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Vinitaly time: le più belle etichette del mondo

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Bottiglie con il maglioncino.
Oppure così ergonomiche da avere la forma della mano stampata sul vetro.
Etichette in carte così traslucide da sembrare brandelli di stoffa.
Etichette con i brillantini.
Etichette di carta così grandi da vestire buona parte della bottiglia.
Altre, al contrario, così piccole da richiedere la lente d'ingrandimento per essere viste.
Retrotichette inesistenti.
Oppure così criptiche da apparire sfrontate: "Segni particolari di questo vino: chiedeteli a lui".

Al 13° Concorso Internazionale Packaging del Vinitaly se ne sono viste di (quasi) tutte le forme e i colori tra gli oltre 200 campioni presentati, e la giuria (della quale ho avuto la fortuna e il divertimento di essere chiamata a far parte dalla stessa Fiera di Verona) ha lavorato duro, dalle 10 alle 19.30, per giungere ad assegnare i numerosi premi previsti dal regolamento (i particolari si possono leggere qui).

Guidati da un divertito e un po' spaesato Antonio Ghini (Direttore Comunicazione della Ferrari) quale presidente, i membri della commissione (formata da un paio di designer, 2 art director, un enologo e un direttore di testata giornalistica vinicola e dalla sottoscritta) hanno esaminato, discusso, scartato, ripreso e votato i campioni per tutta la giornata, nel tentativo di arrivare ad un verdetto che ci trovasse tutti, o quasi, d'accordo.

Un'impresa oltremodo difficile e complessa; perchè, come ormai ha imparato (spesso a sue spese) chi lavora nel mondo del vino, le logiche che sottendono questo settore sono molto diverse da qualsiasi altra, ma soprattutto l'evoluzione (di tecniche e di gusti) corre ad una velocità che gli stessi addetti ai lavori faticano a reggere, figuriamoci un consumatore un po' distratto.

Particolare divertente, ciò che soprattutto ha contraddistinto le nostre discussioni è stato il ...diritto di contraddirsi.
Un'etichetta votata (con scheda personale) a larga maggioranza, era poi vivacemente contestata quando l'esito dei voti veniva dichiarato dal notaio.

Campioni scartati quasi all'unanimità, in una seconda fase venivano rimessi in gara con altrettanta allegra incoerenza; e viceversa.

Se qualcuno mi chiedesse se ero sempre d'accordo con il giudizio degli altri membri della commissione, la risposta ovviamente è no: non lo ero quasi mai, nessuno di noi lo era (è il bello della democrazia).

Ciò che piaceva ai designer veniva bocciato dai "tecnici" (noi giornalisti e l'enologo, ovvero nientemeno che il dg di Assoenologi Giuseppe Martelli, presidente di Union Internationale des Oenologues. Mica scherzi).

E quel che piaceva a noi, non sempre era condiviso dai designer.

Per fortuna il voto del presidente valeva doppio: altrimenti a quest'ora saremmo ancora chiusi nel confortevole saloncino del WTC della Fiera di Verona, a discutere di colori, lettering e grafica, in compagnia di un vulcanico notaio e del silenzioso e pazientissimo personale della Fiera (e di ogni genere di conforto, bottiglie di vino comprese...).

Quali insegnamenti si possono trarre da quest'esperienza? innanzitutto che:

- l'etichetta deve saper trasmettere il territorio del vino: quasi nessuna lo faceva (forse perchè la maggior parte dei campioni erano vini Igt). E questo delude molto il consumatore finale.
Non a caso c'è mancato poco che il primo premio assoluto andasse ad un'etichetta straniera: la famosa Yellow Tail - qualcuno ignora da quale paese viene il vino?

- E' inutile sovraccaricare la bottiglia di pendagli, collarini e microlibretti che si affannano a spiegare l'abbigliaggio della bottiglia stessa: è come dare un biglietto da visita accompagnato da un'enciclopedia. Se mi serve un libro per spiegare chi sono, il biglietto da visita ha fallito il suo scopo.

Alla fine, su un paio di cose ci siamo trovati d'accordo.

La prima: nessuna delle etichette brillava per particolare originalità, molto sapeva di dejà vu, di scontato, di banale.
La seconda: la creatività italiana continua a far scuola nel mondo, e le aziende del Sud Italia in particolare appaiono ricche di idee, coraggio, originalità (nota bene: su 210 campioni, 199 erano italiani)

Il diritto di contraddirsi.
Appunto.

Un ultimo, gustoso appunto: il regolamento del concorso permetteva alle aziende partecipanti di indicare il mercato cui la bottiglia in gara era destinata, e di scrivere eventualmente due parole di spiegazione circa l'etichetta e/o il packaging nel suo complesso.
Compito che deve essere stato assolto dai (soliti) responsabili marketing e/o p.r. delle aziende stesse.
Ci è così piaciuto leggerli, che chiederemo ai responsabili del concorso di rendere questa clausola obbligatoria, a beneficio delle prossime commissioni.

Così potranno divertirsi come noi.

Di seguito, le etichette premiate:

Premio speciale "Etichetta dell'anno 2008": Colli del Limbara Igt Rosso “Galena” 2000 della Cantina del Vermentino - Monti (SS) (Grafica: I.S. Idea Studio - Cagliari);

Categoria dei distillati:”Acquavite di Vino Moscato Rosa” della G. Bertagnolli - Mezzocorona (TN) (Grafica: Studio Ruzzenente - Verona).

Infine il premio speciale “Packaging 2008” è stato attribuito per la categoria vini alla Casa Vinicola Duca di Salaparuta - Casteldaccia (PA), mentre per la categoria distillati-liquori alla Cento-percento - Nervesa della Battaglia (TV).


Commenti

Grazie Lizzy per l'interessante resoconto.
Una curiosità: avendo citato la mancanza di riferimenti al territorio, credi sia un'idea che i designer ritengano ormai obsoleta, o volutamente utilizzata per esaltare il mercato ormai globalizzato?
A presto

Mirco

Bella domanda, Mirco!
Io temo però che la risposta più probabile sia anche la più desolante: il territorio non viene considerato un elemento distintivo. Anzi, nel caso di molti Igt, i committenti delle etichette devono aver ritenuto opportuno...sorvolare su questo particolare.

Che dire, sempre più lampanti soni i "vizi e le virtù" di questa globalizzazione... ad ogni modo ho notato che pure la grafica delle etichette ha le sue mode passeggere, quasi che le "menti" che ci stanno dietro in realtà siano molto poche...
Buon week end

Mirco

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