
Giovanni Vinci è il legale di Giovanni Caramia, l’amministratore della Enoagri, una delle aziende protagoniste dell'ormai (purtroppo) celebre vicenda del vino di Massafra.
Nell'ottica - e nell'impegno - di dare ai lettori/consumatori un'informazione il più possibile completa su questa vicenda, riportiamo alcuni passi salienti della lunga intervista che ha rilasciato al collega Carlo Flamini, redattore di Focuswine, il quotidiano on-line de "Il Corriere Vinicolo", e che possono forse aiutare a capire qualcosa di più di questo caso.
Ci spiega di cosa sono esattamente imputati i Caramia e che cosa è stato sottoposto a sequestro e controllo presso Enoagri?
"Le imputazioni a carico dei Caramia, ma anche della Vmc, sono “adulterazione o sofisticazione di sostanze alimentari” e ipotesi di “falsificazione di certificati”.
Allo stato attuale, tutti gli esiti delle analisi che noi abbiamo a disposizione, sia quelli notificati a noi come parti, sia quelli desunti dagli atti del fascicolo processuale, sono negativi in relazione alla presenza di sostanze pericolose per la salute, e a dirlo non sono solo io, ma è anche il Procuratore della Repubblica di Taranto, che l’ha riferito alla stampa.
Da alcune analisi è emersa la sola presenza di acqua e saccarosio, e per l’Enoagri, che si occupa esclusivamente di uva da tavola per ricavarne succhi e non ha l’autorizzazione per lavorare l’uva da vino, questo non è nemmeno un illecito, in quanto nella produzione di succo d’uva l’aggiunta del saccarosio è consentita".
Presso Enoagri quindi non è stato sequestrato vino?
"No, è stato trovato solo mosto di uva bianca da tavola, il vino è stato sequestrato nella Vmc".
Ma gli acidi e i concimi sono stati trovati presso i due stabilimenti?
"Sì, ma finora dalle analisi svolte queste sostanze non sono state trovate nel prodotto lavorato, sia succo sia vino, e le analisi non le ha fatte la difesa, ma la Procura attraverso i laboratori di San Michele all’Adige e di Salerno. Siamo in attesa delle ulteriori analisi.
Come si è arrivati a Massafra?
"Dal Veneto: dopo il sequestro nella cantina di Veronella e l’ordinanza di custodia cautelare per il titolare, Castagna, attraverso i documenti di approvvigionamento del vino gli inquirenti sono risaliti non a Vmc o a Enoagri, ma a un’altra società, la Tirrena Vini.
Nello stabilimento di Massafra, però, non hanno trovato la Tirrena, che aveva già cessato l’attività ad agosto-settembre dello scorso anno, ma la Vmc, che nel frattempo vi era subentrata. Entrati negli stabilimenti della Vmc e dell’Enoagri, hanno trovato acidi e concimi usati normalmente in agricoltura e hanno dedotto che il vino adulterato partisse da qui per arrivare a Veronella.".
E l’Enoagri cosa c’entra con la Vmc?
"Qui è il punto. C’è stata e c’è una grossa confusione nata dal fatto che lo stabilimento della Vmc è di proprietà di Enoagri, che gliel’ha affittato con regolare contratto.
Sono due stabilimenti affiancati, originariamente di proprietà di Donato Caramia, padre di Giovanni, che ne ha mantenuto uno per Enoagri, mentre l’altro è passato in proprietà alla stessa Enoagri, che però non vi opera e l’ha affittato a Vmc.
Una volta arrivati alla Vmc e trovato quel che han trovato, gli inquirenti hanno ulteriormente dedotto che anche Enoagri avesse dei legami con la vicenda. Allo stato attuale i Caramia sono quelli che subiscono i danni solo perché proprietari dello stabilimento dove opera la Vmc.
E’ per questo che è importante tenere distinte le due società.".
E le aziende che hanno subito le perquisizioni in tutta Italia di chi sono clienti?
"Il Pm ha chiesto il sequestro dei prodotti che sono partiti dallo stabilimento Vmc-ex Tirrena Vini per altre destinazioni, dico Vmc perché Enoagri di fatto non ha commercializzato vino. Questo però lo so per averlo appreso dai giornali, in quanto non emerge dagli atti che abbiamo la possibilità di vedere noi a seguito dell’istanza rivolta al Tribunale".
Ma se, come pare di capire, i Caramia ed Enoagri sono estranei, Vmc pure, chi l’ha adulterato il vino trovato a Veronella? E i 70 milioni di litri di cui parla l’Espresso, se non sono stati prodotti qui, da dove arrivano?
"Innanzitutto, se c’è stata adulterazione in Puglia, questa è imputabile eventualmente alla Tirrena.
Tuttavia devo dire che dagli atti risulta esattamente il contrario, ovvero che il vino dalla Tirrena a Veronella sia arrivato buono e pagato regolarmente.
Quindi si presume, sempre stando agli atti, che l’adulterazione sia stata fatta non a Massafra, ma a Veronella.
Una volta giunta qui in Puglia, l’indagine ha poi contestato altri tipi di violazione: detenzione di sostanze non autorizzate ecc.
Per quanto riguarda i volumi, penso che le due aziende non abbiano questa capacità, specie se una fa esclusivamente succo d’uva.
Credo che la cifra sia il totale complessivo dei controlli fatti in tutta Italia e non solo di quello che parte da Massafra".