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Prezzi dei vini al consumo: una riflessione

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Marco Mancini è il direttore de "Il Corriere Vinicolo", una delle più importanti testate "tecniche" (alla quale ho la fortuna di collaborare da una decina d'anni), espressione dell'Unione Italiana Vini, la più antica associazione del settore vinitivinicolo.

A proposito dell'ennesima bufera scatenatasi nel mondo del vino italiano, Marco propone una doverosa riflessione, che condivido e sottoscrivo in pieno, e che qui riporto integralmente, essendo pubblicata su "Focuswine", quotidiano on line visibile solo a pagamento.

"In attesa che si dipani la vicenda giudiziaria e si capiscano realmente l’entità e i contorni di questa frode che ha colpito il mondo del vino, ci pare opportuno fare una riflessione.

I prezzi di alcuni prodotti che si trovano in commercio sono altamente ingiustificati se si considerano gli aumenti della materia prima, soprattutto di alcuni vitigni. Se è vero che i prezzi delle uve negli ultimi anni erano drammaticamente calati, toccando un punto di non ritorno, oltre il quale il produttore produce in perdita, è altrettanto innegabile che oggi in alcuni casi si è arrivati all’estremo opposto.

Ancora più pesante l’incidenza dei costi di produzione, quelli energetici e di trasporto, costi ai quali non può sottrarsi alcuna azienda.

È evidente che alla luce di tutto ciò certi prezzi dovrebbero se non altro insospettire.

È anche vero che l’attuale difficile situazione economica del nostro Paese spinge fasce di consumatori a ricercare un prodotto quotidiano a prezzo sempre più basso, innescando così una gara al ribasso molto pericolosa, dove i margini di utile per le imprese si riducono all’osso, così come tende a sparire il potere contrattuale delle nostre aziende rispetto a certa distribuzione.

Ciò porta a una situazione altamente rischiosa per tutti i soggetti coinvolti e naturalmente anche per quel consumatore alla ricerca del prodotto più economico.

Forse è il caso di invitare il nostro consumatore a rinunciare a qualche bicchiere di vino “da battaglia” a vantaggio di una scelta economicamente un po’ più impegnativa ma sicura.

Un eventuale calo dei consumi in una fascia di prodotto tanto bassa non può costituire motivo di preoccupazione per il comparto, anzi può soltanto aiutarlo a rafforzare la propria immagine e ad orientare gli acquisti verso brand forti e affidabili".

ndr: il grassetto è mio.


Commenti

un calo di consumo di un prodotto è sempre negativo, sono convinto che se potessero i consumatori di fascia bassa visto che AMANO bere un bicchiere di vino altre strade imbocherebbero però o mangi questa minestra oppure....

e' evidente che la GDO (sopratutto), che oggi, in preda al panico, spedisce fax ed email dove chiede ai suoi fornitori di dichiararsi immuni da quei problemi che conosciamo in questi giorni, si dovrebbe fare un severo esame di coscienza sull'opportunita' di comprare prodotti (non solo il vino, e neanche sopratutto il vino) a prezzi improbabili. Possono oggi, onestamente, cadere dal pero e dire "noi non c'entriamo?"

@Gianpaolo, quello dei rapporti mondo della produzione/GDO è uno dei nodi più cruciali dei nostri giorni. Perchè il 70 per cento del vino in Italia viene commercializzato proprio dalla grande distribuzione. E questa, mi ha spiegato un giorno un amico che ha fatto uno studio economico sull'argomento, non trae i suoi principali margini di guadagno dalla differenza "prezzo pagato all'origine - prezzo pagato dal consumatore", o per lo meno non solo da questo. Li trae dai rapporti con le banche, dall'enorme giro di denaro innescato, dal fatto che compra oggi e paga i fornitori tra 90 e 120 giorni e simili. Ecco, "come e dove guadagna un supermercato" è un argomento che mi piacerebbe approfondire...io non riesco a credere, per esempio, che con i 3x2 ci rimettano. O che lo facciano quando vendono sottocosto. No, non ha senso, nessuno si danna l'anima per lavorare in perdita! D'altra parte, se è questo il tipo di logica che ispira la GDO, non mi sorprende che non stiano a guardare tanto per il sottile, quando comprano "vini da battaglia"...perchè l'importante è che il prezzo sia il più basso possibile.

QUOTE
... O che lo facciano quando vendono sottocosto ...
UNQUOTE

I cosiddetti "prodotti civetta" (loss leader x gli anglofoni) esistono e sono sempre esistiti.
La loro funzione principale è quella di generare traffico sul punto vendita (tipico comportamento pre-natalizio andare al supermercato per il panettone/pandoro a 0,99 euro e fare una spesa da oltre 100 euro...).
In definitiva è un semplice strumento di marketing tattico utilizzato di frequente dato che la GDO può permettersi di andare in rosso su alcuni specifici prodotti di grande appeal (es. caffé, parmigiano, prosciutto crudo, ecc...)

Buongiorno Lizzy, per quanto riguarda i 3x2 dei quali parli una volta un amico che lavora nella grande distribuzione mi diceva che vengono fatti accordi particolari che prevedono addirittura delle prime forniture gratuite ( quando un azienda vuol entrare tra gli scaffali) o periodi di forniture scontate in modo da permettere ai negozi di offrire appunto merce sottocosto pur guadagnando.

Vorrei sapere se e in quale modo la grande distribuzione è
responsabile della qualità e quindi della eventuale sofisticazione del vino venduto nei suoi locali ad 1 € alla bottiglia.

Diciamo che, per stare tranquilli, i buyer della GDO dovrebbe fare delle analisi indipendenti su tutti i prodotti che comprano a prezzi praticamente stracciati...non credo che lo facciano, perchè non credo che la legge li obblighi a farlo. Ergo, se moralmente possiamo pensarli responsabili della qualità di ciò che vendono, nella realtà non credo che lo siano.

Al massimo, possiamo parlare di "incauto acquisto". Dei buyer della GDO, ma anche dei consumatori che pretendono di avere "vino di qualità" a meno di un euro la bottiglia.

ma voi avete provato ha fare anticamera da un Buyer sapendo di avere il magazzino pieno e la linea ferma?
per i consumatori rimando al commento precedente
molte cose vanno riviste

Primo, può essere utile cambiare il punto di vista (è stato Gianpaolo a suggerirmelo in passato): sono i consumi ad essere in calo, o l'offerta ad essere eccedente? Sembra una domanda ingenua, ma finchè esisteranno vigneti che vivono di sovvenzioni, esisteranno esuberi e l'offerta sarà succube della domanda, vale a dire la GDO. Secondo, il potere d'acquisto: non è vero che si risparmia solo nella GDO, diciamola tutta: il consumatore moderno è mediamente più ignorante e pigro rispetto al passato, e non ha più voglia di recarsi dal produttore come è sempre stato fino a 10 anni fa.
Morale, credo ci siano grosse colpevolezze da parte della GDO, perchè ad una domanda c'è sempre una risposta...

Mirco

una precisazione i vigneti che vengono aiutati da sovenzioni sono collocati in posti dove per fare le operazioni nel vigneto "necessita aver fatto un corso di alpinismo al CAI"

@Bio, non credo che questo valga per tutti i vigneti che godono di sovvenzioni. Perchè queste sono molte, e i vigneti in posizioni svantaggiate (Val d'Aosta, Valtellina e simili), con pendenze degne delle montagne russe di Gardaland, sono molti meno.

il fatto è che forse e non è un segreto per nessuno non si sà quante viti ci sono in ITALIA vedi il quantitativo di vino prodotto nel 2007 e le contraddizioni delle stime

Perchè oltre alla lista dei produttori (peraltro alcuni ben noti!!)invischiati in questa storiaccia non inseriamo anche la lista di quella GDO che ancora oggi 16 aprile, esce a Verona con la pubblicità porta a porta offrendo scontato del 50% i prodotti di una delle cantine incriminate? (vedi il Billa e altri). Credo che la GDO e i suoi buyers abbiamo la loro grande responsabilità!! Non possono non avere sospetti quando acquistano del vino in brick da lt. a 54 cent!! tanto per citare un solo esempio.
Come al solito; se non ci fosse chi acquista a certi prezzi non esisterebbe il mercato per prodotti poco conformi ad uno standard minimo di qualità.
Nella speranza di trovarmi la lista completa di questi supermercati, cordialmente saluto.

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