegnati e inamovibili, ma si possa scegliere vicino a chi sedersi.

Infatti, dopo una giornata trascorsa ad ascoltare gente più o meno sconosciuta che parla di mercati, sondaggi, previsioni, vendite et similia, il peggio che possa capitarti è ritrovarsi a tavola con altra gente (altrettanto sconosciuta) che parla di vendite, sondaggi, previsioni e mercati, ovvero gli agenti della rete vendita dell'azienda che ti ospita...

Mi fermo qui per non sfatare definitivamente l'aura di mito che ancora ammanta noi giornalisti del settore, eletti privilegiati che in fiera entrano gratis (una delle rare volte in cui non ti chiedono di pagare per fare il tuo lavoro), parcheggiano davanti all'ingresso (e pazienza se per trovare posto devi alzarti prima dell'alba, dopo aver dormito sì e no 4 ore) e sono sempre invitati da qualcuno a pranzo e a cena (dieta? Salute? What??).

Amici wine blogger più autorevoli (e ascoltati) di me si sono già prodigati in consigli su come vivere al meglio la pur sempre straordinaria esperienza di Vinitaly.
Non potendo/sapendo aggiungere altro di meglio e/ o originale, mi limiterò dal basso della mia immodestia a dare qualche microconsiglio ai produttori, ai/alle p.r. delle aziende, e in genere a tutti coloro che, animati dalle migliori intenzioni, cercano in tutti i modi di agganciare anche noi giornalisti.

1) Non tempestateci di messaggi/comunicati/telefonate fatte in serie e a ripetizione sul nuovo vino che presenterete, sul vostro pranzo/cena aziendale, o sulla vostra posizione in Fiera: l'insistenza ci farà anche cedere, ma per esasperazione (o disperazione).
In ogni caso, la nostra (buona) predisposizione nei vostri confronti potrebbe risentirne parecchio, se ci sentiremo praticamente costretti a venire a trovarvi.

2) Non offendetevi se saltiamo appuntamenti o impegni che abbiamo già preso con voi. In genere non siamo così liberi (come sembriamo) di gestire le nostre giornate. Sul più bello che vorremmo andare da una parte, il giornale (o chi per esso: la radio, la televisione...) ci spedisce dalla parte opposta, a seguire qualcos'altro.

3)Anche se siete una griffe del vino, se possibile, non organizzate nulla di eclatante al Vinitaly, scegliete altri periodi (e altre location): quelli della fiera sono giorni così densi di eventi che si finisce per non riuscire a seguirne nessuno in maniera soddisfacente.
E' vero che è un momento in cui si hanno (quasi) a portata di mano i giornalisti di tutto il mondo: ma è anche vero che solo “i veri free lance” riescono a seguire quello che vogliono (e a “piazzarlo” ben remunerato su qualche testata: un'ottima abitudine che l'Italia non pratica più da saeculi saeculorom, se non in casi molto rari).

E “i veri free lance” sono più rari di un Sassicaia in saldo di fine stagione.

In conclusione, amici espositori: armatevi di santa pazienza.
Anche con noi giornalisti (noi faremo altrettanto, promesso).

Il Vinitaly è una dura prova per tutti.

Ma in fondo è anche divertente (e dura solo pochi giorni).

Forse per questo continuiamo ad andarci, voi e noi.





22.03.08

Buona Pasqua dai vini veronesi

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Buona Pasqua dalla Valpolicella, dove il locale Consorzio di tutela Vini ha appena rinnovato i suoi vertici…

Nuovo presidente è Luca Sartori, fratello di Andrea, presidente dell’Unione Italiana Vini, affiancato da due vicepresidenti: Daniele Accordini, direttore tecnico della Cantina di Negrar (nonché a sua volta presidente dell’Assoenologi Veneto Occidentale) e Giuseppe Nicolis, enologo presso l’azienda di famiglia.

Le fascette dell’Amarone (annunciate e finora mai arrivate), la gestione del successo del Ripasso (con tutte le grane che si sta tirando dietro), il rilancio del Valpolicella d’annata (vino quasi scomparso, dal momento che i produttori hanno deciso di non fare più) sono solo alcuni dei tasks in agenda, che il triumvirato eredita dalla gestione di Emililo Pedron, e ai quali facciamo tutti i nostri più sinceri e sentiti auguri di buon lavoro….

Buona Pasqua dal Bardolino: anche qui il Consorzio ha cambiato pagina, e sotto la guida del neo presidente Giorgio Tommasi si appresta a cambiare anche direttore… praticamente una svolta epocale, dopo vent’anni e passa di gestione di Giulio Liut.

Buona Pasqua dal Soave: tutto tranquillo sul fronte del Consorzio, un po’ meno su quello delle cantine cooperative. Grandi manovre in atto in quella di Soave, alla cui guida è giunto Attilio Carlesso al posto di Luigi Pasetto. La Cantina continua nel frattempo il suo shopping tra le colleghe: dopo la fusione con la Cantina di Illasi, in giro si mormora che toccherà a quella di Montecchia. Anzi, forse è già cosa fatta…

Buona Pasqua anche dal Lessini Durello, buona parte del futuro del quale dipenderà dalle grandi manovre di cui sopra…

Buona Pasqua dal Custoza, la cui navigazione procede da anni in acque così quiete da apparire praticamente ferme…e non c’è un alito di vento all’orizzonte.

Buona Pasqua anche dal Lugana, condominio di due regioni (Lombardia e Veneto): la denominazione fila a gran velocità, vento in poppa nei mercati, vino richiestissimo e scorte finite… pure, i problemi non mancano. E al Consorzio si stanno interrogando se a tentare di risolverli ci siano proprio le persone che servono…

Buona Pasqua dalla TerradeiForti: con il cambio di presidenza (a Paolo Castelletti, oggi segretario generale dell’UIV, è subentrato Francesco Amadori) l’attivismo del giovane Consorzio sembra aver subito una brusca frenata, e da qualche mese non giungono voci dalla Valdadige…
Pausa di riflessione o economia in affanno?

Buona Pasqua insomma da tutti i nostri meravigliosi vini: dall’aperitivo al dessert - e oltre –, tra rossi, bianchi, spumanti, tranquilli o passiti, sicuramente troverete quello che fa per voi.

Nessuna provincia può offrirne una scelta così vasta.

ps: perdonatemi questo spot sfacciatamente campanilista, ma qui tira forte aria di Vinitaly...smile che brindano.gif




20.03.08

Il vino, una questione (anche) di naso

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C'è chi ha "naso" per gli affari, chi lo usa per creare nuove essenze destinate all'industria profumiera, e chi ovviamente se ne serve per realizzare vini.

E' un dato di fatto che quando siamo raffreddati, degustare diventa molto difficile, quasi impossibile, e in ogni caso poco gratificante e coinvolgente.
La lingua infatti possiede solo cinque aree di gusto, mentre il naso è in grado di distinguere milioni di odori differenti (almeno in teoria).

E se per qualche sfortunato accidente dovesse venir meno questa capacità?

Per tutelarsi da questa disgraziata eventualità, Ilja Gort, viticoltore proprietario di Chateau de la Garde (nel Bordolese), produttore dei famosi Tulipe Wines, ha assicurato il proprio naso e relativo olfatto presso i Lloyd's di Londra, per la modica cifra di 5 milioni di euro.

In tal caso, se un domani dovesse affievolirsi o venir meno la sua straordinaria capacità olfattiva, avrebbe comunque assicurata una pensioncina tale da permettergli di coltivare, che so, tulipani, al posto di cabernet e merlot.

Dal canto suo, avezza com'è ad assicurare gambe, mani e altre parti del corpo di personaggi più o meno famosi, la celebre compagnia di assicurazione londinese non ha avuto nulla da obiettare: "Il naso e il senso dell'olfatto di un wine maker sono importanti tanto quanto le dita di uno chef" ha commentato Jonathan Thomas dello Watkins Syndicate , che ha stipulato il contratto insieme all'Allianz Nederland.

Personalmente, quando assaggio un vino l'aspetto olfattivo mi condiziona molto di più di quello visivo: dai profumi che emergono dal bicchiere comincio a farmi un'idea del vino che c'è dentro, e a costruirmi delle aspettative.

In genere, la coerenza tra naso e bocca contribuisce a farmi dare un giudizio positivo: quando ciò non avviene, si può rimanere spiazzati e trovarsi di fronte ad autentiche sorprese.

A volte molto buone, altre volte pessime.

In questo caso, più che di naso, il vino è una questione di gusto (personale).





17.03.08

Giovani e vino: nihil sine labor

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Corteggiati, coccolati, vezzeggiati, iper-protetti e rassicurati, i ragazzi di oggi sono la speranza dei pubblicitari, che non sanno più cosa inventarsi pur di assicurarseli come “i consumatori di domani”.

Di vino (ma non solo).


Il vino è un prodotto facile, ragazzi, suvvia! (dicono).
Non lasciatevi scoraggiare dagli atteggiamenti snob di certi soloni, dai loro linguaggi complicati.
Non occorre la laurea alla Bocconi per gustare un buon bicchiere di vino.

Il vino può essere friendly come la birra.
E poi è di moda.
Vuoi mettere la figura che fai ad ordinare un Barolo piuttosto che una Heineken ? (fin qui almeno ci arrivate, vero? Lasciate perdere “di chi”: basta che sia un Barolo. O un Brunello. O un Amarone della Valpolicella).

E avanti così: un luogo comune dietro l'altro.

Ebbene, no.

Dopo ripetute esperienze, e ascoltati gli stessi oggetti di tale pressing markettaro – i ragazzi -, ascoltando la percezione che loro stessi hanno di se’ e del loro rapporto con il vino, sono giunta alla conclusione (personale, e quindi opinabile) che gli stiamo raccontando un mucchio di fandonie.

Perché non è vero che il vino è un prodotto facile – a meno di declassarlo a “bevanda alcolica al gusto d’uva (più o meno spiccato)”.

Non è vero che è innocuo - anche se, in genere, lo è meno della birra.

Peggio ancora, non è abbassandolo al livello dei modi di pensare, di agire e di consumare dei ragazzi che lo si rende ad essi più familiare: sarà sempre percepito come un estraneo che fa di tutto per farsi accettare dal tuo gruppo.
Alla fine lo accontenti e lo fai entrare… ma la diffidenza di fondo rimane.

Perché il vino è innanzitutto un prodotto culturale.

Da quando non è più un alimento della tavola quotidiana, e sempre più di rado compare nel patrimonio di tradizioni trasmesse dalle famiglie, è diventato un prodotto che richiede cultura e maturità.

La prima per imparare a conoscerlo, a capirlo e a rispettare l’immenso lavoro e la storia che ogni bicchiere si porta dentro’: la seconda per imparare a goderlo.
Nei modi, nelle circostanze, nella misura più appropriate.

Con questo non voglio dire che i giovani non possono bere vino – prima o poi bisognerà pur cominciare (a patto che sia sempre una libera scelta).

Semplicemente, i tentativi di farne un prodotto easy, frivolo, scanzonato e superficiale sono destinati a fallire l'obiettivo di educare ad un corretto rapporto con il vino stesso.

Smitizzare è giusto: banalizzare no.

Stabilire un rapporto con il vino deve assomigliare più ad una conquista, frutto di un percorso di conoscenza e di impegno personale, che all'adesione a certo conformismo imperante.

Tutto questo per dire: Vinitaly si avvicina.

Per i giovani, può essere un'ottima occasione d'iniziazione, magari partendo da qui.

In Fiera, chi viene per parlare con i produttori, conoscerne la storia e condividerne le fatiche davanti ad un bicchiere, giovane o adulto che sia, neofita o meno, è sempre il benvenuto. Si prenda il tempo necessario, e tenga presente che la stanchezza e lo stress psicologico cui si va incontro in questi cinque giorni della fiera del vino più grande del mondo mettono a dura prova la pazienza e il self control di chiunque.

Viceversa, chi viene solo per "farsi una bevuta", forte dei diritti che gli da' un biglietto d'ingresso piuttosto salato, resti a casa: farà un favore a se stesso e anche al vino.

ps: il motto del titolo si può tradurre così: "senza fatica non si ottiene nulla". Sei parole per spiegarne tre: decisamente i latini avevano il dono della sintesi.





13.03.08

Vinitaly time: le più belle etichette del mondo

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Bottiglie con il maglioncino.
Oppure così ergonomiche da avere la forma della mano stampata sul vetro.
Etichette in carte così traslucide da sembrare brandelli di stoffa.
Etichette con i brillantini.
Etichette di carta così grandi da vestire buona parte della bottiglia.
Altre, al contrario, così piccole da richiedere la lente d'ingrandimento per essere viste.
Retrotichette inesistenti.
Oppure così criptiche da apparire sfrontate: "Segni particolari di questo vino: chiedeteli a lui".

Al 13° Concorso Internazionale Packaging del Vinitaly se ne sono viste di (quasi) tutte le forme e i colori tra gli oltre 200 campioni presentati, e la giuria (della quale ho avuto la fortuna e il divertimento di essere chiamata a far parte dalla stessa Fiera di Verona) ha lavorato duro, dalle 10 alle 19.30, per giungere ad assegnare i numerosi premi previsti dal regolamento (i particolari si possono leggere qui).

Guidati da un divertito e un po' spaesato Antonio Ghini (Direttore Comunicazione della Ferrari) quale presidente, i membri della commissione (formata da un paio di designer, 2 art director, un enologo e un direttore di testata giornalistica vinicola e dalla sottoscritta) hanno esaminato, discusso, scartato, ripreso e votato i campioni per tutta la giornata, nel tentativo di arrivare ad un verdetto che ci trovasse tutti, o quasi, d'accordo.

Un'impresa oltremodo difficile e complessa; perchè, come ormai ha imparato (spesso a sue spese) chi lavora nel mondo del vino, le logiche che sottendono questo settore sono molto diverse da qualsiasi altra, ma soprattutto l'evoluzione (di tecniche e di gusti) corre ad una velocità che gli stessi addetti ai lavori faticano a reggere, figuriamoci un consumatore un po' distratto.

Particolare divertente, ciò che soprattutto ha contraddistinto le nostre discussioni è stato il ...diritto di contraddirsi.
Un'etichetta votata (con scheda personale) a larga maggioranza, era poi vivacemente contestata quando l'esito dei voti veniva dichiarato dal notaio.

Campioni scartati quasi all'unanimità, in una seconda fase venivano rimessi in gara con altrettanta allegra incoerenza; e viceversa.

Se qualcuno mi chiedesse se ero sempre d'accordo con il giudizio degli altri membri della commissione, la risposta ovviamente è no: non lo ero quasi mai, nessuno di noi lo era (è il bello della democrazia).

Ciò che piaceva ai designer veniva bocciato dai "tecnici" (noi giornalisti e l'enologo, ovvero nientemeno che il dg di Assoenologi Giuseppe Martelli, presidente di Union Internationale des Oenologues. Mica scherzi).

E quel che piaceva a noi, non sempre era condiviso dai designer.

Per fortuna il voto del presidente valeva doppio: altrimenti a quest'ora saremmo ancora chiusi nel confortevole saloncino del WTC della Fiera di Verona, a discutere di colori, lettering e grafica, in compagnia di un vulcanico notaio e del silenzioso e pazientissimo personale della Fiera (e di ogni genere di conforto, bottiglie di vino comprese...).

Quali insegnamenti si possono trarre da quest'esperienza? innanzitutto che:

- l'etichetta deve saper trasmettere il territorio del vino: quasi nessuna lo faceva (forse perchè la maggior parte dei campioni erano vini Igt). E questo delude molto il consumatore finale.
Non a caso c'è mancato poco che il primo premio assoluto andasse ad un'etichetta straniera: la famosa Yellow Tail - qualcuno ignora da quale paese viene il vino?

- E' inutile sovraccaricare la bottiglia di pendagli, collarini e microlibretti che si affannano a spiegare l'abbigliaggio della bottiglia stessa: è come dare un biglietto da visita accompagnato da un'enciclopedia. Se mi serve un libro per spiegare chi sono, il biglietto da visita ha fallito il suo scopo.

Alla fine, su un paio di cose ci siamo trovati d'accordo.

La prima: nessuna delle etichette brillava per particolare originalità, molto sapeva di dejà vu, di scontato, di banale.
La seconda: la creatività italiana continua a far scuola nel mondo, e le aziende del Sud Italia in particolare appaiono ricche di idee, coraggio, originalità (nota bene: su 210 campioni, 199 erano italiani)

Il diritto di contraddirsi.
Appunto.

Un ultimo, gustoso appunto: il regolamento del concorso permetteva alle aziende partecipanti di indicare il mercato cui la bottiglia in gara era destinata, e di scrivere eventualmente due parole di spiegazione circa l'etichetta e/o il packaging nel suo complesso.
Compito che deve essere stato assolto dai (soliti) responsabili marketing e/o p.r. delle aziende stesse.
Ci è così piaciuto leggerli, che chiederemo ai responsabili del concorso di rendere questa clausola obbligatoria, a beneficio delle prossime commissioni.

Così potranno divertirsi come noi.

Di seguito, le etichette premiate:

Premio speciale "Etichetta dell'anno 2008": Colli del Limbara Igt Rosso “Galena” 2000 della Cantina del Vermentino - Monti (SS) (Grafica: I.S. Idea Studio - Cagliari);

Categoria dei distillati:”Acquavite di Vino Moscato Rosa” della G. Bertagnolli - Mezzocorona (TN) (Grafica: Studio Ruzzenente - Verona).

Infine il premio speciale “Packaging 2008” è stato attribuito per la categoria vini alla Casa Vinicola Duca di Salaparuta - Casteldaccia (PA), mentre per la categoria distillati-liquori alla Cento-percento - Nervesa della Battaglia (TV).





09.03.08

Primo Simposio sul Turismo Enogastronomico Toscano

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Metti uno sponsor autorevole come una banca, un movimento, alcune scuole superiori, un concorso con un tema di riflessione non banale e un gruppo di volonterosi/volontari ad organizzare il tutto, ed ecco gli attori che hanno dato vita al Primo Simposio sul Turismo Enogastronomico Toscano, una 2 giorni di analisi sullo state dell’arte del turismo del vino nella regione che ha dato i natali al Movimento Turismo del Vino.

Non essendo possibile sintetizzare nel breve spazio di un post quanto è emerso in questi due giorni di confronti, discussioni e relazioni, ci limiteremo a riprendere alcuni concetti.

Di cosa si è parlato nel simposio? Non solo di ciò che è (o vorrebbe essere) il Chianti Classico, o della prossima campagna promozionale della Regione Toscana.

Uno dei relatori più autorevoli (e interessanti), il prof. Fabio Taiti del Censis, ha parlato soprattutto di coriandolizzazione dell’offerta turistica italiana (migliaia di aziende vinicole e di eventi enogastronomici, centinaia di Strade del Vino e dei sapori, centinaia di denominazioni…) e di tribalizzazione del nuovo turista enogastronomico, che si coagula in gruppi (tribù) mossi da interessi (e capacità di spesa) molto diversi, spaziando dal low cost più estremo alla richiesta di lusso più sfacciato.

Si è parlato di disintermediazione della domanda turistica.
Perché i tempi del “noalpitour?ahiahiahi!” sono tramontati, finiti.

Oggi il turista (sempre più fai-da-te) i viaggi ha imparato davvero a organizzarseli da solo, forte di quel formidabile passaparola che gli concede la rete.
Ovvero i forum, i blog, il social networking, eccetera.

Un tema, questo dell’enoturismo 2.0, che ha avuto nel nostro Aristide un formidabile quanto applaudito relatore.

Come per il mondo del vino, anche nel turismo il focus non è più il prodotto (il vino, o l’offerta turistica), ma il fruitore (il consumatore, o il turista).
Il quale ha le sue idee, le sue aspettative, soprattutto il suo linguaggio; ai primi converrà adeguarsi, il secondo andrà imparato quanto prima. Piaccia o no, dalla rete non si sfugge più.

E qui cominciano i guai.

Ottima e centrata l’idea del Movimento del Turismo del Vino di lanciare un concorso per stimolare i ragazzi delle superiori a cercare nuove strade per acchiappare e fidelizzare turisti. Ma non aveva fatto i conti con la realtà scolastica italiana.

Che, sempre più spesso (lo dico da ex-insegnante) sembra difettare di idee, coraggio, curiosità (e voglia di lavorare).

E' ingessata, burocratizzata, demotivata.

Risultato? Gruppi di ragazzi abbandonati a se stessi perché i professori non avevano tempo/voglia/interesse a seguirli nello svolgimento delle tracce consigliate.

Hanno lavorato tutti con entusiasmo, come meglio hanno potuto, ma con esiti, ahimè, a dir poco mediocri (sono stati premiati ugualmente, per la buona volontà e l’impegno profusi – e perché il Movimento Turismo del Vino è un incrollabile ottimista, crede nei giovani per statuto).

Dai lavori presentati al concorso tuttavia, è apparso chiaro che “giovani e vino” sono un binomio che funziona solo nella testa dei pubblicitari e che la familiarità con il medium internet attribuita ai giovani... è un mito da sfatare.

No, non è “tutto sbagliato”, come diceva quel vecchio slogan.

Ma che ci sia “molto da rifare” - anzi, "da fare" e basta - , questo sicuramente sì. Soprattutto sul piano della formazione.

A tutti i livelli.




04.03.08

Eventi

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Girandola di eventi in questo marzo di pre-Vinitaly, e se rimbalzando da uno all'altro il tempo per scrivere e lavorare si riduce drasticamente, figuriamoci quello per aggiornare queste pagine.

Di seguito gli appuntamenti dei prossimi giorni, alcuni dei quali mi vedranno presente.

Sabato 8 marzo a Siena, presso la Banca di Monteriggioni, si terrà il Primo Simposio sul turismo enogastronomico in Toscana, organizzato dalla delegazione regionale del Movimento Turismo del Vino.
Protagonisti dell’iniziativa i ragazzi degli istituti superiori del senese che hanno partecipato al premio “Turismo da bere”. In programma inoltre la prima edizione del premio “Wine Welcomer”, dedicato ad un’azienda che si è distinta nell’accoglienza enoturistica.
L'evento vedrà tra gli altri la partecipazione del primo (e finora unico) wine blogger italiano invitato sia in giuria, sia al tavolo dei relatori...


Lunedì 10 marzo, alle 18, al Casinò di Venezia
presentazione della guida Passiti d'Italia.

Mercoledì 12 marzo (h.16,30-20) al St.Regis Grand Hotel di Roma, "Vini, Volti e Territorio - L'eccellenza enogastronomica italiana. I produttori presentano vini e prodotti della loro terra". Organizzazione: l'Ateneo dei Sapori.

Lunedì 31 marzo, h.18,30 a Voghera, presso lo stadio comunale si terrà una partita di calcio tra le Nazionali : Nazionale italiana Ristoratori Vs Nazionale Artisti Tv. L’incasso sarà devoluto all’Associazione CASA DEL PANE di Voghera, che si occupa di offrire un pasto ai bisognosi. (info: Promoservizi srl).




01.03.08

Le ragazze di Susanna

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“Queste sono le mie ragazze” ci dice Susanna, accarezzando con gentilezza e affetto la pancia di una di esse.

La ragazza risponde con un breve gorgoglio soddisfatto.

Le ragazze di Susanna vivono tutte insieme, in un ambiente non molto grande: la luce vi scivola dentro, poca e in punta di piedi, per non disturbarle.

Nel silenzio lavorano senza sosta, notte e giorno: proteggono qualcosa di prezioso che ha bisogno di tempo e quiete per raggiungere la sua maturità.

“A volte scendo da loro con un gruppo di visitatori, ma se sono troppi protestano vivacemente.
E il mio babbo mi diceva che è un brutto segno quando succede: se si arrabbiano sono guai”.

Difficile immaginare che qualcuno possa arrabbiarsi con una persona gentile come Susanna.

Eppure le sue ragazze sono permalose ed esigenti: hanno un compito importante e difficile da portare a termine, non possono ammettere distrazioni, chiassi, disturbi.

A volte però capita che Susanna vada a trovarle, da sola, e si fermi a parlare con loro.

Si confida, si sfoga, si confronta. Le sue ragazze allora l’ascoltano in silenzio, con la massima attenzione. E un qualche conforto, una qualche risposta, da loro arriva sempre.

Le ragazze di Susanna sono tutte uguali: rotonde, rassicuranti, non troppo alte né troppo basse, ben proporzionate. Al tempo stesso però sono diverse, perché ciascuna ha un nome.

Che finisce in “ina”.

Come Nerina, la decana che anni fa dovette cedere il posto ad una nuova arrivata, e fu un addio difficile per Susanna e i suoi, dopo tanto tempo di felice convivenza e lavoro insieme.

Nella piccola, suggestiva cantina dell’azienda di famiglia, posta in un palazzo trecentesco nel cuore di Montepulciano, le ragazze di Susanna da anni l’aiutano a realizzare i suoi vini: il Nobile di Montepulciano Docg, il Rosso di Montepulciano Doc, il Chianti Colli Senesi…

“Bisogna lasciarle tranquille, se si arrabbiano mi fanno il vino cattivo” spiega Susanna, un po’ scherzando e un po’ no.

Perché le “ragazze” di Susanna, ormai l’avrete capito, sono le sue botti di rovere.

Per questo i suoi vini – compreso il Vin Santo, custodito in una cantina a parte, ancora più piccola – sono così unici e speciali.

Hanno dentro il genio buono di un sentimento antico.

(dedicato a Susanna Crociani, nel giorno del suo compleanno)